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Gay & Bisex

Invito al biliardo


di sensoaperto
10.06.2024    |    13.332    |    17 9.1
""Ciao, sono qui come promesso..."
Nomi di fantasia, ma una storia accadutami lo scorso. È stato solo inizio


"Allora? Scendi?". Erano un po' di giorni che Franco mi invitava nel suo garage per giocare al biliardo, l'occasione per stare in compagnia, per un pomeriggio in relax.
"Scendo tra qualche attimo", questa volta dovevo avendo già, in altre situazioni , ignorato i suoi inviti per la sensazione che la sua insistenza avesse un obiettivo diverso da quello di una semplice sfida.
Indossai in fretta il pantalone della tuta e mi avvisi. In effetti il garage era un grosso deposito semi arredato, il tavolo da gioco, qualche sedia, un divano e un frigo.
"Ciao, sono qui come promesso. Vedo che c'è anche Enzo, mi fa piacere". Franco e Enzo erano due pensionati sotto i 70 che trascorrevano il loro tempo tra il cortile su cui affacciavo e garage.
"Bene, iniziamo". Cominciammo a preparare stecche e palle ed iniziammo.
Chinato sul tavolo, quando era il mio turno, sentivo la presenza di Franco alle spalle che con la scusa di studiare posizioni e traiettorie non perdeva occasione di strofinarsi sul mio culo e farmi sentire la consistenza del suo pacco. Come sospettavo era chiaro il motivo dell' invito e adesso non sapevo se voler passare da sprovveduto o da vogliosa divoratrice di cazzi. Pensò Franco a liberarmi dal dubbio facendo scendere velocemente la mano all' interno dei miei pantaloni. " È brava! Indossa il perizoma la troietta!", esclamai un timido "cosa fai, sei matto? Per chi mi hai...", non feci in tempo a finire che già le sue grosse dita avevano raggiunto il mio buchetto iniziandolo ad esplorare per bene.
Mi piaceva, vedevo di fronte Enzo che osservava divertito mentre si toccava tra le cosce. Franco calo' i suoi pantaloni, la mia tuta e, allargandomi per bene, cominciò a strisciarmi il suo cazzo lungo il culo. Il suo odore arrivava da dietro, intenso, forte.
"Non è ancora bello duro per riempirti per bene, ma una puttana come te sa come provvedere" mi girò con violenza facendomi inginocchiare. Di fronte mi ritrovai una cappella enorme, lucida, umida, già gocciolante. "Cosa aspetti a prenderla in bocca?", non esitai, aprii le labbra e l'appoggia sulla lingua. Era salata e dolce allo stesso tempo, viscida. La feci scendere giù con l'intera asta, pompavo che la saliva mi usciva dai lati della bocca, diventava sempre più grossa e tosta.
"Ti prego, voglio che mi sfondi" adesso ero io che mi dichiaravo chiaramente troia.
Mi alzai e andai a mettermi piegata sulla sponda del biliardo. Franco si avvicinò e anche Enzo, che oramai aveva cacciato il suo cazzo, lo fece. Iniziai a sentire l'enorme cazzo di Franco poggiarsi e spingere su buco. "È ancora troppo asciutto" esclamò e giù una bella e ricca sputata, "dammi una mano anche tu, Enzo!". Enzo ubbidì immediatamente. Sentivo la saliva calda scendere e bagnarmi e Franco che spingeva forte. "Ahii, mi fai male", "Zitta, era questo che volevi". La cappellona mi allargava piano, superò la resistenza del buchetto. Il resto fu un delirio di piacere e dolore, Franco si schiacciò sul mio culo infilandomi, noncurante delle mie urla, quel bastone doppio e lungo tutto nella mia pancia. "Vedi che sei brava e ubbidiente? Fai divertire anche Enzo". Così mentre un cazzone mi sfondava le viscere e due palle sbattevano sulle mie, afferrai con la mano il cazzo di Enzo, che mi era a lato, e iniziai a segarlo.
Franco spingeva con ritmo sempre più forsennato, come volesse sfondarmi. Era chiaro che stava per venire. Così, prendendomi per le spalle mi girò e mi mise in ginocchio facendomi interrompere il lavoro che stavo facendo ad Enzo.
"Voglio vederti sborrata in faccia, mignotta!" e uno spruzzo caldo e denso mi inondò il viso. Ansimando, avida, con la lingua raccolsi quel che potevo.
"Ora puliscimi per bene il cazzo, alla pulizia della tua faccia ci penserà Enzo". Presi a leccare ubbidientemente e con cura cazzo, palle, inguini senza lasciare una goccia e ingoiando tutto.
