Siamo 533.944         Online 16.038
   Iscriviti
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Il viaggio - parte seconda
Gay & Bisex

Il viaggio - parte seconda


di corsaro200
08.03.2019    |    5.926    |    4 8.9
"- A parte che il fastidio è solo tuo, io mi sto inebriando dell’odore della tua pelle, delle ascelle e già mi preparo a quello sicuramente più forte..."
I due episodi che mi sono capitati uno di seguito all’altro non li avrei neanche saputo immaginare. Riguardano la mia vita sessuale che vedo, volendola o subendola, rivolta non all’altra metà del mondo, le femmine, essendo io maschio, ma al mio stesso sesso. Fino a ora solo seghe che mi faccio in continuazione e le confidenze col mio amico Renato che pur essendo mio coetaneo è più avanti di me e ha desideri concreti con soggetto e trama. Oggi alla luce di quello che mi è successo comprendo e mi spiego il mio disinteresse ai desideri del mio amico che hanno per soggetto Rosellina e come trama una ficcata nella fica. Volendogli rivelare anche io i miei desideri, dovrei dirgli che, sentendomi penetrare il buco del culo già solo col pensiero, ho avuto una sborrata spontanea.
Riprendiamo il cammino per Milano e ci fermiamo alla sosta successiva, dove decidiamo di fare la pausa pranzo. C’è parecchia gente al self-service così mi propongo di andare ad occupare quattro posti mentre i miei fanno la fila per prendere le pietanze. Nella ricerca di un tavolo noto un bel giovane più grande di me ma non di tanto che smanetta con lo smart-phon. Proprio vicino a lui c’è libero un tavolo per quattro, mi ci dirigo e giro intorno al tavolo spingendovi sotto le tre sedie che saranno occupate dai miei parenti. Nel fare questo sento quasi come un palpeggiamento il suo sguardo che dal cellulare si è posato sulla mia persona e con insistenza sul mio di dietro.
- Sei solo?
Mi sento dire.
- No, siamo in quattro, i miei stanno facendo la fila, io sono venuto a occupare i posti.
- Anche io sto facendo la stessa cosa, alla fila c’è mia madre.
- Sei uno sportivo?
- Non più di tanto, perché me lo chiedi.
- Sei ben sviluppato.
La sua risposta mi fa un po’ arrossire e lui, accortosi della mia reazione, prende a scusarsi.
- Scusami, sono troppo diretto, mia madre mi rimprovera per questo, ma sei ben corrazzato. Lo sai che i glutei forti piacciono, io invece sono quasi piatto.
- Non ti posso giudicare perché stai seduto e per quello che si vede anche tu sei fatto bene.
Nel mentre dico questo lui si alza in piedi. Dietro può anche essere piatto ma avanti in quel posto ha un gonfiore che lascia immaginare una gran bella abbondanza e il gesto che fa non è provocatorio come quello dell’uomo di questa mattina ma sicuramente allusivo e dandosi una sistematina aggiunge.
- Tu da che lato lo porti.
- Scusa?
- Ma dai che hai capito.
Una volta che mia madre mi portò da un sarto per dei pantaloni su misura, questi mi chiese: Scusi giovanotto, da che parte porta il disturbo?
E chiamalo disturbo.
- Ah, io porto gli slip e il disturbo, come dici tu
Interrompendomi
- E no, non l’ho detto io, lo disse il sarto.
- Ok, come disse il sarto lo porto al centro ed è ben contenuto.
- Io porto i boxer e come puoi vedere il disturbo lo porto a sinistra.
E nel dire questo tira la stoffa dei pantaloni della gamba sinistra da dietro e nel suo interno prendono forma cazzo e palle. E che misure, già solo a riposo.
Subito dopo arrivano quasi in contemporanea sua madre e i mie. Mi viene spontaneo un cenno di saluto per sua madre e lo stesso fa lui con i miei.
Ripensando ancora al disturbo e al resto, mi è rimasta sulla faccia un’espressione di autentico compiacimento e mia madre, a cui non sfugge niente, mi chiede.
- Cosa hai.
- Niente mamma, una stupitosaggine che mi stava raccontando…. A proposito io mi chiamo Michele.
- E io Marco
- Stiamo andando a Milano.
- Noi ci ritorniamo, abitiamo lì.
- Stiamo andando da parenti e ci fermeremo tre giorni.
- Se ti avanza tempo Michele chiamami 7773335588 e non è un disturbo
A quella parola mi strizza l’occhio e io devo trattenere una risata.
Il viaggio prosegue fino a destinazione senza altre soste. Dopo saluti e abbracci con i parenti milanesi, riesco a liberarmi e faccio il numero.
- Pronto
- Ciao Marco, sono Michele, ti ho telefonato per farti avere il mio numero, così anche tu puoi chiamarmi.
La telefonata va avanti per un po’ scambiandoci indirizzi, dati personali tipo età, impegni sociali e personali, eventuale tempo libero per un incontro.
- Marco il problema è che scusa inventarmi per uscire da solo.
- Non vederla come una scusa e chiediti invece dove vorresti andare.
- In una grande libreria a cercare le occasioni a basso prezzo di CD, DVD e libri.
- Bene, in zona Duomo c’è sia Mondadori che Rizzoli. Dimmi prima una cosa, sai come ci si muove nella metro?
- L’ultima volta che sono venuto a Milano è stato due anni fa e in metro ci sono andato ma non da solo. Ma adesso ho quindici anni.
- Michele oltre che esserne sicuro tu, devono esserlo i tuoi genitori e la cosa più semplice è chiedere.
- Mi stai suggerendo di chiedere di uscire per andare in Duomo in libreria?
- Si
- E se qualcuno vuole venire con me?
- E tu dici, no. Con la scorta a quindici anni non esco.
Dai provaci subito e se ci riesci, chiamami. Anzicché in Duomo scendi alla mia fermata, è sulla stessa direzione e io starò lì ad aspettarti.

