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Prime Esperienze


Partenza con sbandata

           di Zindo Membro VIP di Annunci69.it

 Scritto il 03.01.2017    |    Letture: 6.123  |    Votazione 9.2:

"”Non capisco perché sei così acido – disse - Prima mi hai affrontato con tono minaccioso, adesso sprizzi rabbia da tutti i pori..."
Da “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese:
“Primo amore: un giorno queste cose le diremo alle donne.”

^^^^^^^
Avevo atteso la fine delle medie per liberarmi finalmente di Pietro, il più stupido, antipatico, cattivo, stronzo compagno di classe. Anzi l'unico, perché solo con lui non ero mai riuscito ad avere un rapporto decente. Forse esagero nel dire che lo odiavo perché probabilmente a quell'età non si è ancora capace di odiare davvero qualcuno, di certo speravo di liberarmi per sempre di lui.
Una ragione c'era.
In terza media era arrivato nella nostra classe un nuovo compagno, un ragazzino timido figlio di una coppia arrivata dal meridione, venuta ad abitare a due isolati dalla mia abitazione. Per il fatto di trovarci nella stessa classe e di abitare vicini ci trovavamo spesso insieme anche per fare i compiti. Anche le nostre famiglie si frequentavano e per questo a volte lui si fermava a pranzo anche da noi quando sua madre, infermiera, faceva i turni pomeridiani.
Quell'idiota di Pietro, per il nostro stare spesso insieme, aveva cominciato a chiamarci “i fidanzatini”, “ i piccioncini”, per poi esagerare fino parlare con gli altri di noi due come i “frocetti”.

Per mia disgrazia però anche Pietro scelse di proseguire gli studi iscrivendosi come me al liceo scientifico e per ulteriore mia sciagura finimmo anche nella stessa sezione.
Se non fosse stato l'imbecille che era avremmo potuto mettere una pietra sul passato e considerare le nostre reciproche antipatie precedenti come comportamenti puerili di adolescenti immaturi. Invece non ci misi molto ad accorgermi che mi aveva diffamato dicendo qualcosa di calunnioso sulla mia sessualità anche a qualche altro nostro nuovo compagno delle superiori.
Allora, ne sono certo, quello che provai per lui fu davvero odio, disprezzo, rabbia assoluta. Non ho esitato un attimo ad affrontarlo di petto e a dargliene di santa ragione. I risultai in parte furono pessimi, come il provvedimento disciplinare del preside che ci sospese entrambi per una settimana e l'accelerazione del diffondersi della maldicenza sul mio conto in tutto l'istituto. Per contro non solo Pietro, dal pavido che era, non ha mai più osato insinuare alcunché su di me, ma è passato da un atteggiamento di strafottenza nei miei confronti a quello opposto, di riverenziale e distaccato rispetto.
Il tempo fece il resto: io come tutti gli altri mi creai come era naturale che accadesse, una bella cerchia di nuove conoscenze, lui che aveva cambiato solo atteggiamento nei miei confronti ma non la sostanza della sua personalità di debole complessato, si guadagnò presto la nomea di persona da evitare sia tra gli studenti, sia tra gli insegnanti ed anche tra alcuni di quei genitori che anche alle superiori controllavano ancora i propri figli nell'ambito scolastico.
Tutto a posto?
Non proprio. Il seme Pietro lo aveva gettato.
Mentre il tempo passava quel seme, da qualche parte aveva attecchito ed aspettava il tempo propizio per germogliare.
C'è forse una stagione migliore della primavera per germogliare?
Era primavera infatti quando alcuni miei compagni di classe, appassionati di calcio, organizzarono una partita contro i ragazzi del quarto, sezione A..

