4 anni fa
4 anni fa
https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/21_giugno_30/malika-raccolta-fondi-una-mercedes-volevo-togliermi-sfizio-6c3d6f58-d9c7-11eb-a77a-92f99bfc6553.shtml
Così, de' botto, senza senso....
Ma ha chiesto scusa, allora ok.... 😄
Così, de' botto, senza senso....
Ma ha chiesto scusa, allora ok.... 😄
4 anni fa
Dieci leggi che hanno cambiato la vita delle donne
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1. Il diritto di voto – il 2 giugno 1946 le donne partecipano al voto per la prima volta, in occasione del Referendum istituzionale che ha permesso agli italiani di scegliere tra monarchia e repubblica. Il diritto di voto per le donne maggiorenni (oltre i 21 anni) era stato introdotto da un decreto del 1945. Nel 1946, invece, un altro decreto consente alle donne ultra 25enni la possibilità di presentarsi alle elezioni e di essere elette.
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2. L’accesso alle professioni pubbliche - Nel 1963 si concede alle donne di accedere alla Magistratura, mentre Corpo di Polizia e Forze Armate aprono le porte agli agenti in gonnella rispettivamente nel 1981 e 1999.
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3. Il divieto di licenziamento a causa di matrimonio - Fino al 1963 una legge di epoca fascista consentiva ai datori di lavoro di licenziare le donne in conseguenza del loro matrimonio e della maternità. Dopo tale data, la pratica diventa illegale, come pure è illegale quella delle dimissioni in bianco firmate dalle donne al momento dell'assunzione.
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4. Il divorzio – La prima regolamentazione in materia di divorzio risale al 1970: alle coppie sposate è consentito divorziare, ma il tempo medio della pratica è di 5 anni, poi ridotto a tre dal 1987.
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5. Riforma del diritto di famiglia – Dal 1975, la donna non è più sottomessa al marito, il patrimonio di famiglia è condiviso secondo la comunione dei beni, scompare l'istituto della dote di matrimonio e i figli nati fuori dal matrimonio ottengono gli stessi diritti di quelli legittimi.
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6. L’aborto – La legge 194 del 1978 sancisce il fatto che l’aborto non è più un reato. L'interruzione volontaria di gravidanza può essere praticata per motivi personali, di salute o per circostanze particolari di concepimento (come lo stupro). L'aborto può essere praticato antro i primi 90 giorni dal concepimento, in strutture pubbliche e a spese dello Stato. Si può abortire entro i primi cinque mesi dal concepimento in caso di pericolo per la madre o per il feto.
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7. L’illegalità del delitto d’onore e del matrimonio riparatore – Nel 1981 viene abrogata l’attenuante per chi commette omicidio ai danni di una donna adultera o di un amante. Scompare anche l’istituto del matrimonio riparatore, che permetteva agli stupratori di evitare la condanna sposando la vittima ed "estinguendo" di fatto il reato..
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8. Le pari opportunità – Bisogna aspettare fino al 2010 perché le direttive della Comunità Europea incentivino le aziende con sgravi fiscali ad adottare e promuovere orari di lavoro flessibili. Sempre nel 2010 vengono introdotte alcune sanzioni contro le molestie sessuali sul lavoro e la disparità di trattamento di uomini e donne sul luogo di lavoro.
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9. Le quote rosa - La legge Golfo–Mosca del 2011 stabilisce per la prima volta che i consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa debbano avere almeno un quinto di componenti di sesso femminile.
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10. La lotta alla violenza sulle donne - L’escalation di violenza ai danni delle donne porta nel 2009 alla creazione del reato di stalking e, nel 2013, al conseguente arresto obbligatorio in caso di maltrattamenti e di stalking.
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1. Il diritto di voto – il 2 giugno 1946 le donne partecipano al voto per la prima volta, in occasione del Referendum istituzionale che ha permesso agli italiani di scegliere tra monarchia e repubblica. Il diritto di voto per le donne maggiorenni (oltre i 21 anni) era stato introdotto da un decreto del 1945. Nel 1946, invece, un altro decreto consente alle donne ultra 25enni la possibilità di presentarsi alle elezioni e di essere elette.
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2. L’accesso alle professioni pubbliche - Nel 1963 si concede alle donne di accedere alla Magistratura, mentre Corpo di Polizia e Forze Armate aprono le porte agli agenti in gonnella rispettivamente nel 1981 e 1999.
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3. Il divieto di licenziamento a causa di matrimonio - Fino al 1963 una legge di epoca fascista consentiva ai datori di lavoro di licenziare le donne in conseguenza del loro matrimonio e della maternità. Dopo tale data, la pratica diventa illegale, come pure è illegale quella delle dimissioni in bianco firmate dalle donne al momento dell'assunzione.
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4. Il divorzio – La prima regolamentazione in materia di divorzio risale al 1970: alle coppie sposate è consentito divorziare, ma il tempo medio della pratica è di 5 anni, poi ridotto a tre dal 1987.
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5. Riforma del diritto di famiglia – Dal 1975, la donna non è più sottomessa al marito, il patrimonio di famiglia è condiviso secondo la comunione dei beni, scompare l'istituto della dote di matrimonio e i figli nati fuori dal matrimonio ottengono gli stessi diritti di quelli legittimi.
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6. L’aborto – La legge 194 del 1978 sancisce il fatto che l’aborto non è più un reato. L'interruzione volontaria di gravidanza può essere praticata per motivi personali, di salute o per circostanze particolari di concepimento (come lo stupro). L'aborto può essere praticato antro i primi 90 giorni dal concepimento, in strutture pubbliche e a spese dello Stato. Si può abortire entro i primi cinque mesi dal concepimento in caso di pericolo per la madre o per il feto.
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7. L’illegalità del delitto d’onore e del matrimonio riparatore – Nel 1981 viene abrogata l’attenuante per chi commette omicidio ai danni di una donna adultera o di un amante. Scompare anche l’istituto del matrimonio riparatore, che permetteva agli stupratori di evitare la condanna sposando la vittima ed "estinguendo" di fatto il reato..
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8. Le pari opportunità – Bisogna aspettare fino al 2010 perché le direttive della Comunità Europea incentivino le aziende con sgravi fiscali ad adottare e promuovere orari di lavoro flessibili. Sempre nel 2010 vengono introdotte alcune sanzioni contro le molestie sessuali sul lavoro e la disparità di trattamento di uomini e donne sul luogo di lavoro.
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9. Le quote rosa - La legge Golfo–Mosca del 2011 stabilisce per la prima volta che i consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa debbano avere almeno un quinto di componenti di sesso femminile.
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10. La lotta alla violenza sulle donne - L’escalation di violenza ai danni delle donne porta nel 2009 alla creazione del reato di stalking e, nel 2013, al conseguente arresto obbligatorio in caso di maltrattamenti e di stalking.
4 anni fa
Oggi l’evoluzione dell’abbinamento femminile a qualcuno fa storcere il naso, gridare allo scandalo, gli fa usare aggettivi che vanno dal volgare a termini più espliciti e per nulla simpatici per identificare le ragazze di oggi con micro shorts.
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Ma se guardiamo l’evoluzione dell’abbinamento della donna nel tempo, c’è da chiedersi se forse sono le persone che criticano ad essere fuori tempo è non riescono a vivere l’evoluzione del presente, esattamente com’è successo nel tempo, ogni volta che la donna ha affermato la propria libertà e indipendenza attraverso l’abbigliamento proponendo se stessa e non ciò che i benpensanti volevano imporre.
Vediamo questa evoluzione e cercate di immedesimarvi in quei tempi dove anche il mostrare una caviglia che oggi ci farebbe al massimo ridere allora era considerato scandaloso osceno e provocatorio.
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Ci sono state diverse trasformazioni che hanno portato a nuove tendenze e all’affermarsi di una donna al passo con i tempi. Decennio dopo decennio la donna ha portato avanti la sua battaglia per raggiungere la parità e la moda ha seguito questo percorso, entrando a far parte di uno degli strumenti di comunicazione più efficace e testimone che qualcosa stava cambiando.
Ma partiamo dall’inizio!
Negli anni ’20, conosciuti anche come “Anni Ruggenti”, l’icona della Flapper è il simbolo di quest’epoca. Queste donne subito dopo il primo conflitto mondiale iniziarono a ribellarsi alle restrizioni sociali nel quale erano costrette a vivere, ponendo le basi di quello che sarebbe diventato un giorno il movimento femminista. Si diffuse il desiderio di indossare abiti semplici e pratici, si eliminò il corsetto, si accorciò l’orlo delle gonne, iniziando a mostrare le caviglie in pubblico e, le linee degli abiti divennero dritte. L’abito icona del periodo è l’abito con le frange, adornato da collane di perle lunghissime e piume. Si accorcia anche il taglio di capelli (il cosiddetto taglio alla garçonne, lanciato da Coco Chanel, per un ideale di donna elegante ed emancipata) e la pelle diventa chiarissima, in contrasto con il pallore si usava colorare le labbra di rosso ed evidenziare gli occhi con l’eyeliner.
Gli anni ‘30 e ‘40 fu l’epoca d’oro della vecchia Hollywood. La generazione delle Flappers sarà rappresentata nel 1930 da un’altra icona, Betty Boop, il cartone animato in bianco e nero dei fratelli Fleischer. Le donne ammiravano e traevano ispirazione dalla bellezza ed eleganza delle attrici del cinema hollywoodiano. Dopo la Grande Depressione del ’29, si abbandona lo sfarzo degli “Anni Ruggenti” e la moda ritorna a privilegiare la sobrietà e l’eleganza. Si allungano le gonne, tanto da coprire le caviglie, soprattutto negli abiti da sera. La voglia di emancipazione rimane, tant’è che in quest’epoca si iniziarono ad indossare i pantaloni. Il make up rimase invariato a quello del decennio precedente, pelle chiara, rossetto rosso e mascara nero, per evidenziare lo sguardo. Le pettinature divennero vaporose, i capelli corti vennero arricchiti da onde morbide. Negli anni ’40, rispetto al decennio precedente, i capelli si allungano fino alle spalle, rimane sempre la moda di acconciare i capelli con onde e riga laterale.
Gli anni ’50 sono caratterizzati dalle Pin up, diventando delle sex-symbol, proprio perché sexy e prorompenti, totalmente prive di quel mistero che aveva caratterizzato le dive degli anni ’30. Le donne si vestivano soprattutto per attirare gli uomini, dunque iniziarono a mostrarsi sempre più scoperte. Molte inseguivano il mito di Marilyn Monroe come ispirazione e iniziò la moda dei boccoli e dei capelli ricci. Ma oltre alle Pin up, fu anche il decennio dei blue jeans e del rock ‘n’ roll. E’ il periodo di rinascita dopo la Grande Guerra. E’ il periodo in cui iniziano ad apparire tanti stili, provenienti non solo dalle case di moda ma anche dalle strada. C’è lo stile Bon ton della perfetta casalinga e quello appariscente delle Pin up, che rappresentavano i sogni erotici del pubblico maschile. L’outfit della “brava ragazza” era caratterizzato dalla gonna a ruota, camicetta, cardigan appoggiato sulle spalle, ballerine e coda di cavallo. Diversamente il look inconfondibile delle Pin up era caratterizzato da shorts, camicia dalla scollatura ampia legata alla vita e ballerine, ma non mancavano neanche le gonne a ruota con gli irrinunciabili pois e i capelli raccolti in una banana.
Gli anni ’60 e ’70, furono caratterizzati da profondi cambiamenti nella società occidentale, fu l’epoca della contestazione giovanile, della rivoluzione sessuale, della guerra in Vietnam. Gli anni ’60 videro il trionfo della minigonna, lanciata dalla londinese Mary Quant, una vera rivoluzione per la moda femminile, nacque lo “Stile Twiggy”, ispiratosi al nome della modella scelta proprio dalla stilista per lanciare la minigonna, da quel momento questo capo d’abbigliamento divenne il must have anche per i decenni successivi fino ai giorni nostri. E’ l’epoca degli abiti corti, a trapezio e dai colori sgargianti. Nel make up, il rossetto rosso venne riposto nel cassetto, si punta agli occhi con colori marcati spesso eccessivi, contornati da eyeliner e mascara, tanto da creare l’effetto bambola.Tornano i capelli alla “maschietta”, il caschetto con frangia, cotonati e avvolti da una fascia colorata. Alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70 fu la volta della moda Hippie (o hippy) e dello stile “Figli dei fiori”, del rock psichedelico e di Woodstock. Le donne in quegli anni puntarono ad un look più naturale e iniziarono a diffondersi i pantaloni e jeans a zampa di elefante. Le gonne si allungano fino ai piedi e si indossano i top con le frange, abbinando anche dei gilet, indossavano i sandali alla schiava o gli zoccoli. I capelli erano lunghi e lisci e il viso acqua e sapone.
Negli anni ’80 è l’epoca degli Yuppie, indica il giovane professionista “rampante” che abbraccia l’economia capitalista e in essa trova la sua realizzazione. Gli Yuppie sono totalmente agli antipodi di quelli che fino ad allora furono gli ideali del movimento Hippy. Seguivano l’ideale dell’indipendenza economica, volevano diventare ricchi nel modo più veloce possibile e vivere nelle più importanti metropoli. Ma negli anni ’80 oltre agli uomini e donne in carriera, sono segnati anche da una drastico cambiamento di stile di cui Madonna ne fu promotrice, con i suoi look stravaganti e trasgressivi, iniziò a dettare tendenze, diventando l’idolo più seguito. In quegli anni si indossano gli abiti con le spalline, le gonne in tulle, i jeans stretti a vita alta, i capelli si cotonano e il make up impone il colore. I colori pastello dettano legge, i colori più usati il fucsia e blu e giallo. Nell’abbigliamento iniziarono a farsi strada i colori fluo e i tessuti elastan.
Concludiamo la mini guida dell’evoluzione della moda femminile con gli anni ’90. Sono gli anni dei Nirvana, della contaminazione degli stile, delle calze e jeans strappati. Diversamente dai decenni passati, caratterizzati da una identificazione giovanile per precisa, questo decennio è caratterizzato da diverse correnti e stile: il punk, il grunge, hip hop, lo stile gotico. I giovani dell’epoca preferiscono indossare gli anfibi, i jeans strappati, maglioni sformati. Dei capelli non bisogna preoccuparsene, il make up è simile a quello degli Anni Ruggenti, colorito pallido, rossetto rosso e smokey eyes nero. In alternativa le ragazze indossavano t-shirt corte, gonne corte e calze strappate, un look da perfetta Bad Girl!
Ad ogni decennio il suo stile e il suo abito! Ogni capo d’abbigliamento o accessorio è stato determinante per la storia in quell’epoca. Pezzi unici ed intramontabili che possono essere indossati ancora oggi e che ciclicamente la moda ripropone. Facendo i giusti abbinamenti, possiamo valorizzare il nostro outfit rendendolo unico e non convenzionale.
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In poche parole è mio parere che il tempo è con esso anche l’evoluzione dell’abbinamento va vissuto nel presente è in libertà, e se proprio non riuscite ad accettarlo, forse siete voi che siete rimasti moooolto indietro nel tempo.
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Ma se guardiamo l’evoluzione dell’abbinamento della donna nel tempo, c’è da chiedersi se forse sono le persone che criticano ad essere fuori tempo è non riescono a vivere l’evoluzione del presente, esattamente com’è successo nel tempo, ogni volta che la donna ha affermato la propria libertà e indipendenza attraverso l’abbigliamento proponendo se stessa e non ciò che i benpensanti volevano imporre.
Vediamo questa evoluzione e cercate di immedesimarvi in quei tempi dove anche il mostrare una caviglia che oggi ci farebbe al massimo ridere allora era considerato scandaloso osceno e provocatorio.
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Ci sono state diverse trasformazioni che hanno portato a nuove tendenze e all’affermarsi di una donna al passo con i tempi. Decennio dopo decennio la donna ha portato avanti la sua battaglia per raggiungere la parità e la moda ha seguito questo percorso, entrando a far parte di uno degli strumenti di comunicazione più efficace e testimone che qualcosa stava cambiando.
Ma partiamo dall’inizio!
