tradimenti
Vita e segreti di una coppia aperta,2
09.06.2026 |
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Martina rise nervosamente, poi si fece seria, raccogliendo tutto il coraggio che aveva..."
Martina e Andrea lasciarono la festa poco dopo l'incidente con lo sconosciuto. Per qualche ragione, il viaggio di ritorno a casa sembrò il doppio del normale. Sia Andrea che Martina rimasero in silenzio, seduti uno accanto all'altro, immersi nei loro pensieri. Martina appoggiò la testa sulla spalla di Andrea e si chinò per accarezzargli calorosamente la coscia.Mentre Andrea desiderava disperatamente parlare della serata, aveva la sensazione che Martina non ne avesse voglia. Era rimasta insolitamente silenziosa mentre lasciavano la festa; forse stava rivivendo l'accaduto. O forse era imbarazzata. Andrea non poteva esserne certo. Tuttavia, non c'era dubbio che Andrea fosse ancora molto eccitato per ciò a cui aveva assistito. Non riusciva a togliersi dalla testa l'immagine della sua dolce moglie in ginocchio che faceva sesso orale a uno sconosciuto. Riusciva ancora a vedere lo sperma dello sconosciuto cospargerle il mento. Anzi, quando guardò sua moglie seduta accanto a lui, vide un luccichio del liquido appiccicoso sui rigonfiamenti dei suoi seni. Sapeva che era lo sperma dello sconosciuto. Si chiese se lei potesse ancora sentire il suo sapore.
Andrea bruciava dalla voglia di sapere tutto, ogni dettaglio nascosto. Il silenzio nel viaggio di ritorno pesava come un segreto non detto, fino a quando, ormai quasi a casa, non riuscì più a trattenersi.
“Ti sei divertita stasera?” chiese, cercando di nascondere l’impazienza nella voce.
Martina esitò, il respiro leggermente affannoso. “Sì, credo di sì”, rispose, la sua incertezza tradiva il tumulto dentro di lei. Avevano promesso onestà, ma Andrea intuiva che c’era molto di più di quello che lasciava intendere.
“Allora raccontami tutto”, insistette lui, gli occhi fissi nei suoi, affamati di verità.
Martina abbassò lo sguardo, poi con un filo di voce iniziò: “Ci siamo baciati, lui è stato gentile ma deciso… poi, piano piano, mi ha infilato un dito dentro…”
Un brivido percorse Andrea, ma non si fermò lì.
“E poi?” sussurrò, la voce carica di aspettativa.
Lei lo guardò, rossa e vulnerabile, e confessò: “Gli ho preso il cazzo con la mano, ho sentito il suo respiro farsi più profondo, e l’ho fatto venire tra le mie dita.”
Andrea sentì il cuore stringersi, una mistura di desiderio e gelosia che gli esplodeva dentro. Ma Martina non aveva finito: con un sospiro più profondo, aggiunse, quasi sussurrando, “E poi, c’è stato un momento, quando lui mi ha guardato negli occhi, e ho capito che voleva molto di più. Voleva che mi abbandonassi completamente a lui, senza riserve.”
Quel racconto, così sincero e intenso, colpì Andrea come un colpo al petto. Sapeva che quella notte aveva segnato qualcosa di profondo, un confine superato, e che nulla sarebbe stato più come prima.
Andrea trattenne a stento il desiderio di confessarle che l’aveva osservata, deciso a giocare ancora d’attesa. La mancanza di dettagli, però, gli bruciava dentro come un fuoco. Pensò che forse un tocco più intimo avrebbe sciolto le sue riserve.
Si sporse verso di lei, la mano calda che si posava lenta tra le sue gambe, cercando il contatto. Sentì lei cedere, aprirgli appena le cosce, e un sorriso di malizia gli sfiorò le labbra. Le dita cominciarono a carezzare con dolcezza e fermezza il sesso ancora gonfio, scivolando su e giù tra le labbra umide, tracciando un percorso di brividi.
“Scommetto che volevi scoparlo, vero?” mormorò, la voce roca e intrisa di desiderio.
Martina rimase immobile per un istante, poi un sussurro carico di tensione uscì dalle sue labbra: “Sì.”
Poi, con una sincerità che la rese ancora più irresistibile, aggiunse: “Ma non l’ho fatto.”
Il silenzio tornò a regnare, ma ora era carico di elettricità palpabile. Andrea sentiva il cuore battere forte mentre le sue dita continuavano a esplorare, provocando gemiti sommessi e una crescente febbre di piacere. Quell’attesa languida li avvolgeva, tessendo una promessa di ciò che sarebbe potuto accadere, quando lei fosse stata pronta a lasciarsi andare del tutto.
