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Tutti i messaggi dell'utente: Ade-69

3 anni fa
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Post: 5029
Per chi non ne fosse a conoscenza, gli utenti Vip possono visitare i profili nella modalità invisibile (cioè non viene segnalata la loro visita al nostro profilo) quindi se volessero visitare un profilo senza che il visitato lo sappia, possono farlo.
Credo invece che spesso (specie per chi si collega via smartphone) la visita ad un profilo sia del tutto accidentale, cioè si vuole cliccare un post e invece si clicca il profilo (capita soprattutto se si posta tanto) e vi garantisco che non è qualcosa di raro.
Poi ci sono infiniti motivi per cui si apre un profilo e non sempre perché interessati all’utente. Viceversa se si hanno innumerevoli visite a distanza ravvicinata dello stesso utente, le motivazioni potrebbero essere molteplici, dal non voler messaggiare per primo, e quindi si cerca di rendersi visibile ad un determinato utente, sperando che lo stesso visitando il nostro profilo si incuriosisca e ci scriva lui.

» Nell'argomento: Bel fondoschiena
3 anni fa
Lombardia,
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Iscritto: 29.07.2016
Post: 5029
Si partecipa a questo thread solo per divertimento e per condividere questo divertimento con gli altri socializzando con loro, e per farlo basta una foto, semplice.
COME POSTARE FOTO NEL FORUM
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Nel thread seguente trovate tutte le indicazioni per postare foto nel forum.
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https://www.annunci69.it/forum/Postare-foto_15960.html

» Nell'argomento: Bel fondoschiena
3 anni fa
Lombardia,
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Iscritto: 29.07.2016
Post: 5029
Quotato da verynoi,
Vince mia moglie….. FACILE

In realtà non si vince nulla e non vince nessuno, non è quello lo scopo di questo thread 😎
A tal proposito ripropongo il tema del thread:
Quotato da Ade-69,
Invito chi ne ha voglia a postare una sua foto inedita del suo lato B.
Chiunque può postare una sua foto, le foto dovranno essere a figura intera, le foto non dovranno in nessun modo essere ritoccate e dove si renda necessario schermare il volto, si dovranno utilizzare metodi reali tipo un foulard; una maschera; un libro; dei fiori ecc. ecc. ( date sfogo alla vostra fantasia).
Chi vorrà dare un suo parere alle foto, dovrà limitarsi a commentare la foto, nessun commento sulla persona, nessun tipo di polemica o occondiscendanza verso gli altri utenti che hanno espresso il proprio commento, non si debbono quotare i commenti di nessuno ( sono certo che ne avete di validi vostri senza dovervi accodare a nessuno.
I commenti possono essere di tutti i tipi da seri a sfottò ma non debbono in nessun modo offendere nessuno.
Chi posta la propria foto deve accettare qualsiasi tipo di commento senza prendersela, pertanto chi non è disposto a farlo non posti la sua foto.
Grazie a chiunque vorrà partecipare e ricordate che non si vince nulla e che è solo un gioco per divertirsi [...]

