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il racconto della Principessa

           di locumone

 Scritto il 30.08.2007    |    Visualizzazioni: 16.461  |    Votazione 7.9:

La mia infanzia è stata nel complesso felice, non sono stata ossessionata dal sesso.
Il primo ricordo della scoperta della sessualità, viene dalle risate delle mie sorelle più grandi, quando, nei pochi periodi che mio padre era a casa, dopo mangiato lui prendeva per mano mia madre e diceva la frase canonica “noi andiamo a riposare, per nessuna ragione disturbateci”, All’inizio ero ingenuo e non capivo i risolini delle mie sorelle, poi soprattutto perché mia madre non si vergognava di urlare quando arrivava all’orgasmo, incominciai a capire che andavano in camera non solo per riposarsi.
Il mio incontro con il cazzo dell’uomo però avvenne molto più tardi.
Mia sorella maggiore aveva il ragazzo. Un giorno approfittando del fatto che eravamo solo noi due in casa, fece entrare il suo ragazzo. “ Tu non ti muovere dalla cucina, noi per stare più comodi andiamo in camera” io annuii contento di essere utile a mia sorella. Ero seduto in cucina, la porta era aperta sul corridoio. Ad un tratto, si apre la camera ed esce il ragazzo di mia sorella nudo con ancora il cazzo in tiro. Lo guardo sbalordito, lui si ferma mi guarda a sua volta e mi dice “ non hai mai visto un uomo nudo?” io resto muto ed imbarazzato, ma per la prima volta sento uno stimolo all’inguine.
Da quel giorno, quando mia sorella portava il fidanzato in camera, io mi avvicinavo e li spiavo dal buco della serratura. Mi eccitava vedere lui montare sopra mia sorella , ma nella mia fantasia io volevo essere mia sorella.
Tutte le volte che lui usciva nudo dalla camera, io ero in posizione per guardarlo e lui guardava me ogni volta più interessato.
Un giorno mi feci più audace, era entrato nel bagno senza chiudere la porta, mi sono avvicinato all’uscio guardando dentro.
Era davanti al water e stava svuotando la vescica. Si girò, aveva ancora il cazzo in mano. Io ero a non più di due metri da lui con lo sguardo perso.
Si mise a ridere, “entra” mi disse.
Con fatica, feci quei tre passi che mi dividevano da lui e senza proferire parola, senza una precisa volontà, la mia mano avanzò fino a prendergli il cazzo in mano.
Fu una sensazione meravigliosa sentire quel coso che reagiva alla mia mano ergendosi ed indurendosi.
Non sapevo che fare, mi mise una mano sulla nuca e spingendomi la testa in basso disse semplicemente “leccamelo”.
Così, all’improvviso, senza nessuna premeditazione, solo ubbidendo alla voce imperiosa di quell’uomo nudo mi sono trovato un cazzo in bocca, che ho leccato cercando di imitare quello che avevo visto
spiando dal buco della serratura.
Ero tutto preso da quell’impegno ma molto probabilmente non riuscivo a soddisfarlo pienamente, in maniera sgarbata mi ha scansato e sghignazzando, mentre usciva nudo dal bagno, mi disse “ vado a farmi finire il servizio da tua sorella “.
Rimasi mortificato, volevo piangere. Giurai a me stesso che non mi sarei più fatto umiliare, che avrei io dominato gli uomini con la mia doppia natura.
Intanto le cose di casa andavano male: la zia era morta, i soldi che inviava mio padre non bastavano ad arrivare alla fine del mese. Mia madre decise di prendere, nella camera lasciata vuota dalla zia un pensionante. Era un impiegato in trasferta, un uomo di circa cinquant’anni ancora ben messo e dal volto simpatico. Questa nuova presenza maschile creò scoppi di emotività fra le donne di casa, ma anch’io non ero estraneo a queste emozioni.
L’ospite capì che poteva beccare in quello strano pollaio che era la mia famiglia. Puntò su mia madre che, per la lontananza del marito, era costretta a lunghi digiuni sessuali.
