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Scambio di Coppia

CENA AL RISTORANTE CON TUFFO


di AmaciAncora2023
22.10.2023    |    8.064    |    3 9.1
"Vidi finalmente che i giovani dietro di noi guardavano nella nostra direzione, ma dubito che capirono cosa stesse effettivamente succedendo, perché di lì a..."
CENA AL RISTORANTE CON TUFFO

Avevamo contattato Diego tramite un noto sito di incontri, e lo avevamo selezionato tra le decine di risposte pervenute, non tanto in base alle descrizioni spesso mirabolanti con le quali i single si descrivono abitualmente, ché quasi mai corrispondono al vero, ma piuttosto valutando la simpatia del sorriso, la gentilezza e l'educazione con cui si era proposto.

Come ovviamente san tutti, la scelta era stata di Shana, come è giusto che sia.

Diego era veramente il tipico bravo ragazzo, sui 25-30 anni, dolce e riservato, tutto il contrario del solito bulletto pieno di sé, che entrambi aborriamo e che pure conoscevamo per esperienze pregresse: alto 180 cm, slanciato, con muscoli allenati ma non pompati dalla chimica, anche piuttosto timido, una cosa che eccita Shana a dismisura.

Sopracciglia folte e spesse, occhi neri intensi, labbra carnose, capelli corti e denti bianchi, solo un piccolo tatuaggio sotto l'orecchio gli rovina a mio parere il viso altrimenti perfetto, in verità persin troppo per i miei gusti, ma molto apprezzato da lei.

Quella sera, dopo i saluti di rito, entrammo nel ristorante e li precedetti entrambi, come consiglia il galateo per i locali pubblici: non c’era molta gente, anche perché era un pochino tardi cenare a quell'ora, per le abitudini italiane, essendo appena passate le 22, ma non eravamo riusciti ad arrivare prima.

Chiesi al cameriere un tavolo appartato, e ci condusse in una sala al piano superiore, dove ci fece accomodare in un angolo, alla distanza di altri due tavoli da altri che erano occupati da una coppia giovane il più vicino, e da quattro amici, tutti uomini sui 40 anni, il più lontano, mentre gli altri cinque o sei eran vuoti, alcuni ancora da sparecchiare, altri ancora invece intonsi.

Dopo esserci tutti avvicendati in bagno per lavarci le mani, dissi al mio complice:"Aspetta che vado un attimo da Shana a chiederle di togliersi le mutandine". Sorrise divertito e mi disse che mi avrebbe aspettato al tavolo, riconquistato il quale feci accomodare Shana e Diego vicini, in modo che sembrassero uniti da un legame in verità inesistente, con le spalle volte al muro retrostante, e io presi posto davanti a loro.

Ordinammo subito un aperitivo, che ci venne servito da un cameriere che per raggiungerci doveva obbligatoriamente utilizzare l'unica scala a chiocciola in legno che sbucava da sotto, e dalla quale eravamo peraltro arrivati.

Chiesi a Diego se gli piacessero le olive marinate, che accompagnavano gli aperitivi, e lui mi disse di sì, con tono leggermente stupito da una domanda così apparentemente sciocca.
Chiesi allora a Shana di infilarsene dentro qualcuna e di passarcele poi in bocca con le dita; lei obbedì, si tirò leggermente su il vestitino che le arrivava alla coscia e se ne spinse dentro almeno sei, una alla volta, dondolandosi un pochino sulla sedia ogni volta per favorire l'inserimento.

Le tenne nella figa qualche minuto mentre Diego continuava a fissarla, ed io mi godevo la scena. Le dissi poi che le aveva "marinate" abbastanza e che non vedevamo l'ora di assaggiarle; Diego era arrossito parecchio, e sembrava preoccupato che la coppia di fronte si potesse accorgere di qualcosa, infatti continuava ad alternare lo sguardo tra le gambe di Shana e gli altri avventori, peraltro ignari di tutto.
"Se continui così, caro amico, finirai per insospettire qualcuno e attirare attenzioni", gli dissi amabilmente.
Diventando ancora più rosso, si schiarì la voce con un colpetto di tosse nervoso e rispose:"Hai ragione, scusami, solo che non riesco a controllarmi".

