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LA MIA VERA STORIA

           di nicolasogistri

 Scritto il 01.04.2010    |    Letture: 10.297  |    Votazione 5.8:

"Girandomi vidi che il suo pene era eretto e spalancato, mi disse che dovevo aprire bene l’orifizio anale per farlo passare agevolmente, così sicuramente non..."
Quello che vi prestate di leggere è la mia vera storia, quella che realmente ho vissuto e almeno all'inizio subito... ve la propongo in forma di lettera che realmente ho fatto pervenire ai protagonisti ma che forse non hanno mai letto o compreso.

Cara signora Maria chi le scrive è Nicola, proprio l'amico di suo figlio, le scrivo per comunicarle che da anni io e suo figlio soprattutto la domenica facciamo, proprio a casa sua, delle sconcerie di cui io stesso certe volte mi vergogno.
D'altronde suo figlio mi chiede di farle e io in segno d’amicizia lo accontento, però ultimamente si sono fatte più “spinte” ed è per questo che le chiedo aiuto o almeno un consiglio sul da farsi.
Le richieste di suo figlio sono per la gran parte richieste di fare sesso con me, per questo ora le racconto quello che realmente io ho dovuto subire. Se lei riterrà queste mia lettera non veritiera le consiglio di fermarsi qui nella lettura in quanto dovrò utilizzare un linguaggio molto forte.
Suo figlio ha incominciato a richiedermi prestazioni già qualche anno fa, quando riguardavano solo lo spogliarsi davanti a lui, io mimavo quindi uno spogliarello e quando ero completamente nudo suo figlio mi accarezzava. Queste dolci carezze iniziali sono diventate col tempo dei palpeggiamenti sempre più spregiudicati in zone proibite, che da un lato mi piacevano, ma dall'altro mi facevano male perché spesse volte miravano di proposito allo schiacciare i testicoli fino a farmi gridare dal male, oppure mi scappellava il pene così violentemente che poi mi faceva male persino ad urinare.
Le cose sono andate col tempo sempre peggio, mi chiese più volte di indossare dei collant: si, proprio quelli che indossa lei.
Lui poi accarezzava le mie gambe, passavamo così anche delle ore nel letto matrimoniale, fino a quando stanco di toccarmi, mi spogliava strappandomi di dosso i collant.
Tutto ciò durò fino al giorno che mi chiese di toccargli il pene; all’inizio fui stupito di tale richiesta ma alla fine acconsentii, del resto pensavo che quella fosse solo una richiesta sporadica; però mi sbagliai e tutt’oggi ne pago le conseguenze.
Le mie carezze sul suo membro, che quando toglieva le mutande era già eretto, gli piacevano tanto da richiederle più volte, io dal canto mio cercavo d’essere molto delicato perché non volevo fare il male che lui mi procurava quando i ruoli si invertivano.
Un giorno le mie carezze sul pene di suo figlio si prolungarono oltre il previsto, in quanto lo stesso suo figlio non disse nulla sul suo stato d’eccitazione; eravamo infatti d’accordo che, appena lui sentiva che era ormai arrivato vicino all’orgasmo, mi avrebbe avvertito in modo che mi potessi fermare in tempo prima che lui raggiungesse l’orgasmo vero e proprio, con i consueti schizzi di sperma.
Quel giorno lo ricordo ancora in quanto all’improvviso sentii fra le mani qualcosa di caldo, denso, quando guardai mi accorsi subito che quel liquido bianco che avevo nelle mani era sperma.
Da quel giorno in poi tutte le volte che venivo a casa sua, ero costretto a masturbare suo figlio; questo avvenne in tutti i luoghi della casa, dalla cucina alla stanza da letto, dal bagno alla lavanderia, spesso in presenza di suo marito o anche di lei, che però non si è mai accorta di nulla perché lo facevamo di nascosto.
A suo figlio piaceva inoltre vedermi mentre mi masturbavo, io l’accontentavo, in quanto all’inizio era da me considerato un modo come un altro per sfogare le mie “voglie”; quello che non mi piaceva però era il fatto che spesso suo figlio mi chiedeva di farlo in situazioni strane che spesse volte “tiravano in ballo” anche se marginalmente lei.
