tradimenti
L'anniversario
12.09.2026 |
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"Lei volse il capo per baciarlo, e nel mentre guardò nella mia direzione, come se sapesse che li avevo seguiti, che ero lì..."
Stavo leggendo un articolo sul cambiamento climatico accompagnato da un brano struggente di Teddy Swims che risuonava dentro le mie orecchie, quando si sedette davanti a me. Occhiali da sole con montatura bianca, capelli biondi, sciolti sulle spalle, camicetta leggera. Incrociò le gambe e poi alzò gli occhiali, affrontando il mio sguardo sfrontato con intrepido coraggio, e con la stessa determinazione poco dopo lo spostò sul tizio che si sedette al suo fianco. Dall’indifferenza dell’altro di fronte a tanta bellezza, capii che si conoscevano, e, infatti, poco dopo iniziarono a parlare tra loro. Lui indossava una camicia scura a fiori, pantaloni jeans tagliati al ginocchio, occhiali da vista tondi, dita grosse, unghie curate e tagliate corte. La sua aria da intellettuale strideva con l’abbigliamento casual al punto da sembrare trasandato, eppure lei era attratta da lui. Lo si capiva dai sorrisi soffocati, dal modo nervoso con cui maltrattava la fede, dalle mani che sfruttavano ogni pretesto per cercare il contatto. Spensi la musica ma tenni gli auricolari. Era il modo meschino che uso spesso per entrare nei discorsi degli altri apparire inopportuno, ma non avevo alternative: volevo capire cosa la spingesse ad essere attratta da uno così. Sentii subito che parlava in modo strano. Rimasi diversi minuti ad ascoltare il suono delle sue parole, cercando di capire da dove provenisse, fu solo quando disse una frase nella sua lingua madre che capii che era spagnolo. Subito dopo lei gli accarezzò i capelli neri e ricci, tagliati corti, nel vano tentativo di stirare i riflessi brizzolati che stavano, poco la volta, salendo dalle tempie, e per la prima volta lui ricambiò, appoggiando una mano su un suo ginocchio. Mi stava dando il suo profilo migliore, ma, nonostante questo, vidi i suoi occhi posarsi per un breve istante su di me, forse per registrare la mia reazione a quel tocco. Non riuscii a ricambiare lo sguardo, e mi rifugiai sull’articolo, cercando di dominare con l’indifferenza la vampata di invidia e gelosia che si era propagata dentro di me.
Stavo assistendo a uno dei crimini più vecchi dell’umanità: l’adulterio. Col capo chino sullo smartphone, sbirciai per cercare disapprovazione nella ragazza alla mia destra, ma vi trovai solo indifferenza. Quella muoveva il dito sullo schermo touch del suo dispositivo, completamente disinteressata allo scempio che si stava consumando davanti a lei. Appena si accorse che la stavo osservando assunse una posizione difensiva, smise di attorcigliare i capelli con la mano libera e ruotò lo schermo in modo che non vedessi le banalità che stava guardando.
Il tempo è la cosa più preziosa che possediamo, perché non si può riavere una volta che è passato, tantomeno guadagnare. Eppure, quella ragazza lo stava buttando, impaziente di arrivare a destinazione. La coppia davanti a me, viceversa, lo stava usando con la cupidigia tipica degli amanti clandestini, lasciando agli spettatori, a me, solo fantasie su cosa sarebbe accaduto più tardi. E a quel punto una nuova angoscia mi pervase: la paura di dovermene andare prima di loro, scendere dal treno senza sapere dove avrebbero consumato il tradimento, e, di conseguenza, come. Lui non era tipo da stanza di albergo, probabilmente l’avrebbe portata a casa sua o nel suo studio foderato di libri e l’avrebbe presa sulla scrivania. Le sue mani pelose avrebbero accarezzato la pelle liscia e delicata dell’altra, scorrazzando in lungo e in largo sotto i suoi vestiti leggeri. Il pensiero mi provocò un nuovo guizzo, questa volta di eccitazione, e senza pensare mi accorsi che anche lei lo era: il petto era arrossato, i capezzoli dritti e scuri ombravano in modo sublime il reggiseno leggero, la camicia sbottonata. Chissà quante volte, prima di quel giorno, lui li aveva mordicchiati, racchiusi tra le labbra, provocandole gemiti di piacere. Ostentava spesso lungo l’apertura, poi si guardava in giro per assicurarsi che nessuno avesse notato la sua debolezza. Lei era molto meno pudica, molto più esplicita. Il motivo per cui si trovava lì era chiaro. La promessa testimoniata dalla fede non l’avrebbe fermata, come pure chi glie l’aveva messa al dito. Istintivamente toccai la mia e la sfilai, leggendo l’iscrizione, quasi avessi dimenticato il nome che vi era scritto. Subito dopo la rimisi e mi rifugiai tra le foto scattate durante l’ultima vacanza, senza perdere di vista il gioco tra i due amanti che prendeva sempre più forma. Ci sapeva fare, lo spagnolo, molto più di quanto io sarei stato capace in quella situazione, una ammissione che mi bruciava almeno quanto la facilità con cui lei si lasciava sedurre. Era un ladro fortunato, uno che aveva trovato la finestra aperta sul retro della casa che aveva deciso di saccheggiare. E io, uno sconosciuto, stavo immobile all’altro lato della strada a guardare, incapace di reagire. O forse, semplicemente, non volevo.