Nel frattempo Shana aveva già estratto il primo frutto proibito e glielo stava presentando davanti alla bocca, tenendolo con la punta di tre dita umide.
"Annusala bene prima di aprire la bocca, e passaci sopra la lingua lentamente"- gli suggerii io, cosa che fece in modo molto sensuale, impegnandosi, seriamente concentrato.

La seconda toccò a me, e prima di assaggiarla succhiai un pochino anche le dita di lei, che mi sorrideva nel frattempo molto divertita.
Chiesi a Diego di prender lui stesso quella successiva, senza aspettare di essere servito: con la mano sinistra si fece allora strada verso lo scrigno segreto, indugiandovi a lungo prima di riuscire a estrarne l'oliva succosa.

Mi parve che il gioco fosse in quel momento controllato da Shana, che evidentemente gradiva la piccola intrusione, perché vedevo che muoveva il bacino in senso opposto al movimento di polso che faceva lui per riuscire a estrarre il contenuto vaginale, come per ostacolarlo. Però forse mi sbagliavo, non doveva esser facile afferrare un'oliva bagnata e scivolosa in uno stretto buchino umido a sua volta.

Mi chiesi anche se il sale sulle olive non le avrebbe portato poi delle conseguenze fastidiose; pensai che forse il giorno seguente avrebbe avuto le labbra arrossate e magari anche gonfie.
Poi però mi resi conto che quei tessuti quella sera avrebbero dovuto subire ben altre, e più intense, sollecitazioni, perché il meglio doveva ancora venire, e quindi non me ne preoccupai più di tanto.

Nella pausa tra la prima e la seconda portata la coppietta vicino a noi aveva lasciato la sala, e prima di scendere la scala ci aveva elargito uno sguardo insistente, quasi severo lei, divertito lui; beh, forse alla fine qualcosa alla fine lo avevano intuito, ma essendo seduti alle mie spalle, non me ne ero accorto, come invece probabilmente Diego e Shana. Sorrisi loro a mia volta, guardando lei soprattutto, quasi beffardo, come a intendere che del loro giudizio ci interessava veramente poco.

Aspettando il piatto principale che avevamo ordinato - Diego ed io un primo di pasta ripiena, Shana un secondo di pesce, il tutto accompagnato da un Vermentino di Gallura Serrau Sciara del 2021 servito fresco, dopo un cenno di intesa con mia moglie dissi a Diego che per ingannare l'attesa poteva continuare a frugarla sotto anche senza le olive, visto che il gioco precedente l'aveva bagnata parecchio.

Lei per agevolarlo aprì le gambe senza più ritegno alcuno, in modo spudorato, e spinse in fuori il bacino, fino al bordo della sedia, che con un colpetto di reni aveva allontanato un pochino dal tavolo, rumorosamente: stavolta mi girai io, preoccupato che gli occupanti dell'altro tavolo, gli unici rimasti, potessero accorgersi dei nostri triangoli, ma non sembravano esserne fin lì consapevoli, stavano brindando, probabilmente al compimento degli anni di uno di loro.

Mi persi per una frazione di secondo nella scintillante fantasia dei quattro che si avvicinavano al nostro tavolo e violentavano Shana possedendola con vigore tutti sul tavolo, ma venni subito richiamato alla realtà da un suo gemito di piacere, a stento trattenuto.

Di certo, non era da lei comportarsi con tanta disinvoltura, mi aveva abituato negli anni a una coriacea ritrosia difficile da annullare nelle prime fasi del gioco: ne dedussi che fosse molto eccitata, più di quanto potessi immaginare: doveva avere proprio una gran voglia di farsi aprire!