Ora le spiego cosa voglio dire; certe volte suo figlio mi chiedeva di schizzare lo sperma all’interno delle sue mutandine che trovavamo nel cesto della biancheria sporca posta nello scantinato, oppure quella che ancora era contenuta nel cesto che lei teneva in bagno, ad andarne di mezzo però, non erano solo le sue mutandine, ma anche collant, reggiseni, e tutto quello che la riguardava nell’intimo e che a suo figlio andava che io facessi allo scopo di farlo dapprima eccitare per poi passare alle carezze che prima le ho raccontato.
Naturalmente non si accontentava che io schizzassi lo sperma in questi indumenti, prima di farlo mi ordinava di baciare, odorare e persino leccare tali indumenti; io ritenevo questo un vero e proprio sopruso in quanto non si trattava di farlo con indumenti intimi puliti, ma bensì sporchi, maleodoranti, questo era un atto che ritenevo igienicamente da non fare: ma che purtroppo dovetti subire come si subisce un abuso.
Questo se da un lato magari la scandalizzerà, dall’altro le dico che fino a questo momento le ho raccontato delle masturbazioni mie e di suo figlio che avvenivano su indumenti di cui probabilmente lei non si è mai accorta di nulla e che tutto sommato poi andava a lavare.
Ben peggio andò quando tutto ciò comincio ad accadere su indumenti nuovi o comunque su vestiti che lei stessa poi andava ad indossare, senza lavarli e quindi portandosi in giro o comunque venendo a contatto dello sperma di entrambi. Così accadde che imbrattammo di sperma, per esempio, gli stessi indumenti intimi prima citati, ma anche le sue ciabatte, la federa del cuscino su cui lei dormiva e persino –e questo la farà veramente inorridire – il suo spazzolino da denti.
Fino al giorno in cui mi chiese se fossi disposto a prenderglielo in bocca; io naturalmente mi opposi ma purtroppo dovetti cedere alle sue richieste qualche settimana dopo.
Infatti con l'inganno minacciò di rivelare a tutti il fatto che io lo toccassi, arrivò addirittura a dire che ero proprio io quello che lo istigava a fare quegli atti, per cui alla fine dovetti soggiacere alle sue volontà.
La prima volta la ricordo ancora, perché mi fece dapprima inginocchiare, quindi mi bendò gli occhi stretto con uno straccio, alla fine mi disse che dovevo aprire la bocca per far passare il pene, lo infilò tutto quanto in un solo colpo violentemente, quindi aiutandosi con le mani che aveva messo dietro la mia testa, lo spinse ulteriormente dentro, fino a raggiungere la gola togliendomi così il fiato e facendomi venire persino dei conati di vomito.
Col tempo queste penetrazioni in bocca divennero sempre più frequenti, suo figlio si divertiva a far stantuffare il suo membro nella mia bocca, fino a quando non provava l’orgasmo solo allora lo estraeva per scappare in bagno a concludere da solo il suo piacere, oppure quando non riusciva a raggiungere il bagno, schizzava il tutto su un fazzoletto oppure in un collant che utilizzava così anche per pulirsi.
Questo fino al giorno in cui mi chiese di schizzare il suo sperma nella mia faccia oppure direttamente nella mia bocca, il mio fu un rifiuto netto a questa proposta, purtroppo però, con l’inganno di una delle solite penetrazioni orali, mi infilò il pene in bocca e dopo aver per ben stantuffato all’interno sentii il suo sperma caldo che mi invadeva a schizzi violenti, estrassi subito il pene ma suo figlio approfittò per schizzarmi in faccia quello che ancora doveva uscire.
Sputai subito tutto quello che avevo ingoiato fra le risa di suo figlio, il quale mi ripeteva che dovevo abituarmi ad inghiottire tutto il suo sperma facendo in modo di non sputarne neppure una goccia.

