Il primo sito di Annunci erotici italiano, scambio coppie, racconti ed esibizionismo.        Siamo 555.477        Online 56.995        WebCam Chat: 86
Entra




Torna all'indice dei Racconti Erotici incesto

incesto


storia di una famiglia perbene (due)

           di locumone

 Scritto il 01.11.2007    |    Letture: 26.892  |    Votazione 8.0:

"La cosa mi eccitò parecchio ed accelerò il raggiungimento del mio orgasmo..."
Seduto nel mezzo del divano, ero costretto a sbirciare papà, mamma e le mie sorelle che se la spassavano.
Lu tendeva ad appoggiare il suo culetto nervoso sempre più vicino all’inguine del genitore; da parte sua, mio padre aveva preso l’abitudine di presentarsi, la sera, al rito della televisione, già in pigiama, “per comodità” – diceva lui. Io, invece, maliziosamente pensavo che, quella scelta, sebbene fosse dettata anche dalla comodità, metteva per certo sempre meno stoffa a separare il culetto di Lu ed il suo inguine. Lu, seduta sulle gambe di mio padre, continuamente cambiava posizione e con quei movimenti - io notavo - come sempre più spesso strusciasse il suo adorabile culetto sulle parti intime del genitore. Incominciai a notare che quella ginnastica aveva chiari effetti sul cazzo del babbo che con sempre più forza stampava la sua dura forma sulla stoffa leggera del suo pigiama. Pat e la mamma sembravano del tutto disinteressate a quello che avveniva alla mia destra, stavano dalla loro parte del divano abbracciate ed intente a giocare con i capezzoli dell’altra, accompagnando quel gioco con complici risatine .
Era un’abitudine che, tutta la famiglia, la sera, stava riunita sul divano nel salotto a vedere la televisione. Lu andava a sedersi sulle ginocchia di nostro padre, adducendo la scusa che sul divano non c’era posto per lei. Lu così chiamavamo Lucia la più piccola di casa era la “coccolina” del babbo che si mostrava sempre felice di avere in braccio la “sua bambina”. Se all’inizio la scelta di stare su quelle ginocchia era stata una ingenua manifestazione di affetto, negli ultimi tempi avevo notato una certa malizia nel suo comportamento. Lo avevo notato perché su quel divano io ero seduto in mezzo, mentre Pat e mamma erano sedute all’altra estremità, anch’esse coinvolte in una intimità dubbia se non proprio morbosa. . Ero geloso ma soprattutto eccitato nel vedere i loro giochi perversi, ero geloso perché avrei voluto essere l’unico a godere del culetto di Lu o delle tette di Pat, ero eccitato perché ero tentato di toccare il grosso arnese paterno.
Stranamente, già da allora, mi piacevano le donne ma anche il cazzo degli uomini. Prima di andare avanti nella storia però, sarà bene che io riparta dalla partenza dei nostri due amici, con cui avevo scoperto il sesso. Fra me e Pat si era rotto quella complicità che avevamo avuto. Questo non voleva dire che avevamo fatto un voto di castità, più semplicemente che ciascuno ormai aveva scoperto l’autarchia nel darsi il piacere.
Non passava giorno che io non mi prendessi il cazzo in mano, sia fastanticando sulle esperienze passate, sia leggendo alcuni libri che avevo trovato nella biblioteca. Seppi più tardi, che anche Pat quotidianamente giocava con la sua dolce fichetta. A forza di masturbarmi, finalmente arrivò il giorno che anche dal mio cazzo uscì quella crema biancastra che tanto avevo invidiato a Rob. Orgoglioso misi al corrente di quell’avvenimento il gruppo di amici con cui ero solito giocare. Ci fu da parte loro, verso quella mia confessione, curiosità e scetticismo. Mi sentii in dovere di dare prova pratica che le mie affermazioni erano vere. Eravamo soliti a ritrovarci in un anglo roccioso al limite della spiaggia, quel giorno io proposi a tutto il gruppo di menarci il cazzo, così avrebbero potuto constatare la veridicità delle mie parole.