» Nell'argomento: La notizia del giorno
3 anni fa
Lombardia,
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Iscritto: 29.07.2016
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Effetto Dunning-Kruger: perché gli ignoranti pensano di avere sempre ragione
L'ignoranza può generare molta più fiducia in se stessi di quanto ne generi il sapere
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21 Agosto 2021 di Antonella Barone
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Capita spesso che le persone che sanno meno, di un qualsiasi argomento, pensino di saperne molto più degli altri. Convinti delle loro conoscenze, credono di essere migliori degli altri. Tale fenomeno prende il nome di effetto Dunning-Kruger . I socio-psicologi  David Dunning e Justin Kruger furono i primi a osservare il fenomeno. L?effetto Dunning-Kruger è così definito: distorsione cognitiva ipotetica, a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità.
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Com?è nato lo studio sull?effetto Dunning-Kruger
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Come molte scoperte scientifiche, nacque un po? per caso anche lo studio dell?effetto Dunning-Kruger. Nel 1995 a Pittsburgh, il quarantacinquenne McArthur Wheeler decise di rapinare due banche nello stesso giorno. Egli non indossò né maschere, né travestimenti, pur sapendo che ci fossero delle telecamere a riprenderlo. Dopo poche ore, la polizia lo rintracciò e arrestò. Al momento della sua cattura, incredulo, esclamò: ?Ma io indossavo il succo!?.
Il povero Wheeler McArthur era convinto che, cospargendosi di succo di limone sarebbe risultato invisibile alle telecamere. Il rapinatore credeva di essere non riconoscibile grazie al succo di limone, perché, qualche tempo prima, un amico gli aveva mostrato che, scrivendo su un foglio alcune parole utilizzando succo di limone, la scritta rimaneva invisibile fino a quando non la si avvicinava a una fonte di calore. Dunque, Mc Arthur si era convinto che, cospargendosi il viso di limone e rimanendo lontano da fonti di calore, non sarebbe stato visibile agli altri, né tantomeno alle telecamere.
Prima di recarsi in banca, aveva provato a scattarsi una foto con una polaroid, ma aveva sbagliato mira fotografando il soffitto. Dunque, nella fotografia non apparve e ciò gli aveva confermato la teoria secondo la quale grazie al succo di limone, sarebbe diventato completamente invisibile. Il rapinatore non era sotto l?effetto di stupefacenti o alcool, anzi era assolutamente lucido e stupito di essere stato smascherato.
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L?esperimento di Dunning e Kruger
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La vicenda incuriosì molto il docente di psicologia della Cornell University, David Dunning, il suo allievo Justin Kruger. Insieme, compirono degli studi su un gruppo di studenti. Dunning e Kruger sottoposero gli studenti a dei test su tre diversi campi: umorismo, grammatica e ragionamento logico. Prima di eseguire il test, gli studenti dovevano esprimere il loro grado di competenza in ognuno dei tre campi. I risultati furono pubblicati solo nel 1999 nello studio intitolato ?Incompetenti ed Inconsapevoli di Esserlo: Come la Difficoltà nel Riconoscere la Propria Incompetenza Porta ad Autovalutazioni non Veritiere? (Unskilled and Unaware of It: How Difficulties In Recognizing One?s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments).
Ciò che venne fuori dallo studio fu sorprendente. Infatti, era emerso che i soggetti meno competenti si autovalutavano molto al di sopra delle proprie capacità. Di contro, i soggetti molto competenti si valutavano leggermente al di sotto. Quindi, i peggiori avevano un?errata visione delle proprie capacità, i migliori, invece, dal momento che non avevano avuto problemi a svolgere i test, ritenevano che anche gli altri fossero nella stessa situazione.
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Conclusione dello studio sull?effetto Dunning-Kruger
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L?esperimento che poi avrebbe portato alla scoperta dell?effetto Dunning-Kruger ebbe un?ulteriore fase che confermò le prime ipotesi dei due psicologi. Infatti, al gruppo di studenti preso in esame, fu chiesto di ripresentarsi per visionare i test dei propri compagni. Avrebbero, infatti, dovuto autovalutarsi nuovamente. A questo punto, così come per la prima autovalutazione, sono successe due cose molto diverse: i peggiori tra gli studenti non cambiavano la propria valutazione, mentre i migliori aumentavano la classificazione che si erano assegnati. I due studiosi conclusero che: ?Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto. Al contrario, come nel caso di Wheeler, si ha l?impressione di cavarsela egregiamente?. Tale conclusione spiega perfettamente cosa successe al rapinatore di Pittsburgh.
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Approfondimenti sullo studio
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Uno studio successivo, riportato nello stesso articolo, suggeriva che i risultati potevano cambiare modificando un fattore. Infatti, gli studenti altamente incompetenti si attribuivano una valutazione più veritiera a seguito di una seppur minima introduzione alla materia o alla competenza nella quale difettavano. Ciò accadeva a prescindere dai risibili miglioramenti nella competenza vera e propria. Nel 2003 lo stesso Dunning, insieme a Joyce Ehrlinger, anch?egli della Cornell University, pubblicò uno studio che descriveva il cambiamento del modo in cui le persone vedono sé stesse quando sono influenzate da stimoli esterni. Ai partecipanti all?esperimento, studenti della Cornell, furono somministrati test sulla conoscenza della geografia. Alcuni di questi test miravano a influenzare l?autostima in positivo, altri in negativo. Fu quindi chiesto ai partecipanti di valutare la propria prestazione. Coloro che avevano avuto il test positivo valutarono il proprio lavoro in modo molto più lusinghiero rispetto a quanti avevano dovuto affrontare il test negativo. I sociologi Daniel Ames e Lara Kammrath estesero questo studio alla sensibilità nei confronti degli altri, e alla percezione della propria sensibilità che i soggetti avevano.
E? opportuno sottolineare che gli studi relativi all?effetto Dunning-Kruger hanno protato alla luce risultati relativi a un campione di popolazione nordamericana. Uno studio su alcuni soggetti orientali ha trovato che un altro effetto, opposto dell?effetto Dunning-Kruger, potrebbe avere conseguenze sull?autovalutazione e sulla motivazione a migliorarsi.
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La storia ci insegna che gi ignoranti pensano sempre di avere ragione
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Prima che l?effetto Dunning-Kruger venisse studiato, altri negli anni si espressero sulla sicurezza degli ignoranti di non essere tali. Shakespeare si espresse in modo analogo in ?Come vi piace?: Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio?. Il filosofo e matematico Bertrand Russell scrisse: ?Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni?.
Da queste affermazioni si evince che negli anni, la poca umiltà degli ignoranti è sempre stata maltollerata dai più e solo alla fine del ?900 si è dato un nome a questo strano fenomeno. Ad ogni modo, tutti noi potremmoessere vittime di una percezione distorta. Gli esperti consigliano di cercare di essere consapevoli innanzitutto dell?esistenza di questo pregiudizio cognitivo, di essere aperti al dubbio, ed evitare di imporre il proprio punto di vista accettando anche quello altrui.

3 anni fa
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@pinkoepallina nel mio post precedente, non volevo fare un paragone tra ieri oggi e domani.
Ma più che altro focalizzare il presente, un fermo immagine, che descriva come oggi vediamo e come sentiamo questo mondo.
Il passato al più ci ha dato esperienze e qualche punto di vista privilegiato, per guardare meglio quello che stiamo vivendo nel “Qui e adesso”.
Niente malinconie, perché in fondo non abbiamo smesso di vivere, anzi siamo ancora più vivi e consapevoli.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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Eros. Tra pensiero e fotografia di Daniele Bilotto
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"Ossia, un eros universale, fatto di luce e di armonia, di equilibrio e di instabilità, che si origina e si libera dalla natura per diventare espressione di piacere e felicità, complicità e opposizione, luce e ombra, sacralità e immoralità, rispetto e sopraffazione, ingenuità e astuzia, sogno e realtà, erotismo e pulsione, estasi e tempesta, bene e male, unione dello spirito con la materia" (Daniele Bilotto).

