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Un’altra storia 3 – i primi incontri

           di locumone

 Scritto il 09.05.2007    |    Visualizzazioni: 11.225  |    Votazione 6.1:

Mi aveva lasciato un numero di telefono, alcuni giorni dopo, superando finalmente le incertezze che avevo dentro di me da quando ero uscito dal buio di quella sala, faccio il numero e lo chiamo. Ci sono problemi a mettersi in comunicazione, lascio il mio numero e chiedo di richiamarmi.
Avevo poca fiducia che lo avrebbe fatto e già consideravo questa amicizia morta prima di incominciare.
Rimango quindi stupito quando, rispondendo al telefono, sento la sua voce.
- Scusa, ma ero molto occupato, non era una manovra per stancarti, dopo le cinque sono libero perché non vieni a prendere un “te” a casa mia? -
Sono senza fiato dall’emozione, riesco solo a farfugliare
- d’accordo, quale è il tuo indirizzo? - .
- Ci vediamo davanti al Ministero del… all’ingresso di via.. alle cinque e un quarto -.
- va bene, a presto ciao -.
La telefonata mi ha messo in agitazione, arrivo all’appuntamento con quasi dieci minuti di anticipo, per darmi un contegno incomincio a passeggiare fermandomi a guardare ogni vetrina che incontravo.
Puntuale come un orologio svizzero alle cinque e un quarto, sento una voce dietro di me che dice:
- ciao Antonio -.
Mi giro e gli sorrido, visto anche alla luce del giorno mi conferma di essere un bell’uomo . Si muove con disinvoltura.
- andiamo, abito proprio qui dietro -
lo seguo senza parlare.
Si entra in un palazzo dell’epoca umbertina, saluta affabilmente il portiere si avvia verso l’ascensore della scala di sinistra.
Io lo seguo sempre silenzioso, il portiere mi ha guardato con un certo interesse, quello sguardo mi ha dato noia, mi sento rigido e teso.
Finalmente siamo dentro l’ascensore, non ci sono più sguardi importuni, mi sento all’improvviso libero, quasi per reazione gli prendo una mano poi lo bacio castamente sulle labbra, lui mi sorrise e risponde alla mia stretta della mano.
L’appartamento è al terzo piano, l’ambiente è relativamente piccolo due sale e i servizi, d’altra parte serve ad un singolo. E’ bene arredato ed accogliente e rispecchia nell’insieme il gusto borghese del proprietario.
Mi fa accomodare sul divano, mi chiede di attenderlo mentre va in cucina a preparare il te.
Mi guardo intorno, nella parete di faccia c’è una libreria molto ordinata,. Nella parete di fondo c’è un armadio che la occupa tutta, davanti al divano un tavolino basso, poi sulla destra una scrivania con due sedie, accanto un impianto stereo.
Non passa molto tempo che il padrone di casa torna portando un vassoio di peltro su cui c’è una teiera
in porcellana bianca, il piccolo bricco per il latte una zuccheriera in peltro due tazze e due piattini uno con delle fette di limone e l’altro con dei biscotti. Posa il vassoio sul tavolino davanti al divano.
- Latte o limone ? -
sono le uniche parole che dice mentre, come un sacerdote, compie il rito del te.
Indico il piccolo bricco con il latte ad aspetto che mi porga la tazza.
C’è il piattino con dei biscotti, ma io preferisco gustare solo quella bevanda calda che mi è stata offerta.
Finalmente il rito del te è finito, le tazze sono state appoggiate di nuovo sul vassoio, lui si è alzato per portare tutto in cucina. Viene finalmente a sedersi sul divano accanto a me. Per rompere il ghiaccio parlo dell’appartamento
- hai una bella casa, ho visto che hai alcuni quadri interessanti, sono curioso di conoscere qualcosa sul pittore francese che ha fatto il grande quadro che abbiamo alle spalle-
- Eravamo amici quando stavo a Nizza, era una speranza della pittura francese, purtroppo è morto giovanissimo in un incidente d’auto -.
Non va oltre, mi sorride e con una mano mi accarezza i capelli poi senza più parlare si sistema seduto sul tappeto appoggiando la testa alle mie gambe.
Passo una mano fra i suoi capelli e glieli accarezzo, fa con la testa pressione sulle mie ginocchia ed io lentamente le allargo fintanto che la sua nuca viene a combaciare con il mio inguine.
Gira la testa per strusciare la sua guancia contro il cavallo dei miei calzoni, mentre continuo la mia carezza che gli scompiglia i capelli.
