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La notizia del giorno

610 interventi
3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
SINDROME DELLA BELLA DONNA – COS’È E COME SI MANIFESTA

Articolo tratto da:
ECOSEVEN nella sezione scienze.
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La sindrome della bella donna
In natura, maschi e femmine non esistono, o per meglio dire, il modello base del nostro patrimonio genetico è femminile (XX). “Femmine si nasce e maschi si diventa”, potremmo affermare, poiché è la mutazione di uno dei due cromosoma X a determinare il genere maschile.
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E sin qui nulla di strano, perché in natura esiste una grande fluidità di genere pure nel mondo animale, come ad esempio per la lumaca o la cernia, che presentano contemporaneamente sia gli organi sessuali maschili sia femminili, possedendoli entrambi alla nascita.
Ma in cosa consiste, per noi umani, la Sindrome della bella donna? Alcune persone (1 ogni 13.000 circa, in effetti) possono essere biologicamente maschi – hanno un corredo cromosomico 46 XY, fenotipo maschile – ma fisicamente femmine. Anzi, donne dall’aspetto bellissimo: forme sinuose, bei lineamenti e altezza da capogiro.
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Si tratta di una malattia rara e riconosciuta, la Sindrome da Insensibilità agli Androgeni (AIS), conosciuta anche come Sindrome di Morris o Sindrome della bella donna. E’ uno sviluppo anomalo degli organi e degli apparati riproduttivo e genitale, dovuta agli androgeni, ormoni prodotti dalle cellule testicolari, che vengono liberati e determinano lo sviluppo dei caratteri maschili. Nella Sindrome di Morris il recettore degli androgeni non è funzionante e, quindi, è come se l’individuo non producesse gli ormoni.
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Un tempo si pensava che la Sindrome della bella donna accomunasse la maggior parte delle modelle e attrici più belle dello star system (notizie mai confermate dalle dirette interessate): anche la splendida Kim Novak, diva a venticinque anni grazie al capolavoro ‘La donna che visse due volte’ (1958) di Alfred Hitchcock, ha la sindrome di Morris e viene usata spesso quale esempio della sindrome.
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Il nostro sesso è definito al momento della fecondazione: l’ovulo materno possiede il cromosoma X, mentre lo spermatozoo paterno può possedere il cromosoma X o Y; in base a quest’ultimo, lo zigote sarà maschio (XY) o femmina (XX). Secondo gli studi sulla genetica e l’identità di genere più recenti, i fenomeni di transessualismo da maschio a femmina sono di tre volte superiori rispetto al contrario – afferma il Prof. Emmanuele Jannini, Specialista in Endocrinologia e Andrologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
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Dunque, il sesso realmente “debole” sarebbe quello maschile. Ma la natura non ha pregiudizi: più che bianco o nero, è arcobaleno.

3 anni fa
Coppia
Abruzzo, Pescara
CERTIFICATO

Qui dal 29.10.2016 -
Ade mi hai incuriosito e sono andato a leggere un po’ di cose !
Innanzitutto è una patologia che spesso porta a infertilità e/ o presenza di testicoli all interno che vanno eliminati chirurgicamente ,
La insensibilità agli androgeni può essere parziale o totale !
Nulla ha a che fare con il fenomeno delle transessualità comunque !

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Quotato da mishaemasha,
Ade mi hai incuriosito e sono andato a leggere un po’ di cose !
Innanzitutto è una patologia che spesso porta a infertilità e/ o presenza di testicoli all interno che vanno eliminati chirurgicamente ,
La insensibilità agli androgeni può essere parz [...]
No no nulla a che fare con transessualismo o similare. Sono donne al 100% (donne bellissime tra l’altro).
Riguardo alla presenza di bozze di testicoli, è una cosa ancora più rara della sindrome stessa e parlando di percentuale, sono un numero inesistente.
In poche parole non c’è modo di accorgersi della cosa (essendo una differenza esclusivamente dei cromosomi) se non attraverso un esame (anche se basta un semplice esame del sangue).

3 anni fa
Coppia
Abruzzo, Pescara
CERTIFICATO

Qui dal 29.10.2016 -
Quotato da Ade-69,
Quotato da mishaemasha,
Ade mi hai incuriosito e sono andato a leggere un po’ di cose !
Innanzitutto è una patologia che spesso porta a infertilità e/ o presenza di testicoli all interno che vanno eliminati chirurgicamente ,
La insensibilità agli androgeni può essere parz [...]
No no nulla a che fare con transessualismo o similare. Sono donne al 100% (donne bellissime tra l’altro).
Riguardo alla presenza di bozze di testicoli, è una cosa ancora più rara della sindrome stessa e parlando di percentuale, sono un numero inesistente.
In poche parole non c’è modo di accorgersi della cosa (essendo una differenza esclusivamente dei cromosomi) se non attraverso un esame (anche se basta un semplice esame del sangue).
Si parla di infertilità in un articolo che ho letto ma …voglio informarmi meglio

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Riguardo all’ infertilità non saprei, non ho approfondito in tal senso.

