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Genere gay A me gli uomini non piaccionodi prossi scritto il 07-11-2008
Quando citofonai gli dissi che era una questione di vita o di morte. Solo così si decise a farmi salire. Il professor Guzzanti si presentò avvolto in una vestaglia di seta molto elegante, ma lui era sempre elegante alla facoltà di medicina dove insegnava. Tra qualche giorno sarebbe stata la terza volta che sostenevo l’esame della sua materia. Le prime due mi aveva mandato a casa a studiare un altro po’, ma io quella materia non la digerivo. Sapevo benissimo che non ce l’avrei fatta neanche questa volta. La decisione di andarlo a trovare era scaturita dall’insopportabilità di un’altra bocciatura. Già vedevo il padre di Elba, la mia ragazza, dall’alto della sua posizione, un medico di valore internazionale, rintuzzarmi divertendosi a confrontarmi con Elba, lei che si era scritta alla facoltà un anno dopo di me e che si era già laureata mentre io ne avevo per un altro anno almeno.
Si sapeva che al professore Guzzanti piacevano i ragazzi e si raccontavano storie di miei colleghi di facoltà che avevano passato l’esame dopo avere compiaciuto il professore. La cosa mi faceva letteralmente schifo, ma ero talmente disperato che ero disposto a tutto. Gli dissi proprio così, che ero disposto a tutto e lui cominciò a urlare:”Come ti permetti, brutto mascalzone, per chi mi hai preso, io ti denuncio” e così via. L’avevo combinata proprio grossa. Evidentemente quelle che si raccontavano erano solo leggende metropolitane. Ero talmente mortificato che gli spiegai le motivazioni di quel comportamento raccontandogli di Elba e di suo padre. “Io amo Elba, è la ragazza più bella e dolce che conosca, ma suo padre non perde momento per farmi fare brutta figura. Evidenzia i meriti di Elba che sono veri, ma io sono diverso e poi fa di tutto per tendermi delle trappole e farmi fare la figura dell’ignorante. Quando pranzo da lui è come sostenere un esame. Mi fa continuamente domande di medicina ed io spesso non so come rispondere, la prego mi aiuti.” Guzzanti mi guardò con un cenno di commiserazione: “Certo non è facile combattere con quello, io lo conosco e ti posso capire.”. Poi sospirò e disse: “Vabbè vediamo che si può fare. Tu cosa proponi?”. “Faccia lei, professore, sono disposto a tutto. Naturalmente nel limite del possibile”. Guzzanti mi guardò, mi squadrò e poi esclamò: “Ok, ragazzo. Intanto meriti una punizione…” “Per cosa?” “Meriti una punizione! Ti sentirai meglio se ti sentirai punito”. Assentii, ma non capii. Il professore aprì un armadietto dal quale prese una cassettina di legno intarsiato molta ben rifinita e si sedette sul divano con un fare molto euforico e chiedendomi di avvicinarmi. Dai gesti mi fece capire che voleva che mi distendessi a pancia giù parte sulle sue cosce parte lungo il sofà. Avevo capito che aveva intenzione di sculacciarmi. Quel vecchio sporcaccione infatti, dopo un po’ di preparativi, cominciò a farlo, ma avevo dei jeans invernali e mi sentii salvo. Macchè, quello capì e mi disse di abbassare i pantaloni. La cosa mi riempì di vergogna, ma meglio questo che altro, mi dissi. Mi alzai in piedi, abbassai i pantaloni fino alle caviglie e poi mi rimisi in posizione con le sole mutande e lui ricominciò a sculacciarmi. Adesso le sentivo le sue mani lasciarmi un dolore bruciante: “Ahi!, Ahi! Ahi! Ahi!........” Qualche lacrima uscì dai miei occhi. Non per il dolore, ma perché la cosa mi riempiva di vergogna “Ragazzo cattivo, eccoti