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incesto


racconto di una famiglia perbene (la pace rit

           di locumone

 Scritto il 15.11.2007    |    Letture: 51.917  |    Votazione 7.9:

"Gli schizzi di mio padre mi inondarono la pancia e il petto, i miei furono molto meno impetuosi e si andarono a scaricare fra i suoi peli del pube..."
Il gioco di Lu, di strusciarsi sull’inguine del padre, la sera mentre si vedeva la televisione, prima o poi doveva portare al disastro. Tutto accadde una sera che era cominciata nella maniera più normale. Dopo cena tutti sul divano a vedere la televisione, io nel mezzo, alla mia destra il babbo con in braccio Lu, alla mia sinistra Pat e la Mamma. Ormai, da diverso tempo, ero attratto dalle manovre di Lu per irretire mio padre, solo occasionalmente prestavo attenzione al film che scorreva sul piccolo schermo. Aspettavo di vedere il cazzo di mio padre indurirsi e stampare la sua grossa forma sul leggero tessuto del pigiama, ogni tanto volgevo la testa anche verso la mamma e Pat che, da un po’ di tempo, davano l’impressione di volersi isolare nel loro mondo di carezze e bisbigli. Le contorsioni di Lu stavano raggiungendo il loro effetto, il cazzo di mio padre, da quanto era duro, sembrava volesse esplodere. Di solito, arrivato a quel punto, con fare indifferente, il babbo spostava il culetto di Lu in una posizione meno pericolosa. Invece quella sera, la troietta della mia sorellina insistette per posizionarsi proprio su quel duro coso che sparì fra le sue chiappe. Non contenta di quella bravata, la ninfetta incominciò una lenta danza che ebbe un unico risultato: a mio padre esplose un orgasmo irrefrenabile, una raffica di schizzi imbrattò tutto il suo pigiama. I disastri non vengono mai soli. Il mio vecchio, in quella circostanza, perse del tutto il suo controllo, così mentre esplodeva il suo orgasmo, andò, con mani rapaci, ad artigliare i piccoli capezzoli di Lu che, dal dolore, lanciò un urlo che fece uscire dal loro letargo la mamma e Pat. Io, velocemente, mi ero tolto dal divano, mentre esplodevano le urla di mia madre e Pat che, furibonde, guardavano la scena disgustosa di mio padre imbambolato, travolto dai sensi di colpa, e di Lu che era scoppiata a piangere in un atteggiamento di vergine violata.
La mamma e Pat incominciarono a coprire di insulti e di graffi il reo.
” Sei un pervertito, approfittarsi di una bambina, meriteresti di essere gettato in galera a vita, porco violentatore”
Queste erano le frasi più tenere che a raffica venivano urlate in faccia a mio padre che subiva sempre più avvilito e senza la forza di reagire.
Lentamente la burrasca degli insulti si calmò, l’ultima frase che sentii dire da mia madre, mentre lo fulminava con uno sguardo pieno di disprezzo:
“Almeno vatti a togliere quel pigiama che è l’emblema della tua vergogna”.
A quel punto mi ero andato a rinchiudere in camera, ero eccitato, ero tentato di masturbarmi per placare l’esplosione ormonale che la scena a cui avevo assistito mi aveva scatenato. Avevo davanti agli occhi quel cazzo pulsante che vomitava quella marea di sperma, il viso di mio padre, stravolto da un piacere che sapeva peccaminoso, quella larga macchia di piacere e di peccato che si era sparsa su tutto il suo pigiama. La voglia di prendermi il cazzo in mano e di menarmelo, era però frenata dalla paura che qualcuno potesse entrare. Aspettai che la confusione in casa si fosse calmata, poi, silenzioso, scivolai nel bagno. Non so come, mi venne la curiosità di guardare nel cesto della biancheria sporca. Il primo indumento che vidi erano i calzoni del pigiama di mio padre. Li presi in mano, toccai quella grande chiazza appiccicosa, l’eccitazione ricominciò a montare, prima l’annusai e poi, con fare lascivo, feci scivolare la mia lingua sul quel viscido umidore, mentre con la mano libera mi prendevo il cazzo, menandomelo ferocemente finché non sentii arrivare l’orgasmo. Avvolsi allora il mio cazzo nel pigiama e sovrapporsi la mia sborra a quella paterna.
