All’incontro successivo, dietro mia insistenza, Valerio riprende il suo racconto interrotto la volta prima dall’esplodere del nostro desiderio.
Dopo la folle esibizione a tre nel camerino, eravamo ammucchiati su quel piccolo letto cercando di riprendere fiato. Giovanni mi propose di andare a stare da lui per tutto il periodo che sarei rimasto a Parigi. Accettai con grande piacere.
Quando uscimmo dalla Sauna mi accompagnarono al mio albergo, saldai il conto ritirai i miei pochi bagagli e mi trasferii a casa di Giovanni.
Era un appartamento al terzo piano di un signorile palazzo dell’inizio del novecento. L’interno rispecchiava i gusti del padrone di casa. Un mix di mobili antichi e moderni, tappeti antichi, tende piene di colore che filtravano una luce calda, una infinità di soprammobili, di quadri e di libri sparsi un po’ dovunque.
Quando cercai di capire dove avrei dormito compresi che sarei stato ospitato nel grande talamo del mio ospite. Anche Francesco abitava lo stesso appartamento e verosimilmente lo stesso letto, ma mai diede segni di gelosia rispetto alla mia venuta.
Ci accomodammo in salotto, e il padrone si ritirò in cucina a preparare il rito del te che ci servì in una bellissima teiera d’argento mentre le tazze erano di una finissima porcellana cinese, è lì che ho appreso l’abitudine al rito del te .
Si interruppe e sorridendo
- è li che mi sono innamorato di quel rito che precede ogni nostro incontro -.
Poi riprese;
Si conversò a lungo, erano curiosi di conoscere ogni particolare della vita in Italia che loro amavano e visitavano spesso.
Io ero un po’ intimidito, mi sembrava di vivere un sogno, i miei ospiti erano gentili e colti anche se poi si scatenavano senza pudore, sarebbero stati ottimi maestri per un allievo diligente ma ancora abbastanza inesperto.
La sera cenammo in una piccola trattoria, poi si passò in un locale, dove si beveva e si ballava, soprattutto lenti a luci quasi spente, quando venivano ritmi veloci, la pista si svuotava. Giovanni ci fece ballare a turno, dimenticavo di dire che gli avventori erano solo uomini. Ogni volta che andavamo in pista Giovanni mi piantava la lingua in bocca e con una mano mi massaggiava il culo. Più volte ebbe a ripetermi che avevo un culo desiderabile , che sognava di prenderlo, che mi dovevo mettere nelle mani di Francesco che mi avrebbe preparato al sacrificio.
Alcuni balli li feci con Francesco
che mi raccontò in breve la sua storia, era stato assunto come cameriere ed era diventato l’uomo tutto per Giovanni, mi decantò il suo godimento a sentire un cazzo duro fra le chiappe, mi assicurò che mi avrebbe aiutato e preparato affinché il piacere dominasse il dolore.
Tornati a casa, mentre a letto sorseggiavamo l’ultimo cognac, Francesco venne con un vasetto magico, mi fece stendere supino e incominciò a massaggiarmi fra le chiappe con la mano in cui aveva spalmato il misterioso unguento. Per tre sere di seguito continuò questa preparazione sotto il vigile e arrapato sguardo di Giovanni.
Era sabato, la mattina l’avevamo passata visitando il museo del Louvre.
Giovanni che mi accompagnava era stata una guida perfetta, nello spiegarmi mi trasmetteva le sue emozioni. Pranzammo in un piccolo bistrot.
Mentre alla fine del pranzo si degustava un caffè lungo, all’improvviso, guardandomi intensamente negli occhi mi disse
- oggi voglio entrare in te - .
Rimasi turbato più che dalle parole dal suo sguardo, per un momento non riuscii a proferire parola, finii il mio caffè allungai una mano attraverso il tavolo, la posai sulla sua mano libera, gliela strinsi
- anch’io lo voglio -;
di colpo il suo sguardo ritornò dolce e sorridente.
Facemmo una lunga passeggiata per tornare a casa. Trovammo Francesco ad attenderci.
