7 anni fa
Quando nacque l'usanza di stringersi la mano?
La tradizione è molto antica, ma in Occidente si diffuse solo dopo la caduta dell'Impero romano. Grazie alle popolazioni germaniche che abitavano il nord dell'Europa.
La pratica di salutarsi stringendosi la mano oggi è molto diffusa. Ma le testimonianze antiche di questa usanza sono rare. Come si legge in un articolo di Focus Storia, una delle attestazioni più famose in Occidente è una stele del V secolo a. C. dove a salutarsi così erano le dee Atena ed Era.
Immagini di strette di mano compaiono anche in stele funerarie dello stesso periodo, ma per gli storici si tratta di eccezioni: nella Roma antica ad esempio ci si salutava più frequentemente dandosi un bacio. La stretta di mano era limitata a situazioni particolari ed era riservata a pochi intimi: familiari e amici molto cari.
STRETTA BABILONESE. Le cose andavano diversamente in Oriente. Lì questa pratica era diffusa già 4.000 anni fa, almeno nelle cerimonie religiose. Una delle testimonianze storiche più importanti proviene infatti da Babilonia (1800 a. C.) dove durante le solennità del nuovo anno il monarca stringeva simbolicamente la mano della statua di Marduk, il maggior dio babilonese, protettore dell'antica città.
MI FIDO DI TE. La stretta di mano come la conosciamo noi oggi - diffusa a 360 gradi in tutta la popolazione - è divenuta pratica diffusa in Europa solo dopo la caduta dell'impero romano, durante l'Alto Medioevo (V-X secolo d.C.). A praticarla erano soprattutto le tribù germaniche: serviva a esprimere la piena fiducia nei confronti di chi si incontrava. E il perché è facile da capire: impegnando la mano destra era infatti impossibile sfoderare la spada per difendersi.
PAESE CHE VAI... Da allora la stretta di mano si è diffusa a macchia d'olio e oggi è comune in numerose culture, con alcune varianti. Nei paesi anglofoni è praticata ad esempio soprattutto nei contesti lavorativi ed aziendali, mentre nei paesi arabi il saluto (nella versione completa) prevede che la mano tocchi in successione il torace, le labbra e la parte centrale della fronte, poi il gesto si prolunga in avanti, mentre si fa un inchino. O secondo altre usanze che si appoggi sul petto, mentre l'altra mano stringe quella dell'interlocutore. Tra i Masai, infine, gli uomini più che stringersi la mano se la sfiorano: il loro saluto infatti consiste in un leggero tocco di palmo delle mani che dura un brevissimo istante.
La tradizione è molto antica, ma in Occidente si diffuse solo dopo la caduta dell'Impero romano. Grazie alle popolazioni germaniche che abitavano il nord dell'Europa.
La pratica di salutarsi stringendosi la mano oggi è molto diffusa. Ma le testimonianze antiche di questa usanza sono rare. Come si legge in un articolo di Focus Storia, una delle attestazioni più famose in Occidente è una stele del V secolo a. C. dove a salutarsi così erano le dee Atena ed Era.
Immagini di strette di mano compaiono anche in stele funerarie dello stesso periodo, ma per gli storici si tratta di eccezioni: nella Roma antica ad esempio ci si salutava più frequentemente dandosi un bacio. La stretta di mano era limitata a situazioni particolari ed era riservata a pochi intimi: familiari e amici molto cari.
STRETTA BABILONESE. Le cose andavano diversamente in Oriente. Lì questa pratica era diffusa già 4.000 anni fa, almeno nelle cerimonie religiose. Una delle testimonianze storiche più importanti proviene infatti da Babilonia (1800 a. C.) dove durante le solennità del nuovo anno il monarca stringeva simbolicamente la mano della statua di Marduk, il maggior dio babilonese, protettore dell'antica città.
MI FIDO DI TE. La stretta di mano come la conosciamo noi oggi - diffusa a 360 gradi in tutta la popolazione - è divenuta pratica diffusa in Europa solo dopo la caduta dell'impero romano, durante l'Alto Medioevo (V-X secolo d.C.). A praticarla erano soprattutto le tribù germaniche: serviva a esprimere la piena fiducia nei confronti di chi si incontrava. E il perché è facile da capire: impegnando la mano destra era infatti impossibile sfoderare la spada per difendersi.
PAESE CHE VAI... Da allora la stretta di mano si è diffusa a macchia d'olio e oggi è comune in numerose culture, con alcune varianti. Nei paesi anglofoni è praticata ad esempio soprattutto nei contesti lavorativi ed aziendali, mentre nei paesi arabi il saluto (nella versione completa) prevede che la mano tocchi in successione il torace, le labbra e la parte centrale della fronte, poi il gesto si prolunga in avanti, mentre si fa un inchino. O secondo altre usanze che si appoggi sul petto, mentre l'altra mano stringe quella dell'interlocutore. Tra i Masai, infine, gli uomini più che stringersi la mano se la sfiorano: il loro saluto infatti consiste in un leggero tocco di palmo delle mani che dura un brevissimo istante.
7 anni fa
5 segni dell'attrazione secondo la scienza
Cosa succede al nostro corpo quando ci piace qualcuno? Dalla voce agli occhi, dal cuore alle... mani, ecco le principali reazioni, nascoste e incontrollate, scatenate dall'attrazione.
Quando provi attrazione per qualcuno, il tuo corpo ti invia dei segnali inequivocabili: cambi il tono di voce, dilati le pupille, le mani cominciano a sudare e il cuore inizia a battere più forte. Non ne sei sempre consapevole e non è detto che sia un male: alcune reazioni fisiologiche e comportamentali hanno anche la funzione di renderci più attraenti agli occhi del potenziale partner.
Studiando il linguaggio del corpo, psicologi e scienziati hanno inquadrato una serie di segnali che testimoniano che la persona che hai di fronte ti piace (o letta al contrario, che tu piaci alla persona che ti sta di fronte). I 5 più importanti? Eccoli.
1. ABBASSI (O ALZI) IL TONO DELLA VOCE
In uno studio del College di Reading, in Pennsylvania (Usa) del 2010 è stato chiesto a 48 tra donne e uomini di registrare un messaggio per uno sconosciuto di cui vedevano una foto. I ricercatori hanno scoperto che se il destinatario era attraente, gli intervistati tendevano a dettare il messaggio con voce più profonda.
Un'altro studio qualche tempo dopo ha rivelato che alcune donne di fronte a un uomo attraente tendevano piuttosto a produrre una voce più squillante, alzando il tono invece di abbassarlo. Risultati divergenti che però dicono la stessa cosa: se ti piace qualcuno, tendi inconsapevolmente ad adoperare la voce come uno strumento musicale per toccare le sue corde nascoste.
2. DILATI LE PUPILLE
Quando si è "colpiti" da una persona attraente, il cervello rilascia dopamina che provoca, tra le altre cose, la dilatazione della pupilla. Questo avviene perché l'ondata di dopamina eccita le terminazioni nervose dei nostri occhi, i muscoli si contraggono e le pupille si dilatano. Lo conferma una ricerca del Dipartimento di psicologia dell'Università di Tromsø, in Norvegia, secondo cui le donne dilatano le pupille degli occhi se si trovano di fronte a un potenziale partner, durante il periodo dell'ovulazione.
3. IMITI I GESTI DELLA PERSONA CHE TI ATTRAE
Gli psicologi anglosassoni lo chiamano mirroring: se una persona ti attrae, tendi a imitare il linguaggio del suo corpo inconsciamente. E la cosa pare essere apprezzata.
