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Lui è mio genero

           di biancaneve

 Scritto il 09.12.2009    |    Letture: 32.761  |    Votazione 7.4:

"Mi addentro nel centro e mi fermo davanti ad uno specchio..."
Sono innamorata di mio genero fin dal primo giorno che lo vidi. È stato il classico colpo di fulmine. Quando venne a casa per chiedermi la mano di mia figlia per poco non svenni. Cupido scaglio la sua freccia che andò ad incastrarsi nel mio cuore. Sono anni che un uomo non mi stringe fra le sue braccia. Avevo sedici anni, una figlia di due anni ed ero di nuovo gravida quando mio marito mi chiese il divorzio. Da allora la mia fiducia negli uomini è completamente andata perduta e credevo che mai più mi sarei innamorata. A trentadue anni le campane dell’amore hanno ripreso a suonare. Sono trascorsi circa due anni da quel giorno. Mia figlia si è sposata con il dio Marte ed ha avuto anche una bambina. Io invece sono rimasta sola con la mia seconda figlia a struggermi d’amore per il marito di mia figlia. Da quel giorno ho fatto e tentato di tutto per fargli capire che lo desidero.
Molte volte ho avuto la sensazione che stesse sul punto di proporsi e poi avverto che si ritrae. Non credo che non gli piaccio. Non per vantarmi ma sono una donna di particolare bellezza. Il mio corpo suscita ammirazione negli uomini ed invidia nelle donne. Sono alta 1,75 e indosso una quarta quasi quinta taglia di seno. Ho gambe lunghe e glutei non grossi ma pronunciati. Quindi non è il mio corpo o il mio viso a frenarlo. Quello che gli impedisce di farsi avanti va cercato nel fatto che sua moglie è mia figlia. Ed anche su questo aspetto, gli ho fatto intendere che non ci saranno problemi se volesse lasciarsi andare. Poi un giorno accadde. Devo fare alcune compere. Esco di casa. Giunta in strada lancio distrattamente lo sguardo intorno a me. A circa 50 metri di distanza noto la macchina di mio genero parcheggiata lungo il marciapiede. Cosa ci fa in questa strada? Aguzzo la vista e lo cerco con gli occhi. Niente. Non riesco a vederlo. Capisco. Afferro il tel. portatile e chiamo un taxi. In meno di dieci minuti il taxi arriva. Vi monto e dico all’autista di portarmi al centro commerciale. L’autista parte. Giro la testa e vedo una figura correre verso l’auto di mio genero. Un minuto e con la coda dell’occhio vedo che sta seguendo il mio taxi. Il cuore comincia a battere all’impazzata. La pussy incomincia ad urlare. Forse è arrivato il tanto sospirato giorno. Non voglio illudermi. Di una cosa sono certa. Non lo lascerò scappare. Se è necessario lo violenterò ma oggi deve essere il giorno fatidico. Il taxi arriva al centro commerciale. Scendo e dopo aver pagato la corsa mi precipito all’interno del centro senza non aver prima dato uno sguardo verso le aree di parcheggio per essere sicura di quanto speravo. Infatti è lì e sta parcheggiando. Allora è vero. Mi sta seguendo. Un urlo rimbomba fra le mie gambe. Mi addentro nel centro e mi fermo davanti ad uno specchio. Lo vedo entrare. Fa ruotare la testa nelle diverse direzioni. Mi sta cercando. Mi vede e lentamente si avvicina. Quando è a pochi passi mi giro e con una finta espressione di sorpresa sul volto gli domando cosa ci fa al centro commerciale. Essendo stato colto in fallo non riesce a spiaccicare una parola. Dalla sua bocca escono solo suoni senza senso. Oh dio! Sta cercando una scusa. Prima che mi scappi dalle mani lo prevengo. “Ho la sensazione che mi stai seguendo.” “Ma no, Cosa vai a pensare. Perché dovrei seguirti?” “Perché oggi hai finalmente deciso che è giunto il momento di confessarmi il tuo desiderio di avermi. Sei innamorato di me. E allora dove vuoi portarmi? Non certamente a casa tua. Correresti il rischio di farci sorprendere da tua moglie e poi c’è la bambinaia con tua figlia. A casa mia non se ne parla perché c’è la mia seconda figlia. Non ti resta che portarmi in un albergo o in un motel. Non è quello che speravo ma meglio di niente.” Lui è sorpreso dalla mia sfacciataggine. Del resto se non agivo in quel modo lo avrei definitivamente perso. “Sì, è vero. Sono innamorato di te. Da quando ti sei accorta che ti desidero?” “Oh, l’ho