Scelta degli avversari non casuale; ben tre miei compagni avevano i fratelli maggiori in quella classe e siccome l'idea era nata da loro, il resto era venuto di conseguenza.
Non sono e non ero un gran calciatore ma me la cavavo abbastanza come difensore e non mi feci ripetere due volte l'invito a partecipare. Mi trovai così a contrastare Daniele, il bello per antonomasia di tutto il liceo, l'idolo delle ragazzine, ma anche un bravo attaccante nel gioco del calcio.
Tra noi i contrasti agonistici furono numerosi e oltre la partita per me era diventata interessante la sfida tra noi due. Ero fiero di me perché riuscivo ad ostacolare i suoi attacchi. Poi uno dei suoi compagni gli disse qualcosa in un orecchio, lui mi guardò, sorrise in modo strano, tra lo scherno e l'ironia. Intuii cosa gli aveva potuto dire quel tale. Al primo ulteriore contrasto ne ebbi la conferma: dopo avergli sottratto la palla rinviandola verso il centro campo, lui mi disse:- “ ..E così saresti tu il frocetto di cui si parlò qualche mese fa? Buono a sapersi!”
Mi sentii nudo come un lombrico, anzi peggio, perché i lombrichi nella terra ci vivono, io avrei voluto sprofondarci per morire. Avevo una dignità anche come giocatore. Per salvarla finsi di li a qualche minuto di aver preso una storta per lasciare il campo. Dopo quella mazzata psicologica era meglio per tutti che non giocassi più, non sarei stato più capace di giocare serenamente. Mi sostituì Aldo, il quale non era proprio adatto al ruolo, infatti dal quattro a due a nostro favore che eravamo alla mia uscita, perdemmo per cinque a quattro con i tre goal segnati da Daniele.
Dal giorno dopo Daniele, che fino a quel giorno probabilmente aveva ignorato la mia esistenza, divenne quasi la mia ombra. Era davanti all'ingresso quando arrivavo al mattino, seduto sul suo motorino, con un piede a terra e l'altro sul pedale, a sorridermi e strizzare l'occhiolino. Veniva nel corridoio di destra durante l'intervallo della ricreazione, nonostante la sua aula fosse sul corridoio di sinistra, senza una vera ragione, quasi a cercarmi, per dirmi “ciao” e poi andarsene. All'uscita lo ritrovavo fuori del portone principale, quasi ad attendere il mio passaggio e mi faceva segnali significativi: o si toccava il pacco, o mi fissava passandosi la lingua tra le labbra, o strizzava l'occhio. Insomma mi metteva in agitazione anche perché temevo che qualcuno si accorgesse che ero io il destinatario dei suoi gesti. Per questo dopo alcuni giorni lo affrontai, all'uscita di scuola. Gli feci io il segno di avvicinarsi con il dito. Lui si avvicinò con il sorriso che a me sembrò da spavaldo e mi chiese:- “Cerchi me?”
”Sì, per avvertirti che se non la pianti di fare lo stronzo con me, farai la fine di quello che le ha prese l'altra volta.”
Il suo sorriso si spense subito. Si fece serio e mi disse:- “-Non facciamo piazzate, parliamone in privato tra persone civili”
Cazzo! Reagendo in quel modo garbato segnò il primo gol anche nella nostra partita a due.
Di colpo non lo vidi più come uno dal quale dovermi difendere, si era conquistato la mia simpatia (e già godeva la mia ammirazione come attaccante nel gioco del calcio e la mia invidia per la sua fisicità e bellezza estetica, nota in tutto il liceo ed altrove).
Ovvio che quando aggiunse: “Vado a mettere miscela nel motorino, al distributore; ti aspetto lì per parlarci” accettai e lo seguii a piedi. Si trattava di percorrere solo qualche centinaio di metri, per giunta, più di due terzi avrei dovuto comunque percorrerli per raggiungere la fermata dell'autobus che mi avrebbe riportato a casa.
Autobus che transitò mentre io stavo percorrendo il tratto dalla fermata al distributore, cioè avrei potuto prenderlo, invece avevo scelto già aspettare il successivo, che sarebbe transitato dopo venti minuti. Tempo non sprecato se serviva a mettere le cose in chiaro una volta per tutte, con Daniele.
Cazzo, no!
Appena mi fu possibile arrivare a vedere l'area del piazzale scoprii che alla pompa di rifornimento Daniele non era solo. Con lui e con un altro motorino c'era anche Pietro.
Maledetti!
Soprattutto Daniele, tanto che Pietro fosse stronzo lo sapevo, ma Daniele no. Mi aveva detto “Parliamone tra persone civili” e poi mi aveva teso la trappola nella quale stavo per cadere!
Vigliacco, viscido, perfido. Con uno solo non avrei temuto affronti e confronti, ma con due no, e poi Daniele aveva due o tre anni più di me, era già quasi uomo adulto lui, mentre io era un giovincello post-adolescente. In quella fascia d'età due o tre anni, la differenza la fanno e come. Capii che la cosa migliore era battere la ritirata e, fatto dietro-front, tornai verso la fermata dell'autobus, odiando Daniele anche perché, oltre l'ingannarmi, mi aveva fatto perdere la corsa precedente.
