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Scritto da lui:addio al nubilato


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
12.03.2024    |    9.282    |    6 9.9
"Alle due del pomeriggio, preciso, preciso, mi presento davanti alla porta a vetri del bagno turco con la mia ciotola di sale aromatizzato agli agrumi, ..."
Mi infilo sotto il piumone, cercando di fare piano ma lei si sveglia.
- Mmm, ciao, che ore sono?
- Mezzanotte e mezza, dormi.
- Nebbia o traffico?
Una troia, venuta dal passato, vorrei dirle.
- Puzzi di alcol, hai bevuto coi ragazzi?
- Sì, beccato, hanno insistito
- Vieni qui, scaldati, sei ghiacciato.
Lei si avvicina e cerca l’angolo tra il mio torace e la spalla, c’è un biglietto col suo nome, da anni.
E’ calda, morbida, profuma di pulito e di donna innamorata.
Di solito la stuzzico e la sveglio oppure la prendo ancora assonnata, dopo aver un po’ giocato con la sua fica morbida, sfidando me stesso a lasciarla dormire finchè come per magia si bagna, inconsapevole, per me.
Stasera no, la lascio riaddormentarsi, il suo respiro è già quello del sonno, la prendo in giro a volte, perché russa leggermente e lei nega “Noi Signore, non lo facciamo, dai…”
Le dirò domani, magari, che anche dopo la seconda doccia in una sera, mi sentivo sporco e non degno di lei.
Ubriaco, arrabbiato, e, mio malgrado, pazzo di desiderio per l’altra.
Tutto è iniziato stamattina, nella spa elegante in cui lavoro al sabato, se sono libero da altri impegni.

- Ivo, faresti un rituale “privato” oggi alle due?
- Privato, scusa, in che senso, Cristina?

La direttrice del centro era un po’ imbarazzata, strano, lei ha il piglio di un generale prussiano.

- A volte capita, ma solo nei giorni feriali, che concediamo una sauna per festeggiare compleanni o addii al nubilato.
Questa volta hanno insistito per uno strappo alla regola e, scusa, ma pagano bene per il capriccio delle damigelle della futura sposa.
Una di loro è Katrin, hai presente, la compagna del proprietario dello Yacht Service, la conosci?
- Sì, ho capito, la figona austriaca, rifatta da capo a piedi, sì, conosco
- Ecco, lei e ha chiesto di te.
- Di me proprio ma se manco abbiamo mai parlato insieme…
Vabbè facciamola finita, mi invento un bell’intruglio per fare lo scrub alle fanciulle.
Speriamo che non siano di plastica come lei, altrimenti si sciolgono nel bagno turco.

Risate tra me e Cristina, lei si rilassa, gli occhi le sorridono, chissà cosa incasserà.
Alle due del pomeriggio, preciso, preciso, mi presento davanti alla porta a vetri del bagno turco con la mia ciotola di sale aromatizzato agli agrumi, fiori di calendula e olio di avocado.
Indosso solo un pareo legato ai fianchi, mi nasconde un po’ la pancetta e non mi ostacola i movimenti.
Lo so, i ragazzi dello staff sono più tonici e asciutti, ma hanno trent’anni di meno.
Mi chiedo perché la bionda non ha chiesto di loro, mistero.
Entro nel bagno turco, il vapore è pochissimo, intravedo cinque figure, avvolte in asciugamani bianchi.
Non faccio caso ai volti, l’inizio non promette bene.
Cerco le parole giuste.

- Signore, benvenute!
E’ un onore per me coccolarvi in questo rituale che Katrin (la vedo seduta di fronte a me) ha organizzato.
Se siete d’accordo, vi consiglierei di togliere gli asciugamani ed esporre così i vostri corpi al vapore che aprirà i pori della vostra pelle e la preparerà al massaggio con il sale e gli aromi.
Che ne dite?

Katrin non traduce, ne deduco che le amiche sono Italiane oppure capiscono bene la nostra lingua.
Mentre io mi giro e mescolo il sale, loro parlano a bassa voce, le lascio decidere senza guardarle.
Risatine, battute, infine le vedo uscire per riporre gli asciugamani e prendere il telino per proteggere la seduta.
Katrin, da esperta, le guida.
Rientrano, l’ultima chiude la porta e si siede davanti a me, ha una fascia di spugna bianca che le raccoglie i capelli e capisco che è lei la sposina.
Ora che è più vicina, le vedo bene il volto.
Un brivido mi percorre il corpo, malgrado ci siano sessanta gradi almeno.
E’ lei, la donna che mi ha strappato il cuore dal petto e lo ha stritolato tra le sue mani, guardandomi morire, ridendo con quei denti bianchi e quella bocca che mi aveva dato piacere infinito.
Vanessa, mormoro e lei accenna un sì con la testa.
Le sue amiche si stanno ancora sistemando sui gradini dell’hammam e non si accorgono di nulla.
La guardo, esposta, nuda, fiera come solo lei può essere.
In un attimo decido che no, stavolta, no, non l’avrà vinta.
Ripesco la voce dalle segrete del mio corpo e batto le mani una volta, per avere l’attenzione di tutte.

- Signore, benvenute, ancora, vi ringrazio di aver ascoltato i miei consigli.
Ora muoverò verso di voi il vapore che si è accumulato negli ultimi minuti; non spaventatevi sarà un rituale leggero, niente a che vedere con i miei soliti, Katrin!