Mia madre rinunciò a scacciare di casa mio padre, però cambiò la sistemazione logistica della famiglia. Mia madre e le mie sorelle avrebbero dormito nel letto matrimoniale, mentre mio padre avrebbe dormito con me in quella che era stata la camera delle mie sorelle.
La nuova sistemazione tappava un buco ma rischiava di aprirne un altro. Mio padre si vestiva e si spogliava senza curarsi della mia presenza, io invece diventavo sempre più morbosamente attratto dal suo corpo esposto senza pudore. Arrivata la stagione estiva, prese l’abitudine di venire a letto nudo. Quello spettacolo mi eccitava, mi ritrovavo il cazzo duro e una grande voglia di masturbarmi, sognando di toccare quel grosso coso che gli pendeva fra le gambe. Alle lunghe i miei sguardi vogliosi non sfuggirono al genitore che si mostrò compiaciuto, ma il timore reciproco ci lasciava in una condizione di stallo. Una sera mentre parlavamo prima di addormentarci, eravamo, per il caldo, tutti e due nudi, sdraiati sopra le lenzuola, mio padre mi disse con un aria di complicità:
“ da quando la mamma mi ha scacciato dal suo letto, e tu mi sei testimone che sono stato vittima dei giochi di Lu e delle sue provocazioni, sono così depresso che non riesco ad andare a cercarmi, fuori di casa, la possibilità di una scopata, ora sto per scoppiare, non vorrei creare un nuovo scandalo con te, ma ho una grande voglia di prendermi il cazzo in mano e masturbarmi, ho paura però che tu faccia la spia alla mamma.”
Quello sfogo mi emozionò, mi apriva una confidenza che non avrei mai sperato. “Babbo” - dissi – “ stai tranquillo che io, alla mamma, di quello che può succedere in questa stanza non farò mai parola. Anch’io spesso ho voglia di menarmi il cazzo, non l’ho fatto per paura della tua reazione, dopo quello che mi hai detto credo che possiamo farlo senza problemi tutti e due.” Ci guardammo ridendo e incominciammo a masturbarci. Mio padre teneva gli occhi chiusi, forse pensava ancora alla mamma o al culetto di Lu, io invece spudoratamente avevo gli occhi piantati su quel cazzo. Avevo una voglia matta di sostituire quella mano nel massaggiarlo. Tale era l’eccitazione che, presto venni e sborrai sulla mia pancia. Mio padre invece mostrava una diversa resistenza.
“ Quanto duri a masturbarti?” gli dissi, e lui quasi svegliato dal suo sogno, mi guardò sorpreso della domanda e con fare malizioso disse:
“ sei preoccupato che mi stanchi la mano, vuoi venirmi in soccorso, prestandomi la tua”.
Arrossii, anche perché era evidente la direzione del mio sguardo, poi provai a reagire: “ se ti occorre, io sono sempre disponibile ad aiutarti” dissi continuando a fissare l’oggetto del mio desiderio.
“Vieni qui vicino a me” fu l’invito di mio padre.
Ero talmente emozionato che mi tremavano le gambe, ci volle uno sforzo di volontà per fare i due passi che mi separavano dal letto del genitore. Riuscii finalmente a sedermi sulla sponda, guardavo quel grande corpo nudo, la sua struttura forte, il petto villoso con due capezzoli bene pronunciati, le cosce possenti che testimoniavano la sua attività di atleta, ma soprattutto quel lungo e grosso cazzo che usciva per un pezzo dell’asta e per tutta la cappella dalla sua mano.