Capii poi come Enzo mi avrebbe 'pulita'.
"Dai Enzo, vieni a fare ciò che ti piace di più". Enzo si avvicinò, io ancora in ginocchio, divaricò le gambe e iniziò a pisciarmi sul viso. Sentivo il suo liquido caldo bagnarmi e scivolare sulla pelle e mischiarsi a quel che era rimasto della sborra di Franco, con la bocca cercavo di bere quanto più possibile, ciò che non riusciva cadeva sul collo e sul petto.
Rimasi lì qualche secondo, sorridevano soddisfatti i due. "Beh, la partita è finita direi" esclsmai. "In ogni caso sempre a stecche e palle abbiamo giocato e....con solo due buche!" ribatté Franco aggiungendo "non ha vinto nessuno e quindi dovremo al più presto ripetere".
Mi ricomposi per quanto possibile, salutai e, con un po' di imbarazzo ma soddisfatta. mi avviai a casa.
Non feci la doccia, volevo ancora sentire il profumo di sperma, piscio, saliva che mi arrivava al naso. Era piacevole quel dolorino che ancora sentivo al culo, ero stata una perfetta puttana e me ne beavo.
Dormii un sonno agitato, la mia voglia di cazzo ancora non era placata.
Passò qualche giorno, ogni tanto passavo davanti al garage di Franco, lo salutavo, sentivo i suoi occhi sul mio culo e speravo in un nuovo invito.
Un pomeriggio torrido mi avvino', il cuore mi batteva a mille, " Stasera abbiamo una piccola festa al circolo, mi farebbe piacere se tu partecipassi, pochi amici, si beve qualcosa ...fatti trovare giù alle otto che andiamo con la mia auto." Non potei che dirgli di si.
Nonostante il caldo indossai un body trasparente e autoreggenti e alle otto puntuale mi feci trovare sotto casa.
"Sali, sarà una bella serata per tutti" . Franco avviò il motore e partimmo. Seduto dietro c'era Enzo che dopo appena qualche minuto allungò le mani per stringermi il seno e i capezzoli. Franco prese la mia mano e la portò tra le sue gambe. Buon inizio, pensai. Giungemmo al circolo, sala un po' spartana, un po' di anzianotti un po' già brilli e la presenza Alex, un giovanottone senegalese che curava il giardino del nostro condominio.
Iniziammo a bere qualcosa, l'allegria cresceva quanto diminuiva il controllo, qualche battutina, qualche sfioramento e la sala che si svuotava.
"Vieni, c'è una sala a fianco, per gli eventi più particolari", Franco mi schiaffò una mano sul culo e mi fece entrare.
Quella festa era stata organizzata per me!
Gli anzianotti, chi seduto e chi all' inpiedi, erano tutti lì con i cazzi da fuori, aveva un bel profumo quella stanza.
"Adesso fai vedere quel che sai fare" disse Franco. Senza vergogna mi gettai sul cazzo che mi sembrava più grosso e tosto, iniziai a menarlo, mi abbassai e passai a due grosse palle sudate, odorose mentre qualcuno mi aveva abbassato i jeans e mani frenetiche calde e fameliche mi toccavano. Altre nerchie si avvicinavano e la bocca lasciava una per sentire il sapore di un altra..
Un tizio con un arnese non particolarmente doppio, ma lungo e duro si stese a terra chiedendomi di sedermi su di lui, obbedii.
Mi poggiai, portai la punta tra le mie chiappe e mi lasciai andare. Lo avevo tutto dentro, ansimavo e mi piegai per cercare la lingua del mio ospite. Aveva sapore di fumo e di alcool la sua bocca, ma mi piaceva, con le lingue ci esploravano e ci scambiavamo le nostre salive.
"È troppo poco, hai bisogno di più" sentii alle mie spalle e non feci nemmeno in tempo a girarmi che un altro maiale si apprestava a infilarmi il suo cazzone. Una doppia! Stavo esagerando.
"Aspettate, mi fate male" , troppo tardi, ne avevo due dentro che mi sbattevano, un dolore piacevole, una sensazione sublime di essere usata. Sollevai il culo per staccarmi dal tizio che mi era sotto e in ginocchio, mentre l'altro mi martoriava lo sfintere, iniziai a succhiarlo fino a farmi esplodere in gola. Mi assaporavo quella crema calda e viscida prima di ingoiarla quando l'amico che mi era in culo dopo qualche colpo più profondo e deciso mi scaricò dentro qualcosa che a me sembrò esagerato. Rimasi lì a culo in aria per qualche secondo sperando di potermi trattenere dentro tutta quella roba mentre un gruppo di maschi arrapati mi guardava.