3 anni fa
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Ma l’approccio mentale è cambiato?
Si era più aperti verso gli altri che incontravamo?
Ci si fidava di più e si aveva meno paura di chi si incontrava? (Niente smartphone con cui fare foto/video e niente rete dove farli girare senza consenso, meno possibilità di ricatti).
C’era più consapevolezza e sincerità? (In percentuale, in quanti si dichiaravano singoli senza esserlo, o vantavano profili puramente inventati).
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Al di là dei numeri che le nuove tecnologie, è una maggiore libertà ottenuta, che hanno fatto crescere la popolazione di questo mondo (con tutti i pro e i contro dei grandi numeri), cosa notate dal punto di vista della mentalità e del modo di approcciare di oggi, cosa vi piace e cosa cambiereste, o se in fondo vi va bene così com’è.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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“Essere un Uomo” di Nicole Krauss
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Nicole Krauss torna a esplorare il tema della memoria, dello sradicamento, della fede, con questi racconti animati da riflessioni incisive e profonde. Un ruolo centrale è ricoperto dalle donne: le protagoniste sono colte in vari stadi della loro esistenza, dall'infanzia alla vecchiaia, passando attraverso l'adolescenza, la consapevolezza della sessualità, o il meraviglioso annunciarsi di una nuova vita. Il punto di vista è spesso spiazzante: nella storia di apertura, ad esempio, una studentessa tredicenne scopre che la sua amica ha avuto un incontro pericoloso con un uomo più vecchio di lei; la stessa studentessa, una volta adulta, osserverà con paura e un pizzico di invidia la reazione della giovanissima figlia agli sguardi degli uomini. I personaggi che popolano queste pagine sono sfaccettati, ci spingono a porci domande scomode: come affrontare il divorzio - sorprendentemente amichevole - dei tuoi genitori? Come gestire l'arrivo di un misterioso sconosciuto che dice di essere tuo padre, quando lo credevi morto da anni? E, in definitiva, che cosa significa essere un uomo ed essere una donna? Un caleidoscopio di storie da ogni parte del mondo per affrontare in modo originale argomenti attuali come la violenza, il desiderio, la scoperta di sé, e illuminare gli abissi che separano, a volte, l'universo maschile da quello femminile.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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Qual è l’ultimo libro che avete letto o che state leggendo? (Qualunque sia il genere, non importa).

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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[url=https://postimages.org/][img]https://i.postimg.cc/5NbvWFzN/C502-F3-D7-85-D6-4-B70-BC91-28-BBB4-D8-E6-EC.jpg[/img][/url]

Lena è giovane, bellissima e intelligente e accanto ha un marito che farebbe qualunque cosa pur di renderla felice. Ma lei non sa più dare né ricevere amore fin da quando - aveva nove anni - qualcuno le ha rubato l'innocenza, segnandola per sempre. Un segreto nascosto con cura, sepolto nell'anima, un fantasma di cui però non riesce a liberarsi e che a poco a poco sgretola il suo equilibrio. L'affetto e la dedizione di Lorenzo non bastano, e nemmeno la nascita di Prisca scalfisce la scorza di questa donna gelida, nemica, distante. C'era la guerra all'epoca in cui Lena aveva vissuto sulla propria pelle la follia degli adulti; da allora è trascorso molto tempo, eppure lei continua a combattere un'infinita battaglia dentro se stessa, contro i demoni che l'assediano. La sua bambina la teme e la respinge fino al punto di odiarla, di non volerla vicino, e la tragica scomparsa di Lorenzo accelera il distacco della figlia dalla madre. Un rapporto distruttivo, logorante, che lentamente intacca anche la psiche di Prisca, inducendola a difendersi con una straziante, terribile forma di rifiuto... Ambientata fra il 1939 e i giorni nostri, una storia di infanzia tradita, di sentimenti calpestati, di amori molesti, cui la scrittura limpida e affilata di Barbara Garlaschelli imprime un pathos e una drammaticità crescenti, che catturano il lettore sino al liberatorio finale.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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Post: 5029
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Missiroli è uno scrittore d’eccellenza” Emmanuel Carrère Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi e la madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli. Libero Marsell è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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Post: 5029
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“E duro campo di battaglia il letto" è la prima parte della trilogia erotica (con "Il sesso degli angeli" e "Ti vedo meglio al buio") scritta da Una Chi, pseudonimo dietro cui si cela una notissima traduttrice dal tedesco. Succube del proprio amante, Matteo, una donna seduce una ragazza per poi dividerla con lui. In cambio però pretende e ottiene di conoscere la sua rivale, Orsina, che si è sempre rifiutata di frequentarla.

» Nell'argomento: La libreria dell’Eros
3 anni fa
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Post: 5029
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Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l'interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti "primi gemelli": sono due numeri primi separati da un unico numero. L'11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l'uno all'altro nella loro solitudine.
Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo, sono così, due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai. Sono due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Due storie difficili, due infanzie compromesse da un pesante macigno che si trascina nel tempo affollando le loro fragili esistenze fino alla maturità. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Alice e Mattia, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso.
Paolo Giordano descrive la parabola di queste due giovani esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati più acuti. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano.
La solitudine dei numeri primi è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un'opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.
I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l'incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l'umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano. Questo giovane fisico torinese, con la sua opera prima, sposta il baricentro del mondo verso l'angolo oscuro e disprezzato della società, facendo leva, come un moderno Galileo, sulla vita dei suoi ragazzi speciali.
L'ennesima dimostrazione della vivacità che caratterizza la generazione dei trentenni italiani, un esperimento ben riuscito che conferma una regola elementare: a volte basta spostare il punto di osservazione perché un altro universo ci esploda, meravigliosamente, tra le mani.