Una volta arrivati a casa, impiegarono quasi dieci minuti per passare dal garage alla camera da letto, perdendo pezzi di vestiti lungo il percorso, i loro corpi bramosi che si cercavano avidamente. Il pene di Andrea pulsava ancora, non del tutto domato dalla visione di quei baci rubati.
Caddero infine nudi sul letto, le loro pelle che si sfiorava in un abbraccio ardente. Le labbra di Andrea si posarono sui seni di Martina, morbidi e ansimanti, dove i segni di sperma ormai secco disegnavano una mappa di desiderio. La sua bocca si mosse con dolcezza attorno ai capezzoli turgidi, sfiorandoli, succhiandoli con brama.
“Sì, succhiami le tette,” ansimò Martina, la voce intrisa di bisogno.
Mentre la sua bocca continuava a giocare con quei punti sensibili, una mano di Andrea scivolò tra le sue gambe, accarezzando le labbra gonfie e pronte al piacere. Poi la baciò sul collo, risalendo fino all’orecchio, dove sussurrò con un filo di voce carico di malizia: “Sono sicuro che volevi il suo grosso cazzo nel tuo dolce buchetto, vero?”
Martina si irrigidì per un attimo, sorpresa dalla precisione della sua intuizione. Come faceva a sapere che lo sconosciuto aveva un pene così imponente?
Poi scacciò quel pensiero, riconoscendo la propria paranoia. “Sì… era grosso e duro,” ansimò, il desiderio che le bruciava dentro più forte che mai.
“Senti ancora il suo sapore in bocca?” sussurrò Andrea con voce profonda.
Gli occhi di Martina si spalancarono, colti da un misto di sorpresa e desiderio.
Andrea iniziò a muovere lentamente un dito dentro e fuori dalla sua vagina, librandosi sopra di lei, fissandola intensamente negli occhi spalancati. Poi, con un sospiro carico di brama, sussurrò: “Ti ho vista. Ti ho vista succhiargli il cazzo.”
“Oh Dio,” ansimò Martina, avvolta da un’imbarazzata vergogna per essere stata sorpresa, ma ancora più turbata dal fatto di non avergli raccontato tutto.
“Potevo vedere ogni centimetro del suo grosso cazzo,” continuò Andrea, la voce bassa e carica di tensione. “Ero in piedi sul balcone, sopra di te. Potevo vedere la tua saliva brillare al chiaro di luna, scivolare su quel membro potente. L’ho persino visto provare a scoparti.”
Si fermò per un attimo, lasciando che quell’immagine si sedimentasse tra loro, poi aggiunse con un respiro rauco: “Il mio cazzo era così duro che pensavo mi avrebbe strappato i pantaloni.”
Martina quasi sospirò di sollievo quando si rese conto che non era arrabbiato. Il suo corpo si rilassò mentre la tensione si dissipava.
"Allora, che sapore aveva il suo cazzo?" chiese Andrea.
"Dai, non ti fermare adesso.", disse Martina esitante.
Quando Andrea sentì pulsare la sua vagina, continuò con le sue parole piccanti. "Ti ho vista ingoiare anche il suo sperma. Ti ho vista bere ogni goccia del suo sperma, tranne quella che ti colava dal mento alle tette. Sei una vera sgualdrina, vero?" chiese retoricamente. Le sue dita iniziarono a muoversi rapidamente dentro e fuori dalle labbra tremanti di Martina.
Martina non rispose, ma gemette e si dimenò sotto le sue manipolazioni.
"So che volevi quel grosso cazzo nella tua figa", sussurrò Andrea eccitato, infilandosi tra le sue gambe in ginocchio. Si avvicinò a lei e continuò: "Stava quasi per entrarti dentro. Per un secondo ho pensato che fosse dentro di te."
Martina gemette mentre la sua mente ripensava all'incredibile eccitazione che aveva provato in quel momento. Improvvisamente, l'eccitazione prese il sopravvento e, senza ulteriori indugi, sibilò: "Sì, sì, volevo il suo cazzo! Volevo che mi scopasse!!! Che mi sfondasse tutta!!"
Andrea gemette mentre si teneva sopra Martina, il suo pene che sfiorava appena le labbra umide e gonfie della sua vagina. "Il mio cazzo non è grosso come il suo, ma vuoi comunque che ti scopi, vero?"
"Oh sì, oh sì," gemette e afferrò le natiche di Andrea mentre i suoi fianchi si sollevavano dal letto.
Andrea si ritrasse leggermente, impedendo a Martina di raggiungere il suo obiettivo. "Non sono sicuro che il mio cazzo sia abbastanza grosso per te dopo aver visto il suo", la prese in giro. Poi mosse la punta del suo pene massiccio fino a sfiorarle il buco, evitando comunque i suoi tentativi di prenderlo dentro.
