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incesto


HOLLY è MIA MADRE 1

           di biancaneve

 Scritto il 10.11.2009    |    Visualizzazioni: 35.353  |    Votazione 7.7:

Sono uscito dal ventre di mia madre (Holly) quando lei aveva quattordici anni e mio padre ne aveva venti. Sono il frutto di un rapporto andato troppo oltre. Oggi, per la prima volta, vedo mia madre, completamente nuda. Domenica mattina. E’ una calda e afosa giornata d’estate. Sono da poco passate le dieci. Mi alzo dal letto e con gli occhi ancora semichiusi vado in bagno. Passo davanti alla cucina dove c’è mio padre che sta armeggiando con pentole e fornelli. Lo saluto e proseguo. Arrivo al bagno e apro la porta. Una scena che si può vedere solo nei film è sotto i miei occhi. Resto immobilizzato tanto è lo stupore. Mia madre nuda è stesa nella vasca da bagno. Il suo corpo occupa l’intera lunghezza della vasca. Tenuto conto che è alta un metro e ottanta centimetri non può essere diversamente. Ha la testa appoggiata sul bordo della vasca. Il mento è sollevato come se stesse guardando dietro di se. Ha gli occhi chiusi. I lunghi capelli castani ricci e crespati le incorniciano il viso e le lasciano scoperto il lungo e bianco collo. Le labbra carnose sono semiaperte. Si notano i bianchissimi denti dell’arcata superiore. L’espressione del viso è quello di una che sta godendo. Il mio sguardo scende lungo il suo corpo. Una sua mano sta su una mammella e con le dita si sta titillando il capezzolo. Dio! Che tette. Sono due grossi bianchi globi d’alabastro. Ognuno è fornito di un roseo capezzolo grosso quanto una grande ciliegia ed è circondato da una tonda e larga aureola caffellatte. Le tette puntano verso l’alto e sono sostenute da un ampio torace. Continuo a far scorrere gli occhi su quella magnificenza. Vedo il suo ombelico al centro di una pancia che è appena pronunciata. Si vedono i muscoli addominali frutto di continui esercizi in palestra. Il ventre è piatto. I fianchi sono larghi. Le ben tornite cosce e gambe si allungano nell’acqua. Alla fine del ventre c’è una larga macchia nera a forma di triangolo. Una sua mano è poggiata sopra. Non ne vedo le dita. Sono estasiato da quella visione. Non so quanti minuti passano. Un grido mi porta alla realtà. Mia madre è seduta nella vasca. Ha le braccia incrociate sul petto a coprire le tette. "Cosa fai qui? Da quando mi stai guardando? Non hai visto la lampada accesa? Esci immediatamente.” Sono impaurito dal tono della voce e sconvolto dalla sua nudità. Già, la lampada? Mio padre ha fatto installare una lampada di colore rosso fuori alla porta del bagno. Quando la lampada è accesa è indice che il bagno è occupato. Mio padre sostiene che, per sicurezza, non ci si deve chiudere a
chiave nel bagno. In caso di necessità non è necessario sfondare la porta. Comunque, nonostante gli occhi assonnati che avevo al momento della mia entrata in bagno, sono sicuro che la lampada era spenta e lo è tutt’ora. "Mamma, scusami, non volevo. La lampada è spenta.” Sentendo il grido di mia madre, mio padre si precipita pensando al peggio. "Cosa è accaduto?” "Tuo figlio è entrato nonostante la luce accesa ed è rimasto in silenzio a guardarmi già da un bel po’.” "Babbo, ti assicuro che il segnale di bagno occupato non c’era.” Mio padre mi invita a ritornare in camera. Esco dal bagno e la porta si chiude alle mie spalle. Attraverso la porta sento la voce di mio padre. "Il ragazzo ha ragione. La luce è spenta. Hai dimenticato di accenderla.” "Sarà come dici, ma lui non doveva restare. Doveva subito uscire.” "Dai, non prendertela. È tuo figlio. Ha visto sua madre nuda. Quale crimine ha commesso? Che peccato ha fatto?” "Io mi vergogno a mostrarmi nuda a mio figlio. Lui, però si è anche fermato a guardarmi.” “Moglie. Sei bellissima ed hai un corpo stupendo. Lo hai certamente scioccato. E chi non lo sarebbe davanti a questo paradiso. Al suo posto avrei fatto lo stesso.” “Sei un porco. Tu non sei mio figlio. Vattene.” “Non