La troia, il cornuto e le notti fiorentine
GangBangToscana
Un mondo decisamente diverso
Avevo ventitré anni e vivevo a Firenze.
Le chat tradizionali continuavano a regalarmi incontri interessanti, ma nel frattempo avevo cominciato a frequentare anche siti dedicati allo scambismo e alle coppie trasgressive.
Mi incuriosiva soprattutto il mondo cuckold.
Coppie nelle quali l'uomo provava piacere nel vedere la propria compagna avere rapporti con altri uomini.
Non era qualcosa che avevo conosciuto attraverso gli amici o nelle discoteche.
Era stato Internet ad aprirmi quella porta.
E, come spesso mi accadeva quando scoprivo qualcosa di nuovo, non avevo nessuna intenzione di fermarmi alla teoria.
Fu proprio attraverso uno di quei siti che conobbi una coppia di Montecatini.
Lui aveva sessantacinque anni.
Lei quarantacinque.
E già dal modo in cui si presentavano capii che non si trattava di due persone particolarmente convenzionali.
Il cornuto e la troia
Lui era un uomo benestante, molto più grande di me.
Lei era una donna dell'Est Europa, ex ballerina di locali notturni, con un fisico ancora molto attraente e una spiccata passione per gli uomini giovani.
Non cercavano una relazione sentimentale.
Cercavano un uomo che entrasse nel loro gioco.
E io, a ventitré anni, ero esattamente il genere di ragazzo che interessava a lei.
La particolarità era che amavano definirsi con due appellativi molto precisi.
Lui era il cornuto.
Lei era la troia.
Non erano parole che utilizzavo per offenderli.
Erano loro stessi a gradirle, perché facevano parte della loro fantasia.
Lui desiderava assistere agli incontri della compagna con altri uomini.
Lei amava essere desiderata e vivere la propria sessualità senza particolari inibizioni.
Io ero curioso di conoscere entrambi.
E non ci volle molto perché dalle conversazioni passassimo a organizzare il primo incontro.
La Porsche 911
L'uomo veniva a prendermi a Firenze.
Non con una macchina qualsiasi.
Con una Porsche 911.
Una di quelle a quattro posti, anche se definirli tutti e quattro comodi sarebbe stato piuttosto generoso.
Mi caricava in macchina e mi accompagnava a Montecatini, dove viveva con la compagna.
La situazione aveva qualcosa di surreale.
Un uomo di sessantacinque anni, benestante, che attraversava la Toscana con la sua Porsche per andare a prendere un ventitreenne destinato a trascorrere qualche ora con sua moglie.
Eppure per lui era assolutamente naturale.
Non c'erano gelosie nascoste o equivoci.
Sapeva perfettamente perché ero lì.
Anzi, era proprio lui a organizzare gli incontri.
Ricordo quei viaggi in Porsche quasi quanto gli appuntamenti.
Parlavamo tranquillamente, come due persone che si conoscevano da tempo.
Poi arrivavamo a Montecatini e la situazione cambiava completamente.
Le notti a Montecatini
La prima volta ero curioso di vedere come si sarebbe svolto tutto.
Avevo già avuto numerose esperienze sessuali, anche con donne mature, ma non mi era mai capitato di trovarmi in una situazione così particolare.
Lui rimaneva presente.
Spesso si sistemava su una sedia e osservava.
Lei, invece, era completamente a proprio agio.
Non aveva bisogno di fingere timidezza o aspettare che fossi io a prendere ogni iniziativa.
Sapeva quello che desiderava.
E lo desiderava apertamente.
Tra noi nacque subito una forte intesa sessuale.
Era una donna disinibita, molto più esperta di me e particolarmente attratta dai rapporti intensi.
Le piaceva scopare senza troppi convenevoli e non nascondeva la propria passione per il sesso anale.
In quel contesto le parole crude facevano parte del gioco.
Quando la chiamavo troia, non era un'offesa.
Era esattamente il modo in cui voleva essere chiamata.
E suo marito, il cornuto, assisteva senza manifestare alcun disagio.
Anzi, era proprio quella la situazione che cercavano.
Per me rappresentava una scoperta importante.
Non soltanto dal punto di vista sessuale.
Cominciavo a capire che esistevano coppie nelle quali desiderio, gelosia e fedeltà venivano vissuti secondo accordi completamente diversi da quelli tradizionali.
Ero entrato in casa loro come un ragazzo conosciuto attraverso Internet.
Ne uscii con la consapevolezza che quel mondo aveva molte più sfaccettature di quante avessi immaginato.
Ci incontrammo complessivamente quattro o cinque volte.
Il rituale era quasi sempre lo stesso.
Lui arrivava a Firenze con la Porsche.
Mi accompagnava a Montecatini.
Trascorrevamo qualche ora insieme.
Poi mi riportava indietro.
Non diventammo amici nel senso tradizionale del termine.
Eravamo tre persone che condividevano una fantasia e avevano trovato un modo consensuale di viverla.
