8 anni fa
upload an imageArticolo tratto da: Focus
Dopo le Milf è il turno dei Dilf: ecco chi sono
Nuovo genere di sex bomb: i maschi con figli a carico, quelli che le ragazzine sognano di portarsi a letto
La notizia è di un certo rilievo: ora le donne vanno pazze per i Dilf, cioè i Dad I’d Like To Fuck. Declinazione al maschile delle Milf (Mother I’d Like to fuck), i papà che le ventenni vorrebbero trovarsi nel letto sono assai hot. Sexy, per la precisione. Sì, e a renderli tali è anche la responsabilità che si sono presi diventando genitori: possibile? Si incontrano al supermercato e di solito spingono il carrello col bebè infilato dentro il marsupio; cantano Let it go di Frozen; hanno la barba incolta, anzi sfatta; la camicia stropicciata e macchiata di cibo, quando va bene. Ma fanno molto sesso, nel senso che lo ispirano, anche.
Un nuovo genere, il padre “trombabile”.
Rientrerebbero nei dilf David Beckham, Brad Pitt, Ryan Gosling e, soprattutto, Chris Martin. Il ‘Re dei Dilf’ dice cose così: «Gli uomini dovrebbero cambiare i pannolini. È un’esperienza gratificante. Ti ripulisce la mente. È come lavare i piatti, ma visto che i piatti sono i tuoi figli li ami proprio».
E a 37 anni e archiviata Gwyneth Paltrow (anni 42) se la spassa con Jennifer Lawrence, 24 appena. Una che i Dilf se li sgranocchia a colazione.
Un po’ come tutte le over 21, che almeno una volta nella vita hanno sognato di chiudersi in un motel con il padre della loro migliore amica. Più o meno.
Fino a qualche anno fa chi diventava babbo, in automatico, perdeva il sex appeal. Ora no, esci dal reparto maternità dell’ospedale spingendo una Bugaboo e le ragazzine ti si fiondano addosso, vedi Orlando Bloom, Ashton Kutcher, Alessandro Cattelan.
Capita anche se non sei una celebrity. Per esempio. I Dilfs of Disneyland su Instagram hanno migliaia di followers: sono padri qualunque (però variamente bellocci+muscolosi+tatuati) fotografati con in braccio o per mano ai loro nanetti dentro le tazze volanti o accanto ai chioschi che vendono cosce di tacchino giganti a Magic Kingdom, Orlando, Florida. Poi ci sono siti come Daily Dose of Dilf e Only Hot Dads che postano altre foto, genere pornosoft. Commenti? «Sono eccitatissima!»; «Voglio diventare la tua matrigna»; «È ancora sposato con tua madre?».
8 anni fa
In effetti qualche riscontro nella vita da persona normale ( non sexy e non star ) l’ho avuto, il primo impatto è di disorientamento, non capisci cosa vogliono e perchè, poi ( nel mio caso almeno ) lo capisci e fai finta di nulla ed eviti, o se la cosa diventa insistente cerchi di far capire che non sarebbe una buona idea e che potrebbero trovarsi meglio con persone della loro etá.
8 anni fa
Solo 2 considerazioni....Quotato da Ade-69,Non stupirti, perciò, se quando farai il gesto di pagare il tuo bicchiere di vino il barista scuoterà la testa dicendo “Qui siamo in Sicilia, signora, e le signore da noi non pagano”, o se il cavaliere di turno ti aprirà lo sportello della macchina per farti salire e faticherà ad attendere la fine dell’antipasto per inondarti con una alluvione di complimenti. L’uomo siciliano conosce il valore di una Donna e non perde occasione per ricordarglielo.
Incontri al buio? Avventure clandestine? Appuntamenti romantici lontani da occhi indiscreti? Ma nemmeno per sogno! L’uomo siciliano ti porta subito a pranzo da mammì. Che ti accoglie, nemmeno a dirlo, come la sua picciridda preferita, riempiendoti di domande e di sorrisi mentre tenta di rifilarti l’ennesima porzione di caponata.
1) Non credo che al nord italia se si esce in coppia"( anche da sconosciuti)" l'uomo faccia pagare alla donna il bicchiere di vino...
2) Nell'assetto mentale di una donna che sta in vacanza per quanto desideri anche il romanticismo non vedo nulla di allietante in un pranzo domenicale con la "mami" che gli fa il terzo grado.....al massimo pensava di rilassarsi una settimana stando al mare...divertirsi ed eventualmente conoscere qualcuno che le faccia vivere un po di spensieratezza....."( e non credo che questa fantasia includa la futura suocera da conoscere seduta stante...)" 😄 😄 😄
8 anni fa
Concordo, a parte qualche rara eccezione l’Italia è bella tutta, e il maschio italiano ( quando propone lo stile italiano e non copia caratteristiche da altri paesi ) è molto ricercato sia da turiste che da donne nostrane che magari scelgono regione e città diverse dalle proprie solo perché in questo modo si sentono più libere.Quotato da emmegei,bello spot per la Sicilia ma dicono lo stesso per Rimini, per la Puglia ecc da tanto. Forse le donne prima andavano lontano (Santo Domingo e via andare) per non sentirsi giudicate. Adesso che sono più libere lo fanno a prescindereQuotato da Ade-69,
8 anni fa

Articolo tratto da: MIND ( rivista mensile )
Amo solo le donne sposate (ma non le rubo)!
Capita spesso di incontrare uomini tra i 30 e i 50 anni, singoli che all’avere una compagna singola, preferisco avere rapporti occasionali con donne sposate.
Per capire il fenomeno riportiamo un’ipotetica intervista ad un uomo x che chiameremo Claudio.
Claudio, ha 32 anni e continua a capitargli la stessa cosa. Frequenta e cerca solo donne sposate, da sole o in compagnia del marito. Non si sente in competizione col marito, non vuole portargliele via; gli va bene così, che ci si veda quando si può, ma intensamente. Non gli disturba che ci siano figli, anche se preferisce non avere relazioni dirette con loro, per non interferire. Queste donne hanno per lui un fascino diverso, che né le libere, né le separate (entrambe più inquiete, e spesso “ a caccia”), hanno. Per lui, la relazione con loro è come fosse “più equilibrata” che quella con le altre donne. Però così rischia di non avere una sua famiglia, e un po’ gli spiace. Dovrebbe cambiare?
In realtà, si cambia solo quando si vuole cambiare, e per ora non si pone il problema. La relazione con una donna sposata, e non intenzionata a buttare all’aria il matrimonio (come sembra piacciano a lui ), può sembrare “equilibrata” nel senso che l’altro uomo, il marito, fa da stabile contrappeso al rapporto tra lei e Claudio. Quindi lui non si sente responsabile in prima persona del suo benessere e felicità, perché c’è un marito che ci pensa. Spesso gli uomini scelgono questo rapporto quando hanno avuto madri iperemotive e richiedenti, oppure con tratti affettivamente infantili; e insieme un buon rapporto col padre. Apprezzano dunque donne affettivamente stabili, “cool”, e non si sentono in competizione coi mariti, ma in un certo senso loro “alleati” nel contribuire (ognuno a suo modo) al benessere della donna. La sua è un’organizzazione tardo-adolescenziale, dove si vive una storia affettiva e sessuale, si impara a conoscere un lato più “segreto” delle donne (quello appunto riservato all’amante), senza esporsi troppo, e senza vivere la storia in prima persona. Poi, certo, spesso alla sua età ( ma anche prima, o dopo), si può maturare il desiderio di un rapporto diverso, più personale e più pieno.
Ma più si vive questo stato, meno possibilità si avranno di avere le giuste capacità, per vivere in modo appagante e duraturo, una relazione stabile ed esclusiva con una donna singola.
8 anni fa
image hosting freeOggi ( in anticipo visto che solitamente posto la notizia di mercoledì ) non posterò una notizia, ma visto che si incrociano su alcuni 3D delle tematiche interessanti, e non volendo andare Ot nei vari 3D per rispetto almeno verso chi li ha aperti.
Quello che segue è un esperimento reale che ha aperto in modo palese la strada alla psicologia sociale.
Esperimento di Psicologia del Carcere di Stanford: il più sconvolgente
aprile 8th, 2015
L’Esperimento del Carcere di Stanford è forse il più sconvolgente nel panorama della Psicologia Sociale. Philip Zimbardo e collaboratori hanno voluto studiare l’effetto psicologico di diventare un prigioniero o una guardia carceraria su un campione di studenti.
L’esperimento è stato condotto nella prestigiosa Università di Stanford, doveva durare per ben 14 giorni, ma è stato interrotto dopo soli 6 giorni per gli effetti devastanti che ha avuto sulla salute psicologica dei partecipanti.
Un campione di 24 studenti era suddiviso casualmente in due gruppi, il primo gruppo aveva il ruolo di guardia il secondo quello di prigioniero. I partecipanti erano mandati in un finto carcere. Ogni partecipante era pagato 15 dollari (che per il 1971 avevano un valore pari a 78 dollari).
Zimbardo era invece nel ruolo di sovraintendente. L’esperimento sociale era condotto in maniera realistica, le guardie erano di fatto vestite da guardie, avevano un bastone e degli occhiali da sole, in modo tale da non avere contatto visivo. I carcerati indossavano divise arancioni ed erano vestiti come tali, avevano una catena ad una gamba e venivano fisicamente “arrestati”. In ogni cella c’erano 3 studenti. Il disegno sperimentale messo in atto proprio per indurre disorientamento, depersonalizzazione e una riduzione del senso di identità.
Il semplice fatto di usare la stessa uniforme per tutti porta ad una identificazione di gruppo inconscia.
Zimbardo aveva comunque allenato le guardie il giorno prima dell’esperimento a non fare male fisicamente. L’obiettivo di studio non era quello chiaramente: si poteva indurre un qualsiasi sentimento negativo, ma non usare violenza fisica.
Ma qualcosa andò storto
Dopo un giorno e mezzo, un partecipante ha cominciato ad urlare, a maledire le guardie, sembrava fuori controllo. Le salute dei partecipanti è peggiorata rapidamente, le guardie hanno evitato di pulire i bagni con degli evidenti problemi.
Alcuni prigionieri sono stati forzati ad essere nudi e un terzo delle guardie ha avuto comportamenti di tipo crudele e sadico. Un partecipante sviluppò un serio disturbo affettivo.
La finta prigione, di fatto, era diventata una vera prigione
La depersonalizzazione, il comportamento di gruppo aveva di fatto portato i partecipanti ad entrare completamente nel ruolo. Basti pensare che questa situazione disastrosa è finita dopo 6 giorni per gli effetti sulla salute. Le guardie, ormai completamente calate nel ruolo erano addirittura dispiaciute che l’esperimento fosse finito, perché – in modo crudele – si stavano divertendo!
Pensa che le guardie avrebbero continuato volentieri l’esperimento, nonostante l’interruzione di Zimbardo avrebbe previsto l’annullamento del pagamento (i 15 dollari giornalieri). Tutto questo per la “sola” assimilazione al ruolo, ed è incredibile come questo possa avere un effetto sull’identità in soli 6 giorni.
Zimbardo chiuse l’esperimento quando Christina Maslach (Si, la nota ricercatrice del Burnout), una ragazza con cui si frequentava gli fece un’obiezione sulle condizioni della prigione. E se ci pensi è assurdo che tra ben 50 persone coinvolte nell’esperimento, Christina Maslach fu l’unica a porsi delle serie domande sulla moralità dell’esperimento.
Il contributo dell’Esperimento delle Guardie Carcerarie di Stanford
Sicuramente, questo è uno degli esperimenti più pericolosi della storia della psicologia moderna. Ma, non senza danni, ci spiega molto della psicologia sociale, dei ruoli e del concetto di potere ed autorità.
Ora, ti sembrerà strano, ma il 1971 erano proprio altri tempi per la Psicologia Sociale. Oggi non si fa più ricerca così. Pensa, pochi anni prima un collega di studi di Zimbardo, il noto Stanley Milgram aveva studiato come l’autorità potesse portare dei soggetti a esercitare scariche elettriche 900V senza apparente motivo, se non quello legato alla sperimentazione e all’autorità dello scienziato). Per capirci, si trattava di finte scariche elettriche, ma il soggetto sperimentale non sapeva fossero finte.
