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Lui & Lei

La Cameriera Disgustosa


di Membro VIP di Annunci69.it SnickersVeins
16.05.2024    |    7.383    |    3 9.7
"Il mini bar non funzionava e aprimmo due peroni calde, tanto per rompere il velo di imbarazzo che si era creato..."
Questo racconto riporta fatti e situazioni realmente accaduti.

Il treno che mi avrebbe condotto a destinazione aveva già accumulato più di un’ora di ritardo. Guardavo con sguardo perso le anonime campagne che scorrevano rapide fuori dal finestrino, pensando a quell’ennesimo viaggio di lavoro che mi avrebbe tenuto lontano da casa per i prossimi 3 giorni.
Negli ultimi mesi, il lavoro era divenuto un susseguirsi serrato di spostamenti, meeting, appuntamenti e fiere; la stanchezza iniziava ad affiorare, nonostante i miei 30 anni e nonostante il mio nuovo e stimolante ruolo in azienda.
I miei pensieri assorti vennero interrotti dal vociare di un gruppo di ragazzi e tornando con lo sguardo nel vagone, notai due persone sedute dalla parte opposta del corridoio. Lei una donna sui 40 anni, mora, avvenente, con una scollatura pronunciata 3 ogni forma al punto giusto. Davanti e lei sedeva un ragazzone paffuto e sudaticcio, con delle grosse cuffie collegate a un tablet. Osservandoli per un po’ notai come il ragazzi tendesse a toccarsi a ogni movimento distratto della donna. Era visibile eccitato e dire il dove ne aveva ben donde. Non fui particolarmente colpito sa quella scena, ma mi diede lo spunto per ricordare che era già passato un pezzo dall’ultimo incontro sessuale, più che altro erano stati proprio il tempo a mancare.
Pensai che arrivato in hotel, avrei dovuto prendermi cura anche di questo aspetto.

L’hotel si trovava in una zona collinare Emiliana, così decisi di prendere a noleggio un auto in stazione e, maledicendo l’ufficio prenotazioni, mi avviai fuori dal centro città.
Il paesino, seppur curato, appariva un classico luogo dove il più giovane abitante poteva tranquillamente avere 40-45 anni dilaniato da noia e crack. Un parchetto, un hotel, due ristoranti, un pub e una farmacia…neanche la chiesa aveva osato tanta austerità.
Dopo aver parcheggiato e raggiunto la reception, una pallidissima signora con un caschetto giallo bile mi porse un mazzo di chiavi, di quelli da 1 kg e mezzo.
Senza opinare, mi diressi verso il corridoio, dove la moquette bordeaux con involontarie sfumature panna, rappresentava lo squallido cammino verso una camera tristemente più tetra di ogni nera previsione.
Posso affermare con disinteressata sincerità di non sono un maniaco del controllo e della pulizia negli hotel; non controllo lenzuola, asciugamani, polvere o macchie di solitarie sborrate (mi sono infilato in posti peggiori in passato e no, non in senso lato, proprio infilato fisicamente intendo) ma una cosa mi fa veramente schifo…i telecomandi delle TV, non chiedetemi perché ma è così.
Stanco e con l’idea di dover affrontare dei ritmi intensi nei giorni a seguire, sarei volentieri svenuto sul letto ma i morsi della fame assalirono il mio stomaco. Entrando in hotel avevo scorto un piccolo ristorante interno e così decisi di scendere e di farmi avvelenare per rendere la nottata più piacevole.
Entrai e mi venne incontro una signora, probabilmente la proprietaria che mi rivolse un saluto cortese.
Chiesi se c’era posto (il mio cavallo di battaglia tra le battute destinate ai ristoranti vuoti) - non colse l’ironia e si precipitò a indicarmi un tavolo non lontano dall’unica coppia di clienti presente.
Al tavolo, mi raggiunse una cameriera piuttosto giovane che mi porse il menu e mi porto dell’acqua. La ragazza, di probabili origini sudamericane era quasi fuori luogo in quel funereo contesto. Capelli lunghi neri, pelle ambrata e occhi grandi, labbra carnose e un sorriso niente male…il tutto condito da un fisico magro e un lato b dalla tipica conformazione latina…ca va sans dire.
Era già la seconda “scossa” della giornata che avvertivo nel basso ventre, ultimamente trascurato, ma fame e sonno sgomitavano tra i bisogni primari.
Presi del vino, chi beve da solo si strozza, penserete voi, ma avevo necessità di quel tepore e lieve spensieratezza che solo il vino può offrirti.
Mentre soddisfacevo uno dei bisogni primari di cui sopra, alzai lo sguardo e rimasi sorpreso nel vedere una seconda cameriera, fino a ora nascosta probabilmente per il poco lavoro ai tavoli.
A differenza della sua collega, era piuttosto bassina e in carne, capelli unti legati in una coda con meches chiare su base scure; il seno che si intravedeva dalla t-shirt appariva molto prosperoso ma con un’irreversibile caduta verso il basso e il lato b era enorme e strizzato in un jeans nero che ne le limitava i movimenti.
Quella visione, nonostante fosse oggettivamente disgraziata, rese quella terza “scossa” molto più vibrante.
Potete immaginare la mia sorpresa nel provare una pulsione molto impetuosa verso una donna poco avvenente che aveva superato di gran lunga i 50 anni.
Quando incrociai il suo sguardo le feci un cenno e si avvicinò. Dopo averle chiesto un caffè con una battuta le chiesi se fosse tutte le sere così tranquillo, di dove fosse originaria etc, insomma le solite cazzate per attaccare bottone.
Aveva a ragion del vero dei grandi occhi verdi ma tutto il resto era molto poco appetibile…eppure in quelle poche battute, quelle tette cadenti, quelle labbra sottili e segnate e quel culone basso e tozzo mi provocarono una pesante eccitazione.
Non era di molte parole e certamente non sapevo se e come spingermi oltre e decisi di lasciar perdere; pagai e tornai in camera, lasciando spazio all’immaginazione e dedicandogli una copiosa e prolungata sborrata.