3 anni fa
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Post: 5029
Non prendetevela a male e soprattutto non offendetevi, ma questo è il thread:
Cultura; Conoscenza; Esperienza.
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Per qualsiasi altro tema cercate il thread adatto o in mancanza e per gli OT usaste il thread preposto.
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https://www.annunci69.it/forum/thread.php?idt=31536&pagina=369

3 anni fa
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Post: 5029
P.s. Ovviamente mi rifiuto di credere che chi qui, basa tutto il suo sapere e conoscenze su cm e numero di incontri, faccia lo stesso in un contesto faccia a faccia fuori da qui (non scrivo dal vivo, perché credo che siamo vivi e non morti anche qui).
Quindi mi chiedo e vi chiedo, se fuori di qui cm e numero di incontri non sono la base del sapere individuale, perché debbono diventarlo qui?
Malignamente lo ammetto, questo tipo ti atteggiamento mi porta a pensare, che fuori di qui non si ha nessun sapere o conoscenza da condividere, quindi si è nessuno o poco di più, ed entrando qui si può finalmente essere qualcuno, quasi un Dio grazie ai cm e al numero di incontri.

3 anni fa
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Post: 5029
Spesso penso che quando si entra in A69, si ha come una regressione, una sorta di viaggio nel tempo a ritroso, che porta qualcuno all’età della pietra. Dove vige la legge del più forte (anche se qui la forza non là si dimostra in scontri fisici ma verbali), dove ci si concentra all’accoppiamento, anche se qui ha perso il sua importanza ai fini della riproduzione.
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Quando si entra in A69, ogni valore si trasforma e diventa altro, altro che fuori da qui, avrebbe un valore vicino allo zero. Ed ecco che qui il Q.I. Si misura in cm. , si cm. di culi; tette; cazzi. Maggiori sono i cm di queste parti, maggiore sarà il Q.I. che il possessore di tale cm si attribuisce.
Diplomi; Lauree; Master; specializzazioni, vengono sostituiti dal possesso di feedback, più feedback hai, più titoli hai.
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Quindi più feedback hai, più puoi impartire lezioni su qualsiasi argomento.
Ed è inutile far notare che le persone sono molto più complesse dei semplici cm di alcune parti anatomiche, perché ti verrà risposto (a ragione o torto non lo so) che siamo in un sito erotico, dove l’unica cosa che conta è trombare. Quindi le persone si annullano per diventare semplici oggetti per raggiungere il piacere individuale nel sesso.
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Ma ovviamente uno sparato numero di persone (persone non utenti) non ci sta, chi ha faticato per raggiungere ciò che adesso ha, chi ha studiato, faticato, fatto le notti, e continua a sacrificarsi per migliorarsi. No non ci sta ad essere declassato a semplice utente, valutato solo in base ai cm che possiede. Non ci sta ad essere zittito su cose su cui ha dato sangue e lacrime per ottenerle, ed essere poi zittito con un semplice: “Tu chi cazzo sei? Sei un semplice utente, inutile che vanti conoscenze che qui non valgono nulla, perché in definitiva nessuno ti conosce, e hai zero feedback”.
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E come pensate che finiscano questi scontri?
Semplicemente con l’abbandono del campo di chi sa, a favore di chi non sa ma ha i feedback.
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SOLENNEMENTE SI URLA IL SOLE GIRA ATTORNO ALLA TERRA - mentre in lontananza è sottovoce, qualcuno sussurra, e pur si muove.

3 anni fa
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Ma le pesche, meglio con il pelo o senza pelo? Quali sono per voi le più saporite? Poi pasta gialla o pasta rossa? E ancora meglio mature o più dure?