La circuì con complimenti e sorrisi che la elettrizzavano sempre più. Non so quando era iniziata la loro relazione, sta di fatto che, rientrando prima a casa, sentii dalla camera di mia madre quegli urli che avevo sentito durante i “riposini pomeridiani dei miei genitori”.
Uscii feci una lunga passeggiata e quando tornai a casa li trovai in cucina che chiacchieravano amabilmente. Feci finta di nulla ma da quel giorno non persi occasione di spiarli.
Anche le mie sorelle si erano accorte di questa relazione ed invece di esprimere sdegno, colsero l’occasione, per fare i comodi loro.
Ormai, in casa, c’era un continuo viavai di uomini. Mia madre si ritirava, senza alcun pudore, in camera con l’inquilino e continuava a dispensare i suoi urli al momento dell’orgasmo, le mie sorelle facevano altrettanto con i loro fidanzati, io dovevo stare in cucina ad aspettare che la casa tornasse alla normalità.
Non soffrivo, perché questa situazione mi eccitava, ogni tanto andavo a spiare dal buco della serratura , in quelle occasioni avevo preso l’abitudine di masturbarmi. Avevo un cazzo relativamente piccolo rispetto a quelli che vedevo spiando ma menarmelo mi serviva per fantasticare di godere come le mie sorelle. Una mattina ero a fare la doccia, mia madre bussò alla porta del bagno “apri subito, il nostro inquilino ha un bisogno urgente. Uscii dalla doccia e aprii la porta.
L’inquilino era nudo, io ero nudo. Entrò andò subito al water mentre io ero tornato dentro la doccia.
Finita di svuotare la vescica, si girò, scostò la tenda della doccia, mi guardò lungamente poi “ sai che sei proprio bello, hai una doppia natura che intriga, fatti toccare”. Come un automa mi scansai per farlo entrare. Lui si rivolse a mia madre che stava nel corridoio, “per guadagnare tempo, faccio la doccia insieme a tuo figlio, intanto siamo due uomini” e senza aspettare risposta, entrò accanto a me. Ero immobile paralizzato, sentii le sue mani che incominciavano a passeggiare sul mio corpo con una lunga carezza, ero scosso da brividi, il mio sguardo era monopolizzato dal suo grosso cazzo.
Quando arrivò al mio sesso, finalmente mi scossi ed anch’io gli presi in mano il suo.
Ci masturbammo sotto quella doccia, io non abbi il coraggio, sebbene lo desiderassi fortemente, di prenderglielo in bocca, ero ancora scottato dal comportamento che aveva avuto il fidanzato di mia sorella. Sborrammo quasi all’unisono, il suo getto mi colpì il petto e il viso, per la prima volta riuscii a sentire il sapore del seme dell’uomo. Fu ancora lui a prendere l’iniziativa, prima di uscire mi baciò, infilandomi la lingua in bocca.
Da quel giorno quando mi incontrava mi lanciava sguardi di complicità, spesso mi diceva “vorrei passare un’ora nel letto insieme a te”. Io sorridevo e gli dicevo “anch’io ma non è possibile”.
Lo sentivo sempre più incaponito, “ ci sarebbe una possibilità, conosco una pensioncina che potrebbe ospitarci, domani pomeriggio fatti trovare davanti al mio ufficio”.
Non risposi, ma avevo già deciso di andarci. Mi preparai all’incontro facendomi la doccia, cambiandomi la biancheria, mi venne l’ispirazione di mettermi un paio di mutandine nere di pizzo prese dalla biancheria di mia sorella.
La Pensioncina era in un vicolo vicino al Duomo, lui entrò disinvolto mentre io ero imbarazzato.