“Sdraiati accanto a me, voglio sentire il tuo calore, se vuoi puoi riprendere a masturbarti. Sfiorare il suo corpo, mi trasmise una tale scossa che subito il mio cazzo ridiventò di marmo. Fu un momento magico, guardavamo senza falsi pudori il cazzo dell’altro, ci muovevamo all’unisono, insieme arrivammo all’orgasmo. Gli schizzi di mio padre mi inondarono la pancia e il petto, i miei furono molto meno impetuosi e si andarono a scaricare fra i suoi peli del pube. Avevo voglia di stringermi a lui, ma non avevo il coraggio di fare la prima mossa. Per fortuna sembrò capire questo mio bisogno, mi cinse con un braccio attirandomi a se. Le nostre labbra si stavano sfiorando, io con un gesto incontrollato tirai fuori la lingua e gliela piantai in bocca. Per un attimo rimase sorpreso, poi rispose all’assalto, ero al settimo cielo, allungai la mano e finalmente riuscii a toccargli il cazzo. Da quella sera i nostri incontri ravvicinati si fecero sempre più stringenti, quando voleva masturbarsi mio padre mi chiamava nel suo letto e mi affidava il suo cazzo da soddisfare. Intanto cosa succedeva nel grande letto matrimoniale dove dovevano dormire le tre donne di casa?
Seppi più tardi la storia di quelle nottate, ma è giusto che ve ne renda edotti da subito.
Tenere nello stesso letto tre fiche calde come quelle di mia madre e delle mie sorelle, prima o poi avrebbe sicuramente provocato un incendio. La prima sera che si ritrovarono insieme, mia madre decise la disposizione con cui coricarsi. Lei avrebbe dormito nella parte sinistra del letto, perché quello era il suo posto da sempre, in mezzo Pat sulla destra la piccola Lu. Scioccate da quello che era successo sul divano, nelle prime sere il letto servì solo per dormire. Questa castità non si addiceva però alle tre donne. Iniziò Pat ad accostarsi pericolosamente alla madre, a sfiorare con la mano il suo abbondante seno o il suo caldo monte di venere. Erano carezze veloci, più gesti di tenerezza che espliciti approcci sessuali. Non tardò molto tempo, che la mamma rispose alle attenzioni di Pat. Soprattutto in mia madre c’era la preoccupazione della presenza di Lu che, lei considerava ancora una vergine violata dalla sessualità morbosa del marito. Col passare delle settimane, la castità forzata incominciò a pesare, pesava soprattutto a mia madre a cui mancava il cazzo prepotente del marito, ma anche le carezze di Pat. Provò quindi un primo sollievo, quando una notte sentì la mano di Pat, fattasi più audace, infilarsi sotto la sua corta camicia da notte, ed accarezzarle le cosce. Lei, istintivamente, invece di stringerle, allargò le gambe, permettendo a quella mano curiosa di risalire fino alla sua fica che istantaneamente si era bagnata. La mano di Pat incominciò a giocare con le grandi labbra, si mise a stimolarle il clitoride, due dita si immersero in quella fica ormai piena di umori e di piacere. Quasi subito gli esplose un orgasmo violento, per non urlare si morse a sangue le labbra, afferrò la mano malandrina della figlia se la portò alla bocca e si mise a succhiarle le dita impregnate. Ormai ogni sera aspettava, ansiosa, la mano di Pat che si infilasse fra le sue cosce, quando questo avveniva, lei si strizzava i capezzoli per esaltare quel misto di piacere e dolore che le faceva scoppiare la testa. Anche Pat aveva le sue esigenze, certo le piaceva fare godere la madre, ma anche lei aveva bisogno di sentire le attenzioni di un’altra mano che alleviasse i suoi tormenti. Lei si masturbava silenziosamente tutte le sere, ma cosa diversa era essere toccata da un’altra persona e potersi poi stringere forte a quella sorgente di piacere. Non sapeva come trasmettere questo suo bisogno. Prima incominciò a strusciare la sua fica bollente contro il fianco della madre, poi facendosi più audace prese la mano della genitrice e se la portò sulla sua fica bagnata. Nel frattempo, la povera Lu, traumatizzata da quello che era successo, si sentiva in colpa verso il padre, ma non aveva certo il coraggio di dire alla madre, che la riteneva una vittima di una violenza, la verità su quanto era accaduto. Per mantenere il ruolo della vittima, doveva però rinunciare alla sua passione per i giochi erotici, quindi in quel grande letto, sebbene ogni tanto sentiva forti tensioni all’inguine, evitava perfino di avvicinarsi a Pat. Stava in un angolo girando le spalle alla madre e alla sorella.
