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Lui & Lei

Soft


di Membro VIP di Annunci69.it Dacom70
26.02.2019    |    1.118    |    0 6.7
"Prego solo che questo suplizio non abbia mai fine, appagato solo dalla tua presenza che sento muoversi sinuosa..."
“Cala questo sipario
Perdo di me stesso
vivo nel riflesso”

Una commedia andata avanti per quasi due mesi fatta di messaggi, poche telefonate, qualche foto che mi concedeva solo raramente e comunque mai esplicite. Un paio di scarpe nere con tacchi vertiginosi, guanti di seta, un piede con le unghie ricoperte da uno smalto perlato, viola. Solo una volta ho potuto fantasticare sul suo aspetto fisico attraverso una foto che ritraeva una spalla sulla quale era evidente un tatuaggio che rappresentava un nodo, era un nodo piano, lo conoscevo. Ora questa commedia finalmente è giunta alla fine, sono qui seduto su un divano in una sera calda, afosa, stavo sudando, ero solo ad aspettarla in questa stanza spoglia, io ed il divano nemmeno troppo comodo. Ho perso la cognizione del tempo, non ero io, non ero presente, non c'era la realtà, la materia, la ragione. Ero allerta con tutti i miei sensi che cercavano di interpretare ogni piccolo rumore attorno, immaginando la sua apparizione il suo gioco con le sue regole. Vivevo solo nel riflesso della sua mente come un enigma da risolvere per passare al livello più alto, per meritarla, per averla.

“Immagine del tuo corpo
come terra sconosciuta
pioniere di una notte”

Una porta che si apre davanti a me, lascia entrare un alone di luce tenue, rossa, dall'altra parte. Una figura di donna ferma sull'uscio con le gambe leggermente divaricate, ai piedi le scarpe nere con i tacchi, le braccia distese lungo i fianchi con le mani fasciate dai guanti di seta, non riuscivo a distinguerne il colore. Era la prima volta che la vedevo, mi sembrava alta, più alta di me, un bel fisico, era nuda, vedevo la luce giocare tra le sue gambe, la guardavo avidamente, ero lì per questo, ero un esploratore in missione per una notte. Guidato dalle sue frasi enigmatiche, dalla sua voce, quasi un sussurro, dai suoi capricci per farmi desistere ed ottenere esattamente l'effetto contrario. Ti ho trovato ed ora devo scoprirti accecato dalla curiosità, dall'orgoglio di esserci riuscito nonostante tutto.

“Esplorando con l'istinto
la ragione non ha luogo
provo il tocco sulle labbra”

Sento i suoi passi che si avvicinano, uno, due, tre, ero teso, tutti i sensi allerta, il cuore che scandiva il tempo e la frenetica corsa del sangue dentro le vene. Le gocce di sudore che imperlavamo la mia fronte scendevano lente seguendo il letto di un fiume immaginario sul mio viso.
La sento girare attorno al divano, la seguo con lo sguardo, la luce fioca della porta, rimasta aperta rifletteva sui glutei che seguivano il movimento delle sue gambe, calcolato, deciso, cammina dietro al divano e si ferma alle mie spalle. Sono in balia degli eventi che non sono scritti, dell'imprevisto, dell'incognito. Non ho potuto fare programmi ed ora non ho un piano. Qui non serve la ragione, non è il momento, qui non servono le risposte, non esistono per lei. Ricominciano i passi, la vedo alla mia destra, finalmente viene da me, in piedi, una statua dai fini lineamenti dove nulla è fuori posto si ferma davanti a me, si china, penso, spero che mi voglia baciare ed io ero pronto ad accogliere la sua bocca ma con il suo dito si frappone tra il mio desiderio e i suoi piani poi un sibilo sussurrato come monito a stare fermo e le sue parole come schiaffi -: Non toccarmi altrimenti finisce tutto:-

“Conseguenza primordiale
una tela da riempire
con l'umore e il tuo sapore”

