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La notizia del giorno

610 interventi
5 anni fa
Coppia
Abruzzo, Pescara
CERTIFICATO

Qui dal 29.10.2016 -
Wow pure il decalogo ci hanno fatto ?
Ma alla fine se poi la invito a cena posso fare la spesa in un photoshop ?

5 anni fa
Trans/Trav
Veneto, Rovigo
Qui dal 19.03.2019 -
come passa il tempo

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Quei favolosi anni 90
Anni 90: il progresso tecnologico cambia la società e lo stile di vita
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Negli anni novanta (gli anni compresi tra il 1990 e il 1999) il progresso tecnologico e la vita moderna cambiano radicalmente la società e lo stile di vita. Cresce enormemente il potere dell'immagine, la moda diventa protagonista dei messaggi promozionali, la pubblicità sempre più mirata e sofisticata grazie all'ausilio di testimonial di successo a garanzia del prodotto.
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Nello stesso tempo avviene il processo contrario rispetto a quanto accadeva negli anni 80: se nel decennio scorso l'apparenza costituiva un valore fondamentale, negli anni 90 prevale invece il culto dell'essere e dello stile personale. Tra le icone ed i fenomeni di costume di questi anni restano memorabili il Furby e il Tamagotchi, mentre il Karaoke di Fiorello spopolava nelle piazze di tutta Italia.
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Nei primi anni del decennio lo scenario politico internazionale risente ancora gli effetti della caduta del Muro di Berlino. Si susseguono una serie di eventi positivi che negli anni successivi avrebbero ribaltato gli equilibri del mondo: la storica riunificazione della Germania nel 1990, la dissoluzione dell'Unione Sovietica e l'indipendenza delle repubbliche sovietiche nel 1991, il Trattato di Maastricht che sanciva di fatto la nascita dell’Unione Europea nel 1992, la liberazione di Nelson Mandela e la fine dell’apartheid in Sud Africa nel 1994.
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In Italia inizia la stagione di Mani Pulite e la fine della Prima Repubblica. Il 17 febbraio del 1992, con l'arresto del socialista Mario Chiesa, parte la maxi-inchiesta giudiziaria (nota anche come Tangentopoli) che travolse la Prima Repubblica e cambiò radicalmente la storia del nostro paese.
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I Media acquistano in questi anni un potere tale da influenzare a dismisura la nostra vita quotidiana. Entrano nelle nostre case proiettandoci in tempo reale dentro le notizie o gli avvenimenti più importanti, rendendo purtroppo oltremodo spettacolari con le immagini dal vivo anche gli eventi più crudi. La guerra del Golfo (l'operazione “Desert Storm”), destinata ad entrare quotidianamente nelle nostre case con le dirette della CNN, sarà l'esempio più eclatante di questo fenomeno.
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Ma ciò che resta sicuramente memorabile degli anni 90 è l'avvento di internet: il 6 agosto 1991 il CERN annuncia ufficialmente la nascita del World Wide Web, pubblicando online il primo sito web della storia. Con l'arrivo della rete non esistono più confini per chiunque voglia comunicare con il mondo intero stando comodamente seduto davanti al proprio computer. Ormai siamo già entrati nell'era della comunicazione globale.
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Correva l'anno ...
* 1990: è un anno pieno di energia in cui si iniziano a gettare le basi del cambiamento
* 1991: è l'anno della guerra del Golfo. Alla scadenza dell'ultimatum all'Iraq, in seguito all'invasione del Kuwait, parte l'offensiva delle Nazioni Unite
* 1992: un anno caratterizzato da alcuni importanti avvenimenti politici e giudiziari
* 1993: continua la raffica di avvisi di garanzia ai politici nel corso di Tangentopoli
* 1994: esplode il progresso tecnologico. La vita nelle grandi città diventa molto più frenetica
* 1995: l'anno inizia con una crisi che investa numerosi settori dell'economia italiana
* 1996: finalmente possiamo respirare una boccata d'ossigeno grazie alla ripresa dell'economia
* 1997: è l'anno delle riforme. Parte la commissione bicamerale presieduta da Massimo D'Alema.
* 1998: le nuove tecnologie nelle telecomunicazioni dominano essenzialmente la nostra vita quotidiana
* 1999: ormai lo stile di vita è cambiato. Si prepara il passaggio alla nuova era: gli anni 2000
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"Noi che avevamo la cabina e usavamo i gettoni per telefonare
Noi che avevamo la Polaroid e aspettavamo che uscisse la foto
Noi che la nostra penitenza era ‘dire, fare, baciare, lettera, testamento'
Noi che per sapere se c’era l’amico in casa suonavamo il campanello
Noi che sorridiamo ogni volta quando ripensiamo a quei bellissimi anni
e che sappiamo che gli altri non immaginano nemmeno cosa si sono persi"
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Le 10 canzoni di maggiore successo degli anni ’90
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1990 Enjoy The silence – Depeche Mode
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1991 Smells like teen spirit – Nirvana
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1992 Friday I’m in love – The Cure
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1993 Creep – Radiohead
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1994 Girls and boys – Blur/ Live forever – Oasis
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1995 Lemon tree – Fool’s Garden
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1996 Wannabe – Spice Girls
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1997 Smack my bitch up – The Prodigy
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1998 La bomba – Ricky Martin
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1999 The small things – Blink 182
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I 10 film di maggiore successo degli anni 90
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Matrix
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Scream
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Pretty Woman
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Forrest Gump
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Fight Club
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Titanic
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Braveheart
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Il Grande Lebowski
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Vi presento Joe Black
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Jurassic Park

5 anni fa
Trans/Trav
Veneto, Rovigo
Qui dal 19.03.2019 -
anni 90, anni di cambiamento, di intraprendenza, di lavoro e fatica, ma almeno l economia girava abbastanza bene 😄