- Mamma è ancora presto, sicuramente non ceneremo prima delle otto. Vorrei andare in Duomo in libreria, chi sa se nei prossimi giorni ne avrò il tempo.
- Ma scusa Michele, né io né tuo padre possiamo accompagnarti.
- Perché accompagnarmi, pensi che a quindici anni non so cavarmela da solo?
- Bè fai come vuoi e dillo agli altri.
- Mamma per piacere fallo tu, così è chiaro che tu sei d’accordo.

Il telefono di Marco sta squillando.
- Pronto
- Marco sono già sulla piattaforma in attesa del treno.
- Bene, ti aspetto alla mia fermata subito fuori dai tornelli.

Sto andando ad un appuntamento con un giovane, appena conosciuto, più grande di me. Non mi sono chiesto il perché. Eppure lo so come fosse per me una cosa naturale e congenita.
Tutto il viaggio a Milano, con quello che è successo, è stato di preparazione a quello che sta per accadere. Nei due casi precedenti sono stato spettatore di me stesso, involontaria preda nel primo caso di un pedofilo, nel secondo di un adoratore del pene, chiunque altro al posto mio avrebbe subito gli stessi attacchi. Avermi pagato è servito a loro per mettere a posto anche la coscienza. Ora invece sono protagonista consapevole, ancora non so di cosa, ed è voluta e non subita.
Marco è lì, si è cambiato i vestiti, io ho ancora indosso quelli del viaggio. Ci salutiamo come due vecchi amici, con abbraccio e baci sulle guance. È profumato e fresco di doccia. Mi tiene un braccio dietro la schiena che gli consente di attirarmi a se, e mi guida verso l’uscita.
- Hai visto Michele che ce l’hai fatta?
- È stato più semplice del previsto, convinta mia madre nessuno ha avuto da ridire. Marco, non andiamo in Duomo?
- Dopo, ho pensato non ti sarebbe dispiaciuto stare un po’ soli io e te a casa mia.
- E tua madre?
- È andata a lavorare e tornerà tardi.
Spiegandomi quello che fa sua madre e raccontandomi altre cose di se, siamo arrivati a casa sua senza che io dico una parola, solo qualche assenso quando necessario.
- Sono la persona più felice del mondo Michele. Mi hai fulminato. Sei bellissimo.
Queste parole e i suoi occhi fissi nei miei mi fanno avvampare e irrigidire come un manichino.
- Che hai Michele. Pensavo mi avessi capito.
- Marco non mi è ben chiaro cosa dovevo capire, ma tu capisci di me più di quanto capisca io stesso. Per me è tutto nuovo, non fermarti, guidami.
E in risposta alle mie parole le sue labbra si suggellano alle mie, la sua lingua cerca la mia che non sa come rispondere se non imitandola. Il mio respiro si blocca, sono costretto a staccarmi ma, ripreso fiato, sono io che mi avvento su di lui e lo divoro. Non c’è modo migliore di cominciare. Ci stiamo divorando a vicenda non so da quanto tempo qui in piedi dietro la porta, poi lui mi prende una mano e la porta sul suo cazzo bloccato dai pantaloni, da cui prepotentemente cerca di uscire.
Appagati di baci e di umori, è il momento di liberare i corpi dai vestiti, Marco inizia a spogliarmi al che io manifesto una certa reticenza e mi scuso dicendo:
- Tu profumi, sei fresco di doccia, io puzzo, vorrei farla anch’io.
- A parte che il fastidio è solo tuo, io mi sto inebriando dell’odore della tua pelle, delle ascelle e già mi preparo a quello sicuramente più forte dell’inguine e poi del solco delle natiche. Tua madre se ne accorgerebbe subito e ti chiederebbe se nella libreria dove sei andato, oltre che libri offrono anche docce per i lettori che hanno bisogna di lavarsi.
