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Indifesa


di AntonellaTrav6
31.05.2024    |    5.921    |    5 9.0
"Frequentando, da un paio di anni, il mio esemplare unico di maschione/ padrone ho potuto capire che ad attrarmi in un uomo è essenzialmente la mascolinità..."
Frequentando, da un paio di anni, il mio esemplare unico di maschione/ padrone ho potuto capire che ad attrarmi in un uomo è essenzialmente la mascolinità sfacciata, unita alla grande potenza fisica. Se poi il tutto è accompagnato da due gambe solide e muscolose, tatuaggi nella giusta posizione e una pronuncia smaccatamente modenese per una puttanella come me non c'è via di scampo se non quella di obbedire e essere asservita a ogni richiesta del Padrone e Capo. Tanti uomini avrebbero dato molto per avermi, mi desideravano come non mai, ma io ormai mi defilavo da tutti, dietro un fare misterioso, dopo aver conosciuto questo mio superMaschio che solo a vederlo entrare in camera mi faceva bagnare le mutandine. Ero una slave da molto tempo e aveva avuto con il mio ex un rapporto di sottomissione, dove bondage, sadomaso e disciplina erano parte integrante del rapporto, ma con lui avevo superato tanti limiti altri e avevo capito che quel sentirmi Indifesa di fronte a lui era il massimo della vita. Con i miei sandali con tacco 12 e plateau e i miei perizomi in pizzo avevo trovato con questo ragazzone della provincia di Modena la mia dimensione. Un master esperto dal nome fortemente maschile ( e che secondo me ha addestrato e ammansito decine di schiave prima di me) che ha capito fin dal primo nostro incontro che io potevo essere una cagna molto remissiva; per cui è stato fin da subito molto esigente e anche spietato nei mie confronti, che cercavo in tutti i modi di nascondere il mio vero lato.
- Da te voglio carta bianca a partire da adesso - mi disse un giorno - Ora ti rivolgerai a me utilizzando la parola Padrone, qui la parola basta non esiste e disporrò di te a mio piacimento, sguardo sempre basso sono stato chiaro?

-Si Padrone lei è chiarissimo Padrone.

Questa mia frase diede via libera al gioco. Per prima cosa prese un collare in cuoio che mi mise subito al collo. Era un oggetto puramente simbolico ma che fece mi capire una cosa: in quel momento ero di proprietà del mio Padrone e il collare era sinonimo di tale situazione, come un animale appartiene a qualcuno io avevo le mie volontà annullate. Poi Lui prese una corda e iniziò a legarmi con la tecnica del Bondage giapponese. Mi accorsi subito che era un vero esperto, la corda la strattonava di continuo e dopo avermi passato la fune tra le gambe, fissò un estremità al letto. Infine venni imbavagliata con un ball-gag. Non ero una femmina magra e le mie forme ben risaltavano tra le corde.

-Adesso vediamo quanto riuscirai a resistere prima di frignare.

Stavo male, le corde mordevano la carne ed iniziai a mugugnare forse anche per accondiscendere il piacere del mio Padrone. Solo dopo mezz'ora di cazzo nel culo venni slegata e mi venne tolto il bavaglio. 

-Bene ora mettiti a pecora sul quel trespolo. Ho voglia di dilatarti il tuo buchetto .

Obbedii, e mi ritrovai totalmente nuda e una volta messa a quattro zampe sentii un oggetto metallico, freddo entrarmi nel culo.

-Ascolta, userò un dildo di acciaio. Il tuo dolore non mi interessa sono stato chiaro? E poi mi sembri allenata a queste pratiche?

Ero rossa di vergogna, era vero ero ben allenata, il mio ex aveva una passione per le sue terga e il suo passatempo preferito era allargarmelo, mi aveva infilato nel culo di tutto, era addirittura arrivato a modificare il sellino della ciclette da camera, applicando un dildo di 20 centimetri sul sellino, e a suon di frustate mi faceva pedalare impalata lì sopra.

Lo sai che la parola basta non esiste vero? Ricorda le regole, so dove posso arrivare senza provocare lesioni, il tuo dolore non mi interessa, quando pensi di essere arrivata al limite, tossisci, vedrai ti aiuterà, ho deciso di non imbavagliarti apposta. 

Non riuscivo più a rimanere ferma, mi sentivo aprire a metà e il dolore era al di sopra della sopportazione, per cui cercai di sottrarmi ai successivi avanzamenti ma lui mi prese per la schiena con forza e mi rimise in posizione.

Calma tesoro, non vorrai anche la frusta, facciamo una cosa per volta, non costringermi ad essere violento, sopporta ancora .

Non provavo solo dolore ma stavo godendo tantissimo e il mio Padrone se ne accorse e decise di soddisfare queste sue voglie iniziando anche a massaggiarmi la pisellina e a stimolarmi le tettine.
Venni infatti poco dopo; una piccola sensazione di piacere in un mare di dolore.

Poi il suplizio terminò. Il Padrone soddisfatto tolse il dildo metallico dal mio buchetto martoriato.

- Padrone grazie Padrone-

-Aspetta a ringraziarmi abbiamo ancora molto tempo.

Ora arriverà la prova più dura: ti devo frustare. Per esperienza so che non si può addestrare una schiava senza il morso della frusta, una vera slave deve saper gestire il dolore e niente come la frusta permette ciò. Non hai una soglia del dolore molto alta quindi per gestirti meglio preferisco legarti ed imbavagliarti. 

Ritornai al centro della stanza con il cuore in gola. Ero talmente agitata che mi ritrovai legata e imbavagliata senza rendersene conto.
Dentro di me pensai che quello era l'unico modo per non scappare via dall'appartamento : la frusta mi terrorizzava. 
Mi vennero bloccate le mani dietro la schiena con delle manette collegate ad una corda agganciata al letto, le caviglie vennero chiuse da due cinture unite che vennero applicate alle corde legate al letto e mi fecero stare con le gambe aperte ed infine mi venne applicato un ball-gag.
Mi vennero messi anche un paio di stretti morsetti ai capezzoli; il gemito di dolore che emisi fece capire al mio Padrone di aver fatto bene ad imbavagliarmi. 
Dopo Lui mi costrinse a piegarsi a 90 gradi, esponendo per bene le natiche.

-Bene sappi che anche questa volta il tuo dolore non mi interessa, arriverò fino in fondo-

Subii trenta frustate diverse sui glutei ma non fu trascurato come era prevedibile nessun altro punto delicato come l'interno delle cosce e la schiena. 
Volevo piangere e urlare ma sapevo che era inutile, il mio Padrone non si sarebbe fermato e il bavaglio soffocava ogni mio lamento.
Venni anche fatta tornare in posizione eretta per colpire meglio il ventre.

Quando fui ben segnata mi liberò le caviglie e mi sganciò dal letto cercando di consolarmi cullandomi fra le sue braccia possenti.
Fui molto sorpresa e gratificata da queste attenzioni: essere coccolata dal mio carnefice era una sensazione nuova. 
Quando mi fui calmata, mi liberò i polsi dalle manette e il collo dal collare, mi tolse il bavaglio e infine tolse i morsetti che mi martoriavano i capezzoli.
A quel punto iniziammo a farecl'amore dolcemente, mi invitò a leccare ogni centimetro della sua pelle: palle, piedi, culo, ascelle, addome , torace, interno collo e cosce e mentre lo leccavo intensamente fui percorsa da fremiti di orgasmo come mai prima d'ora. Iniziai solo successivamente a spompinarlo delicatamente. Era molto gustoso il sul pisello. Iniziai a leccarlo con cura, poi a succhiarlo con la massima dedizione e passione. Ogni tanto gli leccavo anche i testicoli, belli, grossi e pelosi ma ritornavo appena potevo ogni volta verso la cappellona maestosa, rossa e succosa. Ero talmente eccitata che il mio buchino colava di piacere sul pavimento. Il padrone se ne accorse e si complimentò con me. Io allora gli dissi che ero ai suoi ordini e che mi sarei volentieri offerta volontaria per essere inculata ancora una volta ! Stavo lì col culo per aria, vogliosa e pronta quando si avvicinò, mi baciò sulle chiappe,poi mi morse e mi leccò la rosetta con estrema dolcezza. A quel punto ero tutta un brodo.
Entrò in me senza difficoltà, essendo la mia eccitazione allo spasimo. Affondò presto tutta l’asta facendomi sentire bene i coglioni che sbatteva sulle natiche. Da prima lentamente, poi più veloce, infine con veemenza mi montò facendomi godere come una troia. Mentre mi inculava anche con decisione io sentivo la sua dolcezza e l
Lui mi mostrava il suo lato passionale al meglio e anche tenero e io ne fui felice.
Il mio cazzino si era retratto del tutto ed i miei testicoli pur essendo mignon si muovevano all’unisono delle sue spinte. Ero totalmente femmina a quel punto e appagata. Il mio Capo sgropponava come uno stallone dentro me e io ero felice e posseduta. Mugolavo come una ossessa, posseduta e sottomessa, spingendo indietro il culo voglioso per assecondare la sua scopata. Presto le sue spinte divennero più disarmoniche perchè stava per venire e, senza chiedermi niente, in un crescendo spasmodico, mi sborrò in culo senza ritegno alcuno. Avrei preferito bere il suo seme ma andava bene anche così. Anzi. Sentivo il suo nettare copioso e ardente colare nelle mie viscere e mentre sussultava per gli ultimi rantoli di goduria strinsi l’ano per tenerlo quanto più a lungo dentro di me. Tirò fuori il suo arnese con calma e mi si sedette accanto. Chiesi allora se potevo succhiarglielo. Mi guardò soddisfatto e mi fece segno di si. Io che ero ancora in foia gli leccai con cura il pene ancora umido e tremolante. Il sapore del suo sperma era estasiante. Bevvi così con emozione il resto della sua sborrata.
Davanti alla mia gioia di cagna indifesa e felice si sdraiò e potei succhiarlo e leccarlo con tutta calma. Mi soffermavo sul prepuzio, mordicchiavo i suoi testicoli, ritornavo con amore infinito a succhiargli la cappella. Non la finivo più. Lui però mi ordinò di sdraiarmi su di lui. Lo guardai. Era molto attraente e il suo tono non ammetteva repliche. Mi sdraiai sul suo petto e mi baciò con passione e mi abbandonai tra le sue braccia possenti e lui iniziò a coccolarmi dolcemente. Mi accarezzava i capelli, il viso, baciandomi teneramente sulla fronte. Provavo una sensazione nuova bellissima: così tanta tenerezza non me la sarei mai aspettata e tutto il dolore provato prima sembrava sparire dai mie pensieri. Era la prima volta in tanti anni che un Master si dimostrava pieno di attenzioni, non soltanto nelle pratiche cruente ma anche in quelle per così dire piacevoli. Avevo la testa appoggiata al suo petto e pensavo che quell'uomo mi intimoriva e mi affascinava, ma soprattutto mi faceva sentiva totalmente sua.

-Sono sicuro che io e te ci divertiremo molto tienti a disposizione mia dolce e tenera Schiava - mi disse dopo essersi rivestito.
Prima di andare via mi accarezzo le cosce inguainate nelle autoreggenti e mi disse: - Fai la brava!
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