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La saga di Garula - Violenza Ep.8


di Tiscopotrans
01.04.2024    |    1.325    |    0 6.0
"Nonostante la sua prigionia e la sua condizione di schiava, il consigliere imperiale non poteva negare la sua attrazione per le bellezze che l'harem offriva..."
* ATTENZIONE: Questa storia ai fini della trama è molto cruenta, al suo interno troverete violenze, omicidi e sadomaso. È consigliata la lettura a un pubblico adulto e coscienzioso *
* La saga di Garula è una saga per adulti fantascientifica dove non c'è solo sesso, ma anche altri temi non adatti per tutti *


Il sole del mezzogiorno illuminava l'harem di Odexa mentre Garula, carica di rabbia e desiderio di vendetta, si aggirava tra le sale alla ricerca di Ana. Ma la sua ricerca fu interrotta bruscamente quando una guardia imperiale la fermò.

Guardia: "Tu, schiava! Viene richiesta la tua presenza presso il consigliere imperiale Orbue."

Garula si sentì sollevata nel sentire quelle parole. Forse, pensò, non sarebbe stata punita per le sue azioni contro i nobili. Con un cuore leggero, si lasciò guidare fuori dall'harem verso la stanza del consigliere.

Quando varcò la soglia, rimase senza parole davanti alla vista di Orbue, seduto nudo sul suo trono, con uno sguardo di desiderio nei suoi occhi.

Orbue: "Ah, finalmente sei qui, mia schiava. Entra."

Garula si sentì un brivido lungo la schiena al sentirsi chiamare "schiava", ma sapeva cosa aspettarsi da un incontro con Orbue nudo.
Orbue con voce soffocata diede un ordine alle due guardie imperiali: "Portatela qui e spogliatela."
"Sì, signore." Urlò la prima guardia che continuo a parlare: "Gagging in bocca."
La seconda guardia teneva per i capelli Garula: "Sicuro, signore. Non fare troppo la difficile, schiava."
"Ecco le molle sui capezzoli. Sarà meglio se non ti muovi troppo, schiava."
"Ora la benda sugli occhi. Vogliamo che tu non veda nulla, schiava."
"E il collare da cane al collo. Ricorda sempre chi è il tuo padrone, schiava."

Orbue vedendo la ragazza inerme davanti a lui provo un grande piacere:"Benissimo. Ora lasciatemi solo con lei."

Garula sotto il gagging, con voce soffocata: "Per favore... lasciatemi andare..."

Orbue: "Tsk tsk tsk... Schiave come te non hanno diritti. Impara la tua lezione e accetta il tuo destino."
Garula, trattenendo a stento il terrore che le pervadeva l'anima, non poteva fare a meno di sentire un senso di sollievo nel sapere che Orbue non era al corrente della sua vera identità. Tuttavia, il suo cuore batteva velocemente mentre si rendeva conto delle intenzioni di Orbue.

Garula: *con voce tremante* "Per favore, padrone Orbue, c'è un modo per evitare questo? Sono disposta a fare qualsiasi cosa..."

Orbue: *con un sorriso malizioso* "Oh, piccola schiava, la tua supplica mi eccita ancora di più. Non c'è scampo per te questa volta."

Garula si sentì paralizzata dalla paura mentre Orbue si avvicinava a lei con desiderio nei suoi occhi. Avrebbe dovuto trovare un modo per distoglierlo da ciò che voleva fare, ma la sua mente era offuscata dal terrore.

Orbue si avvicinò alla prixa e la tirò dal collare costringendola a entrare nella stanza dei giochi sadomaso. Appena entrati con un gesto olimpionico Orbue prende Garula e l'appende come a un salame su un gancio al centro della stanza

Orbue: "Sai, mia cara, mi diverto molto con le mie schiave. E tu sarai la mia nuova preferita."

Garula, sospesa dal collare e impotente di fronte alla violenza imminente, cercò di trovare un barlume di coraggio.

Garula: *con voce soffocata* "Ti prego, padrone Orbue, non farmi questo... ho fatto tutto ciò che mi hai chiesto..."

Orbue: *ride sadicamente* "Le mie schiave non meritano la pietà. Devono solo imparare a obbedire."

Con un movimento rapido, Orbue prese una frusta e iniziò a colpire Garula, il suono del colpo che si riversava nell'aria mentre il dolore si riversava sul corpo di Garula, lasciandola tremante e incapace di reagire.
Garula pendeva al centro della stanza come un salame, sospesa dal collare che le stringeva il collo. Il suo corpo nudo era una tela su cui l'umiliazione e la crudeltà di Orbue erano dipinte con chiarezza. I gadget che le erano stati applicati la facevano sembrare una creatura da incubo: il gagging stretto nella bocca, le molle sui capezzoli che tiravano la sua pelle, la benda sugli occhi che la privava della vista. Ogni dettaglio, ogni accessorio, era un segno della sua totale sottomissione al volere di Orbue, un simbolo della sua disumanizzazione e della sua impotenza di fronte alla sua tirannia.

