Siamo 534.310         Online 38.583
   Iscriviti
Lui & Lei

VIOLA


di Membro VIP di Annunci69.it Maxfive55
06.03.2019    |    3.282    |    4 8.9
"Per legarle i polsi e le caviglie alla sedia..."
Viola ha 23 anni, e non si chiama Viola.
Viola è il colore dei suoi occhi; occhi ninja, affilati come la katana di un samurai; pupille laser, di quelle capaci di farti sentire Rocco sfonda Praga o il vomito di un ratto, a seconda di come te li imposta addosso.
Belle da far schifo.
Quindi Viola va bene come nome, rende l’idea.
Viola è piuttosto figa e lo sa; magra e tonica per gli anni di danza classica da bimba e da cinna, un bel seno naturale che non sospetteresti mai essere una terza piena quando lo libera dalla stoffa, caviglie e polsi perfetti, una bocca che sembra disegnata da Leonardo Da Vinci dopo una botta di Viagra e un culo che non parla, canta opera lirica.
Viola ha tre tatuaggi: un maori sull’inguine, a tre dita esatte dalla passera nuda, un sole azteco sulla nuca alla base del collo e una farfalla appena sopra il culo, quello cantante.
Abbiamo gia scopato io e Viola, una volta, alla fine di un concerto in un locale del mantovano che si chiama ****** nel quale ho fatto alcune date con una delle mie band, nutrendo il lato oscuro della mia anima bicolor che quando cala il sole si libera dalle manette dei completi e delle cravatte e pretende il suo tributo di linfa liquida costringendomi a salire ancora sui palchi con la chitarra tra gli artigli.
In realtà la conoscevo gia di vista, perché Viola è la compagna di un mio collega, un coetaneo borioso, pieno di sè e di moneta, che un paio di anni fa si è separato per potersela scopare H24, quando all’epoca lei si divideva tra le aule di università della facoltà di lingue e i set fotografici di qualche campagna pubblicitaria di serie B.
Il problema è che a Viola non piace concedere l’esclusiva della passera, come mi ha detto ridendo, completamente bevuta, mentre le sfilavo il perizoma fradicio sul sedile posteriore della mia macchina, in quel dopo live.
Fatto sta che il collega da tempo la riempie di attenzioni e di regali, ma a letto, come dire, pare proprio che non regga la reputazione che mantiene in piazza, dove si fa passare per uno squalo di media taglia.
E per una come lei questo tende a diventare un problema.
Perché Viola è una tipica F.A.M. (Femmina ad Alto Mantenimento), una che ti procura un certo tot percento di brividi, ma che in cambio esige una assoluta mancanza di noia forevvah-ennevah.
Quindi Viola mi ha detto di voler giocare.
E di voler rischiare: perché con il rischio lei si bagna di piu.
Ecco perché Viola oggi è venuta nel mio studio alle 14,30 precise, seguendo le mie istruzioni al millimetro.
Si è presentata con un soprabito leggero, sopra al ginocchio, scarpe di Costume Nationale decolleté tacco 12, in tinta, niente calze e considerando che siamo alla fine di Marzo è una bella prova, perché fuori tira vento ed è un vento freddo.
Infatti ha le gambe gelide.
Sotto al soprabito, niente. Solo i suoi tatuaggi.
Secondo le istruzioni ha dovuto parcheggiare dietro al teatro che sta in Piazza, e farsela a piedi fino al mio studio, il che significa oltre un chilometro con la passera e i capezzoli che le sfioravano il tessuto del soprabito, mentre passava davanti ai tavolini dei bar della piazza pieni di gente ignara del fatto che lei li stesse incrociando essendo nuda sotto e diretta in un posto nel quale, di li a breve, si sarebbe fatta montare e magari altro, molto altro…..
Viola è brava e segue bene le istruzioni, si vede che sa stare al gioco.
Infatti da quando le apro a quando la faccio accomodare sulla sedia di pelle al centro della mia stanza nello studio lei non apre bocca.
Perché una delle regole del gioco di oggi è che deve stare assolutamente in silenzio per tutto il tempo.
Le sfilo il soprabito che finisce sul divanetto.
Cazzo, va ammesso che è davvero bella; Ha freddo, i suoi capezzoli sono due chiodi irriverenti, pulsanti che ti sfidano ad essere messi sotto i polpastrelli.
Le prendo una mano e la faccio girare su se stessa fino a farle appoggiare i palmi sulla scrivania di cristallo.