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -


Corriere del Ticino - 22 novembre 2019

Orrore nel Lecchese, fa violentare la moglie dagli amici.
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Orrore sul Lario, a Colico, dove un uomo, un insospettabile senza precedenti penali, avrebbe fatto violentare la moglie - da cui si stava separando - da un gruppo di amici. L’uomo si sarebbe anche accanito in diverse occasioni sul figlio, picchiandolo. Per lui si ipotizzano i reati di stupro di gruppo e maltrattamenti in famiglia.
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Stando al Corriere della Sera, l’uomo lavora sulle piattaforme petrolifere ed è molto conosciuto in paese. Padre di tre figli, è stato arrestato dai carabinieri dopo la denuncia della moglie, una donna straniera. L’uomo al momento si trova in carcere a Pescarenico, sorvegliato per evitare che gli altri detenuti possano aggredirlo.
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Corriere della sera - 21 novembre 2019
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Botte e stupri di gruppo, denuncia il marito dopo 12 anni di violenze
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In manette un 40enne. La donna ha denunciato di essere stata vittima più volte di abusi sessuali a Milano. L’uomo accusato anche di vessazioni psicologiche sulla figlia.
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Una famiglia normale agli occhi di tutti. Lui un tecnico, incensurato, insospettabile, con un lavoro che lo portava a trascorrere lunghi periodi all’estero. Conosciuto e stimato nel paese dell’Alto Lario, nel Lecchese, dove si sarebbero consumate le violenze. Lei una giovane straniera. Bellissima, corpo da modella, madre di tre bambini. L’uomo, 40 anni, è stato arrestato per violenza sessuale di gruppo e maltrattamenti in famiglia. I carabinieri, a conclusione di una mirata attività investigativa, diretta dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari.
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I due coniugi si stavano separando e solo dopo anni di percosse la donna avrebbe avuto il coraggio di denunciare quanto subito. I racconti dettagliati della vittima e gli accertamenti degli inquirenti hanno fatto scattare le manette. Numerosi gli episodi contestati, con date e luoghi precisi. Tra novembre 2016 e gennaio 2017 il quarantenne avrebbe costretto la moglie a subire stupri di gruppo a cui lui stesso prendeva parte. Quasi tutte le violenze, diverse precisano i militari in una nota, si sarebbero consumate nel capoluogo lombardo dove l’uomo trascinava la moglie costringendola ad assecondare le sue deviazioni sessuali, ad avere rapporti con più persone contemporaneamente. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo per individuare gli altri responsabili degli stupri di gruppo. Non è chiaro se fossero coinvolti amici o forse più probabilmente sconosciuti compiacenti. Ma, secondo le accuse, le violenze sessuali sarebbe state solo la punta dell’iceberg di una violenza fisica, verbale e psicologica perpetrata nel tempo, fin dall’inizio del matrimonio. Botte e vessazioni, dal 2007 al 2019, dodici anni. A subire non solo la moglie, ma anche una delle figlie.
L’uomo non l’avrebbe mai picchiata, ma avrebbe esercitato su di lei violenze psicologiche tali da far scattare anche la denuncia per maltrattamenti nei confronti della minorenne. Il 40enne al momento si trova in carcere a San Vittore a Milano, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Non è dato sapere cosa abbia detto ai militari quando lo hanno arrestato, come abbia provato a difendersi, se abbia negato, parlando solo di una separazione complicata o di rapporti consenzienti. Ma le prove raccolte dagli investigatori sarebbero tali da aver fatto scattare la misura restrittiva. Sotto choc il piccolo paese dove la notizia è rimbalzata tra gli abitanti. «Parliamo di una famiglia conosciuta — spiega il sindaco —. Quando me lo hanno detto non ci volevo credere. Ho chiesto informazioni anche ai servizi sociali per capire se qualcuno avesse mai colto segnali di malessere da parte dei figli. Niente, nessuno ha mai sospettato nulla. Naturalmente aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso». Aggiunge il primo cittadino: «Non siamo noi a dover giudicare o condannare, ma la mia solidarietà, se le indagini accerteranno la veridicità delle accuse, in questo momento va alla presunta vittima di questa storia di orrore, che alla fine ha trovato la forza di denunciare. Non è mai troppo tardi. L’appello che mi sento di rivolgere a tutte le donne».

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Poco fa guardavo il TG che riportava il numero dei morti. E mi sono reso conto che si disumanizzava la cosa.
Perché non siamo numeri ecco a chi corrispondono quei numeri tra i morti per COVID nella sanità.
https://portale.fnomceo.it/elenco-dei-medici-caduti-nel-corso-dellepidemia-di-covid-19/

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Gli indicatori sono raggruppati in tre ambiti. Il primo misura la capacità di raccolta dati delle singole regioni, il secondo la capacità di testare tutti i casi sospetti e di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena e il terzo valuta la capacità “ricettiva” dei servizi sanitari e il monitoraggio del contagio.
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ECCO GLI INDICATORI
1) Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
2) Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
3) Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
4) Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
5) Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
6) Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).
7) Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.
8) Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
9) Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
10) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.
11) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
12) Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata ima regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.
13) Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.
14) Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
15) Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale).
16) Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno.
17) Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
18) Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
19) Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale).
20) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19.
21) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.
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La Zona non viene decisa in maniera estemporanea era già tutto programmato da aprile come da DPCM del 26.04 e D.M. di Speranza del 30 aprile».

5 anni fa
Trans/Trav
Piemonte, Torino
Qui dal 22.01.2020 -
Quotato da Nexuss,
Con il report stilato dall?ISS è possibile decifrare le caratteristiche principali delle vittime di Covid-19 in Italia. L?età mediana dei decessi rimane alta e si attesta intorno agli 82 anni. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da Corona [...]