Da quel giorno in avanti io praticamente succhio il pene e ne bevo lo sperma ogni domenica che lo vengo a trovare, quando sono fortunato chiedo che indossi, attorno al pene uno dei suoi collant solo allo scopo di non sentirmi in bocca il diretto contatto con la sua pelle, queste mie richieste non sempre sono soddisfatte e quando lo sono suo figlio ama farmele pagare utilizzando dei collant sporchi e maleodoranti tanto che io stesso certe volte rinuncio a questo "privilegio" perché l'odore che spesso emanano è molto maggiore a quello del pene, inoltre gli bevo lo sperma e quando questo attraversa dei collant sudici assume un gusto ancora più nauseabondo; per me è come prendere in bocca prima i suoi piedi puzzolenti e poi il pene di suo figlio.
Oramai lo sperma che suo figlio schizza quando raggiunge l’orgasmo, oltre alla bocca ha bagnato tutte le parti del mio corpo, in quanto ogni volta mi chiede di schizzare in parti differenti, faccia, culo, gambe, mani, inguine, ecc; si pensi che solo i miei piedi sono ancora esenti dal liquido bianco e caldo di suo figlio, ma secondo me non lo rimarranno ancora per molto.
Lui del resto si diverte di questo e spesso ci ride sopra come se fosse normale trattarmi in questa maniera.
Le ho scritto perché le chiedo aiuto in quanto proprio l'altra domenica mi ha chiesto di poter avere un rapporto anale, cioè se lei non avesse compreso, vorrebbe mettermelo in culo e schizzare così il suo sperma dentro di me.
Io non voglio questo in quanto ho la paura che tutto ciò mi possa fare male, il diametro del pene di suo figlio è notevole e il mio buco è troppo stretto per poterlo accontentare, purtroppo però ho la sensazione che suo figlio ricorrerà ancora una volta al ricatto e io a quel punto dovrò cedere alle richieste.
Nonostante suo figlio mi abbia promesso di non farmi del male, ma bensì di utilizzare la vaselina allo scopo di scivolare più dolcemente dentro il mio ano, io non mi sento sicuro e ho paura, forse non tanto della penetrazione in sé, quanto al fatto che per provare l’orgasmo dovrà incularmi più volte spingendo dentro il suo membro per tutta la sua lunghezza con ripetizioni che saranno sicuramente violente e soprattutto per me, dolorose.
Le ho scritto questa lettera purtroppo troppo tardi, le mie supposizioni erano vere, infatti suo figlio proprio domenica al ritorno dalla serata passata in pizzeria, senza mezzi termini mi ha detto di volere “svuotare le palle nel mio culo”, all’inizio pensavo si trattasse di uno scherzo oppure una delle solite richieste; cioè di volere schizzare esternamente lo sperma nel mio didietro come era successo più volte, perciò acconsentii.
Capii le reali volontà di suo figlio solamente quando fu per me troppo tardi, ormai ero a casa sua, disteso sul bracciolo del divano con i pantaloni e la mutande abbassate, come del resto era accaduto tante altre volte.
suo figlio però, mi legò le mani e mi imbavagliò con cura, e anche se a questo non diedi eccessivo peso, in quanto era una scena più volte vista, ma questa volta purtroppo per me fu ben diversa.
Cominciai veramente a preoccuparmi quando vidi suo figlio che teneva in mano un vasetto di vaselina, compresi che le cose non sarebbero andate come al solito, tentai di svincolarmi; fu troppo tardi.
suo figlio si tolse completamente i pantaloni e le mutande quindi dopo avermi passato un dito sopra il mio buco del culo, mi allargò con una mano le natiche e si accinse a spalmarmi la vaselina.
Girandomi vidi che il suo pene era eretto e spalancato, mi disse che dovevo aprire bene l’orifizio anale per farlo passare agevolmente, così sicuramente non mi avrebbe fatto tanto male; le parole di suo figlio però non mi tranquillizzarono, in quel momento avrei tanto voluto che lei o suo marito scendeste nello scantinato, perché quello sarebbe stato l’unico metodo per fermare suo figlio anche se probabilmente se lei mi avesse visto in quella posizione e in quelle condizioni ne sarebbe venuto fuori sicuramente uno scandalo.
Suo figlio si apprestò, dopo avermi per ben spalmato di vaselina, a penetrarmi: prima appoggiò il suo membro sopra l’ano, quindi cominciò gradualmente a spingere.
