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Prime Esperienze

Una valigia, un nickname e camere d'albergo


di Membro VIP di Annunci69.it GangBangToscana
05.11.2026    |    6    |    0 6.0
"A Riccione scoprii che alcune cazzate non si risolvono con una battuta, un sorriso o una buona capacità di improvvisazione..."
Ottobre 2001 – Marzo 2002

Verona, una città nuova e le vecchie abitudini

Nell'ottobre del 2001 arrivai a Verona per motivi di lavoro.

Avevo ventidue anni, quattro anni di esperienze pisane alle spalle e una gran voglia di continuare a godermi la vita.

Lasciavo la Toscana, gli ambienti universitari che avevo frequentato, le amicizie e una relazione sentimentale durata circa un anno.

Ma non avevo nessuna intenzione di diventare improvvisamente un ragazzo tutto casa e lavoro.

Mi piacevano le donne, mi piaceva scopare e continuavo a essere affascinato dalla possibilità di conoscere persone sempre diverse.

Le chat rimanevano uno dei miei strumenti preferiti per fare nuove conoscenze, ma non erano certamente l'unico.

Frequentavo discoteche, locali e ambienti notturni. Mi piaceva la musica house, mi piaceva stare in mezzo alla gente e avevo una naturale predisposizione a socializzare.

Durante la settimana lavoravo.

Nel fine settimana, invece, cercavo di divertirmi il più possibile.

Non avevo una relazione stabile e non ne sentivo particolarmente la mancanza.

Mi capitava di conoscere una donna in discoteca, un'altra attraverso Internet e magari di organizzare un appuntamento in una città diversa.

Gli alberghi diventarono una presenza piuttosto frequente nella mia vita.

Camere prenotate per una notte, incontri occasionali, weekend trascorsi lontano da Verona.

Non tutte le donne che conoscevo cercavano una relazione.

E, in quel periodo, nemmeno io.

Mi interessavano soprattutto l'attrazione, la complicità e il piacere di vivere qualcosa di nuovo.

Le discoteche e il mondo della house music

In quegli anni la musica house occupava una parte importante delle mie serate.

Frequentavo locali, conoscevo persone che lavoravano nell'ambiente e cominciai a occuparmi anche di pubbliche relazioni.

Mi piaceva organizzare gruppi, coinvolgere amici e conoscenti, promuovere serate e contribuire a riempire le discoteche.

Era un ambiente nel quale mi trovavo perfettamente a mio agio.

Musica ad alto volume, gente che ballava fino al mattino e afterhour che cominciavano quando le persone normali stavano facendo colazione.

Alcuni locali aprivano alle sei del mattino e andavano avanti fino a mezzogiorno.

Per noi non era necessariamente la fine della serata.

Spesso era soltanto il secondo tempo.

In mezzo a quella vita notturna, però, c'era anche un lato decisamente meno innocente.

Giravano sostanze stupefacenti, soprattutto ecstasy e cocaina.

Non ero estraneo a quel mondo.

E sarebbe ipocrita raccontare quegli anni fingendo il contrario.

Frequentavo persone che ne facevano uso e, in alcune occasioni, mi occupavo personalmente di procurare e cedere sostanze ad altri.

Una scelta della quale avrei presto conosciuto le conseguenze.

Una serata a Riccione

Nel marzo del 2002 organizzai una trasferta a Riccione per una serata in discoteca.

Avevo coinvolto un gruppo numeroso di persone.

Eravamo circa settanta.

L'idea era quella di trascorrere una grande notte di musica house, ballare fino al mattino e, per chi ne avesse ancora avuto voglia, proseguire in un afterhour.

Come spesso accadeva in quel periodo, insieme all'organizzazione della serata circolavano anche droghe.

Avevo acquistato ecstasy e cocaina a Bologna, attraverso contatti che conoscevo nell'ambiente.

Non mi ero limitato a procurarle per uso personale.