Ero di un anno il più grande del gruppo. Tutti eravamo con il cazzo in mano, mi sentivo orgoglioso nel costatare che il mio era il più grosso. Incominciammo a stantufare, ciascuno sembrava concentrato sul proprio spunzone, solo Gabriele che era davanti a me, più che a menarsi il cazzo, con aria persa, guardava il mio. La cosa mi eccitò parecchio ed accelerò il raggiungimento del mio orgasmo. “Guardate” - dissi con voce trionfante - mentre i primi schizzi di quella crema bianca uscivano dal mio cazzo e andavano a colpire Gabriele che imbambolato stava davanti a me.
Tutti mi guardarono ammirati, Gabriele, intanto, incominciò, con la mano, a togliersi dalla maglietta gli schizzi della mia crema, poi, con naturalezza, si portò alla bocca e le mani impiastricciate, leccandole.
Non passarono molti giorni da quell’esperienza che, Gabriele mi invitò a casa sua. Avevo capito che Gabriele voleva stare solo con me, la cosa non solo non mi scandalizzava ma mi creò una forte eccitazione. Lo trovai solo ed emozionato, subito mi prese per mano e mi condusse nella camera dei suoi genitori.
“Qui potremo stare tranquilli e comodi” - mi disse sdraiandosi e guardandomi negli occhi con un sorriso malizioso. Quel suo modo naturale di offrirsi, mi scatenò una tempesta ormonale, il cazzo istantaneamente, senza che lo avessi ancora toccato, divenne di marmo, senza staccare gli occhi da quel corpicino offerto mi spogliai e andai anch’io a stendermi su quel lettone. Gabriele si rotolò fino a venirmi sopra stringendosi tutto addosso a me. Le mie mani scivolarono su quel corpo fremente, gli artigliarono il suo culo piccolo ma sodo. Gabriele mi sussurrò:
“ non avere fretta di darò tutto, prima però voglio prendere in bocca il tuo cazzo duro”.
Era scivolato al mio fianco, la sua mano cercò la mia mazza, vi avvicinò il suo viso, strusciava le sue guance imberbi sulla mia cappella infuocata, poi fu la lingua a sfiorare per tutta la sua lunghezza il mio nerbo e a succhiare lo scroto. Ricominciò una lenta risalita lungo la mia asta rigida, finalmente fece entrare tutta la mia cappella nella sua avida bocca, con la mano incominciò a masturbarmi. Non ressi molto, l’emozione mi portò presto all’orgasmo, scaricai nella sua bocca tutto il mio seme, Gabriele lo ingoiò, e ripetutamente passò la lingua sulle sue labbra come per evitare di perderne anche una sola goccia, poi si girò verso di me, mettendomi la sua lingua in bocca. Nella saliva aveva ancora residui della mia sborra e maliziosamente mi fece gustarne il sapore. Gabriele mi aveva fatto un delizioso pompino ma era ancora vestito.
“Spogliati” – gli chiesi mentre mi riprendevo dalla ricca sborrata.
Gabriele, in piedi sul letto, improvvisò un seducente spogliarello, si muoveva con movenze quasi femminili che mettevano in risalto il suo fisico ancora infantile ma armonioso, la sua pelle bianchissima e un culetto sodo e voglioso. Il mio cazzo a quello spettacolo ricominciò a dare segni di vita.
Era sdraiato accanto a me, sentivo la voglia di leccarlo e di morderlo. Quella sua carne bianca e tenera mi eccitava. Gli leccai il viso, gli misi la lingua in bocca, leccai e morsi i suoi piccoli capezzoli, poi gli chiesi di voltarsi. Avevo in primo piano il suo culetto, l’accarezzai, feci scivolare la mano nel solco fino a raggiungere il suo buchetto. Lo massaggiai, lo penetrai delicatamente con un dito, Gabriele sembrava assecondare i miei movimenti muovendo i fianchi, ero sempre più eccitato.