- È vero, quella ha un fiuto.
- Allora a ognuno il suo, io voglio sentire il tuo odore naturale e tu il mio, fresco e profumato di doccia.
Spostandoci dall’ingresso alla sua stanza, mi toglie la maglietta, mi slaccia i pantaloni, che scendono giù alle scarpe, e mi fermo. Ora Marco mi sta dietro, si inginocchia e ficca il naso tra le mie chiappe con gli slip ancora addossa. Sento il suo sniffare e il naso che preme, mi abbassa gli slip, riprende a sniffare e non solo, la sua lingua calda umida si insinua e io, con un tremore alle gambe, per favorire quello che sta facendo, mi inclino in avanti. La sua lingua come quella di un formichiere mi entra dentro e io mi allargo e ansimo di piacere. Mollata la presa si spoglia, io ne approfitto per togliermi le scarpe e sfilare i pantaloni e mi trovo sul letto tra le sue braccia.
Riprendiamo a baciarci, lui mi sta sopra e spinge per farmi aprire le gambe che sono impedite dagli slip a mezza coscia, allora si alza e mi sfila le mutande.
La sua faccia sta sopra il mio inguine, mi sta fissando il cazzo.
- Che bell’uccello che hai. Sono sicuro che mi entra tutto in bocca.
E detto fatto lo fa, me lo lavora per bene e inizia in contemporanea un graduale spostamento a compasso del corpo, centro il mio cazzo nella sua bocca, e mi trovo davanti agli occhi il suo enorme batacchio. Il risultato di questa manovra è che anche la mia bocca accoglie il suo cazzo e lo lavoro come meglio mi riesce.
Mai provato o già solo immaginato simili sensazioni, dove sia il maggior godimento non so capirlo, non mi staccherei mai dal suo cazzo e mai vorrei che lui tolga la bocca dal mio, ma questo accade. Io non ho altri desideri, non li so immaginare, Marco sì, lui deve aver provato con altri sensazioni che io ancora ignoro e che richiedono una preparazione.
Mi fa assumere la posizione alla pecorina lì sul letto e mi lavora con impegno e dedizione il buco del culo con la lingua. Va avanti per così tanto tempo che quasi mi convinco che è quello il suo desiderio, che non è di preparazione alla penetrazione che mi aspetto e comincio a desiderare. Ma le operazioni di preparazione non sono ancora finite, le dita si stanno sostituendo alla lingua, prima una, poi due, poi tre e una sensazione di fresco accompagna le manovre di allargamento dello sfintere.
- È una crema lubrificante, con anestetico, rilassati, un pò di dolore lo sentirai lo stesso, non lo si può evitare, ma dura poco.
- Marco sono pronto, lo voglio. Sono tuo.
- Serra questo tra i denti.
E mi passa una salvietta arrotolata che stringo tra i denti mentre lui armeggia con il profilattico. Un oggetto che qualche volta il mio amico Renato mi esibisce a dimostrazione che lui con Rosellina alla prima occasione intende andare fino in fondo.
- Michele rilassati, allenta i muscoli e preparati a fare come quando sei seduto sulla tazza per cacare, tu spingi in fuori e io spingo in dentro.
Mi ha fatto accostare al bordo del letto, lui è in piedi e le ginocchia, poggiate al materasso, mi stanno tra le gambe divaricate.
Sento la pressione, il mio desiderio è arrivato al culmine, vorrei supplicarlo di affondarlo dentro di me e come se il mio pensiero lo avesse raggiunto, spinge ed è dentro.