Mi alzai, il mio sforzo era stato vano, un rivolo di liquido iniziò a scorrermi tra le coscie.
"Ti piace vero, stronza? Sai la festa non è ancora finita, basta con le pecorine adesso voglio prenderti a gambe all'aria e voglio che il tuo culo sia pulito". Franco, rivendicando il suo diritto di possesso, mi mise di schiena su un tavolo e mi allargo le gambe. " Vedi cosa fare, ma voglio il tuo buco pulito", avevo capito cosa intendeva .
Con le dita iniziai a raccogliere la sborra che ancora usciva dal mio orifizio e quella che mi bagnava le chiappe e la portai alla bocca succhiandola tutta, Franco sorrideva eccitato. Vidi il suo bastone nodoso e turgido avvicinarsi e sprofondare nel culo. "Meraviglioso, è il terzo che mi entra, spingilo forte" ormai avevo perso ogni ritegno e sapevo che sarebbe stato difficile uscire per strada senza vergogna. Ma godevo e questo importava.
Mentre Franco spingeva, due bei cazzi odorosi e sudati si misero ai lati per essere succhiati. Sentivo il cazzo entrare ed uscire e con lo stesso ritmo mi dedicavo a pompare. Sarà stata la sincronia, l'eccitazione, il fatto che Franco scappellava il mio cazzo...in qualche secondo scoppiai in una sborrata copiosa e densa contemporaneamente a quella dei miei amici maiali.... petto, pancia e culo inzuppati di liquido denso e cremoso.
Franco:"Enzo tocca a te con la doccia!".
Enzo ubbidì immediatamente e come la volta precedente iniziò ad innaffiarmi con il getto potente e caldo del suo cazzo.
Mi alzai pensando fosse finita. "Cara, manca la chiusura" mi riprese Franco. Oddio ero distrutta, cos'altro ancora?
" Non temere è una bellissima sorpresa, chiudi gli occhi ed aprili quando ti dico"
Ancora vestita dei soli autoreggenti, fradicia di sborra, sudore, piscio, con il culo in fiamme acconsentii. "Aprili", lo feci.
Di fronte Alex con una mazza mostruosa, dritta, luccicante, un animale di più di 20 cm, sguardo voglioso e sorridente.
"Adesso soddisfi anche me, vero?", "Non so Alex, il tuo e troppo grande, mi farà male", "Tranquilla farò piano, inizialo a lubrificare per bene".
Non avevo mai assaggiato un cazzo nero anche se era una mia fantasia ricorrente. Pensai che tutto sommato non era un'occasione da lasciarsi perdere e che il fatto di essere già stata allargata per bene mi avrebbe aiutata.
Mi chinai, lo presi tra le mani e cominciai ad accarezzarlo, cresceva, sembrava non finisse mai di allungarsi. Lo leccai su e giù fino alle palle, pulsava, le sue vene sembravano scoppiare. Lo misi in bocca, la sua metà raggiungeva la gola.
"Adesso ti scopo nella maniera meno dolorosa, mettiti piegata sulle ginocchia su quella sedia". Eccitata e impaurita feci come disse, mi mantenevo alla spalliera e aspettavo. "Fa piano ti prego".
Armeggiò per un po' con le dita per farsi strada, leccò per bene il buco bagnandolo accuratamente, un attimo e ...
Pensavo di morire, che potesse sfondarmi, bucarmi a morte. " Ti scongiuro fermati, è grossissimo", "Tranquilla, poi ti piace". Sentivo stracciarmi, poi piano piano quel dolore iniziò a piacermi, mi sentivo piena, calda, posseduta, una preda. Sentivo i suoi colpi che sembravano arrivare alla gola, mi allargavo il culo con le mani. "Chiavami, chiava la tua cagna, sfondami", mi scendevano le lacrime, mi stantuffava il culo senza tregua, lo sfilava facendo richiudere il buchetto e lo rinfilava allargandolo.
Durò una quindicina di minuti poi lo sentii stringere sempre più forte i fianchi ed ansimare. In un attimo un fiume caldo e copioso mi inondò la pancia.
Il primo cazzo nero che scopavo.
Mi misi stesa qualche minuto, ero esausta e dolorante, chiesi a Franco di riaccompagnarmi. Una serata che non avrei dimenticato.
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