» Nell'argomento: La notizia del giorno
3 anni fa
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Iscritto: 29.07.2016
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L’ASCOLTO ATTIVO PER COMUNICARE IN MANIERA EFFICACE
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Articolo di: Francesco Sanavio
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Per comunicare in maniera efficace è necessario saper ascoltare. Ti è mai capitato di litigare con persone che non facevano altro che ripetere le stesse cose senza ascoltare?
Ecco, dedicare attenzione a ciò che dice il nostro interlocutore è la base per uno scambio di informazioni. Devi ascoltare per poter comprendere il punto di vista altrui. In questo modo prima comprendi il tuo interlocutore, le sue motivazioni e i suoi interessi e solo in seguito avanzi le tue richieste o proponi una soluzione.
Dopotutto se vuoi andare da qualche parte, prima devi capire dove ti trovi. Solo così puoi capire qual è la strada migliore per raggiungere il tuo obiettivo.
In questo articolo capirai meglio cosa si intende realmente per ascolto attivo e come poter migliorare le tue capacità di ascolto.
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“La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno.”
– Zenone, filosofo greco-
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ASCOLTO ATTIVO: DEFINIZIONE
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L'ascolto attivo è un modo di ascoltare ciò che ci viene detto con uno sforzo intenzionale per capire il punto di vista altrui. Lo scopo è comprendere veramente il punto di vista, le motivazioni, i pensieri e le aspettative degli altri, sospendendo qualsiasi giudizio.
Per fare questo serve appunto uno sforzo attivo che differenzia questo ascolto dal semplice ascoltare in silenzio. Questo sforzo è anche necessario per mantenere un atteggiamento aperto, imparziale e non giudicante.
Ma anche dalla curiosità e dalla voglia di assumere il punto di vista dell'altro per cogliere cosa lo motiva. Da questi presupposti il lettore può immaginare che per ascoltare in maniera attiva e anche necessario parlare. 
L'ascolto attivo infatti prevede un silenzio attento alternato a domande, riformulazioni e altri interventi finalizzati a far continuare a parlare l'altra persona e a empatizzare con lui. Questo si ottiene comunicando sia livello verbale ('dimmi'), ma anche da un semplice 'ah' piuttosto che con la mimica facciale o un cenno col capo.
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ASCOLTO ATTIVO E PASSIVO
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Vediamo prima di tutto le principali differenze tra l'ascolto attivo e l'ascolto passivo. Nell'ascolto passivo la persona rimane in silenzio. Il silenzio è utile - anzi necessario - per iniziare un buon ascolto attivo.
Non deve però essere prolungato troppo. La comunicazione è uno scambio e non una ricezione di informazioni. Prova a immaginare di andare dal medico, parli solo tu e lui non ti chiede nulla guardandoti in silenzio.
Ti da fiducia un medico che non ti chiede nulla? Pensi che abbia capito realmente il tuo problema senza neanche toccarti o farti una domanda?
Prova a immaginare un appuntamento galante. Sei seduto davanti a una persona che continua a rimanere in silenzio. Magari inizi a raccontare una storia e lei non batte neanche un ciglio.
Non inizi a sentirti a disagio e a chiederti cosa starà mai pensando? Ascoltare in maniera attiva è come danzare ed è proprio chi ascolta attivamente che conduce.
Sentire non è ascoltare. Che differenza c'è tra sentire e ascoltare? E' come quando ascolti una musica che ti piace prestando attenzione alle parole rispetto a quando metti la televisione in sottofondo finché cucini.
Nel primo caso senti cosa dice il cantante, ti emozioni, magari passano per la testa dei ricordi... Nel secondo caso non sapresti neanche fare il riassunto dell'episodio a chi non lo ha visto.
Ci vuole attenzione e impegno perché il suono che colpisce le nostre orecchie acquisisca un significato. Ad esempio, quando discutiamo in maniera animata mentre parla l'altra persona pensiamo a cosa dire stiamo sentendo quello che dice, ma non lo stiamo ascoltando.
E' difficile comprendere le persone. Il primo passo è essere consapevoli che quello che le persone dicono spontaneamente non è sufficiente. Il processo di ascolto attivo è simile a quello di chi cerca di trovare i pezzi di un puzzle che sono sicuramente nella scatola ma non ci vengono messi davanti agli occhi.
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GLI EFFETTI DELL'ASCOLTO ATTIVO
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Come ti senti quando parli di un tuo problema e vieni subito interrotto da qualcuno che ha già la soluzione?
Può essere il tuo capo con una critica, senza neanche aver capito il problema che gli stavi portando. Il tuo partner che sminuisce alcuni difficoltà della giornata dicendoti cosa dovevi e dovresti fare, quando in realtà ti stavi solo sfogando. Oppure tua madre che - anche se sei sposato con figli - ti fa la ramanzina quando le stai solo raccontando le novità.
Il messaggio che viene viene percepito in mancanza di un vero ascolto attivo è semplice: 'non mi interessi' oppure 'io (dei tuoi problemi) ne so più di te e quindi faresti meglio ad ascoltarmi!'
Imparare ad ascoltare in maniera attiva ti permette di comprender gli altri e il loro punto di vista. Di migliorare le tue relazioni e imparare a entrare in empatia con gli altri.
Potrai sviluppare uno degli strumenti per riuscire ad assumere la prospettiva degli altri e a comprendere le motivazioni che spiegano il loro comportamento e le loro emozioni. Questa è una competenza che ti tornerà estremamente utile. Sia che tu voglia migliorare un rapporto di coppia, imparare a gestire meglio i gruppi ma anche diventare più efficace a trattare con i superiori o i clienti.
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L'ASCOLTO ATTIVO DI GORDON
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Thomas Gordon ha definito un approccio all'ascolto attivo in quattro parti:
1. Ascolto passivo (silenzio)
2. Accoglimento
3. Inviti calorosi
4. Ascolto riflessivo
L'ascolto passivo o silenzio serve per dare spazio all'altro. Iniziare ad ascoltare in silenzio serve anche a far capire a chi parla che ha la nostra completa attenzione. Questo lo fa sentire importante e fa capire che noi siamo disposti all'ascolto.