Negli anni ’20, conosciuti anche come “Anni Ruggenti”, l’icona della Flapper è il simbolo di quest’epoca. Queste donne subito dopo il primo conflitto mondiale iniziarono a ribellarsi alle restrizioni sociali nel quale erano costrette a vivere, ponendo le basi di quello che sarebbe diventato un giorno il movimento femminista. Si diffuse il desiderio di indossare abiti semplici e pratici, si eliminò il corsetto, si accorciò l’orlo delle gonne, iniziando a mostrare le caviglie in pubblico e, le linee degli abiti divennero dritte. L’abito icona del periodo è l’abito con le frange, adornato da collane di perle lunghissime e piume. Si accorcia anche il taglio di capelli (il cosiddetto taglio alla garçonne, lanciato da Coco Chanel, per un ideale di donna elegante ed emancipata) e la pelle diventa chiarissima, in contrasto con il pallore si usava colorare le labbra di rosso ed evidenziare gli occhi con l’eyeliner.
Gli anni ‘30 e ‘40 fu l’epoca d’oro della vecchia Hollywood. La generazione delle Flappers sarà rappresentata nel 1930 da un’altra icona, Betty Boop, il cartone animato in bianco e nero dei fratelli Fleischer. Le donne ammiravano e traevano ispirazione dalla bellezza ed eleganza delle attrici del cinema hollywoodiano. Dopo la Grande Depressione del ’29, si abbandona lo sfarzo degli “Anni Ruggenti” e la moda ritorna a privilegiare la sobrietà e l’eleganza. Si allungano le gonne, tanto da coprire le caviglie, soprattutto negli abiti da sera. La voglia di emancipazione rimane, tant’è che in quest’epoca si iniziarono ad indossare i pantaloni. Il make up rimase invariato a quello del decennio precedente, pelle chiara, rossetto rosso e mascara nero, per evidenziare lo sguardo. Le pettinature divennero vaporose, i capelli corti vennero arricchiti da onde morbide. Negli anni ’40, rispetto al decennio precedente, i capelli si allungano fino alle spalle, rimane sempre la moda di acconciare i capelli con onde e riga laterale.
Gli anni ’50 sono caratterizzati dalle Pin up, diventando delle sex-symbol, proprio perché sexy e prorompenti, totalmente prive di quel mistero che aveva caratterizzato le dive degli anni ’30. Le donne si vestivano soprattutto per attirare gli uomini, dunque iniziarono a mostrarsi sempre più scoperte. Molte inseguivano il mito di Marilyn Monroe come ispirazione e iniziò la moda dei boccoli e dei capelli ricci. Ma oltre alle Pin up, fu anche il decennio dei blue jeans e del rock ‘n’ roll. E’ il periodo di rinascita dopo la Grande Guerra. E’ il periodo in cui iniziano ad apparire tanti stili, provenienti non solo dalle case di moda ma anche dalle strada. C’è lo stile Bon ton della perfetta casalinga e quello appariscente delle Pin up, che rappresentavano i sogni erotici del pubblico maschile. L’outfit della “brava ragazza” era caratterizzato dalla gonna a ruota, camicetta, cardigan appoggiato sulle spalle, ballerine e coda di cavallo. Diversamente il look inconfondibile delle Pin up era caratterizzato da shorts, camicia dalla scollatura ampia legata alla vita e ballerine, ma non mancavano neanche le gonne a ruota con gli irrinunciabili pois e i capelli raccolti in una banana.
Gli anni ’60 e ’70, furono caratterizzati da profondi cambiamenti nella società occidentale, fu l’epoca della contestazione giovanile, della rivoluzione sessuale, della guerra in Vietnam. Gli anni ’60 videro il trionfo della minigonna, lanciata dalla londinese Mary Quant, una vera rivoluzione per la moda femminile, nacque lo “Stile Twiggy”, ispiratosi al nome della modella scelta proprio dalla stilista per lanciare la minigonna, da quel momento questo capo d’abbigliamento divenne il must have anche per i decenni successivi fino ai giorni nostri. E’ l’epoca degli abiti corti, a trapezio e dai colori sgargianti. Nel make up, il rossetto rosso venne riposto nel cassetto, si punta agli occhi con colori marcati spesso eccessivi, contornati da eyeliner e mascara, tanto da creare l’effetto bambola.Tornano i capelli alla “maschietta”, il caschetto con frangia, cotonati e avvolti da una fascia colorata. Alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70 fu la volta della moda Hippie (o hippy) e dello stile “Figli dei fiori”, del rock psichedelico e di Woodstock. Le donne in quegli anni puntarono ad un look più naturale e iniziarono a diffondersi i pantaloni e jeans a zampa di elefante. Le gonne si allungano fino ai piedi e si indossano i top con le frange, abbinando anche dei gilet, indossavano i sandali alla schiava o gli zoccoli. I capelli erano lunghi e lisci e il viso acqua e sapone.
Negli anni ’80 è l’epoca degli Yuppie, indica il giovane professionista “rampante” che abbraccia l’economia capitalista e in essa trova la sua realizzazione. Gli Yuppie sono totalmente agli antipodi di quelli che fino ad allora furono gli ideali del movimento Hippy. Seguivano l’ideale dell’indipendenza economica, volevano diventare ricchi nel modo più veloce possibile e vivere nelle più importanti metropoli. Ma negli anni ’80 oltre agli uomini e donne in carriera, sono segnati anche da una drastico cambiamento di stile di cui Madonna ne fu promotrice, con i suoi look stravaganti e trasgressivi, iniziò a dettare tendenze, diventando l’idolo più seguito. In quegli anni si indossano gli abiti con le spalline, le gonne in tulle, i jeans stretti a vita alta, i capelli si cotonano e il make up impone il colore. I colori pastello dettano legge, i colori più usati il fucsia e blu e giallo. Nell’abbigliamento iniziarono a farsi strada i colori fluo e i tessuti elastan.
Concludiamo la mini guida dell’evoluzione della moda femminile con gli anni ’90. Sono gli anni dei Nirvana, della contaminazione degli stile, delle calze e jeans strappati. Diversamente dai decenni passati, caratterizzati da una identificazione giovanile per precisa, questo decennio è caratterizzato da diverse correnti e stile: il punk, il grunge, hip hop, lo stile gotico. I giovani dell’epoca preferiscono indossare gli anfibi, i jeans strappati, maglioni sformati. Dei capelli non bisogna preoccuparsene, il make up è simile a quello degli Anni Ruggenti, colorito pallido, rossetto rosso e smokey eyes nero. In alternativa le ragazze indossavano t-shirt corte, gonne corte e calze strappate, un look da perfetta Bad Girl!
Ad ogni decennio il suo stile e il suo abito! Ogni capo d’abbigliamento o accessorio è stato determinante per la storia in quell’epoca. Pezzi unici ed intramontabili che possono essere indossati ancora oggi e che ciclicamente la moda ripropone. Facendo i giusti abbinamenti, possiamo valorizzare il nostro outfit rendendolo unico e non convenzionale.
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In poche parole è mio parere che il tempo è con esso anche l’evoluzione dell’abbinamento va vissuto nel presente è in libertà, e se proprio non riuscite ad accettarlo, forse siete voi che siete rimasti moooolto indietro nel tempo.
4 anni fa
Hai ragione errore di battitura scusateQuotato da noprisoner,Forse c'è un refuso Ade, "abbinamento" per "abbigliamento" 😄
4 anni fa
Le città dove si tradisce di più: la Lombardia al top in Italia
Ecco quali sono le 20 città italiane più infedeli
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22 giugno 2021
Parliamo delle 20 città italiane dove passare notti galeotte: la curiosa classifica è stata stilata da Ashley Madison, il maggiore sito per love-affaire extraconiugali con oltre 70 milioni di iscritti in tutto il mondo. La Lombardia, come detto, presidia la Top 20 con Milano in seconda posizione, Como in decima e Monza in diciottesima.
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La Top 20 delle città più infedeli
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Al top di gamma si conferma Roma, la capitale: dunque non solo destinazione perfetta per il suo patrimonio artistico e culturale ma anche prima tra le città più infedeli dell'estate. Seguono Milano, al secondo posto, poi Trieste al terzo e via fino al ventesimo, in questo ordine: Firenze, Genova, Bologna, Parma, Pisa, Ravenna, Como, Udine, Torino, Verona, Bolzano, Vicenza, Venezia, Bari, Monza, Padova e Catania.
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Per la cronaca, è nel Centro-Nord che si trovano le mete perfette per un “affaire” estivo, in quanto – riferisce Ashley Madison – in queste città si concentra il maggior numero di persone con propensione alle occasioni di incontri extraconiugali durante la bella stagione. E' infatti l'estate il periodo in cui si riscontra una maggior propensione a tradire.
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Perché si tradisce soprattutto in estate?
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“Le motivazioni – spiega la psicologa Marinella Cozzolino, presidente dell'Associazione italiana sessuologia clinica – sono da ricercarsi nell'allentamento delle tensioni quotidiane e in un maggior senso di libertà associato all'avere a disposizione più tempo libero. Inoltre, per chi non è abituato, passare molte ore con il partner può essere fonte di grande stress, che causa bisogno di evasione e può portare al tradimento. Oppure d'estate la coppia si separa: la moglie in vacanza, il marito in città. Sembra una ghiotta occasione di libera trasgressione da non lasciarsi scappare”.
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Il curioso primato del Centro-Nord
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Dicevamo del Centro-Nord: la Milano “da bere” è al secondo posto, non solo polo economico ma anche centro d'attrazione per la sua vivace nightlife (che sia questa l'occasione di un tradimento?). Si prosegue poi con Toscana ed Emilia Romagna, che alle bellezze rinascimentali (e all'ottima gastronomia) condividono anche la parte alta della classifica delle città a più alto tasso di infedeltà estiva. Poi la Liguria, con Genova al quinto posto, e il Triveneto con le città di Udine, Verona, Bolzano, Vicenza e Venezia, infine il Piemonte con Torino. Nota curiosa: sono anche le città con i redditi più alti. Un connubio tra soldi e tradimento?
Ecco quali sono le 20 città italiane più infedeli
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22 giugno 2021
Parliamo delle 20 città italiane dove passare notti galeotte: la curiosa classifica è stata stilata da Ashley Madison, il maggiore sito per love-affaire extraconiugali con oltre 70 milioni di iscritti in tutto il mondo. La Lombardia, come detto, presidia la Top 20 con Milano in seconda posizione, Como in decima e Monza in diciottesima.
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La Top 20 delle città più infedeli
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Al top di gamma si conferma Roma, la capitale: dunque non solo destinazione perfetta per il suo patrimonio artistico e culturale ma anche prima tra le città più infedeli dell'estate. Seguono Milano, al secondo posto, poi Trieste al terzo e via fino al ventesimo, in questo ordine: Firenze, Genova, Bologna, Parma, Pisa, Ravenna, Como, Udine, Torino, Verona, Bolzano, Vicenza, Venezia, Bari, Monza, Padova e Catania.
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Per la cronaca, è nel Centro-Nord che si trovano le mete perfette per un “affaire” estivo, in quanto – riferisce Ashley Madison – in queste città si concentra il maggior numero di persone con propensione alle occasioni di incontri extraconiugali durante la bella stagione. E' infatti l'estate il periodo in cui si riscontra una maggior propensione a tradire.
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Perché si tradisce soprattutto in estate?
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“Le motivazioni – spiega la psicologa Marinella Cozzolino, presidente dell'Associazione italiana sessuologia clinica – sono da ricercarsi nell'allentamento delle tensioni quotidiane e in un maggior senso di libertà associato all'avere a disposizione più tempo libero. Inoltre, per chi non è abituato, passare molte ore con il partner può essere fonte di grande stress, che causa bisogno di evasione e può portare al tradimento. Oppure d'estate la coppia si separa: la moglie in vacanza, il marito in città. Sembra una ghiotta occasione di libera trasgressione da non lasciarsi scappare”.
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Il curioso primato del Centro-Nord
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Dicevamo del Centro-Nord: la Milano “da bere” è al secondo posto, non solo polo economico ma anche centro d'attrazione per la sua vivace nightlife (che sia questa l'occasione di un tradimento?). Si prosegue poi con Toscana ed Emilia Romagna, che alle bellezze rinascimentali (e all'ottima gastronomia) condividono anche la parte alta della classifica delle città a più alto tasso di infedeltà estiva. Poi la Liguria, con Genova al quinto posto, e il Triveneto con le città di Udine, Verona, Bolzano, Vicenza e Venezia, infine il Piemonte con Torino. Nota curiosa: sono anche le città con i redditi più alti. Un connubio tra soldi e tradimento?
4 anni fa
Agosto amor mio non ti conosco.
Le scappatelle costano, si sa 🙂
Le scappatelle costano, si sa 🙂
4 anni fa
Articolo tratto da Fanpage.it del 11 MAGGIO 2016
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Porno al femminile, ecco le registe che si battono perché il piacere diventi donna
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La pornografia è sempre stata additata come l’avanposto strategico del maschilismo. Nemica giurata di ogni rivendicazione civile, oggi è al centro di una rivoluzione che parte dal Femminismo. Un gruppo di donne svedesi, riunite nel collettivo New Level of Pornography, ha deciso di realizzare porno al femminile, pensati per mostrare e assecondare il piacere del sesso “debole”, lontani dagli stereotipi di sottomissione e passività del mainstream.
Il Femminismo è un movimento complesso e variegato, che ha attraversato fasi storiche diverse, ha affrontato tanti temi e vinto molte battaglie per aiutare la donna a trovare il suo posto nel mondo. Oggi, quantomeno in Occidente, le rivendicazioni non sono certo quelle di fine Ottocento. Almeno sulla carta nessuno metterebbe più in dubbio il diritto a votare o a ottenere una vita lavorativa gratificante, ma il panorama femminista è ancora in grande fermento. Un esempio su tutti è il collettivo svedese di sole donne New Level of Pornography, che ha il singolare scopo di offrire un'opportunità finora negata al mondo rosa: il piacere di consumare pornografia.
Zara Kjellner e Alicia Hansen sono le fondatrici di questo gruppo e hanno dichiarato di voler cambiare dall'interno il nostro concetto di porno. Dal loro punto di vista il mainstream si esaurisce ossessivamente nel rapporto uomo-dominazione-donna e non ha altra concezione della femminilità che non sia quella di un corpo da posizionare nel modo più libidinoso possibile per lo spettatore maschio. Quest'idea ,oltre che fortemente sessista, appare anche anacronistica, perché parte dall'assunto che a consumare questo tipo di prodotti sia solo ed esclusivamente il "sesso forte", ma gli ultimi dati Nielsen ci svelano che a varcare la soglia dei più noti siti a luci rosse sono donne in quasi il 30% dei casi.
La soluzione proposta, quindi, è quella di lasciare che la macchina da presa segua le protagoniste femminili, che indugi sui loro desideri e mostri che la sessualità può essere vissuta in modo diverso, proprio come vediamo nell'opera-manifesto del progetto, Female Fantasy. Certo, ammette Kjellner, anche per lei è difficile non cadere nello stereotipo della donna-oggetto, perché è talmente radicato da apparire sempre la strada più semplice e spontanea. Altrettanto complicato è definire delle regole: non esiste un decalogo del porno femminista. Non ci sono divieti o obblighi, e anzi, non bisogna assolutamente pensare che si tratti di una versione più "zuccherosa" di Youporn. I loro girati non disdegnano gli approcci violenti e le posizioni audaci di qualsiasi produzione mainstream, ma quello che è davvero importante è mostrare che il piacere appartiene a entrambi i protagonisti dell'amplesso. Fondamentale è illuminare la donna come parte attiva del rapporto, che cerca consapevolmente il proprio piacere, non come accessorio erotico alla mercè della mascolinità.
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Porno al femminile, ecco le registe che si battono perché il piacere diventi donna
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La pornografia è sempre stata additata come l’avanposto strategico del maschilismo. Nemica giurata di ogni rivendicazione civile, oggi è al centro di una rivoluzione che parte dal Femminismo. Un gruppo di donne svedesi, riunite nel collettivo New Level of Pornography, ha deciso di realizzare porno al femminile, pensati per mostrare e assecondare il piacere del sesso “debole”, lontani dagli stereotipi di sottomissione e passività del mainstream.
Il Femminismo è un movimento complesso e variegato, che ha attraversato fasi storiche diverse, ha affrontato tanti temi e vinto molte battaglie per aiutare la donna a trovare il suo posto nel mondo. Oggi, quantomeno in Occidente, le rivendicazioni non sono certo quelle di fine Ottocento. Almeno sulla carta nessuno metterebbe più in dubbio il diritto a votare o a ottenere una vita lavorativa gratificante, ma il panorama femminista è ancora in grande fermento. Un esempio su tutti è il collettivo svedese di sole donne New Level of Pornography, che ha il singolare scopo di offrire un'opportunità finora negata al mondo rosa: il piacere di consumare pornografia.