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Fake news, trucchi per riconoscerle (ed evitarle)
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Mai come in questo periodo è importante sapere distinguere le notizie vere da tutto quello che circola in rete e che alimenta false credenze. Esistono alcune semplici regole da seguire che possono aiutarci a individuare le fake news e a starne alla larga.
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Per contrastare la diffusione di notizie false anche Facebook è sceso in campo, stilando alcune linee guida per riconoscerle. Abbiamo integrato anche i nostri consigli pratici per aiutarti a starne alla larga. Vediamo rapidamente quali elementi valutare per individuare le fake news:
* TITOLI
* Sono l'elemento che attira di più anche perché, spesso, l'utente medio non si sofferma sul resto. Per questo le fake news fanno leva su titoli esagerati e altisonanti, scritti in maiuscolo e con un uso eccessivo di punti esclamativi. Dubita di affermazioni contenute in un titolo che possono sembrare troppo esagerate: c'è un'alta probabilità che siano false.
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* URL
* Spesso vengono storpiate le url di siti di informazione, così da renderle credibili a un occhio poco attento. Una notizia riportata da una url molto simile a quella di un sito esistente potrebbe indicare che siamo davanti a una fake news. Tra i casi più famosi, ricordiamo "Il fatto quotidaino", che gioca sull'inversione della I e della D di "quotidiano" per confonderlo con la testata. Confronta la url con quella della fonte attendibile.
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* IMMAGINI
* Anche le immagini, così come i titoli, sono spesso pensate per catturare l'attenzione del lettore. Le notizie false contengono frequentemente foto o video ritoccati, altre volte invece le immagini possono essere autentiche, ma prese fuori dal loro contesto. Come consiglia anche Facebook, è possibile fare una ricerca tramite immagine per verificarne l'origine: uno strumento molto utile in questo senso è il sito TinEye. 
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* FORMATTAZIONE ED ERRORI
* Gli errori capitano a tutti, ma i siti che diffondono fake news sono spesso zeppi di errori di battitura o hanno formattazioni di testo anomale. Se il contenuto che stai leggendo presenta questi due elementi, meglio farsi venire qualche dubbio prima di condividerlo.
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* FONTI
* Anche se il tempo a disposizione non è tanto, assicurati che la notizia provenga da una fonte di cui ti fidi e o da un sito attendibile. Se la notizia viene riportata da un'organizzazione che non conosci e, soprattutto, se è l'unica a riportarla, dubita. Visita la sezione "informazioni" della pagina, così almeno da avere un'idea di chi c'è dietro.
*
* DATE
* Controlla la data di pubblicazione della notizia, spesso potrebbe essere vecchia e riproposta con il solo intento di acchiappare qualche like sui social. Anche le date riportate all'interno del contenuto (come quelle degli avvenimenti, per esempio) potrebbero essere sbagliate e la loro cronologia potrebbe non avere alcun senso.
*
* TESTIMONIANZE
* Verifica le fonti e assicurati che siano attendibili. Se si fa riferimento a esperti di cui non viene fatto il nome o se mancano le prove, probabilmente si tratta di una notizia falsa.
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* ALTRE FONTI
* Una notizia vera viene sempre riportata da più di una fonte. Questo significa che se nessun altro sito riporta la stessa notizia, probabilmente siamo davanti a un falso. Se la notizia è stata ripresa da diversi siti che ritieni attendibili, allora è più probabile che sia vera.
*
* È UNO SCHERZO?
* Esiste una serie di siti satirici che pubblicano notizie false, al solo scopo di far divertire. Anche se a volte può risultare difficile distinguerle dalle notizie vere, è bene almeno porsi delle domande. Controlla la fonte e verifica che non sia già nota per le sue parodie. 
*
* INTENZIONALMENTE FALSE
* Attenzione perché alcune notizie sono intenzionalmente false. Utilizza le capacità critiche quando leggi le notizie e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità.
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Per chi volesse approfondire
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https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/22409/6/Fake_News_collana2.pdf

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Se decidi di aprire un thread e di moderarlo forse potrebbe aiutarti sapere quali sono...
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Le doti di un buon moderatore
26 Maggio 2019 in Formazione, Moderazione by moderatamente
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La figura del moderatore, è sempre più ricercata nel web e non tutti possono accedere a questo ruolo.
Il sito www.mashable.com ha da poco pubblicato quelle che dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali di questa figura:
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Forti capacità comunicative. Un moderatore deve essere capace di trasmettere idee e messaggi in modo chiaro, saperli tarare in base ai diversi canali e ai diversi pubblici della rete: blog, email, post di forum, social.
Deve essere abile nella scrittura.
Giudizio. un moderatore è un po’ come un curatore di contenuti. Sa decidere quali è giusto condividere, come e quando.
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Empatia e ascolto. Un moderatore è prima di tutto una persona capace di ascoltare. Questo lo porta a conoscere il pubblico, cogliere (e spesso interpretare) aspettative e desideri.
Curare una community in rete non significa parlare continuamente, ma soprattutto dare voce alle persone, creare conversazioni, dare spazio alla partecipazione (ma in modo guidato).
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Doti organizzative. Un moderatore, riceve feedback e commenti (positivi e negativi) che deve saper riportare. In questi casi l’organizzazione è tutto.
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Passione. E’indispensabile che sia appassionato in ciò che fa, perché possa trasmettere la stessa passione alle persone della community.
Inoltre, il moderatore a mio parere, deve tenere sempre a mente che al di là della rete, dei computer e dei bites, ci sono persone in carne ed ossa.
E’ fondamentale creare con loro un rapporto diretto e sincero.
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Gentilezza e fermezza sono due doti fondamentali per gestire buoni rapporti con gli utenti.

