Venne l’estate ed il mio amico partì per un lungo viaggio in Francia, io rimasi a Roma e poi feci brevi vacanze sul litorale laziale. Non cercai avventure mi proposi di essere fedele, più che per un impegno morale perché ero ancora inesperto ed imbranato rispetto al mondo che avevo incominciato a conoscere. Attendevo con ansia il ritorno del mio Virgilio per riprendere il viaggio interrotto.
Con il rientro dalla ferie mi aspettava una grande delusione. Quando riuscii a mettermi in contatto con il mio amico ebbi la sorpresa di trovarlo senza entusiasmo e sulla difensiva, sosteneva che era pieno di impegni di lavoro, non sapeva quando avrebbe potuto vedermi. Io credulone lo rassicurai che non c’era fretta che era giusto che pensasse prima al lavoro, d’altra parte era rimasto fuori per due mesi e quindi era credibile che avesse parecchio lavoro arretrato. Aspettavo con sufficiente tranquillità che la sua situazione lavorativa si normalizzasse. Un pomeriggio però uscendo da un negozio mi vedo venire incontro il mio amico, ebbi un tuffo al cuore perché camminava tenendo per mano un bellissimo giovane, mi superò senza nemmeno salutarmi. Rimasi fermo sulla strada con il mio sacchetto della spesa senza sapere cosa fare. Era doppia la ferita che sentivo dentro: da una parte mi sentivo del tutto inadeguato a competere con quel giovane palestrato ma soprattutto mi sentivo offeso per la mancanza di sincerità da parte del mio amico.
Finalmente mi mossi camminai a lungo pensando quale doveva essere il mio comportamento, nella mia testa passarono tutti i possibili comportamenti da tenere quando gli avrei telefonato. Tutte le ipotesi che facevo alla fine mi sembravano inadeguate. Quando tornai a casa e mi trovai davanti al telefono non ebbi il coraggio o la forza di sollevarlo e di fare quel numero . Quella storia era finita avrei dovuto riprendere il cammino da solo.
Per alcuni mesi cercai di dimenticare quella storia, cercai di convincermi che era stata una innocua parentesi nella mia vita. Credevo di esserci riuscito, avevo riallacciato un rapporto con una mia vecchia fiamma sempre disponibile a dividere il letto con me. Mi ero buttato sul lavoro e pensavo veramente che la cura ufficio letto mi avrebbe del tutto sradicato dentro anche il semplice ricordo.
Questa mia previsione si dimostrò fallace, presto sul lavoro ritornarono fuori grane, tensioni fra i colleghi, ed infine a colmare la misura ci fu la mancata promozione che ritenevo ampiamente meritata e che invece fu data al solito leccaculo. Anche sul versante del letto fu presentato il conto. Incominciarono le lamentele, “ ho bisogno di certezze”; “ho la sensazione che mi usi ma non sei innamorato di me” incominciarono i mal
di testa. Il sommarsi di queste situazioni mi convinsero di dare un taglio.
Non potevo lasciare il lavoro che, se anche di merda, mi permetteva di vivere per cui per potere respirare meglio troncai ancora una volta la mia storia sentimentale.
Ritrovandomi solo ritornai a pensare alla mia storia con Valerio. Era stato un grande stronzo nei miei confronti ma i pomeriggi passati insieme erano stati elettrizzanti emotivamente ricchi e mi avevano rivelato un aspetto della mia natura che non conoscevo.
La questione che avevo davanti era che non ero preparato a fare il cacciatore anche se non mi dispiaceva l’idea di essere di nuovo una preda.
Alla fine decisi che l’unica maniera per riaprire questo capitolo della mia vita sessuale era di tornare a quel cinema.
Così un pomeriggio mi ci riinfilai. Trovai la solita atmosfera, il solito traffico. Cercai una fila vuota e mi sedetti. Questa volta mi abbassai subito la zip e mi presi il cazzo in mano. Presto fui individuato dai passeggiatori, uno incominciò la solita operazione di avvicinamento. Feci finta di non accorgermi dell’intruso fintanto che non mi prese il cazzo in mano e incominciò a masturbarmi. Lo fermai, io volevo giocare non farmi fare una rapida sega. Intanto anch’io andai con la mano sulla sua patta dei calzoni gli abbassai la zip ed andai a verificare il suo strumento. Non era un granché. Sebbene lui avesse un fisico ben strutturato era poco dotato in mezzo alle gambe . Tuttavia non rinunciai a masturbarlo e dopo pochi colpi mi trovai la mano impiastricciata dalla sua rapida eiaculazione. Senza dire una parola si alzò allontanandosi, con un fazzoletto di carta mi pulii alla meglio la mano imbrattata dal suo seme. L’operazione mi lasciò un fastidio di sporco per cui decisi di andare alla toelette per lavarmi con l’acqua.