sempre saputo. Hai cominciato a desiderarmi fin da quando sei venuto a casa a chiedermi la mano di mia figlia. Sono sicura che se non ci fosse stata mia figlia avresti chiesto, anche se ho molti più anni di te, la mia di mano. Perché l’hai sposata?” “Oh, bella. Perché mi piace e perché l’amo.” “Allora con me vuoi solo vivere un’avventura?” “No. io ti amo. Mi sei entrata nel sangue. Sei l’incubo dei miei sogni. E per dimostrartelo non ti porterò ne in albergo e ne in un motel. Non voglio che questo sia un incontro occasionale. Io ti voglio per sempre. Voglio che tu diventi la mia concubina. In previsione di questo giorno ho comprato una casa di due vani con accessori dove potremo stare tutte le volte che lo desideriamo. Ecco queste sono le chiavi.” “Vuoi che diventi la tua amante segreta? Veramente hai comprato una casa per noi due? Allora è vero che mi ami?” Mi avvicino. Sotto lo sguardo meravigliato dei passanti gli do un bacio sulle labbra. “Dai, portami a vedere questa casa. E’ arredata? È lontana?” “Non è arredata. L’arredamento dovrai sceglierlo tu. Allo stato c’è solo un letto matrimoniale. È a circa cinque minuti d’auto dal centro commerciale.” “Ti sei limitato ad acquistare l’indispensabile: il letto. Quante volte mi hai visto nuda distesa su quel letto?” “Ogni volta che venivi a casa ed ogni volta che venivamo noi a casa tua.” “Cioè quasi ogni giorno della settimana. Facciamo presto. Non abbiamo molto tempo.” Andiamo al parcheggio, saliamo in auto e via verso l’alcova. Durante il tragitto lancio un occhiata fra le sue gambe. Noto un grosso gonfiore. Allungo la mano e saggio la consistenza di quel gonfiore. È grosso, duro e abbastanza lungo. “Quante seghe ti sei fatto quando pensavi a me?” “Primo: togli la mano altrimenti corriamo il rischio di provocare un incidente. Secondo: in tutto questo tempo ho scaricato tanto di quella semenza da poter ingravidare un battaglione di donne.” “A quando vedo ne ho persa molta. Dovrò rifarmi. Ti aspetta un compito abbastanza arduo. Io ho anni di arretrati che devo assolutamente recuperare. Poi c’è anche tua moglie a cui non dovrai far mancare la presenza dell’alieno che alberga fra le tue gambe.” “Vedrai che ce la farò.” Siamo arrivati. Lui parcheggia l’auto e scendiamo. Entriamo nel palazzo. Prendiamo l’ascensore. Lui preme il pulsante dell’ultimo piano. È il decimo. Non ce la faccio ad aspettare. Devo vederlo. Mi inginocchio e gli sbottono i pantaloni. Infilo una mano nell’apertura ed aggancio il suo fallo. Lui geme. Lo tiro fuori. Dio! È come lo avevo immaginato. Lungo e grosso. Un cazzo così si vede solo sulle riviste porno.. Un asta di dura e nerboruta carne con un diametro di circa 5 cm si diparte dal suo peloso pube e si innalza per circa 20 cm compreso il lucido e roseo glande. Alla base è attaccata una borsa scrotale che nasconde due gonfi testicoli. Di fronte a tanta meraviglia resto incantata. Più lo guardo è più sento una forza che mi attrae. La mia testa si avvicina sempre di più a quella meraviglia. La mia bocca entra in contatto con il grosso glande. Lo bacio. Le mie labbra si dischiudono e la lingua guizza verso l’esterno. Si avventa sull’asta di carne e l’avviluppa. La lecco partendo dal basso verso l’alto e poi verso il basso. È un gioco che continuo fino a quando l’ascensore pone fine alla sua corsa. Lui mi prende per le ascelle e mi fa alzare. La mia mano è avvolta intorno al corpo del suo alieno. Non lo mollo. “Siamo arrivati. Dobbiamo uscire.” Usciamo dall’ascensore e mi rendo conto che sul pianerottolo c’è una sola porta. Nessuno può vederci. Mi piego sulle gambe e di nuovo la mia bocca è sul suo cazzo. Apro la bocca e accolgo nella cavità orale quel nerboruto bastone di carne. Con la lingua lo schiaccio contro il palato e lo succhio. Mio genero grugnisce. Mi mette le mani nei capelli e preme la mia testa contro il suo pube. I peli mi entrano nel naso. Un odore asprigno mi solletica le narici. Incomincio a fargli un pompino. In quella l’ascensore si mette in moto. Mio genero, spaventato, si affretta ad aprire la porta e afferratami per le spalle mi tira dentro. Richiude la porta. Io mi ritrovo seduta sul