Uno studio del 2009 effettuato durante una seduta di speed dating, il gioco dove le persone hanno un tot di tempo per conquistare un partner e poi passare al successivo, ha rivelato che gli uomini tendevano a valutare favorevolmente le donne che imitavano leggermente il loro linguaggio verbale e non verbale.
4. TI SUDANO LE MANI
Può sembrare scontato, ma c'è una ragione scientifica: lo stesso cocktail di sostanze chimiche che generano eccitazione nel nostro cervello (le cosiddette monoamine: dopamina, noradrenalina e serotonina), agisce sulle ghiandole del sudore.
Dal momento che ben due terzi di queste si trovano sul palmo delle mani, è facile che l'emozione giochi lo scherzo delle mani umide (o sudaticce). Cosa che colpisce particolarmente gli uomini, secondo l'antropologa Helen Fisher della Rutgers university, tra i maggiori esperti al mondo dei meccanismi dell'amore. Il cervello maschile produce infatti dosi maggiori di monoamine.
5. SEI PARTICOLARMENTE LOQUACE E IL CUORE TI BATTE PIÙ VELOCEMENTE
Alla vista di una persona attraente, il nostro cervello invia precisi segnali alla ghiandola surrenale, che secerne ormoni come l'adrenalina e noradrenalina i quali, scorrendo attraverso il sangue, fanno sì che il cuore batta più veloce e più forte, un po come quando si corre sul tapis roulant. La noradrenalina in particolare è anche responsabile dell'attivazione dei meccanismi del cervello che spingono all'azione. Risultato: un'irrefrenabile voglia di chiacchierare per creare un contatto con la persona che piace.
Cosa succede al nostro corpo quando ci piace qualcuno? Dalla voce agli occhi, dal cuore alle... mani, ecco le principali reazioni, nascoste e incontrollate, scatenate dall'attrazione.
Quando provi attrazione per qualcuno, il tuo corpo ti invia dei segnali inequivocabili: cambi il tono di voce, dilati le pupille, le mani cominciano a sudare e il cuore inizia a battere più forte. Non ne sei sempre consapevole e non è detto che sia un male: alcune reazioni fisiologiche e comportamentali hanno anche la funzione di renderci più attraenti agli occhi del potenziale partner.
Studiando il linguaggio del corpo, psicologi e scienziati hanno inquadrato una serie di segnali che testimoniano che la persona che hai di fronte ti piace (o letta al contrario, che tu piaci alla persona che ti sta di fronte). I 5 più importanti? Eccoli.
1. ABBASSI (O ALZI) IL TONO DELLA VOCE
In uno studio del College di Reading, in Pennsylvania (Usa) del 2010 è stato chiesto a 48 tra donne e uomini di registrare un messaggio per uno sconosciuto di cui vedevano una foto. I ricercatori hanno scoperto che se il destinatario era attraente, gli intervistati tendevano a dettare il messaggio con voce più profonda.
Un'altro studio qualche tempo dopo ha rivelato che alcune donne di fronte a un uomo attraente tendevano piuttosto a produrre una voce più squillante, alzando il tono invece di abbassarlo. Risultati divergenti che però dicono la stessa cosa: se ti piace qualcuno, tendi inconsapevolmente ad adoperare la voce come uno strumento musicale per toccare le sue corde nascoste.
2. DILATI LE PUPILLE
Quando si è "colpiti" da una persona attraente, il cervello rilascia dopamina che provoca, tra le altre cose, la dilatazione della pupilla. Questo avviene perché l'ondata di dopamina eccita le terminazioni nervose dei nostri occhi, i muscoli si contraggono e le pupille si dilatano. Lo conferma una ricerca del Dipartimento di psicologia dell'Università di Tromsø, in Norvegia, secondo cui le donne dilatano le pupille degli occhi se si trovano di fronte a un potenziale partner, durante il periodo dell'ovulazione.
3. IMITI I GESTI DELLA PERSONA CHE TI ATTRAE
Gli psicologi anglosassoni lo chiamano mirroring: se una persona ti attrae, tendi a imitare il linguaggio del suo corpo inconsciamente. E la cosa pare essere apprezzata.
Uno studio del 2009 effettuato durante una seduta di speed dating, il gioco dove le persone hanno un tot di tempo per conquistare un partner e poi passare al successivo, ha rivelato che gli uomini tendevano a valutare favorevolmente le donne che imitavano leggermente il loro linguaggio verbale e non verbale.
4. TI SUDANO LE MANI
Può sembrare scontato, ma c'è una ragione scientifica: lo stesso cocktail di sostanze chimiche che generano eccitazione nel nostro cervello (le cosiddette monoamine: dopamina, noradrenalina e serotonina), agisce sulle ghiandole del sudore.
Dal momento che ben due terzi di queste si trovano sul palmo delle mani, è facile che l'emozione giochi lo scherzo delle mani umide (o sudaticce). Cosa che colpisce particolarmente gli uomini, secondo l'antropologa Helen Fisher della Rutgers university, tra i maggiori esperti al mondo dei meccanismi dell'amore. Il cervello maschile produce infatti dosi maggiori di monoamine.
5. SEI PARTICOLARMENTE LOQUACE E IL CUORE TI BATTE PIÙ VELOCEMENTE
Alla vista di una persona attraente, il nostro cervello invia precisi segnali alla ghiandola surrenale, che secerne ormoni come l'adrenalina e noradrenalina i quali, scorrendo attraverso il sangue, fanno sì che il cuore batta più veloce e più forte, un po come quando si corre sul tapis roulant. La noradrenalina in particolare è anche responsabile dell'attivazione dei meccanismi del cervello che spingono all'azione. Risultato: un'irrefrenabile voglia di chiacchierare per creare un contatto con la persona che piace.
7 anni fa
Gli uomini pensano che le donne vogliano sempre fare sesso con loro
Gli uomini faticano ad accettare l'idea che una donna sia interessata a loro, ma non voglia fare sesso: lo rivela un recente e sorprendente studio.
Una cosa è l'interesse, un'altra è il consenso. Una donna può accettare l'invito di un uomo a uscire, ma questo non significa che voglia andarci a letto. Eppure l'uomo fatica a cogliere questa sfumatura: è quanto è emerso da uno studio appena pubblicato sul Journal of Interpersonal Violence, diretto da Ashton Lofgreen, del dipartimento di psichiatria del Rush University Medical Center di Chicago.
Lo studio ha esaminato un campione di 145 giovani universitari, caucasici, eterosessuali a cui sono stati prospettati ipotetici scenari durante un appuntamento con una ragazza giudicata attraente.
GLI SCENARI. Nelle situazioni "tipo" prospettate la ragazza può o meno dare il suo consenso alla liaison: rispondendo esplicitamente sì oppure no, ma anche rimanendo in silenzio o comunicando nei fatti una forma di resistenza passiva. La ragazza inoltre può porsi in modi diversi - più o meno disinibiti - sfoggiando un look provocante, bevendo o meno alcol e raggiungendo un diverso grado di intimità con lui.
I RISULTATI. Lo studio mostra che spesso, per gli uomini, l'interesse sessuale e il consenso sessuale si combinano tra loro al punto da non distinguersi più. Anche se così non dovrebbe essere: ci sono infatti una varietà di motivi per cui una donna può dare il proprio consenso a fare sesso, senza essere interessata, oppure essere interessata e scegliere di non acconsentire. Perché è così difficile da capire?
