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trio

Una serata inaspettata


di Notonlybody
04.03.2019    |    2.306    |    1 9.9
"Amo questa donna! …continua…..."
Devo depilarmi. Tutto. Come piace a lei. So quanto ci tenga che ogni parte del mio corpo sia perfettamente liscia per le sue mani. E la sua lingua.
Devo fare in fretta, però. E’ stata categorica. “Ore 21.00 da me!”. Non so cos’abbia in mente, ma mi piace essere in sua balìa: mi fa sentire impotente, un oggetto. E lei sa come darmi questo piace, e come farmi godere della sua “cattiveria”.
Mi cospargo di crema idratante, indosso il mio abito scuro, quello che le piace sbottonare ogni volta. Camicia bianca e, come da tradizione, niente intimo. Le piace che si veda l’effetto che mi fa il suo essere così troia, quando siamo in mezzo alla gente.
Inizio il mio breve viaggio verso casa sua. Un breve tragitto che sembra durare un’eternità.
Fumo nervosamente una sigaretta troppo breve (o magari mi sembra così perché il quantitativo di nicotina aspirato non era sufficiente?).
Giungo sotto casa prima dello scadere del tempo. Parcheggio. Le invio il messaggio “Ci sono, miss!”.
Dopo alcuni minuti, che appaiono interminabili, la vedo uscire dal portone. Stupenda come al solito. Il caschetto scuro, i suoli occhi truccati con due marcate linee nere, un rossetto viola scuro. E quel cappotto a tre quarti, nero. So già cosa mi aspetti lì sotto: il paradiso. Per concludere la mise, un paio di stivali oltre il ginocchio, tacco 12. Una vera padrona, come piace a me.
Sale in auto e non mi bacia, fa sempre così quando non vuole rovinare il trucco. Apre il cappotto e… Avevo ragione: niente calze, un perizoma in pizzo nero e niente reggiseno. Le sue tette, così grandi e morbide. Cos invitanti, con il capezzolo di poco più scuro, rispetto alla sua pelle bianca.
Partiamo in direzione Desenzano, verso il ristorante che le piace tanto. Scherziamo e parliamo della giornata, dei nostri impegni, delle nostre famiglie che così tanto rompono i coglioni sui nostri stili di vita: alla nostra età, i parenti, sperano di vederci sposati, con figli, in una casa con giardino e cane. Noi no: tutto questo c’infastidisce. Siamo consapevoli dei nostri limiti: non sappiamo essere fedeli, ma sappiamo amarci. A modo nostro.
Lungo il tragitto, allunga la mano sinistra. Raggiunge la mia zip, la cala e infila la mano. Ecco il motivo per cui mi vuole senza intimo. Per fare sempre come vuole lei, quando vuole lei. Dove vuole lei. E a me piace lasciarle fare tutto ciò che vuole.
Inizia una lenta sega, quasi disinteressata, mentre continua a dirmi che il suo capo oggi non smetteva di guardarle la scollatura. Sembrava volerci infilare il cazzo, quel cazzo duro che premeva sotto il vestito di fresco lana. E, mentre mi racconta di quanto ha fatto la troia, facendo aprire appositamente il bottone della camicetta, sente il mio cazzo irrigidirsi sempre di più. Si volta e mi sorride, un sorriso maligno che so a cosa prelude: aumenta il ritmo della sega mentre mi dice che il suo capo, alla vista delle sue tette in bella mostra, le è passato di fianco, le è arrivato alle spalle, e le ha fatto sentire un’imponente erezione. Si è piegato e le ha sussurrato: “Elena, lo sa che mi arrapa, vero? Sarei disposto a qualsiasi cosa, per farla mia. Qualsiasi cifra lei chieda!”.
A quel punto sente che non resisto più, che voglio scopare mentre finisce il racconto. Perché so, che il racconto continua.
Nota una vietta buia e mi fa entrare lì. Percorriamo circa 200 metri, poi svolta a destra e si arriva in uno spiazzo sterrato.
Scende dall’auto, non prima di avermi detto di non spegnerla, e si posiziona davanti al muso. Illuminata dai fari, si sfila il cappotto, lo lascia cadere a terra, e si poggia con le mani sul cofano. Si lecca le labbra, sorride, si porta una mano tra le gambe. Inizia a stimolarsi la clitoride. Si lecca il dito e sorride ancora. Non resisto più, faccio per scendere, ma la sua voce mi blocca: “Chi ti ha detto di scendere? Resta lì!”.
Rimango al mio posto e mi prendo il cazzo pulsante in mano. Sento le vene pompare sangue allo spasmo, mentre lei continua il suo show. Mette una gamba sul cofano mentre continua a masturbarsi, in questa mite notte primaverile. In quel frangente, noto una figura avvicinarsi nell’ombra. Lentamente. L’iniziale preoccupazione sparisce quando lei sussurra “Ci sei veramente, allora!”. Si volta e sorridendo dice “Sono come mi vuoi, no? Una troia!”. L’ombra si avvicina, fino a diventare una figura maschile. Il sig. Antonio, il suo capo. “Cazzo combina questa?” penso…
Antonio è oramai a 10 cm da lei. Le mette le mani sul culo, lussurioso in viso. Lei le strofina il culo sulla patta, bella gonfia a dire il vero. Ben dotato, lo stronzo. Mi sorride, la mia dea, mentre sento il rumore della zip che scende. Elena s’inarca, allunga la mano dietro e gli afferra il cazzo. Un lampo negli occhi, forse non pensava fosse così grande. Le sorrido sornione, sapendo cosa farà ora. Infatti, inizia a strofinare la punta sulla sua figa, che immagino umida, bagnata, fradicia, come sempre quando fa la troia.
Lui strabuzza gli occhi e si lascia guidare. Getta il capo all’indietro, quando lei ansimando lo infila nella sua calda figa. Si morde forte il labbro, Antonio, quando Elena, tenendo fissi gli occhi su di me, inizia a fare avanti e indietro lentamente. Inizia a gemere, quando la mia dea inizia a scoparsi più velocemente. Grugnisce come il porco che è, quando le riempie la schiena di sborra.
A questa vista, non resisto, scendo dall’auto, mi avvicino alla bocca della mia troia preferita, e mi faccio succhiare lentamente, in un crescendo che mi porta a scoparle la bocca. Guardando il suo rossetto sfatto, le lacrime agli occhi e il suo sorriso beffardo, le sborro in bocca.
Mi bacia, dopo. Sa che mi eccita sentire il mio sapore dalla sua lingua.
Risalgo in auto, dopo essermi ricomposto. Lascio Elena parlare con Antonio, che vedo consegnarle qualcosa, dopodiché la mia porcellina risale a bordo e mi dice di partire.
Tornati sull’asfalto, mentre si sistema, mi dice ”La cena la offre il porco. Dici sempre che sono la tua troia, o no?” e mi mette una banconota da 500,00 euro nei pantaloni.
Poi si avvicina al mio orecchio, mi lecca dietro e “Siamo solo all’inizio, stronzo!”.
Mi fermo per baciarla ardentemente. Amo questa donna!

…continua…
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Commenti per Una serata inaspettata :


Felice7, singoli Lombardia
Hai detto Desenzano? Mmmm io sono di Desenzano
2 settimane fa


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