Zara Kjellner e Alicia Hansen sono le fondatrici di questo gruppo e hanno dichiarato di voler cambiare dall'interno il nostro concetto di porno. Dal loro punto di vista il mainstream si esaurisce ossessivamente nel rapporto uomo-dominazione-donna e non ha altra concezione della femminilità che non sia quella di un corpo da posizionare nel modo più libidinoso possibile per lo spettatore maschio. Quest'idea ,oltre che fortemente sessista, appare anche anacronistica, perché parte dall'assunto che a consumare questo tipo di prodotti sia solo ed esclusivamente il "sesso forte", ma gli ultimi dati Nielsen ci svelano che a varcare la soglia dei più noti siti a luci rosse sono donne in quasi il 30% dei casi.
La soluzione proposta, quindi, è quella di lasciare che la macchina da presa segua le protagoniste femminili, che indugi sui loro desideri e mostri che la sessualità può essere vissuta in modo diverso, proprio come vediamo nell'opera-manifesto del progetto, Female Fantasy. Certo, ammette Kjellner, anche per lei è difficile non cadere nello stereotipo della donna-oggetto, perché è talmente radicato da apparire sempre la strada più semplice e spontanea. Altrettanto complicato è definire delle regole: non esiste un decalogo del porno femminista. Non ci sono divieti o obblighi, e anzi, non bisogna assolutamente pensare che si tratti di una versione più "zuccherosa" di Youporn. I loro girati non disdegnano gli approcci violenti e le posizioni audaci di qualsiasi produzione mainstream, ma quello che è davvero importante è mostrare che il piacere appartiene a entrambi i protagonisti dell'amplesso. Fondamentale è illuminare la donna come parte attiva del rapporto, che cerca consapevolmente il proprio piacere, non come accessorio erotico alla mercè della mascolinità.
4 anni fa
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Doppio
Doppio
4 anni fa
FOCUS - 17 aprile 2020
Salute Perché il sesso fa bene (anche) a una certa età?
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Il sesso è un toccasana: gli studi confermano che fare l'amore, anche a una certa età, protegge l'organismo e regala benessere psicologico.
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Protegge il cuore, abbassa la pressione, rafforza il sistema immunitario, allevia il dolore, riduce lo stress, migliora l'umore... Che il sesso sia un toccasana, ormai, è dimostrato da tanti studi scientifici. Ma c'è ancora un mito da sfatare: che si addica solo ai giovani. E invece no: anche i meno giovani possono godere dei suoi tanti benefici, forse anche più dei giovani.
«Avere una vita sessuale soddisfacente è importante a tutte le età», afferma Emmanuele Jannini, andrologo e professore ordinario di Endocrinologia e sessuologia medica all'Università "Tor Vergata" di Roma: «ma sono le persone più in là con gli anni a ricevere i benefici maggiori, perché l'attività sessuale può supplire alla minore efficienza dell'organismo nel mantenerci in salute».
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Alcuni studi recenti, per esempio, hanno mostrato che più a lungo si resta sessualmente attivi, più a lungo si preservano la memoria e alcune funzioni esecutive superiori, come la capacità di prendere decisioni. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Gerontology, negli anziani che non rinunciano al sesso si osserva infatti una maggiore crescita dei neuroni dell'ippocampo, la regione del cervello associata alla memoria.
CUORE PIÙ SANO. I cardiologi, inoltre, considerano il sesso un ottimo esercizio per rafforzare il cuore e allontanare i rischi cardiovascolari. Dal punto di vista fisico, infatti, l'atto sessuale equivale in media a 15 minuti di cyclette. «L'attività sessuale è consigliata a chiunque non soffra di gravi cardiopatie: se una persona può fare due rampe di scale, allora può fare anche sesso; anzi, dovrebbe farlo più spesso perché è terapeutico», conferma Emmanuele Jannini.
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Non solo: il sesso e le coccole che gli fanno da cornice aiutano anche a ridurre la pressione arteriosa. Mentre avere rapporti sessuali frequenti (l'ideale sarebbe una o due volte a settimana), potenzia il sistema immunitario, stimolando la produzione di immunoglobuline A (IgA), i preziosi anticorpi che si trovano nelle mucose. Gli studi più recenti, infine, confermano che l'eiaculazione protegge gli uomini dal tumore alla prostata.
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FOCUS - 22 gennaio 2004
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Sessualità Tanto sesso, tutta salute
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Il sesso aiuta a vivere meglio e di più, perchè influisce positivamente non solo sulla mente, ma anche sul corpo, migliorando la salute e prevenendo alcune malattie.
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Tanto sesso, tutta salute Il sesso aiuta a vivere meglio e di più, perchè influisce positivamente non solo sulla mente, ma anche sul corpo, migliorando la salute e prevenendo alcune malattie.
L'ossitocina o "ormone dell'amore" che ha effetti benefici sul nosto organismo è presente nel sangue in grande quantità durante un orgasmo.
Che in coppia si vive meglio e di più, mentre in solitudine ci si ammala più facilmente, è una credenza popolare che presto, potrebbe essere dimostrata anche scientificamente. E non perché chi ha una vita affettiva appagante soffre meno di depressione e vive più serenamente, ma perché un’attività sessuale regolare farebbe bene al nostro corpo, prevenendo alcune malattie, almeno quanto un’alimentazione corretta e un costante esercizio fisico. Ma come questo avvenga e in che modo l’atto sessuale riesca a influire positivamente sulla salute è una questione aperta e l’ipotesi è ancora tutta da dimostrare. L’amore fa buon sangue. Ronald Glaser, direttore dell’istituto di medicina comportamentale dell’università dell’Ohio ha analizzato la composizione biochimica dell’eccitazione amorosa: durante questa fase il nostro corpo comincia a rilasciare una certa quantità di ossitocina, detta anche “ormone dell’amore” perché responsabile della creazione di legami emotivi forti tra gli individui. L’ossitocina, conosciuta soprattutto come regolatore delle contrazioni dell’utero nel parto, durante un orgasmo sarebbe presente nel sangue in una quantità cinque volte superiore rispetto ai livelli normali. E come riportato dalla rivista Time, è proprio in questo momento che sprigiona tutti suoi effetti benefici: regola la temperatura corporea, controlla il cuore e la pressione sanguigna, facilita la coagulazione del sangue e alza le difese immunitarie. Sani con il sesso. Questa nuova ricerca non è però l'unica, bensì l'ultima di una lunga serie che hanno dimostrato come fare sesso ha ricadute sulla salute. Per esempio durante il rapporto sessuale vengono bruciate in media 200 calorie e si hanno sul cuore gli stessi benefici di 30 minuti di corsa. Non fa male, anzi. Il sesso, inoltre, aumenta la capacità di sopportare il dolore: durante un orgasmo il cervello delle donne lancia l’impulso per far rilasciare nel corpo endorfine e corticosteroidi, capaci di intervenire sui centri nervosi con un effetto calmante. E questo può aumentare la sopportazione del dolore anche del 110% come verificato in un curioso esperimento. Ma non finisce qui il sesso regolare (una o due volte la settimana) aumenterebbe anche le difese immunitarie ed è ancora allo studio la possibilità che prevenga alcune forme di tumore (alla prostata per gli uomini e al seno per le donne), probabilmente per la proficua combinazione dell’ossitocina con altri ormoni, come gli estrogeni e il testosterone.
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FOCUS - 12 marzo 2013
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Salute Tutti i benefici effetti del sesso.
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Coadiuvante nel trattamento del raffreddore, della cefalea, del colesterolo alto e della sindrome di Ekbom: il sesso fa bene all'umore e aiuta a combattere numerosi malanni. Ecco cosa dice la scienza.
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È naturale, non ha controindicazioni (a patto di usare tutte le dovute precauzioni) e, a differenza delle terapie convenzionali, molto molto piacevole: stiamo parlando dell’attività sessuale che secondo varie ricerche sarebbe un portentoso rimedio contro numerosi disturbi. Ma quali sono le “piacevoli malattie” che si possono curare sotto le lenzuola? E soprattutto, quanto c’è di vero nelle ricerche che lo dimostrano? . CARO FACCIAMOLO. HO MAL DI TESTA
.
Se non avete voglia di far l’amore con il vostro partner non adducete la vecchia scusa del mal di testa: secondo una recente ricerca dell’Università di Munster infatti, l’attività sessuale è un ottimo antidoto contro la cefalea a grappolo, una delle forme più dolorose e invalidanti di mal di testa. I neurologi hanno tenuto sotto osservazione per due anni oltre 400 pazienti affetti da questo disturbo e li hanno sottoposti a interviste periodiche: oltre la metà di coloro che hanno avuto rapporti sessuali durante un attacco di cefalea hanno riferito una sensibile riduzione dei sintomi dolorosi. E un paziente su cinque ne ha addirittura decretato la completa scomparsa. Secondo i ricercatori l’attività sessuale rilascerebbe endorfine, antidolorifici naturali prodotti dal nostro corpo, che agiscono sul sistema nervoso alleviando o eliminando il dolore. La ricerca, pur essendo realizzata su un campione non vastissimo, è durata a lungo. Dunque ha una certa solidità scientifica e non possiamo catalogarla come "bufala scientifica". . DOPO, SI DORME MEGLIO
. Un altro disturbo che sembra migliorare dopo i rapporti sessuali è la sindrome di Ekbom, detta anche sindrome delle gambe senza riposo. Colpisce soprattutto le donne tra i 35 e i 50 anni quando sono a letto, provocando un desiderio irrefrenabile di muovere le gambe ma anche dolori e formicolii che impediscono di prendere sonno. Uno studio condotto lo scorso anno presso l’Università di San Paolo (Brasile) evidenzia gli effetti benefici del sesso per combattere questo fastidioso disturbo. Secondo Luis Martin e i colleghi le dopamine rilasciate con l’orgasmo giocherebbero un ruolo determinante nella riduzione dei sintomi. La controprova? I pazienti curati con farmaci a base di dopamina mostravano benefici equivalenti, ma forse non erano altrettanto felici... .
RAFFREDDORE? METTITI A LETTO!
. Secondo alcune ricerche l’attività sessuale avrebbe effetti benefici anche su malattie banali e diffuse come il raffreddore. Lo sostiene l’immunologo svizzero Manfred Schedlovski, che in uno studio del 2012 ha rilevato, durante i rapporti sessuali, un aumento del 30% nel numero di fagociti (le cellule che si occupano di eliminare gli elementi patogeni presenti nel nostro organismo), con picchi del 150% durante l’orgasmo.
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10 ANNI DI MENO
. Volete dimostrare qualche anno in meno rispetto alla vostra età anagrafica? Conducete una vita sana, seguite una dieta equilibrata, fate sport e... sesso almeno due volte alla settimana. Lo prescrive David Weeks, neuropsicologo del Royal Hospital di Edimburgo che ha condotto uno studio su 3500 persone tra 21 e 101 anni. Alle coppie che avevano rapporti almeno 3 volte la settimana venivano attribuiti in media 10 anni in meno rispetto alla loro vera età. Secondo il ricercatore questo varrebbe soprattutto per donne, poichè gli estrogeni prodotti durante il sesso favorirebbero la brillantezza dei capelli e contribuirebbero a mantenere la pella tonica ed elastica, prevenendo così rughe e cedimenti. . CUORE SU, COLESTEROLO GIÙ
. Ma una vita sessuale attiva e appagante contribuisce anche a tenere sotto controllo anche colesterolo e diabete, soprattutto nell’uomo. Lo ha dichiarato Emanuele Jannini durante il congresso 2010 della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Siams). Secondo Jannini, nell’uomo, l’aumento di testosterone scatenato dall’attività sessuale avrebbe un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. A patto però di essere fedeli o, al massimo, traditori occasionali. Le relazioni clandestine di lunga durata o troppo frequenti infatti provocano stress e tensioni, che non fanno bene al cuore.
Salute Perché il sesso fa bene (anche) a una certa età?
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Il sesso è un toccasana: gli studi confermano che fare l'amore, anche a una certa età, protegge l'organismo e regala benessere psicologico.
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Protegge il cuore, abbassa la pressione, rafforza il sistema immunitario, allevia il dolore, riduce lo stress, migliora l'umore... Che il sesso sia un toccasana, ormai, è dimostrato da tanti studi scientifici. Ma c'è ancora un mito da sfatare: che si addica solo ai giovani. E invece no: anche i meno giovani possono godere dei suoi tanti benefici, forse anche più dei giovani.
«Avere una vita sessuale soddisfacente è importante a tutte le età», afferma Emmanuele Jannini, andrologo e professore ordinario di Endocrinologia e sessuologia medica all'Università "Tor Vergata" di Roma: «ma sono le persone più in là con gli anni a ricevere i benefici maggiori, perché l'attività sessuale può supplire alla minore efficienza dell'organismo nel mantenerci in salute».
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Alcuni studi recenti, per esempio, hanno mostrato che più a lungo si resta sessualmente attivi, più a lungo si preservano la memoria e alcune funzioni esecutive superiori, come la capacità di prendere decisioni. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Gerontology, negli anziani che non rinunciano al sesso si osserva infatti una maggiore crescita dei neuroni dell'ippocampo, la regione del cervello associata alla memoria.
CUORE PIÙ SANO. I cardiologi, inoltre, considerano il sesso un ottimo esercizio per rafforzare il cuore e allontanare i rischi cardiovascolari. Dal punto di vista fisico, infatti, l'atto sessuale equivale in media a 15 minuti di cyclette. «L'attività sessuale è consigliata a chiunque non soffra di gravi cardiopatie: se una persona può fare due rampe di scale, allora può fare anche sesso; anzi, dovrebbe farlo più spesso perché è terapeutico», conferma Emmanuele Jannini.
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Non solo: il sesso e le coccole che gli fanno da cornice aiutano anche a ridurre la pressione arteriosa. Mentre avere rapporti sessuali frequenti (l'ideale sarebbe una o due volte a settimana), potenzia il sistema immunitario, stimolando la produzione di immunoglobuline A (IgA), i preziosi anticorpi che si trovano nelle mucose. Gli studi più recenti, infine, confermano che l'eiaculazione protegge gli uomini dal tumore alla prostata.
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FOCUS - 22 gennaio 2004
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Sessualità Tanto sesso, tutta salute
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Il sesso aiuta a vivere meglio e di più, perchè influisce positivamente non solo sulla mente, ma anche sul corpo, migliorando la salute e prevenendo alcune malattie.
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Tanto sesso, tutta salute Il sesso aiuta a vivere meglio e di più, perchè influisce positivamente non solo sulla mente, ma anche sul corpo, migliorando la salute e prevenendo alcune malattie.
L'ossitocina o "ormone dell'amore" che ha effetti benefici sul nosto organismo è presente nel sangue in grande quantità durante un orgasmo.
Che in coppia si vive meglio e di più, mentre in solitudine ci si ammala più facilmente, è una credenza popolare che presto, potrebbe essere dimostrata anche scientificamente. E non perché chi ha una vita affettiva appagante soffre meno di depressione e vive più serenamente, ma perché un’attività sessuale regolare farebbe bene al nostro corpo, prevenendo alcune malattie, almeno quanto un’alimentazione corretta e un costante esercizio fisico. Ma come questo avvenga e in che modo l’atto sessuale riesca a influire positivamente sulla salute è una questione aperta e l’ipotesi è ancora tutta da dimostrare. L’amore fa buon sangue. Ronald Glaser, direttore dell’istituto di medicina comportamentale dell’università dell’Ohio ha analizzato la composizione biochimica dell’eccitazione amorosa: durante questa fase il nostro corpo comincia a rilasciare una certa quantità di ossitocina, detta anche “ormone dell’amore” perché responsabile della creazione di legami emotivi forti tra gli individui. L’ossitocina, conosciuta soprattutto come regolatore delle contrazioni dell’utero nel parto, durante un orgasmo sarebbe presente nel sangue in una quantità cinque volte superiore rispetto ai livelli normali. E come riportato dalla rivista Time, è proprio in questo momento che sprigiona tutti suoi effetti benefici: regola la temperatura corporea, controlla il cuore e la pressione sanguigna, facilita la coagulazione del sangue e alza le difese immunitarie. Sani con il sesso. Questa nuova ricerca non è però l'unica, bensì l'ultima di una lunga serie che hanno dimostrato come fare sesso ha ricadute sulla salute. Per esempio durante il rapporto sessuale vengono bruciate in media 200 calorie e si hanno sul cuore gli stessi benefici di 30 minuti di corsa. Non fa male, anzi. Il sesso, inoltre, aumenta la capacità di sopportare il dolore: durante un orgasmo il cervello delle donne lancia l’impulso per far rilasciare nel corpo endorfine e corticosteroidi, capaci di intervenire sui centri nervosi con un effetto calmante. E questo può aumentare la sopportazione del dolore anche del 110% come verificato in un curioso esperimento. Ma non finisce qui il sesso regolare (una o due volte la settimana) aumenterebbe anche le difese immunitarie ed è ancora allo studio la possibilità che prevenga alcune forme di tumore (alla prostata per gli uomini e al seno per le donne), probabilmente per la proficua combinazione dell’ossitocina con altri ormoni, come gli estrogeni e il testosterone.