LA CULTURA DELLO STUPRO. La ricerca ha testato quanto incida negli uomini quello che negli studi di genere è definita "cultura dello stupro". La convinzione cioè che la violenza sia giustificata perché "le donne in genere si eccitano ad essere fisicamente costrette a fare sesso". Partendo dalla premessa che "quando una donna dice no, in realtà sta dicendo sì"...
A conferma che si tratti di pensieri diffusi è il fatto che il modo in cui la donna, nei test, comunicava le sue intenzioni sessuali - il rifiuto verbale o la risposta passiva - incideva molto sulla percezione degli uomini: la risposta passiva li eccitava di più.
MIA PER SEMPRE. Inoltre i ricercatori hanno scoperto che molti uomini pensano che il fatto che una donna sia stata con loro in passato significhi che voglia fare sesso con loro anche in futuro: in questi casi anche il rifiuto esplicito della donna non era sufficiente a far entrare loro in testa che ormai non avevano più il loro consenso.
Lo studio infine ha smentito una convinzione diffusa secondo cui gli stupratori sarebbero soggetti deviati che si aggirano di notte, vestiti con improbabili impermeabili, lungo vicoli oscuri. Certamente figure simili esistono, ma i dati confermano che la maggior parte delle aggressioni sessuali sono commesse da conoscenti: colleghi, ex partner, amici...
Gli uomini faticano ad accettare l'idea che una donna sia interessata a loro, ma non voglia fare sesso: lo rivela un recente e sorprendente studio.
Una cosa è l'interesse, un'altra è il consenso. Una donna può accettare l'invito di un uomo a uscire, ma questo non significa che voglia andarci a letto. Eppure l'uomo fatica a cogliere questa sfumatura: è quanto è emerso da uno studio appena pubblicato sul Journal of Interpersonal Violence, diretto da Ashton Lofgreen, del dipartimento di psichiatria del Rush University Medical Center di Chicago.
Lo studio ha esaminato un campione di 145 giovani universitari, caucasici, eterosessuali a cui sono stati prospettati ipotetici scenari durante un appuntamento con una ragazza giudicata attraente.
GLI SCENARI. Nelle situazioni "tipo" prospettate la ragazza può o meno dare il suo consenso alla liaison: rispondendo esplicitamente sì oppure no, ma anche rimanendo in silenzio o comunicando nei fatti una forma di resistenza passiva. La ragazza inoltre può porsi in modi diversi - più o meno disinibiti - sfoggiando un look provocante, bevendo o meno alcol e raggiungendo un diverso grado di intimità con lui.
I RISULTATI. Lo studio mostra che spesso, per gli uomini, l'interesse sessuale e il consenso sessuale si combinano tra loro al punto da non distinguersi più. Anche se così non dovrebbe essere: ci sono infatti una varietà di motivi per cui una donna può dare il proprio consenso a fare sesso, senza essere interessata, oppure essere interessata e scegliere di non acconsentire. Perché è così difficile da capire?
LA CULTURA DELLO STUPRO. La ricerca ha testato quanto incida negli uomini quello che negli studi di genere è definita "cultura dello stupro". La convinzione cioè che la violenza sia giustificata perché "le donne in genere si eccitano ad essere fisicamente costrette a fare sesso". Partendo dalla premessa che "quando una donna dice no, in realtà sta dicendo sì"...
A conferma che si tratti di pensieri diffusi è il fatto che il modo in cui la donna, nei test, comunicava le sue intenzioni sessuali - il rifiuto verbale o la risposta passiva - incideva molto sulla percezione degli uomini: la risposta passiva li eccitava di più.
MIA PER SEMPRE. Inoltre i ricercatori hanno scoperto che molti uomini pensano che il fatto che una donna sia stata con loro in passato significhi che voglia fare sesso con loro anche in futuro: in questi casi anche il rifiuto esplicito della donna non era sufficiente a far entrare loro in testa che ormai non avevano più il loro consenso.
Lo studio infine ha smentito una convinzione diffusa secondo cui gli stupratori sarebbero soggetti deviati che si aggirano di notte, vestiti con improbabili impermeabili, lungo vicoli oscuri. Certamente figure simili esistono, ma i dati confermano che la maggior parte delle aggressioni sessuali sono commesse da conoscenti: colleghi, ex partner, amici...
7 anni fa
Coppia
Lombardia, Monza e Brianza
Lombardia, Monza e Brianza
CERTIFICATO
https://www.google.as/amp/s/www.corriere.it/cronache/18_settembre_26/morto-zanza-re-playboy-rimini-stroncato-un-malore-mentre-era-una-23enne-2f90405e-c164-11e8-bcc0-6fbb0e9f9aa8_amp.html..
7 anni fa
Coppia
Lombardia, Monza e Brianza
Lombardia, Monza e Brianza
CERTIFICATO
Sì può dire fosse un singolo di successo..Quotato da Cream_andCoffee,https://www.google.as/amp/s/www.corriere.it/cronache/18_settembre_26/morto-zanza-re-playboy-rimini-stroncato-un-malore-mentre-era-una-23enne-2f90405e-c164-11e8-bcc0-6fbb0e9f9aa8_amp.html..
7 anni fa
Sesso virtuale sempre più reale
L'ultima frontiera del sesso virtuale è farlo con persone reali... a distanza! Ecco le nuove complicazioni hi-tech per fantasie erotiche.
Tre aziende della Silicon Valley hanno unito cervelli (e investimenti) per mettere a punto la più sofisticata e complessa versione di sesso a distanza mai concepita fino ad oggi: un tripudio di realtà virtuale, meccanica di precisione e reti ad alta velocità che consentirà incontri bollenti con un grado di realismo senza paragoni e senza abbandonare la solitudine della propria cameretta.
Protagoniste dell'impresa sono RealDoll, Lovense e CamSoda. La prima costruisce bambole in scala 1:1 personalizzabili in ogni dettaglio e misura, la seconda è specializzata nella produzione di sofisticati sex toy che possono collegarsi a Internet, la terza è uno dei più recenti siti di "live cam".
CHE BAMBOLA! RealDoll ha equipaggiato alcuni dei suoi modelli più costosi con parti anatomiche di Lovense che si collegano tramite smartphone ai sex toys in dotazione ai "lavoratori" di CamSoda. Dotato dell'intera suite e di un visore per la realtà virtuale, il visitatore si trova così immerso in un ambiente completo (quasi) di tutto. La connessione in banda larga ci mette infine del suo per trasferire al volo movimenti e sensazioni, (quasi) come in un incontro tra persone in carne e ossa. O almeno questo è ciò che viene promesso.
Pare però dai commenti che l'esperienza sia piuttosto lontana dalla realtà anche per le soluzioni hi-tech al top della gamma di prezzo.
L'unica cosa "realmente reale" è il prezzo dei VIRP - Virtual Intercourse with Real People, cioè incontri virtuali con persone reali: una RealDoll full optional costa più di 10.000 euro - e soluzioni più economiche pare siano "drammaticamente deludenti".
È COSÌ DIFFICILE FARE SESSO (ALLA VECCHIA MANIERA)? Il prossimo passo, annunciato e sbandierato, saranno i robot specializzati nell'intrattenimento per adulti, da noleggiare alla bisogna, in arrivo entro qualche anno. A chi gli chiede se ce n'era proprio bisogno, Daryn Parker, uno dei promotori dell'impresa, risponde senza esitazioni che anche i telefoni cellulari, all'inizio della loro storia, erano visti come un oggetto inutile e riservato a pochi. Sono comunque in molti a ritenere che si tratti di un mercato ricco e in espansione: sembra che il numero di persone, uomini e donne, che preferiscono fare da soli e senza complicazioni sia in costante aumento.