Ne avevo cedute anche ad alcuni conoscenti.

Quella notte, però, qualcosa andò decisamente storto.

Le quattro del mattino

Erano circa le quattro quando un conoscente calabrese cominciò a chiedermi insistentemente altre due pasticche di ecstasy.

Io, inizialmente, non avevo intenzione di dargliele.

Lui continuava a insistere.

Alla fine cedetti.

Gli consegnai le due pasticche in cambio di denaro.

Un gesto che durò pochi secondi.

E che mi costò parecchio.

Non mi ero accorto di essere osservato.

Poco dopo intervennero gli addetti alla sicurezza del locale, insieme a Carabinieri in borghese.

Mi ritrovai fermato, perquisito e arrestato.

Fino a qualche minuto prima ero in discoteca, circondato da musica e persone che ballavano.

Adesso avevo le manette ai polsi.

La serata era finita.

E non nel modo che avevo immaginato.

La cella di sicurezza

Mi portarono in caserma.

Ricordo ancora la cella di sicurezza.

Una panca dura, una coperta di lana e quelle due lettere stampate sopra.

C.C.

Carabinieri.

Non c'era niente di romantico, trasgressivo o divertente.

Non c'erano ragazze, musica house o amici con i quali scherzare.

C'ero io.

Con il tempo necessario per rendermi conto della cazzata che avevo combinato.

Ero partito per Riccione pensando di trascorrere un fine settimana memorabile.

In effetti lo sarebbe stato.

Ma per motivi completamente diversi.

Rimasi trattenuto fino al lunedì mattina, quando fui accompagnato davanti al giudice per il processo per direttissima.

Non avevo ancora compiuto ventitré anni.

E quella fu una delle esperienze più pesanti della mia giovinezza.

La libertà, sotto la pioggia

Dopo l'udienza fui scarcerato.

Quando uscii, pioveva.

Avevo addosso soltanto una maglietta a maniche corte.

Il giubbotto era rimasto in discoteca al momento dell'arresto.

Ero stanco, infreddolito e con una gran voglia di tornarmene a casa.

In quei giorni frequentavo una ragazza che lavorava al guardaroba di un locale afterhour.

Il programma iniziale era quello di raggiungerla dopo la serata, quando il locale avrebbe aperto alle sei del mattino.

Invece di incontrarmi all'afterhour, dovette venire a recuperarmi dopo la scarcerazione.

Mi accompagnò alla stazione ferroviaria.

Una scena che ricordo ancora perfettamente.

Io, sotto la pioggia, con una maglietta a maniche corte e una notte di discoteca trasformata in un fine settimana in cella.

Altro che afterhour.

Una lezione che non avevo programmato

Quell'arresto segnò una svolta.

Fino a quel momento avevo vissuto molte situazioni con una certa leggerezza, convinto di potermela cavare sempre.

A Riccione scoprii che alcune cazzate non si risolvono con una battuta, un sorriso o una buona capacità di improvvisazione.

Le conseguenze possono arrivare all'improvviso.

E possono essere molto più serie di quanto immagini.

Da quell'esperienza decisi di chiudere con la droga.

Non significava rinunciare alle discoteche, alla musica o alla vita notturna.

Significava aver capito che non avevo nessuna intenzione di ritrovarmi nuovamente in quella situazione.

Le donne, le chat e le mie avventure sarebbero rimaste parte della mia vita.

Ma Riccione mi aveva lasciato un ricordo che non avevo alcuna voglia di ripetere.

In quei mesi avevo frequentato parecchie camere d'albergo.

Ero abituato a svegliarmi in letti diversi, spesso accanto a donne conosciute da poco.

Ma fra tutti i posti nei quali avevo trascorso una notte, ce n'era finalmente uno che potevo tranquillamente cancellare dalla lista dei desideri.

Una cella di sicurezza dei Carabinieri.

E pensare che ero partito per andare a ballare.
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