Quando io ero già alla fermata da qualche minuto arrivò Daniele col motorino, si fermò, e mi disse: ”Ti ho visto sai, venire al distributore. Perché sei tornato in dietro? Non dovevamo parlarci?”
Ironicamente gli dissi:- “Parlarci da persone civili, vero?” Il mio sguardo era feroce, fulminante.
”Non capisco perché sei così acido – disse - Prima mi hai affrontato con tono minaccioso, adesso sprizzi rabbia da tutti i pori. Cos'è che non ti garba di me?”
“Me lo chiedi? Non ci arrivi da solo?”
Daniele abbassò il capo e con espressione seria disse:- “Scusami. Se ti riferisci alle attenzioni che ti rivolgo, l' ho fatto perché pensavo ti piacessero, non per contrariarti. Speravo che...Sì, insomma, pensavo di piacerti, se non è così diciamo che è un peccato perché a me tu piaci da morire. Ciao.”
Senza darmi tempo di replicare aveva accelerato e partito col suo motorino, impennandolo, credo involontariamente.
Altro capovolgimento di emozioni e sentimenti dentro di me Di nuovo un ribaltamento e ritorno dall'astio alla simpatia, anzi di più. Mi aveva detto di piacergli, di sperare che lui mi piacesse. Cos'era? Forse una mezza dichiarazione d'amore? Come in un film rivedi nella mia mente tutte le scene del suo attendere le mie entrate ed uscite dal liceo, le sue passeggiate davanti alla mia aula, i suoi sorrisi, le sue strizzate d'occhio, ogni suo gesto e all'improvviso non mi erano sembrate più sfottò e derisioni, ma gesti di corteggiamento.
Fui preso da agitazione e da un turbinio di sentimenti. Non mi resi conto di quando presi l'autobus come un automa, per mera abitudine, di quando avevo viaggiato, ero sceso alla solita fermata e camminato fino ad arrivare a casa dove mi ritrovai quasi inconsapevolmente.
Ero shoccato dall'inattesa “dichiarazione” di Daniele ma anche dal fatto che non mi stupivo né scandalizzavo che lui, il conclamato idolo di tutte le liceali, il super bello del liceo, il bravo calciatore attaccante, l'idolo, aveva detto parole affettuose ad un altro ragazzo. Tutto questo mi sembrava, addirittura normale.
Quello che mi stupiva era che avesse rivolto le sue attenzioni su di me, un anonimo ragazzetto del primo anno, e per di più io ero stato uno “chiacchierato”, ingiustamente ed immeritatamente “chiacchierato” ma probabilmente lui non lo sapeva che le voci girate sul mio conto erano false, destituite di ogni fondamento. Anzi, chissà, forse proprio quelle voci lo avevano incoraggiato ad esporsi, a farsi avanti.
Cribbio che gran confusione che avevo dentro la testa e quanta confusione c'era anche intorno a me. Ero stato accusato di essere omosessuale quando non era vero, o almeno quando forse non ne ero consapevole. Mi ero incazzato ed offeso per quella calunnia, ero arrivato alle mani con Pietro per rimarcare la mia normalità e adesso che uno, non uno qualunque però, ma il più figo di tutto il liceo, mi aveva trattato da omosessuale con garbo e non con derisione, mi stavo dispiacendo di non esserlo davvero.
Ma quale concentrazione sui compiti! Solo a Daniele ed alle sue parole pensavo, con una sola piccola, fumosa remora: perché stava al distributore con Pietro?
Il resto era tutto un turbinio di sensazioni mai provate prima. Ero arrabbiato con me per avere, forse, scoraggiato Daniele, speravo che tornasse alla carica nei giorni successivi, per poterlo invece incoraggiare perché adesso lo volevo come amico, come ragazzo mio, come amante.
Anzi no. No! Subito la paura mi bloccava.
Non la paura di accettarmi come omosessuale, al contrario, quello di non esserlo abbastanza. Di non essere all'altezza delle aspettative di Daniele. No, non potevo accettare la sua proposta, se me l'avesse fatta di nuovo, perché non ero alla sua altezza. Lui era fisicamente già completamente sviluppato, come un uomo adulto; sarebbe rimasto deluso dal mio pene già grande ma non come il suo che immaginavo grande, enorme, bello e...se avesse voluto farsi fare una sega da me, sarei stato capace di fargliene una fatta bene? Io ero un autodidatta, le seghe si facevano davvero come io me le facevo o si potevano fare diversamente? Tra uomini si diceva che ci si accoppiasse pure fisicamente e questo era il mio terrore. Non perché psicologicamente io rifiutassi un rapporto intimo completo con un bel maschio come lui, ma perché temevo che quando lui ci avrebbe provato io non sarei stato all'altezza delle sue aspettative, essendo io uno inesperto totale, neanche con le ragazze avevo avuto esperienze significative, nulla di più di qualche sfregamento di corpi ballando e qualche bacio da principiante a principiante.