Il suo pene si faceva pian piano spazio fra le mie natiche, provai fin dall’inizio dolore che si espresse con lamenti che nonostante fossero sempre più forti erano inutili perché ero imbavagliato e quel pezzo di stoffa mi toglieva la voce e anche il respiro.
La penetrazione graduale durò finché l’intera cappella del pene si fece spazio fra le mie carni, a questo punto iniziò la penetrazione che per me fu la più dolorosa. suo figlio si appoggio con il ventre e il petto sulla mia schiena, e a questo punto mi penetrò completamente tutto in un solo colpo, sentii il membro di suo figlio entrarmi in corpo, fui invaso da un calore interno e un senso di riempimento anale, tutto ciò sarebbe stato anche piacevole se però non fosse stato accompagnato da un dolore acuto all’ano, perché probabilmente non era abbastanza “aperto” per ospitare il sesso di suo figlio.
Come avevo prospettato cominciò a spingermi integralmente il membro nel mio culo, lo sentivo stantuffare dentro di me; nonostante non vedessi nulla sentivo la sua cappella che entrava ed usciva dal mio corpo, prima ritirandosi dolcemente per poi ripiombare violentemente dentro con un’accresciuta e precisa voglia di allargarmi lo sfintere.
A questo preciso intento sul figlio ci riusciva benissimo perché come detto antecedentemente il suo pene non è come il mio, la cui parte più larga è proprio la cappella mentre il resto del sesso è di diametro inferiore; bensì l’esatto contrario la cappella di suo figlio è già di per sé di diametro ragguardevole (fra l’altro maggiore della mia), ma è proprio il resto del corpo del sesso che fa più paura, infatti, si allarga a cono andando verso l’attaccatura all’inguine e raggiunge in questo punto il diametro maggiore, che senza esagerare arriva a misurare il doppio del diametro della cappella. Lascio a lei pensare l’effetto che questo ha avuto nel mio ano, che fino ad allora non aveva mai introdotto niente; solo se lei ha provato di persona la penetrazione anale può forse comprendere realmente quello che le sto dicendo.
Tutto ciò non so di preciso quanto durò, perché avevo completamente perso il senso del tempo, capii però che la cosa volgeva al termine quando sentii suo figlio ansimare profondamente di piacere, compresi che suo figlio era vicino all’orgasmo e infatti, sentii un senso di calore dentro di me che mi invadeva e che, come disse suo figlio “riempiva il basso ventre”, era il suo sperma schizzato così nella parte più profonda del mio culo.
Alla fine si alzò mi fece rivestire e si rivestì e solo allora mi chiese se avevo provato dolore, alla mia risposta affermativa disse che la prima volta era dolorosa per tutti, però già dalla seconda le cose sarebbero andate meglio e a dir suo dovrei provare anche piacere.
In realtà tutto sommato aveva anche ragione, già con la seconda e di seguito con la terza volta, il dolore si ridusse sempre più lasciando il posto a un calore che alle volte diventava bruciante nel mio ano, ma che non era proprio dolore bensì piacere.
Oggi che le penetrazioni sono divenute all’ordine della settimana non provo più sofferenza fisica, anzi proprio domenica suo figlio ha provato a penetrarmi senza vaselina, nonostante fossi preoccupato e nello stesso tempo incredulo che tutto sarebbe andato liscio; mi dovetti ricredere, il membro di suo figlio scivolò con facilità dentro di me invadendomi il basso ventre con la solita foga e andando a riversare dentro me tutto il contenuto dei testicoli che per ben un mese era rimasto dentro al suo corpo e che ora mi riteneva degno di poter accogliere.
Quel liquido bianco che solo un mese prima riversava lautamente nella mia bocca chiedendomi di ingoiarlo, ora si trovava nel mio corpo, schizzato tre le grida d’orgasmo di suo figlio, proprio quando il membro era stato spinto dentro tutto.