Il suo culo cosi è un’opera d’arte oscena.
Le faccio appoggiare gli avambracci sulla scrivania, facendo attenzione che i palmi delle mani restino perfettamente in aderenza con il vetro del ripiano.
In questo modo deve inarcare la schiena e alzare il culo, lasciando che la passera si schiuda.
La osservo da dietro, in leggera controluce, sulla micia che spunta tra le due metà di quella perfetta pesca di carne brilla per un attimo il riflesso di una minuscola perla liquida che le bacia la fessura.
Viola è decisamente eccitata, il suo lubrificante naturale sussurra per lei.
Faccio passare le mie dita lungo la schiena scendendo molto lentamente fino all’apertura del culo, che sfioro appena provocandole un piccolo brivido.
Mentre organizzavamo questo gioco lei mi ha detto al cellulare che il suo fantaculo è vergine e che vuole che sia io ad aprirglielo per la prima volta.
Deve essere cosi perché circolano voci da retrobar secondo le quali il suo moroso-collega-borioso sono mesi che insiste per averlo, rompendole il cazzo esmuccespossibol, riempiendola di regali per ottenere in cambio l’entrata trionfale in quel paradiso di architettonica porno, ma invano: secondo il punto di vista di Viola lui con i suoi regali può comprarsi la sua passera, ma non il piu sacro dei suoi buchi, quindi ha deciso di darlo a me per primo, proprio perché sa che lo detesto, proprio per ribadirgli, senza dirglielo in faccia, che lei si può comportare da puttana come, quando e con chi vuole, ma che la vera puttana, in fondo, è lui.
Vedremo piu avanti, lo scopo del gioco di oggi non è comunque quello.
Le infilo con estrema lentezza due dita nella passera; sembra di infilarli nella panna montata.
Nonostante il freddo fuori ed il fatto che lei è completamente nuda nella stanza, la sua fica è bella fradicia. Si vede che la passeggiata sotto i portici e la situazione la stanno sciogliendo come immaginavo.
Tolgo le dita, la faccio alzare, un rapido bacio per assaporare la sua lingua, che, bisogna ammetterlo, è davvero qualcosa: sa di menta e di cocco, sa di voglia.
Poi la faccio sedere sulla sedia di pelle a centro stanza.
Le sue braccia sui braccioli della sedia, le gambe al lato esterno dei piedi della sedia, di modo che siano sufficientemente divaricate.
Poi la benda.
Quella l’ha chiesta lei.
E le corde. Per legarle i polsi e le caviglie alla sedia.
Nodi non troppo stretti, non devono lasciare il segno. Devono solo immobilizzarla cosi: nuda, aperta e cieca a centro stanza.
Cosi gli altri sensi funzioneranno il doppio, per compensare.
Guardo l’orologio e contemporaneamente suona il campanello dello studio: le 2 e 50. sono in lieve anticipo.
Sussurro all’orecchio di Viola che il gioco inizia adesso, lei annuisce con la testa e mi sorride, con gli occhi nascosti dalla benda.
Esco dalla stanza chiudendo la porta e vado ad aprire la porta dello studio.
Sono in tre.
Il collega moroso borioso, con un ineccepibile completo blu scuro di Hermes, che sta parlando al cellulare e mi fa un sorriso di saluto senza smettere di cianciare, e i suoi due collaboratori.
Due cloni occhialuti, uno calvo e uno con un look vagamente nazistoide. Impeccabilmente anonimi.
Entrambi con una borsa in una mano e il cellulare nell’altra.
Identici, due guardie svizzere con l’espressione postlobotomia.
Li faccio accomodare nella sala riunioni, che avevo gia preparato per tempo.
Perché oggi io e il moroso collega borioso, che non sa di avere la sua donna nuda e legata a sei metri scarsi da lui, dobbiamo concludere un accordo che definisce una vertenza che prosegue da anni.