vuoi che resti ad insaponarti la schiena?” Un rumore sordo contro la porta mi fa capire che mio padre sta per uscire. Corro via. Mi rimetto a letto con le braccia incrociate sotto la testa. Gli occhi sono rivolti al soffitto. La figura nuda di mia madre si proietta sul soffitto. Una strana sensazione si impossessa del mio corpo. Il mio pisello si muove, cresce, si indurisce. Mi fa male. È la mia prima seria erezione. Infilo le mani nel pigiama, lo prendo con le dita e lo raddrizzo con il glande rivolto verso l’alto. Sto meglio anche se la pelle che è scesa scoprendo il glande si stringe intorno alla circonferenza provocandomi una leggera sensazione di dolore. La figura di mia madre nuda è la dominante assoluta. Da quel momento diventa preda dei miei pensieri. Dovunque vado, ovunque io sia, l’immagine del corpo nudo di mia madre mi accompagna. A casa sto sempre nel suo raggio di azione. Cerco di cogliere gli attimi in cui porzioni scoperte del suo splendido corpo si mostrano ai miei occhi. So che in casa non porta il reggiseno. Lo denuncia la spinta che i suoi capezzoli esercitano contro la stoffa della lunga camicia bianca che indossa e che le copre, dietro, a stento le natiche e sul davanti, invece, lascia scoperto una piccolissima porzione delle sue mutandine. Le bellissime cosce insieme alle lunghe gambe sono alla portata dei miei occhi. Ho sempre con me il telefonino con la videocamera. Non faccio altro che ritrarla continuamente. Scarico le foto sul PC e, di notte, me le guardo. Quando esce per fare compere mi offro di accompagnarla. Lungo la strada, nei negozi, ascolto commenti di ogni genere sulla bellezza di mia madre e sulle sue forme. Cose che mi fanno imbestialire e cose che mi fanno pavoneggiare. Mia madre sembra non ascoltare. Il suo viso non lascia trasparire nessuna emozione. Una volta sento una donna fare apprezzamenti lusinghieri sulle forme del bacino di mia madre ed aggiunge che le sarebbe piaciuto affondare la testa tra le natiche della mia genitrice. Mia madre al sentirla si ferma, si gira, la guarda e sorride. Resto di sasso. Mia madre suscita desideri anche nelle donne. Arriva l’autunno. Le foglie degli alberi e delle siepi che circondano il nostro piccolo paese ingialliscono. La scuola è incominciata. Ogni giorno mia madre mi accompagna a scuola con l’auto. È anche l’inizio di un anno burrascoso nei rapporti tra mia madre e mio padre. Il matrimonio entra in crisi. Per la prima volta sento parlare di separazione e di divorzio. Una sera che mio padre è fuori vado in salotto dove mia madre, seduta sul divano, sta leggendo un libro. Indossa un lungo pullover nero che mette in risalto il colore bianco della sua pelle e le lascia scoperte le cosce e le gambe. Copre appena le bianche mutandine. Ha una profonda scollatura a “V” che evidenzia il solco che separa le sue tette. E’ bella. “Mamma, posso?” “Certo che puoi! Vieni siediti vicino a me. In cosa posso esserti utile?” “È un po’ difficile per me parlarne.” “Cosa ti angustia? Avvicinati di più. Non stare cosi lontano.” Mi avvicino. Mia madre mi passa un braccio intorno alle spalle e mi attira a sé. Abbandono il capo nell’incavo della sua spalla. Dalla scollatura del pullover sale il profumo inebriante delle sue favolose mammelle. Lo aspiro. Il pisello incomincia a svegliarsi. “Mamma. Tu e papà state per divorziare?” “Perché dici questo? Cosa te lo fa pensare?” “Sono mesi che non fate altro che litigare.” “Sappi, bambino mio, che il giorno in cui io e tuo padre ci lasceremo tu mi seguirai. Non permetterò a nessuno di portarti via da me. Sì! Con tuo padre siamo giunti ad una conclusione. Non possiamo più vivere sotto lo stesso tetto. Lui ha conosciuto un’altra donna. È una nostra dipendente. Ha una relazione che non è solo passione ma è anche amore. Ha già deciso. Hanno fittato un appartamentino nel paese vicino. Da stasera andrà a vivere con lei. Dopo, quando interverrà la separazione, anche noi andremo via da questa casa. Troppi