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La saga di Garula - Dominazione Ep. 5


di Tiscopotrans
01.04.2024    |    446    |    1 6.0
"Nonostante la confusione e l'ambivalenza delle sue emozioni, Venere si lasciò trasportare dal momento, abbandonandosi al piacere carnale e al potere oscuro..."
Nel cuore del palazzo reale di Odexa, una figura elegante si muoveva con grazia attraverso i corridoi adornati da opulenti arazzi e sculture di marmo. Era Venere, una donna trans, Prixa dell'imperatore Frioxo primo. Il suo destino era stato tracciato sin dalla nascita: servire l'imperatore e coloro che orbitavano attorno al suo potere, senza possibilità di scelta.

Una chiamata urgente dall'alto consiglio del palazzo l'aveva richiamata quel giorno. Il consigliere Orbue, un essere bionico di due metri di altezza, la voleva per sé. Venere, come Prixa, non poteva rifiutare.

Con il cuore pesante, Venere si presentò di fronte al consigliere Orbue nel maestoso salone del palazzo reale. L'aria era impregnata di tensione mentre lei si inchinava rispettosamente di fronte al potente aristocratico, cercando di nascondere il timore che le serpeggiava dentro.

"Venere," ruggì Orbue con voce rauca, i suoi occhi scrutando con freddezza la Prixa di fronte a lui. "Sono stato informato delle tue abilità. Spero che tu sia all'altezza delle mie aspettative."

Venere annuì con rispetto, sentendo i suoi arti tremare leggermente sotto lo sguardo penetrante del consigliere. "Farò del mio meglio per soddisfare le tue richieste, signore Orbue," rispose con fermezza, cercando di mascherare la sua apprensione.

Orbue sorrise maliziosamente. Tolse con un gesto i pantaloni e Venere notò subito che al posto del pene il consigliere imperiale aveva un pene bionico tentacolare.
"Sono certo che non mi deluderai," disse con un tono che non ammetteva replica.
"padrone orbue, lei ha chiamato una prixia trans vuol dire che vuole gustare la mia verga di acciaio?"
Il consigliere Orbue si voltò lentamente verso Venere, il suo sguardo freddo e penetrante scrutò la Prixa con un misto di disprezzo e desiderio.

"Non è compito tuo interrogare le mie intenzioni, Prixa," rispose con voce severa, i suoi tentacoli ondeggiavano minacciosi intorno a lui. "Il mio interesse per te è dettato dalle necessità dell'imperatore e del regno di Odexa."

Venere abbassò lo sguardo, sentendo il peso delle parole di Orbue. "Mi scuso, signore," rispose umilmente, "sono qui per servire e soddisfare le vostre richieste, qualunque esse siano."

Orbue annuì con soddisfazione, la sua espressione si ammorbidì leggermente. "Allora, Prixa, lascia che inizi a dimostrare il tuo valore," disse con un cenno del capo, indicando con un gesto imperioso il suo trono.

Venere si avvicinò con rispetto, pronta ad adempiere al suo dovere, consapevole che il suo corpo non era più suo, ma un mezzo per mantenere il suo status e proteggere il suo popolo. Con un cuore pesante, si preparò mentalmente a quello che doveva venire, consapevole che il destino di Odexa pendeva su di lei.
Venere osservò con un misto di disgusto e rassegnazione il pene tentacolare di Orbue avvicinarsi alla sua bocca. Il suo viso, di solito fiero e risoluto, si contrasse leggermente mentre cercava di mantenere la sua compostezza di fronte a quella visione scioccante.

Le sue sopracciglia si aggrottarono leggermente mentre cercava di sopprimere il ribrezzo che sentiva crescere dentro di lei. Nonostante il suo disgusto, Venere mantenne uno sguardo determinato e risoluto, sapendo che doveva affrontare quello che stava per accadere con dignità e coraggio.

Le sue labbra, di solito così sensuali e piene, si strinsero leggermente mentre cercava di contenere le sensazioni di ribrezzo che la invasero. Nonostante il suo terrore interno, Venere sapeva che non poteva permettersi di esitare o di mostrare debolezza in quel momento cruciale.