Andrea trattenne il respiro, cercando di domare quel fuoco che gli bruciava dentro, ma la sua eccitazione cresceva a dismisura, irresistibile. Muovendo lentamente i fianchi, lasciò che la punta rigonfia del suo pene si bagnasse con i succhi abbondanti di Martina. Ogni sfioramento era una carezza elettrica che lo spingeva sempre più vicino al limite. Con un gemito profondo e rauco, abbassò i fianchi e si lasciò scivolare dentro di lei, il suo membro caldo e pulsante accolto da un abbraccio stretto e umido.
“Sììì!” Il grido di Martina esplose nella stanza, carico di piacere e di completo abbandono. I suoi fianchi si muovevano con forza contro i suoi, trascinandolo dentro con una voglia feroce, mentre cercava di catturare le sue labbra con un desiderio bruciante.
Andrea esitò per un attimo, il ricordo delle labbra di Martina ancora umide di un altro lo attraversò come un lampo. Ma la passione prese il sopravvento, e con un sospiro affamato le sue labbra si posarono sulle sue. La lingua di Andrea si insinuò lentamente nella sua bocca, mescolandosi con la sua, mentre il calore del suo buco si stringeva e accoglieva il suo pene pulsante con una morsa avvolgente e intima.
La camera si riempì di suoni sordi e vibranti: i gemiti soffocati di Martina, i bassi sospiri di Andrea, il fruscio della pelle che scivolava, il letto che scricchiolava sotto il ritmo incalzante dei loro corpi fusi in un ballo selvaggio e appassionato. Ogni movimento, ogni spinta era un’esplosione di sensazioni che li avvolgeva in un vortice di piacere sempre più intenso e irresistibile.
Andrea staccò le labbra da Martina e si chinò di nuovo verso il suo orecchio, la voce roca e intrisa di brama. “Dio, tesoro, la tua figa è così calda, così bagnata stasera. Quel cazzo grosso le ha lasciato dentro una scia di fuoco. Vederti accarezzarlo, sentirti succhiarlo con quella bocca così umida, mi ha fatto impazzire completamente.”
“Era enorme,” ansimò Martina, la voce rotta dal desiderio pulsante. “Mi ha aperto le labbra, le ha strette attorno a lui come una morsa. Volevo prenderlo tutto, sentirlo fino in fondo dentro di me.” L’aria era densa di eccitazione, la gelosia era scomparsa, lasciando spazio solo a quel bisogno feroce che li consumava.
“Sei la mia dolce sgualdrina, vero?” Andrea mormorò, mentre i suoi colpi si facevano più profondi e veloci, il suo cazzo che si abbandonava con forza dentro quel calore avvolgente.
“Sì, sono la tua sgualdrina,” soffocò lei, il respiro spezzato che tradiva la sua totale abbandono.
“La mia sgualdrina. La mia dannata e meravigliosa sgualdrina, che ha il sapore dello sperma di un altro uomo ancora vivo sulla lingua e la sensazione di essere riempita da lui che brucia nel tuo stomaco.”
Le parole di Andrea erano come lame di piacere e possesso, un urlo silenzioso che li fece precipitare entrambi verso il culmine.
“Sììì, sono la tua troia,” sibilò Martina, mentre il suo corpo tremava, le unghie che si conficcavano profondamente nella pelle del sedere di Andrea, le gambe che lo stringevano forte, quasi a volerlo fondere con sé.
“Ho succhiato il grosso cazzo di un altro uomo, bevuto il suo sperma caldo e denso. Era quello che volevi, no? Volevi vedermi sporca di lui, piena di lui.”
“Oh Dio, sì!” urlò Andrea, perdendo il controllo tra le esplosioni del piacere.
“Ti amo, ti voglio…” sussurrò Martina, mentre un orgasmo devastante la travolgeva, scuotendo ogni fibra del suo corpo. I loro movimenti si fecero frenetici, il letto che gemeva sotto il peso dei loro corpi infuocati, mentre l’estasi li consumava entrambi in un unico, infinito momento di pura passione.
"Oh Dio, vengooo!!”
Infine, il corpo di Andrea cadde pesantemente sulla moglie. Poi rotolò di lato, il suo pene che si rimpiccioliva rapidamente scivolando fuori dal suo buco saturo. La strinse tra le braccia e la strinse forte. Un minuto dopo, entrambi sprofondarono in un sonno soddisfatto ed esausto. Martina con lo sperma di uno sconosciuto nello stomaco e quello del marito che le colava dal buco soddisfatto e Andrea con le palle vuote e il pene inerte, disteso inutilmente sulla coscia.