Eppure questo ci spiega come tante volte, i fattori di contesto possono spiegare buona parte del comportamento. Una scienza come la psicologia ha a prendere in seria considerazione i fattori sociali nella spiegazione del comportamento. Mentre per lungo tempo occupata dei fattori interni, pensa, Freud stesso riteneva che la causa degli eventi psichici fosse sempre da cercare all’interno della persona e non fuori!
Fortunatamente l’esperimento si è interrotto, Zimbardo si è poi sposato con Christina Maslach e dopo 45 anni dall’esperimento sono tuttora sposati.
8 anni fa

Articolo tratto da: Tgcom24 del 13 maggio 2016
Non fai sesso? Ecco cosa sta succedendo al tuo corpo.
Scopri perché riconquistare il gusto di fare lʼamore può far bene alla tua mente, risvegliare lʼorganismo e… migliorarti lʼumore!
Il calo del desiderio in certi periodi si fa sentire. Smettiamo di fare l'amore non solo durante i periodi di singletudine, ma anche in coppia. Il tempo, l'abitudine a dover correre tutto il giorno e i ritmi della giornata ci rendono macchine efficienti e freddi calcolatori, lontani dai richiami del corpo, che spesso riusciamo a ritrovare solo quando siamo in vacanza, lontani dalla frenesia. Ecco però dieci cose su cui influisce il sesso, dal corpo alla mente.
1 ALLENAMENTO – Fare sesso costituisce un vero e proprio allenamento muscolare. Nei periodi in cui evitiamo i rapporti diminuisce la stimolazione muscolare, così come la nostra elasticità e capacità aerobica.
2 PELLE – Un'attività sessuale regolare contribuisce a migliorare la circolazione sanguigna. Grazie al rilascio di estrogeni, epidermide e capelli appaiono più luminosi: ecco perché quando evitiamo di fare l'amore ci sentiamo spenti… anche nella pelle!
3 SONNO – L'ossitocina rilasciata durante il sesso stimola il buon umore, aiuta a rilassarsi e favorisce il riposo. Durante i periodi il cui il desiderio cala è frequente sentirsi facilmente irritabili, nervosi, tendenti all'insonnia.
4 SISTEMA IMMUNITARIO – Secondo gli studi baciarsi… favorisce lo scambio di batteri! Il risultato è che le difese immunitarie si rafforzano, migliorando lo stato di benessere. Un motivo in più per tornare a scambiarci baci e tenerezze.
5 ELASTICITÀ – Fare sesso regolarmente aiuta a rafforzare il pavimento pelvico. Quando smettiamo i tessuti possono rilassarsi, viceversa mantenerli in allenamento può evitare il rischio di prolassi e aumentare l'elasticità.
6 STRESS – Dagli studi emerge che quando facciamo l'amore siamo… più rilassati! I periodi di astinenza possono incrementare nervosismo e cali dell'umore, al contrario chi ha una regolare attività sessuale mostra di gestire meglio lo stress.
7 ANTIAGE – Il sesso è antiage, rallenta la formazione di rughe e favorisce l'elasticità dei tessuti, mantenendo giovani le mucose. Una vera e propria medicina dal corpo all'anima.
8 SCHIENA – Grazie al movimento ritmico del bacino, i muscoli della colonna vertebrale vengono sollecitati scoprendo un nuovo benessere, elasticità, flessibilità. Quando evitiamo il sesso percepiamo il corpo in modo più rigido, meno armonioso: una sensazione che spesso si trasferisce anche alla mente.
9 CUORE – Dal sentimento all'anatomia: il sesso costituisce un massaggio naturale per il sistema cardiocircolatorio, in grado di presentare conseguenze positive anche per la salute del cervello. Quando è intenso e felice il sesso migliora il nostro benessere quotidiano… e aumenta la felicità al risveglio!
10 DESIDERIO – Secondo gli esperti una regolare attività sessuale accende il desiderio. L'astinenza, invece, ha effetti negativi sulla libido. Insomma, più lo facciamo… più abbiamo voglia di farlo! Un ottimo motivo per continuare a tenersi allenati dando spazio alle nostre sensazioni più intense e primitive.
8 anni fa

Articolo Tratto da: Corriere della Sera/ CULTURA
L’egoista e l’egocentrico
Nietzsche apprezzava la volontà di potenza che sa ghermire, ma sapeva che, anche per essere veramente forte, ogni io deve rendersi conto di essere un’entità trascurabile. Ma non è l’egoismo ad avvelenare l’esistenza, propria e altrui. È un suo parente, stretto ma degenere, a guastare più gravemente la vita di un individuo e il suo rapporto con quella degli altri: l’egocentrismo, rispetto al quale un ragionevole e autocritico egoismo può essere quasi un rimedio, una cura omeopatica, una piccola virtù.
Sino a certi limiti, l’egoismo è non solo inevitabile, ma più che comprensibile. È ovvio che, se giocassi all’Enalotto, spererei di essere io il vincitore piuttosto che un altro; se pubblico un libro, il suo destino e il suo successo mi stanno a cuore più di quelli dei libri scritti da altri. Ma l’egoista non ebbro di se stesso, non egocentrico, sa benissimo che ciò vale per tutti e che ognuno legittimamente persegue come lui il proprio bene, anche se è una persona generosa che, quando può, aiuta gli altri. L’egocentrico invece ritiene che il suo problema – il suo lavoro, il suo libro, il suo progetto, le sue idee, la sua situazione sentimentale – sia in assoluto il più importante, anzi l’unico veramente importante e sotto sotto pensa che pure gli altri, pure i suoi concorrenti, pure Dio dovrebbero preoccuparsi soprattutto di ciò che sta a cuore a lui, del suo bisogno e del suo desiderio – perché il suo libro è più creativamente sofferto di quelli degli altri, la sua pena è umanamente più profonda e la sua sensibilità più dolorosamente vulnerabile di quelle degli altri.
Ricevo ogni giorno quattro o cinque libri e manoscritti che mi si chiede di leggere e quando rispondo spiegando che mi è impossibile leggere, nelle ore che mi restano dopo aver svolto il mio lavoro, venti libri alla settimana, ottanta al mese, alcuni – pochi – capiscono, mentre altri – più numerosi – reagiscono con acredine, pretendendo che io legga solo il loro testo e lasci perdere quelli degli altri. La richiesta è legittima, ma non la pretesa. Gli esempi potrebbero continuare indefinitamente, in ogni campo.
L’egoista spera di essere felice o almeno non troppo infelice; l’egocentrico lo pretende come un privilegio speciale, un diritto divino concesso soltanto a lui e rovescia sugli altri – non lasciandoli neanche respirare - le sue pene, le sue delusioni, le sue speranze. Nel lavoro come in una relazione sentimentale, l’egocentrico tende a sentirsi incompreso, mal ripagato e pone al centro del mondo la sua stizza, la sua malinconia, la sua infelicità e soprattutto la sua convinzione che l’altro, l’altra, gli altri non capiscono l’ineffabile ricchezza del suo cuore. Nietzsche apprezzava, almeno in teoria, la volontà di potenza che sa ghermire, ma sapeva che, anche per essere veramente forte, ogni io deve rendersi conto di essere un’entità trascurabile. Pure la felicità ha bisogno di un certo oblio di se stessi e di dire, con Nietzsche, «che cosa importa di me!».
8 anni fa
Articolo tratto da: Cosmopolitan
Come si definisce la bisessualità?
Per sgombrare il campo da dubbi!
by ROSE SURNOW
05/10/2017
Secondo la GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), una persona bisessuale "è in grado di sviluppare attrazione fisica, romantica e/o emotiva verso individui dello stesso genere o dell'opposto". Quando pensi a bisessuali famosi, tuttavia, vengono perlopiù alla mente donne: Angelina Jolie, Kristen Stewart, Amber Heard. Ma anche gli uomini possono essere, decisamente, bisessuali.
Siamo tutte bisessuali noi donne?
Nella cultura contemporanea, essere bisessuali è considerato spesso più accettabile per le donne rispetto agli uomini. Alle femmine è concesso ammettere di uscire con altre donne più liberamente, senza che questo porti alla stigmatizzazione. Non è sempre così per gli uomini. Il patriarcato fa una fatica incredibile ad accettare la fluidità sessuale maschile.
Variazioni
Tuttavia, la bisessualità può essere una sfida sia per gli uomini sia per le donne. Ci sono un sacco di pregiudizi da parte della comunità LGBT come di quella etero, come conferma Courtney D'Aillard, coordinatore del Gender and Sexuality Resource Center dell'Università di Albany.
I bisessuali spesso si guadagnano ingiustamente la reputazione di promiscui, spiega D'Allaird. Inoltre, la gente tende a presumere che i bisessuali siano in realtà gay che non hanno ancora fatto coming out. "Anche gay e lesbiche possono essere opprimenti nei confronti dei bisessuali: 'Ehi, scegli da che parte stare!'", continua D'Allaird, "A volte anche loro perpetuano stereotipi basati sulle proprie esperienze di oppressione." Le persone sono abituate a pensare in senso binario (gay vs etero, maschio vs femmine, nero vs bianco), per cui la bisessualità può essere un concetto difficile da capire e accettare.
Ma non è così che sono nate le caramelle mou al cioccolato? Ti piacciono sia la mou sia il cioccolato? Ti possono piacere due cose allo stesso tempo, sai? Ti possono piacere i Beatles e i Rolling Stones, ti possono piacere i cani e i gatti, ti possono piacere i ragazzi e le ragazze.
Bisessualità nella cultura popolare
Nel corso degli anni, la bisessualità è diventata più tollerata e non solo socialmente, ma anche in TV. Il più famoso personaggio bisessuale della televisione al momento è, probabilmente, Piper di Orange Is the New Black, ma il più interessante potrebbe essere Darryl di Crazy Ex-Girlfriend. Complimenti alla serie per presentare un uomo bisessuale in TV senza cadere in stereotipi offensivi e ritriti.
In campo cinematografico, In cerca di Amy, cult della fine degli anni '90 con protagonista un giovane Ben Affleck con la barbetta, Jason Lee e Joey Lauren Adams, rappresenta la prima volta che la maggior parte del pubblico ha visto un personaggio bisessuale al cinema. In cerca di Amy è un film grandioso per molte ragioni: è divertente, fighissimo e avanti coi tempi, ma la parte migliore è il finale dove… la ragazza conquista la ragazza.
Come si definisce la bisessualità?
Per sgombrare il campo da dubbi!
by ROSE SURNOW
05/10/2017
Secondo la GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), una persona bisessuale "è in grado di sviluppare attrazione fisica, romantica e/o emotiva verso individui dello stesso genere o dell'opposto". Quando pensi a bisessuali famosi, tuttavia, vengono perlopiù alla mente donne: Angelina Jolie, Kristen Stewart, Amber Heard. Ma anche gli uomini possono essere, decisamente, bisessuali.
Siamo tutte bisessuali noi donne?
Nella cultura contemporanea, essere bisessuali è considerato spesso più accettabile per le donne rispetto agli uomini. Alle femmine è concesso ammettere di uscire con altre donne più liberamente, senza che questo porti alla stigmatizzazione. Non è sempre così per gli uomini. Il patriarcato fa una fatica incredibile ad accettare la fluidità sessuale maschile.
Variazioni
Tuttavia, la bisessualità può essere una sfida sia per gli uomini sia per le donne. Ci sono un sacco di pregiudizi da parte della comunità LGBT come di quella etero, come conferma Courtney D'Aillard, coordinatore del Gender and Sexuality Resource Center dell'Università di Albany.
I bisessuali spesso si guadagnano ingiustamente la reputazione di promiscui, spiega D'Allaird. Inoltre, la gente tende a presumere che i bisessuali siano in realtà gay che non hanno ancora fatto coming out. "Anche gay e lesbiche possono essere opprimenti nei confronti dei bisessuali: 'Ehi, scegli da che parte stare!'", continua D'Allaird, "A volte anche loro perpetuano stereotipi basati sulle proprie esperienze di oppressione." Le persone sono abituate a pensare in senso binario (gay vs etero, maschio vs femmine, nero vs bianco), per cui la bisessualità può essere un concetto difficile da capire e accettare.