Con un respiro profondo, Venere si preparò a compiere il suo dovere, anche se il suo cuore si spezzava per il suo destino ingiusto. Sapeva che doveva trovare la forza per affrontare la situazione, per se stessa e per il bene del suo popolo. Con dignità e coraggio, aprì leggermente le labbra, pronta ad accogliere il suo destino con risolutezza.
Con una determinazione fredda e risoluta, Venere si piegò al compito che le era stato imposto. Ignorando il disgusto che provava per la strana forma di Orbue, aprì la bocca e cominciò a succhiare i tentacoli che si avvicinavano.

Il sapore era alieno, un misto di metallo e qualcosa di indefinibile, ma Venere si sforzò di non pensarci. Si concentrò invece sul compito che doveva svolgere, succhiando con fermezza e precisione, cercando di soddisfare le aspettative del consigliere e di completare il suo dovere.

I tentacoli si agitavano leggermente sotto le sue labbra, ma Venere mantenne la sua presa salda, continuando a succhiare con determinazione. Nonostante il disgusto che provava, si sforzò di concentrarsi solo sul compito immediato, bloccando ogni altra sensazione e pensiero che minacciava di distrarla.

Con ogni movimento, Venere si sentiva sempre più determinata a completare il suo compito, a dimostrare la sua abilità e il suo valore nonostante le circostanze avverse. Mentre Venere continuava il suo compito con determinazione, Orbue emise un suono gutturale di soddisfazione, il suo corpo vibrava leggermente di piacere. Con voce roca e carica di autorità, chiamò Venere "schiava", riducendola a un ruolo servile e umiliante.

Venere sentì una fitta di dolore nel cuore mentre quelle parole la colpivano, ma mantenne la sua presa salda sui tentacoli di Orbue, cercando di non lasciarsi distrarre dalle parole offensive del consigliere.

Orbue godeva come un animale, il suo corpo bionico si contorceva leggermente sotto le carezze di Venere, mentre emetteva suoni gutturali di piacere. Il suo godimento sembrava essere il solo scopo della sua esistenza, un'evidente manifestazione di potere e dominio su coloro che lo servivano.
Venere si sentì gelare mentre Orbue emise un ordine ancora più umiliante. Con orrore, guardò il consigliere trasformarsi in una posizione da pecora sul suo trono, esponendo il suo corpo bionico e invitando Venere a compiere un atto ancora più degradante.

Con un misto di disgusto e riluttanza, Venere si avvicinò al consigliere, il suo stomaco contorcendosi di ribrezzo per ciò che le era richiesto di fare. Orbue la guardava con occhi avidi, il suo enorme pene bionico pulsava di desiderio mentre aspettava che Venere lo penetrasse.

Nonostante il terrore che provava, Venere sapeva che non poteva permettersi di esitare. Con un respiro profondo, si avvicinò al consigliere e prese l'immensa lunghezza del suo pene bionico tra le mani, cercando di ignorare la sensazione di disgusto che le provocava.

Con un movimento determinato, Venere si preparò a penetrare Orbue.
Mentre Orbue veniva penetrato da Venere, le lacrime sgorgavano dai suoi occhi bionici, mescolandosi alla sua voce roca mentre la chiamava lurida troia. La sua umiliazione era palpabile, ma nonostante ciò, Venere sentiva un'onda di eccitazione montare dentro di lei.

Il pianto di Orbue risuonava nelle orecchie di Venere come una melodia perversa, alimentando una strana e inaspettata fiamma di desiderio. Sentiva una strana sensazione di potere nell'essere la causa del suo tormento, una sensazione che la lasciava sconcertata e al contempo attratta.

Mentre continuava a penetrare Orbue con il suo enorme membro bionico, Venere si sentì pervasa da un'ondata di piacere proibito. Le sue sensazioni oscillavano tra il disgusto per se stessa e il godimento per la situazione, mentre le lacrime di Orbue diventavano la colonna sonora del loro atto di depravazione.

