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Tutti i messaggi dell'utente: Kinkster80
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi fa
Sono d'accordo sul fatto che questo argomento sia molto complesso, ma quanto è complesso, è importante. Per questo ho pensato di aprire questo post. La speranza era di alimentare proprio questo tipo di confronto, di cui ti sono grato. Mi stai aiutando a riflettere su molti punti.
Comunque, il tuo italiano è davvero molto buono, meglio di quello di molti italiani.
Comunque, il tuo italiano è davvero molto buono, meglio di quello di molti italiani.
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi fa
Aleera, ti ringrazio per la tua partecipazione a questo topic e il tuo contributo credo sia molto prezioso.
Proprio rispetto al concetto di disforia di genere, questa espressione è stata introdotta negli anni '60 dall'APA (Associazione Psichiatrica Americana).ed è stata introdotta nel manuale diagnostico delle psicopatologie (DSM) nell'ultima edizione del 2013. Non c'è niente di più occidentalizzato e americanizzato di questo. Ora, il punto è che per disforia di genere si intende "la sofferenza psicologica derivante dalla non corrispondenza tra identità di genere e sesso assegnato alla nascita". Questa definizione è tendenziosa, perchè parte dal presupposto che dalla non corrispondenza derivi sempre sofferenza per la persona che la vive. Questo non è sempre vero, ma è più vero, semmai, che la sofferenza abbia origine dal doversi confrontare con una società che non accetta questa condizione, discriminandola e patologizzandola.
Qui hai mischiato identità di genere con orientamento sessuale, ma credo di aver capito cosa volevi dire. Io penso che, soprattutto da un punto di vista intersezionale, la condizione minima essenziale per parlare di persona trans* è che non si riconosca nel genere assegnato alla nascita, a prescindere dalle azioni che mette in atto dopo.
Quotato da Aleera,Una persona trans per definizione prova di [i]disforia di genere[/i] [...]
Proprio rispetto al concetto di disforia di genere, questa espressione è stata introdotta negli anni '60 dall'APA (Associazione Psichiatrica Americana).ed è stata introdotta nel manuale diagnostico delle psicopatologie (DSM) nell'ultima edizione del 2013. Non c'è niente di più occidentalizzato e americanizzato di questo. Ora, il punto è che per disforia di genere si intende "la sofferenza psicologica derivante dalla non corrispondenza tra identità di genere e sesso assegnato alla nascita". Questa definizione è tendenziosa, perchè parte dal presupposto che dalla non corrispondenza derivi sempre sofferenza per la persona che la vive. Questo non è sempre vero, ma è più vero, semmai, che la sofferenza abbia origine dal doversi confrontare con una società che non accetta questa condizione, discriminandola e patologizzandola.
Quotato da Aleera,[...] altrimenti non è transessuale ma forse somente un/una gay/bisessuali/lesbica
Qui hai mischiato identità di genere con orientamento sessuale, ma credo di aver capito cosa volevi dire. Io penso che, soprattutto da un punto di vista intersezionale, la condizione minima essenziale per parlare di persona trans* è che non si riconosca nel genere assegnato alla nascita, a prescindere dalle azioni che mette in atto dopo.
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi faQuotato da Aleera,Una transessuale vive nei panni di una donna 24/24
Si usa trans con l'asterisco (trans*) come termine ombrello per includere sia le persone transgender che quelle transessuali. Per potersi definire trans* la condizione è non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita (AMAB o AFAB - Assigned Male/Female At Birth) o con il proprio sesso biologico. Se AMAB, si usa l'espressione donna trans. Se AFAB, si usa uomo trans. L'aspetto feticistico, se c'è, potrebbe stare nel fatto che in questo sito ma non solo, si assume che trans sia solo la donna trans. L'uomo trans non è praticamente contemplato, né rappresentato.
La persona trans* per essere tale non deve necessariamente attraversare un percorso di transizione, né ormonale né chirurgico. Assumere che senza la transizione non ci si possa definire trans* è una microaggressione, un gatekeeping.
Quotato da Aleera,Di 100 travestiti , 90 sono uomini bisessuali/etero che vivono come uomini amano essere uomini con moglie, figli una vita sociale eteronormata insospettabile con tutti i privilegi di uomo in società
Infatti la persona attraverso il cross dressing non esprime il genere, perché si traveste solo in determinate occasioni e contesti, un po' come le drag queen/king lo fanno per intrattenimento. Se si trattasse di espressione di genere, avrebbe più senso considerarle persone trans*.