ricordi. La venderò e cederò a tuo padre la mia quota di possesso nella ditta. Non posso lavorare vedendolo tutti i giorni e vedendo la donna di cui si è innamorato. Quindi io e te andremo via da questo paese e andremo a vivere in una cittadina dove non ci conosce nessuno. Con il ricavato della vendita della casa e con i soldi della cessione della mia quota nella ditta potremo vivere tranquilli per un congruo numero di anni. La tua mammina ha già elaborato un progetto che le permetterà di non cadere nella noia del vivere da sola. Vedrai?” "Mamma. Sei sicura che papà mi lascerà stare con te?” “Se sono sicura? Voglio che lui non rivendichi niente altrimenti esibirò in tribunale le prove del suo tradimento.” “La donna con cui papà andrà a stare è più bella di te?” “La bellezza, piccolo mio, è una valutazione soggettiva. Per tuo padre quella donna può essere più bella di me. Oppure ci sono altri fattori, oltre alla bellezza, che l’hanno portato ad innamorarsi.” “Mamma. Non credo che ci siano donne più belle di te. E di questo sono sicuro.” “Grazie del complimento. Lo dici perché sei mio figlio. Per i figli le mamme sono sempre le più belle.” “Oh! Non è solo perché sono tuo figlio. Quando esco con te non sono mica sordo. Ho sentito cosa dicono, gli uomini sul tuo corpo. Ho visto gli sguardi che ti lanciano. Non sono stupido. Capisco cosa intendono. Una sola cosa non sono riuscito a capire. Cosa intendeva quella donna, tra l’altro era anche bella, quando ha detto che le piacerebbe affondare la sua testa fra le tue natiche? Tu ti sei girata e le hai sorriso.” "Sei diventato un acuto osservatore ed anche un bravo ascoltatore. In quanto al desiderio di quella donna cosa significa lo saprai quando diventerai più grande ed avrai anche tu qualche bella donnina con cui giocare. Ora guardiamo un pò di televisione.” “Per quanto mi riguarda la bella donnina già ce l’ho. Sei tu.” La stretta del suo braccio intorno alla mia spalla diventa più forte. Mia madre abbassa la testa e mi da un bacio prima sulla fronte e poi sugli occhi. Il mio corpo si stringe di più al suo. Le pulsazioni del mio pisello aumentano. Mi concentro sullo spettacolo televisivo. Lentamente cado in un sonno profondo. È mia madre a svegliarmi. “Su! Alzati. È ora di andare a letto.” Ci alziamo dal divano e andiamo verso le camere da letto. Quando arriviamo alla mia lei mi blocca si china e mi da un bacio sulle labbra. “Buonanotte. Fai sogni d’oro.” La guardo allontanarsi verso la sua camera da letto. Il suo è un incedere flessuoso. Le natiche del bacino si sollevano e si abbassano aritmicamente. Mentre una sale l’altra scende. È un felino. A guardare quel movimento i miei ormoni impazziscono. Il pisello si indurisce. Entro in camera. Mi spoglio restando nudo. Mi siedo sul letto ed accarezzo il mio cazzo. Chiudo la mano intorno alla circonferenza e mi masturbo. Al momento di godere devo aver gridato perché sento la voce di mia madre che mi chiede se va tutto bene. Le rispondo che ho urtato con il piede contro la spalliera del letto. Questo mi fa dimenticare che il mio sperma è schizzato tutto sul pavimento. Il mattino dopo mia madre mi porta il caffè e nota la macchia. Mi guarda. “Il dolore al piede deve essere stato abbastanza forte per gridare in quel modo. Comunque non credo che quello sia stato un grido di dolore. Sembrava piuttosto il nitrito di un puledro. Questa macchia sul pavimento è il frutto di quel nitrito. La prossima volta vai in bagno.” Ha capito. Arrossisco. La mia vergogna è dovuta anche al fatto che l’oggetto della mia masturbazione, e non solo di quella volta, è lei: mia madre. I mesi passano. La separazione è andata in porto senza drammi e strascichi. Mia madre ha ceduto a mio padre, dietro congruo compenso, la sua quota di proprietà nella ditta. Io ho completato con successo il ciclo scolastico delle medie inferiori. Holly compra un villino in una ridente cittadina della costa. Confina con il mare. Ha due accessi. Uno dalla terraferma ed