quello che ti meriti!” diceva il Guzzanti mentre abbatteva la sua mano pesantemente ora su una chiappa ora sull’altra. Era sempre meglio che altro mi dicevo quando, in modo fulmineo, il prof mi abbassò pure le mutande che ebbi uno scatto istintivo di impedirglielo con la mano. Lui me la prese con forza e storcendomi il braccio sulla schiena mi impedì di ribellarmi: “E no, ragazzo, quel che è giusto e giusto e tu meriti una lezione” e ricominciò a battermi sulla pelle nuda del mio sedere: “Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!” etc. Dopo una ventina di sculacciate si fermò. Mi accarezzò il sedere palpandolo dolcemente. Mi ricordai mia madre quando da bambino mi metteva nella stesa posizione e per farmi addormentare mi massaggiava il sederino. “Oh, povero culetto! Non è giusto ridurre un così bel culetto in questo modo, tutto rosso!” disse fingendosi pentito il professore. Capii che Guzzanti, allungando la mano, aveva aperto la cassetta di legno intarsiato e ne aveva preso qualcosa. Quindi, dopo pochi attimi, riprese ad accarezzarmi il culo, ma mi accorsi che le sue mani erano fredde ed untuose. “Che cosa è?” gli chiesi “Della vaselina, amore mio. Fa bene alla pelle arrossata…” e poco dopo “Ma non solo.” Mi massaggiò delicatamente e accuratamente la pelle del culo ed effettivamente provai sollievo dalla freschezza della pomata. Sarebbe stato quasi piacevole se non fossero state le mani di quell’uomo. Ci fosse stata Elba al posto del professore sarebbe stata tutta un’altra cosa, ma Elba non mi avrebbe mai massaggiato il culo. Lo avrebbe trovato volgare e sconcio, ma in effetti non era male. Anche poi, quando con una certa libertà il professore passò ad accarezzare l’interno tra le due natiche e finanche a sfiorarmi l’ano, devo dire, con tutta sincerità, che non era male quel piacere che provavo. Forse era anche per questo che mi vergognavo di più. Cominciò ad armeggiare con qualcos’altro e non capii cosa fosse fino a quando non mi infilò qualcosa nell’ano. Io mi ritrassi di botto anche se non provavo dolore. “Che cosa è, che cosa è?” gli chiesi “Calmati ragazzo. È solo una pompetta per iniettare un po’ di vaselina all’interno, gioia mia.” “Perché mi inietta la vaselina nel culo?” “Amore mio, perché fa bene. La vaselina ha molte proprietà”. “Mi vuole inculare, è vero?” “Amore mio, se vuoi puoi andare via e non se ne fa niente. Tu sei libero, non ti costringo”. Il professore aveva ragione. Non era stato lui a proporsi, ma io. “Se vuoi puoi andare via… tuo suocero ti accoglierà a braccia aperte.” Mio suocero. L’avermelo ricordato mi convinse che valeva la pena di farmi inculare. “Allora, cosa hai deciso?” “Come mi devo mettere, professore?” “A pecorella, amore mio.” Vorrei ricordarvi che io sono eterosessuale a tutti gli effetti. Mi fanno schifo gli uomini, pensate se mi piaccia farmi inculare, ma cosa potevo fare? “Professore, non mi faccia troppo male, la prego!” “Se avessi voluto farti male non ti avrei inondato il culo di vaselina, no!” “Grazie professore!” dissi piagnucolando. “Adesso ci metto anche un po’ di saliva, va bene!” Quello che sentii fu assolutamente divino. Il professore cominciò a leccarmi il culo. Ciò che provai fu qualcosa che non avevo mai provato prima. Pensai che sarebbe stato bello se quello che mi stava facendo me lo avesse fatto Elba, ma era da escludere. “Sei pronto, amore mio?” “Si profes..” Non mi diede il tempo di rispondere che mi sentii morire dal dolore. “E meno male che c’era la vaselina, fa un male cane, Dio mio Ahi!ahi!ahi!” “Dai amore mio, è già tutto in saccoccia. Il dolore finisce presto. Il piacere continua nel tempo” Non capii le parole. Cosa significa che il piacere continua nel tempo? Sperai che il professore venisse in breve, ma invece mi sembrava che stantuffasse senza stancarsi. Era vero: il dolore era finito e in effetti l’ano si era abituato. Adesso ad ogni colpo del professore si allargava senza opporsi e, quando il professore nella foga usciva fuori il cazzo, non faceva in tempo a chiudersi che quello me lo ributtava dentro. E questa intermittenza, questo vuoto seguito da un senso di mancanza, mi pervadeva, desideravo che lui lo tirasse fuori per rivolerlo di nuovo dentro. Mi facevo schifo nel pensarlo, ma era proprio così. Il mio cellulare squillò mentre il professore mi mitragliava il culo. Gli chiesi di prenderlo dalla tasca dei pantaloni che si trovavano ancora stesi alle caviglie. Senza staccare il cazzo dal mio culo lo trovò e me lo porse: era Elba. Dovetti rispondere perché lei era troppo gelosa, altrimenti poi s’incazzava se non lo facevo. “Ciao amore” le dissi “Amore mio, dove sei?” “Non ci potrai credere, sono in bagno, ahi! Ahhhh!” “Oh, amore. Che c’è, cosa sono questi mugolii?” “mi sto facendoohh il bagno, è bellissimoooohoo vorrei tantooohoh che tu fossi qui con me ahhh! Ohhhh! Ho tanta voglia in questo momentooooh di far l’amore con te, ah!” “Anch’io vorrei essere con te, ho tanta voglia di baciarti, di farti qualcosa che ti piacerebbe molto” “Cosa?” “Ho letto su Vanity Fair che agli uomini piace aver leccato il culo” “Ma… Amore.. che dici?” "Te lo sei mai fatto leccare il culo?" "Ma no, amore. aaahh!" "Allora ti farò provare io. Dai, che ci fa? Ormai dobbiamo dirci tutto. Non ti piacerebbe che ti leccassi il culo, e poi vorrei farti un… come si dice… un pompino. Le mie amiche lo fanno ai loro ragazzi.” “Amore, dimmi come faresti?” Elba mi fece ascoltare i baci e il suono della sua bocca, delle sue labbra, della sua lingua mentre il professore mi sfondava il culo e mi faceva impazzire di un piacere molto singolare. I mugolii di Elba al telefono, i suoi baci, lo squittire della sua lingua fece il resto e fu così che venni e il professore con me abbattendosi sul mio corpo come un carro armato. Non dimenticherò mai quel giorno, quei momenti. Mentre mi ricomponevo sentivo il culo ancora aperto, ma non mi dava fastidio anzi… Insomma alla fine non era stata così male tutta la faccenda. Nel discendere le scale del palazzo in cui viveva il professore ricevetti un’altra telefonata. Era mio suocero. “Allora, campione, ieri ho parlato col professore Guzzanti. Non ti preoccupare per gli esami, mi ha dato le domande che ti farà. Sei contento?” Nel tempo ho sentito spesso due esigenze dopo quella esperienza. La prima era che ogni volta che facevo una cazzata sentivo il bisogno di essere punito. Così ritornavo dal professore il quale era felice di soddisfare questa mia nuova esigenza provvedendo a impormi la dose di sculacciate adeguata alla cazzata fatta. La seconda era che mi ero accorto nel tempo di una strana sensazione o tensione che mi attanagliava l’ano. Col tempo capii che era come se mi chiedesse di soddisfarlo. Speravo che terminasse col tempo, ma non mi dava tregua. Così ogni tanto ritorno dal professore per avere un servizio completo. Dopo mi sento molto meglio. A me, però, gli uomini non piacciono. racconti erotici, scrittori, scrivere online, scrittori emergenti
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