Orbue, con uno sguardo di puro sadismo, inizia a frustare Garula mentre si masturba, godendo del suo potere su di lei. Il suono del frustino che sferza l'aria si mescola al gemito soffocato di Garula, mentre il dolore e il piacere si fondono in un turbinio di sensazioni. Le sue frustate cadono implacabili sulla pelle di Garula, lasciando segni rossi e lividi sul suo corpo già martoriato dagli accessori sadomaso. La vista di Garula inerme e vulnerabile, sospesa al centro della stanza, mentre Orbue la domina con la sua crudeltà e il suo desiderio di dominazione, è un'immagine che si insinua nella mente, testimone della corruzione e della degradazione che regnano sovrane in quell'oscura stanza dei giochi.
Orbue fa scendere Garula dal gancio, lasciandola cadere pesantemente sul morbido lettino, dove la lega con fermezza, assicurandosi che non possa muoversi. Poi, con passo lento e deliberato, prende una candela accesa dalla mensola e si avvicina a Garula. Le gocce di cera calda cadono lentamente sul corpo di Garula, una dopo l'altra, creando un contrasto di calore e freddo sulla sua pelle. Garula cerca di trattenere i gemiti di dolore mentre la cera scende lentamente, formando piccoli rivoli sui suoi seni, sul ventre, sulle cosce, lasciando un'impronta bruciante sul suo corpo sensuale e vulnerabile. Orbue osserva con sadica soddisfazione il tormento di Garula, godendo del potere che ha su di lei e dei suoi gemiti soffocati, che riempiono la stanza con una sinistra sinfonia di dolore e desiderio.
Orbue rimuove il gagging dalla bocca di Garula, lasciando che un grido di dolore e frustrazione sfugga dalle sue labbra. Con ferma determinazione, Orbue la tiene saldamente ferma sul lettino e, senza alcuna pietà, posiziona il suo fallo tentacolare nella bocca di Garula. La giovane ribelle, costretta all'impotenza, si ritrova a subire un'altra umiliazione, mentre il fallo tentacolare penetra la sua bocca, riempiendola con la sua presenza invadente. Garula si sforza di liberarsi, ma le sue membra legate e la presa ferrea di Orbue le impediscono qualsiasi movimento, lasciandola completamente vulnerabile alla volontà sadica del consigliere imperiale.
Orbue, immerso nel suo gioco di dominio e perversità, si preparava ad infliggere ulteriori torture a Garula quando un battito alla porta interruppe il suo divertimento sadico. Irritato dall'interruzione, si voltò verso le guardie che avevano interrotto il suo piacere e ascoltò con interesse quando queste gli riferirono dell'arrivo di una prixa desiderosa di condividere momenti intimi con lui.

Con un'espressione di interesse malizioso, Orbue acconsentì all'ingresso della ragazza, curioso di vedere chi fosse disposta ad offrirsi a lui. Quando Ana varcò la soglia, il suo sguardo si illuminò di anticipazione mista a desiderio. Nonostante la sua prigionia e la sua condizione di schiava, il consigliere imperiale non poteva negare la sua attrazione per le bellezze che l'harem offriva.

Ana, con un sorriso ambiguo sulle labbra, avanzò nella stanza, il suo sguardo incrociò quello di Orbue con una promessa di piacere e sottomissione.
Ma ciò non rientrava nei piani di Ana.
Mentre Garula era bendata e incapace di vedere ciò che stava accadendo, Ana agì con astuzia e prontezza d'azione. Con un movimento silenzioso e preciso, si avvicinò furtivamente a Orbue, cogliendolo di sorpresa. Con un'abilità disarmante, Ana afferrò il consigliere imperiale e lo spinse con forza contro il gancio, uccidendolo sul colpo.

Garula, ignara di ciò che stava succedendo intorno a lei, sentì solo il suono sordo dell'impatto e un momento di silenzio teso. Poi, una voce familiare, quella di Ana, risuonò nell'aria. Con un misto di confusione e speranza, Garula si sforzò di capire cosa stava accadendo.

Solo quando Ana tolse la benda dagli occhi di Garula, la ragazza vide il cadavere di Orbue e comprese il coraggioso atto compiuto dalla sua compagna ribelle. Con un senso di gratitudine misto a rinnovata determinazione, Garula abbracciò Ana, riconoscente per averla salvata da un destino ancora più oscuro.
Garula: "Ana, cosa ci fai qui? Come hai fatto a entrare?"

Ana, con un sorriso compiaciuto: "Sono venuta per te, Garula. Ho sentito che eri in pericolo e non potevo restare a guardare senza fare nulla."