Ma non è così che sono nate le caramelle mou al cioccolato? Ti piacciono sia la mou sia il cioccolato? Ti possono piacere due cose allo stesso tempo, sai? Ti possono piacere i Beatles e i Rolling Stones, ti possono piacere i cani e i gatti, ti possono piacere i ragazzi e le ragazze.
Bisessualità nella cultura popolare
Nel corso degli anni, la bisessualità è diventata più tollerata e non solo socialmente, ma anche in TV. Il più famoso personaggio bisessuale della televisione al momento è, probabilmente, Piper di Orange Is the New Black, ma il più interessante potrebbe essere Darryl di Crazy Ex-Girlfriend. Complimenti alla serie per presentare un uomo bisessuale in TV senza cadere in stereotipi offensivi e ritriti.
In campo cinematografico, In cerca di Amy, cult della fine degli anni '90 con protagonista un giovane Ben Affleck con la barbetta, Jason Lee e Joey Lauren Adams, rappresenta la prima volta che la maggior parte del pubblico ha visto un personaggio bisessuale al cinema. In cerca di Amy è un film grandioso per molte ragioni: è divertente, fighissimo e avanti coi tempi, ma la parte migliore è il finale dove… la ragazza conquista la ragazza.
8 anni fa

Articolo tratto da: Focus
Scambismo di coppia: la psicologia che sta dietro al fenomeno
Scambismo di coppia, un fenomeno in crescita praticato regolarmente da mezzo milione di coppie italiane e da molte altre in tutto il mondo. Individui insospettabili che nella maggioranza dei casi conducono vite normalissime, con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e con uno status sociale medio alto. Insomma, i gusti sono cambiati, complice l’avvento di Internet che ha semplificato il tutto grazie ai numerosi siti di dating online nonché a quelli dedicati allo swinging. Scopriamo allora la psicologia che sta dietro al fenomeno.
VOGLIA DI NOVITÀ
Nonostante lo scambismo di coppia rappresenti ancora oggi un tabù, sempre più coppie moderne si affacciano su questo mondo con curiosità. Perché il cosiddetto swinging non è una perversione ma una scelta consapevole, condivisa da entrambi i partner. Un gioco divertente e stimolante che nulla toglie al rispetto reciproco e che poco ha a che vedere con il tradimento dato che chi lo pratica solitamente ha una profonda intesa. D’altronde accettare lo scambio di coppia in assenza di complicità e fiducia reciproca sarebbe chiaramente impossibile.
DESIDERIO DI TRASGREDIRE
Alla base dello scambismo c’è senz’altro il desiderio di trasgredire che piace a lui e a lei ma se per gli uomini è abbastanza semplice varcare questa soglia, uno dei loro desideri frequenti è farlo a tre, per le donne la questione si fa più spinosa. A spingere in questa direzione contribuiscono la voglia di novità ma anche un sano desiderio di esibizionismo tipicamente femminile. Ciò che conta in ogni caso è che entrambi i partner siano predisposti allo swinging, il rischio di separazione è altrimenti decisamente elevato.
DIVERSE TIPOLOGIE DI SCAMBISMO
C’è chi trasgredisce in vacanza, chi nei club privé deluxe, chi online o direttamente nelle case private. Ognuno ha il suo stile e le sue preferenze anche se solitamente il mezzo di approccio privilegiato è il web. A fare le prime presentazioni sono i maschietti, sta a loro valutare pro e contro della coppia altra anche se poi è la donna a porre regole e precisi limiti. Ma le differenze non si esauriscono qui, esistono infatti tre tipologie principali di scambismo: scambismo, coppia aperta e poliamore. Se nel primo caso sussiste il semplice desiderio di scambiare i partner durante un rapporto sessuale, la coppia aperta è disposta ad avere relazioni separate o ad esempio a guardare la partner mentre fa l’amore con un altro uomo, con altre donne e via dicendo, infine il poliamore implica che l’amore, fisico e mentale, sia condiviso da più persone.
PERCHÈ PIACE LO SCAMBISMO
Se per l’uomo il piacere dello scambismo sta nel guardare la propria compagna, per la donna si tratta esattamente dell’opposto, lei gode nell’essere guardata. Sono le donne a rappresentare il centro dell’attenzione tant’è che il loro piacere è in primissimo piano. Nulla quindi di egoistico dal punto di vista maschile, difatti l’uomo ha una posizione assolutamente secondaria.
UN GIOCO CHE PUÒ TRASFORMARSI IN UNA TRAPPOLA
Lo scambismo può essere particolarmente stimolante ma può altresì trasformarsi in una trappola, specialmente se la coppia non è abbastanza matura e solida. Ovviamente il nemico per eccellenza è la gelosia, che a dispetto di quanto si crede affligge in maggior misura gli uomini. Lo swinging innesca in loro una subdola competizione che li porta ad accusare la compagna di slealtà.
PERCHÉ SI DIVENTA SCAMBISTI ?
Tra le motivazioni che spingono una coppia a praticare lo scambismo, la prima potrebbe essere la voglia di mettersi alla prova, e non solo il mero desiderio di fare sesso. Spesso, è l’uomo ad avere il desiderio di mostrare la propria compagna, la sua bellezza e sensualità, per rafforzare il concetto: “Guardatela sì, ma è mia”.
Dal canto suo, la donna prova piacere nel sentirsi adulata e fatta oggetto di attenzioni, perché questo la fa sentire femminile, desiderata e sensuale.
Lo scambismo però, deve rimanere un gioco e per quanto consensuale, non deve sconvolgere la vita sessuale ed emotiva e non deve creare dipendenza in uno dei partner.
Altra motivazione, infine, è quella legata al potersi relazionare con altre persone e comunque ad “appartenere” ad una comunità ristretta, all’interno della quale si da e si riceve.
QUALI COPPIE SI SCAMBIANO?
Coppie cosiddette "normali", con figli, scelgono lo scambismo per unire la vita sociale a quella trasgressiva… ed in questo caso, gli incontri possono avvenire ad esempio, durante una cena, per proseguire, se i "commensali" si piacciono, nel gioco erotico. Se invece l’attrazione non scatta, avranno trascorso comunque una serata in compagnia.
Ci sono poi gli scambisti "convinti", molti dei quali si incontrano in parcheggi utilizzati come veri e propri luoghi di esibizionismo, spiagge per nudisti e nei club privè.
8 anni fa

Articolo tratto da: Posted by Igor Vitale in Psicologia Sociale
maggio 19th, 2017
Le Differenze Psicologiche tra Uomo e Donna
Così come per le questioni neurofunzionali, i recenti studi in materia di differenze tra sessi sembrano confermare quanto gli uomini e le donne siano diversi nei loro comportamenti.
Non solo, anche dall’osservazione del comportamento di diverse specie animali, non solo mammiferi, esistono significative differenze tra i due sessi che, fin dagli anni ’90, numerosi studi hanno reso evidente.
Le ragioni per cui ciò avviene sembrano legate principalmente ai ruoli differenti assunti nella riproduzione, i quali, determinati dalle caratteristiche biologiche dei due sessi, favoriscono genericamente l’espressione di comportamenti distinti:
* di cura della prole, nella femmina;
* di direzione al raggiungimento di obiettivi concreti e di attenzione ai pericoli esterni, nel maschio.
Alcuni studiosi parlano di una disuguaglianza tra quoziente di empatia (QE) e quoziente di sistematizzazione (QS)
Con questi termini sono stati sinteticamente indicate le diverse modalità comportamentali che gli esseri umani, fin da molto piccoli, dunque pur in un periodo in cui i comportamenti non risentono ancora molto del carattere emulativo, scelgono di compiere.
Essi avvengono a livello relazionale secondo due regole ben precise:
1. i maschietti e le femminucce, scelgono di giocare con i membri del loro sesso;
2. la stessa attività ludica assume differenti sfumature poiché i bambini prediligono giochi di strategia e tecnica, nei quali, sovente, entrano in competizione, manifestando atteggiamenti aggressivi per primeggiare sui coetanei. Le bambine, invece, preferiscono giochi in cui è necessario un alto grado di cooperazione reciproca, ed instaurano, precocemente, rapporti di amicizia, basati sulla solidarietà e la comunicazione.
ll test per la valutazione del quoziente di empatia e di sistematizzazione, è stato costruito come strumento per testare la teoria E-S da Baron-Cohen Simon. Un questionario selfreport, costituito da 120 item (60 inerenti all’empatia e 60 inerenti alla sistematizzazione) riguardanti esempi che possono verificarsi nella vita quotidiana e che richiedono lo
sviluppo di queste abilità.
Prima di andare oltre è bene evidenziare che sembra ormai assodato che a contribuire alle preferenze nei giochi non siano solo fattori socioculturali legati all’identificazione di genere ma vi siano invece fattori innati che spostano nettamente le preferenze tra i due sessi.
La maggioranza dei ricercatori sono concordi sulla base di due studi che hanno avuto l’intento di isolare la componente innata da quella culturale. Il primo risale al 2008 e fu effettuato su delle scimmie allevate in cattività. I ricercatori poterono osservare gli scimmiotti maschi preferire giocare con oggetti e con parti meccaniche in movimento (es. macchinine), mentre le scimmiette femmine preferivano maneggiare bambole e pupazzi.
L’altra ricerca, ancora più recente, dimostra che nell’essere umano queste caratteristiche peculiari appaiono già durante l’infanzia, maturano e si consolidano in età adulta, manifestandosi sotto svariate vesti; dagli studi intrapresi ai gusti musicali, dalla professione esercitata al modo di rapportarsi nei legami, per cui bambine e bambini, già dell’età di pochi mesi, denotano marcate differenze.
La professoressa Melissa Hilde della Università di Cambrige nel 2010 pubblicò uno studio riguardante 120 bambini, con età dai 12 ai 24 mesi, nel quale emergevano spiccate diversità di preferenza tra maschi e femmine con riguardo agli oggetti con cui giocare fin dai 12 mesi di età.
Tali differenze non mutavano per i bambini più grandi restando costanti, dunque anche in tal caso le preferenze ribadivano i risultati in materia di differenza di genere.
I ricercatori hanno inoltre ipotizzato che il grado di QS e di QE dipenda pure dall’azione del testosterone sull’emisfero destro del cervello e, più in generale, su tutta la parte destra del corpo (per esempio i piedi, le mani, i testicoli e i seni).
Secondo la teoria della “lateralità”, il testosterone, prodotto in maggior quantitativi nell’uomo, potenzierebbe le
capacità dell’emisfero celebrale destro, connesso con l’abilità visivo – spaziale, e da ciò deriverebbe la propensione maschile alla sistematizzazione. Invece, le donne, nelle quali si riduce la produzione di testosterone, eserciterebbero principalmente l’emisfero cerebrale sinistro, deputato alla comprensione e all’emissione del linguaggio, e questo
giustificherebbe l’attitudine femminile alla comunicazione, elemento imprescindibile dall’empatia.
Secondo uno studio dell’Università di Warwick, sembra che i due sessi affrontino le situazioni in maniera globalmente diversa.
Infatti, gli uomini tendono a organizzare il mondo in categorie distinte, mentre le donne affrontano le cose con maggiore flessibilità.
Gli psicologi hanno sottoposto un gruppo di uomini e donne a un compito di decision making e hanno concluso che gli uomini giudicano in maniera più generale e frettolosa mentre le donne sono state solo in parte più accurate. La scoperta più interessante è stata inoltre quella che uomini e donne sono ugualmente fiduciosi nelle decisioni prese. Questo significa che la differenza di genere non è dovuta al fatto che gli uomini sono più decisi nelle cose rispetto alle donne, come si tende a credere, ma semplicemente che uomini e donne percepiscono il mondo in modo diverso.
In sostanza, dipende dai significati che si attribuiscono alle cose. Una possibile spiegazione è che il mondo potrebbe essere considerato e costruito in maniera più lineare, atteggiamento tipicamente maschile, o pieno di sfumature, come per le donne. Ovvero gli uomini sono più pragmatici mentre le donne spesso si perdono in ripetitive elucubrazioni mentali
Tradizionalmente, la natura ha voluto che l’uomo fosse preciso e determinato nelle scelte visto che doveva occuparsi del sostentamento familiare. Al contrario, alle donne è richiesta una maggiore flessibilità visti i molti compiti da svolgere accanto all’accudimento della prole.