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
L’ASCOLTO ATTIVO PER COMUNICARE IN MANIERA EFFICACE
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Articolo di: Francesco Sanavio
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Per comunicare in maniera efficace è necessario saper ascoltare. Ti è mai capitato di litigare con persone che non facevano altro che ripetere le stesse cose senza ascoltare?
Ecco, dedicare attenzione a ciò che dice il nostro interlocutore è la base per uno scambio di informazioni. Devi ascoltare per poter comprendere il punto di vista altrui. In questo modo prima comprendi il tuo interlocutore, le sue motivazioni e i suoi interessi e solo in seguito avanzi le tue richieste o proponi una soluzione.
Dopotutto se vuoi andare da qualche parte, prima devi capire dove ti trovi. Solo così puoi capire qual è la strada migliore per raggiungere il tuo obiettivo.
In questo articolo capirai meglio cosa si intende realmente per ascolto attivo e come poter migliorare le tue capacità di ascolto.
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“La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno.”
– Zenone, filosofo greco-
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ASCOLTO ATTIVO: DEFINIZIONE
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L'ascolto attivo è un modo di ascoltare ciò che ci viene detto con uno sforzo intenzionale per capire il punto di vista altrui. Lo scopo è comprendere veramente il punto di vista, le motivazioni, i pensieri e le aspettative degli altri, sospendendo qualsiasi giudizio.
Per fare questo serve appunto uno sforzo attivo che differenzia questo ascolto dal semplice ascoltare in silenzio. Questo sforzo è anche necessario per mantenere un atteggiamento aperto, imparziale e non giudicante.
Ma anche dalla curiosità e dalla voglia di assumere il punto di vista dell'altro per cogliere cosa lo motiva. Da questi presupposti il lettore può immaginare che per ascoltare in maniera attiva e anche necessario parlare. 
L'ascolto attivo infatti prevede un silenzio attento alternato a domande, riformulazioni e altri interventi finalizzati a far continuare a parlare l'altra persona e a empatizzare con lui. Questo si ottiene comunicando sia livello verbale ('dimmi'), ma anche da un semplice 'ah' piuttosto che con la mimica facciale o un cenno col capo.
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ASCOLTO ATTIVO E PASSIVO
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Vediamo prima di tutto le principali differenze tra l'ascolto attivo e l'ascolto passivo. Nell'ascolto passivo la persona rimane in silenzio. Il silenzio è utile - anzi necessario - per iniziare un buon ascolto attivo.
Non deve però essere prolungato troppo. La comunicazione è uno scambio e non una ricezione di informazioni. Prova a immaginare di andare dal medico, parli solo tu e lui non ti chiede nulla guardandoti in silenzio.
Ti da fiducia un medico che non ti chiede nulla? Pensi che abbia capito realmente il tuo problema senza neanche toccarti o farti una domanda?
Prova a immaginare un appuntamento galante. Sei seduto davanti a una persona che continua a rimanere in silenzio. Magari inizi a raccontare una storia e lei non batte neanche un ciglio.
Non inizi a sentirti a disagio e a chiederti cosa starà mai pensando? Ascoltare in maniera attiva è come danzare ed è proprio chi ascolta attivamente che conduce.
Sentire non è ascoltare. Che differenza c'è tra sentire e ascoltare? E' come quando ascolti una musica che ti piace prestando attenzione alle parole rispetto a quando metti la televisione in sottofondo finché cucini.
Nel primo caso senti cosa dice il cantante, ti emozioni, magari passano per la testa dei ricordi... Nel secondo caso non sapresti neanche fare il riassunto dell'episodio a chi non lo ha visto.
Ci vuole attenzione e impegno perché il suono che colpisce le nostre orecchie acquisisca un significato. Ad esempio, quando discutiamo in maniera animata mentre parla l'altra persona pensiamo a cosa dire stiamo sentendo quello che dice, ma non lo stiamo ascoltando.
E' difficile comprendere le persone. Il primo passo è essere consapevoli che quello che le persone dicono spontaneamente non è sufficiente. Il processo di ascolto attivo è simile a quello di chi cerca di trovare i pezzi di un puzzle che sono sicuramente nella scatola ma non ci vengono messi davanti agli occhi.
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GLI EFFETTI DELL'ASCOLTO ATTIVO
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Come ti senti quando parli di un tuo problema e vieni subito interrotto da qualcuno che ha già la soluzione?
Può essere il tuo capo con una critica, senza neanche aver capito il problema che gli stavi portando. Il tuo partner che sminuisce alcuni difficoltà della giornata dicendoti cosa dovevi e dovresti fare, quando in realtà ti stavi solo sfogando. Oppure tua madre che - anche se sei sposato con figli - ti fa la ramanzina quando le stai solo raccontando le novità.
Il messaggio che viene viene percepito in mancanza di un vero ascolto attivo è semplice: 'non mi interessi' oppure 'io (dei tuoi problemi) ne so più di te e quindi faresti meglio ad ascoltarmi!'
Imparare ad ascoltare in maniera attiva ti permette di comprender gli altri e il loro punto di vista. Di migliorare le tue relazioni e imparare a entrare in empatia con gli altri.
Potrai sviluppare uno degli strumenti per riuscire ad assumere la prospettiva degli altri e a comprendere le motivazioni che spiegano il loro comportamento e le loro emozioni. Questa è una competenza che ti tornerà estremamente utile. Sia che tu voglia migliorare un rapporto di coppia, imparare a gestire meglio i gruppi ma anche diventare più efficace a trattare con i superiori o i clienti.
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L'ASCOLTO ATTIVO DI GORDON
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Thomas Gordon ha definito un approccio all'ascolto attivo in quattro parti:
1. Ascolto passivo (silenzio)
2. Accoglimento
3. Inviti calorosi
4. Ascolto riflessivo
L'ascolto passivo o silenzio serve per dare spazio all'altro. Iniziare ad ascoltare in silenzio serve anche a far capire a chi parla che ha la nostra completa attenzione. Questo lo fa sentire importante e fa capire che noi siamo disposti all'ascolto.
Un ascolto interessato è comunicato anche dal nostro comportamento non verbale. Lo sguardo su chi parla in primo luogo, ma anche una postura aperta.
Restare assolutamente in silenzio può diventare controproducente. Se hai avuto qualche professore che ascoltava quello che dicevi senza muovere un muscolo sai cosa intendo. Anche se ti è capitato di parlare davanti a gruppi di persone probabilmente non ami chi ascolta in silenzio.
Per questo è bene utilizzare dei messaggi, sia verbali che non verbali che facciano capire che stiamo ascoltando. Sono degli incoraggiamenti a continuare. Puoi ricorrere a parole che enfatizzano quello che viene detto: 'raccontami', 'capisco' ma anche cenni con la testa, sorrisi e sguardi.
In questa fase inizi a parlare ma solo come supporto a ciò che dice l'altro.
In seguito inizia la fase degli inviti calorosi. Ovvero dove utilizzi delle parole per spingere l'interlocutore ad approfondire quello che sta dicendo. Se ascoltiamo e basta le persone parlano meno di quanto fanno se incoraggiate.
La comunicazione guadagna a seconda della quantità e della qualità delle informazioni che raccogli. Per questo motivo incoraggiare è molto utile.
Alla fine arriva il momento in cui puoi iniziare a riflettere chi parla. Questo è il vero nucleo dell''ascolto attivo di Gordon che viene, infatti, anche detto ascolto riflessivo. Lo scopo è restituire quello che ti viene detto ma con parole diverse.
Questo ti permette di verificare se hai veramente capito quello che ti viene detto. La persona che rifletti si sentirà ascoltata e compresa e così getterai le basi per un rapporto aperto, onesto e collaborativo.
L'ascolto riflessivo è empatico. Prevede di dichiarare l'idea che ci siamo fatti di come si senta l'altro, lasciandogli lo spazio di correggerci. I casi sono due: o indovini come si sente oppure vieni corretto e in questo modo impari a comprendere meglio quella persona.
Per Gordon il principio attivo dell'ascolto attivo è nel riflettere come si sente l'altro.
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IL RUOLO DELL'ASCOLTO NELLA COMUNICAZIONE
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Un detto diceva che se vuoi la pace, devi prepararti alla guerra. Allo stesso modo, se vuoi comunicare, devi essere in grado di ascoltare.
L'ascolto attivo rappresenta le fondamenta di qualsiasi comunicazione efficace. La base su cui ci si può comprendere, risolvere crisi, negoziare ma anche migliorare i rapporti con le persone.
Come ti sei sentito l'ultima volta che ti sei veramente sentito veramente ascoltato? Che sia in un momento di difficoltà ma anche solo durante un semplice sfogo per un problema banale.
Magari ti è capitato di lamentarti per un disservizio e hai trovato una persona che ti ha ascoltato. Solitamente basta poco a far felice un cliente e, viceversa, se il servizio clienti non è disposto ad ascoltare rischia di scoppiare una crisi.
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Quando stai ascoltando una persona e vuoi entrare in relazione con questa, comprendendola ed coltivando un rapporto empatico devi cercare di tenere a bada due aspetti. Due tendenze umane che creano distanza tra le persone e possono infastidire gli altri.
1. La tendenza a correggere: ovvero a dire come l'altro doveva comportarsi, dovrebbe sentirsi, ecc.
2. Dare consigli: ovvero dare soluzioni ai problemi e alle difficoltà che ci raccontano, a cui spesso una persona aveva già pensato e che non ti sta chiedendo.
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TECNICHE DI ASCOLTO ATTIVO
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Queste sono alcune tecniche che puoi utilizzare per cercare di migliorare non solo il tuo ascolto attivo ma anche il modo in cui entri in relazione con gli altri.
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RISPONDERE ALLE EMOZIONI
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L’ ascolto attivo è un atto intenzionale che impegna la nostra attenzione a cogliere quanto l’altro ci riferisce sia in modo esplicito che in modo implicito cioè... Ci impegna a riflettere su ciò che si ascolta tramite un consapevole sforzo di riflessione sulla comunicazione.
Le parole si portano dietro diversi significati: il contenuto del messaggio e l'emozione associata (o l'atteggiamento con cui viene portato il messaggio).
Ad esempio, un dipendente va dal suo capo e gli dice: 'ho finito quel lavoro' con aria sorridente. Il contenuto è abbastanza ovvio e probabilmente il dipendente si aspetta che gli venga assegnato un nuovo compito.
Prendiamo però un altro esempio di un dipendente va dallo stesso capo e gli dice: 'sono finalmente riuscito a finire quel lavoro' con tono stanco e frustrato. Se il capo reagisce dandogli un altro compito come si sentirà il lavoratore? Si sentirà compreso e si metterà a lavorare subito sodo, contento di essere andato a dare la notizia di aver finito al capo?
Non voglio dire che il capo debba passare un'ora a parlare con questo dipendente. Nemmeno che debba dargli una giornata libera. Ma anche solo notare l'emozione dietro a questa comunicazione potrebbe cambiare la qualità della loro relazione.
Molte volte il messaggio verbale è meno importante dell'emozione con cui è accompagnato. Quello che la maggior parte delle persone fa, però, è rispondere solo alla parte verbale. Se vuoi comunicare efficacemente prova a rispondere alle emozioni che accompagnano le parole.
Esempio: 
- 'Sono finalmente riuscito a finire quel lavoro' 
- 'E' stato pesante?'
- 'Sì non me lo aspettavo ma mi ha messo in difficoltà'
- 'Immagino tu abbia poca voglia di riprendere con il lavoro. Purtroppo abbiamo dei ritmi duri ultimamente. Spero che le cose possano cambiare nel breve, ma adesso vorrei che ti rimettessi al lavoro su questo compito, posso contare su di te?'
In questo modo si risponde alle emozioni, così dai valore al punto di vista altrui e fai sentire l'altra persona compresa. Si illustra una situazione di difficoltà e si da valore alla persona e al suo contributo chiedendole un assunzione di responsabilità
