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incesto


Sorella Zitella II volta

           di microcpu

 Scritto il 03.08.2007    |    Letture: 60.348  |    Votazione 8.6:

"Ero eccitato ed imbarazzato contemporaneamente, una donna stava giocando con il mio pisello, la cosa mi dava piacere ma poi pensando che quella donna era..."
Salve sono sempre io Ciro (nome falso) è passato circa un mese da quando ebbi la storia con mia sorella Marta (altro nome falso) e non vi dico del difficoltà di comportamento che ho avuto nell’affrontare il primo incontro dopo quel fatidico pomeriggio di fine luglio.

La prima domenica che andai a pranzo dai miei con tutta la mia famiglia fu un vero supplizio, per tutto il tragitto non feci altro che pensare come affrontare la situazione senza far trapelare nulla. Non fu facile e non vi nascondo che fu una vera sudata comportarmi in modo naturale ma poi stesso Marta riuscì a darmi una mano facendo finta di nulla e comportandosi quasi in modo naturale.

Qualche giorno fa tornando da lavoro, sono passato a casa dei miei per consegnare alcuni documenti a mio padre, busso il citofono (dimenticando di avere le chiavi) e mi risponde Marta, mi apre il portone e salgo su al II piano. Devo dire che speravo immensamente di non trovarla sola onde evitare imbarazzi reciproci.

Lei mi aprì la porta ed io entrai, aveva appena fatto il caffé e me ne offrì una tazza dialogammo delle solite cose e io mi sforzai ad essere il più naturale possibile, lei dal canto suo sembrava abbastanza rilassata.

Chiesi del resto della famiglia e lei molto candidamente mi disse che era sola, a queste parole ebbi un tonfo al cuore e cominciai a sudare.

Lei percepì la cosa e mi chiese se mi sentissi bene, io abbozzai prima delle banali scuse imputando la colpa al caldo della giornata ma poi, anche per liberarmi dalle emozioni, mi venne naturale confessargli il mio stato d’animo.

Così con molta onestà gli dissi che ero in difficoltà per quello che era accaduto a fine luglio e che comunque mi dispiaceva molto aver abusato di lei e di aver fatto certe cose, magari avendola anche delusa. Ero partito da massaggiare una parte dolorosa per arrivare ad approfittarne di lei e anche in modo molto violento, facendo sesso anale.

Lei ascoltò il mio discorso, che per l’emozione spesso era confusionario, e non so quante volte usai le parole “scusa” “non volevo” “mi dispiace” “perdonami”, in completo silenzio.

Quando io, a mia volta, rimasi in completo silenzio lei comincio a dire che avevamo sbagliato e che forse tutto era successo per una forte eccitazione reciproca, poi mi disse che aveva sofferto molto il fatto di non aver avuto opportunità con uomini e che si era ritrovata a quasi 50 anni ad essere zitella.

Poi parlando ricordò i tempi in cui eravamo piccoli, io 16-enne e lei gia 20-enne, e quando giocavamo e nascosti sotto il letto io le guardavo sotto la gonna o quando giocavamo sul lettone matrimoniale ed io non perdevo occasione per palparla con scuse banali.

Fummo presi da un misto di malinconia e così io mi alzai e l’abbracciai stingendo la sua testa al mio ventre.

Mentre eravamo abbracciati lei mi confessò con un filo di voce che comunque quel giorno gli era piaciuto, e che anche se doloroso aveva provato delle sensazioni particolari.

A quelle parole la mia mente cambio, dalla serenità e distensione iniziale, passò velocemente in uno stato di nuova eccitazione ma cercavo di pensare ad altro. Sapevo che se ci avessi riprovato avrei rifatto le cose di allora ma avevo un rifiuto continuavo a tenerla stretta ma ero come ipnotizzato.

Davanti ai miei occhi scorrevano le immagini prima di quando piccolo la spiavo e la palpavo, poi le immagini di quando avevo avuto il rapporto sessuale, la vedevo nuda con il figone nero in bella mostra, il suo culo all’aria profanato dal mio pisello e cercavo di allontanare quelle immagini.Ma se al cuor non si comanda figuriamoci al pisello, così mi ritrovai con il cazzo duro e voglioso e con la mente che invece cercava di fuggine.Tutto questo succedeva mentre continuavo a stringere la testa di Marta e ad accarezzargli le spalle.