Questo tipo di peculiarità caratteristica tra i due sessi sembra non solo influenzare il comportamento e la personalità, ma anche le percezioni o significati attribuiti agli eventi esperiti.
La discrepanza maggiore riguarda la sensibilità, tradizionale dominio femminile. Le donne registrano valori molto alti anche per quanto riguarda il calore e l’apprensione, mentre gli uomini si distinguono per equilibrio emotivo, coscienziosità e tendenza alla dominanza.
I maschi sono più stabili emotivamente, più dominanti, più legati alle regole, mentre le femmine sono più calde emotivamente e più sensibili.
Abbiamo già riferito come numerosi esperimenti sostengano costantemente l’esistenza di maggiori capacità da parte degli uomini riguardo all’orientamento spaziale. Ebbene, uno studio dell’Università di Rochester del 2001 sembra chiarire che tali maggiori capacità dell’uomo derivino da una diversa modalità comportamentale nell’affrontare un percorso.
Quando si giunge in un luogo nuovo le donne tendono a usare di più i punti di riferimento incontrati lungo il cammino. Gli uomini impiegano invece una strategia chiamata “memoria vettoriale”: ricordano cioè la direzione in cui si è mosso il proprio corpo e per quanto tempo si sono spostati.
Ad esempio, per arrivare in un luogo conosciuto, una donna arriverà davanti al negozio che aveva scelto come punto di riferimento, solo allora girerà a destra e, solo quando sarà giunta ad un nuovo esercizio commerciale, effettuerà una nuova svolta. Invece, un uomo andrà diritto per cinque minuti, poi girerà a destra e proseguirà per altri tre minuti, prima di svoltare a sinistra.
Le due strategie sono state verificate dai ricercatori dell’Università di Rochester chiedendo a studenti di entrambi i sessi di entrare in un labirinto. Quando il percorso era ricco di punti di riferimento le ragazze si dimostravano più abili dei loro compagni maschi a trovare l’uscita.
Se i ricercatori rendevano le pareti tutte uguali erano i ragazzi a orientarsi meglio. Alcuni ricercatori hanno interpretato tali dati sostenendo che tali comportamenti risalirebbero al dna preistorico dell’uomo dedito alla caccia e dunque necessariamente abile nel trovare vie di uscita in territori sconosciuti e senza punti di riferimento, come
accadeva nelle foreste preistoriche, ricche di fitta vegetazione. Tale studio è stato confermato di recente da ricercatori dell’Università di Vienna, i quali hanno verificato la persistenza di tali differenze in ambiente urbano, per l’appunto nell città di Vienna.
Il sesso femminile, d’altra parte, si dimostra spiccatamente superiore ai maschi per quanto riguarda l’abilità di meglio discriminare le tonalità di colore. Questa marcata attitudine delle donne è stato ipotizzato che derivi da un sostrato ancestrale, l’attitudine comportamentale delle donne ad occuparsi della preparazione dei cibi. La ricerca, svolta dalla prof.ssa Anya Hulbert presso l’Università di Newcastle in Gran Bretagna, ha collegato queste recenti differenze comportamentali rilevate, ai periodi antichissimi della storia umana, quando la vita poteva cessare in ogni istante a causa della ingestione di sostanze velenose o avariate.
A differenza dei tempi moderni ove il ciclo della produzione e della vendita dei prodotti destinati all’alimentazione umana è tecnologicamente ipercontrollata, in quel periodo il colore di un cibo era in grado di dare un’informazione
vitale per la sopravvivenza, in quanto le tinte di specifiche tonalità rosa-rosso erano indice di cibi commestibili e maturi per il consumo.
Infine è opportuno rilevare un ultimo interessante studio effettuato nel 2009 dall’Università di Cracovia, nel quale emerge una marcata differenza di comportamento delle donne e degli uomini di fronte a potenziali situazioni pericolose, che sembra giustificare l’evidente diversa modalità comportamentale di reazione al pericolo tra i due
sessi.
Un’equipe dello Jagiellonian University Hospital di Cracovia, in Polonia, ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale 40 soggetti adulti, 21 uomini e 19 donne. Ai volontari sono state mostrate due batterie di immagini riguardanti oggetti e situazioni quotidiane: la prima riferita a circostanze negative, la seconda positive.
Nel guardare le figure negative, le donne hanno mostrato una più significativa attivazione della parte sinistra del
talamo, un’area che scambia informazioni sensoriali con i centri del dolore e del piacere della corteccia cerebrale. Negli uomini, invece, ad attivarsi maggiormente è stata la regione sinistra dell’insula, che gioca un ruolo chiave nel controllo di attività biologiche involontarie come respirazione e battito cardiaco, necessarie per preparare il corpo a
confrontarsi con un pericolo, con risposta di attacco o fuga. In base a tali dati è evidente, come sostiene, Urbanik che gli uomini sanno reagire più velocemente e con maggiore prontezza a situazioni di pericolo in modalità “fight or flight” (combatti o scappa).
Parimenti interessante è stata la scoperta di differenze riscontrate anche quando sono
state mostrare le immagini che evocavano situazioni positive.
Qui le volontarie hanno mostrato una maggiore attività nel giro temporale superiore destro, rispetto ai volontari. Come sappiamo la struttura rappresenta un’area collegata all’immagazzinamento dei ricordi, pertanto, ipotizzano i ricercatori, avviene come se le donne associassero gli stimoli positivi ad un contesto sociale allargato o ad un particolare ricordo, mentre gli uomini si concentrano maggiormente sulla natura dello stimolo visivo in sé.
Anche sotto tale profilo, dunque, sembra emergere la differente natura relazionale femminile rispetto a quella lineare e volta ad obiettivi pratici, tipicamente maschile.
8 anni fa
Questo è il mio ultimo articolo che posto in questo 3D ( almeno per adesso la penso così).
Spero che a qualcuno siano piaciuti, a tutti gli altri faccio le mie scuse e spero mi perdoniate per avervi rubato tempo.
Grazie
Spero che a qualcuno siano piaciuti, a tutti gli altri faccio le mie scuse e spero mi perdoniate per avervi rubato tempo.
Grazie
7 anni fa
Ogni tanto mi capita di rileggere vecchi 3D, oggi rileggevo questo, ed ho visto il tuo post.Quotato da Cpbixo,Sono veramente dispiaciuta per questa tua decisione. Sebbene diversi articoli li conoscessi già, li ho riletti con piacere.Quotato da Ade-69,Questo è il mio ultimo articolo che posto in questo 3D ( almeno per adesso la penso così).
Spero che a qualcuno siano piaciuti, a tutti gli altri faccio le mie scuse e spero mi perdoniate per avervi rubato tempo.
Grazie [...]
La scarsa adesione al topic è da imputare al fatto che, quando il tema è trattato in modo oggettivo e inappuntabile, c'è poco da aggiungere e molto da prendere atto.
Io, che sono un'evoluzionista convinta, tendo spontaneamente a formulare ipotesi genetiche e spiegazioni in funzione adattativa e ci ho azzeccato quasi sempre. A distanza anche di 30 anni ho trovato conferme alle mie ipotesi negli studi sperimentali.
Quest'ultimo articolo, nel report sugli studi comparativi su scimmie antropomorfe, dimostra chiaramente l'infondatezza della teoria gender. L'identità di genere non è frutto di una scelta e certe scelte non sono solo il frutto di condizionamento culturale. Finché si lavora solo sui bambini, per quanto piccoli, sarà sempre invocato il condizionamento culturale. Quando si usano le scimmie, l'ipotesi culturale decade miseramente.
Spero che tu riveda la tua decisione perché il forum ne risulterebbe impoverito.
Grazie per il tuo impegno.
Vedrò ( se riesco ) a motivare la mia scelta.
Ho aperto moltissimi 3D, scritto molti post. Ma mai fatto per avere visibilità o chi sa quale tornaconto ( che vi garantisco, almeno per me non ve ne sono ), l’ho fatto e lo faccio per il piacere del confronto e con la speranza di avvicinarci tutti attraverso strade diverse allo stesso luogo.
Non mi aspetto che nessuno perda la propria personalità o rinunci al proprio pensiero ( anzi mi auguro che ciò non avvenga mai, per la ricchezza della diversità ). In ragione di ciò non mi interessa fare monologhi fine a se stessi. Se non riesco a trasmettere nulla non ha senso continuare, se lo facessi otterrei solo l’effetto contrario, cioè allontanare le persone dalla conoscenza e dialogo.
Quindi quando prendo atto che sto facendo un monologo ( a volte in ritardo e di ciò mi scuso ) smetto di insistere.
Non credo in virtù dell’esperienza avuta sul forum, di piacere a molti, anzi sembra che i miei interventi siano tra i più saltati o ignorati del forum.
Sia chiaro sono pienamente cosciente che la responsabilità sia mia e mia soltanto, nella mia incapacità di interagire con voi.
Ma visto che nessuno ( anche perché siete tutti molto diplomatici e buoni ) mi ha mai detto cosa non va bene nel mio modo di fare, mi è e mi sarà impossibile migliorare.
Quindi al momento l’unica soluzione è farmi da parte e non disturbare troppo.
7 anni fa
Hai ragione anche tu, ma per me la bellezza del leggere ed ascoltare non ha paragoni. Se scrivo o parlo rappresento solo ciò che già so, ma se ascolto o leggo, mi affaccio a mondi e modi diversi dal mio che pur facendomi capire quanto sono solo un granello di sabbia, mi mostra che la sabbia in cui sparisco è stupenda.Quotato da esperanzadescobar,emergenza immigrazione....ehm ma è la notizia di ieri,azz,ma è anche quella dell altro ieri,azz,uffa,arriva il caldo,,,,azz ma come mai,booh invece di arrivare d inverno che fà freddo,arriva d estate.....mai na gioia 😄 😄 [...]
7 anni fa
Hai rubato del tempo solo a chi ha voluto fermarsi a leggerle 🙂 (che poi non é tempo "rubato")Quotato da Ade-69,Questo è il mio ultimo articolo che posto in questo 3D ( almeno per adesso la penso così).
Spero che a qualcuno siano piaciuti, a tutti gli altri faccio le mie scuse e spero mi perdoniate per avervi rubato tempo.
Grazie [...]
Ultimamente sono un po' assente nel forum, per cui chissà quante cose belle o brutte mi sono persa, ma un paio di tue notizie mi é capitato di leggerle, prenderne atto senza commentare nulla.
Sarebbe un peccato se tu non continuassi..... 🙂 🙂 🙂
7 anni fa
Salve a tutti, volendo spiegare un minimo come il linguaggio del corpo non mente ed è del tutto involontario, vorrei richiamare la vostra attenzione su uno dei segnali del corpo( ve ne sono tantissimi ) quello più facile da verificare. La distanza interpersonale.
P.s. Posto qui per non affollare il 3D specifico sul linguaggio del corpo.
La distanza interpersonale é vitale
Qual è lo spazio giusto tra noi e gli altri? Dipende se siamo maschi o femmine, da chi è l’altro e da dove siamo nati. E anche da regole non scritte alle quali obbediamo senza saperlo. La ragione? Così il cervello non ci fa avvertire un senso di disagio.
L’ascensore è il luogo tipico in cui ci accorgiamo di quanto ci piaccia mantenere le distanze dagli sconosciuti.
Tutto questo è noto da tempo ad antropologi e psicologi che hanno coniato perfino un termine, prossemica, per designare la scienza che studia il rapporto tra uomini e spazi intermedi.
L’iniziatore è l’antropologo americano Edward Hall, il quale pubblicò nel 1966 La Dimensione Nascosta, ancora oggi considerato la bibbia della prossemica. «Hall fa notare che tutti gli individui sono avvolti da una sorta di bolla che regola il proprio spazio personale e che si contrae o si estende a seconda del contesto, delle persone con cui si ha a che fare, del ruolo che si interpreta e così via», spiega lo psicologo Marco Pacori.