Nonostante la confusione e l'ambivalenza delle sue emozioni, Venere si lasciò trasportare dal momento, abbandonandosi al piacere carnale e al potere oscuro che la situazione le conferiva.
Mentre Venere continuava a penetrare Orbue con fermezza, il consigliere si abbandonava al piacere estatico e all'umiliazione. Le sue mani bioniche si avvolgevano intorno al suo membro, mentre si segava freneticamente, gemendo di piacere e umiliazione.

Le lacrime continuavano a scorrere lungo il suo viso, mescolandosi con i suoi gemiti soffocati mentre implorava di essere usato. La sua voce era carica di desiderio e disperazione, mentre Venere continuava a soddisfare i suoi più oscuri desideri.

Venere, quasi sorpresa dalla sua reazione, sentì una strana sensazione di potere nel vedere Orbue così vulnerabile e bisognoso. Mentre continuava a muoversi dentro di lui con fermezza, si lasciò trasportare dalla sinistra bellezza del momento, accettando il suo ruolo nel soddisfare i desideri più oscuri del consigliere.

Mentre Venere continuava a penetrare Orbue con fermezza, il consigliere si abbandonava completamente al piacere, manifestando un desiderio ancora più oscuro. Con un movimento brusco, Orbue si liberò del suo membro bionico e si mise in ginocchio di fronte a Venere, afferrando con avidità il suo pene con le mani bioniche.

Con una fame primitiva negli occhi, Orbue iniziò a succhiare il membro di Venere con una passione selvaggia, il suo corpo vibrava di desiderio mentre si abbandonava completamente all'atto carnale. I suoi gemiti di piacere risuonavano nell'aria, mescolandosi con i suoni umidi della loro unione.

Nel frattempo, Orbue si pizzicava i capezzoli con violenza, cercando di aumentare il proprio piacere fino all'estasi più completa. Le sue mani bioniche si muovevano con frenesia sui suoi seni, mentre il suo corpo si contorceva di piacere sotto le carezze di Venere.

Mentre il desiderio continuava a bruciare dentro di lui, Orbue si spostò nella posizione del missionario sul suo trono, le gambe spalancate e gli occhi dilatati di desiderio. Con voce roca e carica di passione, implorò Venere di penetrarlo come una vera puttana, abbandonandosi completamente al suo desiderio più oscuro.

La vista di Orbue così vulnerabile e bisognoso suscitò in Venere una strana miscela di emozioni, ma si spinse avanti con fermezza, determinata a soddisfare ogni suo desiderio. Con una mossa fluida, si posizionò sopra di lui, afferrando il suo membro bionico e guidandolo verso la sua entrata.

Con un gemito di piacere e dolore, Orbue accettò l'ardente penetrazione, mentre Venere iniziava a muoversi sopra di lui con fermezza e determinazione. I loro corpi si fusero insieme in un ritmo selvaggio e passionale, mentre l'aria intorno a loro bruciava di desiderio.

Orbue gemeva di piacere e umiliazione sotto le carezze di Venere, il suo corpo vibrava di eccitazione mentre si abbandonava completamente al momento. Era come se fosse trasportato in un'altra dimensione, completamente perso nel vortice del piacere e del desiderio.

In quel momento di estasi carnale, Venere e Orbue erano completamente uniti nel loro incontro proibito, entrambi spinti dal fuoco della loro lussuria e del loro desiderio più oscuro. E mentre continuavano a muoversi insieme in un turbinio di passione, sapevano che non c'era via d'uscita da questa spirale di piacere e perdizione.
Con una passione selvaggia che bruciava dentro di lui, Orbue si lasciò trasportare dal vortice del piacere. Le sue mani bioniche si avvolsero intorno al suo membro pulsante, mentre cominciava a masturbarsi con frenesia, gemendo di piacere mentre il suo corpo si contorceva sotto le carezze di Venere.

Gli occhi di Orbue brillavano di desiderio mentre si abbandonava completamente al momento, spingendosi sempre più vicino al culmine del piacere. Con un gemito roco, chiese a Venere di sborrargli sulla pancia, il suo corpo pulsava di desiderio mentre si preparava all'orgasmo imminente.