pavimento. Questa volta è lui ad offrire alla mia bocca il suo poderoso cazzo. “Dai completa l’opera.” Non mi faccio pregare. Lo imbocco e lo chiavo. Usa la mia bocca come se fosse la mia vagina. Il cazzo entra ed esce con sempre più velocità. Io ho le mani sui suoi glutei ed accompagno le sue movenze. Di colpo sento i glutei irrigidirsi. Grugnisce. Sta per godere. Mi preparo a ricevere il suo sperma. Un attimo ed ecco che il primo copioso caldo spruzzo di liquido seminale raggiunge la mia gola. Lo ingoio. Seguono altri spruzzi. Dio, quanta ne ha. Sembra la bocca di un vulcano in eruzione. Faccio fatica a deglutire tutto quel nettare. Avverto che la stretta delle sue mani sulla mia testa si allenta. Alzo gli occhi e lo guardo. Lui sorride. Gli do un ultima leccatina sul glande per raccogliere l’ultima gocciolina di sperma e mi alzo. Gli cingo il collo con le braccia e lo guardo fisso negli occhi. “Lo sai che da oggi tu mi appartieni. Sei mio.” Non mi risponde. Mi prende per mano e mi trascina in camera da letto. “Spogliati.” Lentamente e con mosse studiate mi spoglio. Prima il vestito poi la sottoveste ed infine gli slip. Resto con le scarpe, le calze, il reggicalze ed il reggiseno a balconcino. Mio genero ha gli occhi fuori dalle orbite. Il suo sguardo è carico di libidine. Lo guardo fra le gambe e vedo che il cazzo è rifiorito. Si avvicina. Mi da una spinta e mi fa sedere sul letto. Si spoglia restando completamente nudo. Sì. Senza ombra di dubbio il suo fisico risponde alle mie aspettative. Si inginocchia e con le mani mi apre le gambe. Afferra i miei piedi e li solleva facendo poggiare i talloni sul bordo del materasso. Ho le gambe dilatate al massimo. La mia vagina è completamente depilata. “Aprila. Fammela vedere.” Metto le dita sulle grandi labbra ed esercito una pressione verso l’esterno. Una esclamazione di meraviglia gli esce dalla gola. “Dio, come è bella.” Resta a guardare la mia vulva per lungo tempo. Poi avvicina le dita e con l’indice disegna delle linee immaginarie sulle grandi labbra. Gioca con le piccole labbra strizzandole e titillandole. Strofina il dito medio sull’uretra. Infine artiglia il clitoride e lo stringe tra due dita. Lancio un urlo di piacere. il clitoride si indurisce e si allunga. Lui avvicina la bocca e lo circonda con le sue calde labbra. Lo avviluppa con la lingua e lo lecca. lo succhia. Mi fa un pompino. Contemporaneamente introduce due dita nell’orifizio vaginale e mi fotte. Dio mio come è bello. Avevo dimenticato cosa significa provare piacere. Mio genero amandomi si è assunto un arduo compito. Sotto l’azione della sua lingua sul mio clitoride e il dentro fuori delle sue dita nella mia vagina, il mio corpo diventa preda di violenti scosse. I nitriti si mischiano con i miagolii. Un primo violento orgasmo mi sconquassa il corpo. Porto le mani sulle mie grosse mammelle e con le dita artiglio i capezzoli. Li strizzo e li torco. Mio genero continua a succhiarmi il clitoride. Altri orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Poi non sento più niente. Apro gli occhi e vedo che si sta allungando sul mio corpo. Sento il glande che preme contro la mia vagina. È giunto il momento tanto atteso. La mia pussy sta per ricevere l’agognata visita dell’alieno. Allungo una mano ed afferro il cazzo e lo guido verso l’entrata. Al suo avanzare le grandi labbra si aprono. Lentamente mi penetra. I miei occhi sono puntati nei suoi. Dopo tanti anni un cazzo torna a visitare la mia vagina. Finalmente un uomo torna a chiavarmi. Al solo pensarlo raggiungo un veloce orgasmo. Porto le gambe sulla sua schiena e lo imprigiono. I miei muscoli vaginali si stringono intorno alla possente bestia. Il suo glande è contro il mio utero. la spinta si ferma. Si abbandona sul mio corpo e con la bocca raggiunge le mie mammelle. Caccia la lingua e facendola vibrare come se fosse la lingua di un crotalo lecca e titilla i miei inturgiditi capezzoli. Raggiungo un altro orgasmo che viene annunciato da un grido che soffoco contro una sua spalla.