La natura però, presto o tardi, prende sempre il sopravvento sui buoni propositi.
Mia Madre e Pat, ormai abitualmente, omaggiavano reciprocamente le loro fiche infuocate. Lu sebbene restasse volutamente girata, non poté non accorgersi di quello che succedeva alle sue spalle. L’Eccitazione si faceva ogni giorno più forte. Cercò di calmarla mettendosi le mani fra le cosce, questo rimedio però moltiplicò la sua eccitazione, avere le mani così vicine alla sua fica, diventò una tentazione ingovernabile. Arrivò la notte in cui, come un fiume in piena che rompe gli argini, così, la mano di Lu si impossessò della sua fica affamata. Raggiunse finalmente quell’orgasmo a cui non poteva e non voleva più rinunciare. Quello fu il primo passo di una lunga marcia. Iniziò ritornando quotidianamente a dare soddisfazione al suo clitoride e alla sua fica sbrodolante, poi cercò di riallacciare il rapporto con la sorella. La sua mano la notte non cercava più solo la sua fica ma andava in cerca anche di quella di Pat.
Successe una notte. Mia madre aveva ricevuto la visita della mano di Pat che, le aveva fatto godere e sbrodolare la sua fica pelosa. Voleva restituire il piacere. Allungò la mano verso l’inguine della figlia, con sua sorpresa trovò la zona già occupata da un’altra mano. Pensò che fosse quella di Pat che si dava, da sola, il quotidiano piacere. Con affetto accarezzò quella mano e cercò di farsi un po’ di spazio per partecipare a darle la meritata goduria. Le sorprese però, quella sera non dovevano finire mai. Sentì una mano che prima gli sfiorava il seno poi andava a cercare i suoi capezzoli per pizzicarli. I conti non tornavano. La sua testa era appoggiata sopra un braccio di Pat, una mano di Pat le stava accarezzando il seno e pizzicando i capezzoli, di chi era la mano che lei aveva accarezzato e che stava sditalinando la figlia? La risposta non poteva che essere una. Afferrò quella mano, scansò le lenzuola, accese la luce. Ebbe la sconvolgente conferma: stava tenendo la mano di Lu. Quella notte restarono sveglie, Pat raccontò tutta la verità, su i rapporti incrociati che si erano verificati negli anni nella loro famiglia, I suoi primi giochi erotici con il fratello e i due amici, il suo rapporto con Lu, il triangolo, il vizio di Lu di leccare cazzi e fiche e di farsi inculare, le sue chiavate con il fratello, della gelosia di Lu che si era sentita estromessa, la sua piccola rivincita che si era presa, irretendo il padre, raccontò anche del suo morboso rapporto con la madre. Da quel resoconto emergeva che il meno colpevole, in tutta quella storia, era proprio mio padre. Quella notte finì con le tre donne abbracciate e piangenti ma anche liberate da quell’alone di ipocrisia che aveva reso così contorti e se volgiamo dolorosi, quei rapporti che, in fondo, erano legati solo alla loro natura ed al loro amore reciproco. Da quella sera, quel letto le vide dormire solo quando crollavano esauste ma appagate dal piacere che si scambiavano. La più scatenata era Lu, che con la sua lingua vibrante leccava contemporaneamente la fica della madre e quella di Pat, mentre le due si baciavano languidamente slinguazzandosi piacevolmente. A mia madre però mancava il grosso cazzo di mio padre, sebbene avesse la fica continuamente sbrodolante, potere risentire quel duro randello piantato nella fica e nel culo era diventata un’ossessione che continuamente gli tornava alla mente. Anche mio padre sognava mia madre, sebbene accettasse la mia voglia di soddisfarlo, sebbene avesse gradito enormemente il fatto che lo deliziavo non più solo con la mano ma anche con la mia avida bocca, sperava sempre di ritornare alle loro calde scopate. Ero diventato un grande esperto di fare i pompini. Mi introfulavo fra le cosce del mio arrapato genitore, avevo preso l’abitudine di leccargli prima e a lungo il buco