Con una torsione passa da seduto in ginocchio, è in mezzo alle mie gambe, con una mano incomincia a slacciarmi la cintura mentre con l’altra cerca lo zip e lo abbassa.
Ha il viso appoggiato alle mie mutande. Mi sento imbarazzato perché sono almeno due giorni che le porto,
- almeno qui possiamo essere liberi dai vestiti -
gli dico e contemporaneamente mi alzo andando verso una delle due sedie che sono alla destra del divano ed incomincio a spogliarmi.
Il momento più tragico è quello di slacciarmi le scarpe le dita non riescono a sciogliere i lacci, alla fine decido di sfilarmele ancora allacciarle.
Tolgo il maglione, la camicia, i calzoni e i calzini, guardo il mio ospite che è rimasto seduto in terra e mi guarda divertito, ormai sono in gioco e quindi finisco il mio spogliarello, prima la maglietta poi le mutande che sono le responsabili di quella mia improvvisa decisione.
Sono nudo, faccio due passi verso di lui e mi trovo a sovrastarlo.
Allungo la mano per aiutarlo ad alzarsi. Siamo tutti e due in piedi lui ancora vestito io completamente nudo. Lo abbraccio perché, passato il momento di sfrontatezza, sono di nuovo imbarazzato.
Incomincia a baciarmi, prima sul collo poi sulla guancia infine sulla bocca. La sua lingua cerca di forzare le mie labbra, ho un momento di panico ma poi le dischiudo ed accolgo in bocca una lingua vogliosa. Se per un attimo ho pensato con apprensione a quella manovra, ora la scopro piacevole e dopo un po’ incomincio a rispondere muovendo la mia nella sua bocca.
Una sua mano scende a cercare il mio cazzo che subito reagisce indurendosi. Muovo anch’io una mano ed per andare a massaggiargli il cazzo da sopra la patta dei calzoni.
Mi sciolgo da quell’abbraccio e mi vado a sdraiare sul divano
- spogliati voglio anch’io vederti nudo -
gli dico mentre lo guardo intensamente negli occhi.
Quelle parole e quella mia posizione, quel mio sguardo così invitante lo spingono ad acconsentire velocemente al mio invito.
A differenza di come mi sono comportato io, si spoglia con metodo ed ordine, alla fine però anche lui è completamente nudo.
L’osservo, ha un corpo magro ma ben strutturato, come ho potuto costatare al cinema ha dei grossi capezzoli, i miei sono appena visibili, il cazzo è di dimensioni normali (il mio è molto più bello) e quando si indurisce tende ad avere una forma arcuata.
Si avvicina al divano, io lo sto aspettando in una posa molto invitante, ma lui
- per piacere scansati devo togliere i cuscini - .
Seppure interdetto, mi alzo e gli permetto di fare quell’operazione che trasforma il divano in un letto.
Finalmente ci sdraiamo nudi ed abbracciati, con le mani ci cerchiamo reciprocamente mentre le lingue guizzano ormai senza inibizioni. Provo una sensazione piacevole nel sentire il corpo dell’altro, abbasso la testa e gli mordo un capezzolo, poi glielo lecco, torno a morderglielo; continuo per un po’ con questa doccia scozzese che trova il consenso espresso in successivi e sempre più forti lamenti di piacere.
Lui mi accarezza la schiena e lentamente scende verso il mio fondo schiena. La sua mano ora è nel solco fra le mie chiappe, con un dito massaggia l’ingresso del mio buchetto vergine.
Ritira la mano se la passa sulla bocca per insalivarsi le dita poi torna sul mio culo e ricomincia il massaggio intorno al mio buchetto lubrificato dalla sua saliva . Un dito forza l’ingresso, era la prima volta, inizialmente rimango fermo come paralizzato poi spontaneamente muovo i fianchi per agevolare la sua iniziativa.
Lui cerca di andare più a fondo, sento una fitta di dolore, lui si accorge del mio disagio e si ritrae.
Riconoscente, lo abbraccio con forza e gli pianto la mia lingua in bocca.
Si stacca dall’abbraccio si alza in ginocchio come se volesse gustare anche con gli occhi il mio corpo disponibile.
Abbassa la testa e con le labbra cerca i miei piccoli capezzoli, incomincia a passagli sopra la lingua poi li cerca con i denti, non conoscevo quel piacere.
La lingua ha risvegliato la loro sensibilità i morsi mi danno un brivido che mi scende fino all’inguine in un misto di dolore e di piacere.