Un ascolto interessato è comunicato anche dal nostro comportamento non verbale. Lo sguardo su chi parla in primo luogo, ma anche una postura aperta.
Restare assolutamente in silenzio può diventare controproducente. Se hai avuto qualche professore che ascoltava quello che dicevi senza muovere un muscolo sai cosa intendo. Anche se ti è capitato di parlare davanti a gruppi di persone probabilmente non ami chi ascolta in silenzio.
Per questo è bene utilizzare dei messaggi, sia verbali che non verbali che facciano capire che stiamo ascoltando. Sono degli incoraggiamenti a continuare. Puoi ricorrere a parole che enfatizzano quello che viene detto: 'raccontami', 'capisco' ma anche cenni con la testa, sorrisi e sguardi.
In questa fase inizi a parlare ma solo come supporto a ciò che dice l'altro.
In seguito inizia la fase degli inviti calorosi. Ovvero dove utilizzi delle parole per spingere l'interlocutore ad approfondire quello che sta dicendo. Se ascoltiamo e basta le persone parlano meno di quanto fanno se incoraggiate.
La comunicazione guadagna a seconda della quantità e della qualità delle informazioni che raccogli. Per questo motivo incoraggiare è molto utile.
Alla fine arriva il momento in cui puoi iniziare a riflettere chi parla. Questo è il vero nucleo dell''ascolto attivo di Gordon che viene, infatti, anche detto ascolto riflessivo. Lo scopo è restituire quello che ti viene detto ma con parole diverse.
Questo ti permette di verificare se hai veramente capito quello che ti viene detto. La persona che rifletti si sentirà ascoltata e compresa e così getterai le basi per un rapporto aperto, onesto e collaborativo.
L'ascolto riflessivo è empatico. Prevede di dichiarare l'idea che ci siamo fatti di come si senta l'altro, lasciandogli lo spazio di correggerci. I casi sono due: o indovini come si sente oppure vieni corretto e in questo modo impari a comprendere meglio quella persona.
Per Gordon il principio attivo dell'ascolto attivo è nel riflettere come si sente l'altro.
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IL RUOLO DELL'ASCOLTO NELLA COMUNICAZIONE
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Un detto diceva che se vuoi la pace, devi prepararti alla guerra. Allo stesso modo, se vuoi comunicare, devi essere in grado di ascoltare.
L'ascolto attivo rappresenta le fondamenta di qualsiasi comunicazione efficace. La base su cui ci si può comprendere, risolvere crisi, negoziare ma anche migliorare i rapporti con le persone.
Come ti sei sentito l'ultima volta che ti sei veramente sentito veramente ascoltato? Che sia in un momento di difficoltà ma anche solo durante un semplice sfogo per un problema banale.
Magari ti è capitato di lamentarti per un disservizio e hai trovato una persona che ti ha ascoltato. Solitamente basta poco a far felice un cliente e, viceversa, se il servizio clienti non è disposto ad ascoltare rischia di scoppiare una crisi.
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Quando stai ascoltando una persona e vuoi entrare in relazione con questa, comprendendola ed coltivando un rapporto empatico devi cercare di tenere a bada due aspetti. Due tendenze umane che creano distanza tra le persone e possono infastidire gli altri.
1. La tendenza a correggere: ovvero a dire come l'altro doveva comportarsi, dovrebbe sentirsi, ecc.
2. Dare consigli: ovvero dare soluzioni ai problemi e alle difficoltà che ci raccontano, a cui spesso una persona aveva già pensato e che non ti sta chiedendo.
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TECNICHE DI ASCOLTO ATTIVO
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Queste sono alcune tecniche che puoi utilizzare per cercare di migliorare non solo il tuo ascolto attivo ma anche il modo in cui entri in relazione con gli altri.
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RISPONDERE ALLE EMOZIONI
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L’ ascolto attivo è un atto intenzionale che impegna la nostra attenzione a cogliere quanto l’altro ci riferisce sia in modo esplicito che in modo implicito cioè... Ci impegna a riflettere su ciò che si ascolta tramite un consapevole sforzo di riflessione sulla comunicazione.
Le parole si portano dietro diversi significati: il contenuto del messaggio e l'emozione associata (o l'atteggiamento con cui viene portato il messaggio).
Ad esempio, un dipendente va dal suo capo e gli dice: 'ho finito quel lavoro' con aria sorridente. Il contenuto è abbastanza ovvio e probabilmente il dipendente si aspetta che gli venga assegnato un nuovo compito.
Prendiamo però un altro esempio di un dipendente va dallo stesso capo e gli dice: 'sono finalmente riuscito a finire quel lavoro' con tono stanco e frustrato. Se il capo reagisce dandogli un altro compito come si sentirà il lavoratore? Si sentirà compreso e si metterà a lavorare subito sodo, contento di essere andato a dare la notizia di aver finito al capo?
Non voglio dire che il capo debba passare un'ora a parlare con questo dipendente. Nemmeno che debba dargli una giornata libera. Ma anche solo notare l'emozione dietro a questa comunicazione potrebbe cambiare la qualità della loro relazione.
Molte volte il messaggio verbale è meno importante dell'emozione con cui è accompagnato. Quello che la maggior parte delle persone fa, però, è rispondere solo alla parte verbale. Se vuoi comunicare efficacemente prova a rispondere alle emozioni che accompagnano le parole.
Esempio: 
- 'Sono finalmente riuscito a finire quel lavoro' 
- 'E' stato pesante?'
- 'Sì non me lo aspettavo ma mi ha messo in difficoltà'
- 'Immagino tu abbia poca voglia di riprendere con il lavoro. Purtroppo abbiamo dei ritmi duri ultimamente. Spero che le cose possano cambiare nel breve, ma adesso vorrei che ti rimettessi al lavoro su questo compito, posso contare su di te?'
In questo modo si risponde alle emozioni, così dai valore al punto di vista altrui e fai sentire l'altra persona compresa. Si illustra una situazione di difficoltà e si da valore alla persona e al suo contributo chiedendole un assunzione di responsabilità
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MINIMI INCORAGGIAMENTI
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L'uso dei minimi incoraggiamenti è abbastanza banale. Questi sono tutti quei piccoli elementi della comunicazione che dicono 'vai avanti, ti ascolto con interesse'.