27 GENNAIO 2018 | FRANCO SEVERO | FOCUS
L'ultima frontiera del sesso virtuale è farlo con persone reali... a distanza! Ecco le nuove complicazioni hi-tech per fantasie erotiche.
Tre aziende della Silicon Valley hanno unito cervelli (e investimenti) per mettere a punto la più sofisticata e complessa versione di sesso a distanza mai concepita fino ad oggi: un tripudio di realtà virtuale, meccanica di precisione e reti ad alta velocità che consentirà incontri bollenti con un grado di realismo senza paragoni e senza abbandonare la solitudine della propria cameretta.
Protagoniste dell'impresa sono RealDoll, Lovense e CamSoda. La prima costruisce bambole in scala 1:1 personalizzabili in ogni dettaglio e misura, la seconda è specializzata nella produzione di sofisticati sex toy che possono collegarsi a Internet, la terza è uno dei più recenti siti di "live cam".
CHE BAMBOLA! RealDoll ha equipaggiato alcuni dei suoi modelli più costosi con parti anatomiche di Lovense che si collegano tramite smartphone ai sex toys in dotazione ai "lavoratori" di CamSoda. Dotato dell'intera suite e di un visore per la realtà virtuale, il visitatore si trova così immerso in un ambiente completo (quasi) di tutto. La connessione in banda larga ci mette infine del suo per trasferire al volo movimenti e sensazioni, (quasi) come in un incontro tra persone in carne e ossa. O almeno questo è ciò che viene promesso.
Pare però dai commenti che l'esperienza sia piuttosto lontana dalla realtà anche per le soluzioni hi-tech al top della gamma di prezzo.
L'unica cosa "realmente reale" è il prezzo dei VIRP - Virtual Intercourse with Real People, cioè incontri virtuali con persone reali: una RealDoll full optional costa più di 10.000 euro - e soluzioni più economiche pare siano "drammaticamente deludenti".
È COSÌ DIFFICILE FARE SESSO (ALLA VECCHIA MANIERA)? Il prossimo passo, annunciato e sbandierato, saranno i robot specializzati nell'intrattenimento per adulti, da noleggiare alla bisogna, in arrivo entro qualche anno. A chi gli chiede se ce n'era proprio bisogno, Daryn Parker, uno dei promotori dell'impresa, risponde senza esitazioni che anche i telefoni cellulari, all'inizio della loro storia, erano visti come un oggetto inutile e riservato a pochi. Sono comunque in molti a ritenere che si tratti di un mercato ricco e in espansione: sembra che il numero di persone, uomini e donne, che preferiscono fare da soli e senza complicazioni sia in costante aumento.
27 GENNAIO 2018 | FRANCO SEVERO | FOCUS
7 anni fa
Età biologica ed età anagrafica: le differenze
E' la nostra data biologica a stabilire realmente il nostro stato di giovinezza, non la nostra età anagrafica
Pubblicato da Anna Franceschi Martedì 8 marzo 2016
Si sente spesso parlare di età biologica ed età anagrafica, ma quali sono le differenze fra le due? Per dare una spiegazione facile e veloce basta pensare che vi sono persone che dimostrano 10 anni in più rispetto alla propria età anagrafica, e altre che ne dimostrano 10 in meno. Ma perchè succede questo? Anche qui è facile capirlo semplicemente rispondendo che dipende dalla genetica, ma anche dallo stile di vita, che comprende le abitudini alimentari, l’attività fisica abitualmente svolta e la percezioni di sintomi relativi allo stress. Quindi più siamo in forma e più diminuisce la nostra età biologica, e poi maggiore sarà la probabilità di vivere a lungo.
L’età anagrafica e quella che corrisponde al nostro giorno di nascita e che viene indicata dalla carta d’identità, l’età biologica è invece quella che si può attribuire sulla base delle condizioni morfologiche e funzionali valutate rispetto a valori standard di riferimento. L’età biologica è quindi correlata all’età anagrafica, ma è influenzata da numerosi altri fattori quali la genetica, l’ambiente in cui si vive e lo stile di vita.
Differenze tra età biologica ed età anagrafica
L’età anagrafica si misura dalla data di nascita. L’età biologica si misura invece dallo stato di salute psicofisica, e a differenza dell’età anagrafica, può aumentare o diminuire repentinamente. Si parla di salute psicofisica perchè forse non tutti sanno che esiste anche l’età psicologica, che è strettamente collegata a quella biologica, e che misura la capacità da parte della persona di adattarsi all’ambiente per vivere meglio.
Quindi il fatto che due coetanei non dimostrino la stessa età anagrafica dipende da quei fattori che compromettono l’organismo, e si parla di stress, insonnia e problemi legati al sonno, alimentazione squilibrata, smog, assenza di attività fisica, consumo di alcol, fumo, eccessiva esposizione solare, assunzione di farmaci per determinate patologie croniche.
Come migliorare l’età biologica
Tanto migliore sarà la forma fisica e psicologica, e tanto migliore sarà la nostra età biologica. Molti sono gli studi scientifici che dimostrano come un peso corporeo nella norma, uno stile di vita sano, e l’abitudine ad una regolare attività fisica portano ad avere un’età biologica più bassa di quella anagrafica.
Come si stabilisce la propria età biologica?
In linea di massima, l’aspetto del volto ci rivela da subito se una persona è più giovane o più vecchia rispetto alla sua età anagrafica. Ma stabilire quale sia la vera età biologica di una persona non è ancora possibile perchè disponiamo di metodiche strumentali di diagnostica non invasiva per determinare l’età biologica solo per determinati compartimenti dell’organismo, come per esempio per la pelle.
Ma è in corso uno studio sulla possibilità di appurare la propria età biologica con un semplice esame del sangue. Un team di ricercatori del King’s College di Londra sta studiando un test che aiuti i medici a scoprire le persone più a rischio di sviluppare la demenza senile, dal momento che i soggetti con un’età biologica superiore a quella anagrafica hanno più probabilità di insorgenza della malattia rispetto alla media.
E' la nostra data biologica a stabilire realmente il nostro stato di giovinezza, non la nostra età anagrafica
Pubblicato da Anna Franceschi Martedì 8 marzo 2016
Si sente spesso parlare di età biologica ed età anagrafica, ma quali sono le differenze fra le due? Per dare una spiegazione facile e veloce basta pensare che vi sono persone che dimostrano 10 anni in più rispetto alla propria età anagrafica, e altre che ne dimostrano 10 in meno. Ma perchè succede questo? Anche qui è facile capirlo semplicemente rispondendo che dipende dalla genetica, ma anche dallo stile di vita, che comprende le abitudini alimentari, l’attività fisica abitualmente svolta e la percezioni di sintomi relativi allo stress. Quindi più siamo in forma e più diminuisce la nostra età biologica, e poi maggiore sarà la probabilità di vivere a lungo.
L’età anagrafica e quella che corrisponde al nostro giorno di nascita e che viene indicata dalla carta d’identità, l’età biologica è invece quella che si può attribuire sulla base delle condizioni morfologiche e funzionali valutate rispetto a valori standard di riferimento. L’età biologica è quindi correlata all’età anagrafica, ma è influenzata da numerosi altri fattori quali la genetica, l’ambiente in cui si vive e lo stile di vita.
Differenze tra età biologica ed età anagrafica
L’età anagrafica si misura dalla data di nascita. L’età biologica si misura invece dallo stato di salute psicofisica, e a differenza dell’età anagrafica, può aumentare o diminuire repentinamente. Si parla di salute psicofisica perchè forse non tutti sanno che esiste anche l’età psicologica, che è strettamente collegata a quella biologica, e che misura la capacità da parte della persona di adattarsi all’ambiente per vivere meglio.