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Articolo tratto da una ricerca su psicologia e legge.
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Foto del pene: lui che cosa ti vuole dire quando te le invia?
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Oggi affrontiamo un argomento spinoso. È importante, perché ci permette di capire molto di relazioni e di psicologia maschile. Ebbene, ci occupiamo dell’abitudine sempre più diffusa che pseudocorteggiatori improvvisati e un po’ eccentrici (forse) hanno di inviare foto del pene, del loro proprio pene, presumibilmente, attraverso vari strumenti tecnologici a donne che hanno appena conosciuto o che conoscono da poco.
È ha una visione più consapevole e approfondita dei comportamenti altrui, delle dinamiche delle relazioni.
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Intanto inquadriamo il fenomeno. Di norma succede questo:
donne grosso modo di tutte le età, in contesti sociali consueti e abituali, cioè “normali”, incontrano, come è naturale e ovvio, uomini che si mostrano, in via iniziale e superficiale, interessati a loro. Dopo alcuni scambi di rito succede che lui chiede a lei un contatto su una qualsivoglia applicazione di messaggistica. Che c’è di strano? A distanza di brevissimo tempo, magari anche solo di poche ore, viene recapitato il grazioso omaggio. Il gentiluomo in questione invia un proprio autoritratto, spesso però limitandosi a un particolare. Invia la foto del pene.
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Foto del pene: ma perché?!
Sulle modalità e dinamiche dell’invio possono esserci alcune varianti che non incidono sulla sostanza dell’interpretazione del comportamento. Magari la preziosa immagine viene inviata non proprio nell’immediato, ma solo dopo il primo appuntamento o la prima uscita insieme. Si tratta, si badi bene, di un invio a sorpresa, inaspettato e soprattutto non richiesto, né esplicitamente, né implicitamente. Non solllecitato in alcun modo (e qui, anticipiamolo, stiamo parlando di abuso e di violenza, in senso proprio, eh, anche se non sembrerebbe, perché “si tratta solo di una foto, che vuoi che sia?”). L’immagine, di norma non è corredata da didascalie e informazioni aggiuntive. La foto del pene dovrebbe dire tutto, anche se spesso lascia senza parole e non per l’entusiasmo e l’eccitazione. Già. Nell’interpretazione e negli intenti del mittente l’immagine del suo personale battacchio dovrebbe dire tutto, spiegare tutto e toccare le corde più profonde della sensibilità della ricevente (cosa questa in effetti non così lontana dal vero, ma in senso profondamente diverso).
Un po’ come certe spettacolari e ineffabili opere d’arte che colpiscono l’anima e il cuore di chi le contempla senza bisogno di parole, di spiegazioni, di razionalizzazioni. Ecco. Il suo pene. Meraviglia delle meraviglie. Come il sorriso della Monna Lisa o La Creazione nella Cappella Sistina.
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Il fenomeno dell’invio delle “dick pic” come dicono in inglese (“dick” è il modo confidenziale con il quale si definisce il battacchio, pic sta per “picture”, immagine) è in grande espansione in tutto il fantastico e modernissimo mondo occidentale. Una giovane artista americana, Whitney Bell, ha conservato ogni foto di pene ricevuta e ha deciso addirittura di incorniciare e appendersi in casa le opere della sua preziosa collezione, nonché di farci una mostra d’arte. Vedete come si può volgere in positivo una situazione negativa?
Il fenomeno delle foto del pene è un male comune. Solo che in particolare in Italia le donne, per comprensibile imbarazzo, non dichiarano apertamente di essere le riceventi di tali raffinati messaggi d’amore. Ma se si affronta il tema in modo esplicito, la verità viene a galla. Attraverso un sondaggio abbiamo chiesto l’opinione alle donne e in molte in effetti hanno dichiarato con ovvio disgusto di aver vissuto l’irripetibile esperienza di vedersi recapitare l’immagine in primo piano dell’area genitale di uno semisconosciuto. Ora, come mai accade tutto ciò?
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Molto è imputabile ai prodigiosi progressi della tecnologia che tanti indiscutibili vantaggi sta apportando alla nostra vita di relazione. E che molti usano per dare libero sfogo alle proprie perversioni da monolocale. Prima dell’avvento di telefonini e smartphone il simpatico esibizionista digitale avrebbe dovuto fare una foto al proprio aggeggio, mandarla a sviluppare, giustificarsi in qualche modo con l’incaricato allo sviluppo, ritirare il corpo del reato, infilarlo in una busta e inviarlo al recapito dell’amata via posta. Troppa fatica e, soprattutto, un rischio esagerato di essere scoperti a commettere atti impuri. La tecnologia è molto più pratica e sembra garantire una maggiore copertura… In questo come in molti altri frangenti.
In un mondo in cui tutti i vigliacchi e gli sfigati che odiano e sono terrorizzati dagli altri e dalle donne in particolare e che da dietro lo schermo di un PC o di uno smartphone, trovano il coraggio di insultare chiunque, dal cittadino comune, al politico in vista per sfogare la loro frustrazione oppure si sentono tanto in forze da broccolare goffamente con donne di ogni, età che ci vuole che nel privato della loro stanza da bagno, pensando a qualche immagine porno, avvantaggiati dalla facilità d’uso e dall’immediatezza dei dispositivi oggi giorno in circolazione si fotografino il loro coso e facciano un rapido invio, magari multiplo già che ci sono?….
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Breve esplorazione della mente maschile
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Intanto inseriamo nel contesto: per gli uomini di ogni origine e di ogni latitudine il pene è qualcosa di molto importante. Non solo è il centro del piacere e l’organo che distingue esteriormente e senza ombra di dubbio un uomo da una donna, ma è il simbolo della sessualità maschile, della potenza virile.
A livello di miti, di convinzioni, di simbologia intorno al pene c’è un universo immenso.