Diego tornò tra le cosce di lei, che sussultò probabilmente perché un dito le si era infilato prontamente dentro a fondo; si lamentò della brusca intrusione, e afferrandolo per il polso fece in modo che il dito uscisse e rimanesse solo all'ingresso. Conoscendola bene, sapevo che molto probabilmente Shana desiderava farsi accarezzare leggermente la clitoride, molto più che farsi penetrare con le dita, una cosa che generalmente la infastidisce.
Lo dissi a Diego sottovoce: due parole per fugare ogni malinteso non erano mai sprecate con chi non si conosceva bene.

Una volta colto il desiderio della puttanella, Diego accettò di buon grado e si dedicò con leggerezza e perseveranza al suo compito, con la mano tra le cosce di lei, nascosto un poco dal tavolo.

Vidi che il braccio di Shana era incrociato a quello di lui, segno che gli stava toccando il pene attraverso i pantaloni, cosa che dalla mia posizione potevo però solo intuire.
Dopo circa 5 minuti di carezze leggere, Shana venne sussultando in modo vistoso, trattenendo, senza peraltro riuscirci completamente, dei gemiti di piacere inequivocabilmente associati all'orgasmo.

Mentre veniva si era afferrata con entrambe le mani al braccio di lui, e la sedia dondolò pericolosamente all'indietro, tanto che ero pronto ad alzarmi per andare a sostenerla, cosa che per fortuna riuscì prima a Diego.

Vidi finalmente che i giovani dietro di noi guardavano nella nostra direzione, ma dubito che capirono cosa stesse effettivamente succedendo, perché di lì a poco tornarono a discutere tra loro normalmente, per la frustrazione della mia sciocca ma potente fantasia.

Ci dedicammo in seguito a mangiare seriamente, mettendo a riposo i nostri sensori erotici per attivare quelli pur sempre piacevoli piacevoli del gusto, fino a che approfittammo dell'attesa del conto per divertirci ancora, e stavolta in modo più spinto, visto che eravamo rimasti soli al piano di sopra.

Shana chiese di allontanarsi per andare alla toilette, posta dall'altro lato della sala: chiesi maliziosamente a Diego di accompagnarla, cosa che fece di buon grado, sorridendomi riconoscente.
La ritirata, come si poteva facilmente prevedere, fu piuttosto lunga, e al ritorno lei aveva i capelli arruffati e le guance rosse, una in particolar modo, mentre lui, con la giacca stazzonata e la camicia ancora fuori dai pantaloni, tornò a sedersi con un'espressione molto soddisfatta e un gonfiore al cavallo dei pantaloni che, benché poco evidente, a me diceva tutto.

Conversammo ancora qualche minuto, poi chiesi a mia moglie, in modo volutamente volgare ed esplicito e con tono quasi accusatorio, se le fosse piaciuto spompinare Diego nei cessi, e se non fosse venuto il momento di far vedere anche a me come sapeva succhiargli bene il cazzo.

Ebbe un attimo di esitazione: a lei, timida, non piaceva esser posta così al centro dell'attenzione, al che mi sollevai un pochino dalla sedia e le mollai un sonoro ceffone sulla guancia meno rossa, pareggiandone la tonalità di colore.
"Succhia, puttana!", le dissi ad alta voce.

Sapevo che questo l'avrebbe eccitata da morire! Le piaceva che le dessi ordini secchi e severi, anche se era la prima volta che lo facevamo di fronte ad altri. Sapevo benissimo quanto le piacesse prenderle, quanto amasse la cinghia, i segni rossi sul culo, le strizzate forti dei capezzoli e i ceffoni in pieno volto; ero riuscito a scoprirlo molto presto, ben prima del matrimonio, e questa sua inclinazione al masochismo, benché non esagerata, probabilmente più di ogni altra cosa me l'aveva fatta desiderare e scegliere per la vita. Non ci avevo messo molto poi a insegnarle come collegare dolore e piacere, procurandole il primo, via via più intenso, proprio mentre il secondo arrivava allo spasmo dell'orgasmo.