Il suo ennesimo sguardo ammiccante mi colse, per una volta, preparato. Lessi serenità e determinazione, ma anche la sicurezza di chi non è nuova a quel tipo di esperienze. Risposi con un cenno del tipo “ho capito tutto”, ma subito dopo mi sentii impallidire perché mi resi conto della condanna che avrei dovuto sopportare per il crimine che avevo commesso. Ero stato uno stupido a illudermi di poterne uscire indenne. Lei si passò la lingua sulle labbra e abbassò gli occhiali, subito dopo si alzarono per prepararsi a scendere alla stazione ormai prossima.
Ero in un bagno di sudore, indeciso se proseguire verso casa o seguirli. Era il mio anniversario di matrimonio e avevo deciso di festeggiare a casa. Avevo promesso che mi sarei occupato della cena, doveva essere il mio regalo, per ricambiare quello che io le avevo chiesto, ma quella cosa che stava capitando davanti i miei occhi, il bisogno di averne ancora, spiare l’amore infedele dei due, mi spinse ignorare i miei doveri e a seguirli. Rimasi dietro di loro, a una decina di metri di distanza, facendo attenzione a non farmi vedere quando giravano lo sguardo. Lui le aveva preso la mano e la conduceva adeguando il passo al suo. I tacchi che cadenzavano il loro avanzare rimbombava nelle mie orecchie, quasi come un orologio che scandisce un conto alla rovescia. Quando si fermarono a un semaforo, la sua mano le cinse un fianco, poi scivolò in basso. Lei volse il capo per baciarlo, e nel mentre guardò nella mia direzione, come se sapesse che li avevo seguiti, che ero lì. Non capii se mi avesse visto e non me ne importava. La bramosia aveva superato qualsiasi decenza. Ero diventato un vampiro, assetato della lussuria dei due amanti. Ogni effusione era un fendente che colpiva il mio ego, glorificando a virtù la mia impotenza davanti a tanta lussuria.
Si infilarono in un motel tre stelle, e a quel punto mi arresi. A quanto pareva mi ero sbagliato sul conto dello spagnolo, forse non era straordinario come avevo intuito, forse era uno che cercava solo una scopata facile su un letto cigolante e dozzinale. Cercai invano di farmi dire dalla reception la stanza che avevano preso i due, per poterne prendere una vicina, con la vana speranza di poter carpire i suoni e i mugolii del piacere sessuale. Alla fine, mi ritirai nel bar di fronte e attesi.
Quasi un ora dopo, i due uscirono insieme, apparentemente come erano entrati. Si scambiarono alcune frasi, qualche carezza, un bacio, poi lui si incamminò sul vicolo, lei entrò nel bar e ordinò qualcosa al banco. Solo quando finì il caffè mi vide, fissandomi con uno sguardo che mi fece pentire della mia decisione. Pagò il caffè, poi si sedette al mio tavolo.
«Ciao»
La risposta uscì tremante, emozionata.
«Ciao»
«Che cosa ci fai qui?»
«Ti aspettavo»
«Non erano questi gli accordi. Dovevi aspettarmi a casa»
«Lo so, ma non ho saputo resistere. Ti è piaciuto?»
Si guardò in giro prima di rispondere.
«Molto»
«Lo rivedrai?»
«Mi piacerebbe, ma solo se lo vuoi anche tu»
Annuii.
«Ha fatto … tutto?»
Ricambiò il cenno, e si fece scappare un sorriso di soddisfazione.
«Ti ha reso cornuto in diverse posizioni»
«Ce l’ha grosso?»
Lei alzò le spalle.
«Che domande da maschio troglodita …»
Insistetti.
«Mi serve saperlo»
Deglutì, gli occhi si velarono al ricordo di una emozione ancora intensa.
«Sì, e duro. Molto»
«Ti ha fatto godere?»
Si guardò di nuovo in giro, questa volta era visibilmente a disagio.
«Non è il caso di parlarne adesso»
«Allora direi che possiamo andare a casa per festeggiare il nostro anniversario»
Mia moglie sorrise e infilò la mano in una tasca ed estrasse una tessera.
«Oppure …». Fece una pausa d’effetto. «La stanza è pagata altre due ore. Tutto gentilmente offerto da Josè»
Ci alzammo e ci avviammo al motel, mano nella mano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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