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Invito per un caffè nella casa al mare...


di Membro VIP di Annunci69.it SweetMoments
27.03.2024    |    18.940    |    23 9.3
"A quel punto, mi fermò: con un solo gesto mi tolse il vestito, montandomi subito sopra, penetrandomi e sbattendomi senza ritegno, insultandomi con i..."
Marco era un collega di mio marito, che avevo già notato in passato: un bel maschione moro, 40enne muscoloso, depilato, con un pacco ragguardevole, che traspariva dai calzoni stretti e mi suscitava un misto di eccitazione e di curiosità: mi bagnavo solo a guardarlo e ad ascoltare la sua voce calda e profonda.
Notai il suo interesse nei miei confronti da come mi squadrava e dal lampo nei suoi occhi quando lo invitai nella casa al mare per un caffè.
Non lo dissi neppure al cornuto, che se lo trovò un pomeriggio accomodato sull'ampio divano del salotto della casa al mare, senza saper nulla delle mie intenzioni, anche se, conoscendomi, erano facilmente immaginabili.
Arrivò puntuale, vestito casual con un paio di calzoni di tela che gli mettevano ancor più in evidenza quel magnifico malloppo che si intravvedeva in mezzo alle sue gambe muscolose.
Lo accolsi con un vestitino leggero, con minigonna cortissima, rigorosamente senza intimo e dei sandali estivi con tacco 12.
Mi accomodai subito vicino a lui, sul divano, mentre il cornuto, dopo aver girato un po’ per casa, si sedette leggermente defilato nella stessa stanza.
I due parlavano di lavoro, ma io riuscii più a resistere e, con fare noncurante, come se fosse la cosa più naturale del mondo, cominciai ad accarezzargli quel pacco invitante, dapprima con le sole dita e poi con tutta la mano, fino a sentire il suo arnese rispondere immediatamente, diventando turgido e pulsante. Lui lascio perdere la conversazione con il cornuto ed avvicino subito la sua bocca alla mia, baciandomi con le sue belle labbra carnose ed infilandomi voluttuosamente la lingua in bocca, frullandola freneticamente nel palato, fino quasi a soffocarmi.
Già a quel punto, ero un lago in mezzo alle gambe e non riuscii più a trattenermi: l’eccitazione prese il sopravvento in me che abbandonai ogni freno inibitorio e mi trasformai nella troia in calore che abitualmente divento in queste circostanze. Gli slacciai freneticamente la patta dei calzoni senza neppure dargli il tempo di aprirli e tirai fuori quel bel cazzone duro come il marmo, che mi affrettai a far scomparire nella mia bocca, cominciando a succhiarlo a lungo, tutto quanto fino in fondo.
Sentii e mi gustai il suo profumo, mescolato all’odore del suo cazzo e mi eccitai ancora di più.
Nel frattempo, lui era riuscìto a togliersi i pantaloni ed a spogliarsi mentre io continuai a leccargli e succhiargli l’asta dura, scendendo fino alla palle gonfie, che leccai e succhiai con voluttuosa voracità.
A quel punto, mi fermò: con un solo gesto mi tolse il vestito, montandomi subito sopra, penetrandomi e sbattendomi senza ritegno, insultandomi con i peggiori epiteti; " Sei una gran troia", diceva, pompandomi come una cagna in calore. Il cornuto era sempre seduto nell’angolo che guardava attonito; coglievo con piacere la sensazione che egli, in quel momento, si sentisse veramente un cornuto impotente, ma dalla luce che emanavano i suoi occhi, capivo che stava godendo come un porco della situazione.
Io, invece, mi stato trastullando con quel gran bel cazzo che mi stava sfondando la fica, dalla quale continuavano a sgorgare zampilli di piacere.
Avendo paura che venisse prematuramente, dissi a Marco: "Girami alla pecorina perché voglio che mi sfondi anche il culo."
Lui mi urlò ancora: "Sei una gran troia" e con tutta la sua forza mi fece sobbalzare e mettere alla pecorina.
Mi insalivò il buchino ed infilò dapprima un dito nel culo, poi ne infilò due, andando quindi su è giù per lubrificarlo ed aprirlo per bene.
Improvvisamente, mi afferrò per i capelli e mi tirò la testa all’indietro, facendomi inarcare la schiena e mi infilò il suo cazzone nel culo, con un colpo solo, tutto fino in fondo: un dolore lancinante, misto ad un piacere indescrivibile mi pervase e mi fece tremare tutta.
Intanto che mi pompava selvaggiamente nel culo, continuai ad avere un orgasmo dietro l’altro: urlavo, grugnivo, sbavavo, avevo perso la testa completamente ed in quel momento mi sentivo una vera cagna in calore, ad un livello che non avevo mai raggiunto.
Mi rivolsi allora verso il cornuto e lo guardai negli occhi, trasmettendogli con lo sguardo tutto il mio godimento.
I colpi nel culo si facevano sempre più frenetici , ma non volli assolutamente che Marco venisse; lo fermai ancora, lo invitai a sdraiarsi sulla schiena e gli saltai sopra, impalandomi sul suo bel cazzo ancora turgido e pulsante.
Cominciai ad andare su e giù lungo tutta l’asta, sbattendola con la mia fica che la succhiava come una puttana, continuando a grugnire ed a mugolare, urlando in faccia al cornuto: "Hai visto, stai vedendo? Sto godendo come una porca . tu sei impotente e non sei mai stato in grado di farmi godere così!"
A quel punto, Marco, evidentemente istigato da me e dai miei insulti, mentre io continuavo a saltare sul suo cazzo, ordinò al cornuto: "Baciala e leccala tutta Leccami anche le palle tanto che mi scopa e mi da godere!"
Il cornuto non fece però in tempo ad eseguire, perché in quel momento Marco urlò: "Sto venendo, sto venendo.... Non ce la faccio più!"
Mi alzai e mi misi velocemente in ginocchio; lui, in piedi di fronte a me mi schizzò tutta la sua sborra calda e cremosa sulle tette e sulla faccia.
Assaggiai però solo qualche goccia del suo nettare perché lui chiamò il cornuto e gli ordinò: "Puliscimi il cazzo, succhialo e leccamelo. Poi pulisci anche lei e non lasciare una goccia!"
Soddisfatti ed appagati, intanto che io e Marco sbollivamo e riprendevamo fiato sdraiati sul divano, mentre continuavamo a limonarci come due ragazzini, il cornuto ci servi finalmente il promesso caffè.
Marco se lo era guadagnato, cosa ne pensate?
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