La cosa migliore da fare sarebbe che nessuno, a parte la persona interessata, si concedesse il lusso di sostituirsi alla persona, sia essa trav o trans* per dir loro chi o cosa sono.
Ed è verissimo che le persone trans* non hanno gli stessi diritti delle persone cis, e anzi vengono costantemente discriminate, devono fare salti mortali solo per intraprendere la carriera alias.
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi fa
Cerco di spiegarmi meglio. Non è la scelta individuale in discussione, sono sex positive, body positive, personalmente sono una persona queer.
Io non ho mai usato la parola "condizionato", e non è un caso. Il mio post parla di un livello differente, sistemico.
E la mia risposta integra parlando di un atteggiamento che giustifica la propria individualità affermando che la propria categoria d'appartenenza deve essere uguale per tutti.
Io non ho mai usato la parola "condizionato", e non è un caso. Il mio post parla di un livello differente, sistemico.
E la mia risposta integra parlando di un atteggiamento che giustifica la propria individualità affermando che la propria categoria d'appartenenza deve essere uguale per tutti.
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi faQuotato da Macy,Spero [...]
Grazie per l'intervento, non mi permetterei mai di usare un linguaggio del genere 🙂
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che ognuno debba vivere la propria sessualità in completa egosintonia. La mia riflessione parte però dal leggere in questo sito, che vorrebbe essere una community, una omologazione rispetto all'idea che la vera trav è per natura passiva, o che la vera trans per natura è passiva, e spesso mischiando anche l'una cosa con l'altra (complice la meccanica delle categorie del sito che non permette una rappresentazione adeguata delle identità sessuali).
Inoltre trans* dovrebbe essere usato come attributo della persona, si dice "persona trans*", uomo trans* o donna trans* a seconda del genere assegnato alla nascita, se questo non coincide con quello percepito.
Insomma, ci sono troppi impliciti che andrebbero rivisti in un'ottica di maggiore consapevolezza di ciò di cui si sta parlando, dal mio punto di vista
» Nell'argomento: Eteronormatività ed essenzialismo
2 mesi fa
L'intersezione tra identità e desiderio rivela spesso quanto siano radicati certi schemi culturali, anche all'interno di percorsi che sembrano sfidare il binarismo tradizionale.
In questo sito emerge fortemente un'interpretazione dell'identità di genere che si lega a una visione strettamente essenzialista delle categorie "trav" e "trans", che tendono a radicare l'esperienza in una natura percepita come biologica o immutabile, sostenendo che tale essenza determini automaticamente non solo chi sono, ma anche come devono desiderare.
In questa prospettiva, si arriva ad affermare che la propria natura implichi necessariamente un orientamento sessuale eteronormato, dove la validazione della propria femminilità passa attraverso una dinamica di coppia speculare a quella tradizionale. Questo approccio vede la persona porsi come completamente passiva nei confronti dell'uomo cisgender, inteso come l'unico polo attivo e "maschile" legittimo. In questo modo, l'identità non viene vissuta come una liberazione dai ruoli imposti, ma come un riposizionamento all'interno di una gerarchia rigida, dove il desiderio è strettamente codificato per riflettere un modello eterosessuale classico e rassicurante.
L'identità sessuale ammette, e rivendica la validità, di tutte le combinazioni tra sesso biologico, identità di genere, orientamento sessuale ed espressione di genere, senza che nessuna prevalga sull'altra o in qualche modo la determini.
In questo sito emerge fortemente un'interpretazione dell'identità di genere che si lega a una visione strettamente essenzialista delle categorie "trav" e "trans", che tendono a radicare l'esperienza in una natura percepita come biologica o immutabile, sostenendo che tale essenza determini automaticamente non solo chi sono, ma anche come devono desiderare.
In questa prospettiva, si arriva ad affermare che la propria natura implichi necessariamente un orientamento sessuale eteronormato, dove la validazione della propria femminilità passa attraverso una dinamica di coppia speculare a quella tradizionale. Questo approccio vede la persona porsi come completamente passiva nei confronti dell'uomo cisgender, inteso come l'unico polo attivo e "maschile" legittimo. In questo modo, l'identità non viene vissuta come una liberazione dai ruoli imposti, ma come un riposizionamento all'interno di una gerarchia rigida, dove il desiderio è strettamente codificato per riflettere un modello eterosessuale classico e rassicurante.
L'identità sessuale ammette, e rivendica la validità, di tutte le combinazioni tra sesso biologico, identità di genere, orientamento sessuale ed espressione di genere, senza che nessuna prevalga sull'altra o in qualche modo la determini.