Un accordo sul quale abbiamo lavorato per mesi, e che verrà firmato oggi.
Con la Viola di là, legata a passera aperta.
Lei lo sapeva che il suo uomo sarebbe venuto oggi, e non è un caso che si trovi di là ora;
Rischiare is the washing passera starting pack.
Procedo all’esame dei documenti che dovrò far sottoscrivere al mio cliente, la discussione rimane circoscritta a me e al collega borioso, perché i due assistenti, da brave scimmiette, annuiscono all’unisono ad ogni sillaba che profferisce il loro capo, del quale hanno evidente rispetto, stima e un malcelato terrore da subumani al guinzaglio, il cornuto.
Dopo alcuni minuti, con la scusa di una telefonata urgente che non posso rinviare, mi scuso con loro e li lascio soli in sala riunioni per tornare nella mia stanza.
Viola è perfetta, in silenzio, respira tranquilla anche se quando ho aperto la porta ho avvertito un breve sussulto sul suo collo scoperto dal nuovo taglio corto asimmetrico dei capelli, alla Valentina di Crepax.
Mi avvicino da dietro in silenzio e lei sente i passi, avverte lo spostamento d’aria, sta per parlare poi si morde il labbro inferiore.
Mi metto a lato del suo bel viso, estraggo il cazzo dai pantaloni, liberandolo.
E’duro sin dal momento in cui le avevo aperto la porta, quasi un ora prima.
Lei non vede ma avverte. Istintivamente si sposta verso destra e sfiora con le labbra il mio glande.
Sorride. Apre le labbra e mi ingoia.
Non può fare molto piu di cosi a causa delle corde che la legano alla sedia, può muovere solo la bocca in avanti di pochi centimetri per la posizione innaturale.
Ma la sua lingua mi gira su tutto il cazzo, avida, delicata e famelica.
Perché Viola sa come si fa un pompino, è una pompinologa che Moana levati dall’inquadratura teresadicalcutta che non sei altro.
Le appoggio una mano sulla nuca e per alcuni minuti, forse tre, le scopo la bocca.
Lei è brava, perché nonostante la difficoltà riesce a farmi sentire solamente le labbra e la lingua, anche se per poco non soffoca.
Perché a un certo punto le stringo la nuca e la blocco in pieno ingoio mode impedendole la retromarcia mentre guardo l’orologio digitale presente sulla scrivania
Tic tac tic tac…..
Quando mi accorgo che sta diventando viola come il suo pseudonimo e due lacrime le hanno firmato le guance come due tagli di Fontana sulla tela, le estraggo il cazzo dalla bocca.
Un filo di saliva unisce le sue labbra aperte con la punta del mio cazzo, quasi come se quel liquido scivoloso volesse tentare di evitare che si interrompesse quella scopata orale.
Lei tossisce piano, sa che non dovrebbe.
La osservo.
È magnifica e oscena, le guance arrossate e il rossetto sbavato mischiato con la sua saliva la rendono una magnifica bambola troia; un sextoy di carne e pelle che profuma di menta, di cocco e di voglia di cazzo.
Rimane con la bocca aperta perché non capisce se voglio rimetterle il cazzo in bocca e quindi si offre di accogliermi nell’unico modo che le è consentito.
Sorrido. Brava piccola, per ora sai come si scodinzola…
Prendo la sua borsetta, estraggo il suo cellulare, un Nokia lungo e sottile (all’epoca, qualche anno fa, non c’erano ancora gli smartphones), imposto la suoneria in modalità vibrazione.
Poi estraggo dalla tasca il profilattico.
Apro la confezione e lo uso per incappucciare il suo cellulare.
Mi metto davanti a lei, le schiudo con le dita la passera.