La bionda ride, contenta che io le abbia riservato un’attenzione particolare.
Vanessa potrebbe raccontare altro, riguardo alle attenzioni che le dedicavo nei lunghi pomeriggi in cui esistevamo solo noi due al mondo.
Vorrei chiederle cosa ne abbia fatto del marito cornuto di allora, che magia abbia permesso di trasformarla ora nella promessa sposa di un altro uomo, destinato di sicuro a portare un palco di corna degno di un cervo anziano.
Mi piacerebbe conoscere il nome di tutti i babbei che mi hanno sostituito in questi vent’anni da quando messa davanti ad un bivio (io o lui) ridendo mi ha scartato, troppo povero per garantirle la sua vita agiata.
Un uomo attaccato, per fastidio, ad un cazzo soddisfacente, niente di più, ecco cos’ero.

- Baciami e poi scopami, non voglio altro

Io speravo, a volte mi pareva di vedere un segnale, ma mi sbagliavo.
Eravamo stati insieme da ragazzi, io ero stato il primo a fare l’amore con lei.
Poi si era allontanata per studiare in Germania ed era tornata con un anello da non so quanti carati di smeraldi e brillanti.
Speravo che fosse fuori completamente dalla mia vita ed invece con lui aveva preso casa in città per vivere insieme da sposi.
Era venuta a cercarmi in lacrime, raccontandomi la sua solitudine e da lì era rinato tutto.
Per poi finire di nuovo, quando io le avevo detto di non sopportare il mio ruolo di gigolò.
Ed ora rieccola ma io sono un altro, mi dico.
Sventolo con delicatezza il mio asciugamano e mando il vapore verso le cinque donne sedute nude intorno a me.
Sono belle, come lo sono tutte le donne rilassate, a loro agio, un poco eccitate forse per essere di fronte ad uomo seminudo.

- Ora passiamo al massaggio con il sale, mettete le mani a coppa ve ne darò un poco.
Passatelo con dolcezza e vigore insieme, partendo dalle caviglie verso le cosce.
Evitate le zone intime e poi passate al ventre, ai fianchi e poi, con ancor più dolcezza, dedicatevi al seno dal centro verso l’esterno.

Sono delle brave allieve, si piegano, girando i culi tondi verso di me, allargano appena le gambe, come se io non esistessi.
Uno spettacolo che sarebbe eccitante se io non fossi turbato dal pensiero di lei.
Non la guardo, tengo in mano la ciotola e con il mestolo riempio le mani che si stanno svuotando.

- La schiena, Ivo, la schiena!
Tu pensa a Vanessa, noi a coppie, ci strofineremo.

Katrin pensa di fare un regalo all’amica-sposina, e forse a me ma si sbaglia.
Non voglio toccare quella pelle che ho adorato ed esplorato millimetro per millimetro, non ce la faccio.
Lei invece si avvicina, mi guarda, si gira voltando appena la faccia, continua a guardarmi da sopra la spalla.

- Su forza, Ivo, falle sentire come sei bravo!

Le altre si fermano e battono le mani, incitandomi, lei continua a sbirciarmi.
Non proverò nulla, mi dico, ormai è passata.
Prendo un pugnetto di sale ed inizio dal collo.
E’ la mia immaginazione a farmelo credere o lei ha sussultato?
Le altre riprendono a massaggiarsi tra loro, noi stiamo facendo di nuovo l’amore.
Le mie mani la sfiorano e lei vibra, come sia possibile sentirla, non lo so.
Le spalle, la schiena, la vita, i suoi fianchi ancora snelli e le natiche appena meno sode.
Sento sotto l’asciugamano che l’erezione sta, mio malgrado, salendo.
Non voglio, non devo, non posso, non…
Non sono ancora guarito, lei è come un veleno dentro di me.
Per fortuna il sale finisce ed anche il tempo, scandito dalla musica che ho scelto.
Tre brani, solo tre, dodici minuti e poi…
Le saluto, le ringrazio, faccio i miei migliori auguri alla futura sposa.
Le quattro damigelle sfilano davanti a me, nude, accaldate, riflettendo i granelli di sale alla luce soffusa dell’hammam.
Lei aspetta, davanti a me e mi guarda.

- Buona fortuna, Vanessa.
E buona fortuna a lui, che si prende in casa una troia.

Esco ed invento un malore improvviso con Cristina, per potermene andare verso casa.
Invece faccio la doccia e per tutto il pomeriggio vago per il lago, sulle sponde vestite della nebbia invernale.
Ogni tanto mi fermo in un bar e cerco conforto.
Mi viene sonno, per fortuna riesco a trovare la lucidità di fermarmi e dormire.
La notte mi sorprende al mio risveglio, non so dove sono, poi realizzo che ho parcheggiato la macchina a due ore da casa, davanti ad un Motel, il “nostro”.
Perché, mi chiedo, e che cosa voleva?
Torturarmi o vedere se prima del gran passo le avrei dato un’altra possibilità?
Dopo vent’anni?
Potrei trovare il numero di Katrin tramite Cristina e risalire a quello di Vanessa.
Potrei chiedere direttamente a lei, ma no, mi dico, per quale motivo?
So cosa fare.
Accendo la macchina, alzo il volume della radio e torno, dove devo tornare.

- Mmm, ciao, che ore sono?



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