6 anni fa
non ci sto più capendo una beata
6 anni fa
Ma jogging e passeggiata sportiva mi sembrano concesse.
È cambiato qualcosa?
È cambiato qualcosa?
6 anni fa
benzinai aperti,ma se non si può andare in giro,che faccio,sgommo in cortile 😄 😄
6 anni fa
portare il pc a riparare è fattibile o meglio buttarlo 😄
6 anni fa
Gli impatti psicologici della quarantena
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Gli impatti psicologici della quarantena e come prevenirli
È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha e avrà grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani
17 marzo 2020
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Da inizio marzo, il governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia. Una delle misure più restrittive, imposta su tutto il territorio nazionale, riguarda gli spostamenti delle persone: senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, è richiesto e necessario restare a casa.
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È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha – e avrà – grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani.
In particolare, che cosa dicono gli scienziati a proposito degli impatti psicologici di questa forma di semi-isolamento sulle popolazioni colpite dal coronavirus? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione, che oltre all’Italia e alla Cina, ormai sta coinvolgendo diversi Paesi europei, come la Spagna.
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Un cambio di stile di vita e la paura
"L’impatto più grosso è che ci viene chiesto un radicale cambiamento dello stile di vita quotidiano, dove ci viene chiesto paradossalmente non di fare più cose, come la società moderna ci ha abituati a fare, generando il cosiddetto “stress per le tante cose da fare”, ma di non fare, di “restare a casa”", ha spiegato a Pagella Politica Gianluca Castelnuovo, professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano.
Tutto questo può avere delle conseguenze sul piano psicologico per le persone, a cominciare dal nostro rapporto con la paura.
"In questo contesto di incertezza e di preoccupazione, la paura può essere funzionale, perché si può trasformare in attivazione e maggiore attenzione, per esempio per rispettare i protocolli di igiene, come lavarsi le mani e indossare i dispositivi di protezione individuale", ha chiarito Castelnuovo. "I problemi possono però verificarsi in quelle persone che hanno maggiori difficoltà a gestire l’ansia, in cui questo stato può diventare disfunzionale".
Che cosa ci dicono a proposito i precedenti della Sars e di altre epidemie?
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Quali sono i precedenti…
Il 26 febbraio scorso, la prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha pubblicato uno studio, realizzato da sette ricercatori del Dipartimento di psicologia medica dell’università britannica King’s College di Londra, dedicato proprio agli impatti psicologici della quarantena da coronavirus, suggerendo alcuni accorgimenti da prendere.
Seguendo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), gli scienziati non hanno condotto un vero e proprio esperimento, che avrebbe richiesto tempi più lunghi, ma hanno fatto una panoramica della letteratura scientifica (quella che in gergo specialistico si chiama review) in materia di quarantena per trarre delle conclusioni applicabili alla pandemia da Covid-19.
In totale, i ricercatori hanno trovato sul tema 3.166 pubblicazioni scientifiche, da cui hanno selezionato oltre 20 studi, condotti in dieci Paesi diversi – dalla Cina al Canada, passando per la Liberia e il Senegal – e dedicati alle misure di quarantena messe in campo dal 2003 in poi per contrastare la diffusione di malattie come la Sars, l’Ebola o l’influenza pandemica H1N1.
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… e che cosa ci dicono
Chiariamo subito che questi precedenti sono basati su numeri più ristretti a quelli di cui sentiamo parlare in questi giorni (lo studio più grande usa un campione di oltre 6.200 persone, quello più piccolo 10), e non per tutti ci sono dati precisi (per esempio, per alcuni studi non è disponibile sapere la durata dell’isolamento).
In ogni caso, come hanno rilevato i ricercatori su The Lancet, queste ricerche ci permettono di trarre alcune conclusioni utili – pur con alcuni limiti, come vedremo meglio più avanti – per comprendere e ridurre l’impatto psicologico della quarantena forzata sulle persone.
Una ricerca pubblicata nel 2004 ha mostrato che 338 membri di uno staff medico a Taiwan, messi in quarantena durante l’epidemia della Sars, hanno rilevato nei giorni immediatamente successivi alla fine dell’isolamento disturbi acuti da stress e una maggior propensione a vivere stati d’ansia e di insonnia.
Un altro studio, uscito nel 2009 e sempre relativo all’epidemia della Sars, ha evidenziato come in un campione di oltre 500 dipendenti di un ospedale cinese la quarantena abbia aumentato la probabilità di mostrare sintomi da stress post-traumatico. Un’evidenza, questa, raccolta anche da un’altra ricerca, uscita nel 2013, che ha avuto per oggetti i bambini e i loro genitori sottoposti a quarantena o altre misure di isolamento.
Nella popolazioni analizzate dopo giorni di quarantena, "gli studi riportano in generale sintomi psicologici come disturbi emotivi, depressione, stress, disturbi dell’umore, irritabilità, insonnia e segnali di stress post-traumatico", scrivono i ricercatori del King’s College, che hanno anche cercato di capire, dalla letteratura disponibile sul tema, se ci fossero delle caratteristiche individuali o demografiche che “facilitassero”, in un certo senso, l’insorgere di questi sintomi.
Qui le evidenze raccolte con il metodo scientifico sono ancora meno chiare. Un punto fermo sembra comunque essere che tra i soggetti più colpiti ci siano proprio i medici e gli staff ospedalieri, così come i soggetti in giovane età.
"Un rischio nel futuro prossimo è che passata questa crisi potremmo trovarci molti casi di burnout tra il personale che era in prima linea nel contrastare l’emergenza coronavirus", ha evidenziato Castelnuovo.
Come hanno sottolineato quattro ricercatori cinesi in una lettera pubblicata da The Lancet il 4 marzo scorso, si sa comunque ancora poco sugli impatti psicologici (e fisici) che i periodi di quarantena possono avere sui bambini, che in queste settimane sono costretti a restare in casa, lontani dalla scuola.
Altre fasce della popolazioni più a rischio, come evidenziano i Centers for disease control and prevention statunitensi (Cdc), sono gli anziani, i cittadini con malattie croniche e le persone che già soffrono di disturbi mentali, anche lievi.
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Che cosa peggiora la quarantena
Altre evidenze scientifiche portano a ipotizzare il rafforzamento, sotto quarantena, di diversi stressor, ossia di quegli stimoli esterni che sono fonte di stress. Tra questi, gli stressor più diffusi sono la durata della quarantena, la paura di essersi contagiati (e anche quella di poter contagiare gli altri, in particolare i famigliari), la noia, la frustrazione e l’essere privi di beni necessari, non solo alimentari o per la salute, ma anche immateriali, come quelli legati all’informazione.
"La mancanza di chiarezza, in particolare sui diversi livelli di rischio, ha portato i partecipanti allo studio a temere il peggio", scrivono gli studiosi del King’s College, commentando una ricerca pubblicata nel 2017 e relativa all’epidemia di Ebola in Africa occidentale, scoppiata tra il 2014 e il 2016.
Esistono poi degli stressor che aumentano di molto il rischio di mostrare difficoltà psicologiche una volta finita la quarantena. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul quantificare gli effetti causati dalle perdite economiche e dallo stigma sociale che vivevano i soggetti isolati una volta liberi.
Tra le evidenze scientifiche, risulta per esempio che chi ha livelli di reddito più bassi mostra una necessità di supporto maggiore, sia economico che psicologico, durante e dopo i periodi di quarantena.
"Non vanno inoltre sottovalutati i problemi legati ai disturbi alimentari", ha sottolineato Castelnuovo. "Il rischio in questo periodo di semi-isolamento è quello di badare più alla quantità del cibo, che alla qualità. Questo contesto può essere utile per rigustare il piacere del cibo, mangiando lentamente e a piccole dosi, associandola anche a un po’ di attività fisica, rispettando sempre le regole, dal momento che non viviamo in un regime di coprifuoco".