Appena avverte il tocco della punta delle mie dita ha un sussulto. Le scappa un gemito, che sopprime mordendosi le labbra. Mi sono fermato appena ha emesso il minimo suono, perché sa che se fa rumore il gioco si interrompe.
Poi proseguo, lei è un lago e infilarle lentamente tra le gambe il suo cellulare inguainato nel profilattico si rivela piu facile di quello che sembra.
Lo lascio cosi, quasi completamente dentro, con la parte residua del lattice che fuoriesce dalla sua figa come un cordone ombelicale sintetico…
Lei respira piu veloce, ha capito che le ho messo dentro qualcosa, ma dubito che sappia di cosa si tratta.
Mi allontano da lei di un passo e con il mio cellulare (un philips con una ottima fotocamera, beh, almeno per allora) le scatto una decina di foto, primi piani di lei bendata, del suo seno che sale e scende, della sua passera aperta riempita da quel corpo estraneo inguainato; scatti di lei che completa quella sedia rendendola una opera porno.
Poi esco dalla stanza richiudendone la porta e torno in sala riunioni.
Il collega borioso è ovviamente al cellulare, sta parlando, pare, con una segretaria del suo studio, che tratta veramente da pezzente.
I due cloni sono in modalità offline e non danno apprezzabili segni di interazione cosciente.
Mi siedo e fingo di esaminare il fascicolo che ho davanti; in realtà non ne ho bisogno perché l’avevo gia fatto tre volte alla mattina appena arrivato in studio. Non c’è nulla che debba essere verificato di nuovo, tutto l’incontro serve solamente per scambiare le copie dell’accordo, una cosa che avremmo potuto fare anche tramite le segretarie.
Ma in tal caso non avrei avuto il borioso qui da me mentre la sua femmina è di la, nuda, legata alla mia sedia e con il cellulare nella figa.
E lui non avrebbe avuto modo di bullarsi con i suoi sottoposti credendo di avermi costretto a raggiungere un accordo vantaggioso per il suo cliente per concludere una causa che pensava avessi gia vinto, mentre la realtà è molto diversa da cosi. Ma non divaghiamo.
Poiché il borioso è completamente immerso nella conversazione, dalla quale si è esiliato giusto un secondo per scusarsi con me, reimmergendosi nel colloquio telefonico senza nemmeno notare quello che faccio io, ne approfitto per estrarre il mio cellulare dalla tasca, tenendolo sotto il tavolo per evitare lo sguardo dei due amigos.
Seleziono, una per una, le foto che ho appena scattato a Viola e inizio a mandargliele per messaggio, in sequenza, attendendo una ventina di secondi tra un invio e il successivo.
Di la, a sei metri di distanza, ogni volta che premo il tasto invio il cellulare di Viola immerso nella sua passera inizia a vibrare.
Poiché il collega continua imperterrito a maltrattare il personale del suo studio, ho il tempo per fare dodici invii.
Pagherei per essere a venti centimetri dalla figa di Viola adesso.
Il Borioso conclude e torna sul pianeta Terra, sfodera un sorriso falso come una promessa elettorale e da la stura ai convenevoli di rito: tutto è bene quel che finisce bene, non aveva senso continuare una guerra, ha prevalso il buon senso, abbiamo fatto entrambi un ottimo lavoro, blablablabla.
I due cloni annuiscono all’unisono come quegli orrendi cagnotti con la testa penzolante piazzati nel lunotto posteriore delle station wagons che superi in autostrada.
Annuisco anche io, sorridendogli e dandogli, di tanto in tanto, ragione, ma il mio pensiero è sintonizzato a due vani di distanza.
Ci alziamo, i tre raccolgono i fascicoli sul lungo tavolo e il Borioso si affretta a porgermi la mano per una stretta a parere suo virile e maschia.