Così, il contatto ravvicinato che si può gradevolmente avere con la persona che si ama diventa inaccettabile con un estraneo. Allo stesso modo, certe culture sembrano tollerare forme di vicinanza che altre giudicano eccessive: «Ogni distanza ha le sue regole e la loro violazione causa enormi disagi», dice ancora lo psicologo. Sulla base delle proprie osservazioni, Hall definì quattro tipi di distanza interpersonale:
– 1) Distanza intima: 0-45 cm. – riservata ai contatti fra familiari e partner;
– 2) Distanza personale: 45-120 cm. – destinata ai contatti fra amici e persone conosciute;
– 3) Distanza sociale: 120-300 cm. – caratteristica ai contatti impersonali o d’affari;
– 4) Distanza pubblica: relativa alle distanze mantenute in luoghi pubblici.
Uomo e donna: regole diverse
Successivi studi hanno permesso di stabilire che molte variabili incidono sul modo con cui ci rapportiamo alle distanze.
Spesso non ci facciamo caso, ma la nostra interazione con gli spazi è regolata da una serie intricata di microregole che ci dicono dove dobbiamo stare e a quale tipo di spazio abbiamo diritto. E che siano regole importanti per il nostro benessere psicofisico ce ne rendiamo conto di solito quando non sono rispettate.
Le distanze variano a seconda del sesso, dell’età, della cultura, del grado di conoscenza, della personalità e dell’ambiente. Le donne, per esempio, tendono a interagire fra loro in modo più ravvicinato e intimo rispetto agli uomini i quali tendono a stare più lontani l’uno dall’altro. «La bolla prossemica è, infatti, sferica per le donne, mentre per gli uomini assomiglia più a un’ellisse», fa notare Pacori. Inoltre, le donne tendono a toccare più frequentemente gli interlocutori e a guardarli di più.
Nei maschi la maggiore distanza è determinata anche dal timore che il proprio comportamento possa essere interpretato come incline all’omosessualità. «Gli uomini, inoltre, tendono ad avere una “bolla” interpersonale maggiore e a mantenere la stessa distanza sia con individui dello stesso sesso sia con le donne; queste ultime, invece, tendono a stare genericamente più vicine all’altro, anche se la distanza è minore quando interagiscono con altre donne», dice Pacori. Nei rapporti maschio-femmina, la maggiore o minore distanza rivela il grado di intimità esistente nella coppia: minore è la distanza, maggiore è l’intimità. In alcuni casi, la distanza ridotta può essere anche un indicatore di attrazione reciproca.
Il simile attira il simile
Due persone che passano molto tempo a distanza ravvicinata esprimono, fra l’altro, il grado di interesse che l’uno prova per l’altra. In genere, poi, al di là delle differenze maschio-femmina, più due individui sono o si percepiscono simili più tendono ad accorciare le distanze. Questo spiega anche perché gli individui che non hanno problemi di disabilità tendono, anche inconsapevolmente, a mantenere la distanza rispetto alle persone disabili con le quali hanno l’opportunità di venire a contatto. Lo stesso accade con persone affette da malattie contagiose o particolarmente temute.
In ambito militare, il soldato semplice è tenuto a mantenere una distanza maggiore quando è alla presenza di un ufficiale rispetto a quando è in compagnia di un parigrado. In caso di violazione di questa regola, possono esserci anche conseguenze sanzionatorie.
I bambini al di sotto di cinque anni mantengono distanze ravvicinate quando giocano con i loro coetanei e di solito i stanno a distanza intima anche con i propri genitori dai quali, del resto, dipendono per la loro sopravvivenza. I bambini molto piccoli, inoltre, tendono spesso a comportamenti estremi: aboliscono quasi del tutto le distanze (quando giocano o sono con i genitori) o tendono a nascondersi e stare lontani (quando sono con estranei).
Con l’adolescenza, invece, le cose cambiano. I contatti fisici con i genitori perdono il loro carattere “appiccicoso” e la distanza rispetto a coetanei e adulti diviene maggiore. Emergono le differenze tra maschi e femmine e si sviluppa il senso della privacy e del pudore che condiziona fortemente la gestione dello spazio. «Senza rendercene conto, acquisiamo sin da piccoli un codice che regola la distanza interpersonale», aggiunge Marco Pacori, «impariamo a non stare troppo vicino agli altri e apprendiamo come modificare altri parametri non verbali, quando la distanza tra noi e il nostro interlocutore subisce variazioni. Sembra quasi una danza: uno si avvicina e l’altro arretra di un passo; uno si allontana e l’altro fa un passo in avanti e così via».
Adulti e anziani poi, con l’età, esprimono un maggiore desiderio e quindi un maggiore bisogno di spazio. Tanto è vero che quando un anziano viene ricoverato in ospedale, la prima mancanza che avverte è quella della privacy che viene vissuta come fonte di forte stress.
Cosa accade in ascensore Un’altra variabile importante, quando si parla di distanze, è quella ambientale. È stato dimostrato che quando si trovano in stanze con soffitto basso, le persone avvertono il bisogno di un maggiore spazio personale rispetto a quando sono in locali con soffitto alto. Ugualmente, la distanza che al chiuso sembra troppo ravvicinata, può apparire assolutamente normale all’aperto. La luce aumenta la consapevolezza degli altri. Infatti, in un ambiente bene illuminato, le distanze tra le persone sono maggiori rispetto a quando l’ambiente è buio.
Ecco perché i malintenzionati ne approfittano quando si avvicinano alle loro vittime.
In alcuni contesti speciali, come le chiese, la luce fioca favorisce invece l’introspezione e abbassa il livello di vigilanza nei confronti delle invasioni degli spazi personali. Nell’oscurità del cinema, è facile osservare che le persone “sprofondano” nel loro posto, arrivando a toccare il vicino o comunque a stargli molto vicino. Quando il film finisce, improvvisamente si ricompongono e riprendono le distanze precedenti.
In ascensore, dove è particolarmente avvertita la violazione del proprio spazio, le persone ricorrono a una serie di stratagemmi per non risentire dell’invasione della propria “bolla” personale: per esempio, guardano per terra, osservano i pulsanti che indicano i numeri dei piani o si rifugiano nell’esame meticoloso del loro cellulare che improvvisamente diviene un oggetto mai visto in precedenza! Questi stratagemmi variano da cultura a cultura.
Mentre gli italiani tendono a disporsi a cerchio con la schiena addossata alle pareti, gli americani si mettono in fila con la faccia rivolta alla porta, come è noto anche dai numerosi Film in cui ci sono scene che si svolgono in ascensore.
I Passeggeri della KLM hanno diritto ad un posto vuoto accanto”
E Pensando a come accrescere il comfort dei clienti della propria Business class, la compagnia aerea olandese Klm ha condotto una serie di esperimenti, ripresi poi in video, in cui un attore va a sedersi accanto a un passeggero dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam, nonostante l’abbondanza di posti disponibili.
La reazione dei malcapitati passeggeri è invariabilmente identica: si alzano e si allontanano perché avvertono che il proprio spazio personale sia stato invaso. La conseguenza è un aumento dello stress e un senso di fastidio.
Di qui la conclusione della compagnia: i viaggiatori della loro Business class hanno sempre diritto a un posto vuoto accanto a loro.
Sì, perché lo spazio e le distanze contano nella vita delle persone.
A tal punto che la violazione può avere importanti conseguenze sulla salute e il benessere individuali.
Chi sta vicino al prof impara di più
Gli studi hanno dimostrato che la variabile distanza può incidere anche sull’apprendimento scolastico.
In aula, occupare i primi posti, che implicano una minore distanza rispetto alla cattedra, porta gli studenti non solo a dedicare maggiore attenzione alla lezione e a interagire più frequentemente con l’insegnante, ma anche ad avere maggiore autostima, a essere più soddisfatto della scuola e a ottenere voti migliori.
Il che capita perché gli alunni in prima fila sono maggiormente osservati e presi in considerazione dall’insegnante.
La prossemica ha trovato applicazione pure nel mondo del lavoro.
Uno dei fenomeni più indagati è quello degli open space, spazi aperti, che hanno sostituito gli uffici chiusi. Gli studi hanno dimostrato che questa disposizione consente di aumentare la produttività degli impiegati, facilitare la comunicazione e la supervisione del lavoro.
Il rovescio della medaglia è però che chi lavora in un open space è più soggetto a distrazioni e, soprattutto, avverte una maggiore invasione della privacy.
Ciò può avere conseguenze anche gravi: stress, irritabi-lità, aumento della sudora-zione, aggressività, nervosismo, difficoltà a relazionarsi con gli altri.
«Recenti studi suggeriscono che la sensazione di disagio provata in questi casi può dipendere dall’attivazione dell’amigdala, una delle strutture più primitive del cervello, il cui compito è quello dell’autoconservazione», avverte Marco Pacori.
Insomma, la prossima volta, prima di avvicinarci troppo a qualcuno, pensiamoci due volte.
Gli inglesi vogliono stare ad almeno due metri di distanza!
«Possiamo distinguere culture del contatto e culture del non-contatto», osserva lo psicologo Pacori. «La nostra è, come quella americana o tedesca, una cultura del non-contatto, anche se, nel mondo occidentale, la popolazione che esprime in maniera più marcata il valore del non-contatto è quella inglese, dove la distanza personale media è di due metri! All’estremo opposto troviamo la cultura araba, in cui lo spazio personale praticamente non esiste, sconfinando nell’aderenza all’altro».
Nelle società multietniche, si verifica poi un altro curioso fenomeno. Gli immigrati tendono a relazionarsi con quelli della loro comunità a una distanza inferiore rispetto a quando hanno a che fare con la gente del posto o con immigrati di altre nazionalità. E lo stesso accade ai locali. Questi tendono a tenere distanze maggiori quando parlano con gli immigrati.
“E dalla distanza si può anche capire il tipo di personalità di chi è di fronte a noi: la distanza a cui avviciniamo gli altri e a cui ci lasciamo avvicinare è legata al nostro umore, alle disposizioni della nostra personalità e al nostro ruolo nella scala sociale», ricorda Pacori. «Anche introversione ed estroversione influenzano la distanza. Gli estroversi violano e lasciano violare la distanza con più disinvoltura degli introversi». Perfino le malattie mentali incidono su questa dimensione. Gli schizofrenici avvertono estrema sofferenza in contesti sovraffollati e sottoposti a frequenti contatti fisici: un disagio che può condizionare le loro capacità sociali.
P.s. Posto qui per non affollare il 3D specifico sul linguaggio del corpo.
La distanza interpersonale é vitale
Qual è lo spazio giusto tra noi e gli altri? Dipende se siamo maschi o femmine, da chi è l’altro e da dove siamo nati. E anche da regole non scritte alle quali obbediamo senza saperlo. La ragione? Così il cervello non ci fa avvertire un senso di disagio.
L’ascensore è il luogo tipico in cui ci accorgiamo di quanto ci piaccia mantenere le distanze dagli sconosciuti.
Tutto questo è noto da tempo ad antropologi e psicologi che hanno coniato perfino un termine, prossemica, per designare la scienza che studia il rapporto tra uomini e spazi intermedi.
L’iniziatore è l’antropologo americano Edward Hall, il quale pubblicò nel 1966 La Dimensione Nascosta, ancora oggi considerato la bibbia della prossemica. «Hall fa notare che tutti gli individui sono avvolti da una sorta di bolla che regola il proprio spazio personale e che si contrae o si estende a seconda del contesto, delle persone con cui si ha a che fare, del ruolo che si interpreta e così via», spiega lo psicologo Marco Pacori.
Così, il contatto ravvicinato che si può gradevolmente avere con la persona che si ama diventa inaccettabile con un estraneo. Allo stesso modo, certe culture sembrano tollerare forme di vicinanza che altre giudicano eccessive: «Ogni distanza ha le sue regole e la loro violazione causa enormi disagi», dice ancora lo psicologo. Sulla base delle proprie osservazioni, Hall definì quattro tipi di distanza interpersonale:
– 1) Distanza intima: 0-45 cm. – riservata ai contatti fra familiari e partner;
– 2) Distanza personale: 45-120 cm. – destinata ai contatti fra amici e persone conosciute;
– 3) Distanza sociale: 120-300 cm. – caratteristica ai contatti impersonali o d’affari;
– 4) Distanza pubblica: relativa alle distanze mantenute in luoghi pubblici.
