Racconti Erotici > Gay & Bisex > La partita
Gay & Bisex

La partita


di Lillyrose
19.06.2024    |    14.460    |    40 9.8
"” Anche lui aveva il cazzo durissimo..."

Faceva davvero caldo.
Anni ‘80, dal bar della caserma mandavano in continuazione “Ci vorrebbe un amico” di Venditti. Ero all’ottavo mese di naja, oramai non mi rompeva più nessuno le scatole e avevo deciso di non romperle io ai più giovani.
Non potevo dire di essere contento, ma me la vivevo in maniera più serena. Facevo il mio servizio in polveriera, stavo benissimo, non facevo nulla e avevo un mio rifugio dove nessuno mi disturbava. Le guardie facevano passare a me o chi mi accompagnava senza fare domande.

Sin dal primo giorno avevo fatto amicizia con Matteo e ci eravamo sempre più affiatati. Il nostro era un rapporto molto delicato, Matteo diceva che io ero colto, ovviamente esagerava, ma a me i complimenti fanno piacere.
Quando eravamo liberi io gli leggevo qualche brano o qualche poesia e lui stava a sentirmi, appoggiati l’uno a l’altro. A volte guardandoci negli occhi.
Spesso mi faceva complimenti, mi diceva che ero bellissimo o cose simili, poi cambiava argomento, come se avesse scherzato. Anche io lo trovavo bello, ad essere sincero, ma non glielo dicevo, ero più imbarazzato. Lo guardavo e cercavo di capire se scherzasse o meno.
Quando andavamo in doccia avevo la sensazione che mi sbirciasse, ma ammetto che anche io lo facevo, ma in maniera discreta. Avevo paura di sbilanciarmi, ma mi intrigavano molto quei complimenti. Era un nostro giochino.

Una volta andammo in polveriera, come capitava spesso.
Matteo aveva un’aria birichina e sorrideva. Ci chiudemmo dentro, al solito e lui mi fece.
“Ho una sorpresa!”
“Che sorpresa?”
Mise una mano in tasca, tirò fuori una bustina e delle cartine.
“Ci rilassiamo un po’, Andrea!”
“Ah, sì?”
“Sì!”
“Non ridere, ma non l’ho mai fatto!” Feci.
“Non rido, dai siediti, faccio tutto io e vedrai che ti rilassi un po’. Ti farò provare tante cose che non hai mai fatto...”
Mi sdraiai sul divanetto che era lì da qualche decennio. Matteo venne vicino, mi sollevò gentilmente la testa e la poggiò sulle sue gambe, poi iniziò a preparare la canna. La accese, fece un tiro, si avvicinò alla mia bocca e soffiò dentro il fumo.
“Non sprechiamo niente.” Fece ridendo. Era a pochi centimetri dalla mia bocca. Era strano, ma sensuale. Feci anche io un tiro e rifeci la stessa cosa su di lui. Le nostre labbra quasi si sfioravano, ci guardavamo negli occhi.
Finimmo la canna.