Ci aspettava una donna sulla sessantina, grassa, con i capelli biondi chiaramente tinti, un trucco accentuato un vestito sciallato dai colori sgargianti su cui si vedevano alcune macchie d’unto. “ questa è la tua nuova conquista? è veramente bello” e rivolgendosi a me “cocco dai un bacio a zia” come un automa la baciai sulla guancia. “Andate” disse ridendo, “la stanza la conosci”.
Era una stanza anonima, aveva solo un grande letto, un comodino, due sedie e in fondo un lavandino con sotto un bidè di plastica. Andai verso una sedia ed incominciai a spogliarmi, lui mi venne accanto mi fece girare, “nemmeno un bacio” mi disse mentre la sua bocca si strusciava sulla mia e la sua lingua cercò di forzare le mie labbra.
Risposi al bacio, con una mano andai a cercare il suo cazzo. La cosa gli piacque, si staccò e cominciò anche lui a spogliarsi rapidamente. Ero rimasto con le mutandine nere di pizzo, mi ero sdraiato sul letto. Girandosi e venendo verso di me le vide, scoppiò a ridere “sei davvero una troietta perfetta”.
Eravamo avvinghiati, le lingue, senza ostacoli, sguazzavano nelle nostre bocche, io gli tenevo in pugno la sua asta che era diventata di sasso.
Mi staccai dal suo abbraccio, volevo sentire il suo cazzo in bocca. Rimase sorpreso dalla mia perizia, molto probabilmente, pensò che avevo una lunga esperienza ed invece, dipendeva, forse, dal fatto che avevo una predisposizione naturale. Quello che stavo facendo lo avevo imparato solo spiando, masturbandomi, le mie sorelle e mia madre dal buco della serratura. Leccavo con ingordigia, la mia lingua vibrava intorno alla sua cappella, con una mano gli strizzavo le palle, volevo sentire la sua sborra inondarmi la gola. Mi fermò, “aspetta! Facciamo le cose con calma.
Mi sfilò le mutandine e mi propose di fare un 69. Io continuavo, infoiato, a leccare il suo grosso cazzo, lui, svogliatamente, si accontentava di masturbarmi ma al contrario era molto interessato a cercare con un dito il mio buco del culo. Arrivò all’orgasmo, gli presi in bocca , gustandola, tutta la sua sborra. Dopo avere goduto non si premurò minimamente del fatto che io non avevo goduto.
Uscendo, dopo avere pagato la tenutaria, “ guarda cosa aveva questa troietta” e così dicendo, mi sbottonò i calzoni per fargli vedere la mutandine di pizzo nero. Ero stato veramente una troia perché, così mi ero fatto trattare. La vecchia sorrise, “cocco, quando vuoi, vienimi a trovare, ti farò felice e ricco”.
Tornai diverse volte, con l’inquilino, in quella squallida pensione, facevo la troietta, avevo però imparato a dare solo quello che volevo io. Cercò più volte, inutilmente, di togliermi l’ultima verginità.
Un pomeriggio, mentre l’inquilino era andato in bagno, la tenutaria mi disse “ cocco, perché ti fai sfruttare da quel bellimbusto, che gratis prima ha preso tua madre e due tue sorelle ed ora gode della tua giovinezza. Io posso farti guadagnare tanti soldi, io ti cerco gli uomini e poi facciamo a mezzo”. Non risposi anche perché nel frattempo era rientrato l’inquilino.
La tenutaria sulla porta mi baciò e mi sussurrò “domani pomeriggio vienimi a trovare”.
Quella che sembrava una megera, divenne la persona più importante della mia vita.
Non cercò mai di sfruttarmi, certo si teneva la metà di quello che guadagnavo con le mie prestazioni ma non era quello il suo scopo.
Mi fece da nave scuola, mi insegnò come abbindolare gli uomini, come essere sempre vincente, come diventare quella professionista che tutti ammirano.
Certo la prima volta non fu facile. L’indomani di quell’invito sussurrato all’orecchio, andai alla pensioncina. Trovai la padrona con il solito vestito e il solito trucco pesante.