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MINIMI INCORAGGIAMENTI
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L'uso dei minimi incoraggiamenti è abbastanza banale. Questi sono tutti quei piccoli elementi della comunicazione che dicono 'vai avanti, ti ascolto con interesse'.
I minimi incoraggiamenti però, sono solitamente comunicazioni non verbali o semplici esclamazioni/suoni. Ad esempio 'ah', 'mh-mh', un cenno in avanti col capo, annuire, ecc.
Leggere queste parole non rivoluzionerà il tuo modo di comunicare. Adesso però hai imparato un nuovo termine. Prova a fare caso a quando usi i minimi incoraggiamenti e a come ti rispondono gli altri.
Esempio: 
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Mh-mh' (cenno col capo)
- 'Sì insomma c'erano questi problemi che potevano dare delle grane...'
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RIPETERE
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La ripetizione era la tecnica più utilizzate da Carl Rogers, lo psicologo che diede origine alla corrente della psicologia umanistica. Tuttora questo approccio è alla base di alcuni approcci al counseling.
La ripetizione consiste semplicemente nel ripetere le ultime frasi dette dall'altro. Può sembrare strano ma funziona. Ovviamente devi mantenere un atteggiamento serio. Questa tecnica funziona molto bene per incoraggiare una persona a procedere nel suo racconto.
Esempio: 
- 'No alla fine non sono più stato dietro a quel discorso, sai com'è... ne ho parlato con Lucia e poi ho lasciato perdere...'
- 'Hai lasciato perdere.'
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Hai notato alcune cose che non ti convincevano'
- 'Ecco in realtà non convincevano lei... io sarei andato avanti!' (con tono seccato)
Se usi la ripetizione in maniera attenta ti può dare un maggiore controllo nella conversazione. Se chi parla ti da molte informazioni diverse, puoi orientare dove portare avanti la conversazione a seconda di quale frase ripeti.
Esempio: 
- 'Sì non ero convintissimo... poi mi ha fatto notare un paio di cose che non mi convincevano...'
- 'Ti ha fatto notare delle cose'
- 'Sì, mi ha detto che secondo lei mancavano i requisiti minimi di sicurezza'
Immagina la ripetizione come una torcia: la punti dove vuoi vedere di più.
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RIFLETTERE
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Se hai letto la parte sull'ascolto attivo di Gordon sai di cosa parliamo. Riflettere è una capacità fantastica che se padroneggi bene ti permette di comprendere le persone e di sviluppare relazioni basate sull'empatia.
Per riflettere devi esplicitare a parole come pensi si senta l'altra persona. Fallo con tono affermativo e non interrogativo ('sei frustrato' e non 'sei frustrato?'). Questo può sembrare strano ma favorisce molto sia la conversazione che la relazione.
Se mantieni un tono calmo e ti concentri sull'altro, se cogli come si sente si sentirà compreso e continuerà con altri dettagli altrimenti sarà lui a correggerti. Ovviamente non devi dirlo con un tono aggressivo oppure esclamando come se ne fossi certo ('sei frustrato!').
Esempio: 
- 'Ecco in realtà non convincevano lei... io sarei andato avanti!' (con tono seccato)
- 'Ti infastidisce aver lasciato perdere'
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RIASSUMERE
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Riassumere è utile per assicurarsi di aver capito bene e per fare il punto di quanto si è detto. Quando riassumi devi cercare di rimanere fedele a quello che ti viene detto. Usa le stesse parole usate dall'altra persona e rimani aderenti ai fatti.
Ogni volta che riassumi dai l'opportunità all'altra persona di confermare quello che dici e correggere eventuali inesattezze.
Esempio: 
- 'Quindi se ho capito bene tu stavi lavorando a un progetto. Lo hai mostrato a Lucia che ti ha detto che non lo avrebbero approvato per mancanza dei requisiti di sicurezza e cosi hai lasciato perdere?'
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PARAFRASARE
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Parafrasare è simile a riassumere, la differenza è che usi parole differenti. Prendersi la libertà di dire la stessa cosa parafrasando con parole diverse è utile per assicurarsi di aver capito bene al punto da poter dire le cose in maniera differente.
Usare sempre le stesse parole è utile se parli di fatti e comportamenti. Se vuoi fare luce su cosa è successo e ragionare su ciò che è oggettivo.
Se vuoi veramente comprendere una persona, quando parla di pensieri, sentimenti e desideri è meglio parafrasare. In queste circostanze le persone spesso parlano usando un lessico molto soggettivo. Quindi se io uso alcune parole - a volte anche con metafore e similitudini - sto comunicando la mia esperienza soggettiva.
Se ripetiamo queste stesse parole, ci possono rispondere 'sì esatto intendevo proprio quello' ma magari non è detto che abbiamo colto cosa significhi veramente 'mi sento proprio in difetto' per quella persona. Se adesso chiedo a dieci persone di definire mi sento proprio in difetto ottengo dieci risposte diverse.
Ogni volta che parafrasi dai l'opportunità all'altra persona di confermare cosa hai capito correttamente e cosa invece no.
Esempio: 
- 'Non so non mi sento più tanto di fare questa cosa. Non è più come prima, mi pare siano passati degli anni! All'epoca non era perfetto ma andavamo proprio bene. Eravamo una squadra, adesso invece... poi a lavorare con Marco... beh sai com'è no? Ecco non so avrei bisogno di qualcosa di stimolante, di diverso...'
- 'Se ho capito quello che stai dicendo pensi che le cose siano cambiate in peggio. Ti sembra di essere finita a lavorare da sola (opposto di squadra) e preferiresti lavorare con altre persone ad altri progetti?'
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OSTACOLI ALL'ASCOLTO ATTIVO
Le tre più grandi barriere all'ascolto attivo sono:
1. Distrazione
2. Interpretazioni
3. Valori personali
Queste barriere possono rendere più difficile la comprensione degli altri.
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DISTRAZIONE
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Ci distraiamo quando non siamo concentrati sull'altra persona e ciò che dice. Questo può succedere perché stiamo prestando attenzione ad altre cose o siamo in un ambiente che ci distrae. Può anche capitare perché continui a pensare a cosa dire dopo. Quindi magari ti ritrovi a parlare tra te e te finché l'altro ti sta parlando.
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INTERPRETAZIONE
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Le interpretazioni sono un grande problema. Noi tendiamo a interpretare tutto, in maniera automatica e senza rendercene conto.
Spesso quindi non reagiamo a ciò che una persona fa o dice. Ma piuttosto all'interpretazione che noi ne diamo. Un esempio classico è quello di pensare che una persona sia arrabbiata con noi oppure non ci consideri. Mentre magari la abbiamo incontrata in una giornata no, sta attraversando un periodo di stress oppure è fatta così e si comporta in questo modo con tutti.
Da psicologo quello che ho capito è che la bravura di uno psicologo non è data dall'essere bravo a interpretare. Ma piuttosto dal capire quando sta interpretando e a non fidarsi delle sue interpretazioni. Ma anzi cercare di fare le giuste domande per far si che sia l'altro a dirci in maniera chiara quello che vogliamo sapere. Questo è un processo di falsificazione.
Ovvero se penso una cosa non la do per scontata, ma anzi cerco elementi che mi diano torto. Questo perché solitamente il nostro cervello è molto bravo a cercare conferme delle sue interpretazioni. Questo si chiama bias di conferma. Ovvero un meccanismo della menta umana di farsi un'idea e poi interpretare ogni cosa perché sia coerente a quell'idea.
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VALORI PERSONALI
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Molto spesso i nostri valori diventano qualcosa in grado di farci giudicare gli altri. Di motivarci a cercare di cambiare le idee degli altri e il loro comportamento. Se sei convinto fermamente di qualcosa potresti sentirti giustificato o anche in dovere di difendere e promuovere queste idee.
Questo può portarci a negare il diritto degli altri ad avere un punto di vista differente. Che si tratti di politica, religione, ecologia o anche della famiglia e del lavoro. Quando incontri persone che hanno dei valori diversi dai tuoi stai attendo a non considerarle persone che non rispettano i tuoi valori. Forse ne seguono semplicemente di differenti.
Cerca di coltivare un atteggiamento aperto e non giudicante nei confronti di chi la pensa diversamente da te. Dopotutto è un'ottima occasione per provare a mettere in pratica l'ascolto attivo.
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I 12 OSTACOLI ALLA COMUNICAZIONE
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lo psicologo Thomas Gordon ha identificato 12 tipi di reazioni comuni che non rappresentano una forma di ascolto. Queste reazioni diventano dei veri e propri ostacoli che intralciano la comunicazione rendendola difficile:
1. Dare ordini, direttive o comandi.
2. Avvertire, sgridare o minacciare.
3. Dare consigli, suggerimenti o soluzioni.
4. Persuadere con la logica, argomentare razionalmente o dare lezioni.
5. Dire agli altri cosa devono fare o fare la morale.
6. Dissentire, giudicare, criticare o rimproverare.
7. Concordare, approvare o elogiare.
8. Far vergognare, ridicolizzare o etichettare.
9. Interpretare, analizzare.
10. Rassicurare, comprendere o consolare.
11. Interrogare, indagare.
12. Estraniarsi, distrarsi, fare dell'umorismo o cambiare argomento.
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Questi ostacoli non solo bloccano la comunicazione, ma implicano un rapporto in cui una persona è in posizione di autorità sull'altra. Il messaggio sottinteso è: 'fidati, lo io cosa devi fare'.
A meno che qualcuno non ci chieda apertamente un consiglio, dire cosa fare agli altri viene vissuto negativamente. Sposta le dinamiche dalla collaborazione alla competizione.
Inoltre, molto spesso finiamo per dare consigli che una persona si è già data da sola.
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ESERCIZI PER MIGLIORARE L'ASCOLTO ATTIVO
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In primo luogo vale la pena soffermarsi un attimo su un breve esercizio di auto-osservazione. Questo per capire dove lavorare. Poi ti consiglierò qualche esercizio da mettere in pratica quando parli con gli altri.
Oltre a questi esercizi prova a fare pratica con le tecniche di ascolto attivo descritte in precedenza.
Se impari a utilizzare quelle tecniche in maniera automatica, senza doverci pensare ti assicuro che diventerai molto più efficace a comunicare e a trattare con gli altri.
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QUALI SONO LE TUE DIFFICOLTÀ AD ASCOLTARE?
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Prova a riflette un attimo sulle seguenti domande:
* Quali sono le tue difficoltà nell'ascoltare gli altri?
* Quali sono le caratteristiche dell'altro che ti facilitano l'ascolto?
* Quali sono le caratteristiche dell'altro che ostacolano il tuo ascolto?
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RICONOSCERE LE EMOZIONI DEGLI ALTRI
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La prossima volta che parli con qualcuno prova a porti queste domande:
* Quali emozioni ha mostrato l'altro?
* Da quali indizi lo ho capito?
* In che modo ho reagito alle sue parole?
* In che modo ho reagito alle sue emozioni?
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ASSUNZIONE DI PROSPETTIVA
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La prossima volta che parli con qualcuno prova a comprendere la sua visione del problema che ti racconta:
* Osserva e cerca di frenare la tendenza a dare consigli e soluzioni.
* Osserva e cerca di frenare la tendenza a correggere e a discutere per avere ragione.
* Parti dal presupposto che - dato ciò che pensa - la sua reazione è giustificate.
Prova a chiederti che emozioni prova e cosa le spiega:
* Che cosa ha paura che succeda?
* Che aspettative aveva? C'è qualcosa a cui teneva che non si è realizzato oppure è capitato qualcosa di negativo e inaspettato?
* Cosa si aspetta dalle persone di cui parla?