Quindi il fatto che due coetanei non dimostrino la stessa età anagrafica dipende da quei fattori che compromettono l’organismo, e si parla di stress, insonnia e problemi legati al sonno, alimentazione squilibrata, smog, assenza di attività fisica, consumo di alcol, fumo, eccessiva esposizione solare, assunzione di farmaci per determinate patologie croniche.
Come migliorare l’età biologica
Tanto migliore sarà la forma fisica e psicologica, e tanto migliore sarà la nostra età biologica. Molti sono gli studi scientifici che dimostrano come un peso corporeo nella norma, uno stile di vita sano, e l’abitudine ad una regolare attività fisica portano ad avere un’età biologica più bassa di quella anagrafica.
Come si stabilisce la propria età biologica?
In linea di massima, l’aspetto del volto ci rivela da subito se una persona è più giovane o più vecchia rispetto alla sua età anagrafica. Ma stabilire quale sia la vera età biologica di una persona non è ancora possibile perchè disponiamo di metodiche strumentali di diagnostica non invasiva per determinare l’età biologica solo per determinati compartimenti dell’organismo, come per esempio per la pelle.
Ma è in corso uno studio sulla possibilità di appurare la propria età biologica con un semplice esame del sangue. Un team di ricercatori del King’s College di Londra sta studiando un test che aiuti i medici a scoprire le persone più a rischio di sviluppare la demenza senile, dal momento che i soggetti con un’età biologica superiore a quella anagrafica hanno più probabilità di insorgenza della malattia rispetto alla media.
7 anni fa
NON è POCO... e poi puoi cambiarle il look e il colore della pelle volta per volta... con somme veramente minime
Non ti pianta grane e con un poco di fantasia ti fa raggiungere vette di piacere impensabili
Non ti pianta grane e con un poco di fantasia ti fa raggiungere vette di piacere impensabili
7 anni fa
già... tu pensi sempre al sesso, ma basta...Quotato da emmegei,...e non ti risponderà mai ' niente' quando la vedi incazzata e le chiedi cosa c'è 😄Quotato da coppiaestero,NON è POCO... e poi puoi cambiarle il look e il colore della pelle volta per volta...
ma cara... non sono cara, non ti ho mai chiesto denaro per farti scopare.... Sì è vero, ma me li hai chiesto dopo, quando mi hai chiesto di accompagnarti per gli acquisti... e così via...
7 anni fa
Dubbi sul sesso? Non chiedete a Siri
Non tutti gli assistenti digitali sono ugualmente bravi su materie delicate. Prendiamo per esempio il sesso...
Una ricerca su Google è il modo più semplice per cercare informazioni, anche quelle più imbarazzanti. Si potrebbe pensare che gli “assistenti digitali”, tipo Google Assistant oppure Siri, a cui si possono fare le stesse domande, possano essere altrettanto d’aiuto. Invece, non sempre: quando si tratta di sesso, non tutti i modi di ricerca online sono ugualmente affidabili. A sondare la questione è stato un gruppo di accademici neozelandesi, che hanno descritto i dettagli della loro indagine sul numero natalizio del British Medical Journal, per tradizione dedicato ad argomenti “strani” ma affrontati col rigore metodologico tipico degli studi più seri.
CHATBOT A CONFRONTO. I ricercatori hanno messo alla prova motori di ricerca e assistenti digitali (i software che parlano con gli esseri umani) con cinquanta domande relative a questioni di salute della sfera sessuale e con quesiti anche più delicati, per esempio sul come e dove fare sesso.
Con le domande di salute, la ricerca su Google ha fornito una risposta corretta, basata sulle fonti più autorevoli, in oltre il 70 per cento dei casi. Google Assistant è andato un po’ peggio, rispondendo in maniera adeguata circa la metà delle volte, mentre Siri l’ha azzeccata solo in un caso su tre.
Non solo: mentre affidandosi al motore di ricerca si ricevono risposte completamente inutili solo l’8 per cento delle volte, nel caso dei due assistenti digitali succede più spesso: il 12 per cento dei casi con Google Assistant e addirittura il 36 per cento con Siri.
SCUSA, COME HAI DETTO? Facendo domande con la ricerca vocale ci sono anche problemi di comprensione. Nell’inglese con accento neozelandese dei ricercatori, Siri ha più volte confuso la pronuncia e scambiato “sex” con “six”, andando del tutto fuori strada con le risposte.
Cercando immagini sul come si fa sesso o come si usa un preservativo, con Google e Google Assistant si va abbastanza sul sicuro. Google per esempio indirizza subito, molto professionalmente, alle immagini scientifiche di un rapporto sessuale dentro una risonanza magnetica, condotte in uno studio scientifico di qualche anno fa, e a un video didascalico su come indossare il profilattico.
Siri invece non prende sul serio le domande, o è troppo generica. Alla richiesta di mostrare persone che fanno sesso, tira fuori improbabili immagini di sesso con alieni e di persone che si baciano. Oppure si mostra estremamente diffidente, forse crede che la stiano prendendo in giro e si trincera dietro un “non ho un’opinione su questo”.
Insomma, finché Siri non verrà programmata per sentirsi a suo agio con faccende di sesso, meglio non cercare la sua consulenza in materia.
Non tutti gli assistenti digitali sono ugualmente bravi su materie delicate. Prendiamo per esempio il sesso...
Una ricerca su Google è il modo più semplice per cercare informazioni, anche quelle più imbarazzanti. Si potrebbe pensare che gli “assistenti digitali”, tipo Google Assistant oppure Siri, a cui si possono fare le stesse domande, possano essere altrettanto d’aiuto. Invece, non sempre: quando si tratta di sesso, non tutti i modi di ricerca online sono ugualmente affidabili. A sondare la questione è stato un gruppo di accademici neozelandesi, che hanno descritto i dettagli della loro indagine sul numero natalizio del British Medical Journal, per tradizione dedicato ad argomenti “strani” ma affrontati col rigore metodologico tipico degli studi più seri.
CHATBOT A CONFRONTO. I ricercatori hanno messo alla prova motori di ricerca e assistenti digitali (i software che parlano con gli esseri umani) con cinquanta domande relative a questioni di salute della sfera sessuale e con quesiti anche più delicati, per esempio sul come e dove fare sesso.
Con le domande di salute, la ricerca su Google ha fornito una risposta corretta, basata sulle fonti più autorevoli, in oltre il 70 per cento dei casi. Google Assistant è andato un po’ peggio, rispondendo in maniera adeguata circa la metà delle volte, mentre Siri l’ha azzeccata solo in un caso su tre.
Non solo: mentre affidandosi al motore di ricerca si ricevono risposte completamente inutili solo l’8 per cento delle volte, nel caso dei due assistenti digitali succede più spesso: il 12 per cento dei casi con Google Assistant e addirittura il 36 per cento con Siri.
SCUSA, COME HAI DETTO? Facendo domande con la ricerca vocale ci sono anche problemi di comprensione. Nell’inglese con accento neozelandese dei ricercatori, Siri ha più volte confuso la pronuncia e scambiato “sex” con “six”, andando del tutto fuori strada con le risposte.
Cercando immagini sul come si fa sesso o come si usa un preservativo, con Google e Google Assistant si va abbastanza sul sicuro. Google per esempio indirizza subito, molto professionalmente, alle immagini scientifiche di un rapporto sessuale dentro una risonanza magnetica, condotte in uno studio scientifico di qualche anno fa, e a un video didascalico su come indossare il profilattico.