L’unica sensazione al termine di questi rapporti che alla fin fine mi portavo a casa era il sentire, qualche ora dopo il rapporto, colare fuori dal buco del mio culo lo sperma di suo figlio che mi bagnava le mutande e spesse volte durava anche per alcune ore, segno questo della copiosità delle sborrate di suo figlio.
Anche se non le sembrerà possibile deve sapere che anche suo marito è coinvolto in questa faccenda, infatti, probabilmente venuto a conoscenza di quello che io e suo figlio facevamo, ha voluto approfittare della situazione e un giorno che ero a casa sua mi ha invitato a vedere il nuovo bagno che aveva appena finito di sistemare nel piano interrato.
Dopo avermi illustrato i lavori, volle che io lo “provassi” pisciando, il fatto per me imbarazzante fu che lui rimase al mio fianco. Continuava a fissarmi il pene, sembrava volesse contare le gocce di pipì che vi uscivano.
Alla fine della mia pisciata si spostò dietro di me e allungò il braccio prendendomi il membro in mano fra il mio stupore misto ad un certo imbarazzo, visto che avevo timore che in quel momento qualcuno ci potesse vedere. Cominciò a palparmi dolcemente il pene e arrivò ad allungare l’altra mano dentro i miei pantaloni andando a esaminarmi il buco del culo. A questi atti mi ribellai e cercai di svincolarmi da quella morsa, inutilmente, infatti suo marito cominciò a dirmi che se volevo che quello che io facevo a suo figlio rimanesse un segreto avrei dovuto accontentarlo.
Capii subito quello che intendeva dire suo marito e sebbene la cosa mi faceva letteralmente schifo dovetti accettare. Chiuse la porta del bagnetto quindi mi disse che gli scappava da pisciare e mi ordinò di tirargli fuori dai pantaloni il pene e di tenerglielo in mano fintanto che avrebbe terminato di urinare. Dovetti accettare anche questo sopruso, infatti feci come mi aveva ordinato; il suo pene era differente da quello che di solito mi ritrovavo tra le mani, era un membro più vecchio ma non per questo meno virile, i suoi testicoli erano grossi e a detta di suo marito, gonfi di sperma.
A queste parole capii subito dove voleva arrivare, infatti appena finita la pisciata mi ordinò di palpaglielo e appena si fu inturgidito mi sistemò in ginocchio davanti a lui. Quello che accadde poi potrei lasciarglielo immaginare, però mi permetto di raccontarglielo solo per completezza. Subito immaginai che mi avrebbe chiesto di prenderglielo in bocca, invece incominciò a masturbarsi con grande foga, io rimasi davanti al suo membro, passivo, non mi era mai capitato di rimanere a guardare senza poter, anche se non sempre di precisa volontà, intervenire.
Imbarazzato della situazione gli chiesi se non avesse voluto che glielo masturbassi io, mi rispose che per quella volta andava bene anche solo il fatto che rimanessi a guardare, anche perché, continuò a dirmi che il mio compito per quel giorno era solo quello di ingoiare tutto lo sperma che nel giro di pochi istanti avrebbe schizzato. A quelle parole mi crollò tutto addosso, io avevo sperato che una tal richiesta non potesse venire da suo marito che fino ad allora stimavo.
Purtroppo mi sbagliavo e questi miei pensieri vennero interrotti dal grido di piacere di suo marito accompagnato alla frase: “apri la bocca che sborro! Mandala giù tutta! Non farne uscire nemmeno una goccia!”. Un potente schizzo di sperma mi invase la gola seguito poi da altri caldi getti che non contai ma che sicuramente denotavano quanto realmente le sue palle erano piene di sperma.
Mi ordinò di ingoiare fino all’ultima goccia di quel caldo e filante nettare, io sinceramente speravo di riuscire, fintanto che suo marito stava eiaculando, a sputare almeno la metà di tutto quel sperma, ma purtroppo per me suo marito doveva aver capito le mie intenzioni e rimangiandosi le parole dette poco prima, introdusse di forza il suo membro nella mia bocca e cominciò ad esplorarla stantuffando a più non posso. A questo punto dovetti ingoiare tutto il suo sperma che colò così giù nel mio stomaco fra i miei gemiti che imploravano pietà sia per quell’ingoio esagerato sia perché non mi permetteva di respirare.