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Effetto Dunning-Kruger: perché gli ignoranti pensano di avere sempre ragione
L'ignoranza può generare molta più fiducia in se stessi di quanto ne generi il sapere
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21 Agosto 2021 di Antonella Barone
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Capita spesso che le persone che sanno meno, di un qualsiasi argomento, pensino di saperne molto più degli altri. Convinti delle loro conoscenze, credono di essere migliori degli altri. Tale fenomeno prende il nome di effetto Dunning-Kruger . I socio-psicologi  David Dunning e Justin Kruger furono i primi a osservare il fenomeno. L?effetto Dunning-Kruger è così definito: distorsione cognitiva ipotetica, a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità.
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Com?è nato lo studio sull?effetto Dunning-Kruger
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Come molte scoperte scientifiche, nacque un po? per caso anche lo studio dell?effetto Dunning-Kruger. Nel 1995 a Pittsburgh, il quarantacinquenne McArthur Wheeler decise di rapinare due banche nello stesso giorno. Egli non indossò né maschere, né travestimenti, pur sapendo che ci fossero delle telecamere a riprenderlo. Dopo poche ore, la polizia lo rintracciò e arrestò. Al momento della sua cattura, incredulo, esclamò: ?Ma io indossavo il succo!?.
Il povero Wheeler McArthur era convinto che, cospargendosi di succo di limone sarebbe risultato invisibile alle telecamere. Il rapinatore credeva di essere non riconoscibile grazie al succo di limone, perché, qualche tempo prima, un amico gli aveva mostrato che, scrivendo su un foglio alcune parole utilizzando succo di limone, la scritta rimaneva invisibile fino a quando non la si avvicinava a una fonte di calore. Dunque, Mc Arthur si era convinto che, cospargendosi il viso di limone e rimanendo lontano da fonti di calore, non sarebbe stato visibile agli altri, né tantomeno alle telecamere.
Prima di recarsi in banca, aveva provato a scattarsi una foto con una polaroid, ma aveva sbagliato mira fotografando il soffitto. Dunque, nella fotografia non apparve e ciò gli aveva confermato la teoria secondo la quale grazie al succo di limone, sarebbe diventato completamente invisibile. Il rapinatore non era sotto l?effetto di stupefacenti o alcool, anzi era assolutamente lucido e stupito di essere stato smascherato.
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L?esperimento di Dunning e Kruger
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La vicenda incuriosì molto il docente di psicologia della Cornell University, David Dunning, il suo allievo Justin Kruger. Insieme, compirono degli studi su un gruppo di studenti. Dunning e Kruger sottoposero gli studenti a dei test su tre diversi campi: umorismo, grammatica e ragionamento logico. Prima di eseguire il test, gli studenti dovevano esprimere il loro grado di competenza in ognuno dei tre campi. I risultati furono pubblicati solo nel 1999 nello studio intitolato ?Incompetenti ed Inconsapevoli di Esserlo: Come la Difficoltà nel Riconoscere la Propria Incompetenza Porta ad Autovalutazioni non Veritiere? (Unskilled and Unaware of It: How Difficulties In Recognizing One?s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments).
Ciò che venne fuori dallo studio fu sorprendente. Infatti, era emerso che i soggetti meno competenti si autovalutavano molto al di sopra delle proprie capacità. Di contro, i soggetti molto competenti si valutavano leggermente al di sotto. Quindi, i peggiori avevano un?errata visione delle proprie capacità, i migliori, invece, dal momento che non avevano avuto problemi a svolgere i test, ritenevano che anche gli altri fossero nella stessa situazione.
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Conclusione dello studio sull?effetto Dunning-Kruger
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L?esperimento che poi avrebbe portato alla scoperta dell?effetto Dunning-Kruger ebbe un?ulteriore fase che confermò le prime ipotesi dei due psicologi. Infatti, al gruppo di studenti preso in esame, fu chiesto di ripresentarsi per visionare i test dei propri compagni. Avrebbero, infatti, dovuto autovalutarsi nuovamente. A questo punto, così come per la prima autovalutazione, sono successe due cose molto diverse: i peggiori tra gli studenti non cambiavano la propria valutazione, mentre i migliori aumentavano la classificazione che si erano assegnati. I due studiosi conclusero che: ?Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto. Al contrario, come nel caso di Wheeler, si ha l?impressione di cavarsela egregiamente?. Tale conclusione spiega perfettamente cosa successe al rapinatore di Pittsburgh.
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Approfondimenti sullo studio
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Uno studio successivo, riportato nello stesso articolo, suggeriva che i risultati potevano cambiare modificando un fattore. Infatti, gli studenti altamente incompetenti si attribuivano una valutazione più veritiera a seguito di una seppur minima introduzione alla materia o alla competenza nella quale difettavano. Ciò accadeva a prescindere dai risibili miglioramenti nella competenza vera e propria. Nel 2003 lo stesso Dunning, insieme a Joyce Ehrlinger, anch?egli della Cornell University, pubblicò uno studio che descriveva il cambiamento del modo in cui le persone vedono sé stesse quando sono influenzate da stimoli esterni. Ai partecipanti all?esperimento, studenti della Cornell, furono somministrati test sulla conoscenza della geografia. Alcuni di questi test miravano a influenzare l?autostima in positivo, altri in negativo. Fu quindi chiesto ai partecipanti di valutare la propria prestazione. Coloro che avevano avuto il test positivo valutarono il proprio lavoro in modo molto più lusinghiero rispetto a quanti avevano dovuto affrontare il test negativo. I sociologi Daniel Ames e Lara Kammrath estesero questo studio alla sensibilità nei confronti degli altri, e alla percezione della propria sensibilità che i soggetti avevano.
E? opportuno sottolineare che gli studi relativi all?effetto Dunning-Kruger hanno protato alla luce risultati relativi a un campione di popolazione nordamericana. Uno studio su alcuni soggetti orientali ha trovato che un altro effetto, opposto dell?effetto Dunning-Kruger, potrebbe avere conseguenze sull?autovalutazione e sulla motivazione a migliorarsi.
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La storia ci insegna che gi ignoranti pensano sempre di avere ragione
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Prima che l?effetto Dunning-Kruger venisse studiato, altri negli anni si espressero sulla sicurezza degli ignoranti di non essere tali. Shakespeare si espresse in modo analogo in ?Come vi piace?: Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio?. Il filosofo e matematico Bertrand Russell scrisse: ?Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni?.
Da queste affermazioni si evince che negli anni, la poca umiltà degli ignoranti è sempre stata maltollerata dai più e solo alla fine del ?900 si è dato un nome a questo strano fenomeno. Ad ogni modo, tutti noi potremmoessere vittime di una percezione distorta. Gli esperti consigliano di cercare di essere consapevoli innanzitutto dell?esistenza di questo pregiudizio cognitivo, di essere aperti al dubbio, ed evitare di imporre il proprio punto di vista accettando anche quello altrui.

