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Ci sono notti...


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
15.03.2024    |    5.421    |    17 8.7
"Prende il cellulare e gli manda un messaggio..."
Ci sono notti in cui lei si sveglia e ha voglia...
Voglia di non essere lì, in quel letto con lui.
Lui che anche ora sta russando, girato sul fianco, lontano da lei, come è ormai da anni.
Non ricorda quasi più i ragazzi che erano, se mai lo sono stati.
"Sei fortunata, avete già un lavoro, lui ti sposa anche con la pancia, poi l'amore verrà..."
Solo una volta aveva ammesso con la sua amica più cara che non era convinta di prender casa con lui e fargli da moglie.
Sono passati trent'anni e l'amore, in realtà, non è mai arrivato.
Affetto, rispetto, orgoglio per aver avuto dei figli ormai laureati (due, "perché il secondo ci vuole"), ma non l'amore dei libri, dei film, delle canzoni.
Ora sono rimasti da soli, nella casa grande comprata col mutuo, i ragazzi, stranamente per questi tempi, sono già volati via.
Ha più tempo, adesso, e ne avrebbe per loro due, se però ne valesse la pena.
Prova a ricordare quand'è stata l'ultima volta in cui hanno scopato, sì scopato, perché "fare l'amore" è un'altra cosa, lo sa.
Non ha ancora capito se lui l'ha tradita perché non scopavano più, loro due, oppure se non scopavano perchè l'altra (la prima, forse, non certo l'ultima..) già c'era stata.
A quei tempi lei non aveva forze, alla sera, di fargli un pompino e nemmeno di allargargli semplicemente le gambe, si svegliava alle cinque per aprire il loro bar alle sei (il primo turno era suo da sempre...)
Maledetto il giorno in cui gli aveva permesso di scoparla sul tavolino in fondo alla sala, quello vicino alle slot-machines, le cui luci avevano illuminato i loro corpi un po' sudati.
Lavoravano insieme da mesi ormai, per lei era il primo impiego, avrebbe dovuto servirle solo per pagare l'affitto della stanza che divideva con altre due studentesse.
"Se vuoi andar via dalla casa delle suore, ti devi arrangiare, signorina" , suo padre era stato drastico.
E certo che voleva andar via, era finalmente in città, da sola e non poteva tornare tutte le sere entro le otto, altrimenti trovava il portone chiuso.
Aveva scoperto, girando una sera, quei bar sotto i portici dove i suoi coetanei si trovavano a bere qualcosa insieme.
Ragazzi semplici, come lei, non come i fighetti che bazzicano ora il loro bar e che pensano di aver inventato il mondo con "l'apericena".
Si era fatta forza dopo aver letto il cartello "cerco barista, anche prima esperienza" e si era proposta.
Forse lui aveva visto qualcosa in quella ragazza poco più che ventenne, diversa sicuramente dalle altre che frequentavano il locale.
L'aveva "allevata", ricordava ogni tanto ridendo, insegnando come aiutarlo nel bar ma anche come vestirsi per piacere un po' di più.
"Non tenere allacciati tutti i bottoni, hai delle belle tette,è bello vederne l'attaccatura, soprattutto se il reggiseno è un po' stretto. Non è da puttana, fidati..."
E da lì, le gonne più corte, i vestitini aderenti, un filo di trucco, i capelli più lisci finché non lo vide, quella sera, guardarla in un modo speciale, diverso, mentre era un po' china a pulire i tavolini.
Lui era dietro al bancone ed asciugava i bicchieri, con la coda dell'occhio lo vide fermarsi e guardarla.
"Sei bella, davvero, ti stavo ammirando, oggi hai qualcosa di diverso, non so..."
Voglia, aveva voglia, per colpa del caldo, dei ragazzi che avevano festeggiato lo scudetto della loro squadra, il primo (ed unico, questo ora lo sapeva), del vino frizzante che anche lei aveva bevuto.
E gelosia, anche quella provava, perché il Beppe era stato lì, bello e sorridente, con la maglia col numero dieci, vestito come il capitano, pantaloncini e scarpini chiodati compresi, per pagare a tutti il prosecco perso per scommessa.
Ed era con la "morosa" ufficiale, quella che non scopava, che non si dava, come invece aveva fatto lei più e più volte, nella stanza dello studentato maschile.
Promesse per poter solo divertirsi con lei, ora ne era certa, ma del resto chi non si prenderebbe la figlia del notaio al posto della campagnola squattrinata?
Maledetta la voglia, quella soddisfatta, eccome, dall'uccello, dalle mani, dalla lingua del Beppe, che le mangiava la fica e la faceva godere anche solo accennando quel massaggio alle labbra, ai quei primi, pochi, centimetri dell'apertura, facendole sospirare il cazzo che lei maneggiava, duro, pronto, distante ("dentro, no, potresti rimanere incinta, non riesco a fermarmi lo sai, la tua fica è così stretta, bambina...come il tuo culo, ora girati...")
La voglia, quella sera che per sempre le ha segnato la vita, lo scudetto e il cazzo del Gigi, inaspettato, prima in bocca, quando lui, lasciati i bicchieri ed il bancone, si era avvicinato e le aveva accarezzato il viso sudato, scostandole i capelli sfuggiti dall'elastico.
Un bacio leggero, sulla sua bocca ancora chiusa, finché non lo aveva guardato negli occhi e aveva visto, anche in lui, il desiderio.
E allora aveva dischiuso le labbra, aveva accettato la sua lingua, le sue mani sulla schiena, poi sulla nuca per farla abbassare a prenderlo in bocca.
La voglia, di provare con lui, per dimenticare l'altro, chiudere gli occhi, far finta che quel cazzo fosse il solito che le riempiva il culo, che raramente aveva sentito nella fica (non posso, non riuscirei a trattenermi)
Ed invece il Gigi l'aveva lasciato venire, ubriaca di prosecco, di voglia, di gelosia, pazza...
Una volta, una volta sola, era bastata.
Lo scudetto, se lo ricorda...
Ci sono notti, come stanotte, in cui vorrebbe che il Beppe fosse lì con lei, anziché nel bell'attico vista-fiume.
Prende il cellulare e gli manda un messaggio.
"Ho voglia, e tu?"
"Cazzo, sempre, lo sai...
Al bar, alle sei?"
"Sì, oggi aprirò tardi...
Ti aspetto"
La figlia del notaio è sempre sua moglie, ma ancora non gli dà il culo (le Signore non lo fanno).
E il Beppe, ora non si prende solo quello.
A cinquant'anni suonati anche le campagnole hanno imparato qualcosa...
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