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FOCUS - 12 marzo 2013
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Salute Tutti i benefici effetti del sesso.
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Coadiuvante nel trattamento del raffreddore, della cefalea, del colesterolo alto e della sindrome di Ekbom: il sesso fa bene all'umore e aiuta a combattere numerosi malanni. Ecco cosa dice la scienza.
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È naturale, non ha controindicazioni (a patto di usare tutte le dovute precauzioni) e, a differenza delle terapie convenzionali, molto molto piacevole: stiamo parlando dell’attività sessuale che secondo varie ricerche sarebbe un portentoso rimedio contro numerosi disturbi. Ma quali sono le “piacevoli malattie” che si possono curare sotto le lenzuola? E soprattutto, quanto c’è di vero nelle ricerche che lo dimostrano? . CARO FACCIAMOLO. HO MAL DI TESTA
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Se non avete voglia di far l’amore con il vostro partner non adducete la vecchia scusa del mal di testa: secondo una recente ricerca dell’Università di Munster infatti, l’attività sessuale è un ottimo antidoto contro la cefalea a grappolo, una delle forme più dolorose e invalidanti di mal di testa. I neurologi hanno tenuto sotto osservazione per due anni oltre 400 pazienti affetti da questo disturbo e li hanno sottoposti a interviste periodiche: oltre la metà di coloro che hanno avuto rapporti sessuali durante un attacco di cefalea hanno riferito una sensibile riduzione dei sintomi dolorosi. E un paziente su cinque ne ha addirittura decretato la completa scomparsa. Secondo i ricercatori l’attività sessuale rilascerebbe endorfine, antidolorifici naturali prodotti dal nostro corpo, che agiscono sul sistema nervoso alleviando o eliminando il dolore. La ricerca, pur essendo realizzata su un campione non vastissimo, è durata a lungo. Dunque ha una certa solidità scientifica e non possiamo catalogarla come "bufala scientifica". . DOPO, SI DORME MEGLIO
. Un altro disturbo che sembra migliorare dopo i rapporti sessuali è la sindrome di Ekbom, detta anche sindrome delle gambe senza riposo. Colpisce soprattutto le donne tra i 35 e i 50 anni quando sono a letto, provocando un desiderio irrefrenabile di muovere le gambe ma anche dolori e formicolii che impediscono di prendere sonno. Uno studio condotto lo scorso anno presso l’Università di San Paolo (Brasile) evidenzia gli effetti benefici del sesso per combattere questo fastidioso disturbo. Secondo Luis Martin e i colleghi le dopamine rilasciate con l’orgasmo giocherebbero un ruolo determinante nella riduzione dei sintomi. La controprova? I pazienti curati con farmaci a base di dopamina mostravano benefici equivalenti, ma forse non erano altrettanto felici... .
RAFFREDDORE? METTITI A LETTO!
. Secondo alcune ricerche l’attività sessuale avrebbe effetti benefici anche su malattie banali e diffuse come il raffreddore. Lo sostiene l’immunologo svizzero Manfred Schedlovski, che in uno studio del 2012 ha rilevato, durante i rapporti sessuali, un aumento del 30% nel numero di fagociti (le cellule che si occupano di eliminare gli elementi patogeni presenti nel nostro organismo), con picchi del 150% durante l’orgasmo.
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10 ANNI DI MENO
. Volete dimostrare qualche anno in meno rispetto alla vostra età anagrafica? Conducete una vita sana, seguite una dieta equilibrata, fate sport e... sesso almeno due volte alla settimana. Lo prescrive David Weeks, neuropsicologo del Royal Hospital di Edimburgo che ha condotto uno studio su 3500 persone tra 21 e 101 anni. Alle coppie che avevano rapporti almeno 3 volte la settimana venivano attribuiti in media 10 anni in meno rispetto alla loro vera età. Secondo il ricercatore questo varrebbe soprattutto per donne, poichè gli estrogeni prodotti durante il sesso favorirebbero la brillantezza dei capelli e contribuirebbero a mantenere la pella tonica ed elastica, prevenendo così rughe e cedimenti. . CUORE SU, COLESTEROLO GIÙ
. Ma una vita sessuale attiva e appagante contribuisce anche a tenere sotto controllo anche colesterolo e diabete, soprattutto nell’uomo. Lo ha dichiarato Emanuele Jannini durante il congresso 2010 della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Siams). Secondo Jannini, nell’uomo, l’aumento di testosterone scatenato dall’attività sessuale avrebbe un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. A patto però di essere fedeli o, al massimo, traditori occasionali. Le relazioni clandestine di lunga durata o troppo frequenti infatti provocano stress e tensioni, che non fanno bene al cuore.
4 anni fa
se uno si è fatto il lavaggio,non cè molta differenza 😄beh meglio isolati che con certa gente 😄Quotato da graycloud,
4 anni fa
MINDFULNESS: L'IMPORTANZA DEL QUI E ORA
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MINDFULNESS: TUTTI NE PARLANO, SI LEGGE E SI TROVA QUASI OVUNQUE. SI VEDE SPESSO NEI TITOLI DI SEMINARI E CORSI, NEGLI ARTICOLI DI GIORNALI E BLOG, ACCOMPAGNANDO SVARIATE TIPOLOGIE DI INTERVENTO PSICOLOGICO O EDUCATIVO.
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Che sia l’ultima “moda” importata dai paesi anglosassoni? Sappiamo davvero cosa sia la mindfulness? Nonostante, o proprio per, la grande quantità di informazioni reperibili, risulta davvero complesso capire di cosa si tratti. Proviamo a farlo insieme.
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Cosa significa mindfulness Innanzitutto, che cosa significa mindfulness? Tradotta letteralmente dall’inglese vuol dire “consapevolezza”. Ma non basta conoscerne il significato letterale. La stessa parola inglese traduce, approssimativamente, il termine “sati”, che in lingua pali, il linguaggio utilizzato nei testi sacri del buddismo 2000 anni fa, racchiude un significato molto ampio e indica attenzione consapevole, presenza mentale e rappresenta una qualità della mente che può essere coltivata e sviluppata attraverso la meditazione.
Quindi mindfulness potrebbe significare attenzione consapevole. Anche, ma non solo. La definizione più diffusa è quella data da Jon Kabat-Zinn: la mindfulness è l’atto di “porre attenzione in un modo particolare, intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Si tratta perciò di uno stato mentale che porta la persona a prestare attenzione a ciò che percepisce, pensa, prova, senza giudicarlo, ossia senza reagire o cercare di modificare e scacciare pensieri, emozioni, sensazioni. Per raggiungere questo stato è necessario allenare la capacità di porre attenzione al momento presente, al qui e ora, imparando ad accettare ciò che attraversa la propria mente e ciò che viene percepito. Questo stato si raggiunge attraverso la meditazione.
Quindi: prestare attenzione in modo consapevole e intenzionale al momento presente, senza giudicare ciò che percepiamo. Non sembra semplice. Passare dal pilota automatico all’attenzione consapevole implica un cambiamento nel nostro modo di affrontare la vita. Vediamo ora di capire meglio che cosa significhino i singoli punti di questa definizione.
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Prestare attenzione in modo consapevole: ossia consapevolezza vs pilota automatico Se pensiamo alla nostra quotidianità, troviamo numerosi esempi di attività che svolgiamo con il “pilota automatico”: guidare o andare in bicicletta sono azioni automatiche, in cui non pensiamo a ogni singolo movimento cha compiamo. Anche leggere, una volta appresa e stabilizzata la decodifica delle parole, diventa un processo automatizzato (per i normolettori). Inoltre, è frequente pensare ad altro mentre si esegue un compito noto o un percorso abituale: quante volte non ricordiamo come siamo arrivati in ufficio perché durante il percorso che facciamo ogni giorno stavamo pensando alle cose che avremmo dovuto fare? O quando, ascoltando della musica, non sappiamo quali canzoni abbiamo sentito perché concentrati o distratti da altro?
Il mettere in atto schemi e azioni abituali e automatizzati è funzionale in molti casi, rappresenta una modalità di “risparmio” energetico che ci consente di concentrarci su altro. Tuttavia, spesso è disadattivo. Gli schemi abituali ci mettono anche nella condizione di reagire alle situazioni sempre nello stesso modo, senza averne consapevolezza. Questo capita, per esempio, quando si utilizza il cibo per compensare dei bisogni emotivi o l’alcol per anestetizzare delle sofferenze, quando si mettono in atto gli stessi meccanismi per far fronte alle difficoltà e ai problemi, anche se l’esperienza ha dimostrato che non funzionano, come se fosse impossibile riconoscerli e interromperli.
Imparare a scegliere, con consapevolezza, invece consente di rispondere adeguatamente a ciò che accade nella propria vita. L’approccio della mindfulness quindi cerca di sviluppare proprio questo aspetto: saper disattivare il pilota automatico quando è necessario essere presenti e consapevoli.
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Attenzione al momento presente L’essere consapevoli implica essere costantemente in relazione con se stessi, percepire sé, le proprie emozioni, pensieri, sensazioni e la realtà esterna e accettare ciò che accade, che sia positivo o negativo, per ciò che è. Il vivere “qui e ora”, di cui si scrive dai tempi antichi, è una delle cose più complesse da fare. Viviamo pensando spesso al passato o al futuro, rimuginando su ciò che è accaduto, soffermandosi sui pensieri negativi, rimpiangendo ciò che è stato o non stato fatto, domandandosi cosa sarebbe successo se… “Se avessi saputo che…”, “Se solo avessi fatto...”, “Se mi fossi comportato così forse…”. Allo stesso modo non è funzionale pensare troppo al futuro. Non parliamo qui di progettualità, di obiettivi che si vogliono raggiungere e che, per questo, si pianificano nell’oggi, dell’organizzare i propri impegni professionali o privati. Parliamo di quell’atteggiamento di proiezione costante a ciò che potrebbe accadere o accadrà, pensando frequentemente, con ansia e apprensione, a ciò che si dovrà fare il giorno dopo o il mese successivo, agli impegni da portare a termine, preoccupandosi per quello che potrebbe accadere: “Cosa farò se…”, “Chissà se andrà bene…”.
Rimanere in contatto con la propria esperienza presente consente, invece, di ridurre l’ansia e i pensieri negativi e di vivere con maggiore serenità quello che sta accadendo in questo momento. È un po’ come vedere un film e fermarci in una scena senza vederne il finale o vedere solo la fine: non ci gustiamo il film guardando ciò che accade momento per momento.
Vivere il momento presente, per la mindfulness, perciò significa imparare a sperimentare ciò che accade qui e ora, ascoltando e osservando ciò che ci capita in questo esatto momento, a livello fisico, emotivo, cognitivo e così via, così da esserne pienamente consapevoli.
Provateci ora. Cosa sentite in questo esatto momento? Io, che sto scrivendo questo articolo, per esempio percepisco la pressione dei polpastrelli sui tasti del computer, il rumore delle auto che arrivano dalla strada, ma anche il languore per la fame e i muscoli del collo lievemente indolenziti per la stanchezza di una lunga giornata... e penso: starò scrivendo un articolo sufficientemente chiaro per chi lo leggerà? Se seguo le indicazioni della mindfulness, non mi lascerò prendere dall’ansia da prestazione e accetterò questo pensiero, e che potrebbe trattarsi di un altro pezzo che non aumenterà la chiarezza sull’argomento. Però ci avrò provato, quindi ne sarò soddisfatta (ma quest’aspetto si lega al punto successivo).
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Prestare attenzione in modo non giudicante Siamo arrivati all’ultimo punto della definizione. Anche “non giudicare” è un compito tutt’altro che semplice. Siamo portati a giudicare ogni singola cosa, azione, pensiero, emozione che viviamo, spesso in modo negativo. Molti tendono a criticarsi duramente, a non essere mai soddisfatti di se stessi e di ciò che fanno, ad abbattersi per ciò che capita loro. Secondo la mindfulness non giudicare significa accettare ciò che si è e ciò si presenta per quello che è, senza voler cambiare o bloccare un pensiero che non ci piace, soffocare un’emozione o esprimerla non adeguatamente, valutare situazioni e persone con etichette o stereotipi, utilizzare luoghi comuni e pregiudizi. Implica accettare sia le cose positive, sia quelle negative, osservare i pensieri che passano per la mente e lasciarli andare, senza farci trasportare da loro, distraendoci da ciò che stiamo facendo, lasciandoci intrappolare in rimuginazioni, ansie anticipatorie o emozioni negative.
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MINDFULNESS: TUTTI NE PARLANO, SI LEGGE E SI TROVA QUASI OVUNQUE. SI VEDE SPESSO NEI TITOLI DI SEMINARI E CORSI, NEGLI ARTICOLI DI GIORNALI E BLOG, ACCOMPAGNANDO SVARIATE TIPOLOGIE DI INTERVENTO PSICOLOGICO O EDUCATIVO.
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Che sia l’ultima “moda” importata dai paesi anglosassoni? Sappiamo davvero cosa sia la mindfulness? Nonostante, o proprio per, la grande quantità di informazioni reperibili, risulta davvero complesso capire di cosa si tratti. Proviamo a farlo insieme.
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Cosa significa mindfulness Innanzitutto, che cosa significa mindfulness? Tradotta letteralmente dall’inglese vuol dire “consapevolezza”. Ma non basta conoscerne il significato letterale. La stessa parola inglese traduce, approssimativamente, il termine “sati”, che in lingua pali, il linguaggio utilizzato nei testi sacri del buddismo 2000 anni fa, racchiude un significato molto ampio e indica attenzione consapevole, presenza mentale e rappresenta una qualità della mente che può essere coltivata e sviluppata attraverso la meditazione.
Quindi mindfulness potrebbe significare attenzione consapevole. Anche, ma non solo. La definizione più diffusa è quella data da Jon Kabat-Zinn: la mindfulness è l’atto di “porre attenzione in un modo particolare, intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Si tratta perciò di uno stato mentale che porta la persona a prestare attenzione a ciò che percepisce, pensa, prova, senza giudicarlo, ossia senza reagire o cercare di modificare e scacciare pensieri, emozioni, sensazioni. Per raggiungere questo stato è necessario allenare la capacità di porre attenzione al momento presente, al qui e ora, imparando ad accettare ciò che attraversa la propria mente e ciò che viene percepito. Questo stato si raggiunge attraverso la meditazione.
Quindi: prestare attenzione in modo consapevole e intenzionale al momento presente, senza giudicare ciò che percepiamo. Non sembra semplice. Passare dal pilota automatico all’attenzione consapevole implica un cambiamento nel nostro modo di affrontare la vita. Vediamo ora di capire meglio che cosa significhino i singoli punti di questa definizione.
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Prestare attenzione in modo consapevole: ossia consapevolezza vs pilota automatico Se pensiamo alla nostra quotidianità, troviamo numerosi esempi di attività che svolgiamo con il “pilota automatico”: guidare o andare in bicicletta sono azioni automatiche, in cui non pensiamo a ogni singolo movimento cha compiamo. Anche leggere, una volta appresa e stabilizzata la decodifica delle parole, diventa un processo automatizzato (per i normolettori). Inoltre, è frequente pensare ad altro mentre si esegue un compito noto o un percorso abituale: quante volte non ricordiamo come siamo arrivati in ufficio perché durante il percorso che facciamo ogni giorno stavamo pensando alle cose che avremmo dovuto fare? O quando, ascoltando della musica, non sappiamo quali canzoni abbiamo sentito perché concentrati o distratti da altro?
Il mettere in atto schemi e azioni abituali e automatizzati è funzionale in molti casi, rappresenta una modalità di “risparmio” energetico che ci consente di concentrarci su altro. Tuttavia, spesso è disadattivo. Gli schemi abituali ci mettono anche nella condizione di reagire alle situazioni sempre nello stesso modo, senza averne consapevolezza. Questo capita, per esempio, quando si utilizza il cibo per compensare dei bisogni emotivi o l’alcol per anestetizzare delle sofferenze, quando si mettono in atto gli stessi meccanismi per far fronte alle difficoltà e ai problemi, anche se l’esperienza ha dimostrato che non funzionano, come se fosse impossibile riconoscerli e interromperli.