Avevo anche capito che in toilette la puttanella aveva chiesto a Diego di batterla in modo esplicito, giacché lui non era proprio il tipo d'uomo capace di prender l'iniziativa in modo rude o violento senza una richiesta, e quindi un'autorizzazione.

Incassato il ceffone, lei si mise a fissarmi con un sorrisetto di piacere e uno sguardo di sfida, tipico di quando iniziava a prenderle, aprendo lentamente le gambe.

Dal canto suo, Diego, benché un po' sulle sue dopo lo schiaffo che le avevo assestato e che evidentemente non condivideva, doveva però aver capito che ero in grado di tenerla sotto per bene, e che era proprio ciò che lei desiderava, quindi parve accettare la situazione senza manifestare obiezioni di sorta.

Immaginatevi ora la scena di lei a gambe spalancate, mentre il mio piede, da sotto il tavolo, le entrava nella figa con l'alluce proteso sotto al calzino; lei che vi ci si dondolava sopra e, sbilanciandosi di fianco, prendeva il pene di Diego in bocca fino in fondo: non era particolarmente grosso, ma nemmeno Shana aveva la bocca capiente, e il fatto che fosse tutto dentro dimostrava la sua grande eccitazione. La troia adesso andava spesso anche a leccargli i testicoli, mentre lui le teneva abbassata la testa ma in modo gentile, senza forzarla troppo, come invece lei molto probabilmente avrebbe desiderato.

Esiste qualcosa di più potente del richiamo sessuale di una donna completamente sottomessa, per un maschio porco? Sono certo che non sia necessario spiegare perché la sposai...
Purtroppo proprio in quel momento sentii i passi del cameriere che salivan le scale: li avvisai subito di smettere, sapevo che era mio preciso compito sorvegliare, ma era troppo tardi perché loro potessero ricomporsi completamente, quindi il ragazzo, che saliva di corsa con la fretta tipica di chi non vede l'ora che gli ultimi clienti se ne vadano per poter terminare anche la propria intensa giornata di lavoro, si trovò davanti la scena di una bellissima e giovane donna con le gambe aperte, il vestito alzato e la figa di fuori, mentre l'uomo accanto a lei cercava di riporre lo strumento del piacere, peraltro ancora duro e ben visibile, e il tutto davanti a un terzo maschio maturo.

Io sorrisi e mi godetti la vista dei due focosi amanti totalmente irretiti dall'arrivo del cameriere, che dal canto suo rimase a sua volta sbalordito, e dimentico del piattino per la consegna del conto che teneva in mano davanti a sé, cercò di ruotare bruscamente sui tacchi nel tentativo di ridiscendere precipitosamente le scale dalle quali era venuto, borbottando più volte la parola "scusate" in modo quasi spaventato: il tentativo di inversione a U fu, purtroppo per lui, talmente brusco da farlo inciampare, col risultato che finì lungo disteso sotto al tavolo di fronte al nostro, sbattendo la testa contro due sedie, con impagabile effetto tragicomico.

Mi alzai subito per aiutarlo ad alzarsi, gli chiesi se stava bene e, accortomi che non era successo nulla di grave, se non per il suo prestigio professionale, lo accompagnai sostenendolo per un braccio, fino alla scala, cercando di rincuorarlo con parole di conforto sincere, benché di circostanza.

Alla fine, non vedemmo più quel povero ragazzo, e il conto fu in seguito incassato da una sua collega, non capimmo se messa al corrente di tutto o ignara, e che in ogni caso fece professionalmente finta di nulla.
La nottata finì a casa nostra, con Diego che si fermò a dormire da noi e ci lasciò solo dopo un'abbondante colazione, ma questa è un'altra storia.
Gennaio 2023
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