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Tu
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Genere incesto Dedicato a mammadi triktrak
Sono dietro la porta della mia stanza socchiusa, mamma nel salotto legge con le gambe accavallate, le sue cosce abbondantemente scoperte attraggono la mia attenzione, sono eccitato, la desidero da tempo, vorrei confessarle questo desiderio ma ho paura della sua reazione.
Mamma ha 48 anni ed ai miei occhi da adolescente voglioso appare bellissima, le sue cosce carnose leggermente segnate dalla cellulite, il suo culo rotondo e maestoso, il suo seno pesante sono da tempo la fonte della mia immaginazione quando mi masturbo......, mi chino cerco di vedere meglio, il mio sguardo sale lungo il solco scuro dell'attaccatura delle cosce, intravedo l'ombra delle sue mutandine nere, comincio a toccarmi il cazzo: mamma ti voglio allarga quelle gambe fallo per me fammi vedere la tua fica, ti prego! Vorrei gridare ma che succederebbe, ce l'avrebbe con me e poi magari lo direbbe a papà, il ritmo della mia mano aumenta, forse faccio rumore: Tesoro che fai, dove sei? Sono nella mia stanza, dico con voce roca, sto studiando! Avevo sentito dei rumori, ma vuoi qualcosa? No mamma, grazie. Torno frettolosamente alla mia scrivania, ho paura che lei mi possa scoprire, allaccio i pantaloni a fatica, il mio cazzo è ancora duro e teso, apro un libro a caso e faccio finta di leggere. I miei pensieri rincorrono quella visione, la sega interrotta mi lascia dentro una voglia esplosiva, ora vado da lei, penso, le infilo la mano nella scollatura, le strizzo i capezzoli, magari ci sta, magari si eccita vedendo i miei pantaloni gonfi, il mio cuore va a mille...... ma proprio in quel mentre si apre la porta, è lei che mi apostrofa con severità chiedendomi se studio. Si mamma sto studiando domani ho l'interrogazione, dico confuso. Vuoi che ti faccio compagnia amore, magari ti aiuto, vuoi ripassare con me? Prende una sedia e si siede vicino, la sua mano si poggia sulla mia spalla, si sposta per leggere con me, su dai mi dice: allora che stai studiando? Vorrei rispondere ma la guardo ammutolito, la sua camicetta di seta bianca leggermente dischiusa lascia intravedere il suo seno a stento trattenuto dal reggiseno nero, deglutisco a vuoto, mi sposto, come per aggiustare il libro, ma in realtà per guardarla meglio, il mio sguardo scende lentamente, la gonna a portafoglio è aperta e le sue cosce nude appaiono in tutto il loro candore, la curvatura degli slip, accompagna il mio sguardo al centro di quel triangolo meraviglioso dove si incontrano le curve delle cosce con quelle dell'inguine. Leggevo qui, dico, indicando un punto a caso del libro, ma devo rileggere, non sono ancora pronto, ora ripasso poi mi ascolti, va bene? Penso di essere ridicolo, penso se sarò stato credibile o no, ma è lo stesso, tanto la figura è fatta dico fra me e me. Sai amore che faccio, dice lei, sento freddo con le gambe nude, vado a mettere un paio di calze, poi torno che ripetiamo. Scosta le sedia indietreggia, le gambe si schiudono, la seta delle mutandine è tesa sul rigonfio della fica, la leggera trasparenza della stoffa e la merlettatura lasciano intravedere la folta peluria nera che fa da contrasto alla pelle bianca e delicata. E' da lì che sono nato penso ed è lì che voglio entrare, è lì che voglio poggiare il mio viso ed inebriarmi di quel profumo, mamma ti amo mormoro sottovoce. Leggo e rileggo ma i miei pensieri sono altrove, non ricordo nulla, aspetto solo che mamma torni. Passano alcuni minuti, tanti, o forse troppi, la dimensione del tempo non mi apparteneva più. Mamma rientra con un sorriso radioso sulle labbra carnose, perfettamente truccata, con un vestito aderente che sottolineava perfettamente ogni forma del suo corpo, le gambe affusolate si spingono a sostenere il culo pesante, la rotodità del suo ventre è un preludio alla sensualità del suo petto e i capelli neri si poggiano morbidi sulle spalle nude. La mia stanza si riempì immediatamente del suo profumo e ridendo esclamò: Visto che non ti va di studiare sarai il mio cavaliere, ok ? Mi accompagnerai a fare compere! Si mamma balbettai, mentre lei comincia a completare di vestirsi. Si poggia sul mio letto e lentamente solleva il vestito, la mano scende a sfilare la scarpa di vernice nera, con attenzione prende da un pacchetto un paio di calze nuove, le lascia scivolare tra le mani, guardo con la coda del'occhio, sono quelle di seta color carne da reggicalze, il mio cuore fa un tonfo. Ricordava che qualche giorno prima le avevo detto scherzosamente che le donne con i collant avevano perso il loro fascino!? Lentamente le arrotola, con attenzione, le unghie smaltate, traspaiono dalla velatura, si china, la punta del piede si arcua, preme contro il rinforzo della calza, le mani accompagnano la risalita, lentamente la seta si accosta alla carne, il fruscio fa venire la pelle d'oca, la leggera cellulite morbida si comprime, il risvolto più scuro della calza mi fa capire che avrei visto le mutandine di mamma, la mano entra sotto il vestito afferra la strighia del reggicalze, la tende, le dita leggermente piegate allentano la clip, la seta si tende si aggancia, la pelle rimane compressa dall'elastico, la mano percorre la rotondità della coscia accompagna il nylon a modellarsi. Sto per perdere la ragione, sono pazzo di lei e lei mi provoca, o lo fa ingenuamente, magari pensa è mio figlio, è normale tutto questo, che male c'è infilarsi un paio di calze nella sua stanza? Infila anche l'altra. Allora amore che fai? Stai lì silenzioso non dici nulla a mamma? La gamba si accavalla sulla prima, le cosce sovrapposte, lo strusciare della seta, il taglio delle mutandine, che appaiono da sotto le cosce, costrette dal morbido accostarsi delle natiche a stringere il gonfiore della fica, lo Chanel n.5, provocarono in me l'effetto di in whisky a stomaco vuoto. Mamma si ok, ma si, ok?? Allora, ho finito, volevi uscire, a si, si si sono pronto! Andiamo, su dai, si si, il tuo cavaliere, mamma ok, si! Ma amore che hai? Sei strano, ti senti bene? Si, si eh che..., si si!? E' che vorrei, ma si, non so come dire? Non so! Non hai studiato? E' questo? Ma no, no, e che ti ho guardato mentre infilavi le calze, capisci? Le tue gambe sono così belle inguainate di seta, così provocanti, che per un momento avrei voluto essere il tuo cavaliere davvero! Il tuo uomo! Mamma trasalì, in che senso, tu sei il mio uomo, il mio solo uomo, che io amo con tutto il cuore, lentamente portò la gonna più in basso, infilò le scarpe alzandosi e venendo vicino. Si accostò alla sedia, prese ad accarezzarmi i capelli, poggiando la mia testa sulla pancia, le dita cominciavano ad accarezzarmi con tutto l'amore che una mamma può dare a un figlio, tesoro sai che ti amo, io amo mio figlio più di ogni altra cosa al mondo, farei qualsiasi cosa per lui, ma che c'entrano le calze, ti ho turbato? Le mie mani si strigono attorno alla vita, si poggiano sui fianchi, sento la rigidità della guepiere, scendo, sento l'elastico del reggicalze e lo spessore metallico della clip, le bacio dolcemente quel ventre che mi aveva tenuto dentro, mamma è che io ti amo, ti amo come un uomo ama una donna e come un figlio una madre, è che queste due cose insieme mi danno un forte turbamento. Mi capisci? MI CAPISCI MAMMA ?? MI CAPISCI MAMMA ?!! Urlai. Ma che dici amore, sono tua madre, solo questo amore devi provare, anche se a volte alla tua età piccoli dettagli possono colpire la fantasia, forse ho sbagliato a finire di vestimi qui vicino a te, ma sembrava una cosa così naturale, scusami amore, scusami ancora. Mi baciò la testa stringendomi forte, le mia mani si poggiarono sul culo tirandola verso di me. Mamma ti amo, ti amo! Non possiamo, NON POSSIAMO, gridò con voce roca e sommessa, lasciami, LASCIAMI, ti prego fammi andare, allentò le mie mani premute sulle natiche, e uscì dalla stanza di corsa. Poggiai la testa sui libri, nascosta tra le braccia intrecciate, e ora che faccio pensai, vedi non lo dovevo fare, ora lo dirà a papà, che figura di merda, rimasi frastornato dai miei pensieri, eppure le calze? Ma perche? Le calze, e davanti a me!? Non le mette mai, voleva alludere a qualcosa e non ha avuto coraggio. Questo pensiero mi tranquillizzò, presi il telecomando e guardai la tv per più di un'ora. Squillò il telefono, mamma rispose, farfugliava qualcosa, non capivo, ma era agitata, sentii che riattaccava imprecando, mi feci coraggio e tornai in salotto, facendo finta di niente, che c'è mamma? Nulla amore, vieni qui, mi sedetti vicino, era bellissima, non si era cambiata, il vestito scopriva le ginocchia dove le calze tese mandavano riflessi di luce, la strinsi a me chiedendo scusa. Era papà non torna da Milano, sei il mio cavaliere, ora, e non devi chiedere scusa, mi baciò teneramente sulla bocca. Ora, il mio cavaliere mi porta al cinema, ti va? Presi coraggio, la felicità si leggeva nei miei occhi. Allora era come pensavo, non ha avuto coraggio, ma lo vuole anche lei. Corsi a prepararmi. Dopo un'ora eravamo in due comode poltrone a vedere uno stupido film, mamma le sussurrai all'orecchio, mi hai perdonato? Si voltò baciandomi teneramente sulla bocca, ti amo amore e non ti devo perdonare nulla. La strinsi a me e cercai nuovamente la sua bocca, le mie labbra si posarono sulle sue, prima un bacio, mamma un altro, le nostre bocche si soffermarono più del dovuto, sentii le sue labbra aprisi, mamma ti amo, anche io ti amo, le lingue si cercavano, mentre il sapore della saliva mi riempiva la gola. Ora puoi toccare le calze se vuoi, la sua mano si infilò sotto il pullover accarezzando il petto nudo e stringendomi i capezzoli tra i polpastrelli. Mamma ti amo, posso davvero, la mia mano era sulle ginocchia, mamma ti amo salii lentamente. Non volevo ora subito, quell'attesa era durata troppo e il prolungarla mi eccitava, sentivo la seta delle calze scorrere sotto la mano, il freddo del metallo della clip del reggicalze e poi la sua pelle nuda. La strisi di più, sentivo che ansimava, mamma ti amo, la mia mano si posò sulle mutandine. Vuoi, VUOI MAMMA, dissi con la stessa voce roca che aveva lei uscendo dalla mia stanza. Mamma vuoi, MAMMA VUOI?? SI AMORE, la sua bocca cercò la mia in un bacio disperato, mi sentivo tirare le labbra e la sua lingua che in un vortice si intrecciava alla mia. La mia mano finalmente era sulla sua fica, la fica di mamma, solo la sottile e impalpabile stoffa delle mutandine mi separava da lei, formavo una conchiglia per sentirla tutta, tutta la fica di mamma, quel bozzo che avevo tanto desiderato e spiato era li sotto la mia mano. Scostai il lembo degli slip, le mie dita andarono a cercare le sua intimità più nascosta, il polpastrello scorreva lungo la fessura umida, ti piace mamma? Da morire amore. Il clitoride come un cazzetto si induriva alle mie carezze, mamma toccami osai dire, mamma ti prego. La sentii armeggiare sulla lampo e poi la sua mano si posò sul mio cazzo, amore andiamo a casa, ti prego non possiamo oltre. Si mamma, andiamo a casa, voglio fare all'amore con te, con la mia mammina. Tornammo a casa in un lampo. La tormentavo, non era possibile aspettare, mentre mamma guidava le sollevai la gonna, il cambio automatico agevolò la manovra, allargò le gambe, la mia testa scese tra le sue cosce, baciavo la seta delle mutandine spingevo la lingua nella fessura, mamma dissi in un rantolo ti lecco la fica, strappai il leggero tessuto, la lingua si spinse nella sua cavità e bevvi tutto il nettare che usciva. Amore siamo in garage andiamo? Mamma ero in paradiso! Le baciai la bocca. Mamma dai andiamo. La porta di casa si chiuse alle nostre spalle, ci guardammo negli occhi. Mamma ti amo. Anche io amore. Sono il tuo uomo. Si e dormiremo nel lettone. Entrammo in camera da letto, le sfilai il vestito, mamma si sedette sulla sponda del letto. La sua mano aprìva i pantaloni a fatica, il mio cazzo era troppo teso, quando svettò fuori mamma cominciò un pompino che non avrei nemmeno mai sognato. Amore ahhh, che bel cazzo ti ha fatto mamma, spingilo in gola, fallo sentire alla tua mamma. Scusa se oggi ti ho rimproverato è che non avevo il coraggio di confessarti quest'amore incestuoso che sentivo nascere tra noi! Mamma alternava frasi d'amore ad una sensualità meravigliosa nel fare l'amore, coniugando nel modo migliore il rapporto sessuale tra madre e figlio. Mamma così mi fai venire! Gridai. MAMMA VENGO. NO TIENI AMORE SCOPA LA TUA MAMMA. Si tirò sul letto, con le calze il reggicalze che risaltavano sulla pelle bianca e il suo cespuglio nero lucido di umori, puntai il cazzo sull'apertura della fica, mi trattenni volevo che lo chiedesse ancora. AMORE SCOPA MAMMA!! SI MAMMA SEI LA MIA DONNA LA MIA TROIA TI VOGLIO METTERE INCINTA!! Quelle parole ci fecero perdere la testa, cercavo la sua bocca mentre la penetravo con passione. MAMMA FAMMI UN FIGLIO, MAMMMA TI AMO. AMORE SI SBORA NELLA FICA DI MAMMA!! SI, SI. MAMMA VENGO. LE PAROLE SI STROZZARONO IN GOLA, MAMMA VENGO, MAMMA TI AMO. Una scarica di sperma le riempì la vagina, mentre urlavo: DA LI' SONO USCITO E DA LI' USCIRA' NOSTRO FIGLIO!! DEDICATO A MIA MADRE, CHE HA DATO TUTTA SE STESSA A SUO FIGLIO. racconti erotici, scrittori, scrivere online, scrittori emergenti
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