Venere, accettando il suo ruolo con determinazione, obbedì agli ordini del consigliere senza esitazione. Con un movimento fluido, si posizionò sopra di lui e, con una mano ferma, guidò il suo membro verso la pancia di Orbue.

Con un gemito di piacere, Orbue lasciò andare il suo carico, sparando colpi di sperma sulla sua pancia mentre il piacere lo invadeva completamente. Venere continuò a masturbare con fermezza, garantendo che ogni goccia di sperma fosse estratta fino all'ultima.

Mentre il piacere si placava e il respiro di Orbue tornava alla normalità.
Orbue: "Venere, obbedisci ai miei ordini. Pulisci ogni traccia di sperma dal mio corpo."

Venere annuì, gli occhi abbassati in segno di sottomissione. "Sì, padrone Orbue. Farò come dici."

Il consigliere, con un'espressione di autorità implacabile, fissò intensamente Venere. "Ricordati di non lasciare neanche una macchia. Voglio essere perfettamente pulito."

"Capito, padrone. Farò in modo che tu sia immacolato," rispose Venere con fermezza.

Orbue emise un cenno di approvazione. "Non mostrare esitazione, schiava. È tuo dovere soddisfare ogni mio desiderio."

"Lo so, padrone. Non ti deluderò," assicurò Venere, cercando di nascondere il turbamento che provava.

"Brava. Ora inizia," ordinò Orbue con voce tagliente.

Senza esitazione, Venere si avvicinò al corpo di Orbue e cominciò a leccare con fermezza e determinazione, rimuovendo ogni traccia di sperma dal suo corpo bionico.

Orbue osservava attentamente, soddisfatto del servizio di Venere. La vista della sua schiava inginocchiata ai suoi piedi, obbediente e devota, lo riempiva di un senso di potere e dominio.

Mentre Venere continuava il suo compito con zelo, Orbue si abbandonò al piacere del momento, godendo della sensazione della sua lingua sulla sua pelle.

Una volta terminato il lavoro, Orbue si alzò dal trono, completamente pulito e soddisfatto. "Hai fatto bene, Venere. Ora puoi ritirarti."

Venere annuì, un senso di sollievo mentre si allontanava, sapendo di aver adempiuto al suo dovere. Venere tornava umiliata all'harem.

Venere si avvicinò a Miak e Lysa con un'espressione carica di frustrazione e rabbia. "Miak, Lysa, dobbiamo parlare," disse con voce carica di tensione.

Miak e Lysa si guardarono, leggendo il disagio nei suoi occhi. "Cosa succede, Venere?" chiese Lysa, preoccupata.

Venere emise un sospiro profondo, cercando le parole giuste per esprimere ciò che sentiva. "Non posso più sopportare questa situazione. Sappiamo tutte quale vita conduciamo qui. Siamo ridotte a oggetti, schiave dei desideri degli altri. È ingiusto, è degradante, è... insopportabile!"

Lysa annuì, il suo sguardo diventò duro. "Lo so, Venere. Condividiamo tutte lo stesso destino. Ma cosa possiamo fare?"

"È ora di reagire," disse Venere con determinazione. "Non possiamo più restare inermi di fronte a questa oppressione. Dobbiamo alzarci e lottare per la nostra libertà."

Miak si unì al coro. "Hai ragione, Venere. È arrivato il momento di mettere fine a questa schiavitù. Non possiamo continuare a subire."

Venere annuì, sentendo il peso delle loro parole unite. "Siamo forti, siamo potenti. Insieme possiamo fare la differenza. Troveremo altre prixia pronte a unirsi a noi e combatteremo per un futuro migliore. È tempo di alzare la testa e dire basta."

Lysa le sorrise, determinata. "Siamo con te, Venere. Combatteremo insieme, fino alla fine."

Miak annuì, il suo sguardo risoluto. "Sì, combatteremo per la nostra libertà. È ora di iniziare la rivoluzione."
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