un altro dal mare. È circondato da un terreno, circa 10.000 m2, ricco di alberi. Per lo più sono pini. La costruzione è nascosta tra gli alberi. Occorre circa un anno perché la nuova casa sia pronta per accogliere me e mamma. Ho compiuto quindici anni e viaggio verso il traguardo dei 16. Un altro anno scolastico si è positivamente concluso. È venuto il momento del trasferimento. Iniziamo la nostra nuova vita isolati dal resto del mondo. Mia madre, al momento, non ha nessuna intenzione di impegnarsi in progetti futuri. Io sono felicissimo di questa sua scelta. Lo sono anche perché l’atteggiamento di mia madre nei miei confronti è cambiato. In casa mi copre di coccole. Non si lascia sfuggire occasione per coprirmi di carezze e di baci. Quando usciamo a fare passeggiate o compere pretende che le tenga la mano così come fanno due fidanzatini. Trascorriamo l’estate in tutta tranquillità. Sono il solo a godere della visione del meraviglioso corpo di mia madre. L’accesso riservato al mare mi da la possibilità di vederla in costume da bagno. Altre volte, negli anni trascorsi, l’ho vista in costume da bagno. Non ha mai indossato un bikini. Dice che il due pezzi non è sexy. Ha un costume nero di stoffa elasticizzata che le aderisce mettendo in evidenza tutte le ardite curve del suo stupendo corpo facendo risaltare il bianco della sua vellutata pelle. Non ha bretelle. Ogni mattina, attraverso una scala scavata nella roccia, scendiamo alla piccolissima spiaggia di circa 200 m2 fatta tutta di sassolini. È una ansa circondata da alte pareti di roccia. C’è spazio sufficiente per quattro lettini e due ombrelloni. Per noi che siamo in due è abbastanza grande. Mia madre ha fatto installare anche una doccia. Questo è l’anno del diploma. Ho concluso anche il ciclo delle medie superiori. Mi sono diplomato con il massimo dei voti. Un mattino d’agosto mentre siamo a prendere il sole sulla nostra spiaggetta, mi chiede di spanderle sulle spalle e sulla parte della schiena scoperta una crema idratante. È una richiesta che mi precipito ad esaudire. Ho la possibilità di accarezzare parti del corpo di Holly. Prendo il flacone della crema e ne verso sulle spalle una buona quantità. Con movimenti rotatori delle mani la spalmo su tutta la schiena. Le mie mani scorrono su quella pelle con delicatezza. Mia madre mi dice che ho un tocco che le provoca dei brividi. Non l’ascolto. Sto fantasticando. Mi vedo accarezzare gli splendidi globi d’alabastro e le natiche del suo deretano. Le mie mani sono scese sulle sue cosce. Le massaggio il retro e l’interno delle cosce. Scendo lungo le gambe, arrivo alle caviglie, risalgo. Mia madre si gira a pancia in su. Io continuo a spalmare la crema sulle cosce. Vedo spuntare dai bordi del costume, li dove forma un triangolo, dei peli ricci. Dio! Che spettacolo. Il mio pistolotto si drizza. La punta del glande fa capolino dal bordo del costume. Prendo un asciugamano e lo copro. La mia mente le chiede aiuto. Lei si alza a sedere sul lettino. Mi guarda. Sono rosso dalla vergogna come un peperoncino. Holly afferra i bordi del costume all’altezza dei seni e con un rapido movimento lo abbassa fin sotto l’ombelico. Le sue mammelle, non più costrette a restare al chiuso, esplodono in un movimento come se stessero balzando fuori da una scatola. Ho gli occhi spalancati. Mia madre mi guarda. “Non dirmi che ti spaventa vedere il mio seno. Lo hai già visto. Ricordi? Stavo nuda nel bagno quando tu entrasti. Avevi la stessa espressione che hai oggi. Tanto ti spaventano le mie tette? A vedere il gonfiore che hai tra le gambe non si direbbe. Su, da bravo, ora spalma la crema anche sul mio petto.” È troppo. Il sangue mi affluisce veloce al viso. Mi alzo e di corsa scappo a casa. Vado in bagno e mi masturbo. Quando sto per venire grido il suo nome. È allora che la porta del bagno si apre e Holly appare sulla soglia. Ha le tette fuori ed un asciugamano intorno alla vita che le copre, dietro, solo il bacino e, davanti, la foresta di peli che è a protezione della sua vagina. Ha tolto il costume. È una statua. Mi guarda, sorride. “E così il mio ometto pensa alla sua mamma quando si masturba.” Nel rispondere balbetto. “Ma… No! Mamma. Ecco.... Io... Cosa vai a pensare”. “Non fare il “pinocchio” con me. Ti ho sentito quando hai gridato il mio nome. E non era certamente un invocazione d’aiuto. Anzi forse lo era. Purtroppo è un aiuto che non posso darti. Non mortificarti. So di piacere agli uomini e, come sai, anche alle donne. Quindi non mi meraviglia che piaccio anche a te. Al contrario mi fa piacere sapere che mio figlio mi desidera. Da quando ti masturbi pensando a me?” “Da quando ti vidi nuda nel bagno.” “Lo immaginavo. L’ò sempre saputo. Adesso alzati in piedi e fatti guardare. È il mio turno di vedere come sei fatto. Sei mio figlio e non conosco il tuo corpo.” Mi alzo dal wc, con lo sguardo rivolto al pavimento, nudo come un verme, mi mostro a mia madre. “Però! Per uno della tua età non sei messo male. Se continui su questa strada le donne faranno a gara per averti.” Mi faccio coraggio e le dico: “Tu no? Non parteciperesti alla gara?”. “Sono tua madre e non posso. Per consolarti ti dico che come donna mi batterei con denti ed unghia per farti mio.” “Lo dici perché sono tuo figlio.” “Avvicinati e dammi la mano.” Vado verso di lei e le do la mano. Lei la prende e la introduce nello spacco dell’asciugamano. L’accompagna sulla foresta di peli. Cosa sta facendo? Mi fa toccare la sua pussy. Arrossisco. “Senti come sono bagnati? Eppure non ho fatto il bagno e non ho fatto pipì. Cosa pensi che sia” “È limaccioso. Non riesco ad immaginarlo.” “Sono una donna e anch’io ho desideri. Giù alla spiaggia, il tuo modo delicato di passare le mani sul mio corpo, in special modo quando mi lisciavi l’interno delle cosce ha scatenato la mia libidine. Mi sono scoperta il seno per provocarti. Ho immaginato di fare l’amore con te e questo umido che senti è il frutto di quel desiderio. Come vedi anch’io ti ho desiderato. Siamo pari. Tu stai crescendo e per evitare tragedie è opportuno che per un periodo di tempo ci separiamo. Andrai a stare con tua nonna.” “Mi stai scacciando?” “No! Amore mio. È solo che non mi fido di me. Devo io dimenticare di desiderarti. Tu sei un ragazzo che ha un alieno tra le gambe che mi piacerebbe ospitare nella mia pussy. Purtroppo sei mio figlio è questo non è possibile. Quindi, ti prego, per la tranquillità della mia mente, dammi ascolto. Vai a stare un poco con mia madre. Ormai tra una settimana incomincia il tuo primo anno universitario e da casa della nonna ti è più facile raggiungere l’università. Ti prometto che starai poco con lei. Dammi il tempo di metabolizzare questa giornata.” “Ok. Anche se non sono del tuo stesso avviso farò come tu desideri. Vorrei che tu facessi una cosa per me?” “Dimmi? Cosa vuoi che faccia?” “Vorrei rivederti nuda. Non ho mai visto una vagina. Mi faresti vedere la tua?” L’ò sparata grossa. Sto in attesa del ceffone. Mia madre mi guarda. I suoi occhi denunciano l’ira che la sta attraversando. Poi, piano, il suo viso si distende. Ho ancora la mano nella sua. Si gira e mi trascina in camera da letto. Si libera dell’asciugamano e si siede sul letto appoggiando le spalle alla testata del letto. Tira su le gambe verso il petto e le dilata a compasso. Porta le mani sulla foresta di peli e con le dita si fa strada verso l’interno. Guardo affascinato quei movimenti. Il pistolotto incomincia a sollevarsi. Le sue lunghe dita hanno raggiunto le grandi labbra. Con una leggera pressione le allarga. Una rosea e lucida conchiglia emerge dal folto della foresta. È la prima naturale meraviglia del mondo che vedo. Nessuna opera è così bella. Dalla fenditura che separa le carnose grandi labbra fanno la loro apparizione le violacee creste delle piccole labbra. Lei le divarica con le dita ed ecco che, nell’angolo in alto di quella splendida conchiglia fa capolino la uretra sovrastata dal glande del luccicante clitoride. E’ abbastanza pronunciato. Poi una macchia nera attira la mia attenzione. E’ l’orifizio vaginale. Quella è la strada che ho fatto per venire al mondo. Con un guizzo da felino mi metto carponi fra le sue gambe, porto la testa tra quelle splendide colonne, incollo la bocca su quella meraviglia e le do uno schioccante bacio. Mia madre lancia un urlo. “Lo sapevo che avresti fatto qualcosa che mi avrebbe fatta pentire di avertela mostrata. Non lo dovevi fare.” Uno schiaffo mi arriva sulla guancia. Non me ne importa. “Mamma. Sei troppo bella e la bellezza va ammirata, adorata e amata. Sei la mia dea, ti adoro. Mamma ti amo.” “Mi ami? Sei un fringuello. Sai forse cosa è l’amore? Conosci la sofferenza che l’amore provoca? La tua è solo infatuazione. Vedrai. Quando conoscerai ragazzine della tua età farai presto a dimenticare la tua dea. Oggi ti masturbi pensando a me, domani lo farai pensando ad altre.” “Mamma hai un seno favoloso e quelle due grosse ciliegie sono invitanti. Posso baciarle?” “Ci risiamo? Eh! No! Adesso basta. Esci da questa stanza. Rivestiti. Oggi stesso ti accompagno dalla nonna.” “Non posso alzarmi.” “Perché non puoi?” “Guarda in quali condizioni sono.” Mi raddrizzo stando seduto sulle gambe. Il mio cazzo svetta verso l’alto. È duro. Sembra che voglia scoppiare. Mi fa male. La pelle che copre il glande e scesa liberandolo. È tutto fuori. Per un ragazzo della mia età ho un fallo già da adulto. Ha una lunghezza circa di 20 cm ed un diametro di 4cm. Mia madre lo guarda affascinata. “Prima l’ho visto semi afflosciato. Adesso lo vedo duro. Ti assicuro, figlio mio, che hai un bel cazzo. Hai ragione. Sei in gravi condizioni e mi fa piacere di essere io a procurarti questa sofferenza. Ma a questo si può rimediare. Fatti una sega e vedrai che ti passerà.” “Posso farla qui? In tua presenza? Voglio che tu mi guardi.” Un ruggito fa seguito ad uno sguardo da tigre inferocita. “Fuori! Vattene prima che perda il lume della ragione.” Scappo e vado in bagno dove libero il cazzo dalla sua rigidità. Faccio una doccia con acqua fredda indosso l’accappatoio ed esco dal bagno. Passo davanti alla camera di mia madre che è ancora tutta nuda. Sta seduta. Ha le ginocchia tirate contro il suo torace. Le braccia circondano quelle splendide gambe che schiacciano le sue meravigliose mammelle. Ha il mento appoggiato sulle ginocchia. Lo sguardo è perso nel vuoto. Sorride. Vorrei essere nella sua mente per sapere cosa sta pensando o cosa sta vedendo. Quali sono le sue fantasie? È sera tardi quando giungiamo a casa della nonna. Il nostro arrivo è stato preceduto da una telefonata fatta da Holly a sua madre. Sono incazzato nero. Non sono riuscito a farle cambiare idea. Entro in casa di mia nonna Lisa e corro di filato a rinchiudermi nella stanza che ha preparato per ospitarmi. Dopo circa due ore sento la calda voce di mia madre che mi chiama.“Tesoro. Amorino. Vuoi salutare la tua bella mammina? Apri questa porta.” La mia ira è sbollita. Vado alla porta e l’apro. L’incantevole figura di mia madre si avvicina a me. Mi circonda con le braccia e mi stringe contro il suo corpo. Non sono alto quanto lei per cui il suo seno è all’altezza del mio viso. Le parti superiori delle mammelle sono contro le mie labbra. Non riesco a trattenermi dal baciarle. “Sei incorreggibile.” Porta le dita sotto al mento. Mi costringe ad alzare la testa. I suoi occhi sono lucidi. Mi fissa. Poggia le sue meravigliose labbra sulla mia bocca e mi schiocca un bacio carico di promesse. “Studia e non fare arrabbiare la nonna. Diventa presto adulto. Ho in serbo per te una bella sorpresa. Fino a quel giorno io e te non ci vedremo. Non telefonarmi e non cercarmi. Sarò io a venire da te.” Non dice altro. Si stacca, si gira verso la porta e va via. La guardo allontanarsi e sparire. Chiudo la porta e
vado a distendermi sul letto. Mi addormento.

continua

P.S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.


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