“ ti voglio inculare” gli dissi con una voce che sembrava un ordine – “ mettiti alla pecorina”. Gabriele restò per un attimo in silenzio e poi:
“ti ho già detto che ti avrei dato tutto, ti darò il culo, ma voglio essere preso come una donna, non come un animale”.
Rimasi sorpreso da quelle parole, “ lo faremo come vuoi” gli dissi rassicurandolo.
Si era di nuovo girato, si era messo un cuscino sotto la vita, mi chiese di massaggiargli ancora un po’ il suo buchetto e di bagnarglielo con la saliva. Mi prese il cazzo in mano per accertarsi che avesse la necessaria consistenza, poi, mettendosi in posizione fetale, guardandomi negli occhi con uno sguardo di innamorato, mi disse:
“vienimi dentro, sono tutto tuo”.
Ero sopra di lui, guidò il mio cazzo nella giusta posizione, e spingendo con le reni mi aiutò a farlo entrare. Fece solo una smorfia quando tutta la mia cappella superò il suo sfintere, poi subito mi attirò a se piantandomi la lingua in bocca. Ero sconvolto dall’emozione, non resistetti, presto inondai le sue viscere con una seconda sborrata.
Con Gabriele incominciò una storia ambigua, lui era certamente innamorato di me, io l’usavo per scaricare le mie tempeste ormonali, mentre il mio sogno era potere ricominciare a fare sesso con Pat ed eventualmente con Lu.
Le mie sorelle dormivano insieme in una stanza attigua alla mia, La notte prima di addormentarmi sentivo le loro chiacchiere le loro risate. Mostrai sempre più attenzione ai rumori che venivano da quella stanza da quando mi sembrò di sentire dei lamenti e dei gridolini che mi ricordavano le ore passate con Pat Rob e An.
Ascoltavo, mi eccitavo fantasticando su i giochi delle mie sorelle e forsennatamente mi menavo il cazzo. Ormai da mesi quando mi ritiravo nella mia stanza stavo in tensione nella speranza di sentire quei suoni che mi facevano rizzare il cazzo. Non avevo mai cercato di andare a spiare quello che avveniva nell’altra stanza perché, potevo essere sorpreso dai miei genitori. Successe una sera che eravamo soli in casa. Dopo la televisione, con il bacio della buonanotte ci eravamo tutti e tre ritirati nelle proprie stanze. Mi ero velocemente spogliato e sdraiato sul letto mi ero messo in ascolto. L’attesa fu ripagata. Ecco finalmente quei suoni di piacere arrivare dall’altra stanza. Mi alzai scalzo, mi avvicinai alla porta che aprii per gettarvi uno sguardo dentro. Pat era nuda semisdraiata sul letto, con le cosce bene divaricate mentre Lu stava in ginocchio in mezzo alle gambe di Pat con la testa immersa nell’inguine della sorella. Stando così piegata metteva in evidenza il suo culetto nervoso. Ero fermo sulla porta, dall’eccitazione mi ero preso il cazzo in mano e me lo menavo freneticamente. Pat mi vide, e mentre con una mano artigliava la nuca di Lu, con l’altra mano mi fece cenno di entrare. Non aspettai un attimo, mi fiondai dentro la stanza. Pat si rivolse a Lu:
“ dolce Lu non ti spaventare, abbiamo quella visita che da tempo aspettavi, stasera potrai finalmente conoscere anche il piacere del cazzo”. Poi rivolta a me proseguì:
“ smetti di menarti il cazzo, quel servizio te lo farà dopo Lu, ora devi pensare di dare gioia al suo culetto e alla sua fichetta con la tua lingua e le tue mani”.