Imparare a scegliere, con consapevolezza, invece consente di rispondere adeguatamente a ciò che accade nella propria vita. L’approccio della mindfulness quindi cerca di sviluppare proprio questo aspetto: saper disattivare il pilota automatico quando è necessario essere presenti e consapevoli.
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Attenzione al momento presente L’essere consapevoli implica essere costantemente in relazione con se stessi, percepire sé, le proprie emozioni, pensieri, sensazioni e la realtà esterna e accettare ciò che accade, che sia positivo o negativo, per ciò che è. Il vivere “qui e ora”, di cui si scrive dai tempi antichi, è una delle cose più complesse da fare. Viviamo pensando spesso al passato o al futuro, rimuginando su ciò che è accaduto, soffermandosi sui pensieri negativi, rimpiangendo ciò che è stato o non stato fatto, domandandosi cosa sarebbe successo se… “Se avessi saputo che…”, “Se solo avessi fatto...”, “Se mi fossi comportato così forse…”. Allo stesso modo non è funzionale pensare troppo al futuro. Non parliamo qui di progettualità, di obiettivi che si vogliono raggiungere e che, per questo, si pianificano nell’oggi, dell’organizzare i propri impegni professionali o privati. Parliamo di quell’atteggiamento di proiezione costante a ciò che potrebbe accadere o accadrà, pensando frequentemente, con ansia e apprensione, a ciò che si dovrà fare il giorno dopo o il mese successivo, agli impegni da portare a termine, preoccupandosi per quello che potrebbe accadere: “Cosa farò se…”, “Chissà se andrà bene…”.
Rimanere in contatto con la propria esperienza presente consente, invece, di ridurre l’ansia e i pensieri negativi e di vivere con maggiore serenità quello che sta accadendo in questo momento. È un po’ come vedere un film e fermarci in una scena senza vederne il finale o vedere solo la fine: non ci gustiamo il film guardando ciò che accade momento per momento.
Vivere il momento presente, per la mindfulness, perciò significa imparare a sperimentare ciò che accade qui e ora, ascoltando e osservando ciò che ci capita in questo esatto momento, a livello fisico, emotivo, cognitivo e così via, così da esserne pienamente consapevoli.
Provateci ora. Cosa sentite in questo esatto momento? Io, che sto scrivendo questo articolo, per esempio percepisco la pressione dei polpastrelli sui tasti del computer, il rumore delle auto che arrivano dalla strada, ma anche il languore per la fame e i muscoli del collo lievemente indolenziti per la stanchezza di una lunga giornata... e penso: starò scrivendo un articolo sufficientemente chiaro per chi lo leggerà? Se seguo le indicazioni della mindfulness, non mi lascerò prendere dall’ansia da prestazione e accetterò questo pensiero, e che potrebbe trattarsi di un altro pezzo che non aumenterà la chiarezza sull’argomento. Però ci avrò provato, quindi ne sarò soddisfatta (ma quest’aspetto si lega al punto successivo).
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Prestare attenzione in modo non giudicante Siamo arrivati all’ultimo punto della definizione. Anche “non giudicare” è un compito tutt’altro che semplice. Siamo portati a giudicare ogni singola cosa, azione, pensiero, emozione che viviamo, spesso in modo negativo. Molti tendono a criticarsi duramente, a non essere mai soddisfatti di se stessi e di ciò che fanno, ad abbattersi per ciò che capita loro. Secondo la mindfulness non giudicare significa accettare ciò che si è e ciò si presenta per quello che è, senza voler cambiare o bloccare un pensiero che non ci piace, soffocare un’emozione o esprimerla non adeguatamente, valutare situazioni e persone con etichette o stereotipi, utilizzare luoghi comuni e pregiudizi. Implica accettare sia le cose positive, sia quelle negative, osservare i pensieri che passano per la mente e lasciarli andare, senza farci trasportare da loro, distraendoci da ciò che stiamo facendo, lasciandoci intrappolare in rimuginazioni, ansie anticipatorie o emozioni negative.
4 anni fa
@Ade qual è la fonte dell'articolo ?Quotato da Ade-69,MINDFULNESS: L'IMPORTANZA DEL QUI E ORA
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MINDFULNESS: TUTTI NE PARLANO, SI LEGGE E SI TROVA QUASI OVUNQUE. SI VEDE SPESSO NEI TITOLI DI SEMINARI E CORSI, NEGLI ARTICOLI DI GIORNALI E BLOG, ACCOMPAGNANDO SVARIATE TIPOLOGIE DI INTERVENTO PS [...]
4 anni fa
28 Gennaio 2022 articolo di:
Remy Morandi (Giornalista - QN - Il Resto del Carlino - Il giorno - La Nazione)
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Finanziato dalla fondazione di Bill Gates, ha inizio il progetto del vaccino a Rna messaggero contro le infezioni da Hiv. Nel 2020 sono morte per Aids 680mila persone
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Un vaccino contro l’Hiv. Sembra un sogno, e invece oggi si apprende che Moderna – la società americana di biotecnologie produttrice del vaccino contro il Covid-19 – e un’organizzazione di ricerca scientifica no-profit, la International Aids Vaccine Initiative (Iavi), hanno avviato la sperimentazione di un vaccino anti Hiv a Rna messaggero (mRna). Il progetto è finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione del patron di Microsoft, Bill Gates, e della ex moglie, Melinda.
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Le prime dosi del vaccino mRna-1644 – questo il nome del vaccino contro l’Hiv, il patogeno responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita Aids – sono già state somministrate negli Stati Uniti nell’ambito di uno studio clinico di fase 1, ovvero il primo step necessario alla validazione clinica della molecola. Adesso, sempre nell’ambito dello studio sperimentale di fase 1, saranno reclutati sempre in America 56 volontari adulti, sani e Hiv-negativi. In questa fase, 48 volontari riceveranno una o due dosi del vaccino contro l’Hiv, a 32 di loro sarà inoculato il boost mRna-1644v2-Core, mentre altri 8 volontari riceveranno solo il richiamo immunogeno. L’obiettivo di tutto ciò è stabilire se la somministrazione del vaccino mRna-1644 sia in grado di creare i cosiddetti “anticorpi ampiamente neutralizzanti” o bnAb. Come infatti dichiara il comunicato stampa diffuso da Moderna, “l’introduzione di bnAb è considerata ampiamente un obiettivo della vaccinazione contro l’Hiv e un primo passo nell’ambito di quel processo”.
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“Siamo estremamente entusiasti – afferma il ceo di Iavi, Mark Feinberg – di portare avanti questa nuova sperimentazione nell’ambito della progettazione del vaccino anti Hiv attraverso la piattaforma mRna di Moderna. La ricerca di un vaccino contro l’Hiv è stata lunga e impegnativa e disporre di nuovi strumenti in termini di immunogeni e piattaforme potrebbe essere la chiave per compiere rapidi progressi verso un vaccino contro la malattia che si dimostri efficace”. Esprime soddisfazione anche il presidente di Moderna, Stephen Hoge: “Siamo felici di poter applicare la nostra tecnologia mRna per la ricerca sul vaccino contro l’Hiv. Riteniamo che l’avanzamento di questa sperimentazione sia un passo importante nella nostra missione di sfruttare il potenziale dell’mRna per migliorare la salute umana”.
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Aids e Hiv, quanti casi in Italia (e nel mondo)
In Italia. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dal 1982 – anno di inizio dell’epidemia – al 2018 sono stati segnalati in totale 71.591 casi e 46mila morti per Aids. Nel 2020 sono stati diagnosticati 352 nuovi casi di Aids, pari ad un’incidenza di 0,7 nuovi casi per 100mila residenti. Per quanto riguarda invece l’Hiv, nel 2020 sono state segnalate in Italia 1.303 nuove diagnosi di infezione, pari ad un’incidenza di 2,2 nuovi casi per 100.000 residenti. I casi – registrati con più incidenza in Valle d’Aosta, Liguria, Provincia Autonoma di Trento e nel Lazio – hanno riguardato per il 79,9% gli uomini. L’età mediana è di 40 anni per entrambi i sessi e l’incidenza più alta si riscontra nelle fasce d’età che vanno dai 25 ai 29 anni (5,5 nuovi casi ogni 100mila residenti) e dai 30 ai 39 anni (5,2 nuovi casi ogni 100mila residenti). Nel 2020 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituiscono l’88,1% di tutte le segnalazioni.
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Nel mondo. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids (UNAIDS) e l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2020 37,7 milioni di persone vivono con l’infezione da Hiv, 36 milioni gli adulti e 1,7 milioni i bambini sotto i 15 anni. Il numero delle nuove diagnosi è diminuito nel tempo passando dalle 3 milioni di nuove infezioni del 1997 ai 1,5 milioni nel 2020. Per quanto riguarda l’Aids, il numero di decessi sta continuando a diminuire: nel 2020 sono stati registrati 680mila morti per Aids.
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Rna messaggero o mRna, che cos’è e come funziona?
Come abbiamo appreso con il vaccino contro il Covid-19, la tecnologia a Rna messaggero o mRna rappresenta una risorsa fondamentale per sviluppare, appunto, vaccini contro numerosi agenti patogeni. L’mRna è in sostanza il materiale genetico che contiene le istruzioni per la sintesi di nuove proteine. Dunque un vaccino a mRna serve a fornire all’organismo informazioni sul virus in questione, permettendogli di produrre proteine che vengono poi riconosciute come estranee, inducendo l’organismo a una reazione immunitaria. Al primo contatto con il virus, dunque, la risposta immunitaria dell’organismo si attiva più velocemente rendendo lo stesso virus innocuo e impedendo l’insorgere della malattia.
Remy Morandi (Giornalista - QN - Il Resto del Carlino - Il giorno - La Nazione)
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Finanziato dalla fondazione di Bill Gates, ha inizio il progetto del vaccino a Rna messaggero contro le infezioni da Hiv. Nel 2020 sono morte per Aids 680mila persone
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Un vaccino contro l’Hiv. Sembra un sogno, e invece oggi si apprende che Moderna – la società americana di biotecnologie produttrice del vaccino contro il Covid-19 – e un’organizzazione di ricerca scientifica no-profit, la International Aids Vaccine Initiative (Iavi), hanno avviato la sperimentazione di un vaccino anti Hiv a Rna messaggero (mRna). Il progetto è finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione del patron di Microsoft, Bill Gates, e della ex moglie, Melinda.
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Le prime dosi del vaccino mRna-1644 – questo il nome del vaccino contro l’Hiv, il patogeno responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita Aids – sono già state somministrate negli Stati Uniti nell’ambito di uno studio clinico di fase 1, ovvero il primo step necessario alla validazione clinica della molecola. Adesso, sempre nell’ambito dello studio sperimentale di fase 1, saranno reclutati sempre in America 56 volontari adulti, sani e Hiv-negativi. In questa fase, 48 volontari riceveranno una o due dosi del vaccino contro l’Hiv, a 32 di loro sarà inoculato il boost mRna-1644v2-Core, mentre altri 8 volontari riceveranno solo il richiamo immunogeno. L’obiettivo di tutto ciò è stabilire se la somministrazione del vaccino mRna-1644 sia in grado di creare i cosiddetti “anticorpi ampiamente neutralizzanti” o bnAb. Come infatti dichiara il comunicato stampa diffuso da Moderna, “l’introduzione di bnAb è considerata ampiamente un obiettivo della vaccinazione contro l’Hiv e un primo passo nell’ambito di quel processo”.
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“Siamo estremamente entusiasti – afferma il ceo di Iavi, Mark Feinberg – di portare avanti questa nuova sperimentazione nell’ambito della progettazione del vaccino anti Hiv attraverso la piattaforma mRna di Moderna. La ricerca di un vaccino contro l’Hiv è stata lunga e impegnativa e disporre di nuovi strumenti in termini di immunogeni e piattaforme potrebbe essere la chiave per compiere rapidi progressi verso un vaccino contro la malattia che si dimostri efficace”. Esprime soddisfazione anche il presidente di Moderna, Stephen Hoge: “Siamo felici di poter applicare la nostra tecnologia mRna per la ricerca sul vaccino contro l’Hiv. Riteniamo che l’avanzamento di questa sperimentazione sia un passo importante nella nostra missione di sfruttare il potenziale dell’mRna per migliorare la salute umana”.
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Aids e Hiv, quanti casi in Italia (e nel mondo)
In Italia. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dal 1982 – anno di inizio dell’epidemia – al 2018 sono stati segnalati in totale 71.591 casi e 46mila morti per Aids. Nel 2020 sono stati diagnosticati 352 nuovi casi di Aids, pari ad un’incidenza di 0,7 nuovi casi per 100mila residenti. Per quanto riguarda invece l’Hiv, nel 2020 sono state segnalate in Italia 1.303 nuove diagnosi di infezione, pari ad un’incidenza di 2,2 nuovi casi per 100.000 residenti. I casi – registrati con più incidenza in Valle d’Aosta, Liguria, Provincia Autonoma di Trento e nel Lazio – hanno riguardato per il 79,9% gli uomini. L’età mediana è di 40 anni per entrambi i sessi e l’incidenza più alta si riscontra nelle fasce d’età che vanno dai 25 ai 29 anni (5,5 nuovi casi ogni 100mila residenti) e dai 30 ai 39 anni (5,2 nuovi casi ogni 100mila residenti). Nel 2020 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituiscono l’88,1% di tutte le segnalazioni.
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Nel mondo. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids (UNAIDS) e l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2020 37,7 milioni di persone vivono con l’infezione da Hiv, 36 milioni gli adulti e 1,7 milioni i bambini sotto i 15 anni. Il numero delle nuove diagnosi è diminuito nel tempo passando dalle 3 milioni di nuove infezioni del 1997 ai 1,5 milioni nel 2020. Per quanto riguarda l’Aids, il numero di decessi sta continuando a diminuire: nel 2020 sono stati registrati 680mila morti per Aids.
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Rna messaggero o mRna, che cos’è e come funziona?
Come abbiamo appreso con il vaccino contro il Covid-19, la tecnologia a Rna messaggero o mRna rappresenta una risorsa fondamentale per sviluppare, appunto, vaccini contro numerosi agenti patogeni. L’mRna è in sostanza il materiale genetico che contiene le istruzioni per la sintesi di nuove proteine. Dunque un vaccino a mRna serve a fornire all’organismo informazioni sul virus in questione, permettendogli di produrre proteine che vengono poi riconosciute come estranee, inducendo l’organismo a una reazione immunitaria. Al primo contatto con il virus, dunque, la risposta immunitaria dell’organismo si attiva più velocemente rendendo lo stesso virus innocuo e impedendo l’insorgere della malattia.
4 anni fa
Articolo tratto da : Il reporter - 14 Maggio 2008
Articolo di: Federica Sanna, Matteo Francini, Paolo Ceccarelli e Ludovica Zarrilli
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Scambisti, un mondo nascosto
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Luci spente nel lungo e stretto corridoio, soffusi barlumi accennano i letti consumati nelle stanzette che si susseguono. Vagano coppie, uomini e donne in cerca di uno scambio di partner. Single, uomini, per lo più, senza una meta precisa. Il silenzio, sull’eco delle note che arrivano dalle scale, è violato solo dall’ansimante godere e dai sussurri degli approcci. “I tempi sono cambiati -intonano una discussione due coppie veterane- qualche anno fa ci si divertiva veramente. C’era molta più gente, quasi da non poter passare. Si andava da una stanza all’altra ed era molto più immediata l’intesa”. Chiarisce e poi si corregge il prestante quarantenne, imprenditore in carriera: “C’era voglia di “trombare” (ops), scusate “di fare l’amore”” .
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Una stonante forma di rispetto che si accorda però con il loro spirito: “Se non ti senti pronto o non ti va di fare qualcosa, non ti devi sentire obbligato. Ci mancherebbe altro. Si fa perché vuoi farlo veramente”. Vanno alla ricerca di una consapevole e voluta complicità di eccitamento. A volte le coppie giocano fra loro e poi ognuna si apparta senza scambio. Sfuggire alla noia di una relazione che comincia a sentir pesare gli anni passati? “Siamo sposati da 27 anni -racconta una donna, una mamma di due figli, 17 e 26 anni- le cose cambiano, si appiattisce tutto”. E allora si ricerca la novità, nel locale o a casa, l’importante è “farlo strano”. “Tutto è cominciato quando lui mi ha tradita -continua- sono stata molto male quando l’ho scoperto. E subito dopo mi ha proposto di frequentare questo tipo di locale, mi ha sconvolta ancora di più. Poi però ci ho pensato, così non mi tradisce più”.
