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Genere altro

La stangona


di Gianni

La stangona - altro che triolismo.
Io, impiegato in una filiale di un grande istituto di credito, appena assunto venni destinato negli uffici più lugubri e rintanati dell'istituto. Essendo poi di primo pelo, come mi definivano gli altri miei colleghi, dovevo fare la gavetta per avere un ufficio più grande e luminoso. Insomma all'inizio facevo il passacarte o archivista. Le pratiche più rognose me le portavano a me. E chi era a portarmele? facevano a turno una stangona bruna che, forse per l'occasione, indossava sempre delle minigonne vertiginose. E' chiaro che essendo nuovo del posto, mi sentivo in imbarazzo ed ero molto timido. Non ero della città in cui lavoravo per cui avevo preso in affitto un monolocale attrezzato di tutto. Non conoscendo nessuno, mi divertivo a navigare in internet e mi sparavo certe seghe guardando le donne nude sulla rete.
Un giorno di questi mi venne un'idea eccezionale: farmi una sega mentre veniva a trovarmi la stangona. Sapevo che passava ogni giorno a trovarmi, anche senza motivo, solo per farsi ammirare le cosce, così mi ero tirato il cazzo fuori dai pantaloni standomene tranquillamente seduto alla mia scrivania. Al suo arrivo si piazza seduta sulla sedia davanti a me facendomi ammirare le cosce e prendendo a parlare con me. Io avevo iniziato a masturbarmi cercando di non farle notare il movimento del braccio. Sborrai quasi subito e non credo se ne sia accorta. Ormai andava avanti così, mi facevo le seghe davanti a lei senza che lei se ne accorgesse.
Un giorno mentre eravamo al bar assieme ad altri colleghi, due di loro mi chiesero un commento sulla stangona, figuratevi che non ne conoscevo neanche il nome. Risposi che una di quelle era da sposare ma che per soddisfarla ci voleva ben più di una persona soltanto, anzi era un peccato godersela da soli, come minimo il marito avrebbe dovuto condividerla con altre persone tanto era bella e abbondante.
Passò qualche tempo e finalmente venni sistemano in un altro ufficio più luminono e spazioso. Avevo altri compiti di responsabilità, come del resto il mio ruolo imponeva. Però c'era un piccolo problema, non mi potevo fare più le seghe sotto la scrivania in quanto non ero da solo nel nuovo ufficio. Mi avevano messo nello stesso ufficio della stangona ove c'erano già altri due colleghi, Giancarlo e Sandro.
La stangona si presentava sempre con gonne strette e che le arrivavano al ginocchio ma che poi tirava su rendendole delle mini. Evidentemente le piaceva farsi vedere.
Un bel giorno uno dei colleghi, Giancarlo, mentre si parlava di donne e matrimoni, disse ciò che io avevo detto sulla stangona. Diventai rosso come un peperone per la vergogna. La stangona mi guardò, poi disse che in effetti avevo
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ragione nel dire che ci voleva ben più di un uomo per soddisfarla. Pensai che lei fosse una ninfomane, ma come se mi stesse leggendo nel pensiero disse che non era una ninfomane. Certo che la stangona era una bella donna, alta oltre 1,90, capigliatura e carnagione mora, culo maestoso e poppe da capogiro, tipo la Bellucci, ma ancora più alta e robusta. Presi il coraggio a due mani e le chiesi, davanti agli altri colleghi, come mai ancora non si fosse sposata. Mi rispose che non aveva trovato persone che le avevano chiesto in moglie e che soprattutto le dessero quel che lei desiderava.
Forse nel delirio io risposi che se lei si fosse sposata con me avrei acconsentito a farle anche da scendiletto, tanto mi piaceva. La stangona mi fissò seria, poi abbassò lo sguardo continuando a lavorare. Guardai gli altri colleghi temendo di aver detto qualcosa di male che l'avesse offesa, ma gli sguardi dei colleghi erano tutti di ammirazione verso di me, come se avessi colpito nel segno.
Da lì a qualche giorno Paola, questo il nome della stangona, mi invitò una sera a cena fuori. Forse avrei dovuto farlo io, ma ero troppo timido per farlo. Mi parlò di lei, descrivendosi come un tipo di donna autoritario e molto esigente. Poi prese il discorso del matrimonio chiedendomi se io stessi scherzando quando le dissi quelle frasi in ufficio. Risposi che ero convintissimo di ciò che le avevo detto e che le avrei messe anche per iscritto, come se si trattasse di un contratto. Mi guardò a lungo senza parlare prendendomi le mani nelle sue. Si comportava come se fosse lei l'uomo ed io la donna. Mi sentivo in imbarazzo e sovrastato dall'abbondanza del suo corpo. Mi fece un'ultima domanda, se nel fare l'amore con me, una volta sposati, lei non fosse rimasta soddisfatta cosa pensavo di fare. Risposi che se lei fosse stata d'accordo l'avrei lasciata libera di farsi un amante oppure di far l'amore con me ed altri uomini contemporaneamente in modo da soddisfarla completamente. Non disse nulla. Mi abbracciò passando da sopra il tavolo e rovesciando la bottiglia dell'acqua per terra mandandola in frantumi. Il bello è che i presenti in sala, compresi i camerieri, ci batterono le mani come se si trattasse di un film.