L’indomani, a mente libera (e non solo) la giornata scivolò rapida ma piena di impegni tanto da dover rimanere a cena con dei clienti e ritornare in hotel poco dopo le 23.
Entrando vidi la due cameriere impegnate a sistemare i tavoli del ristorante in chiusura. Decisi di fermarmi al tristissimo bar dell’hotel per un whisky di basso livello. Dopo un paio di bicchieri, pensai che dovevo provare a fare qualcosa che non avrei mai immaginato prima.
Vidi la cameriera indossare il cappotto e uscire, fermandosi poco dopo per accendere una sigaretta.
Usci e la salutai, ricevendo un cenno sommesso.
Iniziai, con l’aiuto dell’alcol, a chiederle più informazioni e raccontando parte della mia vita.
Scoprii che era di nazionalità portoghese e viveva in Italia da molti anni; era finita in quel buco per amore, dopo aver girato molte città, e dopo la separazione rimase comunque li a vivere.
Aveva 58 anni e nonostante la conclamata bruttezza mi eccitava senza moltissimo e alcun senso.
Presi coraggio e le chiesi se volesse bere qualcosa; inizialmente rifiutò a causa della lunga giornata di lavoro e degli abiti inadeguati ma dopo aver insistito, accettò.
Proseguimmo chiacchierando del più e del meno per un ora fino alla chiusura del bancone del bar.
Ero piuttosto brillo e preso dall’eccitazione le offrii di terminare la serata dando fondo al mio mini bar.
Accettò con non molta convinzione e ci dirigemmo verso la camera.
Il mini bar non funzionava e aprimmo due peroni calde, tanto per rompere il velo di imbarazzo che si era creato.
Seduti al bordo del letto, dopo qualche frase di circostanza, presi coraggio e la baciai; si finse sorpresa ma dopo poco fece spazio alla mia lingua che incontrò la sua con un sapore stantio di alcol e tabacco.
Ero eccitatissimo e anche lei sembrava scaldarsi…le tolsi la maglia, un odore di sudore mi pervase; il reggiseno reggeva due tette grosse e penzolanti con uno sbuffo di pelo che si intravedeva sotto le ascelle.
Rimasi anche io senza maglia e piano piano le tolsi il reggiseno e i jeans. Il seno era molto grosso, ma completamente rivolto verso il basso; il culo con mia grande sorpresa era solcato da un minuscolo tanga che spariva tra quelle chiappe enormi e solcate da profondi buchi di cellulite. La distesi sul letto e mi fiondai su quel culone bianco e sudato, allargando le chiappe e iniziando a leccare con foga. La girai e mi dedicai alla sua vagina pelosa e dall’aroma pungente. Leo gemeva, forse era molto tempo che non veniva sfiorata, al punto che la sua eccitazione si fece liquida e calda.
Il mio pisello era sul punto di sfondare i pantaloni; lei prese l’iniziativa mi spoglio completamente e iniziammo un soffocante 69.
Era stesa su di me e inizio a succhiarmi con foga mentre io affondavo tra le sue chiappone. Poco dopo mi alzai e la misi al bordo del letto, posizionandola con il culone all’insù. Affondai il cazzo pulsante in quella voragine bagnata e pelosa, spingendo con foga. Lei parlava in portoghese e gemeva come una scrofa, riempita di cazzo giovane e audace con le mammelle che sobbalzavano dietro dei canditi rotoli di grasso.
Quasi colta da tremore, il respiro si fece ancora più affannoso, segnale che era nel mezzo di un orgasmo prepotente e insperato. Anche io ero ormai sul punto di esplodere, cosi la girai e infilai il cazzo tra quei tettoni morbidi e cadenti. Lei mi assecondò, strizzandole intorno alla violacea cappella che poco dopo emise dei bollenti fiotti di sborra che le inondarono le tette, il viso e i capelli.
Ripreso fiato, ancora incredulo mentre lei rimase ferma a guardarmi, probabilmente con il medesimo tasso di incredulità per quello che era appena successo.
Ero attratto da quella donna, più di 20 anni più grande di me e fuori da ogni canone estetico…le chiesi di rivederci la sera successiva, mentre rivestitasi si dirigeva alla porta; aveva ancora la sborra nei capelli ed emanava un aroma di sudore, umori e cazzo selvaggio…lei annuì senza parlare e senza sapere che avrei abusato del suo grosso, grasso culone vergine…(continua)
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