Quando Andrea scese le scale la mattina seguente, trovò Martina seduta al tavolo della cucina, avvolta nella sua vestaglia, ancora con quell’aria languida che raramente vedeva a quell’ora. Di solito ormai era già pronta, vestita e pronta per affrontare la giornata, ma lei sembrava immersa in un silenzio pensieroso. Non sollevò gli occhi dal giornale quando lui entrò, come se volesse nascondere qualcosa.
Andrea si avvicinò piano, versandosi una tazza di caffè con un gesto automatico, poi si appoggiò al tavolo di fianco a lei. Un’ombra di preoccupazione gli sfiorò il viso: si domandava se Martina stesse bene, se fosse turbata da quello che avevano vissuto la sera prima. Quel silenzio lo diceva più di mille parole.
“Non vuoi nemmeno salutarmi?” chiese con un filo di voce, cercando di rompere quel muro di riserbo.
Finalmente Martina abbassò il giornale, regalandogli un sorriso timido e leggermente imbarazzato. “Buongiorno,” sussurrò, mentre un lieve rossore colorava le sue guance.
Andrea percepì subito il disagio nascosto dietro quel sorriso, ma anche un’inconfondibile tensione sottile che aleggiava nell’aria tra loro. Lui, invece, si sentiva stranamente leggero, quasi eccitato da quella complicità silenziosa.
“Non vai a lavorare oggi?” provò a sondare il terreno, sperando di accendere una conversazione che li riportasse vicini.
Martina scrollò appena le spalle, quasi come a giustificarsi. “Ho deciso di prendermi un giorno di pausa.”
“Oh,” rispose Andrea, un sorriso appena accennato sulle labbra. Di solito passavano quei giorni insieme, lontani dal mondo.
Poi, con un filo di esitazione nella voce, Andrea chiese: “Martina, stai bene con... sai, quello che è successo ieri sera?”
Improvvisamente, lei sembrò sul punto di crollare. “Io, io... non lo so,” sussurrò, mentre le lacrime iniziavano a velare i suoi occhi e le guance si bagnavano di calde gocce. “Io... io solo che...” la voce le si spezzò, e scoppiò in singhiozzi fragili che sembravano riverberare nella stanza silenziosa.
“Oh Dio, Martina, mi dispiace,” mormorò Andrea, la voce carica di angoscia e dolcezza mentre si avvicinava rapidamente. Si inginocchiò davanti a lei, sentendo il battito accelerato del suo cuore contro il pavimento freddo.
Le prese le mani tra le sue, le dita tremanti e calde che cercavano conforto e vicinanza. “Non volevo che questo ti ferisse. Ti amo così tanto,” continuò, la voce rotta dall’emozione. “È tutta colpa mia.”
Con delicatezza portò le mani alle sue guance, sfiorandole come se volesse cancellare ogni sua paura, e sentì il tremore sottile che attraversava il corpo di Martina.
Martina lo fissò con occhi lucidi, pieni di incredulità e vulnerabilità. Quel silenzio carico di emozioni li avvolse mentre lei tratteneva il respiro.
“Non, non volevi farmi arrabbiare? Andrea, ma sono io che l’ho fatto,” disse con voce rotta, quasi un urlo soffocato di disperazione e sorpresa nel sentire lui assumersi tutta la responsabilità.
“Io ti ho spinta, ti ho incoraggiata!” confessò lui con un sussurro carico di passione e rimorso, mentre il suo sguardo si perse nell’intensità del suo.
Il tempo sembrava fermarsi mentre il dolore e l’amore si mescolavano nei loro occhi, e il silenzio tra loro divenne un linguaggio più profondo di qualunque parola.
Martina aprì la bocca per rispondere, ma nessuna parola uscì. Il silenzio parlava più di ogni frase, mentre le lacrime scorrevano lente sulle sue guance bagnate e il cuore le esplodeva d’amore e vulnerabilità.
Senza pensarci, scivolò giù dalla sedia, ritrovandosi in ginocchio davanti a lui, il respiro spezzato e le mani tremanti. “Dio, ti amo,” sussurrò con voce rotta, mentre le sue labbra si posarono sulle sue, morbide e tremanti di desiderio.
Andrea rimase sorpreso, ma un’ondata di piacere e sollievo gli attraversò il corpo. Gemette piano, come liberandosi da un peso, e la strinse forte a sé, la lingua che cercava avidamente la sua in un bacio carico di passione e bisogno.
Quel bacio esplose in un fuoco ardente, bruciante e intenso, consumando ogni esitazione, trascinandoli in un vortice di desiderio inestinguibile.
Andrea la strinse forte mentre le loro lingue si intrecciavano in un duello di passione. Un gemito profondo gli sfuggì quando la sua mano scivolò sotto la morbida vestaglia, afferrando con delicatezza un seno caldo e pieno. Senza esitazione, le dita cercarono l’apertura, penetrando dentro la stoffa, sfiorando la pelle liscia e già bagnata di Martina.
Lei rispose con un gemito vibrante, il calore dell’eccitazione che saliva in fretta, consumandola. Con decisione, spinse Andrea indietro fino a farlo cadere sul pavimento, sdraiandosi sopra di lui come una fiamma ardente. Lo guardò negli occhi, profondi e intensi, mentre la mano si abbassava lenta verso la cerniera dei suoi pantaloni.
“Farò tardi,” protestò Andrea, la voce roca di desiderio ma ancora un filo esitante, mentre Martina tirava fuori il suo pene duro e pulsante dall’apertura.
“Shhhh,” sussurrò lei abbassando la testa, la bocca che si apriva in un invito irresistibile. In un attimo gli prese il membro in bocca, la lingua che accarezzava con maestria la punta gonfia.
“Ohhhh!!!” gemette Andrea, abbassando lo sguardo per osservare quella scena carica di brama. I suoi occhi incrociarono quelli di Martina, persi nel ritmo lento e avvolgente della sua bocca sul glande pulsante. Ma in quell’istante, un’immagine si insinuò nella sua mente: le labbra di lei avvolgere il pene dello sconosciuto la notte prima.
Un altro gemito gli sfuggì involontario, mentre chiudeva gli occhi, combattuto tra la gelosia e un desiderio oscuro. Nonostante se ne volesse liberare, quell’immagine si ripeteva, calda e insistente, come un brivido proibito che non poteva ignorare.
Stranamente, la stessa visione balenò nella mente di Martina. Gemette e succhiò più forte, la mano che pompava l'asta nel tentativo di scacciare l'immagine. Quando non riuscì a scrollarsi di dosso l'immagine, si ritrasse, strappando un gemito ad Andrea. Si alzò e guardò il marito a terra. Con un sorriso colmo di lussuria, aprì la vestaglia e la lasciò cadere a terra, rimanendo nuda sopra di lui. Si mosse finché i suoi piedi non furono ai lati delle sue gambe. Poi si accovacciò lentamente e allungò una mano verso il suo pene.
Il volto di Andrea era un turbine di passione incontrollata. Fissava la sua amata mentre le sue labbra umide serravano il suo pene pulsante, la bocca che accoglieva solo la punta con dolce malizia. Un gemito rauco gli sfuggì quando lei, con un sorriso malizioso, si allontanò appena, lasciando la testa lì, in bilico, stuzzicandolo con quel dolce gioco. Era il suo turno di giocare.
“Per favore,” implorò con voce rotta dal desiderio, mentre lei ripeteva quel movimento ipnotico, lasciando entrare solo la punta e poi ritirandosi, un ritmo lento e crudele che aumentava la tensione tra loro.
In poco tempo, l’aria si saturò di passione e fu inevitabile: trovando la giusta angolazione, Andrea spinse deciso, facendosi strada dentro il calore di Martina.
“Ahhhhhh!” gemettero all’unisono, un’onda di piacere che li travolse mentre il suo pene scivolava completamente dentro di lei.
Martina iniziò a muoversi freneticamente, saltellando su e giù, i gemiti di piacere che uscivano dal profondo. La sua pelle vibrava sotto il tocco di Andrea, il loro corpo uniti in un’esplosione di desiderio.
L’immagine di lei con un altro uomo svanì dalla mente di Andrea, sostituita dalla visione di quella donna splendida, gli occhi chiusi, persa nella passione e nell’abbandono. La mano di Andrea scese con decisione, afferrandole i seni con forza e dolcezza allo stesso tempo.
Martina aprì gli occhi, incontrò lo sguardo infuocato di Andrea e gli regalò un sorriso carico d’amore e di brama. Il cuore batteva forte, rispecchiando quello del marito mentre si muovevano in perfetta sintonia, in un ritmo incalzante.
All’improvviso, senza alcun preavviso, il corpo di Martina esplose in un orgasmo travolgente, che la lasciò senza fiato, avvolta da una luce di pura estasi.
Sotto di lei, Andrea la sentiva tremare di piacere mentre la sua vagina iniziava a stringerlo. La sua eccitazione traboccava. "Oh Dio, tesoro", gemette mentre la raggiungeva.
Quando Martina lo sentì riempirla di sperma, il suo orgasmo si intensificò. Iniziò a muoversi su e giù più rapidamente. Grugnì mentre ondate di piacere la travolgevano mentre prendeva tutto ciò che lui aveva da offrirle. Il suo orgasmo durò a lungo.
Infine, Martina crollò sul corpo di Andrea, ansimando. Quando riuscì di nuovo a respirare, abbassò lo sguardo sul suo viso e sorrise. "Faresti meglio a cambiarti i pantaloni e andare, altrimenti farai tardi al lavoro."
Detto questo, si staccò lentamente, lasciando che il suo pene, ormai in rapido ritiro, scivolasse via da lei, seguito da un caldo fiotto di sperma che le colava lungo le cosce lisce. Con un ultimo sorriso malizioso, prese la vestaglia e si allontanò dalla cucina, il passo leggero e sensuale, mentre Andrea rimaneva a terra, esausto e confuso.
Seduto sul pavimento freddo, cercò di mettere a fuoco quello che era appena successo, il cuore ancora che batteva forte. Un sorriso largo e soddisfatto gli illuminò il volto mentre si alzava lentamente, scuotendo la testa incredulo.
“Meglio di qualsiasi sesso di riconciliazione,” pensò, “e guarda un po’, nemmeno un litigio c’è stato.”
Quel sorriso traspariva sulle sue labbra mentre varcava la porta di casa, pronto ad affrontare la giornata con una nuova energia.
Erano quasi le 11:00 quando squillò il telefono dell'ufficio di Andrea.
"Ciao."
"Ciao tesoro", disse Martina con un sorriso nella voce.
"Come va?"
“Volevo solo chiamarti per dirti quanto mi è piaciuta questa mattina. È da tanto che non eravamo così spontanei,” disse Martina, con una voce che tradiva ancora un po’ di timidezza.
“Lo so. È stato divertente,” rispose Andrea, incuriosito. Si chiese perché la chiamasse, visto che al lavoro si parlavano poco. Immaginò che fosse legato a quello che era successo il giorno prima.
“Stamattina ho riflettuto molto,” continuò lei.
“Oh,” rise lui, col sorriso leggero.
“Davvero, volevo dirti che sei un marito meraviglioso. Non sono molti i mariti disposti a lasciare che la propria moglie faccia quello che ho fatto io negli ultimi mesi,” ammise Martina, improvvisamente nervosa. Aveva passato tutta la mattina a pensare a cosa dire, aveva provato a formulare le parole, ma ora le trovava difficili da pronunciare.
Andrea rimase in silenzio per un attimo, poi rispose con calma: “Non è unilaterale o altruistico. Provo lo stesso piacere, forse di più, di te.”
“Sto iniziando a capirlo. Eppure, è difficile credere che ti piaccia l’idea di vedermi con un altro uomo. Impazzirei se pensassi che stai con un’altra donna,” confessò lei con un filo di voce.
“Non voglio un’altra donna,” disse lui con convinzione, aggiungendo poi con un sorriso imbarazzato: “Tu sei più che sufficiente per me.”
Martina rise nervosamente, poi si fece seria, raccogliendo tutto il coraggio che aveva. “Andrea, so che il telefono non è il posto giusto per parlarne, ma non vedevo l’ora che tornassi a casa. Le cose con il ragazzo della festa sono andate un po' oltre il previsto e dobbiamo decidere come andrà a finire.”
Andrea cercò di mantenere la calma, nascondendo una leggera tensione. “Immaginavo qualcosa del genere. Eravamo d’accordo che era divertente e che aveva ravvivato la nostra relazione.” Fece una pausa, scrutandola. “Vuoi che finisca?”
“No!” rispose lei, quasi troppo in fretta, con un tono più alto di quanto volesse. Si fermò, poi aggiunse con più dolcezza: “Voglio dire, ha reso la nostra vita amorosa più eccitante. Ma quanto possiamo spingerci avanti?”
Andrea le rivolse uno sguardo intenso. “Quanto lontano vuoi che arrivi?”
“Non lo so,” ammise lei con un filo di voce. “So solo che ti amo e non voglio che questo rovini quello che abbiamo.”
“Non lo permetteremo,” disse lui con fermezza. “Anch’io ti amo. Parliamone quando torno a casa.”
“Va bene. Però Andrea, ho ricevuto una chiamata da Luca. Sai, il ragazzo della festa.” Le parole uscirono di getto, come se temesse di non avere tempo di dirglielo.
Andrea alzò un sopracciglio, fingendo sorpresa. “E cosa voleva?”
“Voleva sapere se volessi uscire con lui venerdì sera.”
All’improvviso Andrea capì: quella era la vera ragione della chiamata. Un lampo di rabbia gli salì alla testa. Martina lo aveva stuzzicato senza dirgli tutto. Ma la rabbia si trasformò rapidamente in una scossa di eccitazione. “E tu cosa gli hai detto?”
“Ho detto che glielo avrei fatto sapere.”
Un fremito gli attraversò i pantaloni. “Vorresti?”
“Solo se anche tu lo vuoi,” ammise lei, con voce incerta.
Andrea si irrigidì. “Non è giusto, Martina. Sei stata tu a sollevare la questione, ma mi sembra che tu stia cercando di farmi decidere.”
Lei lo guardò negli occhi, sincera. “Hai ragione. Sì, mi piacerebbe uscire con lui. Ma ho paura.”
“Di cosa hai paura?”
“Di tutto. Lo conosco appena, non so cosa voglia davvero, e non so se sono pronta. E non sono sicura che lo sia nemmeno tu.”
Andrea iniziò a dire che era più che pronto, ma decise di aspettare. Per qualche ragione non voleva apparire troppo ansioso. Il pensiero lo eccitava moltissimo, ma voleva che anche Martina fosse pronta. Disse: "Lasciami pensarci e ne parleremo quando torno a casa".
"Va bene", disse Martina. Non riusciva a capire cosa stesse pensando Andrea, ma sapeva che era abbastanza per non esagerare. "Ti amo, tesoro."
"Anch'io ti amo. Ci vediamo stasera."
Quando Andrea entrò in casa la sera, la casa era insolitamente silenziosa. "Martina", chiamò, ma non sentì risposta. Attraversò il soggiorno e andò in sala da pranzo. Vide che le luci erano abbassate e che sul tavolo c'erano delle candele accese, apparecchiate con le loro migliori porcellane e cristalli.
Andrea sentì qualcosa dietro di sé e si voltò.
“Ciao tesoro.” Martina era sulla soglia, un sorriso audace e carico di promessa sulle labbra, mentre i suoi occhi brillavano di una luce intensa. Indossava un abito da cocktail nero, corto e avvolgente, che le stringeva la pelle come una carezza proibita. La scollatura era vertiginosa, un invito irresistibile a perdervisi dentro, mentre lo spacco laterale si apriva audacemente fino alla vita, svelando cosce perfette, levigate e tentatrici.
I suoi capelli erano raccolti in un’acconciatura studiata, elegante ma sensuale, e il trucco, con labbra rosso fuoco e occhi incorniciati da un ombretto blu profondo, accentuava ogni suo sguardo, ogni sua mossa.
Andrea la guardava, rapito, come se stesse assistendo a uno spettacolo esclusivo e privato. La sua presenza era magnetica, provocante. Per un attimo, la immaginò come una femme fatale, pronta a sedurre chiunque osi avvicinarsi. Improvvisamente si rese conto che sembrava una prostituta. Un sorriso malizioso gli si disegnò sulle labbra mentre, con voce rauca e carica di brama, le chiese: “Che succede, dea tentatrice!?”
“Ho pensato che dopo una giornata così impegnativa ti sarebbero piaciute un po’ di coccole.”
Andrea sorrise trattenendo una risata: quel giorno non era riuscito a concentrarsi affatto, soprattutto dopo la loro conversazione. Posò la valigetta, spalancò le braccia e il cuore gli si infiammò.
Martina gli corse incontro, avvolgendolo in un abbraccio caldo e urgente. Le loro labbra si cercarono avidamente, mentre il rigonfiamento tra le sue gambe premeva deciso contro l’addome di lei, pronto a reclamarla. Ma lei lo fermò con un gesto deciso, si voltò e, senza voltarsi completamente, sussurrò provocante: “Ti piace?”
Gli occhi di Andrea brillarono di desiderio. Il top di lei cingeva a malapena i capezzoli turgidi, e lo slip lasciava intravedere la pelle liscia e calda appena sotto. Lo spacco laterale del vestito rivelava che sotto non indossava nulla.
“Mi piace più di quanto possa dire.”
“Sembro la tua piccola tentatrice?” chiese Martina con un sorriso malizioso.
Andrea emise un gemito profondo e allungò le braccia per stringerla a sé.
Lei lo bloccò con un dito, occhi scintillanti di fuoco: "Perché non ti fai una doccia e ti cambi? Ti preparo un cocktail."
Andrea la strinse a sé con urgenza, catturandola in un bacio rovente e affamato. “Non so se riuscirò ad aspettare così tanto,” mormorò, la voce roca dal desiderio.
Martina lo respinse dolcemente, sorridendo con malizia. “Va bene,” sospirò lui, con un misto di frustrazione e attesa. Si voltò e salì lentamente le scale, il cuore che gli batteva forte. Pochi secondi dopo, la doccia calda avvolgeva il suo corpo, ma la mente era già altrove.
Con le mani insaponate scivolò sull’inguine, accarezzando il pene che cresceva, duro e pulsante. Improvvisamente, una visione lo colpì: Martina e Luca, avvolti in un abbraccio carico di tensione, il vestito nero di lei che sfiorava la pelle mentre le mani dell’uomo anziano scivolavano sulle sue curve provocanti. Il calore lo attraversò, le gambe tremarono per l’eccitazione.
Sentì i testicoli contrarsi, ma fermò subito il movimento, deciso a non sprecare il piacere sotto la doccia. Aveva un posto molto migliore in mente per il suo desiderio bruciante.
Quando Andrea tornò in salotto, Martina lo aspettava con un drink in mano, seduta sul divano e gli occhi brillanti di aspettativa. Lo condusse con un sorriso, accoccolandosi vicina a lui. Un silenzio carico di tensione li avvolse.
Il liquore forte scaldò Andrea, sciogliendo le ultime resistenze. Con uno sguardo affilato, chiese: “Allora, è questo che indosserai venerdì sera?”
Gli occhi di Martina scintillarono, un sorriso ampio e seducente si dipinse sulle sue labbra. “Forse non indosserò proprio niente,” disse, ridendo con complicità.
La sua mano scivolò lentamente sui pantaloni di Andrea, ormai sbottonati, avvolgendo le dita intorno alla sua erezione gonfia. Cominciò a muoverla con delicatezza, mentre il desiderio tra loro cresceva palpabile, pronta ad esplodere in ogni tocco e sussurro.
Andrea la fermò con un gesto gentile, cogliendo lo stupore nei suoi occhi. “Stavo riflettendo sulla nostra conversazione di oggi, soprattutto su quella paura che mi hai confessato. Ho chiamato Matteo.”
Martina lo guardò con curiosità mista a un velo di perplessità.
Matteo era stato il migliore amico di Andrea al liceo, ma la loro distanza si era fatta più marcata negli ultimi sei mesi, da quando si erano ritrovati al funerale di una persona cara. In realtà, Matteo era molto più di un amico per Andrea: lui era stato follemente innamorato di Martina. I due uomini avevano vissuto un’insolita triangolazione affettiva, frequentandosi entrambi con lei, mantenendo però una forte amicizia tra loro. Alla fine, Martina aveva scelto Andrea per una relazione esclusiva, sposandolo, non senza difficoltà, visto che entrambi erano uomini affascinanti e vivaci, ma Andrea appariva più maturo e stabile.
Dopo il liceo, Matteo si era trasferito a Genova, sposando il suo grande amore del liceo. Sei mesi prima, un incidente d’auto aveva cambiato tutto: la moglie di Matteo era morta e lui ne era uscito ferito. Andrea era stato al suo fianco per una settimana dopo il funerale e, da allora, aveva tentato di mantenere vivo quel legame, consapevole del dolore profondo che il suo amico stava attraversando.
Martina si fece seria, la curiosità mescolata a un’ombra di sorpresa negli occhi. “Cosa c’entra Matteo con tutto questo?”
Andrea inspirò profondamente e rispose con calma: “Sto pensando di invitarlo a stare con noi per qualche settimana.” Fece una breve pausa, osservando la confusione dipingersi sul volto di Martina, poi aggiunse, con un tono più dolce e convincente: “Sai che Matteo è sempre stato follemente innamorato di te. Probabilmente lo è ancora.”
Martina rimase senza parole, il cuore che accelerava per l’improvvisa rivelazione.
Andrea comprese che doveva essere chiaro, senza lasciare spazio a dubbi: “Tu mi hai detto che sei spaventata. Ho pensato che forse la sua presenza potrebbe rendere tutto più facile, almeno la prima volta.”
Gli occhi di Martina si spalancarono per la sorpresa. “È il tuo migliore amico,” ansimò quasi incredula.
“Proprio questo lo rende perfetto. Lui ti desidera, tu lo desideri. Non lo vedi?”
“Wow,” fu tutto quello che riuscì a dire, ancora a corto di fiato.
“Se non vuoi fare nulla con lui, può semplicemente venire a trovarti. Sta ancora soffrendo e non ha più frequentazioni da dopo il funerale.”
Andrea percepiva gli ingranaggi girare lentamente nella mente di Martina; sapeva che presto avrebbe colto la logica sottile dietro la sua proposta.
Alla fine, un sorriso leggero illuminò il suo volto. “Lasciami pensarci,” disse, usando le stesse parole usate con Luca, ma Andrea intuì che si trattava solo di una cortina di prudenza.
Senza perdere tempo, la tirò a sé e le loro labbra si fusero in un bacio ardente. Sentì il corpo di Martina premere contro il suo con brama, mentre le sue mani scivolavano giù, afferrandole con fermezza il sedere morbido e sexy.
La cena divenne un ricordo lontano mentre la loro passione esplodeva. In pochi minuti erano nudi, persi l’uno nell’altro, consumati dal desiderio.
La mente di Martina fluttuava tra immagini di Matteo e Luca, e mentre si abbandonava all’orgasmo, immaginava entrambi gli uomini fare l’amore con lei contemporaneamente. Sorprendentemente, Andrea condivise la stessa visione, seduto su una sedia, osservando la sua donna immersa in quella danza proibita e sensualissima.
Continua
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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