La salvietta serrata tra i denti mi sta impedendo di urlare, i miei sforzi di espulsione vengono impediti dalle sue braccia che si sono avvinghiate al mio corpo e mi affloscio quasi privo di sensi. Quando mi riprendo vedo che è stato tutto come un fermo immagine, lui è immobile dentro di me e quei minuti o forse solo secondi che sono passati, sono serviti a far scemare il dolore acuto e sento Marco che mi dice:
- Sei bravo, proprio bravo, io non mi muovo, fallo tu quando ti senti pronto.
L’immobilità ha attenuato il dolore e, come mi propone Marco, è necessario un test e accenno un lieve movimento dentro fuori. Il dolore c’è ancora ma è di preludio al piacere che mi inonda il cervello quando, consapevole di quello che sta accadendo, Marco inizia a pomparmi prima piano con le lunghe escursioni che la sua smisurata dotazione gli consentono, poi aumentando il ritmo.
La posizione non mi consente di vedere il mio trapanatore e chiedo:
- Marco voglio vederti
- Ti accontento subito e sappi che ora che esco e dopo che rientro sentirai ancora un po’ di dolore.
- Sono pronto, voglio vederti.
Mi chiede, restando bordo letto, di cambiare la posizione da ginocchioni a quella di schiena con le gambe in aria. Detto fatto, si riappoggia con le ginocchia al letto, le mie gambe sulle sue spalle, un’abbondante spalmata di crema e si avvicina con il suo palo dritto. Anche questa seconda penetrazione è un colpo netto, la mia bocca è libera di emettere un ahi di dolore e le mie chiappe di stringersi.
Nella posizione in cui mi trovo i suoi movimenti sono alquanto impediti dalle mie gambe che oppongono resistenza. Lui mi invita a rilassarmi e mi prende alle caviglie le gambe che non possono così più ostacolarlo. I suoi colpi ripetuti mi scuotono in un movimento alternativo, il mio cazzo a questo punto reclama le mie attenzioni, lo stringo come piace a me e comincio a segarmi. Dopo pochi colpi, rantoli di piacere anticipano gli schizzi di sborro che mi arrivano al collo mentre lui ululando come un coyote nella prateria si libera dentro di me. Sgonfiatosi esce da me e si distende al mio fianco.
Quando ci riprendiamo dal torpore post coito, accarezzandomi mi chiede di telefonare a mia madre per rassicurarla che tutto va bene e chiederle il consenso di rientrare per l’ora di cena.
Permesso accordato, possiamo ancora avere del tempo da stare in libertà a casa sua, gli monto così a cavalcioni e lo riempio di baci.

Quando qualche minuto prima delle otto suono il citofono dai miei zii, in mano ho una busta della Mondadori con gli acquisti. In piazza Duomo e in libreria ci sono andato con Marco.
.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.

Votazione dei Lettori: 8.9
Ti è piaciuto??? SI NO



Commenti per Il viaggio - parte seconda:


savo, gay Liguria
Che buongustaio Marco anch'io adoro il buon odore di maschio nature dopo una giornata di lavoro
1 settimana fa
Antares10, gay Trentino
Uauuu bravo eccitante
1 settimana fa
slipbianchi, gay Lombardia
Bello...da durello alla fine....e ci scappa la pippa
1 settimana fa
Anziano60, gay Puglia
sarebbe bello che andassi in un parco a farti scopare da gruppi di anziani...
1 settimana fa


Per lasciare un commento fai il login o unisciti a noi, è gratis!


Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:





Sex Extra



® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.
Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni