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Il compleanno di mio nipote pt.7


di Membro VIP di Annunci69.it ScrittoreAcerbo
08.05.2024    |    19.998    |    7 9.7
"Senza perdere il ritmo della cavalcata, Anna prese il lecca lecca e lo mise in bocca a mia madre..."
Nei giorni dopo quella sera si alterarono scene da famigliola felice, che perlopiù si svolsero fuori casa, a sontuose scopate tra me e Anna.
In breve tempo ogni centimetro della casa fu utilizzata per i nostri porci comodi.
Mia madre assistette ad alcuni di essi ma poi, dicendo di sentirsi in difetto, decise di smettere di osservarci.

I giorni passarono felici. Al risveglio preparavo la colazione ad Anna e gliela portavo a letto, venendo sempre ringraziato per via orale.
Durante il giorno stavamo in spiaggia, nelle ore in cui il sole era sopportabile, e, quando non lo era, stavamo ancora in casa a “divertirci”. La sera si mangiava fuori e la notte si tornava a divertirsi tra le lenzuola.

Arrivammo così al giorno della partenza. Preparai la colazione ad Anna (classica tazza di latte con brioches e delle fette biscottate con la nutella) e gliela portai a letto.
“Grazie Luca”.
La sua voce arrivò debole e mi fece capire il suo stato d’animo.
Le passai una mano tra i capelli e la rassicurai:
“tranquilla, avremmo altre occasioni per stare assieme anche a casa, saranno solo un po’ più rare”.
Mi guardò con la faccia di una donna che a stento trattiene le lacrime.
La strinsi forte a me.
“Dai Anna, che figura ci faccio se sto nudo davanti ad una donna e lei si mette a piangere”.

Lei si mise a ridere. Effettivamente la situazione era tragicomica.
Era dalla sera in cui bevemmo e finimmo per scopare davanti a mia mamma che smettemmo di stare vestiti in casa, e vedere due persone nude abbracciate che piangono doveva essere davvero strano.
“Sei proprio uno scemo” dicendolo si asciugò gli occhi “ma mi prometti che quella di ieri sera non è la nostra ultima volta?”.
“Te lo prometto”.

Quella scena fu interrotta da mia madre che, come al solito, sapeva essere insensibile quando si trattava di orari.
“Sbrigatevi! Tra poco si parte”.
Lei mi diede un bacio sulla cappella e iniziò cambiarsi.

In mezz’ora eravamo già tutti in macchina.
Io mi misi alla guida, di fianco a me c’erano delle valigie. Dietro si misero mamma e Anna.
La strada era, come ogni weekend estivo, molto trafficata e ogni tre per due eravamo imbottigliati nel traffico.
Alzai lo sguardo e vidi il riflesso di Anna nello specchietto retrovisore. Quanto era bella.
Quei capelli neri, quello sguardo dolce a deciso che partiva dai suoi occhi verdi, quel vestito bianco che risaltava la sua tenue abbronzatura, era tutto ciò che potevo desiderare come donna.
Stava guardando fuori dal finestrino e si stava guastando un lecca lecca.

Quando sentì il mio sguardo su di lei si girò, ricambiandolo.
Come sempre, la milizia di quella donna uscì fuori. Prese il lecca lecca e lo portò fuori dalla bocca. Puntò suo suo sguardo su di me, la lingua prese a leccare in modo sensuale il dolce, che ben presto finì nella sua bocca.
Quel pompino simulato mi rapì dal resto del mondo e mi lasciò a bocca aperta.

“Guarda che devi andare avanti”.
La voce di mia madre mi riportò alla realtà.
Mia sorella scoppiò a ridere e, con fare malizioso, aprì le sue gambe.
Io cercai di concentrarmi sulla guida, ma ogni tentativo era vano.
“Luca ho capito, fermati alla prima zona di sosta che ci scambiamo. Io guido ma tu e tua sorella dovete essere discreti. Non voglio essere denunciata per atti osceni”.
Obbedii agli ordini di mia madre.

Ci scambiammo e andai dietro con Anna che aveva cambiato posizione.
Era seduta composta e mi guardava con lo sguardo di una che sta combinando qualcosa.
Il lecca lecca era sparito, probabilmente lo aveva finito e lo aveva buttato.

Ripartimmo. Io e la mia sorellona ci avvicinammo e ci baciammo appassionatamente. La mia mano andò sul suo seno e iniziò ad impastarlo. Le nostre lingue si fusero e diedero il via ad un vortice di emozioni.
Quanto mi sarebbe mancato tutto quello una volta arrivati a casa.

Anna si staccò e mi porse il lecca lecca.
“Ma dov’era?”.
“Non fare domande e provalo”.
Obbedii. Se c’era una cosa che avevo imparato in quella settimana, era proprio che assecondare le voglie di Anna portava sempre a delle belle sorprese.
Una volta messo in bocca provai uno strano sapore misto a fragola.
“Vediamo se capisci qual è l’altro sapore”.
Fui fulminato dalla risposta.
“Era tra le tue gambe?”.
Anna non rispose, mi guardò con aria divertita e annuì leggermente.

Avevo in bocca un lecca lecca al gusto fragola e patata.
A quella rivelazione il mio cavallo dei pantaloni diventò molto più stretto e rese noto a tutti il suo contenuto.
“Beh, vedo che li c’è il lecca lecca anche per me”.
Detto questo, mi apri la patta e mi calò le mutande.

Il mio cazzo uscì in tutto il suo turgore.
Si mise a ridere e lo impugnò.
“Mi sa che il mio è la versione gigante del tuo”.
Ecco cosa amavo di lei. La sua non era solo voglia, era puro divertimento. Nella testa di Anna il sesso era un’attività ricreativa che doveva sollecitare tutte le persone coinvolte.

Con il sorriso stampato sul volto si abbassò e lo prese in bocca. Iniziò un pompino fantastico. La sua bocca ne prendeva metà senza fare sforzi e, ad ogni affondo, ne provava a prendere sempre di più. La metà che rimaneva fuori veniva segata dalla sua mano con colpi decisi e regolari, andando in sincrono con le pompate.

Io, preso da quel servizio, decisi di ricambiare il servizio. Alzai la gonna del vestito e scostai le mutande. Puntai il lecca lecca sulle labbra di Anna e lo feci sparire al suo interno. Iniziai a penetrarla con quel dolce e mia sorella sembrò gradire quel trattamento.

Solo in quel momento mi resi conto di essere per strada e che i passanti potevano vederci. Alzai lo sguardo e mi accorsi che mia madre aveva optato per andare piano e nella corsia di destra. In questo modo solo quelli nella corsia centrale potevano vederci. Nel frattempo, notai anche alcune sue occhiate al finestrino, segno che anche lei si stava godendo quest’ultimo spettacolo.

La voce di Anna mi riportò alla realtà.
“Sai che ti dico? Forse è meglio mettere il lecca lecca piccolo in bocca, e quello bello grosso in figa. Che dici?”.
Non mi diede il tempo di rispondere che si era già girata e mi aveva tolto il dolce di mano.
Posizionò i gomiti sulle spalliere dei sedili e si sporse in avanti.
“Vai nel sedile centrale”.
Obbedii senza neanche pensarci.

Prese il cazzo e se lo puntò all’entrata della vagina. Si impalò senza problemi e prese a cavalcarmi dandomi le spalle.
“Cazzo si, è proprio bello averlo dentro”.
Io misi le mie mani sui fianchi e presi a spingere da sotto.
Come sempre, la ricerca del ritmo giusto duro poco e iniziammo a scoparci con foga.

“Mamma questo lo voglio donare a te”.
La scena che vidi fu fantastica. Senza perdere il ritmo della cavalcata, Anna prese il lecca lecca e lo mise in bocca a mia madre.
Non capii bene se fece resistenza o meno, ma pochi secondi dopo la sentii dire:”è il miglior dolce del mondo”.
Che donne!

Tornai a concentrarmi sulla mia scopata. Le chiappe abbronzate e sode di Anna continuavano ad andare su e giù facendo scomparire e ricomparire la mia verga.
Era il paradiso. Mia madre si godeva lo spettacolo dei suoi due figli, che scopavano con amore, gustandosi un lecca lecca al gusto di fragola e figa di figlioccia. Come sottofondo c’era il rumore dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro e il suono del clacson di qualche camionista che passando notava la scena.
Chiusi gli occhi e mi godetti quella sensazione.

Gli riaprì solo quando sentii la macchina inchiodare e mia madre correre giù.
Io e Anna ci fermammo. Ammostammo, davanti a noi, la scena di Cinzia che, in una zona un po’ nascosta del parcheggio di un autogrill, si calava pantaloni e mutande e si ficcava tre dita in figa. Pochi colpi e, dalla sua faccia paonazza, si fece strada un orgasmo travolgente.

Vedere quella scena fece andare in tilt sia il mio corpo che quello di Anna. Senza nessuna stimolazione fisica, sentii il mio pene vibrare e i miei muscoli contrarsi. Mi aggrappai al seno di Anna e persi la mia faccia nella sua chioma nera.
Le scaricai dentro uno degli organismi più forti che la vita mi abbia donato.

Quando alzai lo sguardo vidi Anna, con gli occhi ancora chiusi e la bocca aperta in cerca di aria, che smaltiva gli ultimi spasmi.
Era venuta anche lei.
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