Gli uomini – soprattutto quelli che non hanno niente di più dalla vita e che si sentono tremendamente insicuri – pensano che tra le loro gambe ci sia qualcosa di una preziosità unica e irripetibile. Anche il più sfigato è convinto che non ci sia tanta sfiga sufficiente che il possesso del pene non possa riscattare. La psicanalisi con Freud si è inventata l’invidia del pene, quella cioè di una donna mancante del battacchio e per questo sempre frustrata e irrimediabilmente invidiosa del genere maschile perché in possesso dello strumento in questione. Credo che invece si dovrebbe parlare di “gelosia del pene”, cioè del sentimento di attaccamento incredibile degli uomini verso ciò che hanno in mezzo alle gambe.
Sappiamo anche che da sempre torri, torrioni, obelischi, campanili, cupole, minareti, grattacieli, fucili, cannoni, pistole, siluri, coltelli, mitra, missili, bombe, ma anche macchinone, motociclettone, SUV etc etc, esercitano un’enorme fascinazione su uomini e donne anche perché ritenuti, come si dice in modo colto, simboli fallici.
Per molti compensazioni di insicurezze profonde e impossibili da superare. Un po’ come compensazione di frustrazioni e insicurezze profonde è l’invio della foto del pene.
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Appunto: che cosa mi dice di un uomo il fatto che lui invii foto del pene a una donna che non ne ha sollecitato minimamente l’invio?
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Come interpretare certi comportamenti “spiazzanti”
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Se ti trovi a ricevere immagini “strane” e non richieste da qualche corteggiatore fin troppo intraprendete considera diverse possibilità
1) E’ una persona che non sa stare al mondo, non conosce le elementari nozioni del vivere civile e del rispetto dell’altro, non rispetta nessuno non rispetta te, soprattutto, magari perché ha una considerazione molto bassa delle donne, è un cafone a livello sottozero dello stadio evolutivo: no, davvero, se pensa che in qualche modo l’invio della foto del suo pene sia gradita, c’è da interrogarsi sul serio su che cosa gli passi per la testa. Che cosa contiene la sua scatola cranica?
Certo potrebbe inviare quel genere di immagini per creare uno shock, sorprendere, provocare: in ogni caso, davvero, che cosa ha nella testa?
Oppure potrebbe essere motivato da quella che si chiama “empatia al contrario”: siccome probabilmente gradirebbe ricevere immagini di corpi femminili nudi (forse anche qualche dettaglio in bel primo piano del tuo) ritiene valido il presupposto che tu non stia nelle pelle all’idea di ammirare il suo organo come mamma l’ha fatto.
2) Si eccita all’idea di provocarti. Bel modo di eccitarsi, fantastica motivazione. Magari dietro questo genere di eccitazione si nasconde, oltre che qualche piccola perversione, un’insicurezza di base riguardo la sua potenza sessuale, che ha bisogno di sentire confermata.
3) Si eccita e basta. Urca. Un uomo da non lasciarsi scappare proprio.
4) Non va tanto per il sottile e sta solo facendoti un test, veloce, dato che lui ha un solo obiettivo e non ha tempo da perdere: da te vuole sesso, magari molto alternativo, magari solo virtuale, magari chissà… Il gioco è fatto, se tu ci stai può usarti a suo piacimento per soddisfare le sue voglie.
5) E’ semplicemente affetto da esibizionismo sessuale.
6) Probabilmente raggruppa in sé tutti i 5 gli aspetti precedenti.
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In ogni caso tieni presente che si tratta di una persona non solo maleducata e disturbata ma molto abusiva, che ti sta facendo violenza.
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Dal punto legale
Inviare foto porno su Whatsapp: cosa si rischia?
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Un ragazzo ti ha inviato delle foto hard tramite WhatsApp: il suo scopo è provocarti e cercare una relazione con te, sebbene in modo maleducato e perverso. Per quanto tu sia “grande e vaccinata”, quelle immagini di nudo ti hanno infastidito e ti hanno provocato uno stato d’ansia. A tuo avviso si tratta di una condotta che non può rimanere impunita. Hai così deciso di denunciare il tuo originale corteggiatore dai modi volgari. A detta sua, però, non c’è nulla di male. Cosa prevede a riguardo la legge? Cosa rischia chi invia foto porno su WhastApp o su Facebook? La Cassazione si è espressa sul punto con una ordinanza di questi giorni e sono sicuro che la sua interpretazione ti lascerà strabiliato.
Secondo i giudici supremi, non può essere imputato per il reato di molestie [1] chi invia foto hot tramite un servizio di messaggistica istantanea come WhatsApp o Facebook. Questo perché la «molestia», per come descritta dal codice penale, scatta solo quando qualcuno disturba un’altra persona in un luogo pubblico o con il telefono. Ebbene, a detta della Cassazione, le messaggerie come quella di Facebook Messenger o WhatsApp – per quanto si valgano di apposite app installate sullo smartphone – non sono equiparabili al telefono in senso tradizionale come forma di comunicazione diretta, né possono considerarsi comunicazioni «in luogo pubblico» attesa la riservatezza delle stesse. In altre parole – qui sta il succo del pensiero della Cassazione – il destinatario di queste immagini può ben sottrarsi alla loro visione, magari bloccando il mittente o cancellando il contenuto della chat prima ancora di aprirla. Non è come il telefono dove si è soggetti alla molestia dello squillo, che è invasivo ed entra nella propria casa nonostante il proprio dissenso.
Insomma, nell’inoltrare foto porno tramite WhatsApp non si commette alcun reato.
Con il provvedimento in commento, la Cassazione ha così scagionato dall’accusa di molestie un uomo che aveva inoltrato foto erotiche su Facebook (o meglio, con la relativa app Messenger) ricevute da una ragazza. Per quanto la condotta fosse stata accertata e quindi fosse certa, sono cadute le accuse penali: non basta, per arrivare alla condanna, la semplice condivisione della foto. Lo stesso discorso dunque può farsi per chi inoltra le foto hot tramite posta elettronica.
Diverso è il discorso in caso di condivisione di post erotici sulla pagina pubblica di Facebook della vittima: in questo caso si è in presenza di una molestia atteso che la bacheca social è un luogo pubblico, seppur virtuale, aperto all’accesso di chiunque. L’espressione «luogo pubblico» va riferita a un luogo aperto a tutti, anche se privato come il profilo personale su Facebook.