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La consapevolezza sembra fare la differenza. Però resta comunque difficile separare il sesso dall’amore: “Sono gelosa da sempre -dice un’altra donna, estetista, chiacchierona e solare- quando vedo che è un po’ troppo preso, me lo porto via. Una lo ha chiamato addirittura “orsacchiotto”. “Orsacchiotto” a chi?!”. Ed è proprio il gentil sesso a restare attaccato al sentimento, mentre è il maschio a vivere la situazione con estrema scioltezza e distacco: “Ora fra di noi non si litiga più”, dice soddisfatto un direttore d’impresa.
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Voglia di trasgressione? Non per queste coppie sessantottine, che si portano dietro il desiderio di libertà. Sembra esserlo però per i più giovani, misto alla curiosità e all’affanno di una ricerca invano. “Guardano, ma la maggior parte delle volte non fanno”, racconta una donna. L’evasione è il luogo: la vista, l’udito e l’immaginazione. Non si consumano alcolici perché l’adrenalina scorre già naturalmente nelle vene. Al piano di sotto la musica cambia. Suoni dolci e romantici accompagnano l’illusione del sentimento, ma l’odore che resta è quello del sesso.
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Scambisti: a passeggio tra i gironi
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Il paradiso era una stanza bianca illuminata da un grande lampadario neo-barocco. Erano bianchi il pavimento, le pareti e i drappi del baldacchino che delimitava una zona più appartata. In questo candore si aggiravano uomini distinti, donne di mezz’età in abiti succinti, venticinquenni vestiti all’ultima moda: coppie alla ricerca di altre coppie, ma anche single che venivano qui solo per guardare. Nella stanza bianca le coppie cenavano, chiacchieravano, ballavano. Gli uomini osservavano attenti signore impegnate in passi ammiccanti. Inviti ad avvicinarsi o ad estinguere la sete di voyeurismo. Sì, perché questo “paradiso” altro non era che l’ingresso di un locale di scambisti che si trovava nel centro di Firenze. Ora si è spostato fuori città. Il Reporter c’è stato a poche settimane dal cambio di gestione. Questo reportage è il risultato della nostra visita:
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Suoniamo il campanello e la porta, un po’ nascosta, sembra spalancarsi automaticamente. In realtà ad aprirla è il buttafuori, un ragazzo elegante e dalla statura imponente. La “hall” del locale ha un sapore ovattato e porta ad un bancone simile a quello di un albergo. Sbuca una donna dal sorriso smagliante che ci illustra come “funziona” il locale. Per entrare bisogna diventare soci, cioè lasciare la carta d’identità, firmare un modulo e pagare 30 euro. Una volta completata l’iscrizione, veniamo accompagnati al bancone bar del “paradiso” lasciandoci con l’augurio “godetevi la serata”. Dopo poco una cinquantenne fasciata in un vestito di lattice e con un collare borchiato si avvicina. “Sei Fabio?”, chiede. La risposta è no, e allora lei si scusa spiegando che sta cercando la coppia con la quale lei e suo marito si sono dati appuntamento. Una coppia che loro non hanno mai visto prima.
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Mentre gli avventori ballano sempre più disinibiti e scherzosi, ci inoltriamo nel “purgatorio” senza accorgerci di stare invertendo il cammino di Dante Alighieri. Qui ogni particolare gioca sulle sfumature del rosso. L’atmosfera diventa decisamente più calda. Carta da parati oltre la quale si alternano stanze aperte.
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Un limbo aperto ai sogni erotici più segreti. Nella cosiddetta “suite” due donne sono impegnate in una fellatio. Una coppia si masturba a vicenda e un uomo osserva con attenzione. Non è il solo a guardare. Fuori dalla stanza, aggrappati alle grate che chiudono due finestrelle, ci sono tre single: un quarantenne e due ragazzi.
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Nonostante la “temperatura” continui a salire, capita di dover soddisfare un piccolo bisogno fisiologico. I bagni sono una sorta di confessionale, dove le coppie parlano delle loro vite fuori dal locale. “Mia figlia sabato ha bevuto due bicchieri di vino a stomaco vuoto e si è sentita male”, si sente raccontare da una donna. “Ha 20 anni, per me si può anche ubriacare. Ma l’importante è che non prenda la macchina”. Due uomini parlano – manco a dirlo – di calcio, e in particolare dell’Inter che “quest’anno è una squadra schiacciasassi, nessuno gli può stare dietro”. Usciamo dal bagno e la nostra attenzione cade su una scaletta che porta al piano superiore. Saliamo e ci ritroviamo in una dark room. Trenta secondi dopo ci accorgiamo di non essere da soli. Una coppia di mezza età raggiunge la stanza e, mentre passa davanti a noi, la donna tenta un approccio velato con uno sguardo indagatore. La situazione diventa di colpo complicata, forse è meglio scendere e tornare nel più “sicuro” purgatorio. Ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro cammino: l’inferno. Anche qui un susseguirsi di stanze, tutte nere, per dare sfogo ai giochi lussuriosi della clientela scambista. La “playroom” per eccellenza è uno spazio raccolto in cui troneggia una grande seduta nera che ricorda le poltrone da dentista. Al momento l’inferno è desolatamente vuoto, tutti sono affaccendati tra paradiso e purgatorio, e a noi non resta che salutare i nostri ospiti e andare via. E quindi uscimmo a riveder le stelle…
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L’intervista
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Il buttafuori: “Pochi fiorentini. Hanno paura di essere scoperti”
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Parla velocemente. A volte sembra titubante, ma descrive le situazioni con la sicurezza di chi le ha vissute da vicino. Assaporandone l’intensità. Il buttafuori di un locale fiorentino per scambisti preferisce mantenere l’anonimato.
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Che tipo di clientela frequenta il locale?
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Gente di tutti i tipi. Persone di mezza età ma anche ragazzi giovani, sotto la trentina. Certamente è gente che non ha problemi di soldi. Tanti liberi professionisti. Notai, dentisti, medici, commercialisti. Anche calciatori e politici.
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Di Firenze?
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I fiorentini sono pochi perché hanno il timore di essere scoperti da conoscenti e amici. Vige ancora una sorta di bigottismo che impedisce alle persone di vivere in libertà le loro scelte. I fiorentini che vengono prendono delle precauzioni, come lasciare la macchina molto lontana dal locale e farsi accompagnare.
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Allora da dove vengono?
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Soprattutto Livorno, Viareggio, Arezzo. Qualcuno da Roma.
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Nel weekend c’è movimento?
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Tantissimo. Il locale si riempie sempre. Molte coppie si conoscono, come in una grande comitiva, e si incontrano qui nel fine settimana.
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Gira droga?
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No. Forse qualcuno la consuma prima di entrare ma nel locale non se ne trova.
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E viagra?
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Si, quello si. Non si potrebbe fare altrimenti. Come si può pensare di avere un così elevato numero di rapporti a sera senza nessun “aiutino”. Mi riferisco soprattutto alle persone di mezza età.
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Il costo dell’ingresso è uguale sia per le coppie che per i single?
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No. Le coppie pagano all’incirca 30 euro. I single 150 euro e non riescono sempre ad entrare. Dipende dal numero di coppie che ci sono all’interno. Dato che i single nella quasi totalità dei casi sono uomini, bisogna che il totale venga bilanciato dalle coppie.
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Cosa cerca chi frequenta questo locale?
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Cerca di divertirsi. Ama cambiare partner, fare sesso di gruppo e, perché no, anche solo guardare.
Articolo di: Federica Sanna, Matteo Francini, Paolo Ceccarelli e Ludovica Zarrilli
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Scambisti, un mondo nascosto
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Luci spente nel lungo e stretto corridoio, soffusi barlumi accennano i letti consumati nelle stanzette che si susseguono. Vagano coppie, uomini e donne in cerca di uno scambio di partner. Single, uomini, per lo più, senza una meta precisa. Il silenzio, sull’eco delle note che arrivano dalle scale, è violato solo dall’ansimante godere e dai sussurri degli approcci. “I tempi sono cambiati -intonano una discussione due coppie veterane- qualche anno fa ci si divertiva veramente. C’era molta più gente, quasi da non poter passare. Si andava da una stanza all’altra ed era molto più immediata l’intesa”. Chiarisce e poi si corregge il prestante quarantenne, imprenditore in carriera: “C’era voglia di “trombare” (ops), scusate “di fare l’amore”” .
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Una stonante forma di rispetto che si accorda però con il loro spirito: “Se non ti senti pronto o non ti va di fare qualcosa, non ti devi sentire obbligato. Ci mancherebbe altro. Si fa perché vuoi farlo veramente”. Vanno alla ricerca di una consapevole e voluta complicità di eccitamento. A volte le coppie giocano fra loro e poi ognuna si apparta senza scambio. Sfuggire alla noia di una relazione che comincia a sentir pesare gli anni passati? “Siamo sposati da 27 anni -racconta una donna, una mamma di due figli, 17 e 26 anni- le cose cambiano, si appiattisce tutto”. E allora si ricerca la novità, nel locale o a casa, l’importante è “farlo strano”. “Tutto è cominciato quando lui mi ha tradita -continua- sono stata molto male quando l’ho scoperto. E subito dopo mi ha proposto di frequentare questo tipo di locale, mi ha sconvolta ancora di più. Poi però ci ho pensato, così non mi tradisce più”.
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La consapevolezza sembra fare la differenza. Però resta comunque difficile separare il sesso dall’amore: “Sono gelosa da sempre -dice un’altra donna, estetista, chiacchierona e solare- quando vedo che è un po’ troppo preso, me lo porto via. Una lo ha chiamato addirittura “orsacchiotto”. “Orsacchiotto” a chi?!”. Ed è proprio il gentil sesso a restare attaccato al sentimento, mentre è il maschio a vivere la situazione con estrema scioltezza e distacco: “Ora fra di noi non si litiga più”, dice soddisfatto un direttore d’impresa.
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Voglia di trasgressione? Non per queste coppie sessantottine, che si portano dietro il desiderio di libertà. Sembra esserlo però per i più giovani, misto alla curiosità e all’affanno di una ricerca invano. “Guardano, ma la maggior parte delle volte non fanno”, racconta una donna. L’evasione è il luogo: la vista, l’udito e l’immaginazione. Non si consumano alcolici perché l’adrenalina scorre già naturalmente nelle vene. Al piano di sotto la musica cambia. Suoni dolci e romantici accompagnano l’illusione del sentimento, ma l’odore che resta è quello del sesso.
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Scambisti: a passeggio tra i gironi
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Il paradiso era una stanza bianca illuminata da un grande lampadario neo-barocco. Erano bianchi il pavimento, le pareti e i drappi del baldacchino che delimitava una zona più appartata. In questo candore si aggiravano uomini distinti, donne di mezz’età in abiti succinti, venticinquenni vestiti all’ultima moda: coppie alla ricerca di altre coppie, ma anche single che venivano qui solo per guardare. Nella stanza bianca le coppie cenavano, chiacchieravano, ballavano. Gli uomini osservavano attenti signore impegnate in passi ammiccanti. Inviti ad avvicinarsi o ad estinguere la sete di voyeurismo. Sì, perché questo “paradiso” altro non era che l’ingresso di un locale di scambisti che si trovava nel centro di Firenze. Ora si è spostato fuori città. Il Reporter c’è stato a poche settimane dal cambio di gestione. Questo reportage è il risultato della nostra visita:
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Suoniamo il campanello e la porta, un po’ nascosta, sembra spalancarsi automaticamente. In realtà ad aprirla è il buttafuori, un ragazzo elegante e dalla statura imponente. La “hall” del locale ha un sapore ovattato e porta ad un bancone simile a quello di un albergo. Sbuca una donna dal sorriso smagliante che ci illustra come “funziona” il locale. Per entrare bisogna diventare soci, cioè lasciare la carta d’identità, firmare un modulo e pagare 30 euro. Una volta completata l’iscrizione, veniamo accompagnati al bancone bar del “paradiso” lasciandoci con l’augurio “godetevi la serata”. Dopo poco una cinquantenne fasciata in un vestito di lattice e con un collare borchiato si avvicina. “Sei Fabio?”, chiede. La risposta è no, e allora lei si scusa spiegando che sta cercando la coppia con la quale lei e suo marito si sono dati appuntamento. Una coppia che loro non hanno mai visto prima.
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Mentre gli avventori ballano sempre più disinibiti e scherzosi, ci inoltriamo nel “purgatorio” senza accorgerci di stare invertendo il cammino di Dante Alighieri. Qui ogni particolare gioca sulle sfumature del rosso. L’atmosfera diventa decisamente più calda. Carta da parati oltre la quale si alternano stanze aperte.
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Un limbo aperto ai sogni erotici più segreti. Nella cosiddetta “suite” due donne sono impegnate in una fellatio. Una coppia si masturba a vicenda e un uomo osserva con attenzione. Non è il solo a guardare. Fuori dalla stanza, aggrappati alle grate che chiudono due finestrelle, ci sono tre single: un quarantenne e due ragazzi.
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Nonostante la “temperatura” continui a salire, capita di dover soddisfare un piccolo bisogno fisiologico. I bagni sono una sorta di confessionale, dove le coppie parlano delle loro vite fuori dal locale. “Mia figlia sabato ha bevuto due bicchieri di vino a stomaco vuoto e si è sentita male”, si sente raccontare da una donna. “Ha 20 anni, per me si può anche ubriacare. Ma l’importante è che non prenda la macchina”. Due uomini parlano – manco a dirlo – di calcio, e in particolare dell’Inter che “quest’anno è una squadra schiacciasassi, nessuno gli può stare dietro”. Usciamo dal bagno e la nostra attenzione cade su una scaletta che porta al piano superiore. Saliamo e ci ritroviamo in una dark room. Trenta secondi dopo ci accorgiamo di non essere da soli. Una coppia di mezza età raggiunge la stanza e, mentre passa davanti a noi, la donna tenta un approccio velato con uno sguardo indagatore. La situazione diventa di colpo complicata, forse è meglio scendere e tornare nel più “sicuro” purgatorio. Ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro cammino: l’inferno. Anche qui un susseguirsi di stanze, tutte nere, per dare sfogo ai giochi lussuriosi della clientela scambista. La “playroom” per eccellenza è uno spazio raccolto in cui troneggia una grande seduta nera che ricorda le poltrone da dentista. Al momento l’inferno è desolatamente vuoto, tutti sono affaccendati tra paradiso e purgatorio, e a noi non resta che salutare i nostri ospiti e andare via. E quindi uscimmo a riveder le stelle…
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L’intervista
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Il buttafuori: “Pochi fiorentini. Hanno paura di essere scoperti”
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Parla velocemente. A volte sembra titubante, ma descrive le situazioni con la sicurezza di chi le ha vissute da vicino. Assaporandone l’intensità. Il buttafuori di un locale fiorentino per scambisti preferisce mantenere l’anonimato.
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Che tipo di clientela frequenta il locale?
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Gente di tutti i tipi. Persone di mezza età ma anche ragazzi giovani, sotto la trentina. Certamente è gente che non ha problemi di soldi. Tanti liberi professionisti. Notai, dentisti, medici, commercialisti. Anche calciatori e politici.
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Di Firenze?
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I fiorentini sono pochi perché hanno il timore di essere scoperti da conoscenti e amici. Vige ancora una sorta di bigottismo che impedisce alle persone di vivere in libertà le loro scelte. I fiorentini che vengono prendono delle precauzioni, come lasciare la macchina molto lontana dal locale e farsi accompagnare.
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Allora da dove vengono?
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Soprattutto Livorno, Viareggio, Arezzo. Qualcuno da Roma.
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Nel weekend c’è movimento?
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Tantissimo. Il locale si riempie sempre. Molte coppie si conoscono, come in una grande comitiva, e si incontrano qui nel fine settimana.
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Gira droga?
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No. Forse qualcuno la consuma prima di entrare ma nel locale non se ne trova.
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E viagra?
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Si, quello si. Non si potrebbe fare altrimenti. Come si può pensare di avere un così elevato numero di rapporti a sera senza nessun “aiutino”. Mi riferisco soprattutto alle persone di mezza età.
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Il costo dell’ingresso è uguale sia per le coppie che per i single?
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No. Le coppie pagano all’incirca 30 euro. I single 150 euro e non riescono sempre ad entrare. Dipende dal numero di coppie che ci sono all’interno. Dato che i single nella quasi totalità dei casi sono uomini, bisogna che il totale venga bilanciato dalle coppie.
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Cosa cerca chi frequenta questo locale?
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Cerca di divertirsi. Ama cambiare partner, fare sesso di gruppo e, perché no, anche solo guardare.