Siri invece non prende sul serio le domande, o è troppo generica. Alla richiesta di mostrare persone che fanno sesso, tira fuori improbabili immagini di sesso con alieni e di persone che si baciano. Oppure si mostra estremamente diffidente, forse crede che la stiano prendendo in giro e si trincera dietro un “non ho un’opinione su questo”.
Insomma, finché Siri non verrà programmata per sentirsi a suo agio con faccende di sesso, meglio non cercare la sua consulenza in materia.
7 anni fa
Moche, la civiltà del sesso
Mentre Roma fondava il suo impero, in Perù vivenao i Moche, un popolo dai tratti enigmatici e con una religione basata sul sesso.
Il loro vero nome è ancora un mistero, nessuno lo conosce ancora. Gli archeologi li chiamano Moche (o Mochica), ma sono nomi convenzionali, presi dal fiume Moche sulle cui rive si è sviluppata la loro civiltà. Visserò in Perù, tra il 100 a.C. e il 740 d.C, più o meno nello stesso periodo in cui in Europa si è andati da Gesu Cristo a Carlo Magno.
La loro fu una delle più antiche civiltà del nuovo mondo, nata e cresciuta molto prima di quelle degli Aztechi e degli Incas. Abili agricoltori (coltivavano mais e patate nel deserto), coraggiosi marinai (avevano sfidato l’oceano, andando a pesca con fragili barche di giunti) e impavidi guerrieri (erano armati solo di mazze di rame e tatuaggi portafortuna) sono famosi soprattutto perché il sesso era parte integrante della religione. I morti e gli dèi passavano il tempo a fare l’amore, non per piacere bensì per mantenere l’equilibro della vita.
INTRECCI. Questa è la tesi degli studiosi che hanno analizzato le sculture di questa civiltà che raffigurano atti sessuali realistici tra vivi, defunti e dèi. Atti sessuali privi di carica erotica, in quanto non riferiti alla vita quotidiana ma a una cosmogonia religiosa in cui sesso, morte e sacrificio erano intrecciati.
I Moche, infatti, credevano che il cosmo fosse formato da 3 dimensioni in contatto: quella dei vivi, quella dei morti e quella degli dèi. «Le scene di sesso tra vivi e defunti sono la celebrazione degli scambi tra gli abitanti del cosmo» sostiene l’antropologa Anne-Christine Taylor. «Il sesso era il motore che permetteva ai 3 mondi di restare in contatto»
MUSEO VIETATO AI MINORI. L'archeologo Maximo Terrazos racconta che quando, oltre 50 anni fa, aprì la porta di una stanza del seminterrato del Museo di Archeologia di Lima rimase a bocca aperta: davanti a lui si spalancò la vista di 1.500 ceramiche incise dalla popolazione Mochica. Tutti quei vasi, boccali, brocche, e vari oggetti, prelevati da sarcofaghi di adulti, donne e bambini, ritraevano scene porno: masturbazione di gruppo, atti di sodomia, orge, sesso orale, accoppiamenti con scheletri, ranocchie, ermafroditi, e molto altro.
Le ceramiche, insieme alle mummie di alcuni defunti, sono tra i pochi resti di questa civiltà che non conosceva la scrittura e che ha lasciato poche tracce del suo passaggio.
SACRIFICI UMANI. Una visita alla sezione erotica del museo di Lima però può trarre in inganno. I Moche non erano soltanto degli insaziabili edonisti come potrebbero apparire. Le decorazioni di altri vasi descrivono raccapriccianti sacrifici umani, con sacerdoti intenti a bere sangue umano da coppe rituali.
ORGE E SODOMIA. I Moche non erano i soli a essere sessualmente spregiudicati. Lo furono anche i successivi Incas, e gli Aztechi messicani. L’esploratore spagnolo Bernal Díaz del Castillo (1492-1584) così descrisse gli indigeni: “per la maggior parte erano tutti sodomiti. Alcuni vestivano addirittura con abiti da donna per guadagnare denaro con quell’atto diabolico e abominevole”.
Nel 1570 lo stupefatto viceré del Perú Francisco da Toledo si accorse che sodomia, masturbazione e la pratica quechua chiamata “matrimonio di prova” erano diffuse in varie regioni, e per estirpare questi vizi ordinò che gli sporcaccioni ricevessero 100 frustate a testa.
Ci fu però chi, come gli aztechi e gli zapotechi, introdusse dei limiti: secondo la fede animista azteca, per esempio, l’attività sessuale precoce ed eccessiva faceva ammalare e morire; l’adulterio provocava l’emissione di un miasma dal fegato, nocivo per chiunque si accostasse al peccatore. E, molto spesso, il deterrente funzionava.
12 FEBBRAIO 2016 | FOCUS
Mentre Roma fondava il suo impero, in Perù vivenao i Moche, un popolo dai tratti enigmatici e con una religione basata sul sesso.
Il loro vero nome è ancora un mistero, nessuno lo conosce ancora. Gli archeologi li chiamano Moche (o Mochica), ma sono nomi convenzionali, presi dal fiume Moche sulle cui rive si è sviluppata la loro civiltà. Visserò in Perù, tra il 100 a.C. e il 740 d.C, più o meno nello stesso periodo in cui in Europa si è andati da Gesu Cristo a Carlo Magno.
La loro fu una delle più antiche civiltà del nuovo mondo, nata e cresciuta molto prima di quelle degli Aztechi e degli Incas. Abili agricoltori (coltivavano mais e patate nel deserto), coraggiosi marinai (avevano sfidato l’oceano, andando a pesca con fragili barche di giunti) e impavidi guerrieri (erano armati solo di mazze di rame e tatuaggi portafortuna) sono famosi soprattutto perché il sesso era parte integrante della religione. I morti e gli dèi passavano il tempo a fare l’amore, non per piacere bensì per mantenere l’equilibro della vita.
INTRECCI. Questa è la tesi degli studiosi che hanno analizzato le sculture di questa civiltà che raffigurano atti sessuali realistici tra vivi, defunti e dèi. Atti sessuali privi di carica erotica, in quanto non riferiti alla vita quotidiana ma a una cosmogonia religiosa in cui sesso, morte e sacrificio erano intrecciati.
I Moche, infatti, credevano che il cosmo fosse formato da 3 dimensioni in contatto: quella dei vivi, quella dei morti e quella degli dèi. «Le scene di sesso tra vivi e defunti sono la celebrazione degli scambi tra gli abitanti del cosmo» sostiene l’antropologa Anne-Christine Taylor. «Il sesso era il motore che permetteva ai 3 mondi di restare in contatto»
MUSEO VIETATO AI MINORI. L'archeologo Maximo Terrazos racconta che quando, oltre 50 anni fa, aprì la porta di una stanza del seminterrato del Museo di Archeologia di Lima rimase a bocca aperta: davanti a lui si spalancò la vista di 1.500 ceramiche incise dalla popolazione Mochica. Tutti quei vasi, boccali, brocche, e vari oggetti, prelevati da sarcofaghi di adulti, donne e bambini, ritraevano scene porno: masturbazione di gruppo, atti di sodomia, orge, sesso orale, accoppiamenti con scheletri, ranocchie, ermafroditi, e molto altro.
Le ceramiche, insieme alle mummie di alcuni defunti, sono tra i pochi resti di questa civiltà che non conosceva la scrittura e che ha lasciato poche tracce del suo passaggio.