Uomo e donna: regole diverse
Successivi studi hanno permesso di stabilire che molte variabili incidono sul modo con cui ci rapportiamo alle distanze.
Spesso non ci facciamo caso, ma la nostra interazione con gli spazi è regolata da una serie intricata di microregole che ci dicono dove dobbiamo stare e a quale tipo di spazio abbiamo diritto. E che siano regole importanti per il nostro benessere psicofisico ce ne rendiamo conto di solito quando non sono rispettate.
Le distanze variano a seconda del sesso, dell’età, della cultura, del grado di conoscenza, della personalità e dell’ambiente. Le donne, per esempio, tendono a interagire fra loro in modo più ravvicinato e intimo rispetto agli uomini i quali tendono a stare più lontani l’uno dall’altro. «La bolla prossemica è, infatti, sferica per le donne, mentre per gli uomini assomiglia più a un’ellisse», fa notare Pacori. Inoltre, le donne tendono a toccare più frequentemente gli interlocutori e a guardarli di più.
Nei maschi la maggiore distanza è determinata anche dal timore che il proprio comportamento possa essere interpretato come incline all’omosessualità. «Gli uomini, inoltre, tendono ad avere una “bolla” interpersonale maggiore e a mantenere la stessa distanza sia con individui dello stesso sesso sia con le donne; queste ultime, invece, tendono a stare genericamente più vicine all’altro, anche se la distanza è minore quando interagiscono con altre donne», dice Pacori. Nei rapporti maschio-femmina, la maggiore o minore distanza rivela il grado di intimità esistente nella coppia: minore è la distanza, maggiore è l’intimità. In alcuni casi, la distanza ridotta può essere anche un indicatore di attrazione reciproca.
Il simile attira il simile
Due persone che passano molto tempo a distanza ravvicinata esprimono, fra l’altro, il grado di interesse che l’uno prova per l’altra. In genere, poi, al di là delle differenze maschio-femmina, più due individui sono o si percepiscono simili più tendono ad accorciare le distanze. Questo spiega anche perché gli individui che non hanno problemi di disabilità tendono, anche inconsapevolmente, a mantenere la distanza rispetto alle persone disabili con le quali hanno l’opportunità di venire a contatto. Lo stesso accade con persone affette da malattie contagiose o particolarmente temute.
In ambito militare, il soldato semplice è tenuto a mantenere una distanza maggiore quando è alla presenza di un ufficiale rispetto a quando è in compagnia di un parigrado. In caso di violazione di questa regola, possono esserci anche conseguenze sanzionatorie.
I bambini al di sotto di cinque anni mantengono distanze ravvicinate quando giocano con i loro coetanei e di solito i stanno a distanza intima anche con i propri genitori dai quali, del resto, dipendono per la loro sopravvivenza. I bambini molto piccoli, inoltre, tendono spesso a comportamenti estremi: aboliscono quasi del tutto le distanze (quando giocano o sono con i genitori) o tendono a nascondersi e stare lontani (quando sono con estranei).
Con l’adolescenza, invece, le cose cambiano. I contatti fisici con i genitori perdono il loro carattere “appiccicoso” e la distanza rispetto a coetanei e adulti diviene maggiore. Emergono le differenze tra maschi e femmine e si sviluppa il senso della privacy e del pudore che condiziona fortemente la gestione dello spazio. «Senza rendercene conto, acquisiamo sin da piccoli un codice che regola la distanza interpersonale», aggiunge Marco Pacori, «impariamo a non stare troppo vicino agli altri e apprendiamo come modificare altri parametri non verbali, quando la distanza tra noi e il nostro interlocutore subisce variazioni. Sembra quasi una danza: uno si avvicina e l’altro arretra di un passo; uno si allontana e l’altro fa un passo in avanti e così via».
Adulti e anziani poi, con l’età, esprimono un maggiore desiderio e quindi un maggiore bisogno di spazio. Tanto è vero che quando un anziano viene ricoverato in ospedale, la prima mancanza che avverte è quella della privacy che viene vissuta come fonte di forte stress.
Cosa accade in ascensore Un’altra variabile importante, quando si parla di distanze, è quella ambientale. È stato dimostrato che quando si trovano in stanze con soffitto basso, le persone avvertono il bisogno di un maggiore spazio personale rispetto a quando sono in locali con soffitto alto. Ugualmente, la distanza che al chiuso sembra troppo ravvicinata, può apparire assolutamente normale all’aperto. La luce aumenta la consapevolezza degli altri. Infatti, in un ambiente bene illuminato, le distanze tra le persone sono maggiori rispetto a quando l’ambiente è buio.
Ecco perché i malintenzionati ne approfittano quando si avvicinano alle loro vittime.
In alcuni contesti speciali, come le chiese, la luce fioca favorisce invece l’introspezione e abbassa il livello di vigilanza nei confronti delle invasioni degli spazi personali. Nell’oscurità del cinema, è facile osservare che le persone “sprofondano” nel loro posto, arrivando a toccare il vicino o comunque a stargli molto vicino. Quando il film finisce, improvvisamente si ricompongono e riprendono le distanze precedenti.
In ascensore, dove è particolarmente avvertita la violazione del proprio spazio, le persone ricorrono a una serie di stratagemmi per non risentire dell’invasione della propria “bolla” personale: per esempio, guardano per terra, osservano i pulsanti che indicano i numeri dei piani o si rifugiano nell’esame meticoloso del loro cellulare che improvvisamente diviene un oggetto mai visto in precedenza! Questi stratagemmi variano da cultura a cultura.
Mentre gli italiani tendono a disporsi a cerchio con la schiena addossata alle pareti, gli americani si mettono in fila con la faccia rivolta alla porta, come è noto anche dai numerosi Film in cui ci sono scene che si svolgono in ascensore.
I Passeggeri della KLM hanno diritto ad un posto vuoto accanto”
E Pensando a come accrescere il comfort dei clienti della propria Business class, la compagnia aerea olandese Klm ha condotto una serie di esperimenti, ripresi poi in video, in cui un attore va a sedersi accanto a un passeggero dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam, nonostante l’abbondanza di posti disponibili.
La reazione dei malcapitati passeggeri è invariabilmente identica: si alzano e si allontanano perché avvertono che il proprio spazio personale sia stato invaso. La conseguenza è un aumento dello stress e un senso di fastidio.
Di qui la conclusione della compagnia: i viaggiatori della loro Business class hanno sempre diritto a un posto vuoto accanto a loro.
Sì, perché lo spazio e le distanze contano nella vita delle persone.
A tal punto che la violazione può avere importanti conseguenze sulla salute e il benessere individuali.
Chi sta vicino al prof impara di più
Gli studi hanno dimostrato che la variabile distanza può incidere anche sull’apprendimento scolastico.
In aula, occupare i primi posti, che implicano una minore distanza rispetto alla cattedra, porta gli studenti non solo a dedicare maggiore attenzione alla lezione e a interagire più frequentemente con l’insegnante, ma anche ad avere maggiore autostima, a essere più soddisfatto della scuola e a ottenere voti migliori.
Il che capita perché gli alunni in prima fila sono maggiormente osservati e presi in considerazione dall’insegnante.
La prossemica ha trovato applicazione pure nel mondo del lavoro.
Uno dei fenomeni più indagati è quello degli open space, spazi aperti, che hanno sostituito gli uffici chiusi. Gli studi hanno dimostrato che questa disposizione consente di aumentare la produttività degli impiegati, facilitare la comunicazione e la supervisione del lavoro.
Il rovescio della medaglia è però che chi lavora in un open space è più soggetto a distrazioni e, soprattutto, avverte una maggiore invasione della privacy.
Ciò può avere conseguenze anche gravi: stress, irritabi-lità, aumento della sudora-zione, aggressività, nervosismo, difficoltà a relazionarsi con gli altri.
«Recenti studi suggeriscono che la sensazione di disagio provata in questi casi può dipendere dall’attivazione dell’amigdala, una delle strutture più primitive del cervello, il cui compito è quello dell’autoconservazione», avverte Marco Pacori.
Insomma, la prossima volta, prima di avvicinarci troppo a qualcuno, pensiamoci due volte.
Gli inglesi vogliono stare ad almeno due metri di distanza!
«Possiamo distinguere culture del contatto e culture del non-contatto», osserva lo psicologo Pacori. «La nostra è, come quella americana o tedesca, una cultura del non-contatto, anche se, nel mondo occidentale, la popolazione che esprime in maniera più marcata il valore del non-contatto è quella inglese, dove la distanza personale media è di due metri! All’estremo opposto troviamo la cultura araba, in cui lo spazio personale praticamente non esiste, sconfinando nell’aderenza all’altro».
Nelle società multietniche, si verifica poi un altro curioso fenomeno. Gli immigrati tendono a relazionarsi con quelli della loro comunità a una distanza inferiore rispetto a quando hanno a che fare con la gente del posto o con immigrati di altre nazionalità. E lo stesso accade ai locali. Questi tendono a tenere distanze maggiori quando parlano con gli immigrati.
“E dalla distanza si può anche capire il tipo di personalità di chi è di fronte a noi: la distanza a cui avviciniamo gli altri e a cui ci lasciamo avvicinare è legata al nostro umore, alle disposizioni della nostra personalità e al nostro ruolo nella scala sociale», ricorda Pacori. «Anche introversione ed estroversione influenzano la distanza. Gli estroversi violano e lasciano violare la distanza con più disinvoltura degli introversi». Perfino le malattie mentali incidono su questa dimensione. Gli schizofrenici avvertono estrema sofferenza in contesti sovraffollati e sottoposti a frequenti contatti fisici: un disagio che può condizionare le loro capacità sociali.
7 anni fa
Sai perché negli interrogatori i poliziotti stanno addosso al sospetto? Perché è molto difficile da sopportare, e così facendo invadono la "sua bolla di sicurezza" e lo inducono a confessare pur di farli smettere/allontanare.
🙂 🙂
🙂 🙂
7 anni fa
Riepilogo delle notizie pubblicate ad oggi:
Pag. 1
1. La pornografia da aspettative irrealistiche di ciò che è davvero il sesso.
2. Studio: fare sesso più di una volta a settimana non rende più felici.
3. La voce delle donne cambia durante le fasi del ciclo mestruale.
Pag. 3
4. Ricerca studia quali sono le fantasie sessuali più diffuse (e quelle meno).
5. In Italia c'è un allarme stupri? Allora leggetevi i dati del resto d'Europa.
6. Migliaia di persone sono giunte ad un grande festival benefico.
7. Studio: i maggiori consumatori di pornografia online sono gli Stati più religiosi.
8. Salta il primo giorno di formazione perché sta facendo sesso con due ragazze.
Pag. 4
9. Ha premuto per sbaglio un pulsante sul telefono e i quattro milioni di followers hanno assistito in diretta su Instagram a un rapporto sessuale con il fidanzato Andrew Gregory.
10. Ricerca scientifica ha studiato il fenomeno dei ?trombamici?.
11. Arte erotica: statue e pitture antiche che fanno impallidire la pornografia moderna.
12. Le foto delle nozze non possono non essere indimenticabili e destinate a rimanere 'eterne' nel tempo.
Pag. 5
13. Studio: alle donne ?piace? essere trattate come oggetti? Dipende da chi lo fa.
14. Dimensioni del pene: la ricerca ?definitiva? svela le misure dei maschi.
15. La lunghezza media del pene, secondo la scienza.
Pag. 6
16. L?amore è negli occhi: uno studio scopre come distinguere l?amore dal desiderio sessuale.
17. Primo premio della lotteria: sesso con un estraneo.
18. Incontri Online: 10 Considerazioni Psicologiche.
Pag. 7
19. Si può rimanere incinte con il sesso orale? Sì (ma è un po? complicato).
20. Questo fotografo ha ritratto 22 donne prima e dopo l'orgasmo per lottare contro il tabù del piacere femminile.
21. Settanta euro all'ora per intrattenersi con una bambola: questa è la trovata originale di una modernissima casa di appuntamenti di nome Bordoll.
Pag. 8
22. Alti, spalluti, magri... che cosa piace alle donne.
Pag. 9
23. A letto i maschi sono più bravi con le bruttine?
Pag. 10
24. Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza.