E, per quanto singolare potesse sembrare dall'esterno, funzionava perfettamente.
Firenze, house music e spaghetti all'alba
Nel frattempo continuavo a frequentare la vita notturna fiorentina.
Dopo Riccione avevo deciso di chiudere con la droga.
Non avevo però nessuna intenzione di rinunciare alla musica house, alle discoteche o alle serate con gli amici.
Continuavo a occuparmi di pubbliche relazioni e a frequentare persone che lavoravano nei locali.
Le notti erano lunghe.
Spesso finivamo di ballare quando ormai era mattina.
E capitava che, invece di tornare immediatamente a casa, qualcuno proponesse di continuare la serata in un appartamento.
Una spaghettata all'alba.
Qualche risata.
Musica ancora nelle orecchie.
E le solite conversazioni tra amici, spesso condite da racconti sessuali e battute di ogni genere.
Eravamo giovani, avevamo voglia di divertirci e non ci facevamo troppi problemi a parlare apertamente di sesso.
Fu proprio durante uno di questi ritrovi che accadde qualcosa destinato a cambiare il corso delle mie esperienze.
Una proposta decisamente fuori programma
Era il 2002.
Ci trovavamo a casa di un collega, nella zona tra Firenze e Pistoia.
Eravamo un gruppo di amici che si frequentavano anche per lavoro e condividevano la passione per la vita notturna.
Tra noi c'era una ragazza che conoscevamo.
Durante una conversazione venne fuori che aveva già avuto un'esperienza sessuale con due uomini contemporaneamente.
La cosa attirò immediatamente la mia curiosità.
A quel punto le feci una proposta.
Le chiesi se le sarebbe piaciuto provare un'esperienza con cinque uomini.
Non era una battuta lanciata per metterla in imbarazzo.
Era una domanda diretta.
E la sua risposta fu altrettanto diretta.
Era interessata.
Non dovemmo convincerla, insistere o trascinarla in qualcosa che non desiderava.
La proposta le piaceva.
E a quel punto decidemmo di organizzare l'incontro.
La mia prima gangbang
Avevo già vissuto un'esperienza sessuale di gruppo durante l'estate in Puglia, insieme a un amico e due ragazze.
Ma quella era stata una situazione completamente diversa.
Questa volta c'erano cinque uomini e una donna.
Era la mia prima vera gangbang.
Ero uno dei partecipanti.
Non c'era un'organizzazione strutturata, non esisteva un gruppo con un nome e non avevamo alcuna intenzione di creare un'attività.
Eravamo semplicemente cinque amici che avevano incontrato una donna interessata a vivere quella fantasia.
L'incontro si svolse nell'appartamento del collega.
Il clima era informale, senza scenografie o preparativi particolari.
Quello che mi colpì fu soprattutto il fatto che una fantasia della quale fino a quel momento avevo soltanto sentito parlare fosse diventata improvvisamente una situazione reale.
Non ero più davanti a uno schermo a leggere annunci.
Ero lì, insieme agli altri, a partecipare a un'esperienza che fino a poco tempo prima non avevo nemmeno immaginato di poter organizzare.
La ragazza era perfettamente consapevole della situazione e desiderava partecipare.
Per noi fu qualcosa di nuovo.
E per me, soprattutto, fu una scoperta.
Non perché non conoscessi già il sesso.
Ma perché avevo trovato una dimensione completamente diversa da quella degli incontri individuali.
Una dimensione nella quale organizzazione, complicità e desideri condivisi diventavano importanti quanto l'incontro stesso.
Cinque amici e un'idea
Quella prima gangbang non nacque con l'obiettivo di costruire qualcosa.
Non avevamo un nome.
Non avevamo un sito.
Non avevamo fotografie promozionali, programmi o progetti.
Avevamo soltanto vissuto un'esperienza che ci era piaciuta.
E, almeno per quanto mi riguardava, avevo voglia di ripeterla.
Mi resi conto che, attraverso Internet, potevano esserci altre donne interessate a esperienze simili.
Coppie trasgressive.
Donne single.
Persone curiose di vivere fantasie che difficilmente avrebbero proposto nella vita quotidiana.
La difficoltà non era trovare uomini disponibili.
Quelli, francamente, non mancavano.
La vera sfida sarebbe stata conoscere donne realmente interessate, organizzare incontri consensuali e mettere insieme persone capaci di rispettare gli accordi.
Non avevo ancora idea di come avrei fatto.
Ma una cosa era certa.
Quella mattina del 2002, tra Firenze e Pistoia, non avevo soltanto partecipato alla mia prima gangbang.
Avevo scoperto qualcosa che, negli anni successivi, sarebbe diventato una parte importante della mia vita.
E tutto era cominciato con una domanda fatta quasi per caso, dopo una notte in discoteca.
Cinque uomini.
Una donna.
E una proposta che nessuno di noi avrebbe dimenticato.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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