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Che cosa possiamo fare
Come sottolineano gli stessi ricercatori, la review uscita su The Lancet ha diversi limiti, anche se ad oggi resta la pubblicazione scientifica più dettagliata su questo tema, per lo meno legata alla diffusione del nuovo coronavirus.
Nello specifico, gli studi da cui sono state tratte le evidenze viste sopra sono stati condotti per lo più su un ristretto campione di persone, e in pochi casi c’è stato un confronto diretto tra soggetti isolati e soggetti non isolati.
In ogni caso, questa review fornisce una base scientifica a quello che già il buon senso sembra suggerire: i periodi di quarantena possono avere effetti psicologici profondi e duraturi, soprattutto sulle fasce della popolazione più deboli.
Secondo i ricercatori, è possibile rendere i periodi di isolamento "più tollerabili per il maggior numero di persone possibile", seguendo una serie di accorgimenti.
Una delle misure necessarie da adottare da parte di un governo è quella di spiegare con chiarezza che cosa sta succedendo, garantendo una comunicazione istituzionale trasparente e rinforzando il senso di altruismo nella cittadinanza.
"È necessario però non travolgere i lettori con le notizie angoscianti, ma comunicare le buone notizie, per esempio i casi di persone guarite dopo aver contratto il nuovo coronavirus", ha spiegato Castelnuovo. "Un ulteriore aiuto poi, in un’epoca in cui sono fortemente criticate e demonizzate, può arrivarci dalle tecnologie, che grazie alle videochiamate permettono a chi è isolato di avere un contatto sociale più solido di quello coltivato solo con dei messaggi".
Un discorso diverso vale per chi non vive da solo e magari in questi giorni è obbligato a condividere gli spazi domestici con dei famigliari.
"In questi casi è fondamentale strutturare la giornata, dividere i tempi e gli spazi in base a schemi e ritmi, rassicurando in particolare i bambini", ha sottolineato Castelnuovo. "Questo periodo di semi-isolamento è troppo lungo per essere lasciato al caso, serve organizzazione del proprio tempo, con ampi margini dedicati non a semplici passatempi, ma alle proprie passioni personali e ai propri talenti".
Inoltre, un altro elemento molto importante, che ha un impatto significativo sulla dimensione psicologica dei cittadini, è quello di garantire con facilità l’accesso a beni primari, come quelli alimentari, e a consulenze di supporto psicologico.
Il progetto “Solidarietà digitale”, promosso dal governo per permettere a imprese e associazioni di fornire servizi gratuiti alla cittadinanza, va anche in questa direzione. Sul sito ufficiale dell’iniziativa, è possibile consultare i servizi gratuiti offerti da diverse realtà che si occupano, per esempio, di organizzare colloqui psicologici in videochiamata.
Inoltre, come spiega il Ministero della Salute, "è disponibile un servizio di supporto psicologico per affrontare le emozioni durante il momento difficile di questa emergenza", chiamando il numero verde 800.06.55.10 (attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7).
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Gli impatti psicologici della quarantena e come prevenirli
È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha e avrà grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani
17 marzo 2020
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Da inizio marzo, il governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia. Una delle misure più restrittive, imposta su tutto il territorio nazionale, riguarda gli spostamenti delle persone: senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, è richiesto e necessario restare a casa.
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È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha – e avrà – grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani.
In particolare, che cosa dicono gli scienziati a proposito degli impatti psicologici di questa forma di semi-isolamento sulle popolazioni colpite dal coronavirus? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione, che oltre all’Italia e alla Cina, ormai sta coinvolgendo diversi Paesi europei, come la Spagna.
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Un cambio di stile di vita e la paura
"L’impatto più grosso è che ci viene chiesto un radicale cambiamento dello stile di vita quotidiano, dove ci viene chiesto paradossalmente non di fare più cose, come la società moderna ci ha abituati a fare, generando il cosiddetto “stress per le tante cose da fare”, ma di non fare, di “restare a casa”", ha spiegato a Pagella Politica Gianluca Castelnuovo, professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano.
Tutto questo può avere delle conseguenze sul piano psicologico per le persone, a cominciare dal nostro rapporto con la paura.
"In questo contesto di incertezza e di preoccupazione, la paura può essere funzionale, perché si può trasformare in attivazione e maggiore attenzione, per esempio per rispettare i protocolli di igiene, come lavarsi le mani e indossare i dispositivi di protezione individuale", ha chiarito Castelnuovo. "I problemi possono però verificarsi in quelle persone che hanno maggiori difficoltà a gestire l’ansia, in cui questo stato può diventare disfunzionale".
Che cosa ci dicono a proposito i precedenti della Sars e di altre epidemie?
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Quali sono i precedenti…
Il 26 febbraio scorso, la prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha pubblicato uno studio, realizzato da sette ricercatori del Dipartimento di psicologia medica dell’università britannica King’s College di Londra, dedicato proprio agli impatti psicologici della quarantena da coronavirus, suggerendo alcuni accorgimenti da prendere.
Seguendo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), gli scienziati non hanno condotto un vero e proprio esperimento, che avrebbe richiesto tempi più lunghi, ma hanno fatto una panoramica della letteratura scientifica (quella che in gergo specialistico si chiama review) in materia di quarantena per trarre delle conclusioni applicabili alla pandemia da Covid-19.
In totale, i ricercatori hanno trovato sul tema 3.166 pubblicazioni scientifiche, da cui hanno selezionato oltre 20 studi, condotti in dieci Paesi diversi – dalla Cina al Canada, passando per la Liberia e il Senegal – e dedicati alle misure di quarantena messe in campo dal 2003 in poi per contrastare la diffusione di malattie come la Sars, l’Ebola o l’influenza pandemica H1N1.
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… e che cosa ci dicono
Chiariamo subito che questi precedenti sono basati su numeri più ristretti a quelli di cui sentiamo parlare in questi giorni (lo studio più grande usa un campione di oltre 6.200 persone, quello più piccolo 10), e non per tutti ci sono dati precisi (per esempio, per alcuni studi non è disponibile sapere la durata dell’isolamento).
In ogni caso, come hanno rilevato i ricercatori su The Lancet, queste ricerche ci permettono di trarre alcune conclusioni utili – pur con alcuni limiti, come vedremo meglio più avanti – per comprendere e ridurre l’impatto psicologico della quarantena forzata sulle persone.
Una ricerca pubblicata nel 2004 ha mostrato che 338 membri di uno staff medico a Taiwan, messi in quarantena durante l’epidemia della Sars, hanno rilevato nei giorni immediatamente successivi alla fine dell’isolamento disturbi acuti da stress e una maggior propensione a vivere stati d’ansia e di insonnia.
Un altro studio, uscito nel 2009 e sempre relativo all’epidemia della Sars, ha evidenziato come in un campione di oltre 500 dipendenti di un ospedale cinese la quarantena abbia aumentato la probabilità di mostrare sintomi da stress post-traumatico. Un’evidenza, questa, raccolta anche da un’altra ricerca, uscita nel 2013, che ha avuto per oggetti i bambini e i loro genitori sottoposti a quarantena o altre misure di isolamento.
Nella popolazioni analizzate dopo giorni di quarantena, "gli studi riportano in generale sintomi psicologici come disturbi emotivi, depressione, stress, disturbi dell’umore, irritabilità, insonnia e segnali di stress post-traumatico", scrivono i ricercatori del King’s College, che hanno anche cercato di capire, dalla letteratura disponibile sul tema, se ci fossero delle caratteristiche individuali o demografiche che “facilitassero”, in un certo senso, l’insorgere di questi sintomi.
Qui le evidenze raccolte con il metodo scientifico sono ancora meno chiare. Un punto fermo sembra comunque essere che tra i soggetti più colpiti ci siano proprio i medici e gli staff ospedalieri, così come i soggetti in giovane età.