E che film che stavo vivendo, anzi una favola. Ci sposammo nell'arco di un paio di mesi. Il viaggio di nozze lo abbiamo passato alle Maldive dove lei si è sbizzarrita a mettere in mostra il suo corpo statuario standosene completamente nuda in spiaggia. Proprio durante la luna di miele le confessai i miei piccoli segreti, e cioè che mi piaceva farmi le seghe guardando le donne nude su internet. La sua risposta fu per me un trionfo. Mi rispose che adesso non dovevo più farlo e che se fosse stato di mio gusto avrei potuto masturbarmi mentre lei faceva l'amore con altre persone, naturalmente dopo aver fatto l'amore con me.
Non credevo alla mie orecchie e soprattutto non credevo ancora che quel gran pezzo di donna fosse tutta per me, e anche a disposizione degli altri, com'era nei patti.
Al rientro a casa le chiesi se avesse fatto l'amore con qualcuno del nostro ufficio e lei rispose di no. Le proposi se le andava farlo con qualcuno in particolare e lei rispose che aveva una certa simpatia per i nostri due colleghi Giancarlo e Sandro, tuttavia con loro non si era mai spinta oltre a mostrar loro le cosce.
Le dissi che era una cosa positiva e che quindi lei poteva sbizzarrirsi a stuzzicarli come meglio sapeva fare per poi portarseli a letto.
Qualche giorno più tardi invitammo Giancarlo e Sandro a cena da noi per festeggiare il nostro ritorno con loro che tra l'altro erano stati anche i nostri testimoni alle nozze.
Sandro e Giancarlo accettarono l'invito. Si presentarono portando il dolce e dello spumante.
Mia moglie aveva preparato una cenetta a base di frutti di mare. Per stuzzicare loro l'appetito sessuale, ma non ce n'era bisogno, aveva indossato quanto di più sexy lei avesse nell'armadio: reggiseno a balconcino di una misura più piccolo in modo da far traboccare quasi tutto di fuori (le si vedevano le aureole) tanga in pizzo nero con reggicalze in pizzo e calze a rete fine. Una camicia di seta velata trasparentissima che non nascondeva un bel nulla e che anzi dava un pizzico maggiore di perversione, poi una cortissima mini che le copriva appena i glutei lasciando intravedere i ganci delle calze.
La cena fu un successone, tra sguardi ed occhiate sulle tette di mia moglie. Poi venne l'imprevisto, o meglio ciò che mia moglie aveva preparato. Nel bere lo spumante fece in modo da versarne un pò sulla camicetta. Lei sapientemente la sbottona cercando di pulirla col tovagliolo e nel frattempo lascia intravedere il seno prosperoso che voleva uscire dal reggiseno. Naturalmente io la incoraggiai a togliersi la camicetta per pulirla meglio e quando lei fu a torno nudo con addosso il reggiseno e le aureole in mostra, tutti gli occhi compresi i miei erano puntati sulle sue tette. Lo sfregolio poi faceva il resto. Le sue tette sobbalzavano al punto da var saltare fuori anche i capezzoli. A quel punto il andai dietro mia moglie prendendole le poppe fra le mani facendole uscire completamente dal reggiseno. Lei lascia la camicetta e ci baciamo appassionatamente. Come se i due fossero assenti, le tolgo la mini e la faccio distendere sul divano. Le tolgo anche il tanga baciandole il culo e dandole dei piccoli morsi sulle natiche, poi prendo a leccarle la figa e solo quando lei è bagnata fradicia la penetro. Raggiungo l'orgasmo assieme a lei, ma mi chiede ancora di scoparla. A questo punto invito Giancarlo e Sandro a far l'amore con lei. I due non si tirano indietro. Mentre uno la prende da dietro, l'altro se la scopa in bocca, poi si danno il cambio.
La serata rimase memorabile. Nel nostro istituto di credito si è sparsa la voce, ma solo tra gli uomini e solo tra quelli seri che hanno una certa personalità, che a me e mia moglie ci piace l'amore di gruppo, quindi il sabato sera organizziamo delle cene con finale a letto. Normalmente invitiamo un paio di colleghi per volta, ma qualche volta mia moglie ha insistito per averne tre contemporaneamente mentre io dovevo masturbarmi guardandoli.
Ormai si è creato un certo giro e sembra che i colleghi sappiano qual è il loro turno. A me la cosa fa molto piacere in quanto raggiungo il mio duplice scopo: far l'amore con mia moglie e poi masturbarmi davanti a lei.

Gianni - marito segaiolo.

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