Suo marito però non era pago di quello che aveva fatto, infatti dopo avermi fatto rialzare mi disse di chinarmi in avanti mettendomi a “novanta”: lo scopo era quello di esplorare il mio buco del culo e di penetrarlo con le dita. Dovetti così togliermi i pantaloni e dopo essermi denudato pormi in quella imbarazzante posizione. Imbarazzante non tanto perché non mi fosse mai capitato di mettermi a “novanta”, ma bensì in quanto mi sembrava strano avere dietro suo marito anziché suo figlio suo figlio. Suo marito si promise di fare presto e soprattutto di non farmi male e dopo aver sputato più volte sopra il mio orifizio anale cominciò a infilarci dentro le dita, dapprima l’indice poi il medio e infine anche il pollice. Non erano penetrazioni dolorose in quanto ero abituato al pene di suo figlio che risultava essere più grosso, ma bensì molto fastidiose sia per la velocità e l’irruenza di quel stantuffare, ma soprattutto perché mi sentivo completamente in mano ad una persona che mai avrei pensato mi potesse un giorno fare quello di cui le sto raccontando, inoltre un senso di vergogna misto a sottomissione invadeva la mia mente e mi faceva sentire veramente a disagio.
Non contento allungò la mano suo mio pene che si era nel frattempo eretto dall’eccitazione e cominciò a masturbarmi, provai un senso di profonda rassegnazione in quanto mi sentivo le sue mani nei posti più intimi del mio corpo; ma dopo pochi minuti ebbi l’orgasmo più intenso che mai mi era capitato fino ad ora, le mie grida di piacere uscirono dalla mia bocca in maniera incontrollata e mi abbandonai completamente nelle mani forti e possenti di suo marito.
Il suo pene era diventato duro ancora, preso dalla forte eccitazione non mi ero accorto e mi resi conto di questo solo nell'attimo in cui suo marito mi penetrò violentemente. Ero ancora messo a “novanta”, sentii solamente il suo membro farsi spazio nel mio ano, entrare tutto in un sol colpo, un forte senso di riempimento mi invase, sentivo suo marito entrare e uscire dal mio sfintere oramai selvaggiamente aperto, sentivo suo marito che ansimava sempre più forte, le sue mani possenti e rudi attiravano il mio corpo verso il suo imminente piacere; ed ecco un getto potente mi invase la pancia coronato dalle grida di piacere di suo marito... era venuto dentro di me.
Mi fece inginocchiare e ripulire con la bocca il suo pene oramai scarico e sfinito, il suo pene odorava ancora di sperma misto a odori anali che mi fece ingoiare e leccare per bene, mi disse che ora ero suo e per tutte le volte che avrebbe voluto e che sentiva anche solo il bisogno di svuotarsi o di umiliarmi.
Da quel giorno mi ritrovai così a soddisfare non più solo suo figlio ma anche suo marito, spesso all’insaputa l’uno dell’altro e poca distanza in fatto di tempo mi ritrovavo ad avere rapporti sessuali con due uomini che, benché molto differenti fisicamente e in fatto di età, si accomunavano per il fatto di volere sempre saziare i loro piaceri e utilizzavano me a questo scopo. Era strano, almeno nei primi tempi, avere per le mani prima il pene di suo figlio e poi quello di suo marito; anche se le prestazioni che mi chiedevano erano sempre quelle, e cioè classico rapporto orale seguito da un rapporto anale più o meno complesso, per me era sempre come una prima volta in quanto non sempre ero fisicamente disponibile a ricevere i loro membri nei miei più intimi orifizi. Spesse volte infatti non avrei avuto voglia di soddisfare la loro fame di sesso ma mi toccava e così spesso dovevo concedermi a mio discapito riportando così a casa solamente il brutto ricordo di un rapporto dove io ero solamente un oggetto di piacere, dove nessuno teneva conto della mia dignità; ero semplicemente considerato un oggetto per svuotare le palle dallo sperma che nella settimana si accumulava e che non vedeva l’ora di venire alla luce, di essere così ingoiato dalla mia bocca o preso dal mio ano..


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