"Un rischio nel futuro prossimo è che passata questa crisi potremmo trovarci molti casi di burnout tra il personale che era in prima linea nel contrastare l’emergenza coronavirus", ha evidenziato Castelnuovo.
Come hanno sottolineato quattro ricercatori cinesi in una lettera pubblicata da The Lancet il 4 marzo scorso, si sa comunque ancora poco sugli impatti psicologici (e fisici) che i periodi di quarantena possono avere sui bambini, che in queste settimane sono costretti a restare in casa, lontani dalla scuola.
Altre fasce della popolazioni più a rischio, come evidenziano i Centers for disease control and prevention statunitensi (Cdc), sono gli anziani, i cittadini con malattie croniche e le persone che già soffrono di disturbi mentali, anche lievi.
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Che cosa peggiora la quarantena
Altre evidenze scientifiche portano a ipotizzare il rafforzamento, sotto quarantena, di diversi stressor, ossia di quegli stimoli esterni che sono fonte di stress. Tra questi, gli stressor più diffusi sono la durata della quarantena, la paura di essersi contagiati (e anche quella di poter contagiare gli altri, in particolare i famigliari), la noia, la frustrazione e l’essere privi di beni necessari, non solo alimentari o per la salute, ma anche immateriali, come quelli legati all’informazione.
"La mancanza di chiarezza, in particolare sui diversi livelli di rischio, ha portato i partecipanti allo studio a temere il peggio", scrivono gli studiosi del King’s College, commentando una ricerca pubblicata nel 2017 e relativa all’epidemia di Ebola in Africa occidentale, scoppiata tra il 2014 e il 2016.
Esistono poi degli stressor che aumentano di molto il rischio di mostrare difficoltà psicologiche una volta finita la quarantena. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul quantificare gli effetti causati dalle perdite economiche e dallo stigma sociale che vivevano i soggetti isolati una volta liberi.
Tra le evidenze scientifiche, risulta per esempio che chi ha livelli di reddito più bassi mostra una necessità di supporto maggiore, sia economico che psicologico, durante e dopo i periodi di quarantena.
"Non vanno inoltre sottovalutati i problemi legati ai disturbi alimentari", ha sottolineato Castelnuovo. "Il rischio in questo periodo di semi-isolamento è quello di badare più alla quantità del cibo, che alla qualità. Questo contesto può essere utile per rigustare il piacere del cibo, mangiando lentamente e a piccole dosi, associandola anche a un po’ di attività fisica, rispettando sempre le regole, dal momento che non viviamo in un regime di coprifuoco".
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Che cosa possiamo fare
Come sottolineano gli stessi ricercatori, la review uscita su The Lancet ha diversi limiti, anche se ad oggi resta la pubblicazione scientifica più dettagliata su questo tema, per lo meno legata alla diffusione del nuovo coronavirus.
Nello specifico, gli studi da cui sono state tratte le evidenze viste sopra sono stati condotti per lo più su un ristretto campione di persone, e in pochi casi c’è stato un confronto diretto tra soggetti isolati e soggetti non isolati.
In ogni caso, questa review fornisce una base scientifica a quello che già il buon senso sembra suggerire: i periodi di quarantena possono avere effetti psicologici profondi e duraturi, soprattutto sulle fasce della popolazione più deboli.
Secondo i ricercatori, è possibile rendere i periodi di isolamento "più tollerabili per il maggior numero di persone possibile", seguendo una serie di accorgimenti.
Una delle misure necessarie da adottare da parte di un governo è quella di spiegare con chiarezza che cosa sta succedendo, garantendo una comunicazione istituzionale trasparente e rinforzando il senso di altruismo nella cittadinanza.
"È necessario però non travolgere i lettori con le notizie angoscianti, ma comunicare le buone notizie, per esempio i casi di persone guarite dopo aver contratto il nuovo coronavirus", ha spiegato Castelnuovo. "Un ulteriore aiuto poi, in un’epoca in cui sono fortemente criticate e demonizzate, può arrivarci dalle tecnologie, che grazie alle videochiamate permettono a chi è isolato di avere un contatto sociale più solido di quello coltivato solo con dei messaggi".
Un discorso diverso vale per chi non vive da solo e magari in questi giorni è obbligato a condividere gli spazi domestici con dei famigliari.
"In questi casi è fondamentale strutturare la giornata, dividere i tempi e gli spazi in base a schemi e ritmi, rassicurando in particolare i bambini", ha sottolineato Castelnuovo. "Questo periodo di semi-isolamento è troppo lungo per essere lasciato al caso, serve organizzazione del proprio tempo, con ampi margini dedicati non a semplici passatempi, ma alle proprie passioni personali e ai propri talenti".
Inoltre, un altro elemento molto importante, che ha un impatto significativo sulla dimensione psicologica dei cittadini, è quello di garantire con facilità l’accesso a beni primari, come quelli alimentari, e a consulenze di supporto psicologico.
Il progetto “Solidarietà digitale”, promosso dal governo per permettere a imprese e associazioni di fornire servizi gratuiti alla cittadinanza, va anche in questa direzione. Sul sito ufficiale dell’iniziativa, è possibile consultare i servizi gratuiti offerti da diverse realtà che si occupano, per esempio, di organizzare colloqui psicologici in videochiamata.
Inoltre, come spiega il Ministero della Salute, "è disponibile un servizio di supporto psicologico per affrontare le emozioni durante il momento difficile di questa emergenza", chiamando il numero verde 800.06.55.10 (attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7).
6 anni fa
Rocco Siffredi e Valentina Nappi LIVE (ieri)
https://www.youtube.com/watch?v=U4If-sHNq7I
https://www.youtube.com/watch?v=U4If-sHNq7I
6 anni fa
Tratto dal : Il sole 24 ore
24 aprile 2020
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FASE 2
Fase 2: dalle fabbriche ai negozi, ai bar ecco il calendario della ripartenza dal 27 aprile al 18 maggio
Il 4 maggio riprendono manifatturiero e costruzioni ma possibili anticipazioni già lunedì. Gli ultimi a riaprire bar e ristoranti.
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Qual è la scaletta per la riapertura dell’Italia che porterà alla fine progressiva della quarantena da coronavirus? Si procederà per gradi con una data chiave già fissata dal Governo: il 4 maggio. Ecco un calendario della cosiddetta “Fase 2” in base a quanto emerso finora. Una decisione che sarà presa nelle prossime ore dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte tenendo conto del parere espresso dalla task force guidata da Vittorio Colao, alla luce delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico e sentiti gli enti locali.
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27 aprile: possibili anticipazioni
Lunedì potrebbero ottenere il via libera a una ripresa anticipata alcuni settori con un rischio più basso di contagio secondo le tabelle Inail ma solo per le aziende già in possesso dei protocolli di sicurezza: automotive, moda e componentistica. Le deroghe saranno decise dai ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico anche se l’orientamento del governo sarebbe di non consentire eccezioni.
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4 maggio: fabbriche, cantieri e servizi
Da questa data avranno il via libera alla ripresa le attività con indice di rischio più basso: settore manifatturiero e tessile, costruzioni e commercio all’ingrosso. Obbligatorio il rispetto di nuove misure di sicurezza (turni scaglionati per entrata e uscita, postazioni di lavoro distanziate, misurazione della temperatura all’ingresso).
Per i movimenti dentro il proprio Comune non servirà più l’autocertificazione e saranno consentiti spostamenti tra Comuni della stessa Regione. Resterà il divieto di spostamenti tra Regioni. Su bus, metro, treni, aerei ci sarà un numero limitato di passeggeri con l’utilizzo alternato dei posti. Le nuove regole potrebbero prevedere misurazione della temperatura nelle stazioni e, per evitare ore di punta, tariffe differenziate nelle diverse fasce. Sui mezzi di trasporto pubblico (come in tutti i luoghi chiusi) si userà la mascherina come nei luoghi di lavoro. Si potrà tornare anche a scommettere.