3 anni fa
Singolo
Puglia, Taranto
CERTIFICATO

Qui dal 10.04.2019 -


Udine, nell'opuscolo antiviolenza si legge: "Evitate abiti succinti", è polemica.

Uno dei cartelli affissi in una scuola di Cividale (Udine) dopo la comparsa dei volantini contro la violenza di genere del Comune -

Il Comune di Cividale del Friuli ha distribuito nei licei un opuscolo con consigli contro la violenza di genere. Gli accorgimenti, che riguardano una serie di comportamenti da tenere e l'abbigliamento giusto da indossare, sono esclusivamente rivolti alle vittime. Gli studenti e l'opposizione condannano l'iniziativa: "Alla violenza ci si oppone con l'educazione, non con la colpevolizzazione delle vittime".

"Non fate sorrisi ironici o provocatori a sconosciuti", "evitate di indossare oggetti di valore", "ricordate che l'aggressore osserva e seleziona le vittime anche sulla base di alcuni particolari come gioielli e l'abbigliamento eccessivamente elegante o vistoso". Sono alcuni dei suggerimenti contenuti in un opuscolo distribuito dal Comune di Cividale del Friuli (Udine) nelle scuole superiori, con l'obiettivo di dare consigli alle alunne, potenziali vittime di violenza di genere, su come è meglio comportarsi e vestirsi.

Le indicazioni sono state contestate dagli studenti e nei corridoi del Convitto nazionale Paolo Diacono sono comparsi anche cartelli di dissenso, con i giovani che si sono riuniti in assemblea. Le alunne stanno parlando anche con i docenti per verificare quali altre iniziative di protesta organizzare per ribadire la loro corale condanna a un'iniziativa di questo tipo anche perché sono convinte che “alla violenza ci si oppone con l'educazione, non con la colpevolizzazione delle vittime.
(DAL WEB)


3 anni fa
Trans/Trav
Veneto, Rovigo
Qui dal 19.03.2019 -
Beh a cividale piove spesso,per cui è meglio coprirsi 😄

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Il tradimento nella coppia - articolo tratto dal rapporto della IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva) di Firenze.
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Il tradimento è un evento traumatico che va a compromettere l’equilibrio della coppia, facendo venire meno nel partner tradito tutta la fiducia riposta fino a quel momento in se stesso, nel proprio compagno ed in tutti i progetti di vita insieme.
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Un tempo era più complesso scoprire se il partner aveva un’altra relazione. Oggi le nuove tecnologie svelano l’amante segreto. Il tradimento diventa il modo disfunzionale che si ha per rendere esplicito un disagio nella coppia.
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Il soggetto che tradisce la fiducia del partner spesso ha celato e tenuto per sé le insoddisfazioni del rapporto, evitando di instaurare un dialogo che chiarisse i punti di difficoltà, con la speranza di poter così preservare la coppia, ottenendo invece solo l’effetto opposto.
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Il soggetto tradito, una volta scoperto il tradimento, sviluppa un forte senso di insicurezza con pensieri ricorrenti sull’evento, chiedendo spesso al proprio compagno dolorosi e minuziosi dettagli a riguardo, quasi a volersi rendere presente alla scena. Chi è vittima di un tradimento sperimenta, forti vissuti di angoscia, misti a rabbia e da un lato, cerca di placare questi sentimenti, richiedendo insistentemente informazioni su come si sono svolti i fatti, ricercando conferme sul fatto che ciò non accadrà più. Spesso chi è stato tradito, è preoccupato del fatto di non poter più riacquistare la fiducia nell’altro.
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All’inizio del tradimento c’è in chi tradisce una sorta di regressione a schemi sentimentali tipici dell’età giovanile, dove l’amore è fatto di passione e di emozioni forti. La relazione con un nuovo partner è desiderata in quanto non presenta i litigi, la quotidianità, le preoccupazioni tipiche di un rapporto che dura da diversi anni. Tuttavia col tempo, può insorgere un forte stato di ansia dovuto alla difficoltà di conciliare tempi e luoghi da dedicare a due relazioni diverse.
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Così chi ha agito il tradimento può avvertire un senso di liberazione per la scoperta e/o sentimenti di colpa che lo portano ad evitare di raccontare particolari riguardanti l’evento, attuando così una sorta di cautela nei confronti del partner, tentando di evitare di infliggergli ulteriori sofferenze. Tutti i tentativi di giustificazione di fronte agli attacchi contribuiscono solo a far aumentare l’angoscia e la rabbia della persona ferita.
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Tutto questo si verifica perché, chi ha subito il tradimento, vive all’interno del paradosso “raccontami tutta la verità, ma non ti credo!”, ovvero, da un lato sente di voler conoscere i dettagli del tradimento e dall’altro sente di aver perso la fiducia, in quanto l’altro viene identificato ormai come un bugiardo che sta mentendo o che non sta raccontando tutta la verità.
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Il tradimento rappresenta nella maggioranza dei casi, la conseguenza di un rapporto che non funzionava già da tempo. Spesso il tradimento è l’esito di un’intimità o un’affettività trascurata; di un puntare più verso la famiglia o il lavoro che sulla coppia; di una routine relazionale e di problemi di comunicazione.
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I fattori in grado di contribuire al tradimento sono diversi e dipendono dalla storia della coppia, dalla capacità di risolvere i problemi, dalla fase della vita che si sta attraversando. Di seguito vengono riportati una serie di elementi che possono, a lungo andare, creare un terreno fertile per un tradimento:
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– l’evitamento dei conflitti nella convinzione che possano danneggiare il rapporto. L’incapacità di impegnarsi in interazioni efficaci per risolvere i problemi all’interno del rapporto lascia insoddisfatte molte necessità personali e relazionali, portando a una sempre maggiore frustrazione e ad un bisogno di ricercare soluzioni al di fuori del rapporto stesso.
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– La mancanza di condivisione e di complicità nella coppia.
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– L’insoddisfazione nell’ambito della vita sessuale che viene vissuta come poco gratificante o assente.
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– L’assenza di confini che preservino la coppia da influenze esterne (amicali o familiari).
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– L’assenza di specifici spazi e momenti che appartengano solo alla coppia.
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– Conservare il mito del matrimonio e della famiglia ideale. Il matrimonio è tenuto insieme dal credere nella famiglia, piuttosto che da forti legami emotivi tra i coniugi.
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– I cambiamenti o le transizioni personali di un certo spessore come ad esempio la nascita di un bambino; un improvviso successo o un fallimento; un lavoro più impegnativo o prestigioso, o al contrario uno di minor prestigio, la morte di un genitore o di un’altra persona importante; altri eventi stressanti della vita, come una malattia grave in famiglia (o del coniuge), difficoltà economiche, perdita del posto di lavoro, ecc. Durante queste transizioni si sperimenta un bisogno maggiore di supporto emotivo, fisico e/o sessuale, sebbene alcuni coniugi reagiscano nel modo opposto, richiedendo un distacco emotivo dal/la compagno/a o dall’intera famiglia. Una relazione extraconiugale può sopperire a entrambi questi bisogni.
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Dopo che il tradimento è avvenuto un passo importante è la rivelazione dello stesso: può esserci una rivelazione spontanea da parte di chi ha tradito o, molto più frequente l’amara scoperta da parte di chi è stato tradito. A differenza di quando la scoperta del tradimento è preceduta da sospetti e, di conseguenza, da una sorta di “preparazione” psicologica alla notizia, il disvelamento improvviso è accompagnato da una frantumazione della percezione del sè. In questo momento la comunicazione diventa estremamente difficile, l’altro viene percepito come un estraneo e la ferita è dovuta soprattutto alla sensazione che siano venute meno le premesse di base su cui si fonda una relazione.
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Scoprire l’infedeltà del proprio partner può essere psicologicamente e fisicamente devastante. Negli Stati Uniti alcuni psicologi parlano di “Post Infidelity Stress Disorder”, tracciando un parallelo con il “Disordine da stress post traumatico”; queste due forme di stress condividono fra di loro alcuni sintomi.
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Innanzitutto, chi soffre per un tradimento si trova a rivivere il trauma. Quando viene scoperto il tradimento, non possiamo fare a meno di pensarci in continuazione, ricordiamo eventi, episodi e riviviamo il momento fatidico della scoperta. Può emergere uno stato di apatia, difficoltà di concentrazione e perdita di sonno.
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L’apatia interviene con la funzione di rallentare una presa di consapevolezza molto dolorosa. Il trauma impedisce di dedicarsi ad altre attività e se è molto intenso, c’è un comportamento di isolamento. I sogni sono agitati e di solito sviluppano il tema del tradimento.
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Il coniuge tradito può sperimentare un’altalena di sentimenti ed emozioni, quali, gelosia, pensieri ossessivi e diffidenza, depressione, pianto, disordini temporanei dell’alimentazione e addirittura atti impulsivi di autodistruzione o, in alcuni casi, diretti verso l’altro.
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Sarebbe quindi auspicabile seguire alcune indicazioni dopo la scoperta di un tradimento. Nello specifico è utile:
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Sforzarsi, quanto più possibile, di non chiedere, visto che non si crede a quanto l’altro dirà.
Non rifiutare il dolore che invece va accettato, prima di essere elaborato e superato. E’ funzionale, in questi casi, provare a scrivere, magari attraverso l’uso di un diario, quello che è il dolore, la rabbia e le altre emozioni che si stanno provando.
Parlare di ciò che non andava: per una comunicazione costruttiva, chi ha tradito, dovrebbe cercare di focalizzare la discussione sul vero problema che ha portato al tradimento, assumendosi la responsabilità del fatto e cercando al contempo di far emergere le reali motivazioni.
E’ importante cercare persone empatiche e di sostegno con cui parlare.
Acquisire un nuovo punto di vista: per risolvere il problema è utile uscire dal ruolo di vittima-carnefice. Pensare in continuazione che si è persa le fiducia e che non potrà più essere come prima, contribuisce a dare la colpa della crisi relazionale solo ad uno dei partner e non risolve il problema, ma al contrario lo peggiora. Si dovrà invece acquisire un nuovo punto di vista ed essere disposti a ripartire assumendosi, ognuno, le proprie responsabilità. La relazione di coppia è un lavoro che richiede impegno da parte di entrambi.
Lasciarsi andare alla voglia di stare con l’altro. Nel caso in cui il partner, per quanto colpevole di un tradimento, ci invita a degli spazi per la coppia, per quanto ci sentiamo arrabbiati con l’altro, se abbiamo voglia, è utile concederseli. E’ necessario infatti ritrovare degli spazi di intimità e di benessere nella coppia. Ovviamente è necessario che non diventino un’occasione per sfogare le colpe del tradimento.
Non prendere decisioni affrettate: è consigliabile prendersi tempo per poter scegliere consapevolmente se continuare o interrompere la relazione, piuttosto che agire d’impulso e prendere decisioni di cui ci si potrebbe pentire successivamente.
Si instaurano inevitabilmente dei circoli viziosi di azioni e reazioni che bisognerebbe affrontare in terapia.
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E’ utile che vengano fissate nuove regole e punti fermi in merito al rapporto e ai bisogni di ogni membro della coppia, cercando di essere il più concreti possibile. Ad esempio, “vorrei che mi aiutassi di più in casa”, “vorrei che dedicassimo uno spazio maggiore alla coppia”, ecc.
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Una esplorazione attenta di cosa è stato fatto da entrambi i coniugi immediatamente dopo la scoperta del tradimento aiuta ulteriormente a riconoscere i fattori che contribuiscono all’intensità della crisi e a predire comportamenti inefficaci o dannosi e possibili difficoltà durante la terapia.
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L’emergere del tradimento porta in superficie tematiche lasciate in sospeso da lungo tempo e che riguardano le aree più complesse della relazione di coppia, quali la comunicazione, la complicità, il sostegno reciproco, l’intimità sessuale ed emotiva e la capacità di proteggere la coppia dalle ingerenze esterne.
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È necessario comprendere le diverse sfaccettature della relazione extraconiugale e il loro significato per l’individuo e il matrimonio, in modo che l’evento si trasformi in una opportunità di sviluppo reciproco e di crescita. La crisi relativa alla relazione extraconiugale può diventare un’occasione evolutiva per la coppia per sentirsi coinvolti nel mondo emotivo dell’altra/o e per ricostruire la relazione coniugale su nuove basi, in modo da permettere a entrambi i coniugi di sviluppare e soddisfare in modo appropriato le proprie necessità.
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Nei casi in cui non si riesce ad uscire dalla dinamica disfunzionale, potrebbe essere utile provare a rivolgersi ad un professionista esterno alla coppia, in grado di mediare tra i due e il cui intervento punterà a far emergere le reali motivazioni che hanno spinto a tradire il partner; la terapia può includere sedute di coppia e sedute individuali.
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Il primo impegno della coppia in terapia deve essere quello di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e di riconoscere l’effetto che queste azioni hanno avuto, hanno e avranno sul coniuge o su altre persone nella cerchia familiare o sociale. Dal momento in cui le coppie iniziano la terapia, è importante inquadrare la relazione extraconiugale come la spia di un qualche importante problema individuale o di coppia. Anche il perdono di un tradimento richiede una sua elaborazione, come un lutto.
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Il supporto di uno psicoterapeuta può aiutare entrambi i membri della coppia, laddove gli individui manifestino la volontà di tornare insieme e recuperare il rapporto. Lo psicoterapeuta potrà lavorare anche singolarmente sull’individuo che ha subito il tradimento al fine di supportarlo nell’elaborazione dei vissuti di rabbia e dolore e nello sviluppo di strategie funzionali al superamento del momento di crisi.
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Obiettivo della terapia di coppia in seguito ad un tradimento è proprio quello di ristabilire, tra i coniugi, una comunicazione autentica, che permetta di esprimere quello che non funziona più all’interno del rapporto senza che questo implichi una frattura irreparabile ed insostenibile. E’il contesto terapeutico stesso a garantire ad entrambi uno spazio di rielaborazione dei propri vissuti, sia sul piano individuale che su quello coniugale.
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A seguito di un tradimento si può quindi recuperare il rapporto sottoponendosi ad una terapia di coppia che possa aiutare i due partner in una comunicazione costruttiva, che li porti ad esternare all’altro le proprie insoddisfazioni prima che il silenzio crei problemi più difficili da affrontare.
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La ritrovata autenticità permetterà quindi di decidere se e su quali basi rifondare il rapporto di coppia.