Il bagno era presidiato da alcuni clienti che invece di stare nella sala a guardare lo schermo stazionavano fumando davanti alla porta. Sebbene la cosa mi avesse un po’ imbarazzato, superai quella piccola calca e mi diressi verso il lavandino mi lavai le mani e poi sentendo lo stimolo decisi anche di pisciare. Mi stavo rimettendo il cazzo nei calzoni, girandomi vidi due persone abbastanza anziane, forse oltre la settantina, che si erano avvicinate furtive per spiarmi e quando li guardai in faccia fecero un sorriso che mi sembrò quello di bambini colti con le dita nella marmellata che così chiedevano perdono per la loro innocua birichinata, non proferii parola e rientrai in sala.
Era stata una esperienza del tutto deludente, per un certo periodo pensai che non valeva la pena ritornare in quella sala buia. Restava però il problema che non riuscivo a ricostruire un’altra storia. Fu così che alla fine mi convinsi che dovevo ritentare. Questa volta andai la sera. Avrei trovato forse un’altra clientela.
La sala era semi vuota mi andai a sedere in una delle prime fila.
Mi piaceva vedere le immagini dello schermo che mi sovrastavano. Erano primi piani di tette, culi e soprattutto grandi cazzi che facevano bella mostra in ripetuti esercizi di ginnastica erotica accompagnati da improbabili mugolii di piacere. Se uno guardava le scene con occhio distaccato avrebbe facilmente rilevato la banalità del tutto, pensai che la loro capacità di attrarre l’attenzione dipende dal fatto che queste scene toccano i desideri inconsci che ci sono nel profondo in ognuno di noi.
All’improvviso mi accorsi che si era avvicinato il primo cacciatore. Per un attimo lo sbirciai, era una persona sulla quarantina, aveva un aspetto di un buon borghese che la domenica va alla messa con tutta la famiglia. Aveva un fisico appesantito un viso paffuto e regolare i capelli brizzolati bene curati. Restai fermo curioso di quello che avrebbe fatto. Ancora una volta una mano venne a sfiorarmi la coscia per un po’ si accontentò di elargirmi queste carezze, poi, scalata una poltrona e venutomi accanto posò la sua mano grassottella sulla patta dei miei calzoni. Ormai conoscevo questa sequenza di gesti, non potevo certo scandalizzarmi dato che ero entrato in quel cinema per fare incontri, e poi quell’uomo se non mi elettrizzava però mi ispirava un senso di tenerezza. Mi slacciò i calzoni, prese ad accarezzarmi il sesso restando sopra le mutande. Il mio cazzo rispose a queste carezze, la cosa lo gratificò e lo spinse ad andare avanti, tirò giù il mio indumento intimo per fare uscire la mia coda ritta. Fino ad allora ero rimasto totalmente passivo. Mi scossi dal mio torpore ma invece di andare a prendergli il cazzo, incominciai ad accarezzargli la pancia che era liscia e priva di peli e che sebbene fosse leggermente prominente non era flaccida. Sembrava di accarezzare una donna, salii verso il petto, anche lì era del tutto depilato e aveva i capezzoli ben pronunciati.
Presi a pizzicarglieli e subito gli uscì un lungo e flebile lamento, la testa andò indietro mentre socchiudeva gli occhi in un atteggiamento di estasiato piacere. Teneva il mio cazzo in mano ma aveva smesso di masturbarmi. Ero girato verso di lui, mi abbassai e lo baciai sulle labbra, non si mosse e allora cercai di forzargli le labbra con la mia lingua. Dischiuse le labbra e mi accolse nella sua bocca. Tutto era successo all’improvviso, ma la situazione mi piaceva, non volevo che finisse come generalmente finivano quegli incontri al buio. Mi staccai da lui continuando a guardarlo sorridendo, gli accarezzai la mano che teneva il mio scettro
- ciao mi chiamo Antonio -
Per un attimo restò in silenzio poi
io sono Ezio -.
Di nuovo gli posai le labbra sulle sue e parlandogli sulla bocca gli dissi :
-voglio fare l’amore con te, farlo lentamente e dolcemente voglio baciarti e leccarti, mi piace accarezzare la tua pelle, se lo vorrai di succhierò il cazzo, mi piaci -.
Ora era lui che mi sorrideva, per confermare la sua completa adesione al programma proposto mi infilò la sua lingua in bocca.
Quando gli slacciai i calzoni mi accorsi che non portava mutande, Aveva un cazzo piccolo, Per assecondare la mia visita era scivolato in vanti, praticamente stava semisdraiato. Quella posizione mi permetteva di scendere facilmente con la mano fino al suo culo. Anche in quella parte del corpo avevo la sensazione di accarezzare un corpo femminile, gli infilai un dito nell’ano mentre continuavo a tormentargli i capezzoli.