4 anni fa
Lo Yoga della Risata
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COS’E’ LO YOGA DELLA RISATA
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Yoga della risata è un metodo unico, che si è diffuso rapidamente nel mondo dal 1995, grazie al quale ognuno può ridere senza barzellette, senza umorismo e gags comiche, insomma è un metodo rivoluzionario per ridere senza motivo e in modo incondizionato.
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Si ride come forma di esercizio e velocemente si arriva a produrre una risata vera che viene favorita dal contatto visivo con le altre persone presenti alla sessione e dalla giocosità e gioia tipiche dei bambini che viene favorita dal lasciar cadere le consuete inibizioni e formalità del vivere adulto.
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Come hanno dimostrato numerose ricerche condotte nel campo delle neuroscienze, esiste uno stretta connessione fra corpo e stato mentale per cui se noi assumiamo una determinata postura o usiamo una certa gestualità o mimica, la mente reagirà non distinguendo fra ciò che è reale e ciò che abbiamo intenzionalmente deciso di far fare al nostro corpo.
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Questo processo vale anche al contrario. Se agiamo sulla nostra mente portando l’attenzione ad uno stato di positività – ad esempio praticando la Mindfulness – il nostro corpo reagirà di conseguenza. Ad esempio, le spalle si alzeranno, il torace sarà più disteso, la posizione delle braccia sarà aperta e non incrociata.
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Lo Yoga della risata è stato ideato da un medico indiano, il Dr. Madan Kataria, che ha cominciando con 5 persone nel 1995 in un parco di Mumbai (India), e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, contando attualmente migliaia di Club della risata in oltre 115 paesi del mondo.
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Il dottor Kataria sostiene un importante messaggio pacifista e afferma che:
“RIDERE non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore ed è un LINGUAGGIO UNIVERSALE che può unificare il mondo”
.
Per questo scopo, nel 1998, ha istituzionalizzato la “Giornata Mondiale della Risata” (World Laughter Day), che si celebra ogni anno la 1° domenica di maggio durante la quale in tutto il mondo si organizzano eventi di risata a sostegno della Pace universale.
Scopo fondamentale dello YdR è produrre benessere ridendo, secondo il vecchio proverbio che “Ridere fa buon sangue” e il risaputo adagio che “Ridere è la miglior medicina” (quella che ha ispirato il Dr. Kataria nel mettere a punto lo Yoga della Risata).
Naturalmente ci sono vari metodi per ridere, oltre allo Yoga della risata, come visionare films comici, come fece Norman Cousins per guarire dalla spondilite anchilosante, travestimenti e giocolerie come nella Clownterapia di Patch Adams, e così via. Ma tutte queste modalità si basano esclusivamente sull’umorismo che induce la risata e non sulla risata incondizionata, che scaturisce da sé stessi come forma di esercizio, a prescindere dall’aver voglia di ridere o meno.
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I 3 PERCHÈ DELLO YOGA DELLA RISATA
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1. Per ottenere i benefici scientificamente provati della risata, bisogna ridere in maniera continuativa per almeno 10-15 minuti. Poiché nello Yoga della Risata si ride come esercizio, possiamo prolungare la risata quanto vogliamo. D’altro canto la risata naturale non dura che pochi secondi, che risultano insufficienti ad apportare cambiamenti fisiologici e biochimici nel corpo.
2. Sempre per ottenere il massimo dei benefici dalla risata questa deve essere autentica e non forzata e provenire dal diaframma. Dovrebbe essere una risata di pancia. Potrebbe non essere socialmente accettabile ridere fragorosamente, ma i Club della Risata forniscono un ambiente sicuro in cui si può ridere con naturalezza e di cuore, senza alcuna implicazione di giudizio sociale.
3. La risata spontanea che facciamo nella nostra quotidianità dipende da molte ragioni e condizioni, ma non sono molte le situazioni che suscitano la risata. Ciò significa che se la risata è lasciata al caso, può capitare o no. Nei Club della risata, invece, la risata deriva dalla nostra intenzione e dal nostro impegno. Questo ci garantisce di ottenere concreti benefici sulla salute.
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I 5 BENEFICI DELLO YOGA DELLA RISATA
Uno dei fattori motivanti per partecipare alle sessioni è credere nei benefici sulla salute che ne possono derivare. Non è la filosofia dello Yoga della Risata che attrae le persone, ma come averne dei benefici per vivere meglio.
La maggior parte dei benefici può essere raccolta in 5 categorie che sono facili da ricordare.
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* SALUTE: I benefici sulla salute sono di 2 tipi:
* Per persone sane che vogliono prevenire le malattie
* Per persone che presentano patologie, e vogliono applicare lo YdR per guarire più velocemente.
* VITA PERSONALE: Lo stato dell’umore determina la qualità della nostra vita .Lo Ydr ha il potere di cambiare il nostro umore in pochi minuti, rilasciando le endorfine, l’ormone della felicità. Quando l’umore è buono, ogni cosa sembrerà migliore. Lo Yoga della risata aiuta ad aggiungere più risate alla nostra vita, facendoci sviluppare anche il senso dell’umorismo. Ci si può sentire meglio con sé stessi ed avere un punto di vista più positivo e maggiore ottimismo.
* VITA PROFESSIONALE : Lo YdR è il metodo più veloce, economico e scientificamente provato per ridurre lo stress nei posti di lavoro. Sappiamo che nel mondo del lavoro (così come nel resto della vita) i risultati e le prestazioni dipendono dal livello della nostra energia. Un funzionamento ottimale del cervello ha bisogno del 25% in più di ossigeno, rispetto a qualsiasi altro organo del corpo. Lo Yoga della risata aumenta le riserve di ossigeno, sia nel cervello che nel resto del corpo, aiutandoci a lavorare meglio e con più efficienza.Praticato la mattina prima di cominciare la giornata lavorativa, ci fa sentire più energici e possiamo lavorare di più senza essere stanchi. Inoltre le risate in gruppo possono creare Team motivati e felici. Si può aumentare l’autostima e migliorare la comunicazione. Inoltre si può accrescere la creatività.
* VITA SOCIALE: la qualità della vita e il senso di soddisfazione non dipendono da quanti soldi, potere, posizione sociale o successo abbiamo; dipendono soprattutto dal numero di buone relazioni che condividiamo e coltiviamo. Gli apprezzamenti e i riconoscimenti aiutano lo sviluppo emozionale. Lo Yoga della risata è un’energia positiva che connette le persone e aiuta a fare amicizia facilmente. I Club della risata (soprattutto in INDIA n.d.r) costituiscono una rete sociale di persone che hanno cura l’una dell’altra. Questo sviluppa un senso di sicurezza sociale che contrasta lo stress e aiuta a superare i momenti di depressione, che è malattia n°1 nel mondo d’oggi.
* PER SUPERARE LE SFIDE : LO SPIRITO PROFONDO DELLA RISATA.Nei tempi difficili che stiamo vivendo non è facile rimanere calmi e centrati. Lo Yoga della risata insegna come tenere alto lo spirito. In questo modo si può gestire ogni situazione senza perdere la concentrazione e la pazienza, soprattutto quando s’incontrano delle sfide da affrontare nella vita. Lo YdR promuove un’attitudine mentale positiva per entrare in contatto con le situazioni negative e ci aiuta a rapportarci con situazioni e persone difficili nella maniera migliore.
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Alcune persone frequentano regolarmente i Club della Risata perché li aiuta a stare più in forma. Essi rinforzano il sistema immunitario e non si ammalano più tanto facilmente. Lo Yoga della risata è un potente esercizio per l’apparato cardio-circolatorio. Infatti 10 minuti di risate di cuore equivalgono a 30 minuti di vogatore. Lo YdR è anche un potente antidoto contro la depressione, riduce i sintomi di allergie, asma e artriti, e dà un apprezzabile contributo nella cura del cancro. Inoltre ridere diminuisce gli effetti negativi dello stress, che è causa del 70-80 % di tutte le malattie.
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COS’E’ LO YOGA DELLA RISATA
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Yoga della risata è un metodo unico, che si è diffuso rapidamente nel mondo dal 1995, grazie al quale ognuno può ridere senza barzellette, senza umorismo e gags comiche, insomma è un metodo rivoluzionario per ridere senza motivo e in modo incondizionato.
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Si ride come forma di esercizio e velocemente si arriva a produrre una risata vera che viene favorita dal contatto visivo con le altre persone presenti alla sessione e dalla giocosità e gioia tipiche dei bambini che viene favorita dal lasciar cadere le consuete inibizioni e formalità del vivere adulto.
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Come hanno dimostrato numerose ricerche condotte nel campo delle neuroscienze, esiste uno stretta connessione fra corpo e stato mentale per cui se noi assumiamo una determinata postura o usiamo una certa gestualità o mimica, la mente reagirà non distinguendo fra ciò che è reale e ciò che abbiamo intenzionalmente deciso di far fare al nostro corpo.
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Questo processo vale anche al contrario. Se agiamo sulla nostra mente portando l’attenzione ad uno stato di positività – ad esempio praticando la Mindfulness – il nostro corpo reagirà di conseguenza. Ad esempio, le spalle si alzeranno, il torace sarà più disteso, la posizione delle braccia sarà aperta e non incrociata.
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Lo Yoga della risata è stato ideato da un medico indiano, il Dr. Madan Kataria, che ha cominciando con 5 persone nel 1995 in un parco di Mumbai (India), e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, contando attualmente migliaia di Club della risata in oltre 115 paesi del mondo.
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Il dottor Kataria sostiene un importante messaggio pacifista e afferma che:
“RIDERE non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore ed è un LINGUAGGIO UNIVERSALE che può unificare il mondo”
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Per questo scopo, nel 1998, ha istituzionalizzato la “Giornata Mondiale della Risata” (World Laughter Day), che si celebra ogni anno la 1° domenica di maggio durante la quale in tutto il mondo si organizzano eventi di risata a sostegno della Pace universale.
Scopo fondamentale dello YdR è produrre benessere ridendo, secondo il vecchio proverbio che “Ridere fa buon sangue” e il risaputo adagio che “Ridere è la miglior medicina” (quella che ha ispirato il Dr. Kataria nel mettere a punto lo Yoga della Risata).
Naturalmente ci sono vari metodi per ridere, oltre allo Yoga della risata, come visionare films comici, come fece Norman Cousins per guarire dalla spondilite anchilosante, travestimenti e giocolerie come nella Clownterapia di Patch Adams, e così via. Ma tutte queste modalità si basano esclusivamente sull’umorismo che induce la risata e non sulla risata incondizionata, che scaturisce da sé stessi come forma di esercizio, a prescindere dall’aver voglia di ridere o meno.
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I 3 PERCHÈ DELLO YOGA DELLA RISATA
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1. Per ottenere i benefici scientificamente provati della risata, bisogna ridere in maniera continuativa per almeno 10-15 minuti. Poiché nello Yoga della Risata si ride come esercizio, possiamo prolungare la risata quanto vogliamo. D’altro canto la risata naturale non dura che pochi secondi, che risultano insufficienti ad apportare cambiamenti fisiologici e biochimici nel corpo.
2. Sempre per ottenere il massimo dei benefici dalla risata questa deve essere autentica e non forzata e provenire dal diaframma. Dovrebbe essere una risata di pancia. Potrebbe non essere socialmente accettabile ridere fragorosamente, ma i Club della Risata forniscono un ambiente sicuro in cui si può ridere con naturalezza e di cuore, senza alcuna implicazione di giudizio sociale.
3. La risata spontanea che facciamo nella nostra quotidianità dipende da molte ragioni e condizioni, ma non sono molte le situazioni che suscitano la risata. Ciò significa che se la risata è lasciata al caso, può capitare o no. Nei Club della risata, invece, la risata deriva dalla nostra intenzione e dal nostro impegno. Questo ci garantisce di ottenere concreti benefici sulla salute.
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I 5 BENEFICI DELLO YOGA DELLA RISATA
Uno dei fattori motivanti per partecipare alle sessioni è credere nei benefici sulla salute che ne possono derivare. Non è la filosofia dello Yoga della Risata che attrae le persone, ma come averne dei benefici per vivere meglio.
La maggior parte dei benefici può essere raccolta in 5 categorie che sono facili da ricordare.
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* SALUTE: I benefici sulla salute sono di 2 tipi:
* Per persone sane che vogliono prevenire le malattie
* Per persone che presentano patologie, e vogliono applicare lo YdR per guarire più velocemente.
* VITA PERSONALE: Lo stato dell’umore determina la qualità della nostra vita .Lo Ydr ha il potere di cambiare il nostro umore in pochi minuti, rilasciando le endorfine, l’ormone della felicità. Quando l’umore è buono, ogni cosa sembrerà migliore. Lo Yoga della risata aiuta ad aggiungere più risate alla nostra vita, facendoci sviluppare anche il senso dell’umorismo. Ci si può sentire meglio con sé stessi ed avere un punto di vista più positivo e maggiore ottimismo.
* VITA PROFESSIONALE : Lo YdR è il metodo più veloce, economico e scientificamente provato per ridurre lo stress nei posti di lavoro. Sappiamo che nel mondo del lavoro (così come nel resto della vita) i risultati e le prestazioni dipendono dal livello della nostra energia. Un funzionamento ottimale del cervello ha bisogno del 25% in più di ossigeno, rispetto a qualsiasi altro organo del corpo. Lo Yoga della risata aumenta le riserve di ossigeno, sia nel cervello che nel resto del corpo, aiutandoci a lavorare meglio e con più efficienza.Praticato la mattina prima di cominciare la giornata lavorativa, ci fa sentire più energici e possiamo lavorare di più senza essere stanchi. Inoltre le risate in gruppo possono creare Team motivati e felici. Si può aumentare l’autostima e migliorare la comunicazione. Inoltre si può accrescere la creatività.
* VITA SOCIALE: la qualità della vita e il senso di soddisfazione non dipendono da quanti soldi, potere, posizione sociale o successo abbiamo; dipendono soprattutto dal numero di buone relazioni che condividiamo e coltiviamo. Gli apprezzamenti e i riconoscimenti aiutano lo sviluppo emozionale. Lo Yoga della risata è un’energia positiva che connette le persone e aiuta a fare amicizia facilmente. I Club della risata (soprattutto in INDIA n.d.r) costituiscono una rete sociale di persone che hanno cura l’una dell’altra. Questo sviluppa un senso di sicurezza sociale che contrasta lo stress e aiuta a superare i momenti di depressione, che è malattia n°1 nel mondo d’oggi.
* PER SUPERARE LE SFIDE : LO SPIRITO PROFONDO DELLA RISATA.Nei tempi difficili che stiamo vivendo non è facile rimanere calmi e centrati. Lo Yoga della risata insegna come tenere alto lo spirito. In questo modo si può gestire ogni situazione senza perdere la concentrazione e la pazienza, soprattutto quando s’incontrano delle sfide da affrontare nella vita. Lo YdR promuove un’attitudine mentale positiva per entrare in contatto con le situazioni negative e ci aiuta a rapportarci con situazioni e persone difficili nella maniera migliore.
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Alcune persone frequentano regolarmente i Club della Risata perché li aiuta a stare più in forma. Essi rinforzano il sistema immunitario e non si ammalano più tanto facilmente. Lo Yoga della risata è un potente esercizio per l’apparato cardio-circolatorio. Infatti 10 minuti di risate di cuore equivalgono a 30 minuti di vogatore. Lo YdR è anche un potente antidoto contro la depressione, riduce i sintomi di allergie, asma e artriti, e dà un apprezzabile contributo nella cura del cancro. Inoltre ridere diminuisce gli effetti negativi dello stress, che è causa del 70-80 % di tutte le malattie.
4 anni fa
Non è che i benefici della risata lo abbiano scoperto quelli dello yoga.
Che ridere migliori la circolazione del sangue, aiuti a prevenire le malattie cardiovascolari, tenga il cervello allenato, contrasti ansia e depressione, contribuisca alla salute del sistema immunitario, oltre che a produrre endorfine, è da anni che è scientificamente dimostrato.
Che ridere migliori la circolazione del sangue, aiuti a prevenire le malattie cardiovascolari, tenga il cervello allenato, contrasti ansia e depressione, contribuisca alla salute del sistema immunitario, oltre che a produrre endorfine, è da anni che è scientificamente dimostrato.
4 anni fa
Verissimo, infatti non è una scoperta dello yoga, lo yoga specifico aiuta solo ad ottenere e mantenere una risata.Quotato da lecap,Non è che i benefici della risata lo abbiano scoperto quelli dello yoga.