Garula: "Ana, perché hai tradito Lysa? Lei è stata uccisa dalle guardie imperiali e tu hai avuto un ruolo in tutto questo."

Ana, visibilmente turbata: "Lo so, Garula. Ero confusa e spaventata. Le guardie mi hanno minacciato e mi hanno fatto credere che sarei stata risparmiata se le avessi aiutate. Ma ora mi rendo conto che ho commesso un grave errore."

Garula: "Capisco che ti siano state fatte pressioni, ma è stato un tradimento nei confronti di una nostra compagna. Dobbiamo trovare un modo per giustiziare coloro che sono responsabili della morte di Lysa."

Ana: "Sì, hai ragione. Farò tutto il possibile per redimere il mio errore e per vendicare Lysa."

Garula, guardandola negli occhi: "Ti credo, Ana. Ora dobbiamo concentrarci su come uscire da qui e su come continuare la nostra lotta contro l'imperatore."
Ana, con voce decisa, spiega a Garula che non è ancora il momento di fuggire. La riassicura mentre la ammanetta nuovamente al letto, oscurandole gli occhi con la benda.

Garula urlava, chiedendo ad Ana di slegarla così da poter fuggire insieme. Ana le disse di non urlare e che, se voleva rimanere in vita, doveva lasciarla morire. Poi, con calma, attendeva l'arrivo delle guardie. Quando finalmente fecero irruzione nella stanza, si scatenò una violenta lotta. Le guardie, ignorando le spiegazioni di Ana, la uccisero sul colpo.

Le guardie, dopo aver eliminato Ana, trovarono Garula nuda e coperta di lividi e sangue sul lettino. Senza esitazione, decisero di prenderla e portarla nell'harem.
Garula giaceva ferita e stremata nel cuore dell'harem, il corpo segnato da lividi e ferite, il viso pallido tradiva una sofferenza profonda. Venere, camminando tra le fila delle prixia, notò immediatamente la sua compagna in pericolo. Senza esitazione, si avvicinò a lei con premura, percependo l'odore del sangue nell'aria.

"Garula, che cosa ti è successo?" chiese Venere con tono preoccupato, accovacciandosi accanto a lei.

Garula sollevò lo sguardo, gli occhi vitrei manifestavano un misto di dolore e rassegnazione. "Sono stata attaccata dalle guardie imperiali", sussurrò con voce flebile, cercando di tenere a bada il dolore.

Venere si rannicchiò vicino a lei, esaminando le ferite con attenzione. "Dobbiamo portarti al sicuro, nella mia tenda", disse con fermezza, stringendo delicatamente la mano di Garula.

Con un gesto di assenso debole, Garula si lasciò sollevare da Venere, affidandosi alla sua guida.

Una volta all'interno della tenda, Venere aiutò Garula a sdraiarsi su un morbido letto di piume, cercando di lenire il suo dolore e confortarla con gesti amorevoli. Con delicatezza, iniziò a pulire le ferite e a medicarle, mentre Garula, nel silenzio della tenda, finalmente poteva lasciarsi andare e lasciar emergere le emozioni trattenute.

"Ti senti meglio?" chiese Venere, guardando Garula con occhi pieni di compassione.

Garula annuì debolmente, un filo di gratitudine brillava nei suoi occhi. "Grazie, Venere. Senza di te, non so cosa sarebbe successo", mormorò con voce flebile, stringendo la mano di Venere con affetto.

Venere sorrise, confortata dal fatto di poter essere lì per la sua amica in un momento così difficile. "Siamo unite, Garula. Siamo una squadra. E insieme supereremo qualsiasi sfida", disse con fermezza, promettendo solidarietà e sostegno.
"Ana... Ana è stata lì per me", sussurrò Garula con voce flebile, rivolgendo lo sguardo a Venere. "Mi ha aiutata a sopravvivere... ed è morta per questo."

Venere ascoltava con attenzione, cogliendo la gravità delle parole di Garula. "Ana... ha dato la sua vita per te?", chiese con un tono carico di emozione.

Garula annuì, gli occhi velati dall'emozione. "Sì... ha sacrificato tutto per salvare me", rispose con gratitudine, sentendo il peso del dolore e della responsabilità sulle sue spalle.

Venere avvicinò la mano alla spalla di Garula, offrendole conforto e sostegno. "È un gesto coraggioso e nobile", disse con sincerità. "Dobbiamo onorare il suo sacrificio, continuando la nostra lotta per la libertà."

Garula annuì, sentendo il calore dell'amicizia di Venere avvolgerla come una coperta protettiva. "Sì, dobbiamo", rispose con determinazione. "Ana non sarà mai dimenticata. Continueremo a combattere in suo nome."

Con il cuore gonfio di gratitudine e determinazione, Garula e Venere si abbracciarono, consapevoli che il loro legame e la loro risolutezza avrebbero guidato il loro cammino verso la libertà.
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