Ubbidiente, mentre Lu continuava a leccare la fica di Pat, io mi ero sistemato dietro di lei, gli avevo con le mani allargato il solco fra i suoi glutei sodi e incominciavo a irrorare quella dolce vallata con la mia lingua e la mia saliva per poi scendere fino a leccare la sua fichetta che incominciava a riempirsi di quegli umori afrodisiaci che tanto mi piacevano. Lu dimostrò di gradire la visita spingendo sempre più con forza le sue parti intime contro la mia faccia. Al piacere che riceveva dalla lingua di Lu, si aggiungeva per Pat l’eccitazione che gli dava il mio assalto al culetto della sorella. Aveva preso a tormentarsi i capezzoli, mentre dalla sua bocca uscivano incitamenti osceni verso la sorella e verso me. Arrivò l’orgasmo, Pat l’accompagnò con un lungo ululato, Lu con continue scosse del suo corpicino come fosse stata colpita da un attacco epilettico, io senza nemmeno toccarmi il cazzo avevo sborrato abbondantemente. Ci afflosciammo tutti e tre e per un lungo momento si rimase abbracciati impiastricciati nei nostri umori.
Eravamo tutti e tre sdraiati sul letto di Pat. Ero in estasi per questa nuova esperienza ma anche curioso di sapere come si era creato quel godurioso affiatamento delle mie sorelle. Lo domandai senza giri di parole a Pat. Lei stette un lungo momento in silenzio come se stesse valutando con quali parole raccontarmi la loro storia.
“E’ difficile dire come tutto questo è iniziato” - incominciò a dire la mia sorella maggiore – “ da sempre abbiamo dormito nella stessa stanza, fino da piccole la mamma ci ha fatto il bagno insieme, tra di noi non c’è mai stata vergogna nel mostrare all’altra il proprio corpo nudo. Da quando insieme con te ho scoperto il sesso, la sera per addormentarmi, spesso, mi sono accarezzata la fica. Le prime volte, per pudore, cercavo di massaggiarmi quando Lu dormiva, poi con l’andare del tempo queste precauzioni sono venute meno, anche perché il corpo imberbe di Lu mi eccitava e spesso mi toccavo sognandolo. Ho incominciato ad invitare Lu nel mio letto, stringere il suo corpicino mi emozionava, ho scoperto con una grande piacere che la stessa cosa avveniva anche per mia sorella, lei era attratta dal mio seno; all’inizio per gioco, incominciò a volermi leccare i capezzoli, io l’assecondavo ma ben presto quella bocca vorace su i miei capezzoli incominciò a mandarmi brividi in tutto il corpo ed in particolare all’inguine. Un giorno non mi trattenni, la mia mano andò sulla mia fica sbrodolante e mi masturbai fino ad urlare. Lu, prima fu sorpresa e spaventata, ma quando la rassicurai che quegli urli erano di piacere e non di dolore, volle che la istruissi. L’allieva si è dimostrata molto portata per la materia, in poco tempo non avevo più nulla da insegnarle; è stata lei a prospettare la possibilità di coinvolgerti ecco perché stasera ti ho fatto cenno di entrare. Ora però basta con le chiacchiere”
Così dicendo, Pat riprese l’iniziativa. Teneva fra le braccia Lu e la baciava teneramente, le loro lingue si insinuavano nella bocca dell’altra in maniera dolce, senza quell’ansia che c’era stata nei momenti culminanti del loro precedente gioco d’amore. Io guardavo quella scena coinvolto emotivamente.
“Lu” - disse Pat- “questa sera verificheremo se è possibile costruire quel triangolo di cui abbiamo più volte parlato, se varrà la pena allargare i nostri giochi d’amore, con la scoperta del cazzo. Io l’ho già provato, ho già perso la mia verginità, con te sarà diverso, imparerai a leccarlo, e se lo vorrai potrai prenderlo in quel culetto nervoso che ha sempre goduto quando il mio pollice l’ha visitato. Questo Sarà possibile se nostro fratello si dimostrerà capace di pensare al nostro piacere e non solo a quello del suo cazzo”.