del culo, poi mentre con la lingua mi spostavo verso il suo scroto, con un dito gli stimolavo e poi penetravo il suo ano. Gli succhiavo le palle, prendendole in bocca ad una ad una, poi risalivo quella lunga e grossa asta, fino alla sua cappella, vi passavo sopra delle lunghe slinguate, la insalivavo, per poi farla sparire nella mia bocca. A quel punto, mentre la mia lingua continuava a rotearle intorno, con una mano gli massaggiavo l’asta e con l’altra lo penetravo nel culo. Quando l’assaliva l’orgasmo, mio padre mi afferrava la nuca e mi teneva fermo ad ingoiare tutta la sua abbondante sborra. Che il clima in famiglia era cambiato e tornava a girare verso il sereno me ne accorsi, dall’atteggiamento di mia madre che ricominciò a sorridere quando incontrava lo sguardo del marito, a preparargli pranzi e cene adeguate, a riproporre di mangiare tutti assieme. Incoraggiato da queste aperture mio padre si aperse con sincerità a mia madre. Aveva sicuramente sbagliato a permettere a Lu di giocare con il suo inguine, lui però aveva sempre nel cuore solo la sua sposa. Mia madre si dimostrò subito disponibile al perdono, sia abbracciarono piangendo. La sera a tavola mia madre annunciò che si sarebbe tornati ciascuno nella propria camera. I miei genitori arano tornati insieme. Rinunciando alla televisione si ritirarono subito nella loro camera. Noi tre ci guardammo sorridendo maliziosamente. Da tempo non parlavamo insieme. Pat mi spiegò la genesi di quel cambiamento, ci propose di ricostruire il nostro triangolo scacciando fra di noi ogni forma di gelosia.
Ci abbracciammo felici, poi alla puttanella di Lu venne un’idea, ridendo, ci disse:
”Andiamo ad imparare come si fa una vera riconciliazione”.
Silenziosamente andammo davanti alla porta della camera dei nostri genitori, aprimmo uno spiraglio, mia madre era già nuda, il suo corpo florido si muoveva nella stanza con le sue grosse tette ballonzolanti, arrivò davanti a mio padre che. si stava spogliando seduto sulla sponda del letto. Con atteggiamento umile si inginocchiò per aiutarlo a slacciarsi le scarpe e a togliersi i calzini. Mio padre si mise in piedi slacciandosi i calzoni , lei mise le mani su i suoi fianchi e con una mossa rapida abbassò contemporaneamente calzoni e mutande. Fra le gambe del genitore svettò un cazzo duro e ritto che io ben conoscevo. Tale era il desiderio, che non aspettò neanche di avergli sfilato del tutto gli indumenti, subito la sua bocca si avventò famelica su quel grosso randello di carne, se lo infilò completamente in bocca, io ebbi paura che potesse soffocare, lei incominciò un entra e esci favoloso, per non perdere quel coso prezioso con le mani gli artigliava i glutei. Mio padre ogni volta affondava il suo randello, la stava scopando in bocca, Presi da quella scena ciascuno cercò il sesso per masturbarsi.
“ fermati” – gli intimò con decisione ma anche con amore mio padre – “Voglio entrare nella tua fica ed anche nel tuo culo che mi sono tanto mancati.”
Mia madre si alzò in piedi, guardava mio padre con un sorriso adorante, il genitore scalciò per fare scendere definitivamente i suoi indumenti a terra. La mamma ora era sdraiata di traverso sul letto, teneva le gambe spalancate mettendo in evidenza la sua fica pelosa già impiastricciata di umori. Mio padre strusciò più volte il suo viso su quell’inguine fremente, Poi si sistemò con il suo grosso fisico fra le cosce della moglie, la sovrastava. La mamma gli prese il grosso cazzo in mano e lo condusse all’ingresso del suo spacco, senza sforzo mio padre glielo piantò dentro, dalle labbra della genitrice uscì come in un lamento una sola parola “finalmente”. Poi le sue cosce si strinsero su i fianchi di mio padre per dettare il ritmo della chiavata.
In questa famiglia perbene era tornata la pace.

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