SACRIFICI UMANI. Una visita alla sezione erotica del museo di Lima però può trarre in inganno. I Moche non erano soltanto degli insaziabili edonisti come potrebbero apparire. Le decorazioni di altri vasi descrivono raccapriccianti sacrifici umani, con sacerdoti intenti a bere sangue umano da coppe rituali.
ORGE E SODOMIA. I Moche non erano i soli a essere sessualmente spregiudicati. Lo furono anche i successivi Incas, e gli Aztechi messicani. L’esploratore spagnolo Bernal Díaz del Castillo (1492-1584) così descrisse gli indigeni: “per la maggior parte erano tutti sodomiti. Alcuni vestivano addirittura con abiti da donna per guadagnare denaro con quell’atto diabolico e abominevole”.
Nel 1570 lo stupefatto viceré del Perú Francisco da Toledo si accorse che sodomia, masturbazione e la pratica quechua chiamata “matrimonio di prova” erano diffuse in varie regioni, e per estirpare questi vizi ordinò che gli sporcaccioni ricevessero 100 frustate a testa.
Ci fu però chi, come gli aztechi e gli zapotechi, introdusse dei limiti: secondo la fede animista azteca, per esempio, l’attività sessuale precoce ed eccessiva faceva ammalare e morire; l’adulterio provocava l’emissione di un miasma dal fegato, nocivo per chiunque si accostasse al peccatore. E, molto spesso, il deterrente funzionava.
12 FEBBRAIO 2016 | FOCUS
7 anni fa
Come vestirsi per il sesso
Vestire è divertente, soprattutto se hai intenzione di toglierti tutto lentamente. Vuoi sapere come vestirti per fare sesso e fare anche una bella impressione?
Il sesso è spontaneo e non sempre qualcosa che è pianificato.
Ma a volte, specialmente quando hai fatto il bang bang per un po ',
Se stai cercando una sveltina o uno shagathon spontaneo, è difficile pianificare qualcosa di diverso da quello che si spoglia prima.
Ma se vuoi per svegliare il tuo uomo e accenderlo prima ancora che lui si metta a letto, ecco la tua guida su come vestirsi per il sesso.
L'atto sessuale effettivo potrebbe essere la ciliegina sulla torta, ma se sai come mantenere il tuo uomo tutto alto e corneo anche quando gli giri intorno, usa questi suggerimenti e vedi la differenza.
Come vestirsi per il sesso
Capire come vestirsi per il sesso e avere un bell'aspetto a letto è facile, ma accendere il sessuale tensione nel tuo uomo, hai bisogno di sentirti bene con il tuo abbigliamento.
Gli uomini possono apprezzare una donna timida a letto, ma non apprezzerebbero davvero un naufragio nervoso chi si sente imbarazzato e scomodo.
Ecco i migliori abbigliamenti che potresti indossare a letto e scaldare la sua asta di bandiera ancora prima di toccarlo.
1. Vedi attraverso le camicie
L'arte della seduzione non è circa rivelando tutto, ma sapendo come coprire tutto e tuttavia far sentire un uomo come se avesse visto tutto.
La prossima volta che ti vesti a letto, indossa qualcosa che rivelerà tutto senza mostrare nulla. Una maglietta sottile o una semplice camicia trasparente bianca può essere una svolta per qualsiasi ragazzo. Mentre alcune ragazze come Lindsay Lohan amano sempre indossarle, puoi usarle quando guardi un film con il tuo uomo o semplicemente bazzichi con lui.
Vuoi accenderlo ancora un po '? Lascia i tuoi capezzoli sporgere e migliora le tue belle curve. Non sarebbe in grado di contenere o spiegare il suo ampio sorriso senza afferrarti tra le braccia!
2. Tessuti morbidi
Una delle cose che gli uomini piacciono di più nelle donne è la morbidezza della pelle di una donna. Ricordi la prima volta che il tuo uomo ha toccato la pelle sulla schiena o sulle gambe? La sensazione morbida ed elastica del corpo di una donna è una svolta istantanea per ogni uomo.
Ricordagli la trama della tua pelle senza lasciare che le sue mani entrino sotto la tua maglietta. Indossa gli indumenti da notte realizzati con tessuti morbidi come raso o seta. Ogni volta che ti tocca, vorrebbe di più, soprattutto se gli lasci correre le mani sulle curve.
3. Lingerie e lacci seducenti
Non vuoi giocare ai giochi da letto sottili? Beh, non puoi fare di meglio quando sai come vestirti per il sesso e fargli capire che hai qualcosa di sexy nella tua mente.
Scegli una lingerie sexy con colori audaci, come il rosso o il nero . Gli uomini non riescono a staccare gli occhi da un manichino che indossa lingerie, pensi davvero che sarebbe in grado di resistervi?
Grassetto di pizzo o lingerie satinata è un istante per tutti, purché tu sappia come piegarsi e fare il broncio quando ti sta guardando. Va va voom, ragazza!
4. Vestiti larghi e drappeggiati
Ora quasi sempre, il primo sinonimo che le donne usano con abiti larghi è un abbigliamento inadatto. Ma non deve essere sempre così. Abiti larghi che possono essere drappeggiati come un kimono o un sari sono in realtà alcuni degli abiti più sexy che una donna possa indossare.
Una corta veste morbida che è avvolta liberamente attorno al tuo corpo è una delle cose più sexy da indossare a letto. Non si rivela molto se non si piega in basso o si solleva il ginocchio. Le occasionali piccole anticipazioni distraggono sicuramente il tuo uomo anche se è collegato alla televisione durante la notte di gioco.
5. Vestiti da ragazza carina
Carino è sexy. E gli uomini adorano carini!
Non hai davvero bisogno di vestirti come una bambola di anime per portare sessualmente il tuo uomo a letto. Certo, se saresti disposto a vestirti come una barbie sexy o una ragazza hentai dopo il tramonto, tutti i punti a te. Ma se vuoi svegliare il tuo uomo ogni volta che lo attraversi, infila i tuoi pantaloncini da ragazzo e una maglietta e guarda il tuo uomo crescere nei suoi pantaloncini.
Gli uomini si perdono la loro giovinezza e vogliono un piccolo minx che può vestire carino e sexy in canottiera e intimo di tanto in tanto. È una grande svolta. Dopotutto, riescono a capire con una ragazza che si veste come una di quelle ragazze sexy che ballano in un video rap. E quale ragazzo non avrebbe dato una seconda occhiata a quelle ragazze della televisione più di una volta?
Ma una parola di cautela qui, se ti senti goffo vestire in uno di quei piccoli abiti carini, stanne lontano da loro. Una donna che si sente imbarazzata e inaffidabile mentre cammina in un piccolo intimo è più di un spogliatoio che una svolta per qualsiasi ragazzo.
6. Costume da gioco
Se vuoi sapere come vestirti per il sesso e fai scatenare la fantasia del tuo uomo, allora è così. Il tuo ragazzo gioca un ruolo? O gli piacciono i personaggi comici o il personaggio di uno spettacolo?
Se lo fa, allora sicuramente sarai in grado di dargli una notte selvaggia di passione e orgasmi. Non c'è niente di più sexy di una fantasia segreta. Vesti come il suo personaggio preferito e chiama dal letto. Sta per lanciare i suoi vestiti e andare 'boing!' Ancora prima di spiegare cosa ti passa per la testa!
Prova questi sei indumenti a letto e riporta l'eccitazione a letto. E ora che sai come vestirti per il sesso, usa questi consigli e aggiungi i tuoi accessori che conosci che il tuo uomo amerà. Manette o fruste, ragazze?!