Quanti problemi mi feci quel giorno, la notte e le prime ore del giorno successivo, ma nella sostanza era uno solo: non mi sentivo all'altezza di Daniele e me ne dispiacevo perché volevo fidanzarmi con lui, fare sesso con lui, per lui volevo essere frocio ed avevo paura di non esserlo.
Al mattino, quando non trovai Daniele ad attendermi come nei giorni precedenti ci rimasi male, quando nei minuti d'intervallo di metà mattinata non venne neppure davanti alla mia aula come gli altri giorni, cominciai a soffrire.
Non sapendo con chi prendermela affrontai Pietro:- “Ehi, tu! Che cazzo ci facevi ieri, appena usciti da scuola, al distributore di benzina ?
Devo dire che Pietro, dopo la lezione che gli avevo dato, di me aveva abbastanza soggezione e lo vidi impallidire e quasi tremare quando, con voce tremula, mi disse: “Chi? Quando? Dove? Ahh! Ieri..,ieri io..al distributore? Che ci facevo? Ah sì...ero a corto di carburante nel motorino...sono andato a fare rifornimento... perché? Non si può?
Lo incalzai:- Che ci facevi con Daniele ? Quello del quarto A?
- Chi? Quello che ci ha segnato tre gol durante la partita?
- Esattamente! Parlavi con lui. Vi ho visti. Che vi siete detti?
- Che ci siamo detti? Niente, manco lo conosco quello io, stava li, faceva rifornimento...ah, si è vero, aveva soldi spiccioli e funzionava solo il distributore automatico, mi ha chiesto se gli davo una banconota in cambio dei suoi spiccioli, perché tutte queste domande?
Per la gioia che Pietro mi aveva dato gli perdonai tutte le sue precedenti vigliaccate. Gli risposi un vago “Così, per pura curiosità” ma dentro di me esultavo. Daniele e Pietro s'erano trovati insieme al distributore per mera casualità, non erano in comunella tra loro, Daniele non mi aveva attirato in nessuna trappola, aveva voluto davvero solo parlare con me, tanto che poi mi aveva raggiunto,da solo al la fermata dell'autobus.
Diamine. Avevo combinato un guaio. Dovevo rimediare. Se Daniele mi voleva, io pure volevo lui. No, non volevo che pensasse che intendevo respingerlo. Lo avrei aspettato io all'uscita e ci avrei parlato.
Parlato? Per dirgli cosa? Non ero alla sua altezza io, non ero quello che lui forse si aspettava purtroppo. Che rabbia che tutte le cose che di me aveva detto Pietro fossero balle, se fossero state vere avrei potuto dire a Daniele: “Eccomi, fai con me e di me quello che vuoi”, invece ero un,.. un.., un niente..., non sapevo come baciare, come si sta in intimità con un altro ragazzo, se le seghe si facessero proprio come me le facevo io... Che tormento, che tormento.
Eravamo a metà dell'ultima ora di lezione, l'ora d'inglese. Qualcuno dopo aver bussato, aprì la porta e, rivolto all'insegnante chiese:-Mi scusi, dovrei dire una cosa importante a Z..., può venire un attimo fuori?.
Ad entrare e parlare era stato Daniele. Z... ero e sono io. L'insegnante mi fece uscire. Io corsi fuori. Con enfasi esclamai:-”Dimmi!”
Con voce flebile, sguardo basso, Daniele disse:- Niente, volevo solo scusarmi con te per ieri. Ho interrotto la lezione perché all'uscita non si può parlare in mezzo al marasma e se ti invitassi ad appartarci tu non ci verresti, purtroppo..., niente altro, solo scusami per ieri.”
Cazzo! Faceva sul serio. Così, d'istinto, anche per rendermi degno di lui, più grande di me, volli fare “il più grande” anch'io.
-In effetti- gli dissi- ci sono rimasto male, perché sei scappato così velocemente con il motorino?
-Secondo te perché?
- Avevi paura che ti baciassi in strada?
-Coooosaaa?
- In effetti la tentazione l'ho avuta, ma sei scappato
Mi trovai con le sue braccia attorno al collo le sue labbra per una frazione di secondo sulle mie, poi, commosso, mi disse:- “Oggi ti porto a casa io con il motorino”
Così fu. Ma non mi feci portare direttamente a casa. Ci fermammo a lungo sullo stradone lungo la ferrovia, dietro i capannoni abbandonati dell'ex cementificio e li ebbi la mia prima esperienza con un ragazzo, con Daniele.
Non aveva per cazzo la proboscide che io avevo immaginato e temuto ma un bellissimo membro, di bella forma, di grandi ma non esagerate dimensioni, di possente compattezza, più o meno come il mio che prese in mano per segarlo come io mi segavo, incoraggiandomi a fare altrettanto perché proprio così come sapevo farle io si facevano le seghe. Soprattutto mi baciò ed io non ero mai stato baciato con la lingua in bocca. Con quel bacio mi conquistò e quando, nei giorni successivi, mi chiese qualcosa di più, glie lo concessi volentieri, senza più farmi problemi sull'essere più o meno all'altezza.