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Articolo tratto da Focus 28 giugno 2002
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Perché San Francisco è considerata la città degli omosessuali?
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La concentrazione di gay a San Francisco ha ragioni storiche. La città infatti era nota per la sua libertà sessuale già all’inizio dell’Ottocento, quando era abitata da avventurieri e cercatori d’oro costretti a vivere a lungo senza scambi con l’altro sesso. Ai primi del ’900 aprirono i primi locali gay. I più conosciuti erano Mona, un locale per sole donne, e Finocchio’s.
Dopo la Seconda guerra mondiale i soldati gay decisero di stabilirsi nell’unica città dove fosse possibile manifestare le proprie tendenze sessuali senza destare scalpore. In poco tempo si creò una comunità che fondò, negli anni Sessanta, la Society for individual rights. Nel 1964, il periodico Life proclamò San Francisco capitale dei gay.
Il quartiere che ospita la comunità gay si chiama “Castro”.
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The Castro, a San Francisco, confina con Mission District, che dagli anni ’70 è il cuore della comunità gay e GLBT della città, probabilmente il quartiere gay più conosciuto al mondo e con la più alta concentrazione di omosessuali d’America. In principio, Castro fu il quartiere di immigrazione prima scandinava e poi irlandese, ma è con i movimenti hippies che la città di San Francisco si anima di giovani omosessuali attirati dalle libertà di costumi e modi di pensare.
Costruito in una zona rurale della città, oggi Castro è uno dei quartieri più trendy e alla moda, con tanto da fare e da vedere, sia durante il giorno ma soprattutto durante la notte, quando lo si può esplorare, e godere dei suoi divertimenti, in tutta sicurezza.
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Storia
Verso la fine dell’Ottocento, la zona oggi conosciuta come Castro era piena di fattorie e strade sterrate, lontana dalla modernità di altri quartieri di San Francisco.
Intorno al 1887 le popolazioni immigrate in America dall’Europa del nord, in particolar modo irlandesi, tedeschi e scandinavi, iniziarono a spostarsi verso questa zona, in cerca di terra a basso costo dove stabilirsi. Eureka Valley (il vecchio nome di Castro), venne collegato alla città, e a Market Street in particolare, dalla Cable Railway.
Ancora oggi i residenti di Castro si prendono amorevolmente cura delle case in sitle vittoriano lasciate loro in eredità.
Il quartiere non subì alcun cambiamento sostanziale fino agli anni ’60 e ’70, quando la classe lavoratrice di San Francisco iniziò ad abbandonare il centro per la periferia; ma la vera svolta la si ebbe con l’arrivo dei primi esponenti della comunità gay. Comunità che divenne ancora più coesa dopo gli scontri con la polizia degli anni ’70, che portarono all’uccisione del Supervisore Harvey Milk e dopo la comparsa dell’AIDS.
Oggi Castro è costituito da una comunità attiva e vivace, ed è meta di turisti che provengono da tutto il mondo.
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Cosa vedere
Castro è un quartiere tutto da esplorare, dal Castro Theater allo storico Twin Peaks Bar, fondato da una coppia omosessuale negli anni ’70 e considerato un po’ come la sua porta d’ingresso.
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Castro Theatre
Cosruito nel 1922 dai fratelli Nasser, il Castro Theatre è uno dei pochi palazzi del cinema costruiti negli anni ’20 ancora in attività. Gli arredamenti denotano influenze orientali, spagnole e italiane.
Su ogni lato dello schermo dove vengono proiettati i film ci sono le canne dell’imponente organo, tutt’ora in funzione. In qualsiasi momento si decida di visitarlo, il Castro Theater offre spettacoli davvero interessanti.
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Dolores Park
Nato con il nome di Mission Park, Dolores Park è uno dei parchi più amati di San Francisco. Situato sulla 18ma strada, all’incrocio tra Dolores e Church Street, con i suoi 14 acri di estensione, può contare su sei campi da tennis, un campo da basket, due campi da calcio e una club house.
La parte a nord est del parco è denominata Hipster Hill, mentre quella a sud ovest, che gode di una vista magnifica, è chiamata Gay Beach.
Dolores Park è il luogo ideale per passare un po’ di tempo in totale relax.
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Most Holy Redeemer Parish
Fondata nel 1900, la Most Holy Redeemer Parish, è una chiesa cattolica che si autodescrive come una “all inclusive Catholic community”, che accoglie persone con diversi tipi di background, genere razza o status sociale, che vogliono avvicinarsi a Dio con cuore sincero.
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GLBT History Museum
Il primo nel suo genere in tutti gli Stati Uniti, il GLBT History Museum è un progetto della GLBT Historical Society, che alterna interessanti mostre sul tema GLBT ed ha la più grande collezione al mondo di materiale sulla storia della cultura gay e lesbica.
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Eventi
Il vitale quartiere di Castro è animato da eventi interessanti durante tutto il corso dell’anno. Tra i più importanti ricordiamo:
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Castro Street Fair
Fondata da Harvey Milk, la Castro Street Fair si tiene ogni anno alla fine di ottobre. Durante i giorni della fiera vengono allestiti diversi palchi, dove si può assistere a bellissimi spettacoli musicali, ci sono banchetti con oggetti di artigianato, drag shows, e si può mangiare e bere a volontà.
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San Francisco Pride Month
Giugno è il mese dell’orgoglio gay per la città di San Francisco; durante l’ultima domenica del mese si tiene una parata per celebrare la comunità gay, che di solito è aperta dal SF Women’s Motorcycle Contingent.
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Frameline SF International Lesbian & Gay Film Festival
Un evento di dieci giorni dedicato alla cinematografia legata al mondo gay e lesbo, con proiezioni, party e dibattiti.
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Dove mangiare
Sliders. Situato in Sutter Street, questo Diner è il posto ideale dove gustare hamburger davvero saporiti.
Catch. Situato in Market Street, è il ristorante giusto per chi vuole gustare dell’ottimo pesce a prezzi modici.
Chow. Situato non lontano dal Castro Theatre, questo ristorante offre ai clienti una cucina internazionale con un mix di piatti della cultura asiatica e americana.
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Come arrivare
Il modo migliore per raggiungere il quartiere di Castro è attraverso i mezzi di trasporto pubblico.
Castro è servito dai convogli della Muni, la metropolitana cittadina, i cui convogli transitano da Castro Station ed è raggiunta dalle linee K, L, M, T.
Si può raggiungere anche tramite la linea 33 del bus, che arriva dalla 18ma strada, sia da Haight che da Mission District.
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Curiosità :
Dove si trova la maggiore libertà sessuale?
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Alcuni studiosi sostengono che sia nelle isole Trobriand (Papua Nuova Guinea), dove si svolgono addirittura orge comunitarie. In particolare, l’antropologo Bronislaw Malinowski ha studiato lo stile di vita nelle isole Trobriand: non c’è tabù sulla sessualità infantile (nessuno sgrida i piccoli quando giocano agli sposi o imitano il coito) e gli adolescenti hanno rapporti sessuali liberi, grazie anche di una speciale istituzione: una casa dove i giovani fanno esperienze.
PALESTRA SESSUALE. Questa capanna, chiamata bukumatula, è frequentata da giovani di entrambi i sessi, che vi praticavano la promiscuità sessuale, rientrando a casa loro solo per mangiare.
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I figli frutto di tanta attività (e promiscuità) sessuale sono della donna, che li alleva con i suoi parenti. I padri... non sanno neanche di esserlo.
Il saggio di Malinowski, pubblicato nel 1922, era ricco di particolari sulle caratteristiche degli abitanti delle isole Trobriant. Per esempio la descrizione di singolari rituali erotici a sfondo sadomasochistico: «È una regola generale in tutti i distretti delle Trobriand - scriveva Malinowski - che quando una ragazza e un ragazzo sono molto attratti l'uno dall'altra la ragazza possa infliggere molti dolori fisici al ragazzo che ama, battendolo, fustigandolo e persino ferendolo con uno strumento affilato. Per colpito che sia, il ragazzo accetta benevolmente tale trattamento come un segno di amore».
A quasi 100 anni di distanza, la situazione e le usanze non sono cambiate.
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I più inibiti invece si troverebbero nell’isola Inis Beag (Irlanda), dove il sesso è considerato perdita di energia vitale e il senso del pudore raggiunge limiti estremi: si vergognano perfino a mostrarsi senza calzini.