I minimi incoraggiamenti però, sono solitamente comunicazioni non verbali o semplici esclamazioni/suoni. Ad esempio 'ah', 'mh-mh', un cenno in avanti col capo, annuire, ecc.
Leggere queste parole non rivoluzionerà il tuo modo di comunicare. Adesso però hai imparato un nuovo termine. Prova a fare caso a quando usi i minimi incoraggiamenti e a come ti rispondono gli altri.
Esempio: 
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Mh-mh' (cenno col capo)
- 'Sì insomma c'erano questi problemi che potevano dare delle grane...'
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RIPETERE
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La ripetizione era la tecnica più utilizzate da Carl Rogers, lo psicologo che diede origine alla corrente della psicologia umanistica. Tuttora questo approccio è alla base di alcuni approcci al counseling.
La ripetizione consiste semplicemente nel ripetere le ultime frasi dette dall'altro. Può sembrare strano ma funziona. Ovviamente devi mantenere un atteggiamento serio. Questa tecnica funziona molto bene per incoraggiare una persona a procedere nel suo racconto.
Esempio: 
- 'No alla fine non sono più stato dietro a quel discorso, sai com'è... ne ho parlato con Lucia e poi ho lasciato perdere...'
- 'Hai lasciato perdere.'
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Hai notato alcune cose che non ti convincevano'
- 'Ecco in realtà non convincevano lei... io sarei andato avanti!' (con tono seccato)
Se usi la ripetizione in maniera attenta ti può dare un maggiore controllo nella conversazione. Se chi parla ti da molte informazioni diverse, puoi orientare dove portare avanti la conversazione a seconda di quale frase ripeti.
Esempio: 
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Ti ha fatto notare delle cose'
- 'Sì, mi ha detto che secondo lei mancavano i requisiti minimi di sicurezza'
Immagina la ripetizione come una torcia: la punti dove vuoi vedere di più.
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RIFLETTERE
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Se hai letto la parte sull'ascolto attivo di Gordon sai di cosa parliamo. Riflettere è una capacità fantastica che se padroneggi bene ti permette di comprendere le persone e di sviluppare relazioni basate sull'empatia.
Per riflettere devi esplicitare a parole come pensi si senta l'altra persona. Fallo con tono affermativo e non interrogativo ('sei frustrato' e non 'sei frustrato?'). Questo può sembrare strano ma favorisce molto sia la conversazione che la relazione.
Se mantieni un tono calmo e ti concentri sull'altro, se cogli come si sente si sentirà compreso e continuerà con altri dettagli altrimenti sarà lui a correggerti. Ovviamente non devi dirlo con un tono aggressivo oppure esclamando come se ne fossi certo ('sei frustrato!').
Esempio: 
- 'Ecco in realtà non convincevano lei... io sarei andato avanti!' (con tono seccato)
- 'Ti infastidisce aver lasciato perdere'
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RIASSUMERE
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Riassumere è utile per assicurarsi di aver capito bene e per fare il punto di quanto si è detto. Quando riassumi devi cercare di rimanere fedele a quello che ti viene detto. Usa le stesse parole usate dall'altra persona e rimani aderenti ai fatti.
Ogni volta che riassumi dai l'opportunità all'altra persona di confermare quello che dici e correggere eventuali inesattezze.
Esempio: 
- 'Quindi se ho capito bene tu stavi lavorando a un progetto. Lo hai mostrato a Lucia che ti ha detto che non lo avrebbero approvato per mancanza dei requisiti di sicurezza e cosi hai lasciato perdere?'
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PARAFRASARE
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Parafrasare è simile a riassumere, la differenza è che usi parole differenti. Prendersi la libertà di dire la stessa cosa parafrasando con parole diverse è utile per assicurarsi di aver capito bene al punto da poter dire le cose in maniera differente.
Usare sempre le stesse parole è utile se parli di fatti e comportamenti. Se vuoi fare luce su cosa è successo e ragionare su ciò che è oggettivo.
Se vuoi veramente comprendere una persona, quando parla di pensieri, sentimenti e desideri è meglio parafrasare. In queste circostanze le persone spesso parlano usando un lessico molto soggettivo. Quindi se io uso alcune parole - a volte anche con metafore e similitudini - sto comunicando la mia esperienza soggettiva.
Se ripetiamo queste stesse parole, ci possono rispondere 'sì esatto intendevo proprio quello' ma magari non è detto che abbiamo colto cosa significhi veramente 'mi sento proprio in difetto' per quella persona. Se adesso chiedo a dieci persone di definire mi sento proprio in difetto ottengo dieci risposte diverse.
Ogni volta che parafrasi dai l'opportunità all'altra persona di confermare cosa hai capito correttamente e cosa invece no.
Esempio: 
- 'Non so non mi sento più tanto di fare questa cosa. Non è più come prima, mi pare siano passati degli anni! All'epoca non era perfetto ma andavamo proprio bene. Eravamo una squadra, adesso invece... poi a lavorare con Marco... beh sai com'è no? Ecco non so avrei bisogno di qualcosa di stimolante, di diverso...'
- 'Se ho capito quello che stai dicendo pensi che le cose siano cambiate in peggio. Ti sembra di essere finita a lavorare da sola (opposto di squadra) e preferiresti lavorare con altre persone ad altri progetti?'
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OSTACOLI ALL'ASCOLTO ATTIVO
Le tre più grandi barriere all'ascolto attivo sono:
1. Distrazione
2. Interpretazioni
3. Valori personali
Queste barriere possono rendere più difficile la comprensione degli altri.
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DISTRAZIONE
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Ci distraiamo quando non siamo concentrati sull'altra persona e ciò che dice. Questo può succedere perché stiamo prestando attenzione ad altre cose o siamo in un ambiente che ci distrae. Può anche capitare perché continui a pensare a cosa dire dopo. Quindi magari ti ritrovi a parlare tra te e te finché l'altro ti sta parlando.
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INTERPRETAZIONE