Di certo con Daniele ho vissuto un periodo felice. Spero lo ricordi ance lui con lo stesso mio piacere, anche se poi le nostre strade hanno preso direzioni diverse e da “normali” abbiamo messo su famiglia entrambi, e svolto professioni diverse in città diverse

In tanti anni non ci siamo più rivisti fino a pochi giorni fa, ma non mi è sembrato opportuno chiedergli se a volte pensa ancora anche lui a quel periodo ed alla nostra relazione. Sarebbe stato davvero fuori luogo, eravamo entrambi al funerale del povero Pietro, gran brava persona da “adulto”. Ci ha detto il compagno con il quale conviveva da una trentina d'anni che era malato da tempo..

Votazione del Racconto: 9.2
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Commenti per Partenza con sbandata:


boreetoah, singole Piemonte

Molto molto bello....mi piace tanto e non dico altro....chi vuol capire, capisca!! :-)
7 mesi fa


FREEALL, singoli Trentino

Racconto eccitante? No, direi piuttosto: delicato. Scabroso, volgare, depravato? Non sembra proprio, vista anche la bassa votazione rimediata.
Ma chi l'ha detto che per essere apprezzato su A69 un racconto debba, per forza, non essere pubblicabile altrove?
Credo invece che la forza di questo racconto stia nella capacità di raccontare, di essere adatto a un pubblico attento, e non solo bramoso di pornografia. E ancora, la forza sta nei risvolti psicologici che la storia mette in mostra, nella tensione provocata da un'attrazione che in passato (ma anche ai giorni nostri) è stata vituperata, per la delicatezza dei sentimenti e delle insicurezze, così facili per la giovane età dei protagonisti.
La bellezza della storia sta tutta lì, e, per me, è meglio di mille inutili dettagli di rapporti omosessuali.
Quindi, a costo di sembrare fuori dal coro, dico bravo a Zindo. Per i testi e per la storia, come sempre piena di risvolti che ci fanno riflettere.

7 mesi fa


piccololord, singoli Emilia Romagna

Una bella storia....si, mi è piaciuta. Delicata, una carezza sull'anima. Bravo Zindo, i miei complimenti e dico a FREEALL che non è fuori dal coro, magari ci fermeremo ad un trio ma tant'è...
7 mesi fa


 L'Autore
Membro VIP di Annunci69.it Zindo, singoli Marche

Sono sorpreso davvero dal tenore dei commenti che avete lasciato. Un grazie sentitissimo.
7 mesi fa


perboys, gay Puglia

ottima storia...
7 mesi fa


slipbianchi, gay Lombardia

Bello davvero. Un racconto tenero e piacevole fino all'ultima riga
Bravk
7 mesi fa


Membro VIP di Annunci69.it librodaleggere, singoli Piemonte

Sono d'accordo in pieno con freeall e piccololord....hai scritto una storia che, contrariamente a quasi tutte le altre piene di iperbole e quasi sicuramente inventate, è riuscita a farmi tornare indietro nel tempo...di tanti tanti anni....quando anche io ho vissuto una "simil storia" come questa...purtroppo per me non finita altrettanto bene...!! bravo...sei stato in grado di toccare corde che molti forse non hanno ma che comunque hanno vibrato a lungo...!!
7 mesi fa


ExilesCn, gay estero

Davvero un bel racconto.
Grazie.
7 mesi fa


Giannisesto, singoli Liguria

Bello una storia d'amore
7 mesi fa


thunderbird65, gay Piemonte

un bel racconto scritto bene. naturalmente essendo un racconto gay non poteva che partire con i fuochi d'artificio e finire nel recinto della normanlità con uno sgurado lamentoso verso chi viveva davvero per chi esntiva di essere ed era malato da tempo.
7 mesi fa


lucedombra, gay Lazio

Bello! Letto tutto f'un fiato. Un racconto sincero, delicato, sensibile che lascia spazio alla naturale essenza dell'amore. Bravo veramente e scritto con chiarezza.bacio Aldo
6 mesi fa




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