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A partire dal 4 maggio riprenderanno a pieno le loro attività anche i laboratori e le altre attività di ricerca. .
11 maggio: negozi al dettaglio
Possibile riapertura per il commercio al dettaglio con garanzie di protezioni individuali e obbligo di distanziamento tra clienti. Per alcuni esercizi (come abbigliamento e calzature) ci sarà l’obbligo di sanificazione dei prodotti. Anche parrucchieri e centri estetici dovrebbero avere il via libera alla ripresa dell’attività: dovrà essere rispettato il rapporto di uno a uno (un operatore e un cliente) e tutti gli strumenti andranno sterilizzati.
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18 maggio: bar e ristoranti
Bar e ristoranti saranno gli ultimi a poter riaprire. Si ripartirà dal servizio di asporto per tornare alla normale attività in seguito e solo potendo accogliere clienti nel rispetto del distanziamento minimo (per i tavoli almeno due metri). Andranno riviste drasticamente al ribasso le capienze dei locali.
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Date da definire
Cinema, teatro, discoteche, concerti sono «attività di aggregazione» dove più alto è il rischio di trasmissione del virus. Per questo al momento non è possibile indicare una data di ripresa. Unica eccezione i cinema all’aperto che assicurino però posti distanziati. La fase tre - la riapertura totale dell’attività e il ritorno alla normalità - dovrebbe arrivare entro l’anno.
24 aprile 2020
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FASE 2
Fase 2: dalle fabbriche ai negozi, ai bar ecco il calendario della ripartenza dal 27 aprile al 18 maggio
Il 4 maggio riprendono manifatturiero e costruzioni ma possibili anticipazioni già lunedì. Gli ultimi a riaprire bar e ristoranti.
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Qual è la scaletta per la riapertura dell’Italia che porterà alla fine progressiva della quarantena da coronavirus? Si procederà per gradi con una data chiave già fissata dal Governo: il 4 maggio. Ecco un calendario della cosiddetta “Fase 2” in base a quanto emerso finora. Una decisione che sarà presa nelle prossime ore dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte tenendo conto del parere espresso dalla task force guidata da Vittorio Colao, alla luce delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico e sentiti gli enti locali.
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27 aprile: possibili anticipazioni
Lunedì potrebbero ottenere il via libera a una ripresa anticipata alcuni settori con un rischio più basso di contagio secondo le tabelle Inail ma solo per le aziende già in possesso dei protocolli di sicurezza: automotive, moda e componentistica. Le deroghe saranno decise dai ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico anche se l’orientamento del governo sarebbe di non consentire eccezioni.
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4 maggio: fabbriche, cantieri e servizi
Da questa data avranno il via libera alla ripresa le attività con indice di rischio più basso: settore manifatturiero e tessile, costruzioni e commercio all’ingrosso. Obbligatorio il rispetto di nuove misure di sicurezza (turni scaglionati per entrata e uscita, postazioni di lavoro distanziate, misurazione della temperatura all’ingresso).
Per i movimenti dentro il proprio Comune non servirà più l’autocertificazione e saranno consentiti spostamenti tra Comuni della stessa Regione. Resterà il divieto di spostamenti tra Regioni. Su bus, metro, treni, aerei ci sarà un numero limitato di passeggeri con l’utilizzo alternato dei posti. Le nuove regole potrebbero prevedere misurazione della temperatura nelle stazioni e, per evitare ore di punta, tariffe differenziate nelle diverse fasce. Sui mezzi di trasporto pubblico (come in tutti i luoghi chiusi) si userà la mascherina come nei luoghi di lavoro. Si potrà tornare anche a scommettere.
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A partire dal 4 maggio riprenderanno a pieno le loro attività anche i laboratori e le altre attività di ricerca. .
11 maggio: negozi al dettaglio
Possibile riapertura per il commercio al dettaglio con garanzie di protezioni individuali e obbligo di distanziamento tra clienti. Per alcuni esercizi (come abbigliamento e calzature) ci sarà l’obbligo di sanificazione dei prodotti. Anche parrucchieri e centri estetici dovrebbero avere il via libera alla ripresa dell’attività: dovrà essere rispettato il rapporto di uno a uno (un operatore e un cliente) e tutti gli strumenti andranno sterilizzati.
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18 maggio: bar e ristoranti
Bar e ristoranti saranno gli ultimi a poter riaprire. Si ripartirà dal servizio di asporto per tornare alla normale attività in seguito e solo potendo accogliere clienti nel rispetto del distanziamento minimo (per i tavoli almeno due metri). Andranno riviste drasticamente al ribasso le capienze dei locali.
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Date da definire
Cinema, teatro, discoteche, concerti sono «attività di aggregazione» dove più alto è il rischio di trasmissione del virus. Per questo al momento non è possibile indicare una data di ripresa. Unica eccezione i cinema all’aperto che assicurino però posti distanziati. La fase tre - la riapertura totale dell’attività e il ritorno alla normalità - dovrebbe arrivare entro l’anno.
6 anni fa
Il bonobo è il sesso sociale
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La specie è ben caratterizzata come egualitaria, centrata sulla femmina, e usa a sostituire il sesso all'aggressione.
Mentre nella maggior parte delle altre specie il comportamento sessuale costituisce una categoria ben distinta, nel bonobo esso è parte integrante di tutte le relazioni sociali - e non solo di quelle tra maschi e femmine. I bonobo fanno sesso praticamente in tutte le possibili combinazioni (anche se tali contatti sono inibiti tra parenti molto stretti). E le interazioni sessuali avvengono tra i bonobo più spesso che tra tutti gli altri primati. Nonostante la frequenza dell'attività sessuale, il tasso di riproduzione dei bonobo in natura è circa uguale a quello degli scimpanzé. Una femmina mette al mondo un solo piccolo alla volta, a intervalli di cinque o sei anni. I bonobo, dunque, condividono con la nostra specie almeno una caratteristica molto importante: una parziale separazione tra riproduzione e sessualità.
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Il sesso, è la chiave dell'intera vita sociale del bonobo. Le prime intuizioni che il comportamento sessuale del bonobo fosse diverso da quello di tutte le altre specie erano arrivate da osservazioni compiute in giardini zoologici europei. Ammantando le loro conclusioni con un pudico latino, i primatologi Eduard Tratz e Heinz Heck riportarono nel 1954 che gli scimpanzé di Hellabrun si accoppiavano more canum, mentre i bonobo more hominum. A quei tempi, la posizione faccia a faccia era considerata qualcosa di esclusivamente umano, anzi un'innovazione culturale che doveva essere insegnata alle popolazioni primitive (da cui il termine di "posizione del missionario". Questi primi studi, scritti in tedesco, furono ignorati dalla comunità scientifica internazionale. La sessualità "umana" del bonobo avrebbe dovuto essere riscoperta negli anni Settanta, prima di essere accettata come una caratteristica della specie.
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I bonobo si eccitano sessualmente con estrema facilità, ed esprimono questa eccitazione con una grande varietà di posizioni di accoppiamento e di contatti sessuali. Laddove gli scimpanzé non adottano quasi mai la posizione faccia a faccia, i bonobo in libertà lo fanno circa una volta su tre. Inoltre, l'orientamento frontale della vulva e del clitoride nel bonobo suggerisce fortemente l'idea che i genitali femminili siano adattati proprio per quella posizione.
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Un'altra somiglianza con gli umani è nella prolungata recettività sessuale della femmina. La fase di gonfiore dei genitali femminili, resa evidente da un rigonfiamento rosa che segnala la disponibilità ad accoppiarsi, persiste nel bonobo per una parte del ciclo molto più lunga che nello scimpanzé. Invece di esserlo solo per pochi giorni per ciclo, la femmina di bonobo è quasi sempre sessualmente attraente e attiva.