Che ridere migliori la circolazione del sangue, aiuti a prevenire le malattie cardiovascolari, tenga il cervello allenato, contrasti ansia e depressione, contribuisca alla salu [...]
3 anni fa
Suscettibilità
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Articolo tratto da:
Guida Psicologi - 17 Maggio 2016
La suscettibilità da cosa dipende?
.
Spesso le persone suscettibili reagiscono in modo evidente alle battute o critiche degli altri, ma perché si comportano così?
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È facile accettare di essere criticati? Non sempre. A volte basta una battuta scherzosa per farci andare su tutte le furie. Chi ci sta accanto ci dice allora: ma non ti si può dire proprio niente, te la prendi subito!
.
La suscettibilità è un atteggiamento che a volte può diventare seccante per gli altri, ma anche per sé stessi. Non si vive bene prendendosela per tutto quello che ci viene detto o fatto. Anche per le minime cose.
.
Suscettibilità = Ipersensibilità narcisistica
.
Hervè Magnin, Psicoterapeuta comportamentista, ci dice che si tratta di "una ipersensibilità narcisistica legata all'immagine di sé". A suo giudizio siamo tutti più o meno suscettibili e le nostre reazioni dipendono dalla sensibilità. Il comportamento della persona suscettibile consiste da bambino nel tenere il cosiddetto "broncio". Ad esempio sbattere i piedi per terra o piangere. Da adulti il comportamento è meno infantile, ma ugualmente la persona può impuntarsi, urlare, reagire in maniera eccessiva tenuto conto delle circostanze.
.
Di solito si accusa l'altro di essere sgarbato, e di assumere nei propri confronti un comportamento negativo. Ma perché si accusa l'altro in questo modo e si interpretano in maniera negativa parole o altri comportamenti? Al fondo di tutto c'è una mancanza di autostima. Si tratta di proiezioni negative relative a presunti attacchi che le persone suscettibili ritengono rivolti verso di sé, mentre invece la causa di tutto risiede dentro di loro.
.
La persona suscettibile non è in grado di accettare una considerazione negativa di se stesso e allora investe tutte le sue energie a ricercare una gratificazione dall'altro. Se la persona non si stima, non si vuole bene, accade che debbano essere gli altri a farsi carico di questo. Succede allora che se una persona suscettibile riceve un'offesa, la stima di sé subisce un duro colpo e quindi reagisce in maniera inappropriata suscitando ulteriori critiche, che quindi diventano, in qualche modo, legittime e si instaura allora un circolo vizioso che conduce la persona a volersi sempre meno bene e a stimarsi sempre di meno.
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Conseguenze della suscettibilità
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Tutto questo influisce sulle relazioni sia in famiglia, che sul lavoro o con gli amici. In breve la persona si isola fino a sentirsi sola ed abbandonata. Non è facile vivere con una persona suscettibile. Tutto quello che viene detto, viene interpretato male, bisogna agire con le pinze, si ha sempre l'impressione di camminare sulla lama di un rasoio. Il fatto è che molte persone negano di essere permalose, scatta il meccanismo della rimozione.
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Tutto ciò non impedisce a queste persone di soffrire per la loro situazione, per uscire dalla quale devono arrivare ad essere consapevoli della suscettibilità eccessiva. Dico eccessiva perché tutti sono, chi più chi meno, un po' suscettibili. Il problema si pone quando la suscettibilità assume livelli tali da diventare patologica.
.
Arrivati a questo punto occorre prendere atto dei propri atteggiamenti e cercare di cambiarli per star meglio e fare stare meglio gli altri.
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Tecniche per stare meglio
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La prima cosa, ci suggerisce Hervè Magnin, è essere trasparenti. In pratica dire sempre cosa ci ha offeso. Chiedere spiegazioni del comportamento altrui senza bisogno di urlare in modo infantile. Spiegare che si pensa di essere permalosi e quindi alcune osservazioni o comportamenti possono ferire o offendere, magari anche senza volerlo. La persona con la quale si interloquisce, se è veramente amica, saprà allora che dovrà comportarsi in modo adeguato per non urtare la propria sensibilità.
.
Un altro rimedio è accettare le critiche in modo costruttivo. Non sempre nascondono un comportamento offensivo, a volte sono giuste e possono spingere a migliorarsi. L'autoironia è infine un modo molto efficace. Stare al gioco è una strategia molto migliore che ribattere urtati. Per esempio se qualcuno ti critica perché sei andato in ferie in un posto esclusivo, ribattere con una frase del tipo: "eh si, vedi anche io come te ho gusti molto difficili".
.
Però al fondo di tutto questo c'è il problema che la persona suscettibile deve imparare a volersi bene, a credere in se stesso, migliorare la propria autostima e diventare consapevole che molti suoi atteggiamenti sono dettati da una scarsa considerazione di sé, che prima di provenire dagli altri, risiede dentro di loro.
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Articolo tratto da:
Guida Psicologi - 17 Maggio 2016
La suscettibilità da cosa dipende?
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Spesso le persone suscettibili reagiscono in modo evidente alle battute o critiche degli altri, ma perché si comportano così?
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È facile accettare di essere criticati? Non sempre. A volte basta una battuta scherzosa per farci andare su tutte le furie. Chi ci sta accanto ci dice allora: ma non ti si può dire proprio niente, te la prendi subito!
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La suscettibilità è un atteggiamento che a volte può diventare seccante per gli altri, ma anche per sé stessi. Non si vive bene prendendosela per tutto quello che ci viene detto o fatto. Anche per le minime cose.
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Suscettibilità = Ipersensibilità narcisistica
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Hervè Magnin, Psicoterapeuta comportamentista, ci dice che si tratta di "una ipersensibilità narcisistica legata all'immagine di sé". A suo giudizio siamo tutti più o meno suscettibili e le nostre reazioni dipendono dalla sensibilità. Il comportamento della persona suscettibile consiste da bambino nel tenere il cosiddetto "broncio". Ad esempio sbattere i piedi per terra o piangere. Da adulti il comportamento è meno infantile, ma ugualmente la persona può impuntarsi, urlare, reagire in maniera eccessiva tenuto conto delle circostanze.
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Di solito si accusa l'altro di essere sgarbato, e di assumere nei propri confronti un comportamento negativo. Ma perché si accusa l'altro in questo modo e si interpretano in maniera negativa parole o altri comportamenti? Al fondo di tutto c'è una mancanza di autostima. Si tratta di proiezioni negative relative a presunti attacchi che le persone suscettibili ritengono rivolti verso di sé, mentre invece la causa di tutto risiede dentro di loro.
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La persona suscettibile non è in grado di accettare una considerazione negativa di se stesso e allora investe tutte le sue energie a ricercare una gratificazione dall'altro. Se la persona non si stima, non si vuole bene, accade che debbano essere gli altri a farsi carico di questo. Succede allora che se una persona suscettibile riceve un'offesa, la stima di sé subisce un duro colpo e quindi reagisce in maniera inappropriata suscitando ulteriori critiche, che quindi diventano, in qualche modo, legittime e si instaura allora un circolo vizioso che conduce la persona a volersi sempre meno bene e a stimarsi sempre di meno.
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Conseguenze della suscettibilità
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Tutto questo influisce sulle relazioni sia in famiglia, che sul lavoro o con gli amici. In breve la persona si isola fino a sentirsi sola ed abbandonata. Non è facile vivere con una persona suscettibile. Tutto quello che viene detto, viene interpretato male, bisogna agire con le pinze, si ha sempre l'impressione di camminare sulla lama di un rasoio. Il fatto è che molte persone negano di essere permalose, scatta il meccanismo della rimozione.
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Tutto ciò non impedisce a queste persone di soffrire per la loro situazione, per uscire dalla quale devono arrivare ad essere consapevoli della suscettibilità eccessiva. Dico eccessiva perché tutti sono, chi più chi meno, un po' suscettibili. Il problema si pone quando la suscettibilità assume livelli tali da diventare patologica.
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Arrivati a questo punto occorre prendere atto dei propri atteggiamenti e cercare di cambiarli per star meglio e fare stare meglio gli altri.
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Tecniche per stare meglio
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La prima cosa, ci suggerisce Hervè Magnin, è essere trasparenti. In pratica dire sempre cosa ci ha offeso. Chiedere spiegazioni del comportamento altrui senza bisogno di urlare in modo infantile. Spiegare che si pensa di essere permalosi e quindi alcune osservazioni o comportamenti possono ferire o offendere, magari anche senza volerlo. La persona con la quale si interloquisce, se è veramente amica, saprà allora che dovrà comportarsi in modo adeguato per non urtare la propria sensibilità.
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Un altro rimedio è accettare le critiche in modo costruttivo. Non sempre nascondono un comportamento offensivo, a volte sono giuste e possono spingere a migliorarsi. L'autoironia è infine un modo molto efficace. Stare al gioco è una strategia molto migliore che ribattere urtati. Per esempio se qualcuno ti critica perché sei andato in ferie in un posto esclusivo, ribattere con una frase del tipo: "eh si, vedi anche io come te ho gusti molto difficili".
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Però al fondo di tutto questo c'è il problema che la persona suscettibile deve imparare a volersi bene, a credere in se stesso, migliorare la propria autostima e diventare consapevole che molti suoi atteggiamenti sono dettati da una scarsa considerazione di sé, che prima di provenire dagli altri, risiede dentro di loro.
3 anni fa
Scienze Parità dei sessi: ce l'avevamo quando eravamo primitivi (e ci ha fatto evolvere).
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Articolo tratto da FOCUS
19 maggio 2015 Sara Zapponi
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I nostri antenati vivevano in comunità in cui vigeva la parità tra uomo e donna. Uno studio antropologico ipotizza che proprio questa parità sia stata fondamentale per l'evoluzione.
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Uomo e donna hanno goduto della parità tra i sessi per molto tempo, prima che l'avvento dell'agricoltura portasse alla disuguaglianza che ancora stiamo combattendo. E se non bastasse questo a dimostrare che la natura umana non è di per sé patriarcale, uno studio britannico teorizza che sia stata proprio questa parità a dare agli uomini un vantaggio evolutivo e a permettere alla società di evolversi e distinguersi dalle altre.
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COMUNITÀ PRE-AGRICOLE. L’antropologo Mark Dyble e colleghi dell'University College di Londra sono giunti a questa ipotesi basandosi sull'osservazione di due comunità di cacciatori-raccoglitori tuttora esistenti in Congo (i Mbendjele BaYaka) e nelle Filippine (gli Agta).
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Dalla ricerca è emerso che al loro interno uomini e donne hanno la stessa influenza sociale. Questo confermerebbe una teoria già accreditata secondo cui i nostri antenati cacciatori-raccoglitori vivevano in comunità sessualmente paritarie. Secondo Dyble, intervistato dal Guardian, infatti: «è solo con l’emergere dell’agricoltura, quando le persone hanno iniziato ad accumulare risorse, che è emersa la disparità», ovvero quando «l'uomo ha iniziato ad avere diverse compagne e a fare più figli rispetto alle donne».
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RETI SOCIALI PIÙ SNELLE. Lo studio però si concentra su un altro aspetto più originale che riguarda le reti sociali. Con un modello computerizzato sono state ricostruite le genealogie dei membri dei Mbendjele BaYaka e degli Agta attraverso centinaia di interviste. Gli studiosi hanno tracciato la composizione e i movimenti della popolazione e si sono accorti che in entrambi i casi questa è composta di gruppi di circa venti individui che si spostano ogni decina di giorni, vivendo di caccia, pesca e raccolta di frutta, verdura e miele.
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La popolazione stanziata nelle Filippine, per esempio, è basata sulla monogamia e al suo interno si è osservato che le donne sono coinvolte nella caccia e il loro contributo nell’apporto di calorie al campo è uguale a quello degli uomini, che a loro volta sono attivi nella cura dei figli.
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Nelle società agricole e patriarcali le reti sociali si sviluppano principalmente sulla base dei legami di parentela tra gli uomini, spiega Dyble: «quando solo gli uomini possono decidere con chi vivere, il nucleo di ogni comunità è una densa rete di uomini con legami stretti tra loro, con le loro coniugi ai margini». Nel caso di società di cacciatori-raccoglitori, invece, sia gli uomini, sia le donne hanno la possibilità di decidere, con il risultato che i gruppi sociali sono più snelli e variegati.
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PARITÀ ED EVOLUZIONE. Secondo gli studiosi questo, in passato, avrebbe portato a notevoli vantaggi evolutivi: «si è di fronte a una rete sociale più estesa, con una più ampia scelta dei compagni sessuali» prosegue Dyble. «Inoltre si hanno contatti con più persone, con le quali si possono condividere le innovazioni, caratteristica per eccellenza degli umani». Un ulteriore punto sviluppato dagli antropologi è che proprio questi vantaggi evolutivi avrebbero portato l’essere umano a evolversi in maniera diversa rispetto ad altri primati come gli scimpanzé.
Secondo lo studio quindi l’uguaglianza tra i sessi è stata per l'essere umano un elemento cardine nella sopravvivenza e nell’evoluzione.
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Articolo tratto da FOCUS
19 maggio 2015 Sara Zapponi
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I nostri antenati vivevano in comunità in cui vigeva la parità tra uomo e donna. Uno studio antropologico ipotizza che proprio questa parità sia stata fondamentale per l'evoluzione.
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Uomo e donna hanno goduto della parità tra i sessi per molto tempo, prima che l'avvento dell'agricoltura portasse alla disuguaglianza che ancora stiamo combattendo. E se non bastasse questo a dimostrare che la natura umana non è di per sé patriarcale, uno studio britannico teorizza che sia stata proprio questa parità a dare agli uomini un vantaggio evolutivo e a permettere alla società di evolversi e distinguersi dalle altre.
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COMUNITÀ PRE-AGRICOLE. L’antropologo Mark Dyble e colleghi dell'University College di Londra sono giunti a questa ipotesi basandosi sull'osservazione di due comunità di cacciatori-raccoglitori tuttora esistenti in Congo (i Mbendjele BaYaka) e nelle Filippine (gli Agta).
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Dalla ricerca è emerso che al loro interno uomini e donne hanno la stessa influenza sociale. Questo confermerebbe una teoria già accreditata secondo cui i nostri antenati cacciatori-raccoglitori vivevano in comunità sessualmente paritarie. Secondo Dyble, intervistato dal Guardian, infatti: «è solo con l’emergere dell’agricoltura, quando le persone hanno iniziato ad accumulare risorse, che è emersa la disparità», ovvero quando «l'uomo ha iniziato ad avere diverse compagne e a fare più figli rispetto alle donne».
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RETI SOCIALI PIÙ SNELLE. Lo studio però si concentra su un altro aspetto più originale che riguarda le reti sociali. Con un modello computerizzato sono state ricostruite le genealogie dei membri dei Mbendjele BaYaka e degli Agta attraverso centinaia di interviste. Gli studiosi hanno tracciato la composizione e i movimenti della popolazione e si sono accorti che in entrambi i casi questa è composta di gruppi di circa venti individui che si spostano ogni decina di giorni, vivendo di caccia, pesca e raccolta di frutta, verdura e miele.
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La popolazione stanziata nelle Filippine, per esempio, è basata sulla monogamia e al suo interno si è osservato che le donne sono coinvolte nella caccia e il loro contributo nell’apporto di calorie al campo è uguale a quello degli uomini, che a loro volta sono attivi nella cura dei figli.
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Nelle società agricole e patriarcali le reti sociali si sviluppano principalmente sulla base dei legami di parentela tra gli uomini, spiega Dyble: «quando solo gli uomini possono decidere con chi vivere, il nucleo di ogni comunità è una densa rete di uomini con legami stretti tra loro, con le loro coniugi ai margini». Nel caso di società di cacciatori-raccoglitori, invece, sia gli uomini, sia le donne hanno la possibilità di decidere, con il risultato che i gruppi sociali sono più snelli e variegati.
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PARITÀ ED EVOLUZIONE. Secondo gli studiosi questo, in passato, avrebbe portato a notevoli vantaggi evolutivi: «si è di fronte a una rete sociale più estesa, con una più ampia scelta dei compagni sessuali» prosegue Dyble. «Inoltre si hanno contatti con più persone, con le quali si possono condividere le innovazioni, caratteristica per eccellenza degli umani». Un ulteriore punto sviluppato dagli antropologi è che proprio questi vantaggi evolutivi avrebbero portato l’essere umano a evolversi in maniera diversa rispetto ad altri primati come gli scimpanzé.
Secondo lo studio quindi l’uguaglianza tra i sessi è stata per l'essere umano un elemento cardine nella sopravvivenza e nell’evoluzione.
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