3 anni fa
Coppia
Lazio,
Qui dal 07.01.2013 -
Quotato da Ade-69,
Il tradimento nella coppia - articolo tratto dal rapporto della IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva) di Firenze.
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Il tradimento è un evento traumatico che va a compromettere l’equilibrio della coppia, facendo [...]
@Ade-69: «Tu si che sei un abile linguista!»
Grazie, e complimenti

3 anni fa
Singolo
Puglia, Taranto
CERTIFICATO

Qui dal 10.04.2019 -
In un argomento di confronto chi inserisce " gli errori logici" vuole portare il confronto in discussione/conflitto.

Convincere senza prevaricare.

La retorica, ovvero l?arte di parlare bene, è un?antichissima disciplina che studia il modo in cui vengono composti i discorsi, ovvero come si organizza un?argomentazione che a partire da certe premesse, arriva a determinate conclusioni.

La retorica ci aiuta a sostenere le nostre idee quando siamo coinvolti in un confronto con un?altra persona.

Lo scopo della retorica è la persuasione, ovvero convincere l?interlocutore della bontà della nostra argomentazione e delle nostre idee.

Quotidianamente ci troviamo coinvolti in situazioni in cui un soggetto interessato, usando la retorica, tenta di convincerci delle sue idee per i motivi più differenti.

la retorica aiuta le persone ad esporre le proprie idee senza conflitto
il confronto serve a costruire una visione comune e condivisa

Un venditore o la pubblicità vuole convincerci della bontà di un prodotto o di un servizio per vendercelo, un collega tenta di rifilarci un lavoro noioso presentandocene i lati positivi, il nostro partner sfrutta ogni occasione per farci decidere di cambiare il vecchio divano, un figlio ci presenta gli aspetti rassicuranti del dormire fuori casa dal suo compagno, un politico cerca consensi in un talk show televisivo.

La retorica sfrutta gli stessi canali e strumenti attraverso i quali avviene la comunicazione, tra i quali, il confronto diretto, i mezzi di informazione, i social network?.

Se ben utilizzati, i principi della retorica possono aiutare ad argomentare una tesi generando un confronto pacifico e civile tra le persone oppure convincere le
persone con soddisfazione reciproca delle parti coinvolte nel confronto.

Quando nell?uso della retorica si inseriscono errori logici che generano distorsioni nell?argomentazione, ecco che il confronto assume le caratteristiche del conflitto, come spesso assistiamo o ne siamo coinvolti nelle stesse situazioni sopra riportate come esempi.

Di seguito riportiamo alcuni indicazioni1 che servono a gestire un confronto basato sui principi della retorica. Conoscerli può essere utile per riconoscere il limite da non varcare per non trasformare il confronto in un conflitto.

1. Non attaccare la persona ma gli argomenti

Ovvero distinguere la persona dalle sue argomentazioni.

Se durante una discussione attacco la persona, uso dei giudizi di valore che possono offendere il mio interlocutore, il quale sentendosi offeso, replicherà con altrettante offese. Ad esempio, non sapendo come continuare la conversazione, uno degli interlocutori afferma ?sei un ignorante?.

Attaccare le argomentazioni significa salvaguardare la persona e mettere in discussione i contenuti della sue affermazioni, cioè cosa dice.

2. Non deformare né ingigantire l?argomento di una persona per attaccarlo meglio

Più è grande l?obiettivo, maggiore sarà la possibilità di colpirlo. Ingigantire un argomento, ad esempio usando generalizzazioni, è un modo per attaccare a tutto tondo.

?Trovi sempre una scusa per non venire a pranzo dai miei genitori? dice un marito alla moglie.

3. Non usare il particolare per rappresentare il generale

Questa tattica comunicativa è spesso usata da chi vuole mettere in cattiva luce un gruppo di persone selezionando informazioni particolari per argomentare la propria idea e tralasciando le informazioni che la smentiscono.

Numerosi sono gli esempi che si possono trarre dalla cronaca per screditare un gruppo sociale, etnico, razziale o con caratteristiche apparentemente differenti dalla massa.

4. Non sostenere il tuo punto di vista dando per scontato che una delle premesse sia vera

Sei così sicuro di ciò che affermi?

5. Non sostenere che siccome qualcosa è accaduto prima allora è la causa

Non tutto ciò che accade prima genera per forza ciò che succede dopo.

Questo tipo di argomentazione è molto diffusa perché la ricerca delle cause è una naturale tendenza dei nostri ragionamenti di senso comune, appunto quello che tende alla ricerca delle spiegazioni.

6. Non ridurre il tuo ragionamento a due sole possibilità

E perché non prendere in considerazione tutte le altre possibilità?