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Il comportamento sessuale più tipico del bonobo, mai documentato in nessun altro primate, è probabilmente il genito-genital rubbing tra femmine adulte. Una femmina rivolta verso un'altra si appiglia con braccia e gambe alla compagna che, sostenendosi con tutti e quattro gli arti a terra, la solleva dal suolo. Le due femmine quindi strofinano insieme i loro rigonfiamenti genitali muovendosi lateralmente, producendosi in smorfie e strilli che sono probabilmente indice di sensazioni orgasmiche (esperimenti di laboratorio condotti sui macachi tibetani hanno dimostrato che le donne non sono le uniche femmine di primate capaci di orgasmo fisiologico). Anche i bonobo maschi possono intrattenersi in forme di pseudoaccoppiamento, ma solitamente preferiscono un'altra variante. In piedi, schiena contro schiena, un maschio strofina velocemente il suo scroto contro il fondoschiena dell'altro. Praticano anche il cosiddetto penis-fencing, in cui due maschi si fronteggiano appesi ai rami strofinando insieme i loro membri eretti.
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La varietà dei contatti erotici tra i bonobo include sporadicamente il sesso orale, il massaggio dei genitali altrui e intensi baci di lingua. Tutto questo potrebbe dare l'impressione di una specie patologicamente ipersessuata, ma dopo centinaia di ore passate ad osservare i bonobo, si può dire che la loro attività sessuale è piuttosto casuale e rilassata. Sembra trattarsi di una componente completamente naturale della loro vita di gruppo. Come gli umani, i bonobo fanno sesso occasionalmente, non certo in continuazione Per di più, con la durata media di un accoppiamento di appena 13 secondi, il contatto sessuale tra i bonobo è molto rapido secondo gli standard umani.
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Ma la causa reale è probabilmente un'altra: la competizione. Ci sono almeno due ragioni per credere che l'attività sessuale sia la strategia del bonobo per evitare conflitti.
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Innanzi tutto, qualunque cosa, e non solo il cibo, che risvegli contemporaneamente l'interesse di più di un individuo, tende a sfociare in un contatto sessuale. Se due bonobo si avvicinano a una scatola di cartone che è stata gettata nel loro recinto, si montano velocemente prima di cominciare a giocarci. Tali situazioni portano a liti rumorose nella maggior parte delle altre specie. Ma i bonobo sono piuttosto tolleranti, forse perché usano il sesso per distrarre l'attenzione e sciogliere le tensioni. In secondo luogo, il sesso si manifesta spesso tra i bonobo in contesti aggressivi che nulla hanno a che fare con il cibo. Un maschio geloso può cacciarne via un altro dalle vicinanze di una femmina, ma poi i due maschi si riavvicinano e si strofinano i testicoli. Oppure, dopo che una femmina ha aggredito un piccolo, la madre di questo può minacciare l'importuna, e questa azione è immediatamente seguita da uno strofinamento genitale tra le due adulte.
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Si può ben dire che l'arte della riconciliazione sessuale abbia raggiunto il suo vertice evolutivo tra i bonobo. Per questi animali, il comportamento sessuale è indistinguibile da quello sociale. Date le sue funzioni di pacificazione e di mediazione, non sorprende che tra i bonobo il sesso avvenga in così tante combinazioni di partner differenti, comprese quelle tra adulti e giovani immaturi. Il bisogno di coesistenza pacifica non è limitato, ovviamente, alle coppie di adulti eterosessuali.
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All'arrivo nella nuova comunità, le giovani femmine di bonobo di Wamba individuano una o due tra le femmine adulte che vi appartengono stabilmente, per stabilire con loro un rapporto speciale, per mezzo di frequenti GG rubbing e contatti fisici. Se queste contraccambiano, si stabiliscono legami stretti, e la nuova giovane femmina viene gradualmente accettata nel gruppo. Dopo aver messo al mondo il primo figlio, la sua posizione diviene più stabile e centrale; in seguito, il ciclo si ripete con nuove giovani migranti, che a loro volta cercheranno di stabilire buoni rapporti con la femmina ormai stabilita nel gruppo. Il sesso, dunque, facilita l'ingresso della nuova arrivata nella comunità delle femmine, che è molto più unita tra i bonobo che tra gli scimpanzé.
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Scontri seri tra gruppi di bonobo in libertà sono stati osservati, ma sembrano molto rari. Al contrario, sono stati documentati episodi di mescolamento pacifico, che includono sesso e contatti fisici reciproci, tra membri di quelle che appaiono chiaramente essere comunità diverse. Il fatto che i combattimenti tra gruppi diversi siano veramente rari può spiegare la scarsa importanza delle associazioni esclusivamente maschili. Piuttosto che sui legami maschili, la società dei bonobo sembra fondata sui legami tra femmine; addirittura, i maschi adulti che contano più sulle proprie madri che su altri maschi. Non fa meraviglia che Kano chiami le madri "il nucleo" della società dei bonobo.
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Se un bonobo maschio tenta di infastidire una femmina, tutte le femmine si schierano assieme per cacciare via l'importuno. Dato che le femmine, quando sono in gruppo, sembrano avere più successo nel dominare i maschi che quando stanno da sole, la loro stretta vicinanza e i frequenti contatti sessuali potrebbero rappresentare un modo per stabilire alleanze. Le femmine possono unirsi per competere con i maschi, che individualmente sarebbero più forti. Il fatto che non si comportino così solo in cattività è evidente nelle conclusioni dello zoologo Takeshi Furuichi sulle relazioni tra i sessi a Wamba, sito in cui i bonobo vengono attratti a uscire dalla foresta fornendo loro canne da zucchero. Solitamente, i maschi giungono per primi al luogo di distribuzione del cibo, ma rinunciano immediatamente alle postazioni privilegiate appena arrivano le femmine. Sembra quasi che i maschi arrivino prima non perché siano dominanti, ma perché hanno bisogno di mangiare qualcosa prima che sopraggiungano le femmine", riportava Furuichi ad un congresso a Strasburgo.
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Occasionalmente, la funzione del sesso in relazione al cibo è portata ancora oltre, situando i bonobo molto vicino agli umani nel loro comportamento. Alcuni antropologi - tra cui C. Owen Lovejoy della Kent State University and Helen Fisher della Rutgers University Occasionally - hanno ipotizzato che nella nostra specie il sesso sia parzialmente separato dalla riproduzione perché è utile per cementare tra maschi e femmine relazioni vantaggiose per entrambi. La capacità della femmina umana di accoppiarsi in qualunque momento del proprio ciclo, e il suo forte istinto sessuale, le hanno permesso di scambiare favori sessuali con l'impegno del maschio e con le sue cure alla prole, dando origine in tal modo alla famiglia nucleare.
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Allo zoo di San Diego, ho osservato la femmina Loretta che, quando era in uno stato sessualmente attraente, non esitava a corteggiare il maschio adulto del gruppo, Vernon, se questo era in possesso di cibo. Si avvicinava, si accoppiava con lui, e lanciava richiami acuti prendendo possesso del suo intero mucchio di foglie e rami. Quando invece Loretta non aveva i genitali rigonfi, aspettava fino a che Vernon non prendeva l'iniziativa di condividere il cibo. Il primatologo Suehisa Kuroda ha osservato "scambi" simili tra i bonobo in libertà a Wamba: "Una giovane femmina si era avvicinata a un maschio che stava mangiando della canna da zucchero; si accoppiarono in breve tempo, dopo di che la femmina prese uno dei due pezzi di canna che lui aveva, e se ne andò ".
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La specie è ben caratterizzata come egualitaria, centrata sulla femmina, e usa a sostituire il sesso all'aggressione.