25. Qual è il tuo odore? La percezione olfattiva modifica la chimica sessuale.
26. Ricerca scientifica studia se è bene? darla al primo appuntamento.
27. Maestra presta computer agli alunni, ma dentro ci sono le sue foto sexy.
Pag. 11
28. Da quando la scienza studia i transessuali?
29. 10 incredibili leggi che criminalizzavano il sesso.
30. Differenze di sesso e di cervello.
31. Come cambia il desiderio sessuale in base all'età.
32. L?impatto che la bellezza fisica ha sulla nostra vita è molto potente.
33. Le donne gay o bisex, mai etero.
Pag. 12
34. STORIA DELLA FESTA DELLA DONNA.
35. Significato dei colori: caratteristiche e proprietà.
36. Lettera di un figlio che scopre che i genitori sono scambisti.
37. Psicoterapeuta, ecco perchè uomini sono attratti da donne mature.
Pag. 13
38. Cosa prevede la legge sulla parità salariale tra donne e uomini in Islanda.
Pag. 14
39. Gay si nasce o si diventa?
40. Psicoterapeuta, ecco perchè uomini sono attratti da donne mature.
41. Il nostro carattere è facilmente deducibile dalla prima lettera del nome.
42. Viaggi per single in Sicilia: Il turismo sessuale al femminile.
Pag. 15
43. Sesso condizionato da ritmi della società. E agli uomini l?amore ?salva? la vita?.
44. Dopo le Milf è il turno dei Dilf: ecco chi sono.
45. Amo solo le donne sposate (ma non le rubo)!
46. Esperimento di Psicologia del Carcere di Stanford: il più sconvolgente
aprile 8th, 2015.
47. Non fai sesso? Ecco cosa sta succedendo al tuo corpo.
48. L?egoista e l?egocentrico.
49. Come si definisce la bisessualità? - Per sgombrare il campo da dubbi!
50. Scambismo di coppia: la psicologia che sta dietro al fenomeno.
51. Le Differenze Psicologiche tra Uomo e Donna.
Pag. 16
52. La distanza interpersonale.
Pag. 1
1. La pornografia da aspettative irrealistiche di ciò che è davvero il sesso.
2. Studio: fare sesso più di una volta a settimana non rende più felici.
3. La voce delle donne cambia durante le fasi del ciclo mestruale.
Pag. 3
4. Ricerca studia quali sono le fantasie sessuali più diffuse (e quelle meno).
5. In Italia c'è un allarme stupri? Allora leggetevi i dati del resto d'Europa.
6. Migliaia di persone sono giunte ad un grande festival benefico.
7. Studio: i maggiori consumatori di pornografia online sono gli Stati più religiosi.
8. Salta il primo giorno di formazione perché sta facendo sesso con due ragazze.
Pag. 4
9. Ha premuto per sbaglio un pulsante sul telefono e i quattro milioni di followers hanno assistito in diretta su Instagram a un rapporto sessuale con il fidanzato Andrew Gregory.
10. Ricerca scientifica ha studiato il fenomeno dei ?trombamici?.
11. Arte erotica: statue e pitture antiche che fanno impallidire la pornografia moderna.
12. Le foto delle nozze non possono non essere indimenticabili e destinate a rimanere 'eterne' nel tempo.
Pag. 5
13. Studio: alle donne ?piace? essere trattate come oggetti? Dipende da chi lo fa.
14. Dimensioni del pene: la ricerca ?definitiva? svela le misure dei maschi.
15. La lunghezza media del pene, secondo la scienza.
Pag. 6
16. L?amore è negli occhi: uno studio scopre come distinguere l?amore dal desiderio sessuale.
17. Primo premio della lotteria: sesso con un estraneo.
18. Incontri Online: 10 Considerazioni Psicologiche.
Pag. 7
19. Si può rimanere incinte con il sesso orale? Sì (ma è un po? complicato).
20. Questo fotografo ha ritratto 22 donne prima e dopo l'orgasmo per lottare contro il tabù del piacere femminile.
21. Settanta euro all'ora per intrattenersi con una bambola: questa è la trovata originale di una modernissima casa di appuntamenti di nome Bordoll.
Pag. 8
22. Alti, spalluti, magri... che cosa piace alle donne.
Pag. 9
23. A letto i maschi sono più bravi con le bruttine?
Pag. 10
24. Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza.
25. Qual è il tuo odore? La percezione olfattiva modifica la chimica sessuale.
26. Ricerca scientifica studia se è bene? darla al primo appuntamento.
27. Maestra presta computer agli alunni, ma dentro ci sono le sue foto sexy.
Pag. 11
28. Da quando la scienza studia i transessuali?
29. 10 incredibili leggi che criminalizzavano il sesso.
30. Differenze di sesso e di cervello.
31. Come cambia il desiderio sessuale in base all'età.
32. L?impatto che la bellezza fisica ha sulla nostra vita è molto potente.
33. Le donne gay o bisex, mai etero.
Pag. 12
34. STORIA DELLA FESTA DELLA DONNA.
35. Significato dei colori: caratteristiche e proprietà.
36. Lettera di un figlio che scopre che i genitori sono scambisti.
37. Psicoterapeuta, ecco perchè uomini sono attratti da donne mature.
Pag. 13
38. Cosa prevede la legge sulla parità salariale tra donne e uomini in Islanda.
Pag. 14
39. Gay si nasce o si diventa?
40. Psicoterapeuta, ecco perchè uomini sono attratti da donne mature.
41. Il nostro carattere è facilmente deducibile dalla prima lettera del nome.
42. Viaggi per single in Sicilia: Il turismo sessuale al femminile.
Pag. 15
43. Sesso condizionato da ritmi della società. E agli uomini l?amore ?salva? la vita?.
44. Dopo le Milf è il turno dei Dilf: ecco chi sono.
45. Amo solo le donne sposate (ma non le rubo)!
46. Esperimento di Psicologia del Carcere di Stanford: il più sconvolgente
aprile 8th, 2015.
47. Non fai sesso? Ecco cosa sta succedendo al tuo corpo.
48. L?egoista e l?egocentrico.
49. Come si definisce la bisessualità? - Per sgombrare il campo da dubbi!
50. Scambismo di coppia: la psicologia che sta dietro al fenomeno.
51. Le Differenze Psicologiche tra Uomo e Donna.
Pag. 16
52. La distanza interpersonale.
7 anni fa
Articolo tratto da: Focus 27 luglio 2017 - Franci Ungaro
Quali e quante forme di Intelligenza esistono? La Scienza se lo è chiesto e risponde
Sei Intelligente? La risposta giusta è Come, non Quanto. Esistono, infatti, ben nove forme di Intelligenza, particolarmente differenti tra loro, ognuna delle quali riporta all’attivazione di zone cerebrali specifiche. Ciascuno di noi ha competenze e abilità che nascono da una connessione e fusione di queste eterogenee – e spesso discordanti -Intelligenze.
Non esiste un unico modello di Intelligenza umana, e forse questo non tutti lo sanno.
Perché ci si riferisce alle capacità cerebrali fondamentalmente dal punto di vista quantitativo. E, quindi, tutti a misurare il proprio Quoziente Intellettivo.Fin dalla fine del XIX secolo, quando Francis Galton, cugino del più noto Charles Darwin, iniziò a studiare come si poteva calcolare l’Intelligenza umana. Fattori ereditari e fattori ambientali – crescere in mezzo a stimoli sempre nuovi per aumentare la curiosità e l’approccio intellettivo – si uniscono nel precisare quel numero di Q.I. di cui tanti, tutti si preoccupano.
Eppure, se ci ponessimo in un’altra prospettiva: quella qualitativa?
Ecco, la scienza – o meglio la Neuroscienza – ha individuato diversi tipologie di Intelligenza, forme differenti proprio qualitativamente, che naturalmente risultano spesso associate tra di loro. Correlate o addirittura fuse.
Oggi gli studi psicologici sono propensi a ripetere che non esiste una forma omologabile per tutti di intelligenza, dal momento che esistono due Emisferi Cerebrali distinti, che guidano il comportamento umano in modi perfino opposti tra loro.
Si può senz’altro dire, in ogni caso, che l’intelligenza è il risultato di abilità cognitive – come la logica, il ragionamento e la memoria – associate ad altre caratteristiche della personalità, principalmente dettate dalle emozioni. Tale associazione permette distinti livelli di concentrazione, soglia dell’attenzione, forza e sicurezza, modulazione dell’ansia.
Il famoso Test del Q.I. è oggi sempre meno utilizzato e, anche in ambito scolastico, non si ritiene più che avere un punteggio alto garantisca poi maggior successo nel lavoro. Il primo studioso a sostenerlo è stato Howard Gardner, psicologo e docente statunitense della Harward University, il più convinto dei teorici dell’Intelligenza Fattorialista o Intelligenza Multipla. E la Teoria dell’Intelligenza Multipla differenzia in nove tipologie distinte le nostre capacità.
Ogni forma di Intelligenza, naturalmente, è localizzata in una diversa parte del cervello umano:
1. La prima Intelligenza classificata è quella Linguistica-Verbale, che consente una particolare abilità nell’utilizzare il linguaggio con un vocabolario ricco, completo, esteso e al tempo stesso il più chiaro possibile. Chi ne è dotato ha più capacità di altri a risultare efficace nella comunicazione, ma anche più esperto nell’insegnamento e uso della sintassi. Avvocati, oratori, linguisti, poeti e scrittori ne trovano un assicurato vantaggio. A livello cerebrale ne sono coinvolti entrambi gli Emisferi, quello sinistro più razionale, e quello destro più creativo.
2. Segue l’Intelligenza Logico-Matematica, che, invece, è propria dell’Emisfero Cerebrale sinistro. Un elevato sviluppo del pensiero logico e deduttivo permette di ricordare con maggior facilità simboli, formule, mappe mentali, schemi e catene logiche di elementi. Ne sono avvantaggiati solitamente gli scienziati, ma anche chi si occupa di tecnologia e di ingegneria.
3. Il senso dell’orientamento e anche la memoria – considerata come forma di orientamento nel tempo, anziché nello spazio – derivano in particolar modo dall’Intelligenza Spaziale. Nonostante sia indispensabile la logica e perfino la razionalità, dettate dall’Emisfero Cerebrale sinistro, è soprattutto l’Emisfero destro ad esserne interessato. Questa forma di intelligenza, infatti, implica un’alta capacità di memorizzazione visiva, di attenzione ai particolari figurativi e comporta indubbiamente un elevato livello di Creatività. Ne godono particolarmente gli artisti, pittori e scultori soprattutto, ma anche gli architetti e indubbiamente gli esploratori.
4. L’Intelligenza Corporeo-Cinestesica è guidata da vari punti del nostro cervello e cervelletto, compreso il talamo. La sua attivazione comporta una coordinazione degli arti e del corpo in generale, una padronanza dei propri movimenti che è tipica di artisti e sportivi.
5. È propriamente l’Emisfero destro del cervello a sviluppare, invece, l’Intelligenza Musicale. La musica è creatività pura. Saper cantare in modo intonato e suonare strumenti con facilità e abilità si può, certamente, imparare. Più spesso, tuttavia, è una dote con cui si nasce ed è propria di compositori, musicisti, cantanti.
Il sesto e il settimo tipo di Intelligenza sono ampiamente correlati: quella Interpersonale e quella Intrapersonale. Sono entrambe guidate principalmente dall’Emisfero destro, quello più emotivo e creativo, ma anche dai lobi prefrontali.
Si tratta della spiccata abilità a comprendere le sensazioni proprie e altrui. Riconoscere ed accogliere le emozioni imparando a gestirle è, senza dubbio, il primo passo per inserirsi nella società e creare relazioni basate su empatia, sapendosi immedesimare negli altri proprio perché si è compresi prima se stessi. Dai Leader agli attori, senza scordarsi proprio degli psicologi, questa prerogativa fa anche parte inequivocabile dell’Intelligenza Emotiva, individuata e studiata da David Goleman, anch’egli psicologo di Harward.