Rispondeva a quella doppia manovra con lamenti e con movimento dei fianchi per facilitarmi una penetrazione profonda. Avevo sostituito il dito con il pollice il ritmo si era fatto esasperato fino a ché, contorcendosi, arrivò all’orgasmo anche se non gli avevo toccato il sesso. Dal suo piccolo cazzo uscirono dei getti di sborra che in parte finirono sul mio braccio. Appena si riprese venne a leccare la sua sborra poi, si abbassò per farmi un pompino ma in quel momento si riaccesero le luci perché era finito il primo tempo del film. Cercammo velocemente di ricomporci, per fortuna eravamo abbastanza isolati e decentrati. Sfruttammo quei minuti di luce per parlare.
-Mi piacerebbe vederti fuori di qui, starei delle ore nudo ad accarezzarti, mi piace la tua pelle, poi vorrei prenderti non più solo con il pollice-.
Sorrise
-se hai un telefono ti potrò avvisare quando potrai venirmi a trovare, sono sposato ma a volte sono solo ed allora potremo incontrarci, abito qui vicino in via… ora però quando si spegneranno le luci voglio farti quel pompino che ho dovuto interrompere-.
Presi un foglietto di carta che avevo in tasca e scrissi il mio numero di telefono.
Due giorni dopo ricevetti una telefonata
- Antonio ? -
- si chi parla? -
- ciao sono Ezio, spero proprio che ti ricordi di me?-
- certo che mi ricordo – gli rispondo felice - e ti assicuro che mi fa piacere sentirti -
- Antonio domani pomeriggio sono solo e quindi ti posso ospitare, se non hai impegni ti aspetto alle cinque-
quelle parole mi avevano reso felice e subito con enfasi
-stai certo che alle cinque sarò da te, ora, scusami ti devo lasciare perché sono in ritardo e ci sono persone che mi aspettano, un caldo bacio-
- un caldo bacio anche da parte mia, ciao -
Quella telefonata mi aveva elettrizzato, passai il resto della giornata con uno spirito allegro.
Alle cinque in punto suonai il campanello di uno stabile dell’età umbertina, al citofono una voce mi disse: sali sono al terzo Piano . L’ascensore era occupato per cui decisi di fare le scale a piedi. Arrivai in cima con un certo fiatone sul pianerottolo c’erano tre porte, quella di mezzo era socchiusa mi diressi verso quella. Dietro la porta intravidi una persona in vestaglia che appena mi vide aprì del tutto il battente facendomi entrare.
La porta si richiuse alle mie spalle
Il nostro primo rapporto era avvenuto stando seduti, ora in piedi mi accorgevo che era almeno venti centimetri più basso di me ma nel complesso aveva un aspetto gradevole e soprattutto mi colpiva quell’ambiguità del suo fisico di uomo donna.
Ci abbracciammo e subito le nostre lingue incominciarono una piacevole tenzone. Fu lui a staccarsi per primo, prendendomi per mano, mi guardai intorno, l’ingresso dava su un’ampia sala, sulla destra si intravedeva un corridoio che doveva portare alle altre stanze dell’appartamento. La sala era divisa da uno spazio salotto dove c’erano due grandi divani una poltrona di pelle un tavolino basso con il ripiano di marmo e un mobile liberty del primo novecento molto probabilmente una eredità di famiglia, l’angolo pranzo era molto semplice un tavolo tondo quattro sedie un mobile basso che richiamava il mobile del salotto. La quadreria abbastanza anonima di contenuto paesaggistico. Sempre tenendomi per mano mi portò verso il divano dove cademmo insieme abbracciati. La vestaglia si era in parte aperta e mi permetteva di accarezzare quella pelle liscia e compatta che tanto mi aveva colpito. Sciolse il modo che chiudeva la cinghia di seta era praticamente nudo fatta eccezione per una piccola mutandina di chiara foggia femminile. Pensai l’ha presa dal corredo della moglie. Il petto in quella posizione dava l’impressione di una seconda misura in mezzo due aureole su cui si ergevano due capezzoli che sembravano pronti per l’allattamento. Provai subito il desiderio di leccarglieli e di morderglieli. La mia manovra trovò la piena approvazione del mio anfitrione. Incominciò una litania di lamenti mentre gettava la testa indietro e gli occhi gli si chiudevano in un’estasi di piacere e di dolore. Provavo un grande piacere a leccare e mordere quella pelle vellutata. Durante tutto il mio assalto restò passivo come se volesse non perdere nemmeno una strilla del piacere che provava. Approfittando di un momento di sosta del mio attacco
- come sei furioso –
disse sorridendomi con uno sguardo riconoscente, poi continuò
- credo che sia meglio andare sul letto, voglio vederti nudo e anch’io assaporarti tutto –
- anch’io ho lo stesso desiderio, la tua doppia natura mi intriga molto, sei più femmina di una donna -
- ma io sono una femmina –
mi disse sempre sorridendo.
Mi prese di nuovo per mano e mi accompagnò nella sua camera quasi completamente occupata da un grande letto infatti c’erano solo due comodini e ai piedi del letto due poltroncine e una piccola toelette.
- vuoi che ti spogli ? -
mi chiese mentre, coccolone, si stringeva a me.