Mentre nella maggior parte delle altre specie il comportamento sessuale costituisce una categoria ben distinta, nel bonobo esso è parte integrante di tutte le relazioni sociali - e non solo di quelle tra maschi e femmine. I bonobo fanno sesso praticamente in tutte le possibili combinazioni (anche se tali contatti sono inibiti tra parenti molto stretti). E le interazioni sessuali avvengono tra i bonobo più spesso che tra tutti gli altri primati. Nonostante la frequenza dell'attività sessuale, il tasso di riproduzione dei bonobo in natura è circa uguale a quello degli scimpanzé. Una femmina mette al mondo un solo piccolo alla volta, a intervalli di cinque o sei anni. I bonobo, dunque, condividono con la nostra specie almeno una caratteristica molto importante: una parziale separazione tra riproduzione e sessualità.
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Il sesso, è la chiave dell'intera vita sociale del bonobo. Le prime intuizioni che il comportamento sessuale del bonobo fosse diverso da quello di tutte le altre specie erano arrivate da osservazioni compiute in giardini zoologici europei. Ammantando le loro conclusioni con un pudico latino, i primatologi Eduard Tratz e Heinz Heck riportarono nel 1954 che gli scimpanzé di Hellabrun si accoppiavano more canum, mentre i bonobo more hominum. A quei tempi, la posizione faccia a faccia era considerata qualcosa di esclusivamente umano, anzi un'innovazione culturale che doveva essere insegnata alle popolazioni primitive (da cui il termine di "posizione del missionario". Questi primi studi, scritti in tedesco, furono ignorati dalla comunità scientifica internazionale. La sessualità "umana" del bonobo avrebbe dovuto essere riscoperta negli anni Settanta, prima di essere accettata come una caratteristica della specie.
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I bonobo si eccitano sessualmente con estrema facilità, ed esprimono questa eccitazione con una grande varietà di posizioni di accoppiamento e di contatti sessuali. Laddove gli scimpanzé non adottano quasi mai la posizione faccia a faccia, i bonobo in libertà lo fanno circa una volta su tre. Inoltre, l'orientamento frontale della vulva e del clitoride nel bonobo suggerisce fortemente l'idea che i genitali femminili siano adattati proprio per quella posizione.
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Un'altra somiglianza con gli umani è nella prolungata recettività sessuale della femmina. La fase di gonfiore dei genitali femminili, resa evidente da un rigonfiamento rosa che segnala la disponibilità ad accoppiarsi, persiste nel bonobo per una parte del ciclo molto più lunga che nello scimpanzé. Invece di esserlo solo per pochi giorni per ciclo, la femmina di bonobo è quasi sempre sessualmente attraente e attiva.
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Il comportamento sessuale più tipico del bonobo, mai documentato in nessun altro primate, è probabilmente il genito-genital rubbing tra femmine adulte. Una femmina rivolta verso un'altra si appiglia con braccia e gambe alla compagna che, sostenendosi con tutti e quattro gli arti a terra, la solleva dal suolo. Le due femmine quindi strofinano insieme i loro rigonfiamenti genitali muovendosi lateralmente, producendosi in smorfie e strilli che sono probabilmente indice di sensazioni orgasmiche (esperimenti di laboratorio condotti sui macachi tibetani hanno dimostrato che le donne non sono le uniche femmine di primate capaci di orgasmo fisiologico). Anche i bonobo maschi possono intrattenersi in forme di pseudoaccoppiamento, ma solitamente preferiscono un'altra variante. In piedi, schiena contro schiena, un maschio strofina velocemente il suo scroto contro il fondoschiena dell'altro. Praticano anche il cosiddetto penis-fencing, in cui due maschi si fronteggiano appesi ai rami strofinando insieme i loro membri eretti.
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La varietà dei contatti erotici tra i bonobo include sporadicamente il sesso orale, il massaggio dei genitali altrui e intensi baci di lingua. Tutto questo potrebbe dare l'impressione di una specie patologicamente ipersessuata, ma dopo centinaia di ore passate ad osservare i bonobo, si può dire che la loro attività sessuale è piuttosto casuale e rilassata. Sembra trattarsi di una componente completamente naturale della loro vita di gruppo. Come gli umani, i bonobo fanno sesso occasionalmente, non certo in continuazione Per di più, con la durata media di un accoppiamento di appena 13 secondi, il contatto sessuale tra i bonobo è molto rapido secondo gli standard umani.
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Ma la causa reale è probabilmente un'altra: la competizione. Ci sono almeno due ragioni per credere che l'attività sessuale sia la strategia del bonobo per evitare conflitti.
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Innanzi tutto, qualunque cosa, e non solo il cibo, che risvegli contemporaneamente l'interesse di più di un individuo, tende a sfociare in un contatto sessuale. Se due bonobo si avvicinano a una scatola di cartone che è stata gettata nel loro recinto, si montano velocemente prima di cominciare a giocarci. Tali situazioni portano a liti rumorose nella maggior parte delle altre specie. Ma i bonobo sono piuttosto tolleranti, forse perché usano il sesso per distrarre l'attenzione e sciogliere le tensioni. In secondo luogo, il sesso si manifesta spesso tra i bonobo in contesti aggressivi che nulla hanno a che fare con il cibo. Un maschio geloso può cacciarne via un altro dalle vicinanze di una femmina, ma poi i due maschi si riavvicinano e si strofinano i testicoli. Oppure, dopo che una femmina ha aggredito un piccolo, la madre di questo può minacciare l'importuna, e questa azione è immediatamente seguita da uno strofinamento genitale tra le due adulte.
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Si può ben dire che l'arte della riconciliazione sessuale abbia raggiunto il suo vertice evolutivo tra i bonobo. Per questi animali, il comportamento sessuale è indistinguibile da quello sociale. Date le sue funzioni di pacificazione e di mediazione, non sorprende che tra i bonobo il sesso avvenga in così tante combinazioni di partner differenti, comprese quelle tra adulti e giovani immaturi. Il bisogno di coesistenza pacifica non è limitato, ovviamente, alle coppie di adulti eterosessuali.
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All'arrivo nella nuova comunità, le giovani femmine di bonobo di Wamba individuano una o due tra le femmine adulte che vi appartengono stabilmente, per stabilire con loro un rapporto speciale, per mezzo di frequenti GG rubbing e contatti fisici. Se queste contraccambiano, si stabiliscono legami stretti, e la nuova giovane femmina viene gradualmente accettata nel gruppo. Dopo aver messo al mondo il primo figlio, la sua posizione diviene più stabile e centrale; in seguito, il ciclo si ripete con nuove giovani migranti, che a loro volta cercheranno di stabilire buoni rapporti con la femmina ormai stabilita nel gruppo. Il sesso, dunque, facilita l'ingresso della nuova arrivata nella comunità delle femmine, che è molto più unita tra i bonobo che tra gli scimpanzé.
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Scontri seri tra gruppi di bonobo in libertà sono stati osservati, ma sembrano molto rari. Al contrario, sono stati documentati episodi di mescolamento pacifico, che includono sesso e contatti fisici reciproci, tra membri di quelle che appaiono chiaramente essere comunità diverse. Il fatto che i combattimenti tra gruppi diversi siano veramente rari può spiegare la scarsa importanza delle associazioni esclusivamente maschili. Piuttosto che sui legami maschili, la società dei bonobo sembra fondata sui legami tra femmine; addirittura, i maschi adulti che contano più sulle proprie madri che su altri maschi. Non fa meraviglia che Kano chiami le madri "il nucleo" della società dei bonobo.
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Se un bonobo maschio tenta di infastidire una femmina, tutte le femmine si schierano assieme per cacciare via l'importuno. Dato che le femmine, quando sono in gruppo, sembrano avere più successo nel dominare i maschi che quando stanno da sole, la loro stretta vicinanza e i frequenti contatti sessuali potrebbero rappresentare un modo per stabilire alleanze. Le femmine possono unirsi per competere con i maschi, che individualmente sarebbero più forti. Il fatto che non si comportino così solo in cattività è evidente nelle conclusioni dello zoologo Takeshi Furuichi sulle relazioni tra i sessi a Wamba, sito in cui i bonobo vengono attratti a uscire dalla foresta fornendo loro canne da zucchero. Solitamente, i maschi giungono per primi al luogo di distribuzione del cibo, ma rinunciano immediatamente alle postazioni privilegiate appena arrivano le femmine. Sembra quasi che i maschi arrivino prima non perché siano dominanti, ma perché hanno bisogno di mangiare qualcosa prima che sopraggiungano le femmine", riportava Furuichi ad un congresso a Strasburgo.