A queste forme, sono state in seguito aggiunte quelle dell’Intelligenza Naturalistica (numero 8), che consente di saper riconoscere, classificare e correlare tra loro oggetti naturali, e l’Intelligenza Esistenziale (numero 9) propria, in particolar modo di filosofi e psicologi. È grazie a quest’ultima che si risulta particolarmente capaci di riflettere con consapevolezza sulle più importanti teorie dell’esistenza, con spiccata abilità di astrazione, grazie all’intervento dell’Emisfero cerebrale sinistro.
Naturalmente, questa classificazione qualitativa delle varie forme di Intelligenza a nulla servirebbe se non fosse possibile connetterne e correlarne diverse, in misura variabile e specifica per ogni singolo individuo. Non conta molto essere un gran genio solo in un campo. E’ la plasticità della nostra mente che conta. Quel mettere insieme abilità differenti – tra doti innate e doti apprese – in quantità differenti, senza smettere di imparare mai.
Quali e quante forme di Intelligenza esistono? La Scienza se lo è chiesto e risponde
Sei Intelligente? La risposta giusta è Come, non Quanto. Esistono, infatti, ben nove forme di Intelligenza, particolarmente differenti tra loro, ognuna delle quali riporta all’attivazione di zone cerebrali specifiche. Ciascuno di noi ha competenze e abilità che nascono da una connessione e fusione di queste eterogenee – e spesso discordanti -Intelligenze.
Non esiste un unico modello di Intelligenza umana, e forse questo non tutti lo sanno.
Perché ci si riferisce alle capacità cerebrali fondamentalmente dal punto di vista quantitativo. E, quindi, tutti a misurare il proprio Quoziente Intellettivo.Fin dalla fine del XIX secolo, quando Francis Galton, cugino del più noto Charles Darwin, iniziò a studiare come si poteva calcolare l’Intelligenza umana. Fattori ereditari e fattori ambientali – crescere in mezzo a stimoli sempre nuovi per aumentare la curiosità e l’approccio intellettivo – si uniscono nel precisare quel numero di Q.I. di cui tanti, tutti si preoccupano.
Eppure, se ci ponessimo in un’altra prospettiva: quella qualitativa?
Ecco, la scienza – o meglio la Neuroscienza – ha individuato diversi tipologie di Intelligenza, forme differenti proprio qualitativamente, che naturalmente risultano spesso associate tra di loro. Correlate o addirittura fuse.
Oggi gli studi psicologici sono propensi a ripetere che non esiste una forma omologabile per tutti di intelligenza, dal momento che esistono due Emisferi Cerebrali distinti, che guidano il comportamento umano in modi perfino opposti tra loro.
Si può senz’altro dire, in ogni caso, che l’intelligenza è il risultato di abilità cognitive – come la logica, il ragionamento e la memoria – associate ad altre caratteristiche della personalità, principalmente dettate dalle emozioni. Tale associazione permette distinti livelli di concentrazione, soglia dell’attenzione, forza e sicurezza, modulazione dell’ansia.
Il famoso Test del Q.I. è oggi sempre meno utilizzato e, anche in ambito scolastico, non si ritiene più che avere un punteggio alto garantisca poi maggior successo nel lavoro. Il primo studioso a sostenerlo è stato Howard Gardner, psicologo e docente statunitense della Harward University, il più convinto dei teorici dell’Intelligenza Fattorialista o Intelligenza Multipla. E la Teoria dell’Intelligenza Multipla differenzia in nove tipologie distinte le nostre capacità.
Ogni forma di Intelligenza, naturalmente, è localizzata in una diversa parte del cervello umano:
1. La prima Intelligenza classificata è quella Linguistica-Verbale, che consente una particolare abilità nell’utilizzare il linguaggio con un vocabolario ricco, completo, esteso e al tempo stesso il più chiaro possibile. Chi ne è dotato ha più capacità di altri a risultare efficace nella comunicazione, ma anche più esperto nell’insegnamento e uso della sintassi. Avvocati, oratori, linguisti, poeti e scrittori ne trovano un assicurato vantaggio. A livello cerebrale ne sono coinvolti entrambi gli Emisferi, quello sinistro più razionale, e quello destro più creativo.
2. Segue l’Intelligenza Logico-Matematica, che, invece, è propria dell’Emisfero Cerebrale sinistro. Un elevato sviluppo del pensiero logico e deduttivo permette di ricordare con maggior facilità simboli, formule, mappe mentali, schemi e catene logiche di elementi. Ne sono avvantaggiati solitamente gli scienziati, ma anche chi si occupa di tecnologia e di ingegneria.
3. Il senso dell’orientamento e anche la memoria – considerata come forma di orientamento nel tempo, anziché nello spazio – derivano in particolar modo dall’Intelligenza Spaziale. Nonostante sia indispensabile la logica e perfino la razionalità, dettate dall’Emisfero Cerebrale sinistro, è soprattutto l’Emisfero destro ad esserne interessato. Questa forma di intelligenza, infatti, implica un’alta capacità di memorizzazione visiva, di attenzione ai particolari figurativi e comporta indubbiamente un elevato livello di Creatività. Ne godono particolarmente gli artisti, pittori e scultori soprattutto, ma anche gli architetti e indubbiamente gli esploratori.
4. L’Intelligenza Corporeo-Cinestesica è guidata da vari punti del nostro cervello e cervelletto, compreso il talamo. La sua attivazione comporta una coordinazione degli arti e del corpo in generale, una padronanza dei propri movimenti che è tipica di artisti e sportivi.
5. È propriamente l’Emisfero destro del cervello a sviluppare, invece, l’Intelligenza Musicale. La musica è creatività pura. Saper cantare in modo intonato e suonare strumenti con facilità e abilità si può, certamente, imparare. Più spesso, tuttavia, è una dote con cui si nasce ed è propria di compositori, musicisti, cantanti.
Il sesto e il settimo tipo di Intelligenza sono ampiamente correlati: quella Interpersonale e quella Intrapersonale. Sono entrambe guidate principalmente dall’Emisfero destro, quello più emotivo e creativo, ma anche dai lobi prefrontali.
Si tratta della spiccata abilità a comprendere le sensazioni proprie e altrui. Riconoscere ed accogliere le emozioni imparando a gestirle è, senza dubbio, il primo passo per inserirsi nella società e creare relazioni basate su empatia, sapendosi immedesimare negli altri proprio perché si è compresi prima se stessi. Dai Leader agli attori, senza scordarsi proprio degli psicologi, questa prerogativa fa anche parte inequivocabile dell’Intelligenza Emotiva, individuata e studiata da David Goleman, anch’egli psicologo di Harward.
A queste forme, sono state in seguito aggiunte quelle dell’Intelligenza Naturalistica (numero 8), che consente di saper riconoscere, classificare e correlare tra loro oggetti naturali, e l’Intelligenza Esistenziale (numero 9) propria, in particolar modo di filosofi e psicologi. È grazie a quest’ultima che si risulta particolarmente capaci di riflettere con consapevolezza sulle più importanti teorie dell’esistenza, con spiccata abilità di astrazione, grazie all’intervento dell’Emisfero cerebrale sinistro.
Naturalmente, questa classificazione qualitativa delle varie forme di Intelligenza a nulla servirebbe se non fosse possibile connetterne e correlarne diverse, in misura variabile e specifica per ogni singolo individuo. Non conta molto essere un gran genio solo in un campo. E’ la plasticità della nostra mente che conta. Quel mettere insieme abilità differenti – tra doti innate e doti apprese – in quantità differenti, senza smettere di imparare mai.
7 anni fa
Gender X: è la nuova possibilità per i cittadini di New York che non si riconoscono né maschi né femmine. Facciamo chiarezza sui termini usati per parlare di identità di genere.
Sul certificati dei cittadini di New York, dove richiesto sarà consentito scrivere "Genere: X" a chi non si riconosce né di genere femminile né maschile. È la nuova legge approvata a grande maggioranza dal consiglio comunale della Grande Mela, e le comunità LGBT (termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) di New York esultano per una "decisione storica", che ha peraltro implicazioni anche per gli eterosessuali. Perché non solamente gli adulti potranno "ridefinire" fin da subito il loro genere sui documenti, senza certificazioni mediche, ma anche le coppie etero, neogenitori, potranno scegliere l'opzione X sul certificato di nascita dei figli.
IDENTITÀ SESSUALE. Che differenza c'è tra transgender e transessuale? La transessualità è la condizione di chi non si riconosce nel genere (maschile o femminile) che corrisponde alla sua identità sessuale di nascita, e che per questo può decidere di trasformare il proprio corpo con interventi medici. Il transgenderismo, invece, è un movimento culturale, nato negli Usa negli anni ’80, per il quale non esistono due soli generi: ogni individuo può collocarsi lungo un continuum che va da maschio a femmina.
Transgender: trans (oltre, al di là) e gender (genere). | SHUTTERSTOCK
Si può definire transgender (trans: oltre, al di là, e gender: genere) chiunque non si riconosca nello stereotipo maschile o femminile: tuttavia, in ambito psicologico, medico e legale il termine viene usato per indicare un transessuale non operato ai genitali.
Il termine viado, invece, ha un’accezione dispregiativa: deriva dal portoghese transviado (deviato, pervertito) e si riferisce a uomini, omo o bisex, che praticano la prostituzione. Da noi, lo si usa erroneamente per indicare un transessuale di origine sudamericana che si prostituisce.
TRAVESTIMENTI. Il travestitismo (trans-vestito, cioè al di là del vestito) è l’abitudine di assumere un aspetto tipico del sesso opposto. È un errore considerarlo sinonimo di transessualità: i travestiti possono essere omosessuali, ma anche etero che usano il travestimento per vivere un aspetto secondario della loro personalità. Le drag queen, invece, sono uomini che si travestono da donna per fini di intrattenimento, così come i drag king: donne che si esibiscono in abiti maschili.
Test: Di che sesso è il tuo cervello?
https://www.focus.it/comportamento/sessualita/di-che-sesso-e-il-tuo-cervello
Sul certificati dei cittadini di New York, dove richiesto sarà consentito scrivere "Genere: X" a chi non si riconosce né di genere femminile né maschile. È la nuova legge approvata a grande maggioranza dal consiglio comunale della Grande Mela, e le comunità LGBT (termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) di New York esultano per una "decisione storica", che ha peraltro implicazioni anche per gli eterosessuali. Perché non solamente gli adulti potranno "ridefinire" fin da subito il loro genere sui documenti, senza certificazioni mediche, ma anche le coppie etero, neogenitori, potranno scegliere l'opzione X sul certificato di nascita dei figli.
IDENTITÀ SESSUALE. Che differenza c'è tra transgender e transessuale? La transessualità è la condizione di chi non si riconosce nel genere (maschile o femminile) che corrisponde alla sua identità sessuale di nascita, e che per questo può decidere di trasformare il proprio corpo con interventi medici. Il transgenderismo, invece, è un movimento culturale, nato negli Usa negli anni ’80, per il quale non esistono due soli generi: ogni individuo può collocarsi lungo un continuum che va da maschio a femmina.
Transgender: trans (oltre, al di là) e gender (genere). | SHUTTERSTOCK
Si può definire transgender (trans: oltre, al di là, e gender: genere) chiunque non si riconosca nello stereotipo maschile o femminile: tuttavia, in ambito psicologico, medico e legale il termine viene usato per indicare un transessuale non operato ai genitali.
Il termine viado, invece, ha un’accezione dispregiativa: deriva dal portoghese transviado (deviato, pervertito) e si riferisce a uomini, omo o bisex, che praticano la prostituzione. Da noi, lo si usa erroneamente per indicare un transessuale di origine sudamericana che si prostituisce.
TRAVESTIMENTI. Il travestitismo (trans-vestito, cioè al di là del vestito) è l’abitudine di assumere un aspetto tipico del sesso opposto. È un errore considerarlo sinonimo di transessualità: i travestiti possono essere omosessuali, ma anche etero che usano il travestimento per vivere un aspetto secondario della loro personalità. Le drag queen, invece, sono uomini che si travestono da donna per fini di intrattenimento, così come i drag king: donne che si esibiscono in abiti maschili.
Test: Di che sesso è il tuo cervello?
https://www.focus.it/comportamento/sessualita/di-che-sesso-e-il-tuo-cervello
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