Noi uomini siamo il sesso debole e come al solito quando ci capita una donna tra le braccia non sappiamo resistere. Così senza alcun comando celebrale chiesi a Marta se voleva rivederlo.

Lei rimase in silenzio e fece un impercettibile cenno con il capo. Andai nel pallone ormai a comandare era il mio cazzo non più la mia mente, così mi guardai in torno e visto il balcone della cucina aperto mi apprestai ad accostare le ante per evitare che ci fossero sguardi indiscreti.Poi ritornai di fronte a Marta che era rimasta seduta e cominciai ad abbassarmi la zip dei pantaloni, poi slacciai gli stessi e come la prima volta tirai fuori il pisello e le palle dagli slip.

Lei aveva il solito abito domestico con bottoni sul d’avanti e io notai che i suoi capezzoli si erano inturgiditi.Rimase a guardarlo per un po’ e poi con un filo di voce mi chiese se poteva toccarlo, io risposi che poteva fare tutto quello che si sentiva di fare.

Cominciò prima a toccarlo con due dita e poi a prenderlo in mano completamente, mi diceva che era curioso, che la prima volta non era riuscita ad ammirarlo bene, insomma ora era più cosciente di avere un cazzo tra le mani.

Lo sollevava per ammirare le palle, poi lo stringeva in pugno quindi simulava una sega. Io dal canto mio provavo delle curiose sensazione miste tra chi stava subendo un atto sessuale e una visita ginecologica. Ero eccitato ed imbarazzato contemporaneamente, una donna stava giocando con il mio pisello, la cosa mi dava piacere ma poi pensando che quella donna era Marta mia sorella, mi imbarazzava tantissimo.

Gli ormoni mi dicevano di spingermi a chiederle di succhiarlo o altro ma la ragione mi gelava così rimanevo passivo in balia di Marta.

Mentre continuava la sua conoscenza con l’organo sessuale maschile, Marta sollevò il capo e guardandomi negli occhi ingenuamente mi chiese se mi stesse facendo male, io risposi no con il capo e lei quasi imbarazzati mi chiese se poteva baciarlo.

Stavolta era lei che voleva proseguire e non io a forzarla. Gli ripetei che poteva fare tutto quello che sentiva e che io per rispetto non gli avrei chiesto nulla. Lei mi ringraziò e poi iniziò a dare dei piccoli baci sulla punta poi dopo avermi guardato nuovamente aprì la bocca e fece scorre il pisello fino ad una buona metà, diede due o tre colpi con le labbra e mi chiese se andava bene.

Io ero al settimo cielo e annuii lei allora riprese il lento dentro fuori stringendo le labbra sul glande e dando dei poderosi colti di risucchio andando avanti per un bel po’.

Era incredibile vedevo le guance di Marta che si sagomavano ogni qual volta il pisello entrasse in bocca, questa volta andava decisamente meglio rispetto alla prima volta, vedevo che metteva molto più impegno e spesso provava a farlo entrare completamente e le sue succhiate erano molto più profonde.

Sentivo l’eccitazione arrivare a mille ma non mi andava di sborrare in bocca a Marta così la fermai dicendo che era troppo e non volevo venirle in bocca, lei mollò la presa e continuò a tenerlo in mano.

Gli feci cenno di liberare le tette, lei sbottonò i primi tre bottoni e tirò fuori un reggiseno color carne con bottoni sul d’avanti, io palpeggiai un po’ le tette prima di liberarle poi mi abbassai e cominciai a succhiarle a giocarci.

Stringevo la mia testa al centro e le mordicchiavo poi afferravo i capezzoli in bocca e li succhiavo come un lattante, lei mi lasciava fare quando sentii che l’eccitazione si era calmata posi il cazzo nel solco tra le mammelle e cominciai una lenta spagnola.

Lei stringeva le tette e guardava il pisello che appariva e spariva tra le enormi mammelle stringendole sempre maggiormente.

Furono circa dieci minuti di pura libidine poi cedetti all’orgasmo ma sempre per rispettarla quando sentii lo sperma salire dalle palle cercai di tenere il cazzo quanto più possibile nascosto tra le tette in modo da sborrare nel solco senza schizzare ovunque.