“Dai, facciamo un gioco.” Fece.
“Solo se è un gioco da seduti, cazzo, se era forte.”
“Aspetta un po’ e vedrai se era forte. Sì, tranquillo, una cosa da seduti.”
Tirò fuori da un cassetto un mazzo di carte.
Lo guardai incuriosito, cominciavo a essere un po’ stordito. Come se avessi bevuto un po’, ma quel qualcosina in più.
“Che facciamo?”
“Giochiamo.” E mi guardò.
“Soldi?”
“No, una cosa più divertente: penitenze. Chi tira la carta più bassa paga pegno. Comincia a dire tu una punizione.”
“Non saprei…” Feci.
“Dai, non farmi annoiare. Mica è complicato.”
“Ok, mi devi mettere una mano sul pacco.”
“Ma che porco! Eh, no, tesoro. Chi perde deve mettere una mano sul pacco all’altro. Non io. Non ho perso.”
“Non ancora.” E mi misi a ridere.
Matteo poggiò il mazzo di carte tra di noi sul divano.
“Scegli una carta.”
Sollevai: 5. Matteo prese un sei e si mise a sgnignazzare.
“Accomodati”
Lo guardai titubante.
“Tesoro non tirarti indietro, le scommesse si onorano, e non stare un secondo, tasta bene. È un bel po’ che non me lo toccano.”
Si mise bello comodo sul divano e mi fissò. Non so se fosse una mia impressione, ma mi sembrò che gli si fosse ingrossato.
Gli poggiai una mano sulla coscia. Era calda.
“Coraggio, vai su. Vai su.”
Salii appena. Da sopra il tessuto sentivo il suo corpo che tremava appena. Allungai un dito e gli sentii le palle.
“Su, su… Coraggio!”
Salii ancora e intuii la sua asta.
“Sei un porco. Ti è venuto duro!”
“E che vuoi farci, hai una manina delicata da zoccoletta. Dai tasta bene.”
Glielo tastai, era bello, ma non glielo dissi.
“Dai, adesso basta. Ora tu!”
“Vediamo… Chi perde apre i pantaloni e glielo tocca dalle mutande. Un solo strato di stoffa. Ma glielo deve tastare per un po’.
“Va bene!”
Lui tirò un quattro e io cinque.
Mi sistemai bene sul divano.
“Dai, accomodati, è tutto tuo.”
“Va bene.” Non sembrava gli dispiacesse proprio.
Mi tirò piano piano la zip. Sentivo che mi girava la testa. Ero eccitatissimo, sentivo che il cazzo mi diventava durissimo. Mi sfilò la cintura e aprì i pantaloni. Si vedeva che ce l’avevo gonfio.
“Guarda che porco che sei.”
Mise la mano sugli slip. Io mi feci avanti col corpo e emisi un mugolio.
“Che porco!”
Cominciò ad accarezzarmi le palle, poi l’asta e delicatamente col dito sfiorò la cappella.
“Accontentati! Adesso chi perde glielo tira fuori e lo prende in mano.
Mi girò la testa ancora di più. Non sapevo più se volevo perdere o vincere.
Matteo mi guardò negli occhi, si avvicinò all’orecchio e mi disse.
“Troietta vuoi perdere, vero?”
“No…”
“Ammettilo.” Mi soffiava e mi baciava l’orecchio.
“Mi vuoi toccare il cazzo, ammettilo.” Diceva sfidandomi.
“No…” Dissi con un soffio.
Estrassi un sette. Cercai di non fare vedere la mia delusione. Lui prese un due.
Sì avvicinò e mi baciò l’orecchio.
“Ti è andata male, zoccoletta.”
Mise la mano sui miei slip e me li fece scendere piano piano fino alle ginocchia.
“Madonna, che bel cazzo che hai, Andrea!”
Mi venne durissimo, cercavo di minimizzare, ma qual complimento mi aveva eccitato. Matteo mi fissò negli occhi. Salì con la mano sulle cosce, sull’interno. Sentii il suo dorso sulle palle. Tremai. Salì ancora a con le dita mi sfiorò l’asta. Gli poggiai una mano sulla spalla. Mi strinse il cazzo e mi tirò giù la pelle scappellandolo. La punta era umida. Me sto strinse.
“È proprio bello, sai?” Mi diede qualche colpo in giù, giusto l’inizio di una sega, poi si fermò.
“Dai, adesso basta. Che dici?”
“Dici in generale? Sì, certo…” Feci titubante.
“Sì, mi sa che ti è andata bene.”
“Certo, ci risistemiamo e usciamo dalla polveriera?”
Avevo il cazzo ancora durissimo e non volevo tirar su i pantaloni.
“Senti, abbiamo giocato fino a ora, giochiamocela!” Fece Matteo.
“In che senso?”
“Fino a cinque continuiamo senza alcun limite e a chi tocca non si può sottrarre. Sopra il cinque ci vestiamo e ci andiamo a prendere una birra allo spaccio.”
“Affare fatto”