» Nell'argomento: Umiliazione gentile
2 mesi fa
Vorrei condividere una riflessione.
In un contesto BDSM (basato su protocolli condivisi, e quindi si una solida base di consenso e negoziazione), una delle mie fantasie è sempre quella dell'umiliazione gentile. Perché mi piacciono gli ossimori. Moltə intendono l'umiliazione tradizionale del maschio solo se condita di insulti, demascolinizzazione, travestimenti, femmizzazione, sissificazione, cockcage. Io ci trovo un sottotesto sessista, perché è in po' implicare che l'uomo non possa entrare in contatto con la femminilità senza esserne umiliato, e sottintende per me anche il fatto che la femminilità in generale possa essere sempre considerata inferiore. Infatti, è difficile pensare ad una situazione inversa in cui l'umiliazione della sub possa passare attraverso le stesse pratiche, a generi invertiti.
Per me l'umiliazione non sta nella pratica in sé stessa quanto più nell'intenzione della Top di provare un sincero divertimento nel relazionarsi con la mia sottomissione. E per farlo basta a volte anche solo lo sguardo.
Cosa ne pensate?
In un contesto BDSM (basato su protocolli condivisi, e quindi si una solida base di consenso e negoziazione), una delle mie fantasie è sempre quella dell'umiliazione gentile. Perché mi piacciono gli ossimori. Moltə intendono l'umiliazione tradizionale del maschio solo se condita di insulti, demascolinizzazione, travestimenti, femmizzazione, sissificazione, cockcage. Io ci trovo un sottotesto sessista, perché è in po' implicare che l'uomo non possa entrare in contatto con la femminilità senza esserne umiliato, e sottintende per me anche il fatto che la femminilità in generale possa essere sempre considerata inferiore. Infatti, è difficile pensare ad una situazione inversa in cui l'umiliazione della sub possa passare attraverso le stesse pratiche, a generi invertiti.
Per me l'umiliazione non sta nella pratica in sé stessa quanto più nell'intenzione della Top di provare un sincero divertimento nel relazionarsi con la mia sottomissione. E per farlo basta a volte anche solo lo sguardo.
Cosa ne pensate?
» Nell'argomento: strapon
2 mesi fa
Adoro il pegging e chi l'ha inventato 😄 😄
Modificato dall'autore il 04-04-2026 10:30:40
» Nell'argomento: Perché a certe persone piace essere legati?
2 mesi fa
A me piace perché ogni nodo, ogni giro, ogni stretta, ha un significato, veicolato dal messaggio che il/la rigger decide in quel momento. E ognuno rappresenta il legame che si instaura tra bunny e rigger. Legame in senso letterale e metaforico proprio per evidenziare il paradosso del legame stesso: qualcosa che unisce e che ci fa sentire liberi e allo stesso tempo che ci costringe e impedisce il movimento. Credo che sia un'espressione estremamente profonda della relazione tra partner
» Nell'argomento: Pioggia dorata
2 mesi fa
Adoro la pioggia dorata e tra le fantasie c'è proprio quella di una gangbang al rovescio, dove più donne mi ubriacano.
» Nell'argomento: Una gang per una trav
2 mesi fa
Io sono maschio e il mio desiderio è essere al centro delle attenzioni di più donne trans attive, come gira il mondo 😂
» Nell'argomento: Sono trans e mi chiedono se sono trav
4 mesi fa
Premesso che è difficile parlare di identità sessuale con la maggior parte delle persone, perchè quasi tutt* (e questo purtroppo include anche chi si rappresenta come persona trans* non sapendo cosa significhi) partono da un presupposto essenzialista ed eteronormato, le persone trans* non devono per forza aver intrapreso un percorso di transizione o rappresentarsi attraverso stereotipi del sesso opposto. Ma questo è un sito basato sulla feticizzazione e sull'oggettificazione, e la consapevolezza di sé stessi e della propria identità sessuale perde di valore. Non a caso, si considera erroneamente e strumentalmente solo la donna trans, AMAB, e non c'è alcuno spazio per l'uomo trans, per esempio. E' capitalismo e patriarcato, non c'è molto da girarci intorno.
Le categorie del sito sono conseguenza di questo meccanismo, e a meno di non dimostrare di averne avuto abbastanza, tutt* siamo coinvolt* e parzialmente complici.
Le categorie del sito sono conseguenza di questo meccanismo, e a meno di non dimostrare di averne avuto abbastanza, tutt* siamo coinvolt* e parzialmente complici.

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