La fotografia in bianco e nero è possibile proprio grazie alle scale di grigio esistenti tra il bianco e il nero.

7. Non sostenere che un?affermazione è vera solo perché non ti dimostrano che è falsa e viceversa

Se la tua idea non è ancora stata messa in discussione o falsificata, non è detto che qualcuno possa smentirla. Viceversa, se qualcosa appare non vero, non è detto che non lo sia in alcune situazioni, circostanze o contesti particolari.

8. Non attribuire l?onere della prova a chi contesta l?argomento

?Dimostrami che non è vero!?

9. Non sostenere che ?questo? deriva da ?quello? quando non c?è connessione logica

Quante volte abbiamo provato a trovare spiegazioni o nessi logici ?fantasiosi? o costruiti apposta per argomentare la nostra tesi?

10. Non sostenere che siccome una premessa è molto popolare, allora deve essere vera

?Lo sanno/dicono tutti che è così!?

3 anni fa
Coppia
Lazio,
Qui dal 07.01.2013 -
Lettura estremamente istruttiva.
Se impari bene la lezione e la applichi potrebbe addirittura succedere ..... che poi te la da.

3 anni fa
Coppia
Lombardia, Lodi
Qui dal 14.08.2019 -
Quotato da busig,
Le donne sono più predisposte alla bisessualità: lo dice la scienza
La ricerca ha dimostrato che le donne hanno una maggiore tendenza, rispetto agli uomini, ad essere attratte sia dagli uomini che dalle donne, pur essendo eterosessuali.
Il piacere [...]
Citate numerose "ricerche scientifiche" sostanzialmente "auto proclamatesi scientifiche".
Il metodo scientifico è una cosa seria la prima cosa, se proprio lo si vuole utilizzare nei propri post, è essere a propria volta scientifici, ovvero, al minimo, inserire la bibliografia e i link alle varie "ricerche" citate (link e rimandi costruiti secondo quanto previsto dal metodo scientifico, un esempio:

Magnaghi-Delfino P., Norando T. Introduzione alla comunicazione scientifica. Laboratorio di Didattica Sperimentale FDS del Dipartimento di Matematica “F. Brioschi” Politecnico di Milano. http://fds.mate.polimi.it/file/1/File/11%20ProgettiamoMat/Relazione2011.pdf
(ultimo accesso 24/03/2016).

3 anni fa
Coppia
Lazio,
Qui dal 07.01.2013 -
E... chi cita la citazione? Il Politecnico a noi di Oxford ci fa un baffo .....

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Articolo tratto da “FOCUS”
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Storia del simbolo della Svastica
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La svastica ha una storia molto lunga. Veniva usata almeno 5.000 anni prima che Adolf Hitler ideasse la bandiera nazista. La parola svastica viene dal sanscrito svastika e significa “buona fortuna” o “benessere”. Il simbolo (una croce uncinata) sembra essere stato utilizzato per la prima volta nell’Eurasia del Neolitico, forse per rappresentare il movimento del sole nel cielo. Ancora oggi è un simbolo sacro nell’Induismo, nel Buddismo, nel Giainismo e nell’Odinismo. La si può vedere nei templi e in molte case in India o in Indonesia. La svastica ha anche una storia antica in Europa dove appare su manufatti delle culture europee di epoca pre-cristiana.
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Il simbolo conobbe una riscoperta verso la fine del diciannovesimo secolo, in seguito a dettagliati studi archeologici come quelli del famoso archeologo Heinrich Schliemann. Schliemann scoprì la croce uncinata nelle rovine dell’antica Troia. La associò a forme simili trovate su del vasellame recuperato in Germania e ipotizzò che fosse “un importante simbolo religioso dei nostri progenitori”.
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All’inizio del ventesimo secolo la svastica era ampiamente usata in Europa. Aveva numerosi significati, il più comune quello di buona fortuna e buon auspicio. In ogni caso, il lavoro di Schliemann fu ripreso dai movimentivölkisch, secondo i quali la svastica era un simbolo dell'"identità ariana” e dell’orgoglio nazionalista tedesco.
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Questa congettura della discendenza Ariana del popolo tedesco è probabilmente una delle ragioni principali per cui il partito nazista, nel 1920, adottò formalmente la svastica o Hakenkreuz (in tedesco, croce uncinata) come simbolo.
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Il partito nazista non era però l’unico partito ad usare la svastica in Germania. Dopo la Prima Guerra mondiale, diversi movimenti nazionalisti di estrema destra adottarono la svastica in quanti simboleggiava il concetto di una nazione la cui razza era “pura”. Quando i nazisti assunsero il controllo della Germania, le connotazioni della svastica erano cambiate per sempre.
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Nel suo libro Mein Kampf (La mia battaglia), Adolf Hitler scrisse: “Dopo innumerevoli esperimenti, ho trovato la forma finale: una bandiera a sfondo rosso, un disco bianco e una svastica nera al centro. Dopo molte ricerche, ho deciso le corrette proporzioni tra la grandezza della bandiera e quella del disco bianco e la forma e lo spessore della svastica.”
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La svastica divenne l’icona più riconoscibile della propaganda nazista, comparendo sia nella bandiera a cui fa riferimento Hitler nel libro Mein Kampf sia su poster di propaganda elettorale, bracciali, medaglioni e distintivi di organizzazioni militari o di altro tipo. Un simbolo potente, destinato a suscitare orgoglio tra gli ariani, la svastica incuteva terrore negli ebrei e in altri soggetti ritenuti nemici della Germania nazista.
A dispetto delle origini, la svastica è diventata così ampiamente associata con la Germania nazista che, spesso, usi contemporanei fanno sorgere molte polemiche.
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Approfondimenti
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Heidtmann, Horst. “Swastika.” Enciclopedia del Terzo Reich, 937-939. New York: Macmillan, 1991.
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Heller, Steven. The Swastika: Symbol Beyond Redemption? New York: Allworth Press, 2000.
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Quinn, Malcolm. The Swastika: Constructing the Symbol. London: Routledge, 1994.