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Le interpretazioni sono un grande problema. Noi tendiamo a interpretare tutto, in maniera automatica e senza rendercene conto.
Spesso quindi non reagiamo a ciò che una persona fa o dice. Ma piuttosto all'interpretazione che noi ne diamo. Un esempio classico è quello di pensare che una persona sia arrabbiata con noi oppure non ci consideri. Mentre magari la abbiamo incontrata in una giornata no, sta attraversando un periodo di stress oppure è fatta così e si comporta in questo modo con tutti.
Da psicologo quello che ho capito è che la bravura di uno psicologo non è data dall'essere bravo a interpretare. Ma piuttosto dal capire quando sta interpretando e a non fidarsi delle sue interpretazioni. Ma anzi cercare di fare le giuste domande per far si che sia l'altro a dirci in maniera chiara quello che vogliamo sapere. Questo è un processo di falsificazione.
Ovvero se penso una cosa non la do per scontata, ma anzi cerco elementi che mi diano torto. Questo perché solitamente il nostro cervello è molto bravo a cercare conferme delle sue interpretazioni. Questo si chiama bias di conferma. Ovvero un meccanismo della menta umana di farsi un'idea e poi interpretare ogni cosa perché sia coerente a quell'idea.
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VALORI PERSONALI
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Molto spesso i nostri valori diventano qualcosa in grado di farci giudicare gli altri. Di motivarci a cercare di cambiare le idee degli altri e il loro comportamento. Se sei convinto fermamente di qualcosa potresti sentirti giustificato o anche in dovere di difendere e promuovere queste idee.
Questo può portarci a negare il diritto degli altri ad avere un punto di vista differente. Che si tratti di politica, religione, ecologia o anche della famiglia e del lavoro. Quando incontri persone che hanno dei valori diversi dai tuoi stai attendo a non considerarle persone che non rispettano i tuoi valori. Forse ne seguono semplicemente di differenti.
Cerca di coltivare un atteggiamento aperto e non giudicante nei confronti di chi la pensa diversamente da te. Dopotutto è un'ottima occasione per provare a mettere in pratica l'ascolto attivo.
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I 12 OSTACOLI ALLA COMUNICAZIONE
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lo psicologo Thomas Gordon ha identificato 12 tipi di reazioni comuni che non rappresentano una forma di ascolto. Queste reazioni diventano dei veri e propri ostacoli che intralciano la comunicazione rendendola difficile:
1. Dare ordini, direttive o comandi.
2. Avvertire, sgridare o minacciare.
3. Dare consigli, suggerimenti o soluzioni.
4. Persuadere con la logica, argomentare razionalmente o dare lezioni.
5. Dire agli altri cosa devono fare o fare la morale.
6. Dissentire, giudicare, criticare o rimproverare.
7. Concordare, approvare o elogiare.
8. Far vergognare, ridicolizzare o etichettare.
9. Interpretare, analizzare.
10. Rassicurare, comprendere o consolare.
11. Interrogare, indagare.
12. Estraniarsi, distrarsi, fare dell'umorismo o cambiare argomento.
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Questi ostacoli non solo bloccano la comunicazione, ma implicano un rapporto in cui una persona è in posizione di autorità sull'altra. Il messaggio sottinteso è: 'fidati, lo io cosa devi fare'.
A meno che qualcuno non ci chieda apertamente un consiglio, dire cosa fare agli altri viene vissuto negativamente. Sposta le dinamiche dalla collaborazione alla competizione.
Inoltre, molto spesso finiamo per dare consigli che una persona si è già data da sola.
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ESERCIZI PER MIGLIORARE L'ASCOLTO ATTIVO
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In primo luogo vale la pena soffermarsi un attimo su un breve esercizio di auto-osservazione. Questo per capire dove lavorare. Poi ti consiglierò qualche esercizio da mettere in pratica quando parli con gli altri.
Oltre a questi esercizi prova a fare pratica con le tecniche di ascolto attivo descritte in precedenza.
Se impari a utilizzare quelle tecniche in maniera automatica, senza doverci pensare ti assicuro che diventerai molto più efficace a comunicare e a trattare con gli altri.
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QUALI SONO LE TUE DIFFICOLTÀ AD ASCOLTARE?
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Prova a riflette un attimo sulle seguenti domande:
* Quali sono le tue difficoltà nell'ascoltare gli altri?
* Quali sono le caratteristiche dell'altro che ti facilitano l'ascolto?
* Quali sono le caratteristiche dell'altro che ostacolano il tuo ascolto?
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RICONOSCERE LE EMOZIONI DEGLI ALTRI
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La prossima volta che parli con qualcuno prova a porti queste domande:
* Quali emozioni ha mostrato l'altro?
* Da quali indizi lo ho capito?
* In che modo ho reagito alle sue parole?
* In che modo ho reagito alle sue emozioni?
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ASSUNZIONE DI PROSPETTIVA
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La prossima volta che parli con qualcuno prova a comprendere la sua visione del problema che ti racconta:
* Osserva e cerca di frenare la tendenza a dare consigli e soluzioni.
* Osserva e cerca di frenare la tendenza a correggere e a discutere per avere ragione.
* Parti dal presupposto che - dato ciò che pensa - la sua reazione è giustificate.
Prova a chiederti che emozioni prova e cosa le spiega:
* Che cosa ha paura che succeda?
* Che aspettative aveva? C'è qualcosa a cui teneva che non si è realizzato oppure è capitato qualcosa di negativo e inaspettato?
* Cosa si aspetta dalle persone di cui parla?

3 anni fa
Lombardia,
- Singolo -
CERTIFICATO
Iscritto: 29.07.2016
Post: 5029
Chiedo scusa per il seguente mio Ot, prometto che posto solo questo e stop.
OT per dire che io li leggo tutti i link e confermo quanto detto da Idrogeno, ma chi vuole gli basta leggere i link postati in questo stesso thread. 😎
Fine OT scusate ancora, cercherò di non farlo più 😇

» Nell'argomento: Musica é ........
3 anni fa
Lombardia,
- Singolo -
CERTIFICATO
Iscritto: 29.07.2016
Post: 5029
Duke Ellington - Take The A Train
https://youtu.be/cb2w2m1JmCY


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