Il padrone di casa, anche se voleva sembrare disinvolto, era agitato, eravamo seduti in salotto, io ruppi gli indugi. Chiesi di ritirarmi al bagno, mi spogliai completamente e nudo tornai in salotto, guardai i miei ospiti, mi avvicinai a Giovanni, lo presi per mano facendolo alzare, lo abbracciai con forza mentre gli mettevo la mia lingua in bocca.
Lentamente lo sospinsi verso la camera da letto.
Mi sdraiai sul ventre girai la testa verso di lui e con fare un po’ teatrale gli dissi
- vieni-.
Mi divertì vedere come la fretta lo rendeva imbranato nello spogliarsi.
Finalmente anche lui era nudo, venne a sdraiarsi sul letto, vicino a sufficienza per incominciare ad accarezzare la mia schiena per poi scendere lentamente verso il mio culo offerto.
Mi si avvicinò ulteriormente, prese a baciarmi mentre si strusciava contro di me. Nel frattempo era entrato nella stanza anche Francesco, anche lui completamente nudo.
Giovanni prese a parlare:
- questa prima volta dovrà essere un rito di iniziazione, Francesco ti preparerà -.
Francesco era chiaramente elettrizzato, si avvicinò al letto e mi chiese di portarmi verso il bordo e di mettermi in una posa fetale.
Rimasi perplesso, lui mi spiegò come fare- sdraiato sulla schiena con le gambe piegate con le ginocchia contro il petto.
In quella posizione avevo il culo esposto sull’orlo del letto. Francesco si inginocchiò davanti a me, incominciò a strusciare il suo viso sul mio culo, poi incominciò a baciarlo fino a che con la lingua non arrivò al mio buco.
Incominciò a leccarlo e di tanto in tanto infilava la lingua dentro le mie viscere. Giovanni si spostò fino ad avvicinare il suo cazzo alla mia bocca, non me lo lasciai sfuggire, tirai fuori la lingua con fare lascivo, lui vi appoggiò la sua cappella, incominciai a leccarlo poi strinsi quel cazzo che si induriva e cresceva a vista d’occhio fra le mie labbra mentre la lingua continuava a solleticargli la punta della cappella. Quest’accenno di pompino non durò a lungo perché Giovanni si staccò e scese dal letto . Francesco smise di leccarmi, si scansò di lato, il suo posto fu preso da Giovanni che al posto della lingua pose il suo cazzo ancora bagnato dalla mia saliva all’ingresso del mio buchetto ancora per poco vergine.
Lo sentii entrare, la spinta era continua ma non violenta, quando tutta la cappella oltrepassò lo sfintere sentii una fitta di dolore ma non mi ritrassi, incominciò a muoversi lentamente avanti ed indietro, all’inizio restai fermo ma poi senza una mia precisa volontà, incominciai a muovere il bacino per assecondare la sua penetrazione. Quei miei gesti eccitarono enormemente Giovanni che prese a pomparmi con più forza.
Intanto Francesco era salito sul letto e aveva incominciato a farmi un pompino.
Io continuavo a stare in quella strana posizione fetale, sentivo quel corpo duro estraneo che mi scavava le viscere mentre il mio cazzo rispondeva all’abile lingua di Francesco. Ad un certo momento ci fu come una esplosione dentro di me che partì dal basso per arrivarmi fino al cervello, urlai , mugolai senza ritegno mentre io sborravo nella bocca di Francesco e mentre Giovanni si scaricava nelle mie viscere.
Ci ritrovammo tutti e tre abbracciati sul letto, io ero al centro delle loro attenzioni, ero coperto di baci casti, di carezze, di dolci espressioni amorose.
A rompere quell’atmosfera fu ancora una volta Francesco. che mi fece girare sul ventre e insinuando il suo viso fra le mie gambe incominciò a leccare la sborra . che lentamente mi usciva dal culo violato.
Quella sera come al solito uscimmo, dopo il ristorante facemmo il giro dei locali, mi sentivo libero, senza freni inibitori, diversamente dal solito accettavo ogni invito a ballare, non mi rifiutavo a baciare in bocca ogni mio cavaliere, di andare a cercare gli angoli più bui, con uno di questi che mi tirava particolarmente, mentre stavamo incollati in un ballo della mattonella, non esitai a tirargli giù lo zip dei pantaloni , scoprire che non aveva le mutande, prendergli un grosso cazzo in mano, masturbarlo mentre ci spostavamo dietro una tenda e quando sentii che stava per godere mi inginocchiai e gli presi tutta la sua sborra bollente in bocca.
Quando però cercò di chiedermi un appuntamento, io lo rifiutai, non avevo nessuna intenzione di mollare i miei due amici. Queste mie manovre, invece di ingelosire, eccitarono enormemente Giovanni. che al ritorno a casa mi volle per la seconda volta in quel giorno sodomizzarmi.
Trascorsi con loro una seconda settimana,stessi ritmi, stesse ginnastiche, certo io divenivo ogni giorno più disinvolto, mi sembrava di essere entrato nel paese dei balocchi o meglio nel paese dei cazzi duri.
Non eravamo più tornati alla Sauna dove ci eravamo conosciuti. Un pomeriggio, era cominciata la mia terza settimana di permanenza a Parigi, mentre stavamo a parlare tranquilli in salotto, Giovanni, all’improvviso, cambiò argomento
- in questi giorni ho avuto la conferma di una mia intuizione che avevo avuto quando ti ho visto per la prima volta in quel bistrot; sei nato per l’amore gay, se sei d’accordo oggi pomeriggio torniamo alla sauna, voglio dividerti con tutti i miei amici -.
Non avevo chiara in testa la portata e il significato di quella proposta, ma ormai ero scatenato e la curiosità prevaleva su qualsiasi timore.
Mi ritrovai nel posto dove era cominciata la mia avventura a Parigi, seguii la trafila che già conoscevo bancone deposito del portafoglio e degli oggetti di valore, la chiave con l’elastico da infilare sul braccio come un braccialetto, gli asciugamani, le ciabatte e infine lo spogliatoio.
Finalmente ero nudo e con i vestiti mi ero tolto ogni pudore.
Insieme a Giovanni ci avvicinammo ad un gruppo di persone che stavano sedute nel piccolo ritrovo dove era possibile bere qualcosa.
-Questo è il mio amico di cui vi ho parlato -.
Tutti gli sguardi si rivolsero verso di me. Guardai il gruppo erano persone di media età dall’aspetto assai gradevole, poteva sembrare una normale riunione al caffè, se non fosse che erano tutti nudi.
Ad uno ad uno si alzarono per salutarmi . Il primo mi dette un casto bacio sulle labbra senza praticamente sfiorarmi, gli altri furono più espliciti accompagnando il bacio ad un abbraccio e a carezze che invariabilmente andarono a finire sul mio fondo schiena.
Ci sedemmo, sentivo i loro sguardi su di me, la cosa non mi dispiaceva, anzi mi spingeva alla provocazione.
Tenni le gambe bene aperte e con fare distratto mi accarezzai più volte il cazzo.
Se da una parte i loro occhi dimostravano che si stavano arrapando, dall’altra continuavano una conversazione oziosa fatta di banali domande.
Dopo un po’ mal sopportando quell’interludio troppo formale, mi alzai
- vado a bagnarmi nella Iacuzzi, non sono venuto per fare salotto –
e senza attendere risposte mi avviai nell’altra sala, lasciai gli asciugamani ad un attaccapanni e mi diressi verso le docce, in quanto, avevo imparato che era richiesta la doccia prima di entrare nella vasca.
Stavo aprendo il rubinetto quando dietro di me sentii una voce
- vuoi che ti insaponi –
mi girai, c’era il primo che mi aveva baciato castamente che mi sorrideva. Anch’io gli sorrisi e arretrando di un passo strusciai la mia schiena contro il suo petto.
Prese da una ampolla del sapone liquido ed incominciò a massaggiarmi. Scese dalle spalle giù con movimenti larghi e leggeri, poi passò al petto al ventre fino ad insaponarmi un cazzo che si stava risvegliando.
- Se ti accosti ti insaponerò con la mia schiena - gli dissi
e contemporaneamente incomiciai a strusciarmi contro di lui, prima con le spalle ma poi, con il culo, giocai con il suo inguine. Il suo cazzo rispose immediatamente e potei percepire con gioia il suo ingrossamento e soprattutto la sua durezza.
Non resistetti a allungando una mano lo accarezzai ed incominciai a masturbarlo. A fatica si staccò
- aspetta, andiamo nella vasca -.
Immersi in quell’acqua dolcemente calda, solleticati dai getti che scaturivano da ogni lato, fummo attraversati da un momento di profonda tenerezza. Abbracciati ci baciammo lungamente senza tormentare i nostri cazzi.
Il desiderio vinse però la tenerezza, la sua mano incominciò con lunghe carezze a percorrere la mia schiena fino ad arrivare a conoscere il mio buchetto; si divertì a penetrarlo con il suo pollice, in risposta a questo assalto gli presi il cazzo in mano menandolo finché divenne duro come un sasso.
Quel coso duro mi aveva enormemente eccitato e spostandomi nell’acqua mi andai a sedere sul suo inguine. Cercò subito di penetrarmi, da parte mia, sebbene lo desiderassi, preferii allungare la sua eccitazione, con un gioco sadico, permettevo alla sua cappella di incominciare la penetrazione, poi gli sfuggivo, per ritornare dopo poco sopra di lui, appoggiando il mio culo al suo cazzo ma appena incominciava di nuovo a penetrarmi, ancora una volta mi allontanavo.
Alla fine però la mia voglia di sentirmelo tutto piantato dentro mi spinse a smettere quel giochetto, gli permisi di afferrarmi stretto e di penetrarmi completamente. Prese a mordermi il collo mentre mugolava e si agitava sempre più velocemente, arrivò presto all’orgasmo , era squassato da brividi anche se eravamo immersi nell’acqua calda.
Questa nostra performance, ci accorgemmo solo alla fine, che era stata seguita dal bordo vasca dagli altri amici, uno si masturbava senza ritegno e quando fu sul punto di venire si inginocchiò per avere il suo cazzo all’altezza della mia faccia, in quella maniera riuscì a sborrarmi sul viso. Io provocatoriamente tirai fuori la lingua e assaporai quel nettare che mi era stato così gentilmente offerto.
Il gruppo si sciolse, io uscii dalla vasca, mi asciugai e senza proferire parola mi avviai verso la saletta buia dove si proiettavano i film hard. Mi stravaccai su una sedia con le gambe spalancate mi presi il cazzo in mano, passò poco tempo che un altro del gruppo mi si parò davanti, si inginocchiò fra le mie gambe, io con un gesto gentile gli accarezzai la testa, lui incominciò a strusciarla sul mio inguine.
Me lo prese in bocca, a quel punto la mia mano smise di accarezzargli la testa, ma l’afferrò per tenerlo ben piantato sul mio cazzo.
Stanco e un po’ stordito uscii dalla saletta, trovai una cabina con un lettino mi ci buttai sopra e forse mi appisolai.
Ero sdraiato bocconi le gambe leggermente allargate, la testa appoggiata sulle braccia, stavo in uno strano dormiveglia dovuto alla stanchezza ma anche ad un senso pieno di benessere. La porta della cabina era aperta e chi passava nel corridoio poteva vedere questo corpo rilassato e offerto. All’improvviso sentii una mano leggera che incominciava ad accarezzarmi la schiena, la carezza era lenta e dolce e sembrava dilatare lo stato di benessere in cui mi trovavo. Al posto della mano, sentii accarezzarmi la schiena da un viso che aveva una barba appena accennata, che mi trasmetteva un piacevole solletico.
Quella carezza scese in basso arrivò sulle due rotondità del fondo schiena, entrò in azione una lingua che cercò subito di inserirsi nella vallata che separava i due glutei. Si aiutò con le mani per allargare il passaggio ed arrivare con la lingua al mio buchetto che penetrò come fosse un piccolo cazzo. Non riuscii più a stare fermo ed incominciai, muovendo i fianchi, ad assecondarlo nella sua penetrazione. Il piacere era grande e risvegliò la mia eccitazione. Avrei voluto guardare il mio dolce assalitore ma non osavo muovermi da quella posizione per paura che smettesse quella piacevole tortura.
Spostai una mano e alla ceca cercai di toccarlo. Quel mio gesto lo fece fermare, si tolse da quella deliziosa posizione e venne a sdraiarsi accanto a me. Mi girai sul fianco, finalmente vedevo l’intruso, gli sorrisi, lui subito mi abbracciò e la sua lingua cercò di forzare le mie labbra che subito si dischiusero per accoglierlo.
Così sul fianco potevo vedere la porta aperta che era occupata da tre uomini nudi che riconobbi essere gli amici di Giovanni sorrisi loro e quel sorriso fu interpretato come un invito a partecipare allo spettacolo.
Scansai dolcemente l’uomo che mi abbracciava e mi alzai in ginocchio
- benvenuti signori, vedo che i vostri cazzi sono già in tiro e che vogliono certo godere, sono qui per soddisfarvi, metto a disposizione il mio culo, la mia bocca il mio cazzo le mie mani, mettetevi d’accordo su come volete essere soddisfatti possibilmente tutti insieme -.
Avevo parlato con una buffa enfasi, ma erano talmente allupati che non riuscirono a sorridere, ma subito iniziarono una discussione su come utilizzarmi.
Ero preso da una grande frenesia, la vista di tutti quei cazzi mi fece rompere ogni freno inibitorio, guardando con intensità negli occhi i miei ospiti, accarezzai ad uno ad uno quei cazzi duri. Quello che sembrava il capo si rivolse a me:
- devi metterti carponi sul letto uno di noi si metterà alle tue spalle uno davanti uno si sdraierà sotto di te in posizione invertita l’ultimo sarà in piedi al tuo fianco tu devi soddisfarli tutti -.
Sorrisi, accettai la sfida, mi misi carponi, l’uomo che mi aveva leccato il culo si mise sotto di me con la faccia all’altezza del mio inguine. Gli altri presero le posizioni che mi avevano annunciato. L’uomo che si era posizionato in ginocchio davanti a me aveva un cazzo bellissimo lungo e duro, per mostrargli il mio apprezzamento tirai subito fuori la lingua e la feci roteare intorno alla sua cappella violacea, lui spostò in avanti i fianchi così il suo cazzo poté entrarmi in bocca, trovammo presto un movimento all’unisono fra la mia testa e i suoi fianchi.
L’uomo alle mie spalle nel frattempo mi spalmava di saliva il mio buchetto e con il pollice incominciava un primo assaggio di penetrazione, quello sotto di me mi stringeva con una mano i coglioni e alzando di tanto in tanto la testa cercava di prendermi in bocca il cazzo.
Restai a carponi appoggiandomi solo su una mano, con l’altra cercai l’uomo in piedi al mio fianco, gli presi un capezzolo ed incominciai a stringerglielo, incominciò a lanciare lamenti di dolore ma anche di piacere. Dietro di me era uscito il pollice, ma ora sentivo pigiarmi lo sfintere un cazzo duro che aveva avuto l’accortezza di lubrificare con la sua saliva.
La spinta costante fece entrare prima la cappella poi tutta la sua verga. Sentirmi sodomizzato così brutalmente mi fece esplodere il cervello, avevo bisogno di cazzi, accelerai il ritmo nel succhiare il cazzo che avevo davanti, lasciai il capezzolo dell’uomo in piedi al mio fianco e con la mano scesi a cercargli il cazzo, glielo presi ed incominciai a masturbarlo. Ormai ero in uno stato parossistico, avevo solo voglia di sentire quegli uomini sborrarmi addosso, fosse nella mia bocca, nel mio culo o nella mia mano. E il momento giunse, miracolosamente, in una sequenza continua, prima l’uomo che masturbavo mi sborrò sulla mano, poi venne il secondo nella mia bocca, e mentre io gustavo la sua sborra il terzo, che mi inculava, afferrandomi con violenza i fianchi dette due ultimi violenti colpi e incominciò a riempirmi le viscere del suo caldo liquido. Tale era la mia eccitazione che sebbene nessuno toccava il mio cazzo sborrai in faccia a quello che stava sdraiato sotto di me.