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Occasionalmente, la funzione del sesso in relazione al cibo è portata ancora oltre, situando i bonobo molto vicino agli umani nel loro comportamento. Alcuni antropologi - tra cui C. Owen Lovejoy della Kent State University and Helen Fisher della Rutgers University Occasionally - hanno ipotizzato che nella nostra specie il sesso sia parzialmente separato dalla riproduzione perché è utile per cementare tra maschi e femmine relazioni vantaggiose per entrambi. La capacità della femmina umana di accoppiarsi in qualunque momento del proprio ciclo, e il suo forte istinto sessuale, le hanno permesso di scambiare favori sessuali con l'impegno del maschio e con le sue cure alla prole, dando origine in tal modo alla famiglia nucleare.
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Allo zoo di San Diego, ho osservato la femmina Loretta che, quando era in uno stato sessualmente attraente, non esitava a corteggiare il maschio adulto del gruppo, Vernon, se questo era in possesso di cibo. Si avvicinava, si accoppiava con lui, e lanciava richiami acuti prendendo possesso del suo intero mucchio di foglie e rami. Quando invece Loretta non aveva i genitali rigonfi, aspettava fino a che Vernon non prendeva l'iniziativa di condividere il cibo. Il primatologo Suehisa Kuroda ha osservato "scambi" simili tra i bonobo in libertà a Wamba: "Una giovane femmina si era avvicinata a un maschio che stava mangiando della canna da zucchero; si accoppiarono in breve tempo, dopo di che la femmina prese uno dei due pezzi di canna che lui aveva, e se ne andò ".
6 anni fa
Sesso e coronavirus, come evitare rischi: via libera se la coppia ha rispettato l'isolamento
Nella Fase 2 è permesso rivedere il partner anche se non convivente. I consigli su come vivere l'intimità nel massimo della sicurezza
Sesso e intimità sembrano stridere con l'emergenza coronavirus, dove il distanziamento sociale è l'arma principale per il contenimento del contagio. Da lunedì è iniziata la fase 2, che permette maggiore libertà di movimento per fare visita a parenti e congiunti, tra cui anche i partner non conviventi, dopo mesi di lockdown. Ma come riscoprire l'intimità in questo periodo evitando comportamenti che potrebbero mettere a rischio la propria salute e quella dell'altra metà? Dagli esperti della Società italiana di contraccezione (Sic) arrivano alcune raccomandazioni - riportate dall'Adnkronos - per vivere la sessualità in maniera serena.
Secondo la Sic ridurre le distanze fisiche "non significa che il rischio di contagio da Covid-19 sia diminuito o scomparso: tutt'altro. Sebbene pare sia molto remota la trasmissione del virus attraverso le secrezioni vaginali o il liquido seminale ? infatti soltanto in due studi il virus è stato trovato nei testicoli di un uomo e nel fluido vaginale di una donna ? bisogna comunque fare attenzione e proteggersi. Il preservativo, associato alla contraccezione ormonale, rappresenta sempre un'ottima arma anche di fronte a possibilità di rischio molto basse", afferma la Franca Fruzzetti, presidente Sic e responsabile dell?ambulatorio di Endocrinologia ginecologica dell?ospedale universitario Santa Chiara di Pisa. Per gli esperti "la fonte di maggior contagio restano la saliva e le secrezioni delle vie aere superiori. Il bacio può essere la via di trasmissione del Covid-19. Il rischio, tuttavia, è minimo se entrambi i partner hanno rispettato le indicazioni della fase 1 sulle norme di contenimento e di isolamento".
Sesso e coronavirus, il vademecum della Sic
1) Il partner più sicuro è qualcuno con cui si vive o si è convissuto prima dell'isolamento;
2) Il bacio può essere la via di trasmissione del Covid-19. Ma niente paura se la coppia ha rispettato le indicazioni della fase 1;
3) Prestare maggiore attenzione all'igiene intima, prima e dopo i rapporti sessuali;
4) Meglio evitare rapporti sessuali o contatti stretti se uno dei due partner è malato o se è risultato positivo al coronavirus. In questo caso seguire le norme generali di isolamento domiciliare;
5) E' bene evitare rapporti occasionali non protetti. Sebbene pillola e preservativo proteggano da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate, non difendono dal Covid.
6) Il rapporto orale/genitale potrebbe diffondere il Covid-19. Esistono in commercio presidi in lattice usualmente utilizzati come barriera tra la bocca e l'ano o la vagina, efficaci per prevenire infezioni orali, vaginali o anali;
7) Le coppie a distanza possono provare con il 'sexting', ossia lo scambio di messaggi con contenuti erotici. Fare, però, molta attenzione al rischio 'revenge porn';
8) Per qualsiasi dubbio fare sempre riferimento al proprio medico o specialista.
Nella Fase 2 è permesso rivedere il partner anche se non convivente. I consigli su come vivere l'intimità nel massimo della sicurezza
Sesso e intimità sembrano stridere con l'emergenza coronavirus, dove il distanziamento sociale è l'arma principale per il contenimento del contagio. Da lunedì è iniziata la fase 2, che permette maggiore libertà di movimento per fare visita a parenti e congiunti, tra cui anche i partner non conviventi, dopo mesi di lockdown. Ma come riscoprire l'intimità in questo periodo evitando comportamenti che potrebbero mettere a rischio la propria salute e quella dell'altra metà? Dagli esperti della Società italiana di contraccezione (Sic) arrivano alcune raccomandazioni - riportate dall'Adnkronos - per vivere la sessualità in maniera serena.
Secondo la Sic ridurre le distanze fisiche "non significa che il rischio di contagio da Covid-19 sia diminuito o scomparso: tutt'altro. Sebbene pare sia molto remota la trasmissione del virus attraverso le secrezioni vaginali o il liquido seminale ? infatti soltanto in due studi il virus è stato trovato nei testicoli di un uomo e nel fluido vaginale di una donna ? bisogna comunque fare attenzione e proteggersi. Il preservativo, associato alla contraccezione ormonale, rappresenta sempre un'ottima arma anche di fronte a possibilità di rischio molto basse", afferma la Franca Fruzzetti, presidente Sic e responsabile dell?ambulatorio di Endocrinologia ginecologica dell?ospedale universitario Santa Chiara di Pisa. Per gli esperti "la fonte di maggior contagio restano la saliva e le secrezioni delle vie aere superiori. Il bacio può essere la via di trasmissione del Covid-19. Il rischio, tuttavia, è minimo se entrambi i partner hanno rispettato le indicazioni della fase 1 sulle norme di contenimento e di isolamento".
Sesso e coronavirus, il vademecum della Sic
1) Il partner più sicuro è qualcuno con cui si vive o si è convissuto prima dell'isolamento;
2) Il bacio può essere la via di trasmissione del Covid-19. Ma niente paura se la coppia ha rispettato le indicazioni della fase 1;
3) Prestare maggiore attenzione all'igiene intima, prima e dopo i rapporti sessuali;
4) Meglio evitare rapporti sessuali o contatti stretti se uno dei due partner è malato o se è risultato positivo al coronavirus. In questo caso seguire le norme generali di isolamento domiciliare;
5) E' bene evitare rapporti occasionali non protetti. Sebbene pillola e preservativo proteggano da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate, non difendono dal Covid.
6) Il rapporto orale/genitale potrebbe diffondere il Covid-19. Esistono in commercio presidi in lattice usualmente utilizzati come barriera tra la bocca e l'ano o la vagina, efficaci per prevenire infezioni orali, vaginali o anali;
7) Le coppie a distanza possono provare con il 'sexting', ossia lo scambio di messaggi con contenuti erotici. Fare, però, molta attenzione al rischio 'revenge porn';
8) Per qualsiasi dubbio fare sempre riferimento al proprio medico o specialista.