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Articolo tratto dal Corriere
di Gustavo Ghidini03 feb 2020
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Parità uomo-donna nella busta paga? Ci vogliono almeno 257 anni
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La lotta contro la diseguaglianza retributiva tra uomini e donne non decolla. Eppure, rispetto alla questione della presenza femminile nei board, ampliatasi grazie alla legge Mosca-Golfo e che coinvolge una ristretta élite femminile, quella del pay gap è una battaglia popolare. «A livello globale non c’è nessun Paese che abbia raggiunto l’uguaglianza di genere, indipendentemente dal livello di sviluppo, dalla regione o dal tipo di economia» ci ha fatto sapere Anna-Karin Jatfors, direttore regionale di UN Women, l’ente dell’Onu per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile. Secondo il World Economic Forum, la disparità politica verrà colmata tra 95 anni. Quella retributiva tra 257 anni.
Il Global Gender Gap Report 2020, appena pubblicato, segnala che l’Italia è scesa dal 70° al 76° posto mondiale nella classifica dei Paesi che attuano la parità salariale. Una donna italiana guadagna in media circa 17.900 euro l’anno rispetto ai 31.600 maschili e a fronte di molte più ore lavorate, perché viene pagata proporzionalmente meno e fa molto più lavoro non retribuito di un uomo (lavori domestici, cura dei figli, ecc.).
Rincara la dose il Global Wage Report 2018/19 dell’International Labour Organization: le donne continuano ad essere pagate circa il 20% di meno rispetto agli uomini. Le lacune retributive di genere rappresentano una delle maggiori ingiustizie sociali di oggi e per questo motivo tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile 2030 dell’Onu c’è «la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore».
Il rapporto dimostra che le spiegazioni tradizionali, come le differenze nei livelli di istruzione, hanno un impatto limitato rispetto ai divari retributivi di genere. Le donne risultano più istruite degli uomini in molti Paesi, ma guadagnano di meno, a parità di ruolo. I salari poi sono tendenzialmente più bassi nelle imprese e nelle aziende a prevalenza femminile. Secondo i dati raccolti, un fattore che pesa sul divario salariale è la maternità. Le lavoratrici madri hanno stipendi più bassi rispetto a quelle senza figli. Ciò può essere legato a una serie di cause, tra cui interruzioni o riduzioni dell’orario di lavoro, occupazione in mansioni più favorevoli agli impegni familiari, ma che comportano salari più bassi o stereotipi nelle decisioni relative agli avanzamenti di carriera.
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Discriminazioni occulte
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In Italia, gli elementi fissi che compongono la retribuzione sono stabiliti dai contratti collettivi nazionali, senza differenziazioni di genere e pertanto non consentono discriminazioni salariali dirette. Tuttavia, un sotto-inquadramento della lavoratrice, a parità di lavoro effettivamente svolto, un mancato avanzamento di livello possono condurre a discriminazioni salariali «occulte», un tema rilanciato di recente dal Movimento Consumatori. Determinate politiche salariali e di organizzazione dei tempi di lavoro, insieme all’assenza di servizi complementari che permettano di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari, contribuiscono nella misura del 30% alle diseguaglianze di retribuzione nelle aziende. Tra le cause del differenziale retributivo c’è la minore capacità negoziale delle donne nei confronti del datore di lavoro, spesso dovuta alla necessità di barattare la flessibilità di orario con una retribuzione più bassa. Inoltre, le donne, indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiano figli, sono pagate meno degli uomini, perché molte aziende ritengono che possano, anche in proiezione, produrre potenzialmente meno a causa di ipotetiche assenze sul lavoro dovute a possibili responsabilità di cura della famiglia. Anche elementi variabili come i superminimi e i fringe benefit complementari alla retribuzione principale possono essere utilizzati per discriminare, sotto il profilo retributivo.
Secondo gli ultimi dati disponibili, l’Unione europea ha fissato l‘indice che misura la discriminazione salariale di genere in 16,2%, come media tra i Paesi europei, con un divario pensionistico di genere del 36,6%. Ma l’indicatore più corretto è quello che misura invece l’impatto di tre fattori tra loro combinati: guadagni orari, ore retribuite e tasso di occupazione sul reddito medio di uomini e donne in età lavorativa. Se si prende in considerazione questo indice, l’Italia mostra un gap salariale del 43,7% rispetto a una media europea del 39%.
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Il ruolo del part time
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Anche i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(Ocse) del marzo scorso collocano l’Italia in una posizione apparentemente buona, ma solo se si considera il gap nella retribuzione oraria (5,6%). Un dato che relativo solo ai lavoratori full time, mentre l’Istat ci dice che quattro donne su dieci oggi lavorano part time. Inoltre il gender gap nel settore pubblico in Italia ammonterebbe al 4,1% ma nel privato supererebbe il 20%. L’Istat (report 2016 ) registra che nel privato solo il 17,8% delle donne, contro il 26,2% degli uomini, percepisce una retribuzione oraria superiore a 15 euro. E nella libera professione? Peggio. L’ultimo rapporto dell’Associazione degli enti di previdenza privati (Adepp) rileva che una donna fra i 30 e i 40 anni guadagna in media 17 mila euro lordi, un uomo 3 mila in più; fra i 40 e i 50 anni il divario si fa più consistente con una differenza di 15 mila euro.
Un’esempio da seguire? La legge islandese del 2018 che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a chi ha più di 25 dipendenti di assicurare la parità retributiva. Le multe arrivano a 450 euro. Giovedì scorso i deputati europei hanno chiesto alla Commissione disposizioni vincolanti sulla trasparenza delle retribuzioni e sul divario retributivo nel pubblico e nel privato. La Presidente Ursula von der Leyen ha promesso di fare della «parità di retribuzione» il principio fondante della nuova Strategia europea di genere che sarà presentata a marzo.