“ Oh amore mio, Sì Sì Sìììì continua così, non ti fermare. Fammi vedere lo spazio infinito. Portami a spasso per la galassia.” I suoi movimenti sono lenti. Il dentro fuori del suo randello nella mia fregna è impercettibile. Lo tira fuori con lentezza esasperante e poi sempre lentamente lo affonda. Questo suo modo di chiavarmi mi provoca esplosioni di fuochi nel cervello. Mi sta facendo impazzire dal piacere. “Dai. Non farmi soffrire. Non resisto. Ti prego sii più veloce.” Niente. Continua imperterrito nel suo ritmo sconvolgente. Ecco. Sto arrivando. Il mio corpo incomincia a vibrare. Un urlo mi sale dalla gola. La stanza si riempie dei miei suoni. Mi irrigidisco e sollevo il bacino. L’orgasmo mi coglie impreparata. Godo e vengo. Le scosse hanno termine. Perdo conoscenza. Lentamente incomincio a connettere. È stato meraviglioso. Non sono mai stata chiavata in questo modo. E’ stato come vivere un racconto da mille ed una notte. Come ho potuto rinunciare per tutti questi anni alla presenza di un cazzo. L’ultima mia chiavata è stata pochi mesi prima che partorissi la mia seconda figlia. Mio genero sta giocando con i miei capezzoli. Con le dita disegna dei cerchi intorno ad essi. Sollevo la testa e guardo in direzione del suo cazzo. Eccolo lì: inalberato come un albero maestro di una nave. Duro e vibrante. Non ha goduto. Com’è possibile? Allungo una mano e lo accarezzo. Una scossa lo attraversa. Capisco. Lo scavalco con una gamba. Facendo forza sul suo petto mi sollevo quel tanto che basta da permettere al suo glande di posizionarsi in direzione dell’apertura della mia vagina. Lentamente mi calo su quel favoloso cazzo. Sento che mi sta penetrando. Che meravigliosa sensazione. La mia vagina riesce a contenere tutta la sua lunghezza. Il glande è contro il mio utero. Le dita delle mie mani si contraggono sul suo petto. Le unghia lo graffiano. Mi chino verso il suo viso e gli offro le mie mammelle che si precipita ad artigliare con le mani. Solleva la testa e con le labbra aggancia un capezzolo. Lo morde. Lo succhia. Nitrisco. Incomincio a muovermi. Su e poi giù. Ancora su ed ancora giù. Il suo cazzo entra ed esce dalla mia vagina. Questa volta sono io a chiavarlo. Lo guardo. Ha gli occhi chiusi e con la bocca è agganciato ad un mia tetta. Sta succhiando. Ogni tanto mugola. Aumento l’andatura. Il dentro fuori diventa frenetico. Lui smette di succhiare e con entrambe le mani mi comprime le mammelle. Il suo respiro si sta facendo pesante. Io mi dimeno come una danzatrice orientale. Poi due lunghi ululati, il mio ed il suo, si propagano per la camera. Raggiungiamo all’unisono uno sconvolgente orgasmo. Insieme veniamo. Dalla mia uretra escono liquidi densi come se fossero onde di caldo magma. Mio genero riversa nella mia vagina caldi e copiosi fiotti di sperma. Mi riempie. Mi abbatto su di lui. La mia bocca è sulla sua. Ci baciamo. Ci confessiamo reciproco amore. “Dai si è fatto tardi. Resterei qui, a cavalcarti o farmi cavalcare per il resto dei miei giorni. Purtroppo devo rientrare a casa. altrimenti mia figlia incomincia a preoccuparsi.” “Non vuoi lavarti.” “No, se ce l’hai dammi un fazzoletto.” Me lo porge. Lo piego in quattro e lo metto fra le gambe in contatto con la vagina. Indosso gli slip, la sottoveste ed il vestito. “Sono pronta. Accompagnami al centro commerciale. Lì prenderò un taxi e vado a casa.” “Quando ci rivediamo?” “Fosse per me anche stasera. Dammi il tempo di programmare le mie uscite. Ti chiamo sul tardi e concordiamo per la giornata di domani. Cerca di essere libero perché ho intenzione di trascorrere l’intera giornata in questo letto.” Mi accompagna al Cen. Comm. Prendo un taxi e mi faccio portare a casa. Nell’ascensore sento il suo sperma fuoriuscire dalla vagina. Meno male che ho il suo fazzoletto. Arrivo a casa. entro. Vado in camera da letto. Mi spoglio ed indosso una vestaglia. Non ho tolto il fazzoletto che ho fra le gambe. Sotto lo sguardo incuriosito della mia seconda figlia girovago per la casa con negli occhi le scene dell’amplesso. Questa notte andrò a dormire con la figa impregnata dal suo sperma. Dio come sono felice. Mio genero mi ha chiavato. Ho realizzato il mio sogno che dura da circa due anni.
P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.
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