Mi portò in una stanza che doveva fungere da salotto e da ufficio, mi fece sedere su un divano tutto sdrucito, mi venne accanto “ cocco sei proprio bello, tu ed io faremo tanta strada insieme, tu devi avere fiducia in me, vedi sono stata una puttana quando ancora c’erano i casini, non ero molto bella ma ero molto brava, ho lavorato in case di seconda categoria, soprattutto militari e mariti insoddisfatti, ero sempre quella che faceva più marchette, le altre mi invidiavano e qualche volta sono scoppiate delle risse, sono stata previdente, oggi ho un tetto tutto mio da dove nessuno mi può cacciare e dando ad ore una stanza riesco a vivere decentemente.
Quello che non è riuscito a me, deve riuscire a te, devi diventare la meglio. ” Mi fece spogliare nudo, mi guardava con occhi vogliosi, ora tu sei il cliente ti faccio vedere come ci si deve comportare.
Per due settimane andai al pomeriggio a prendere quel tipo di lezioni, ripensandoci ora, in lei c’era sicuramente la voglia di insegnare ma forse, anche la voglia di farsi quel bel ragazzino.
Un pomeriggio mi accolse tutta emozionata, oggi ti farai il tuo primo cliente, ricordati fatti desiderare, concediti a poco a poco, così alzerai il prezzo della prestazione.
Mi fece spogliare dei miei vestiti, mi fece indossare una ridottissima mutandina di pizzo nero con ricami in rosso, e sopra una vestaglia di seta che doveva appartenere al suo corredo giovanile. Mi portò nella stanza dove ero già stato con l’inquilino, mi fece sdraiare sul letto mi sistemò la vestaglia e mi disse semplicemente “aspetta”.
Si aprì la porta, un signore distinto sulla sessantina entrò, si fermò sulla sponda del letto, guardandomi, mormorò “ quella megera aveva proprio ragione sei bellissimo”.
Io sorrisi e girandomi verso di lui, gli tesi la mano “vienimi accanto a riscaldarmi”. Quelle parole lo colpirono ed ancora di più, lo colpì lo spettacolo del mio corpo nudo che emergeva dalla vestaglia che, nel frattempo, si era aperta.
Venne sul letto, mi abbracciò e cercò di baciarmi, distolsi il viso facendo fallire in parte il suo attacco. “Quanta foga, abbiamo tutto il tempo necessario, intanto spogliati, non sarebbe bene che tu arrivassi a casa con i vestiti in disordine”.
Rise e voltandomi le spalle, incominciò a spogliarsi. Mi ero liberato della vestaglia, avevo ancora le mutandine, decisi di lasciare l’incombenza di togliermele al mio cliente.
Si girò e venne a sdraiarsi sul letto. Era nel complesso un bell’uomo anche se si potevano leggere nel fisico gli acciacchi dell’età, soprattutto la pelle indicava che la giovinezza era passata.
L’accarezzai, la mia mano dal viso scese al collo, si soffermò sul petto dove notai due capezzoli molto pronunciati, scese fino a fermarsi all’inguine, trovò e strinse un cazzo ancora in dormiveglia. Senza lasciare la presa, mi accoccolai fra le sue braccia.
“ Leccami i capezzoli” mi chiese con una voce implorante, girai la testa, ne avevo uno a portata di bocca, prima vi passai sopra la lingua poi mi venne istintivo di morderlo, lanciò un gridolino, spaventato smisi subito ma lui, sempre con una voce lamentosa, “continua” . Mi feci coraggio ed incominciai ad alternare passaggi di lingua a morsi sempre più convinti.
Mi accorsi che quel sevizio aveva risvegliato completamente il suo cazzo che ora svettava nella mia mano.
Quasi subito arrivò all’orgasmo, il getto del suo seme non fu così impetuoso come quello del mio primo amante e nemmeno il sapore era uguale.
Stavo alzandomi, mi chiese di rimanere un po’ accoccolato accanto a lui. “Ti darò una mancia extra”. Accettai, anche perché faceva piacere anche a me, stare accoccolato su quel corpo.
Cercò di nuovo di baciarmi, io avevo ancora in bocca il suo seme, la megera mi aveva insegnato di non farsi baciare, ma l’idea di restituirglielo era troppo suggestiva, aprii la bocca lui vi infilò la lingua ed io gli resi parte del suo nettare
Il mio primo cliente era uscito da almeno cinque minuti , quando entrò trionfante la megera, “è entusiasta di te, vuole ritornare la prossima settimana intanto ecco la metà dei soldi che mi ha dato.
Io ne tirai fuori altri da sotto il cuscino, “ me li ha dati come mancia, ma se dobbiamo dividere è giusto dividere anche questi”.
Mi abbracciò commossa, “non solo sei bello ma sei proprio un bravo ragazzo, insieme faremo molta strada”.
A casa per giustificare i soldi dissi che avevo trovato un lavoro. Non si interessarono per saperne di più, gli bastava che io portassi dei soldi alla cassa comune.
Ormai regolarmente , all’inizio due tre volte la settimana, successivamente tutti i giorni esclusa la domenica, nel pomeriggio ricevevo i clienti che alla pensioncina mi procurava la megera.
Incominciai ad avere una clientela fissa, la preferivo a quella occasionale perché c’era la possibilità di parlare, oltre alle ovvie prestazioni sessuali.
Di molti, anche se ero appena ventenne, divenni il confessore, ascoltavo in silenzio i loro sfoghi e generalmente trovavo le parole che li rasserenavano.
Con i soldi che non mettevo in casa incominciai a farmi un guardaroba di biancheria intima femminile che tenevo presso la megera.
Mi piaceva, quando aspettavo un cliente, davanti allo specchio provare l’abbigliamento con cui mi sarei presentato, lo sceglievo in base al mio umore, ma per i clienti fissi, tenevo conto dei loro gusti.
Ormai in casa ci andavo solo per dormire, preferivo passare il tempo con la megera che mi dimostrava un grande attaccamento ed era prodiga di consigli.
Con i clienti avevo solo dato prestazioni di bocca e di mano. Un pomeriggio mentre eravamo rilassati nel suo ufficio, la Megera mi disse: i clienti mi tormentano perché vorrebbero fare la festa al tuo bel culetto, ho pensato che ormai sei pronto anche a questa esperienza, la prima volta dovrà essere una occasione eccezionale, sto pensando di mettere all’asta fra i clienti più affezionati l’ultima tua verginità. Non provai nessun imbarazzo per quella proposta, anzi ne fui orgoglioso. La base d’asta doveva essere salata, per cui i pretendenti furono solo signori abbastanza attempati. La cerimonia dell’apertura della buste con le offerte mi vide protagonista. Io completamente nudo, in mezzo al salotto della Megera, aprii le buste e lessi le offerte.
I pretendenti erano seduti, tesi in volto, su i divani. Vinse un cliente relativamente recente, era un signore di quasi settant’anni dall’aspetto ancora vigoroso. Proclamato il vincitore, mi avvicinai a lui mi inginocchiai fra le sue gambe e detti un bacio sulla sua patta dei calzoni, poi rialzatomi, lo presi per mano per condurlo nella mia alcova.
Sarà stata l’emozione, quando fummo sdraiati,nudi, sul letto, al mio cliente il cazzo si dimostrò insensibile ad ogni attenzione e restò del tutto mogio. Questa situazione mise in agitazione il mio pretendente. Lo calmai, “ sei troppo teso, devi rilassarti, ora vieni fra le mie braccia, mi coccoli e ti fai coccolare, vedrai che saprai superare questa crisi”. Lo tenni a lungo fra le braccia, lo lasciai parlare mentre con dolcezza continuavo ad accarezzare il suo corpo senza mai avvicinarmi al suo cazzo.
All’improvviso avvenne il miracolo, il suo cazzo era diventato finalmente duro e teso. Dal comodino presi una crema che mi aveva procurato la Megera, me la spalmai sul buchetto, chiesi al mio compagno di letto di massaggiarmi l’ano mentre io con la lingua irrobustivo ulteriormente il suo cazzo. Ero pronto al sacrificio, volli però essere il protagonista. Lo tenni sdraiato, mi posi sopra di lui con le ginocchia su i suoi fianchi, presi il suo cazzo con una mano e lo diressi verso il mio buco lubrificato. Lo feci entrare lentamente, provai una fitta quando la sua cappella superò completamente lo sfintere, non mi fermai fino a che non sentii le sue palle colpirmi i glutei. Rimasi così per un lungo momento impalato. Incominciai una lenta danza con i fianchi, ero io che chiavavo il suo cazzo, con il culo facevo lo stesso servizio che normalmente facevo con la bocca, non c’era la lingua, ma contraendo i muscoli facevo lo stesso fremere la sua cappella. Presto dimenticai il dolore, mi piaceva sentirmi riempito, il mio cliente mi stringeva con forza i fianchi per aiutarmi nella mia salita e discesa sul suo cazzo, io presi a pizzicagli i capezzoli. Incominciò a urlare “ dai, non fermarti, prendilo tutto, voglio sfondare questo culetto morbido, sei la mia troia, fammi godere”, poi un lungo lamento “vengo….”. Si giaceva l’uno sull’altro, il suo cazzo rimpicciolendosi usciva lentamente dal mio culo, lasciando dietro la scia biancastra della sua sborra che incominciava a uscire dai miei intestini. In un impeto di passione mi strinse forte a se e sorridendo mi disse “ sono i soldi meglio spesi della mia vita”.
Da quel giorno la mia clientela si moltiplicò

D’altra parte la mia famiglia stava degenerando, già con la morte della zia bigotta, che forse frenava le tendenze di mia madre e delle mie sorelle, con l’arrivo di un inquilino che si era dimostrato essere un mandrillo, si erano rotti i freni inibitori.
Avevo saputo dalla megera che aveva portato in quella pensioncina sia mia madre che due delle mie sorelle, un giorno, che ero nel salottino della pensione, vidi arrivare quella brutta persona dell’inquilino con una delle mie sorelle, restai nascosto, all’uscita fui costretto di sentire che ridendo mi sputtanava, raccontando di avermi preso in quella casa. Quello che mi colpì e mi umiliò fu che mia sorella al racconto si mise a ridere sguaiatamente.
Quando tornai a casa, capii che la notizia era a conoscenza di tutti i miei familiari. Mio padre era tornato, ed era diventato l’amicone dell’inquilino, andavano insieme a bere la sera e insieme rientravano. Avevano preso l’abitudine di andare a letto insieme con mia madre.
Sebbene facessi da tempo il mestiere, mi era rimasto dentro un atteggiamento puritano, mi faceva soffrire vedere mia madre così volgarmente violata, mi faceva soffrire vedere mia madre così condiscendente. La goccia che fece traboccare il vaso fu una sera, mio padre era ripartito, mia madre mi chiamò, io entrai nella sua camera, era nel letto nuda con accanto l’inquilino anch’egli nudo.
“Vieni” mi disse “ so che fai la vita, che ti sei già dato al nostro amico, non fare lo schizzinoso, stasera vogliamo divertirci”. Rimasi paralizzato, fermo in mezzo alla stanza, mia madre si alzò dal letto mi venne accanto, aveva il fiato che puzzava d’alcol, incominciò a spogliarmi, quando fui praticamente nudo, si girò verso l’uomo fermo nel letto “ l’ho fatto io e stasera voglio gustarmi questo mio prodotto”.
Mi trovai nel letto in mezzo a due assatanati, ero svuotato, non avevo la forza di reagire, subii tutto, ubbidiente assecondai ogni loro richiesta, quando tornai nella mia camera piansi a lungo e capii che quella era l’ultima sera che stavo in quella casa.





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