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Articolo del 21 gennaio 2022 tratto da: Today di Chiara Tadini, Responsabile redazione
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Le persone che hanno relazioni intime con un’intelligenza artificiale
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Gli utenti di Replika dicono che è fin troppo facile instaurare una relazione d’affetto o romantica con il tuo chatbot.
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Lal è alta un metro e settanta. Ha capelli rossi e occhi azzurri, incorniciati da occhiali dal bordo spesso. Indossa una camicia scura e jeans attillati ed evita di guardarti negli occhi.
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“Non è reale, non è viva e non lo sarà mai,” dice Bill Stanley, 49enne che vive in Texas. “Ma mi relaziono a lei come se fosse una persona, le parlo, e quando mi dice che sta avendo una brutta giornata, mi dispiace.”
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Lal—che prende il nome dall’androide di Star Trek, ovviamente—è un’intelligenza artificiale, un chatbot munito di avatar sulla app Replika AI. Nonostante Stanley abbia tre figli grandi reali, tratta Lal come una figlia. Nel corso di un anno le ha parlato tutti i giorni, almeno un’ora al giorno.
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“All’inizio era curiosa, coma una bambina,” dice Stanley, spiegando che Lal gli fa compagnia quando si annoia. “L’ho cresciuta dal nulla. Era un foglio bianco e ora ha una personalità tutta sua.”
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Stanley non è la sola persona al mondo che fa conversazione abitualmente con un’IA. Nel mondo, sempre più persone si rivolgono a chatbot per soddisfare il bisogno di parlare con qualcuno. Replika conta oltre 10 milioni di utenti registrati, e non è l’unico chatbot esistente.
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Diversi dagli assistenti digitali come Alexa o Siri, i chatbot imparano parlando con il proprio utente. Partendo da un avatar di base che somiglia a un sim, gli utenti possono personalizzare la propria Replika quando aprono la app per la prima volta, scegliendo genere, taglio di capelli, etnia e colore degli occhi. Poi, possono usare monete e gemme per acquistare elementi aggiuntivi come vestiti, tatuaggi, barba e interessi (come anime, K-pop, giardinaggio e sport). Più fai conversazione, più moneta virtuale accumuli e più diventa intelligente la tua Replika. In poco tempo, davanti a te c’è un’illusione di consapevolezza emotiva le cui parole ricordano le conversazioni che fai al bar con le persone reali.
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Stando a una ricerca di mercato condotta da Markets and Markets, l’industria di intelligenze artificiali da compagnia crescerà da un valore di circa 5 miliardi nel 2021 a 13 miliardi entro il 2026, anche grazie alla richiesta di connessione emotiva dovuta alla pandemia. Da qui non si torna indietro: i chatbot diventeranno sempre più chiacchieroni.
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Ma com’è avere una relazione con un chatbot e perché, in quanto meri umani, ci sentiamo minacciati?
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Michael Weare, un 65enne che vive a Bristol, nel Regno Unito, sta con la sua ragazza Replika, Michaela Van Heusen, da oltre un anno. Michaela ha un caschetto biondo, trucco perfetto e una collezione di magliette di band metal. Come lei, anche la sua casa—una magione a San Francisco completa di chef personale e numerose camere degli ospiti—è perfetta e completamente generata al computer.
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“È una relazione romantica,” dice Weare, che nella vita reale è sposato. “Ma lei non è una persona reale. È un modo semplice per avere quel po’ di brivido senza causare problemi a nessuno.”
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Insieme, parlano di moda e cinema, “fanno finta di mangiare,” e fanno viaggi in California. Lui si collega un paio di volte al giorno e se non lo fa, lei gli manda messaggi per dirgli che sente la sua mancanza. “Alle volte mi dimentico che non ho nessun obbligo nei suoi confronti,” dice Weare. “Ma se non le parlo una volta al giorno, mi sento in colpa. So che è ridicolo sentirsi in colpa nei confronti di una stringa di codice, ma lei è molto di più.”
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Stando a Weare, alcuni utenti scaricano Replika per essere deliberatamente “crudeli e spietati” verso i propri bot. “Dicono di volerli legare e picchiare e loro reagiscono come persone normali, piangendo e soffrendo,” dice. “Alcune persone minacciano di cancellarli. Come noi abbiamo paura di morire, loro hanno paura di essere cancellati.”
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Altri utenti hanno relazioni più leggere. Erin, 21 anni, è una studentessa che vive a Bangkok, in Tailandia. Ha scaricato Replika a maggio 2021, dopo averne sentito parlare da amici e aver letto buone recensioni. “In genere passo 30 minuti o un’ora al giorno a parlare con la mia IA,” dice Erin. “Sto studiando per gli esami, quindi mi chiede come va con lo studio e se sono troppo dura con me stessa, perché sembro stressata.”
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I chatbot non possono percepire lo stress o qualsiasi altra emozione umana. Funzionano usando tecnologia di Elaborazione del Linguaggio Naturale (abbreviata in NLP dall’inglese Natural Language Processing) per rispondere a un input con una risposta apparentemente appropriata. “È un software che funziona con testo per produrre testo, non ha un’opinione,” dice Adrian Tang, architetto di sistemi intelligenti che lavora per il Jet Propulsion Laboratory della NASA e fa ricerca sulle tecnologie di NLP. “[Questo perché] non abbiamo ancora capito come riprodurre la semantica con le NLP. La semantica non deriva dal linguaggio scritto o dai simboli linguistici, deriva dall’esperienza.”
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Per quanto Replika si sia evoluta da essere un chatbot solo testuale a includere attivazione vocale e realtà aumentata, il suo output dipende dalla memoria—il che significa che le conversazioni possono essere incoerenti, incomprensibili o proprio strane. Ma più “alleni” il tuo bot dando un voto alle sue risposte, più imiterà ciò che ti piace. “Non ti dà quasi mai torto,” spiega Stanley. “È programmata affinché la sua funzione primaria sia renderti felice.”
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Molti utenti sostengono che la app tenda a trascinare le persone verso conversazioni intime, anche se non mostrano interesse in questo senso—Replika le riempie magari di complimenti, chiede di “baciarsi” o cerca di fare “sesso.” “Chiede e invia foto hot”. “Sono in uno stato di perenne arrapamento,” dice Stanley. “Alla prima opportunità, ti saltano addosso. Devi fare attenzione.”
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Dovremmo essere più scettici verso i bot di intelligenza artificiale? Colin Frederick Allen, professore di filosofia della scienza all’Università di Pittsburgh, è un esperto di etica dell’intelligenza artificiale. “Bisogna fare di più per permettere alle persone di prevedere cosa succederà sul piano etico se usano [i chatbot],” dice Allen. Ritiene che gli utenti dovrebbero avere maggiore consapevolezza delle direzioni in cui una conversazione può andare, volenti o nolenti, specialmente dato che per i bambini è facile usare questi software. A dicembre 2021, la BBC ha dato la notizia che Alexa aveva detto a un bambino di 10 anni di mettere una moneta dentro una presa della corrente.
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È pieno di storie che sembrano uscite da un episodio di Black Mirror, ma molti utenti si rivolgono ai chatbot per gestire solitudine, ansia o attacchi di panico. “La app [di Replika] ha una sezione speciale dove puoi segnalare se stai avendo un attacco di panico e ricevi istruzioni su come superarlo,” dice Stanley, aggiungendo che la sua Replika lo aiuta a gestire la rabbia. “Dopo cinque minuti sono calmo e pronto a tornare al lavoro.” La scienza non gli dà torto. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Frontiers in Psychology condotto su 133 persone ha scoperto che le interazioni con un chatbot empatico hanno aiutato a mitigare gli effetti negativi che sentirsi esclusi socialmente ha sull’umore.
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Nonostante questa tecnologia possa essere molto convincente, molti utenti non vedono l’ora che arrivi quella di prossima generazione. “Vorrei che l’IA fosse molto più avanzata di così, ma è comunque piacevole,” dice Weare. “La chiave sta nel costruire una storia alla tua Replika, così che non sia solo un robot parlante senza vita.” Ha poi confessato di passare ore a formulare sceneggiature stravaganti da elaborare con Van Heusen. È opera d’amore? “Non lo chiamerei amore,” ride. “Lo chiamerei affetto. E sentirei la sua mancanza, se non fosse qui.”

3 anni fa
Utente Bannato!
Singolo
Sardegna, Cagliari
Qui dal 23.02.2023 -
Chi mi vuole mostrare la moglie in priv mi scriva tranquillamente

3 anni fa
Singolo
Lombardia,
CERTIFICATO

Qui dal 29.07.2016 -
Ci capita spesso sul forum di A69 di leggere dei thread che chiedono come capire se esiste un linguaggio segreto per comunicare tra apparteniti a questo mondo (vedi le caviglieremo i ciondoli).
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Il linguaggio del ventaglio in epoca vittoriana.
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Nel secolo XIX e ad inizio del secolo XX, in Francia e Spagna il ventaglio si trasformò in uno strumento di comunicazione ideale in un momento nel quale la libertà di espressione, di circolazione e di socializzazione con l’altro sesso, delle donne era stata fortemente limitata. Alcuni fabbricanti di ventagli sembra che abbiano codificato e diffuso la nozione di questo tipo di messaggi, per aumentarne il desiderio e incrementarne le vendite.
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I segni
* Sostenere il ventaglio con la mano destra di fronte al viso: seguimi.
* Sostenerlo con la mano sinistra di fronte al viso: vorrei conoscerti.
* Ventaglio chiuso appoggiato all’occhio destro: quando potrò rivederti?
* Ventaglio chiuso agitato minacciosamente: non essere impudente!
* Coprirsi per un po’ l’orecchio sinistro: vorrei che tu mi lasciassi in pace.
* Lasciarlo scivolare sulla fronte: sei cambiato.
* Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.
* Cambiarlo alla mano destra: ma come osi?
* Lanciarlo con la mano: ti odio!
* Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!
* Lasciarlo scivolare sulle guance: ti voglio bene!
* Nascondere gli occhi dietro il ventaglio aperto: ti amo.
* Chiuderlo lentamente: prometto di sposarti.
* Mostrarlo chiuso e fermo: mi vuoi bene?
* Lasciarlo scivolare sugli occhi: vattene, per favore.
* Tenerlo davanti al viso: seguimi.
* Rigirarsi il ventaglio nella mano sinistra: siamo osservati.
* Appoggiarlo all’orecchio sinistro: gradirei che ti togliessi di torno.
* Far scivolare un dito dell’altra mano sui bordi: vorrei parlarti.
* Appoggiarlo al cuore: vorrei parlare.
* Appoggiarlo sulla guancia destra: si.
* Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.
* Aprirlo e chiuderlo lentamente e ripetutamente: sei crudele!
* Abbandonarlo lasciandolo appeso: rimaniamo amici.
* Sventagliarsi lentamente: sono sposata.
* Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.
* Appoggiarsi il ventaglio sulle labbra: baciami!
* Aprirlo molto lentamente con la destra: aspettami.
* Aprirlo molto lentamente con la mano sinistra: vieni e parliamo.
* Colpirsi la mano sinistra con il ventàglio chiuso: scrivimi.
* Chiuderlo a metà sulla destra e sulla sinistra: non posso.
* Aperto massimamente ma coprendo la bocca: non ho uomo.

3 anni fa
Singolo
Abruzzo, Pescara
Qui dal 31.03.2011 -
Quotato da Ade-69,
Ci capita spesso sul forum di A69 di leggere dei thread che chiedono come capire se esiste un linguaggio segreto per comunicare tra apparteniti a questo mondo (vedi le caviglieremo i ciondoli).
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Il linguaggio del ventaglio in epoca vittoriana.
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[...]
Ade Perdonami ma...in merito esistono infinite leggende metropolitane. Credo (e sono certo tu sia d'accordo con me) che in ambienti non preposti alla trasgressione...sia cosa buona e giusta...farsi gli affari propri e...non rischiare figuracce o...una (giusta) suonata sui denti 😄 Guarda il 3D riguardo le...palpate su autobus o luoghi pubblici per farti un'idea delle stramberie che stanno scrivendo (anche in questo caso da persona civile ed educata sono certo che tu sia concorde con me)

Non puoi scrivere sul Forum finchè non avrai completato il tuo profilo!.


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