Mi fecero sdraiare, ero intimidito, mi sentivo la cavia dei loro esperimenti, l’idea però di mettere il mio cazzo in quelle bocche vogliose e forse nel bel culetto di Lu fecero sparire tutti i timori, ero, per amore fraterno disposto a qualsiasi sacrificio. Con fare didattico Pat mi prese in mano il cazzo, per poi portarlo alle labbra e incominciando a leccare la cappella. Il mio cazzo rispose immediatamente a questo primo approccio. Pat però quasi subito smise ed invitò Lu a ripetere i gesti che aveva visto fare. Timidamente Lu mi prese il cazzo in mano.
“Stringilo più forte e incomincia a muovere la mano su e giù” disse Pat.
“ Ora avvicinalo alla bocca e tira fuori quella lingua che mi fa tanto godere, devi leccargli tutta la cappella” - continuò la maestra.
Lu era tesa ed impegnata, si muoveva a scatti ed un po’ goffa, di certo quando la sua lingua incominciò a girare intorno alla mia cappella ebbi la convinzione che quella bimba imbranata sarebbe diventata una grande maialina.
Pat non amava solo la teoria, mentre Lu leccava la cappella, avvicinò il suo viso alla scena e prese a leccarmi lo scroto per poi risalire lungo l’asta, per arrivare, in un gioco a due di lingua, a prendere tutto il mio cazzo in bocca per poi passarlo a Lu che a sua volta lo restituiva alla maestra.
“Avvisa quando stai per godere “ mi disse Pat.
Fu una richiesta tempestiva perché stavo perdendo il controllo della situazione.
Pat si staccò dal mio cazzo e costrinse Lu alla stessa cosa.
Rivolta a me con il suo solito sorriso ironico: “ bel giovanotto ora tocca a te un po’ lavorare, devi preparare con la tua lingua il buchetto di Lu al suo sacrificio. Lu mi venne sopra, e mi piantò il suo culetto sulla faccia, muovendosi per permettere alla mia lingua di omaggiarla.
Ancora una volta fu Pat a dettare i tempi del nostro gioco. Fece spostare Lu sopra di me all’altezza del mio inguine. Lei si mise accosciata sopra il mio viso, con una mano mi prese il cazzo e lo puntò contro il buchetto di Lu a cui ordinò di abbassarsi lentamente affinché fosse possibile la penetrazione. Lu obbediente seguì l’invito della sorella, io ero terrorizzato di farle del male e rimanevo immobile anche se sentivo la mia cappella scivolare dentro le sue viscere. Pat, quando si accorse che la penetrazione era avviata positivamente, lasciò il mio cazzo, e mentre strusciava lascivamente il suo culo sul mio viso, spostandosi in avanti aveva raggiunto la bocca di Lu ed aveva preso a baciarla appassionatamente. Lu si era seduta completamente sul mio cazzo che l’aveva penetrata per tutta la sua lunghezza, non iniziò la danza del su e giù che mi aspettavo, il piacere Lu me lo trasmise attraverso contrazioni dei suoi muscoli anali che presto mi scatenarono una eruzione di sborra. Gli spasmi del mio cazzo che gli inondavano le viscere gli provocarono un improvviso orgasmo, lei si contorse e mi piantò se sue unghie acuminate sul mio petto. Pat accelerò i suoi strusciamenti della fica sul mio viso fino a raggiungere l’apice del godimento. Eravamo ancora tutti e tre abbandonati senza forze sul letto di Pat quando sentimmo che si apriva la porta di casa, istintivamente mi buttai giù e corsi in camera mia, mentre mia madre, attaccando il cappotto all’attaccapanni dell’ingresso, rivolgendosi a mio padre diceva “ fai piano, i nostri bambini sono già a dormire”.






.

Votazione del Racconto: 8.0
Ti è piaciuto??? SI NO



Disclaimer! © Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.



Commenti per storia di una famiglia perbene (due):


Membro VIP di Annunci69.it Tommy50, singoli Lazio

Arapante
3 mesi fa


Membro VIP di Annunci69.it Tommy50, singoli Lazio

Arapante
3 mesi fa




Per lasciare un commento fai il login o unisciti a noi, è gratis!


Altri Racconti Erotici in incesto:





Sex Extra