Riversai una bella quantità di latte nelle tette di Marta la quale dopo aver detto che la cosa le faceva un po’ schifo prese a pulirsi con dei tovaglioli dandomene una buona quantità anche a me per pulire il mio cazzo.

Si alzò i n piedi e cominciò a mettere a posto le tette io con la scusa di pulirla ci giocai ancora poi la guardai e l’abbracciai e nell’orecchio gli confessai che volevo vederle la fica.

Allora lei mi disse che aveva una gran voglia di fare sesso completo ma io continuai a dire che non mi andava di violarle la fica ma che volevo solo giocarci e lavorarla di lingua.

Lei si sedette sul tavolo a gambe larghe, io le aprii la gonna e cominciai a carezzare il figone poi la feci scendere per togliergli le mutande.

Una volta nuda la feci risedere sul tavolo della cucina e aperte le gambe, a mo di visita ginecologica, cominciai a leccarle la passera.

Era incredibile aveva un triangolo enorme, con tantissimi peli neri, il suo profumo era di lavanda, al centro c’erano due enormi labbra carnose da cui spiccava il clitoride grosso come un mignolo.

Cominciai a succhiarlo poi passai la lingua nella fessura come se fosse un pennello poi gli baciavo l’inguine e con i denti gli tiravo i peli.

Poi misi la lingua come per coprire la fessura stessa e cominciai a muoverla e a succhiare mentre con il dito giocherellavo con il buco del culo.

Lei era in estasi e dopo sapienti colpi di lingua raggiunse il suo orgasmo , intanto il mio pisello era diventato di nuovo duro e lei accortasene mi disse che se volevo potevo metterlo dentro.

La tentazione era grandissima e quasi come un automa presi il pisello e lo strusciai ripetutamente tra le grandi labbra della fica come prima facevo con la lingua. Ma i rimorsi mi bloccavano dal penetrarla.

Lei capì la cosa e con molta ingenuità disse che se volevo potevo fare la stessa cosa della volta precedente e giocare con il suo culo.

Gli chiese se era convinta e lei disse di si.

La tirai leggermente più fuori e sempre a pancia all’aria, con le gambe poggiate sulle mie spalle, poggiai la capocchia vicino al suo ano.

Non usai lubrificanti perchè aveva tutta la sua sborra che colando aveva inumidito il buco del culo, misi solo della saliva sulla mia punto e cominciai a spingere.

Lei chiuse gli occhi e reggendosi al mio collo fece scivolare lentamente il mio bastone nelle sue viscere.

Una volta dentro la guardavo e vedevo i sui capezzoli rigidi ed eretti quasi a bucare il reggiseno, il suo ventre che si contraeva ad ogni penetrata ed il suo volto con un espressione mista di dolore e di piacere .

Questa volta il rapporto anale durò di più perchè volevo assaporare per bene quello che stavo facendo così non incalzai mai il ritmo facendolo durare il più possibile.

Quando sentii l’orgasmo la spinsi dietro e appoggiandomi sui suoi seni liberai nuovamente la mia sborra nel suo culo e continuai a spingere quasi a mandarla a fondo.

Mi fermai solo quando il cazzo era completamente floscio e mi dedicai ancora al suo seno.

Lei mi disse che doveva lavarsi e questa volta l’accompagnai io in bagno, dove la denudai completamente e gli lavai personalmente sia la fica che il culone, una volta asciugata lei con molta naturalezza si rivestì in mia presenza.

Ritornammo in cucina ed eliminammo tutti i segni di quello che era successo, ripulendo il tavolo dalle evidenti stracce di sperma.

Gli chiesi se gli era piaciuto e lei arrossendo disse di si anche se il rapporto anale era comunque doloroso, gli dissi che non me la sentivo di fare sesso nella fica.

Mi chiese se avevo tradito mia moglie altre volte e gli risposi di no, lei quasi mortificata disse che le dispiaceva.

Gli dissi che l’avevamo voluto entrambi, ci ripromettemmo di non fare più nulla per farlo capitare e così ci salutammo.

Questa volta tornai direttamente a casa, desiderando maggiormente mia moglie.
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