Gli offro la mia con entusiasmo, anche perché è la mano che pochi minuti prima avevo infilato tra le gambe fradice della sua femmina.
Escono.
Chiudo la porta.
Sistemo le sedie della sala riunioni e mi affaccio alla grande finestra che da sulla piazza cittadina.
Mi accendo una sigaretta, la prima e l’unica della giornata.
Mentre mi gusto il tabacco estraggo il cellulare e, dopo avere composto il numero di Viola, lo faccio squillare una mezza dozzina di volte.
Il cazzo mi pulsa nei pantaloni e sinceramente inizia a farmi male, è duro da troppo tempo.
Spengo la sigaretta e torno di la da Viola.
Appena entro la libero dal vincolo del silenzio.
“sono usciti tutti, siamo soli, ora puoi parlare”
“Mi hai infilato un cellulare nella figa????,”
“Certo. Il tuo”
“Eh, mi sembrava, la sensazione era quella”
“Ti ho mandato qualche foto interessante, vedi di non lasciarne traccia dopo, se ci tieni al fidanzato spendaccione”
“E tu vedi di venire qui a slegarmi e a mettermelo dentro in fretta, sono due ore che aspetto ormai, e vorrei venire anche mentre mi monti e non solo per colpa di un vibracall”
Viola è una poetessa quando vuole.
La libero dei legacci, lei si massaggia i polsi ma non si toglie la benda.
La aiuto ad alzarsi, lei a tentoni cerca e trova il bordo della scrivania di cristallo, vi si appoggia come prima, braccia e palmi sul piano, poi si volta , e senza togliersi la benda mi sussurra: “ e adesso scopami nel culo, fino in fondo, fammi tutto il male che vorresti fare a lui, e non fermarti fino a che non mi sarai venuto dentro”.
Viola quando vuole ubbidisce, ma rimane sempre una che va accontentata.
Slaccio finalmente i pantaloni e abbasso i boxers di cotone rigorosamente neri, lascio uscire il bastardo che pulsa ormai da due ore, estraggo dalla tasca il profilattico, ne rompo la confezione con la bocca sputando in un angolo il lembo strappato, e incappuccio il lupo.
Con le dita le schiudo il buco del culo, lei appena avverte quel contatto digitale alza inconsapevolmente quel magnifico capolavoro per offrirmelo meglio, appoggiandosi con il seno sulla superficie liscia del cristallo.
La mia saliva che le cola esattamente al centro del buco del culo la fa sussultare una seconda volta.
La sento respirare piu affannosamente.
Lo vuole ma ne ha paura.
La punta del mio cazzo si appoggia nel mezzo preciso della sua entrata stretta,
Scivolerà dentro.
Con lentezza esasperante…
Un centimetro al minuto…
Per godermi ogni suo gemito,
Ogni sospiro
Ogni lamento strozzato
Fino a quando le palle non le sfioreranno il capolavoro.
Poi, alla fine, inizierò a divertirmi
Fine.
Copyright 2018, ogni diritto riservato.



.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.

Votazione dei Lettori: 8.9
Ti è piaciuto??? SI NO



Commenti per VIOLA:


Membro VIP di Annunci69.it Kirasakura, singole Piemonte
Chapeau.
2 settimane fa
 L'Autore
Membro VIP di Annunci69.it Maxfive55, singoli Emilia Romagna
Merci Madame, a toi mème...
2 settimane fa
fasialterne1976, singoli Valle d'Aosta
Bello... con finale amaro e inaspettato per me.
1 settimana fa
 L'Autore
Membro VIP di Annunci69.it Maxfive55, singoli Emilia Romagna
ti garantisco che per me è stato molto meno amaro e inaspettato di quanto pensi tu

1 settimana fa


Per lasciare un commento fai il login o unisciti a noi, è gratis!


Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:





Sex Extra



® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.
Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni