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Una serata inaspettata - Secondo Capitolo


di Notonlybody
04.03.2019    |    1.728    |    0 9.0
"Tre ragazzi, una donna e due uomini, figli di papà che provengono un po’ da tutta Italia..."
Non è stato facile per nulla ricomporsi. Durante il tragitto le nostre mani hanno continuato a stuzzicare ogni parte sensibile.
Ma finalmente siamo pronti per entrare nel ristorante, e visto che la cena è stata largamente offerta, penso proprio che non lesineremo sul buon vino.
Il cameriere ci accompagna al tavolo, uno dei più isolati, in un angolo da dove si domina il resto della sala. Una sala elegante, con luci soffuse, musica delicata di sottofondo e ben frequentata. Non so quante di queste coppie siano ufficiali: troppi uomini “agee” con ragazze che potrebbero essere le loro figlie. Ma noi siamo una coppia, una vera coppia. Ci amiamo. E in questo clima di rilassatezza mista a eccitazione, ci scambiamo un bacio dolce, vero, delicato.
Ordiniamo subito una bottiglia del nostro vino preferito per brindare alla serata, lo facciamo sempre d’altronde. “Che sia una solita serata: pazza!”.
Il bianco di Lugana scalda subito i nostri corpi e, se possibile, ci rende ancora più disinibiti. Il piede destro di Elena, infatti, corre lungo la mia coscia fino a raggiungere il cazzo. Dove inizia un massaggio lento che mi stimola un’immediata erezione. Sentire il suo piede che corre lungo l’asta, che torna indietro, scende sotto, fino alle palle dove preme un po’ di più, mi sta facendo ribollire il sangue nelle vene.
Sangue che potrebbe schizzare via dalle orecchie, quando arriva il cameriere a prendere le ordinazioni: la mia dea, infatti, slaccia leggermente il cappotto, lasciando intravvedere il seno nudo. Il ragazzo, avrà si e no 25 anni, trasalisce e cerca di non strabuzzare gli occhi.
Ma il rossore del suo viso e il beffardo ghigno che gli si stampa su è troppo eloquente.
Si allontana voltandosi indietro due tre volte, fissando Elena con sguardo insistente, fino a sparire nelle cucine, dove sicuramente avrà già raccontato tutto ai suoi colleghi provocandone le fantasie.
Durante il pasto, infatti, l’andirivieni degli addetti alla sala è fin troppo esplicativo: sanno che Elena è una troia esibizionista e che io sto al gioco. Ma, purtroppo per loro, nessuno riesce a stimolarla. Fino a quando non arriva una ragazza, una cameriera di circa 26 anni, forse dell’est visti i lineamenti. Ma è difficile capirlo, in quanto non ha assolutamente alcuna inflessione dialettale. Ci chiede se desideriamo un dolce. Vedo un lampo negli occhi di Elena che si volta a guardarmi, sorridente e ammiccante. Torna a fissare gli occhi celesti della ragazza, e “Sì, vorremmo due gelati con una fragolina sola!” e ammicca vistosamente mettendo in mostra le sue belle tette.
La ragazza, contrariamente a quanto pensassi, sostiene lo sguardo, sogghigna, si volta a guardarmi e le risponde “Il mio dolce preferito. Solo che io ci metto anche la banana, solitamente!”. Raccogliendo la sfida, le risponde “Allora due fragoline e una banana?” e le strizza l’occhio.
La bionda si allontana, ancheggiando, mostrando un culetto sodo che sarebbe più a suo agio senza pantaloni su un palco di lap dance.
“Cos’hai in mente, troietta?” le chiedo retoricamente: già so, cosa sta immaginando, la porcella. “Non dirmi che hai paura!” risponde sorseggiando il suo calice. Non rispondo, sorrido e bevo anche io.
La ragazza torna con i nostri gelati, e noto subito che è intenzionata a sfidarla ancora: ha aperto la camicetta e lascia intravvedere due belle tette, saranno una terza, fasciata dalla sola camicia. E’ palese perché il tessuto è puntellato dai capezzoli che spingono da dietro, e non credo sia colpa del freddo, visto che la temperatura è ottimale. “I vostri gelati, signori. Ma purtroppo non abbiamo più fragole.” Si avvicina al suo orecchio e sussurra “Ma una per voi l’ho tenuta da parte.” E le lecca il lobo destro.
Si erge nuovamente e dice “Tra 15 minuti io devo andare a casa e sono a piedi, visto che non abito lontano. L’uscita dipendenti è sul retro.”
Mentre si allontana ci sorridiamo. “Sveglia la ragazzina. E molto diretta!” le dico. Paghiamo con i soldi del buon Antonio e torniamo all’auto. Elena, si siede sul sedile posteriore, mentre io metto in moto e raggiungo il retro del locale.
Puntualissima, esce la biondina. Ci riconosce immediatamente, si avvicina all’auto e fa per salire dietro. “Il tuo posto è davanti, bambina!” le impera la voce decisa di Elena, senza che riceva un solo sguardo dalla mia donna, intenta a spulciare Instagram.
Si accomoda sul sedile passeggero e “Comunque sono Antonella! Piacere!”. “Io sono Beppe, lei la mia dea Elena. Piacere nostro! Dicci dove dobbiamo andare!”. “Esci dal parcheggio, poi alla rotonda a destra per un kilometro. Alla seconda rotonda, a sinistra e al civico 33 ci sta casa mia!”. No, non è romena. E’ italiana. Penso veronese o giù di lì. Ma non me ne frega molto. Non penso ad altro che a cosa ci aspetta ora. Mentre viaggiamo, non si sente una parola. Fino a quando Elena non ripone il telefono nella borsetta e apre il cappotto, iniziando a massaggiarsi le tette. Si sfila il perizoma e lo passa sotto il mio naso. Io lo lecco, sentendo chiaro il suo sapore. Poi si volta verso Antonella e le inizia asbottonare la camicia. Le infila una mano tra le tette e credo le abbia pizzicato il capezzolo, visto il gemito della ragazza. Si sporge un po’, Elena, e le si avvicina, arrivando a leccarle il collo, a morderlo. Altro gemito e “Mi volevi sfidare, puttanella? Beh, l’ho accettata. Avrai la tua banana, tesoro!”. E le caccia la lingua in bocca, visto che Antonella si era voltata per guardarla in viso.
Mi godo la scena, fino al civico 33. Scendiamo trafelati e raggiungiamo l’appartamento che Antonella condivide con dei suoi colleghi d’Università. Tre ragazzi, una donna e due uomini, figli di papà che provengono un po’ da tutta Italia.
I tre coinquilini sono fuori a festeggiare un esame della ragazza, quindi non torneranno molto presto. In questo clima erotico creatosi, la giovane ci guida nella sua stanza. Montagne di libri, di appunti, di quaderni. Una classica stanza da universitaria, se non fosse per le manette e lo strapon che sono appoggiati sul letto.
Elena alla vista degli oggetti ha un lampo negli occhi. Si sfila il cappotto. Resta nuda, con i soli stivali indossati. Strappa la camicia alla ragazza, mettendo in risalto un bel seno sodo, ma palesemente ritoccato da chissà che chirurgo plastico. La giovane resta a torso nudo, e le vado dietro, mentre Elena inizia a limonarla furiosamente, mettendole una mano dietro la nuca. Io inizio a leccare la schiena di Antonella, scendendo giù, verso il culo, mentre Elena le slaccia i pantaloni. Faccio scendere i jeans, arrivando alle chiappe in bella mostra, le chiappe d i una venticinquenne che lavora, studia e fa evidentemente attività fisica. Le abbasso il perizoma, arrivando al suo culo. Le apro le chiappe mentre Elena deve aver già iniziato a stimolarle la clitoride, a giudicare dai gemiti che emette, mentre la mano della mia donna le sfiora il monte di venere e le labbra e la bocca divora i capezzoli della giovane. Inizio a leccarle il culo, trovando spesso la punta delle dita di Elena che continuano a sfiorare la ragazza.
D’un tratto, la mia Dea, si stacca dalla giovane e si siede sulla poltrona a fumare una sigaretta. “Fatemi vedere, ho voglia di farmi un ditalino!”. Lo sa che mi fa perdere la testa quando fa così. Allora prendo Antonella, la sbatto sul letto e inizio a spogliarmi fdreneticamente. Il cazzo è duro, quasi scoppia, e quando le appoggio la lingua sulla figa, mi mette una mano sulla testa per spingere forte. La lecco bene, le labbra esterne, la clitoride, con la punta la penetro un po’. Ma ora basta, devo scoparla: mi alzo e indosso il preservativo. La penetro con un colpo secco, fino in fondo, e resto fermo così inarcando la schiena per arrivare fino al collo dell’utero. La ragazza volge la testa indietro e ansima, geme. Inizio un lento andirivieni nella sua figa, mentre sento gli occhi di Elena sul mio culo. Scopo sempre più forte la ragazzina, fino a quando non la faccio mettere carponi e la scopo a pecorina. Un piede sul letto e uno sotto. In questo stato di trance, ho perso il contatto con Elena. Me ne ricordo di lei solo quando mi dice “Metti su anche l’altro piede!”. Sembriamo due cani che scopano, animalescamente. La ragazza ora urla, sotto i miei colpi, quando sento la lingua di Elena scorrere sul mio culo, lentamente, larga. Poi sento un rigagnolo di saliva scorrermi fino alle palle e qualcosa di duro premere sul mio sfintere. Lo sapevo: Elena non sa resistere al mio culo a pecora. Sento lo strapon penetrarmi, mentre continuo a pompare Antonella. Mi fermo per farla entrare tutta, dopodiché ci sincronizziamo e iniziamo una scopata unica, con me fra due donne, con il mio cazzo caldo dentro Antonella, con un freddo cazzo di gomma nel mio culo. Non so quanto duri, la situazione. So solo che a un tratto sento la sborra montare lungo il canale del mio cazzo. Mi stacco da Antonella e la metto sotto di me. E mentre Elena continua a scoparmi il culo forte, sborro sul corpo della ragazzina, riempiendole il seno. Lecco tutto e le bacio appassionatamente, quando “Anto! Dove sei?”…

…continua…
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