Sento il terrore causato dallo sconforto di non poter liberare tutto quell'accumulo di energie che senza il volere della mente spinge da dentro, non lascia spazio al fiato, occupa il tuo corpo che vorrebbe esplodere. Un animale chiuso in gabbia che non vede l'ora di dimostrare la sua potenza, costretto a fantasticare sulle linee del suo corpo, di immergersi dentro al solco del seno, di ubriacarsi del suo odore, di leccare il suo sudore, di perdersi nella culla morbida del suo addome e di tuffarsi dalle lunghe gambe per precipitare nell'abisso, senza rete, senza un domani. La vita poteva essere solo qui, adesso. Mi ritrovo a combattere contro me stesso a reprimere la mia voglia che cresceva indomita con la speranza di incorniciare l'ultimo quadro di un ritratto di donna che rimarrà sospeso tra le molteplici varianti che ne deformano il soggetto. Sei qui, davanti a me che ti lasci guardare consapevole della mia frustrazione, mentre sfili un guanto mettendo a nudo la tua mano come se fosse un tesoro da custodire tra i tuoi segreti. Sei nuda, ma quella mano ha rapito la mia attenzione, mentre si sposta a cercare il collo e seguire le linee che ti portano al seno. Voglio essere la tua mano, io sono la tua mano.

“Non il corpo ne parole
solo luce di energia
poi calore che ci fonde”

Che fai ora? Vedo tendersi i tuoi muscoli mentre sfiori la tua pelle. Perchè fai questo, ti avvicini con il viso, il guanto stretto tra le tue labbra, lo prendi, scivola sulla lingua e lo appoggi sulla mia bocca che cerca il tuo sapore. No, non bendarmi ti prego, ti giuro che non ti tocco, non sparire. Il gioco diventa crudele, seduto su un divano con gli occhi oscurati da un guanto di seta a negarmi la vista, l'unica cosa a cui rimanevo aggrappato mentre il corpo supplicava le sue attenzioni. Solo il silenzio mi confermava la sua presenza. Altri sensi entrano in gioco, la musica dei suoi respiri, l'odore della sua voglia, il calore di una donna che giocava, felice di farmi impazzire. Ora sei vicino quasi a sfiorarmi poi ti allontani a contemplare la mia eccitazione, un soffio vicino al collo, mi fece trasalire, aria bollente come il garbino su una spiaggia deserta e le sue dita sulla mia bocca. Uno spasmo per la sorpresa di sentire la sua pelle su di me anche solo un dito che seguiva il mento fino al collo poi giù a cercare il bottone della camicia, era lava incandescente che tracciava un solco indelebile ed io esausto per lo sforzo di rimanere immobile per la paura di perderla di non sentire più il suo calore ora così vicino tanto da fondersi con il mio a formare un unica bolla di energia dove il buio diventa luce.

“Non il cuore ne la mente
simo soli in un momento
navighiamo dentro al vento”

Non so nulla di te, che mi offri discreta solo quello che vuoi condividere, piccole attenzioni mentre slacci lenta la mia camicia. Ogni bottone rappresenta un muro da superare per il mio autocontrollo, per cosa poi? Non esiste ragione ne uno scopo, non è un atto d'amore da concepire con la mente per arrivare al tuo cuore, non sono in grado. Prego solo che questo suplizio non abbia mai fine, appagato solo dalla tua presenza che sento muoversi sinuosa. Sei seduta sulle mie gambe con le mani sulle spalle a farmi scivolare la camicia, giù, ogni tuo movimento viene registrato dal mio udito, dalla mia pelle, dal mio olfatto, sono un animale, seguo l'istinto. Finalmente mi prendi le mani, un segnale per farmi entrare dentro al tuo mare, navigando sulle onde del tuo corpo, dune di sabbia fine che si lasciano modellare dal vento dei nostri respiri. Siamo soli nel nostro momento. .
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