5 anni fa
Io oltre al carcere,anche il ripristino dell opera a carico,come per chi imbratta i monumenti con le varie scritte ti amo 😄
5 anni fa
"Covid party“
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La morte del trentenne che voleva "sperimentare" se il coronavirus fosse reale o una "bufala" ha fatto scattare l'allarme in Texas e in altre zone degli Stati Uniti.
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Perché la vittima aveva partecipato a San Antonio a uno di quei "Covid party" organizzati un po' ovunque, dall'Alabama alla Florida, e aperti anche e soprattutto ai contagiati: il primo che prende il virus, vince un premio in denaro. Senza mascherina e rispetto del distanziamento di sicurezza, queste feste hanno contribuito a diffondere l'epidemia.
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Molte persone stanno mettendosi alla prova, trasformando i party in "esperimenti" per vedere se restano contagiati. In Michigan si sono registrati 43 nuovi casi tra i partecipanti a una di queste feste che si sono svolte per celebrare il 4 Luglio, giorno dell'Indipendenza americana.
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Le persone contagiate hanno un'età tra i 15 e i 25 anni. Altri casi positivi sono risultati tra i partecipanti del party a cui aveva partecipato il trentenne, di cui non è stata fornita l'identità. La vittima, poco prima di morire, aveva confessato a un'infermiera il suo errore: "Pensavo che questo virus fosse una truffa, ma non lo era".
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La morte del trentenne che voleva "sperimentare" se il coronavirus fosse reale o una "bufala" ha fatto scattare l'allarme in Texas e in altre zone degli Stati Uniti.
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Perché la vittima aveva partecipato a San Antonio a uno di quei "Covid party" organizzati un po' ovunque, dall'Alabama alla Florida, e aperti anche e soprattutto ai contagiati: il primo che prende il virus, vince un premio in denaro. Senza mascherina e rispetto del distanziamento di sicurezza, queste feste hanno contribuito a diffondere l'epidemia.
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Molte persone stanno mettendosi alla prova, trasformando i party in "esperimenti" per vedere se restano contagiati. In Michigan si sono registrati 43 nuovi casi tra i partecipanti a una di queste feste che si sono svolte per celebrare il 4 Luglio, giorno dell'Indipendenza americana.
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Le persone contagiate hanno un'età tra i 15 e i 25 anni. Altri casi positivi sono risultati tra i partecipanti del party a cui aveva partecipato il trentenne, di cui non è stata fornita l'identità. La vittima, poco prima di morire, aveva confessato a un'infermiera il suo errore: "Pensavo che questo virus fosse una truffa, ma non lo era".
5 anni fa
Una volta si diceva,no martini no party,adesso no covid,maah della serie c'e gente che sta troppo bene ed ha bisogno di ammalarsi,che imbecilli.
5 anni fa
Ai tempi sono uscito anche con due donne,non mi hanno violentato,però che peccato 😒,beh non ho mai usato violenza con le donne,però mi piacerebbe che abusassero di me, booh so strano 😄
5 anni fa
Ogni abuso fa schifo.
Ogni prevaricazione fa schifo.
I maltrattanti vanno isolati a prescindere dal genere.
Non essere creduti fa schifo, sia perché l’altro pensi che se la sia cercata sia che creda che l’abusato menta perché per genere non può essere vittima.
Ma un mondo senza muro contro muro sarà mai possibile?
Senza sessismo di nessun tipo?
Ogni prevaricazione fa schifo.
I maltrattanti vanno isolati a prescindere dal genere.
Non essere creduti fa schifo, sia perché l’altro pensi che se la sia cercata sia che creda che l’abusato menta perché per genere non può essere vittima.
Ma un mondo senza muro contro muro sarà mai possibile?
Senza sessismo di nessun tipo?
5 anni fa
È su quello che si deve lavorare Alex.Quotato da alexwriters,Credo che sia ancora utopia, purtroppo.Quotato da velvetMorgana,Ogni abuso fa schifo.
Ogni prevaricazione fa schifo.
I maltrattanti vanno isolati a prescindere dal genere.
Non essere creduti fa schifo, sia perché l’altro pensi che se la sia cercata sia che creda che l’abusato menta perché per genere non può [...]
La decimazione degli stereotipi di genere.
L’uguaglianza fra le persone.
Magari i miei nipoti, un giorno...
5 anni fa
Singolo
Sardegna, Olbia Tempio
Sardegna, Olbia Tempio
My two cents. Si sono fatti dei passi in avanti, ma la strada è ancora lunga. Rimangono ancora tante piccole sacche di territorio con retaggi culturali piuttosto arcaici e la società nel suo evolversi ha modificato le forme in cui il potere viene utilizzato ovviamente, ancora in misura molto maggioritaria da parte di uomini sulle donne in ogni ambito. Dal lavoro alla famiglia che sia.Quotato da alexwriters,Credo che sia ancora utopia, purtroppo.Quotato da velvetMorgana,Ogni abuso fa schifo.
Ogni prevaricazione fa schifo.
I maltrattanti vanno isolati a prescindere dal genere.
Non essere creduti fa schifo, sia perché l’altro pensi che se la sia cercata sia che creda che l’abusato menta perché per genere non può [...]
5 anni fa
Sperem ❤️Quotato da alexwriters,C'é chi ci lavora e chi continua a spargere odio.Quotato da velvetMorgana,
È su quello che si deve lavorare Alex.
La decimazione degli stereotipi di genere.
L’uguaglianza fra le persone.
Magari i miei nipoti, un giorno...
Pensa solo che qualche giorno fa nella mia città dei bigotti di... Hanno manifestato CONTRO la proposta di legge contro l'omofobia.!!!!
Come si fa a non capire che precetti religiosi non possono interferire con lo stato civile. Nessuno scende in piazza per protestare contro chi ha fede.
Quindi non sono così ottimista, spero nelle nuove generazioni, nella loro "fluidità" e refrattarietà agli schemi, soprattutto nell'esprimere se stessi, nella loro interezza (personalità, sessualità), sempre che non vengano traviati fin da implumi da integralisti di ogni sorta.
5 anni fa
Dream, Bello averti di nuovo quiQuotato da dreamofthebluturtles,My two cents. Si sono fatti dei passi in avanti, ma la strada è ancora lunga. Rimangono ancora tante piccole sacche di territorio con retaggi culturali piuttosto arcaici e la società nel suo evolversi ha modificato le forme in cui il potere viene utilizzato ovviamente, ancora in misura molto maggioritaria da parte di uomini sulle donne in ogni ambito. Dal lavoro alla famiglia che sia.Quotato da alexwriters,
Credo che sia ancora utopia, purtroppo.
5 anni fa
Singolo
Sardegna, Olbia Tempio
Sardegna, Olbia Tempio
Sei sempre gentile. Grazie Velvet 🙂 💋Quotato da velvetMorgana,Dream, Bello averti di nuovo quiQuotato da dreamofthebluturtles,
My two cents. Si sono fatti dei passi in avanti, ma la strada è ancora lunga. Rimangono ancora tante piccole sacche di territorio con retaggi culturali piuttosto arcaici e la società nel suo evolversi ha modificato le forme in cui il potere viene utilizzato ovviamente, ancora in misura molto maggioritaria da parte di uomini sulle donne in ogni ambito. Dal lavoro alla famiglia che sia.
5 anni fa
"Como, sesso sulla barca in mezzo al lago: coppietta di amanti focosi nei guai. Il video diventa virale sui social" 😋 😋 Non si può proprio stare in pace. Sarà qualcuno di A96, mi chiedo. 😁
Non puoi scrivere sul Forum finchè non avrai completato il tuo profilo!.