Quando si allontana per scendere più in basso mi esce dalle labbra
- ANCORA -.
Ritorna in dietro, mi guarda sorridendo e riprende a leccarmi e a mordermi .
Il mio cazzo è duro come un sasso, chiaramente non vuole più aspettare, scende strusciandosi al mio corpo fino a portare il suo viso a questo incontro ravvicinato.
E’ una sensazione nuova, molte donne mi hanno succhiato il cazzo, questo era il primo uomo.
Le leccate e i piccoli morsi ai capezzoli mi hanno trasmesso brividi che sono scesi fino all’inguine. Sono in uno stato di eccitazione che oscura completamente ogni altra cosa che non sia il piacere.
Ogni mia fibra è concentrata e vibra per le sensazioni di goduria che quella lingua e quella bocca sul mio cazzo mi danno. L’unico gesto che riesco a fare è quello di mettergli una mano sulla nuca spingendo perché lo ingoiasse fino in fondo.
Sento montare l’orgasmo, il mio corpo è tutto un brivido, la mia mano artiglia con ferocia la sua testa, mugolo senza ritegno mentre fiotti della mia calda sborra gli riempiono la bocca.
Ingoia il mio sperma, con lente leccate ripulisce il mio cazzo, poi sorridendo si gira verso di me sorridendo. Ha tracce della mia sborra agli angoli della bocca, io, con uno slancio improvviso, l’attraggo verso di me, lo bacio in bocca poi prendo a leccargli le tracce della mia sborra .
Ci ritroviamo abbracciati, il mio corpo freme ancora, la sua mano accarezza con leggerezza la mia schiena mentre io lo stringo con forza continuando a leccare il suo viso.
Lentamente le vibrazioni si assopiscono, i nostri corpi rimangono avvinghiati e quella stretta vicinanza trasmette un caldo benessere.
è l’unica parola che riesco a dire, mi sorride e si stringe più forte a me.

Avevamo preso l’abitudine di vederci una volta alla settimana, gli incontri avvenivano sempre nel suo studio e incominciavano sempre con il rito del te. Quando portava in cucina il vassoio con la teiera e le tazze io subito mi spogliavo e lo attendevo nudo sul divano; mi ero accorto che quella mia nudità offerta era per lui molto eccitante.
Inizialmente ho avuto quasi esclusivamente un ruolo passivo, rispondevo con piacere ai suoi baci, amavo stare avvinghiato in abbracci appassionati, gli leccavo e gli mordevo i capezzoli, ma mi accorgevo di muovermi a disagio quando dovevo prendergli in mano il cazzo e soprattutto l’imbarazzo era evidente quando mi sforzo di portare il suo cazzo alla bocca, lo baciavo e qualche volta arrivavo a una furtiva leccata. Da parte sua vi era grande comprensione per la mia scarsa abilità, e continuava a farmi favolosi pompini.
Ad ogni incontro cercavo di migliorare le mie prestazioni, incominciai con l’abitudine ad aiutarlo a spogliarsi, gli sfilavo la canottiera e subito gli leccavo i capezzoli, poi inginocchiandomi gli toglievo le mutande, strusciando il mio viso sul suo inguine mentre con le mani gli stringevo le chiappe .
Un giorno, era passato ormai più di un mese dal nostro primo incontro, quando sfilandogli le mutande mi sono trovato davanti al viso in suo cazzo ritto.
Nelle volte precedenti togliendogli le mutande trovavo generalmente il suo cazzo a riposo e il mio viso contro il suo inguine era più un gesto di affetto che un vero atto sessuale.
Quel giorno di fronte al suo cazzo in tiro, senza nessuna premeditazione, non mi limitai al solito gesto di affetto, ma incominciai a passare la mia lingua sulla sua cappella già congestionata per poi farmi scivolare tutta la sua asta in bocca .
Valerio mi accarezzava la testa era sorpreso dal mio comportamento con una voce strozzata mi dice:
- aspetta, sdraiamoci sul divano - .
Ero inginocchiato con una mano gli tenevo lo scroto, alla sua richiesta, alzai la testa guardandolo intensamente, Il suo cazzo mi scivolò fuori dalla bocca , con la lingua cercai ancora una volta di raggiungere la sua cappella. Poi guardandolo sempre negli occhi, mi rialzai in piedi e mi andai a sdraiare sul divano attirandolo stretto accanto a me.
- Perché mi hai fermato, la voglia di prendertelo in bocca mi era venuta spontaneamente, volevo anch’io vederti godere, volevo sentire la tua sborra sul mio viso nella mia bocca -
gli dissi con fare di rimprovero e mentre gli dicevo queste parole cominciai a masturbarlo e a leccare e a mordere i suoi grandi capezzoli.
Il mio assalto ebbe su di lui un effetto di forte eccitazione, piccoli mugolii che gli uscivano come suoni inarticolati dalla bocca socchiusa.
E’ forte la mia voglia di ritornare a prendergli il cazzo in bocca; mi sciolgo dall’abbraccio e mi faccio scivolare giù dal divano, ora sono in ginocchio davanti a lui che resta sdraiato con il cazzo teso e lo sguardo incuriosito.
Inizio con la lingua un lento movimento verso il basso, arrivo all’ombellico che ha profondo poi sono di nuovo sul suo cazzo.
Mentre con una mano lo masturbo avvicino le mie labbra alla sua cappella, tiro fuori la lingua facendola roteare intorno a quella rossa punta.
Con la mano libera vado a cercare di nuovo i suoi capezzoli che prendo a pizzicare.
I lamenti si fanno più prolungati, la mia bocca incomincia ad ingoiare quella dura verga, mentre la mano che è sul cazzo gli stringe i coglioni.
Una mano mi afferra la nuca spingendola verso il basso, mentre una voce strozzata, quasi esalando l’ultimo respiro, riuscì a dire
- non smettere -.
Accelero il movimento a stantuffo della mia bocca, stringo con forza i suoi capezzoli e la presa sui suoi coglioni, finalmente avverto l’orgasmo che l’assale, un primo schizzo di sborra mi colpisce il palato, faccio uscire il cazzo dalla mia bocca così ricevo in faccia gli altri schizzi della sua sborra calda.
Mi rialzo per sdraiarmi accanto a lui, l’abbraccio forte, struscio il mio viso contro il suo, gli infilo la lingua in bocca e con la saliva gli passo un po’ della sua sborra che ho ricevuto in bocca.
L’abbraccio è lungo, gli accarezzo la schiena con le mie unghie e questo gli da continui brividi che lo spingono a stringersi ancora più forte a me.
Lentamente si calma, ora ci baciamo con dolcezza, ha preso ad accarezzarmi in tutto il corpo per poi fermarsi sul mio culetto.
- benvenuto nella comunità, finalmente ti sei sbloccato, mi hai fatto sentire spasimi di piacere che era da molto che non provavo, non hai ancora tecnica ma hai una predisposizione naturale -
sorrido a quelle frasi che non solo non mi hanno dato noia, ma che riconosco nella loro profonda verità.
- sono felice di questa scoperta, voglio essere tuo completamente, mi accorgo che hai una particolare predilezione per il mio culetto, ti assicuro che te lo darò, devi solo avere pazienza, sono vergine, ho paura del dolore, ma ti assicuro che te lo darò -
gli dico con enfasi.
Questa mia “dichiarazione ufficiale” lo rende chiaramente felce, mi bacia con passione mentre con una mano continuava a massaggiami il fondo schiena.
- Hai capito che mi piace metterlo in culo, quando avverrà sarò gentile, ti preparerò in maniera adeguata a questo sacrificio, non avere paura. Ora però fammi giocare con il tuo cazzo duro. -
Con inarrivabile maestria, continuamente cambiando il ritmo, ora con lenti passaggi della sua lingua sulla mia cappella, poi con veloci masturbazioni ed infine con la sua bocca che diventa un antro caldo e profondo in cui sprofonda tutto il mio cazzo. Muovo i fianchi per assecondare i suoi movimenti, il godimento si diffonde su tutto il mio corpo fino all’esplosione del piacere, urlo e gli artiglio la testa.
Le onde di piacere lentamente si placano ora siamo teneramente abbracciati, ci guardiamo sorridendo, stiamo godendo di un diverso piacere, più dolce ma forse più profondo, l’orgasmo non ci ha tolto la voglia di stare abbracciati. In quello stato di dolce rilassatezza ha ripreso a massaggiarmi il culetto, sento che la sua attenzione è ritornata su quel suo desiderio oscuro :
- raccontami – gli chiedo - la tua esperienza su questo versante. Sicuramente hai posseduto molti culi, ma forse hai anche provato ad essere penetrato, voglio sapere tutto -.
- Ti racconterò tutta la mia esperienza che ha avuto momenti meravigliosi e momenti di paura, voglio coinvolgerti nel mistero della sodomia -.
Abbracciato a lui aspetto che incominci il suo racconto.



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