5 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Com’era la parità di genere negli anni passati?
Cerchiamo di mostrarlo attraverso le pubblicità a cavallo degli anni 60 (ma che sono andate avanti fino agli anni 90).
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La serie tv Mad Man, ambientata negli anni ’60 a New York, racconta dei pubblicitari di Madison Avenue e li descrive come un gruppo di creativi in giacca e cravatta, pieni di alcol e sigarette e… maschilisti. Esiste una serie di pubblicità, tra gli anni ’50 e i ’70, che testimonia quanto effettivamente la società dell’epoca fosse ancora di stampo fortemente maschile. Dalle zuppe pronte per ravvivare le cene dei mariti ai prodotti per la pulizia della casa, ecco una selezione delle peggiori réclame (alcune immagini parlano da sole).
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1. Le zuppe Heinz, 1950

Molti mariti, oggigiorno, hanno smesso di picchiare le loro mogli, ma cosa c’è di più angosciante per un animo sensibile della noia di un uomo durante i pasti?
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2. Le cravatte Van Heusen, 1951

Mostrale che è un mondo da uomini
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3. Il caffè Chase & Sanborn, 1952

Se tuo marito scoprisse che non stai cercando il miglior caffè…
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4. La birra Schlitz, 1952

Non preoccuparti cara, la birra non l’hai bruciata!
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5. I tappi di alluminio Alcoa, 1953

La pubblicità diceva che le bottiglie chiuse con questi tappi in alluminio potevano essere aperte facilmente senza un coltello, un apri bottiglie e nemmeno un marito. Per poi concludere:
Vuoi dire che una donna riesce ad aprirle?
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6. Pullover Drummond, 1959

Gli uomini sono migliori delle donne! In casa le donne sono utili – persino piacevoli. In montagna sono solo una scocciatura.
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7. Chef Kenwood – robot da cucina, 1961

Chef fa di tutto, tranne cucinare. Ecco a cosa servono le mogli!
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8. Volkswagen, 1964

Presto o tardi tua moglie porterà fino a casa un ottimo motivo per possedere una Volkswage.
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9. Sigarette Brown & Williamson, 1967

Le sigarette sono come le donne. Le migliori sono sottili e ricche.
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10. Prodotti per la pulizia Procter & Gamble, 1968

Le donne del futuro renderanno la luna un posto più pulito in cui vivere
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11. Cereali General Mills, 1970
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Non restare indietro con i lavori domestici mentre contieni il tuo peso
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12. Protein World, 2015

Esatto, 2015. Il fenomeno si è certamente ridimensionato (almeno nella nostra società), ma non è somparso. Nel maggio scorso la metropolitana di Londra è stata tappezzata di manifesti che chiedevano alle donne se si sentissero pronte per la prova costume. Fortunatamente la campagna pubblicitaria è stata un flop, mentre di contro su Twitter l’hashtag #everybodysready è arrivato alle stelle.

5 anni fa
Singolo
Abruzzo, L'Aquila
Qui dal 30.11.2013 -
Aglia.. 🙄

5 anni fa
Trans/Trav
Veneto, Rovigo
Qui dal 19.03.2019 -
ho ancora il gioco asteroid 😄 😋

5 anni fa
Trans/Trav
Veneto, Rovigo
Qui dal 19.03.2019 -
Quotato da Nexuss,
La folla solitaria. Dopo la pandemia ci accorgeremo che la società è finita.
Però mi sembra che la triste “de-socializzazione” in cui siamo piombati con la pandemia prometta un futuro orribile, più misero, più arido, più desolante.
La fine della so [...]
ah stai a guardà la tv,pensi davvero che ci sia gente che è stata in casa per un anno,beh alcuni si, ,ma cè una grande fetta che ha fatto come niente fosse,sennò non ci ritroveremo reclusi esattamente come un anno fà 😄

5 anni fa
Singolo
Abruzzo, L'Aquila
Qui dal 30.11.2013 -
https://www.ilgiornale.it/news/mondo/giornalista-fa-sesso-club-scambisti-durante-suo-reportage-1951671.html?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR34QXliGGGYVlCq3ABSCeuXzR3WiHl3iStzek0umjdUw5KYjXN2WRTWPZs#Echobox=1622708270

Eh mo 😮 ... Tutti giornalisti 😄 😎

4 anni fa
Singolo
Abruzzo, L'Aquila
Qui dal 30.11.2013 -


https://www.ilmessaggero.it/donna/mind_the_gap/club_maschili_circoli_elite_donne_discriminazioni_australia_mind_the_gap-6025740.html?fbclid=IwAR2bRx0ibrJUvwlbyxOkETimVxvtzImeu2MU1DW2t38imCtWW9ViYpy2B44

E dall'Australia è tutto...

Non puoi scrivere sul Forum finchè non avrai completato il tuo profilo!.


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