Mi fece cenno col capo e io misi la mano sul mazzo di carte: tre.
Lui sorrise.
“Bacio sull’asta.”
“Bacio sull’asta.” Ripetei cercando di non fare trapelare la mia eccitazione.
Matteo estrasse un otto e tirò giù la zip.
“Non cantare vittoria troppo presto.”
Esitai un po’: Uno.
“Dai, inginocchiati che te lo vedrai da vicino un bell’asso, zoccoletta.”
“Porco.”
Mi inginocchia davanti a lui. Aveva già tirato fuori il cazzo era davvero grosso. Non che ne avessi visti tanti da così vicino, ma era di un diametro notevole, abbastanza lungo e con una bella cappella larga. Mi avvicinai e gli tirai giù la pelle. Ebbe una reazione istantanea.
“Dai, paga il pegno. Lo so che non vedevi l’ora.”
“No, lo faccio solo per la scommessa…”
“Sì, sì…”
Gli baciai le palle. Non era previsto, ma non resistetti. Gliele leccai bene, poi passai all’asta. Un bacio lungo, per sentire la sua pelle setosa. Per sentirlo pulsare. Lo leccai un attimo, per tutta la lunghezza. Poi mi rialzai.
“Pompino?”
“Pompino senza sborrata, però.” Abbassò il tiro.
“Ok.”
Lui 6 io 9.
Senza tanti preamboli si abbassò e mi baciò la cappella. Feci fatica a trattenermi.
“Non venire, porco.”
Iniziò a pomparmi bene. Si infilava il cazzo in bocca, poi lo leccava con avidità. Con le dita mi massaggiava le palle e le stringeva. Non capivo più niente. Con il dito mi sfiorò il buchino.
“No, no…” Dissi poco convinto.
“Sì, sì.”
Continuava a spompinarmi e giocare col dito da fuori. Lo inumidì e me lo infilò dentro. Provai a sottrarmi, ma mi strinse.
“Ti prego, no lì…” Feci.
“Ammetti che ti piace.”
Tremavo mentre lo vedevo che mi leccava la cappella con lentezza e porcagine. Me lo spinse tutto dentro e mi rovistò. MI sentivo terribilmente zoccola. Continuava a inumidirlo. Poggiò il secondo dito.
“No, due no, ti prego.” E gli carezzai i capelli.
“Dimmi che ti piace.”
“Sì…” Sussurrai.
“Più forte.”
“Mi piace. Sono una troia.” Dissi a voce più alta.
Mi infilò il secondo dito dentro. Facevo fatica a non sborrare. Arrivava fino in fondo. Mi riempiva il buchino di saliva e me lo allargava con le dita. Poi mi fece poggiare a novanta gradi sullo schienale del divanetto.
“No, sei pazzo.”
“E invece sì.”
“Ma non abbiamo neanche scommesso.”
“Questo te lo prendi senza gioco, e mi devi anche pregare.” E mi mostrò il cazzo duro.
Continuava a masturbarmi il buco con le dita, mentre mi massaggiava il cazzo per tenermi in tiro.
“Coraggio, pregami.”
“Ma sei pazzo. Poi ce l’hai grossissimo.”
“Ti piaccio?” Mi fece.
“Da morire.”
“Supplicami di incularti.”
“Mai.” Ma lo lasciavo fare.
“Attento che ti lascio così. O me lo chiedi o ci rivestiamo e andiamo allo spaccio.”
Anche lui aveva il cazzo durissimo.
“Va bene…” Feci con un filo di voce.
“Va bene, cosa?”
“Dai, lo hai capito.”
Fece per rivestirsi.
“No, dai, mettimelo dentro, tesoro, ma fai piano.”
“Dimmelo meglio.”
“Inculami, inculami bene.”
“Che sei?”
“Sono una troia, la tua troia e voglio il tuo cazzo nel culo.”
“Brava.”
“Una sola cosa…” Feci con un filo di voce.
“Dimmi.”
“Ti amo, Matteo.”
“Anche io.” E me lo poggiò sul buchino.
“Davvero?”
“Sì.” E mi baciò sul collo.
Mi allargai. E mi spinse dentro la cappella.
“Quanto ce l’hai grosso. Mi stai devastando.”
Cercai di rilassarmi e di abituarmi. Piano piano lo stavo accogliendo. Si fece strada, mi prese bene per i fianchi e lo spinse dentro tutto. Mi sembrava mi arrivasse fino alla pancia. Cominciò a spingermelo con ritmo.
“Ti piace, Andrea?”
“Molto. A te?”
“Faccio fatica a trattenermi.”
Mentre mi inculava, mi masturbava.
“Mi potrai scopare sempre, quando ne avrai voglia. Ti va?”
Sentii un fiotto caldo dentro di me.
“Lo prendo per un sì.”
Ci guardammo negli occhi e ci baciammo
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Votazione dei Lettori: 9.8
Ti è piaciuto??? SI NO


Commenti per La partita:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:



Sex Extra


® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni