|
||||||||
|
||||||||
|
|
||||||||
|
Tu
Sei qui > Home > Racconti
> prime > Io, Ivan e il suo papà
.
Genere prime Io, Ivan e il suo papàdi prossi scritto il 17-01-2009
Avevo solo 15 anni ed ero di una timidezza spaventosa. Mio padre era un colonnello dell’esercito, un tipo molto rigoroso, burbero, con una voce tonante e mi faceva molta paura. Anche se non mi ha quasi mai picchiato ne ho sempre avuto un terrore tale che ho sempre cercato di rigare dritto, ma, soprattutto, mi incuteva un senso di inadeguatezza, di inferiorità nei confronti degli altri, sia giovani che adulti con i quali riuscivo molto poco a comunicare. Così stavo quasi sempre per conto mio, parlavo poco; dovevo apparire agli altri così triste e iellata che se ne stavano alla larga.
A proposito, il mio nome è Tania. Quando in classe arrivò Ivan, gli insegnanti me lo piazzarono nel mio banco perché sapevano che non mi sarei lamentata. Ivan era slavo e, benché parlasse abbastanza bene l’italiano, aveva quel tipico accento zingaresco che a molti da fastidio, specialmente a certi razzisti che, anche nella mia classe, non mancavano. Era giunto in Italia e dopo essere stato a Roma e a Milano suo padre che era, non so se fosse vero, un diplomatico venne trasferito nella mia città. Diceva di aver girato molte città del mondo: Londra, Berlino, Atene, Parigi, ma Ivan era uno che la sapeva lunga e in poco tempo era riuscito ad attrarre l’attenzione degli altri, anche dei più razzisti. Intorno a lui, nei momenti di libertà, si formavano capannelli ad ascoltare le sue avventure. Diceva di aver conosciuto personaggi famosi del mondo dello spettacolo, raccontava aneddoti e storie vissute che si lasciavano ascoltare. Biondo, occhi azzurri, non molto alto, 170 cm al massimo, aveva nel sorriso il suo punto forte e, probabilmente, ne era consapevole e all’occorrenza sapeva quando spalancare la bocca e mostrare la sua bella dentatura per annientare le resistenze altrui. Io ero talmente timida che non ero riuscita dopo anni di scuola a crearmi una sola vera amicizia tra i miei compagni, ma Ivan fu per me come un papà. Mi stava di sopra, mi voleva sempre accanto come a dire agli altri: lei è una mia protetta e guai a chi la tocca. E a me la cosa mi dava forza e gliene ero grata. Poi mi coccolava con abbracci affettuosi e durante la ricreazione non mancava mai di comprare anche per me brioche, biscotti, gelati. Quella mattina mi chiese di andare a studiare a casa sua e io, come al solito, all’inizio tentennai, ma quando lui insistette e mi sorrise non seppi come rifiutare. Così di pomeriggio studiammo assieme a casa sua. Ivan mi aveva detto che i suoi si erano divorziati e che lui era rimasto a vivere con suo padre di cui non mancava mai di parlare come la persona più importante della sua vita; aveva per lui parole bellissime, quelle che non potevo dire del mio. A casa sua eravamo da soli poiché suo padre era a lavoro. Quando finimmo i compiti Ivan preparò delle brioche con la nutella e del succo di arancia. Mi sentivo veramente voluta bene e a mio agio con lui che aveva poi quel modo di fare affettuoso fatto di abbracci, strette e carezze sui capelli. Era un chiacchierone Ivan tale che non riuscivo proprio a stargli d’appresso, mi estasiava e mi confondeva al punto che non capii neanche che, parlando parlando, mi aveva portato nella stanza da letto di suo padre, un letto matrimoniale. Si tolse la maglietta ed il gesto fu molto spontaneo e dettato dal caldo che non ci feci caso, ma poi cominciò a slacciarsi la cintura e a sbottonarsi i pantaloni: “Dai spogliati anche tu” mi disse con una spontaneità affabile, sorridendo alla sua maniera. In men che non si dica si era denudato e sdraiato sul letto, pisello all’aria. Potete immaginare il mio imbarazzo. Non mi era mai capitata una cosa simile. Ero da sola, in casa d’altri, con un ragazzo completamente nudo sul letto. “Dai sbrigati” mi ridisse con la stessa spontaneità. “Ma dai, che ci facciamo tutti nudi?” “Dai, ma che fai ancora così, spogliati!” Io a causa della mia timidezza avevo un po’ di titubanza, ma per Ivan avevo una fiducia smodata e poi il suo sorriso aveva una forza spaventosa davanti al quale non riuscivo a dire di no. Aveva un modo di fare che ti faceva aparire normale ciò che non lo era affatto. Così cominciai a spogliarmi, moto lentamente però, perché avevo molta vergogna. Non ero abituata a farlo in presenza di altri, specialmente di un ragazzo. Mi sdraiai nuda anch’io sul letto, ma con le mutandine e il reggiseno addosso, con un intenso senso di pudore. Ivan mi sorrise e mi venne addosso con un abbraccio improvviso e forte. Sentii il calore del suo corpo ed il piacere al tatto della sua pelle maschia. Restò attaccato a me per un po’, così, senza muoversi e quell’abbraccio fu molto bello, intenso e carico di emozione anche se io all’inizio mi sentii piuttosto imbarazzata. Poi si allontanò dal mio corpo e si distese accanto a pancia sotto con il viso rivolto verso di me sempre sorridendo. Fui colpita dal suo corpo già ben formato e… In quel momento non sapevo come esprimere quello che provavo perché ero molto ingenua in quanto a sesso. Provai un certo imbarazzo nel sentire il sangue scorrermi nelle vene più in fretta alla visione del suo corpo, ma adesso so perché. Perché era bello, armonioso, aggraziato. Le spalle forti, ma non troppo, la vita stretta che dava slancio al sedere muscoloso. Ma non era solo una questione di forme quanto di luminosità. Il suo corpo rilasciava una luce dorata che mi eccitava. “Massaggiami le spalle” mi disse alla sua maniera con fare dolce, ma come un ordine che non ammetteva rifiuti. Mi sollevai sulle ginocchia e cominciai a massaggiargli le belle spalle tra la nuca e la schiena. “Bello, sei una maestra - mi elogiò - Vai su tutto il corpo, maestrina, anche giù.” “Giù?” “Si, vai giù, non preoccuparti.” Io cominciai a massaggiare sempre più giù aspettando che lui magari quando fossi arrivato sul sedere mi dicesse di fermarmi, ma non mi fermò, anzi me lo chiese appositamente.” “Dai, massaggiami il culo.” ”Il culo?” “Dai sbrigati. Tu non capisci niente. È bellissimo farsi massaggiare il corpo, le spalle, la testa, i capelli, le gambe ed anche il sedere. Dopo una giornata passata sui libri è quello che ci vuole. Poi tu sei amica mia e a te lo faccio fare perché ti voglio troppo bene. Noi due ci vogliamo bene, no?” “Si, anch’io te ne voglio:” “Ti piace il mio sedererino?” “Dio, che dici?” “Dai, non fare la timida, lo so che ho un gran bel sederino meglio di tante ragazze.” “Si.. Va bene è un bel sedere..Anzi è un gran bel sedere. Ce l’hai bello tosto, sporgente che sembra proprio quello di una ragazza, ma si vede che è quello di un ragazzo, è muscoloso.” Ivan mi chiese di spostarmi che voleva girarsi. Nello sdraiarsi vidi che il suo pene si era drizzato. Non avevo mai visto un pene e adesso lo avevo visto prima moscio e poi dritto. Mi sentii attratta, ma feci finta di nulla. “Lo hai mai visto un cazzo dritto?” “No, direi proprio di no. Questa è la prima volta che lo vedo.” “Ti piace?” “Beh, mi metti in imbarazzo… Non mi lascia indifferente se è quello che vuoi sentire.” “Ho un gran bel cazzo, che ne pensi?” Mi sentii intimidita da quella domanda, e anche un po’ vergognata. Poi lui mi accarezzò la guancia ed io parlai: “Penso di sì, anche se non ho termini di paragoni.” “Hai visto, che ti costa essere sincera?” “E’ la prima volta che mi capita di stare accanto ad un ragazzo nudo, ho provato un po’ di imbarazzo prima.” “E adesso” “Adesso non più, mi sento tranquilla ora. Con te sto sempre tranquilla, sei davvero un amico.” Ivan si sollevò e mi disse d’incanto: “Adesso tocca a me massaggiarti!” Non ci fu verso di rifiutarmi. Lui era un uragano ed io facevo quello che voleva. Mi massaggiava il culetto e mi sentivo insieme imbarazzata e felice. “Hai proprio un gran bel culetto tondo, sporgente, liscio. Sarei tentato di divaricarti quel tanto le natiche per guardarti il buchetto. Non so, è solo un desiderio, una curiosità. Non l’ho mai visto come è fatto un buco di culo. Neanche il mio.” Il cuore mi batteva forte. Sapevo che se gli avessi detto di no, Ivan mi avrebbe convinta lo stesso come in effetti fu. “E va bene!” Mi sentivo bene con lui e l’imbarazzo iniziale era terminato. Le sue mani sul mio sedere erano una bellezza e, in fondo, ci legava un’amicizia e, forse, qualcosa in più. “Ti piacerebbe scopare?” Me lo chiese così, spontaneamente senza far una piega. ”Dai, ma che dici?” Dio se mi sarebbe piaciuto. Sarebbe stata la mia prima scopata. Me la sognavo ogni notte la mia prima scopata. Non avevo mai pensato ad Ivan, ma neanche devo dire a qualcun altro Ivan, con la mano sul mio sedere, divaricò le mie natiche con il pollice e l’indice. “Vediamo come ce l’hai il buco?” Fui scossa dalla presenza delle sue mani nelle mie intimità. Il cuore prese ad accelerare. Le sentivo muoversi tra l’ano e il fiore. Era dolce e mi faceva smaniare di desiderio. “Il tuo fiorellino è rosa e la sua visione è troppo forte. Mi fa scattare una voglia da impazzire… Dai girati adesso. Dai, vuoi scopare o no, si o no, si o no, si, si, si dimmi sì?” ”Dai, Ivan, ma dici davvero o scherzi?” dissi con disappunto. Si avvicinò alle mie labbra e le sfiorò con le sue. “Dico davvero, vuoi scopare, sorellina. Voglio farti divertire, dai, approfittane.” Mi incitava colle sue parole ed il suo sorriso conturbante. Intanto prese ad accarezzarmi il seno dentro il reggiseno. “Dai, lo sento che si è ingrossato e che ti va.” Non capivo se Ivan dicesse sul serio o se era tutta una burla. In verità era sola la mia tremenda timidezza a dubitare che le sue parole non fossero sincere, così aspettavo che lui mi forzasse per poi ubbidire. Sfilò il reggiseno. Provai un senso di libertà. Poi cominciò a calarmi delicatamente le mutandine. “Tiriamole giù queste, fammi vedere come sei combinata. E brava, non è niente male sto fiorellino” In un batter d’occhio ci mise la lingua e cominciò a spompinarmi. Provai ad oppormi, ma lui non sentì ragione e riuscì a ficcarmi la lingua più dentro. Il piacere che provai era talmente forte e nuovo che quasi svenivo. Mi spompinò a lungo, non terminava mai ed io non volevo che lui terminasse. “Adesso ti vengo dentro, sorellina.” Tremavo di gioia e di premura. Era la prima volta in ogni senso che facevo sesso ed ero eccitatissima. Mi puntò il cazzo. “Vai un po’ più su sorellina, ecco così, allarga le coscettine che ci divertiamo” Cominciò a spingere e mi accorsi solo dopo qualche secondo, dal calore che mi avvolse il fiore, che mi era quasi dentro. Un breve, ma acuto dolore, mi avvertì della perdita della mia verginità. Lo avevo dentro ed era stato semplice e mi sentivo talmente felice che nel giro di pochi secondi venni con una foga formidabile ed esplosiva. “Meno male che non ti andava!” mi disse Ivan e, subito dopo, cominciò ad inondarmi la pancia del suo liquido. “Ti è piaciuto?” “E’ stato bellissimo anche se sono venuta così presto.” In quel momento si senti lo schioppo delle chiavi all’ingresso e il cigolio della porta che si apriva. “Dio mio, chi sarà?” “Sarà mio padre!” “Ci ammazza!” “Dai, sorellina, stai tranquilla. Ciao papà” Il padre entro nella stanza da letto, senza impressionarsi più di tanto, si tolse la giacca e poi disse, ed ebbi l’impressione di rivedere sul suo volto lo stesso sorriso di Ivan: “Vedo che vi siete dati da fare.” “Un po’ - rispose Ivan - Ho fatto godere la mia amico Tania, era la sua prima volta. Dai papà vieni anche tu.” Il padre non se lo fece dire due volte e nel giro di pochi secondi mi ritrovai in mezzo tra lui ed Ivan. La cosa mi sembrò divertente. Ero felice che suo padre non si fosse arrabbiato e che considerasse tutto l’affare come normale. Se al posto suo fosse arrivato mio padre, mi avrebbe cancellato dal mondo solo col suo sguardo. “Papà, io l’ho fatta godere davanti, perché non la fai godere tu dietro?” Io non capii. Ero troppo ingenua. “Non so - rispose il padre - tu cosa ne pensi? Se vuoi puoi chiamarmi papà”. “Non lo so. Che cosa significa?” “Ti va di essere inculata?” “Inculata?” dissi come se non sapevo che dire. “Sorellina, dai, perché non ti fai inculare, è bello. È semplice e non fa poi tanto male, ma godi come un pazza, più che col fiore. E poi mio padre è molto esperto.” Il padre mi vide intontita e mi chiese di avvicinarmi a lui. Con i gesti mi fece capire di rivoltarmi a pancia in giù sulle sue gambe. Ero in loro balìa e facevo tutto ciò che mi dicevano di fare. Ivan e suo padre cominciarono a palpeggiarmi le natiche e a fare apprezzamenti: “È proprio un bel culetto, papà, è vero?” “Davvero bello, non c’è che dire. Tania, hai un culo fantastico, sarebbe un sacrilegio che tu non ne goda. Naturalmente non sei costretta.” Non pensavo di avere un culetto così bello, ma quel che non sapevo era quanto fosse sensibile alle carezze delle loro mani che lo saggiavano, lo sfioravano, ne divaricavano le natiche per esaminare il mio buchetto, sfiorandolo dolcemente. Poi sentii anche dei baci, prima sulle chiappe, poi intorno al buco ed infine la lingua di Ivan che cercava di penetrarvi dentro. Un piacere che mi lasciava assolutamente senza parole, estasiata, incantata, a bocca aperta. “Niente male, proprio un bel culetto, sorellina. Papà che ne dici, un po’ di vaselina?” Vidi Ivan armeggiare in un cassetto e prendervi un tubetto che porse al padre. Da lì a poco sentii il fresco unguento sul bordo del buchetto e le dita ruotarvi intorno vorticosamente quando all’improvviso venni penetrata da un dito. Per un attimo sentii dolore e un po’ di fastidio e sussultai. “Dai sorellina, è solo un attimo, va meglio adesso?” “Si, adesso va meglio.” Il dito mi scorreva avanti ed indietro nel culo. Mi sentivo così strana. Non sapevo se stringere o rilassare lo sfintere, mi sentivo già eccitata che quando sentii un secondo dito entrare, il dolore che ne seguì, più forte del primo, lo dimenticai per concentrarmi su un unico grande desiderio: prendermi il cazzo del padre di Ivan tutto intero nel culo. “Dai sorellina, sei già pronta per l’inculata. Dato che per te è la prima volta mettiti alla pecorina.” Ivan controllò che mi mettessi nel modo giusto secondo quello che diceva lui: poggiarmi sui gomiti, guancia sul cuscino, culetto all’insù gambe leggermente divaricate. La cosa bella dell’inculata alla pecorina è che tu non vedi, ma senti e immagini i movimenti, i gesti dell’uomo che ti sta dietro. Lo immagini mentre armeggia col suo cazzo, gli da gli ultimi colpi di mano per farlo inturgidire e poi te lo punta dritto dritto nel culo. Ti appoggia la cappella sul buchetto. Lo intuisci dal contatto prima fresco della vaselina e poi caldo di quel cuscinetto di glande. Non vedi l’ora di averlo già tutto dentro. Sentivo che lì dietro il padre di Ivan cominciava a spingere il cazzo in avanti, ma mi pareva come se spingesse tutto il mio corpo perché quel cazzo anziché entrare, mi spingeva. Sentii allora le mani del padre di Ivan tenermi il bacino pronte a trattenermi alla prossima spinta. Con il cazzo avrebbe spinto in avanti fino a ficcarmelo nel culo mentre con le mani mi avrebbe tirato il bacino all’indietro. Non subito però, non era così facile perché il cazzo non entrava, ma ad ogni spinta cercava di farsi spazio allargando un po’ il buchetto. Capii all’ennesimo tentativo che non sarebbe stata una passeggiata mentre già il culo mi faceva male, un dolore che mi diceva che non era ancora pronto per essere sfondato, era trotto piccolo il mio buchetto. Il padre però non ebbe pietà dei miei lamenti e delle mie perplessità: “Forse non ci entra” dissi tremando. “Che dici sorellina, ancora un po’ di pazienza e vedrai” L’ano si allargava e mi doleva, desideravo essere sfondata anche se provavo dolore, ma il desiderio era anch’esso forte. Un colpo deciso mi allargo l’ano che me lo sentii strappare ed il cazzo entrare dentro e scorrere senza sosta fino in profondità. “Visto sorellina che è entrato? Come va, ti piace?” “Dio mio che dolore. Fa male, papà” ”Adesso papà ti sta dentro un po’ senza muoversi così ti abitui.” ”No va bene, papà! puoi muoverti, anzi muoviti velocemente così il piacere mi rende sopportabile il dolore.” “Ecco la mia bella puttanellina che gli piace tanto prenderselo nel culo. Oh che bel culo, stringi il culetto, bella, stringi il culetto, ancora amore mio stringi il culetto di papà” Il padre di Ivan mi parlava con dolcezza, utilizzando delle parole come puttanella, troietta che anziché offendermi, mi eccitavano ancora di più, e intanto mi scopava con tutti i sacramenti. Io non sapevo che fare. Lui mi incitava a stringere il culo, ma io non capivo più niente, quello si abbatteva su di me con tale foga e velocità che non riuscivo a capire se davvero stringevo abbastanza. Il culo si era abituato ed il cazzo lo percorreva come se fosse un’autostrada ed io lo volevo tutto fino alla fine. “Poi voglio anche il tuo, Ivan.” Ivan mi sorrise e poi ci baciammo. Mi tenne la mano fino al momento in cui sentii che stavo venendo di nuovo. “Sto venendo, Dio mio, è troppo forte” Ivan mi baciò il collo e d io esplosi. “Oh, vengo, bello, troppo forte.” “Urli come una cavalla sorellina, forte!” Sentii il padre di Ivan staccarsi e a sua volta sborrarmi sulla schiena. Ero esausta e felice. Chi doveva dire che avrei perso la mia verginità davanti e dietro nello stesso giorno e così presto. Solo due ore prima sapevo così poco del sesso ed ora mi sentivo già pronta per esperienze ancora più eccitanti. Sono anni che quasi tutti i giorni vado a studiare da Ivan e, insieme a suo padre, ci divertiamo un mondo. Ci vogliamo bene e siamo molto felici. racconti erotici, scrittori, scrivere online, scrittori emergenti
© Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti. Annunci69.it è contro ogni tipo di violenza! Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare il racconto segnalatoci. |
![]() Valutazione del racconto: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Letto da: 27.156 navigatori Chi è prossi? p.rossi1958@yahoo.it Un tentativo di scrivere racconti gay senza essere ovvii e banalmente volgare. Tutti i racconti di prossi Altri racconti di prime dello stesso genere > DIRECTORY
» Lui & Lei, e altre storie Le avventure della coppia e non solo » Scambio Coppia Le esperienze a 4, molto eccitanti » Prime Esperienze C'è sempre una prima sexy volta » Trio Incontri a 3, il mitico triangolo » Orge & GangBang Racconti di un amore di gruppo » Gay e Bisex Racconti gay, storie bisex. » Lesbo Saffo e le sue ragazze. » Trav e Trans Travestimenti, prime volte e... » Tradimenti Storie molto segrete di attrazioni fatali » Incesto Oltre ogni limite, il sesso in famiglia. Invia un tuo Racconto erotico! Crea il tuo scrittoio in cui poter scrivere racconti, modificarli, e avere una biografia personale. clicca qui |