29 Marzo 2018 | justinfeed
Vestire è divertente, soprattutto se hai intenzione di toglierti tutto lentamente. Vuoi sapere come vestirti per fare sesso e fare anche una bella impressione?
Il sesso è spontaneo e non sempre qualcosa che è pianificato.
Ma a volte, specialmente quando hai fatto il bang bang per un po ',
Se stai cercando una sveltina o uno shagathon spontaneo, è difficile pianificare qualcosa di diverso da quello che si spoglia prima.
Ma se vuoi per svegliare il tuo uomo e accenderlo prima ancora che lui si metta a letto, ecco la tua guida su come vestirsi per il sesso.
L'atto sessuale effettivo potrebbe essere la ciliegina sulla torta, ma se sai come mantenere il tuo uomo tutto alto e corneo anche quando gli giri intorno, usa questi suggerimenti e vedi la differenza.
Come vestirsi per il sesso
Capire come vestirsi per il sesso e avere un bell'aspetto a letto è facile, ma accendere il sessuale tensione nel tuo uomo, hai bisogno di sentirti bene con il tuo abbigliamento.
Gli uomini possono apprezzare una donna timida a letto, ma non apprezzerebbero davvero un naufragio nervoso chi si sente imbarazzato e scomodo.
Ecco i migliori abbigliamenti che potresti indossare a letto e scaldare la sua asta di bandiera ancora prima di toccarlo.
1. Vedi attraverso le camicie
L'arte della seduzione non è circa rivelando tutto, ma sapendo come coprire tutto e tuttavia far sentire un uomo come se avesse visto tutto.
La prossima volta che ti vesti a letto, indossa qualcosa che rivelerà tutto senza mostrare nulla. Una maglietta sottile o una semplice camicia trasparente bianca può essere una svolta per qualsiasi ragazzo. Mentre alcune ragazze come Lindsay Lohan amano sempre indossarle, puoi usarle quando guardi un film con il tuo uomo o semplicemente bazzichi con lui.
Vuoi accenderlo ancora un po '? Lascia i tuoi capezzoli sporgere e migliora le tue belle curve. Non sarebbe in grado di contenere o spiegare il suo ampio sorriso senza afferrarti tra le braccia!
2. Tessuti morbidi
Una delle cose che gli uomini piacciono di più nelle donne è la morbidezza della pelle di una donna. Ricordi la prima volta che il tuo uomo ha toccato la pelle sulla schiena o sulle gambe? La sensazione morbida ed elastica del corpo di una donna è una svolta istantanea per ogni uomo.
Ricordagli la trama della tua pelle senza lasciare che le sue mani entrino sotto la tua maglietta. Indossa gli indumenti da notte realizzati con tessuti morbidi come raso o seta. Ogni volta che ti tocca, vorrebbe di più, soprattutto se gli lasci correre le mani sulle curve.
3. Lingerie e lacci seducenti
Non vuoi giocare ai giochi da letto sottili? Beh, non puoi fare di meglio quando sai come vestirti per il sesso e fargli capire che hai qualcosa di sexy nella tua mente.
Scegli una lingerie sexy con colori audaci, come il rosso o il nero . Gli uomini non riescono a staccare gli occhi da un manichino che indossa lingerie, pensi davvero che sarebbe in grado di resistervi?
Grassetto di pizzo o lingerie satinata è un istante per tutti, purché tu sappia come piegarsi e fare il broncio quando ti sta guardando. Va va voom, ragazza!
4. Vestiti larghi e drappeggiati
Ora quasi sempre, il primo sinonimo che le donne usano con abiti larghi è un abbigliamento inadatto. Ma non deve essere sempre così. Abiti larghi che possono essere drappeggiati come un kimono o un sari sono in realtà alcuni degli abiti più sexy che una donna possa indossare.
Una corta veste morbida che è avvolta liberamente attorno al tuo corpo è una delle cose più sexy da indossare a letto. Non si rivela molto se non si piega in basso o si solleva il ginocchio. Le occasionali piccole anticipazioni distraggono sicuramente il tuo uomo anche se è collegato alla televisione durante la notte di gioco.
5. Vestiti da ragazza carina
Carino è sexy. E gli uomini adorano carini!
Non hai davvero bisogno di vestirti come una bambola di anime per portare sessualmente il tuo uomo a letto. Certo, se saresti disposto a vestirti come una barbie sexy o una ragazza hentai dopo il tramonto, tutti i punti a te. Ma se vuoi svegliare il tuo uomo ogni volta che lo attraversi, infila i tuoi pantaloncini da ragazzo e una maglietta e guarda il tuo uomo crescere nei suoi pantaloncini.
Gli uomini si perdono la loro giovinezza e vogliono un piccolo minx che può vestire carino e sexy in canottiera e intimo di tanto in tanto. È una grande svolta. Dopotutto, riescono a capire con una ragazza che si veste come una di quelle ragazze sexy che ballano in un video rap. E quale ragazzo non avrebbe dato una seconda occhiata a quelle ragazze della televisione più di una volta?
Ma una parola di cautela qui, se ti senti goffo vestire in uno di quei piccoli abiti carini, stanne lontano da loro. Una donna che si sente imbarazzata e inaffidabile mentre cammina in un piccolo intimo è più di un spogliatoio che una svolta per qualsiasi ragazzo.
6. Costume da gioco
Se vuoi sapere come vestirti per il sesso e fai scatenare la fantasia del tuo uomo, allora è così. Il tuo ragazzo gioca un ruolo? O gli piacciono i personaggi comici o il personaggio di uno spettacolo?
Se lo fa, allora sicuramente sarai in grado di dargli una notte selvaggia di passione e orgasmi. Non c'è niente di più sexy di una fantasia segreta. Vesti come il suo personaggio preferito e chiama dal letto. Sta per lanciare i suoi vestiti e andare 'boing!' Ancora prima di spiegare cosa ti passa per la testa!
Prova questi sei indumenti a letto e riporta l'eccitazione a letto. E ora che sai come vestirti per il sesso, usa questi consigli e aggiungi i tuoi accessori che conosci che il tuo uomo amerà. Manette o fruste, ragazze?!
29 Marzo 2018 | justinfeed
7 anni fa
L’abito fa il monaco – Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei
Sai qual è il collegamento tra il modo di vestire e il carattere di una persona? Sai come decriptare lo strano codice di stoffa e colori?
Il corpo ha un linguaggio ben preciso, e se non ti è abbastanza chiaro, ci sono spesso dei modi di vestire che ti aiutano nella sua comprensione. E’ vero, l’abito non fa il monaco. Non è detto infatti che borchie e pelle nascondano un carattere strong e che fucsia, tulle e gonne frou-frou, possano essere indossati solo dalla prima svampita di turno. Ma ci sono certi modi di vestire e presentare, che difficilmente possono essere fraintesi. Se volete capirne qualcosa in più della persona che vi piace o se volete affrontare il nemico partendo dall’armadio, sappiate che dovete diventare ottimi osservatori.
Ecco quindi, perché verrò in vostro (nostro) soccorso, nella difficile lettura del linguaggio degli abiti.
1 – SUPERMAN, NON E’ SOLO IL LOGO DELLA MIA T-SHIRT. Partiamo proprio dalla psicologia spiccia. Sapevate che i vestiti che si indossano possono modificare la percezione che si ha di se stessi, al punto che una maglietta di Superman fa sentire più forti e un camice bianco migliora i risultati di un test matematico? Lo afferma Karen Pine, psicologa dell’università dell’Hertfordshire, che ha appena pubblicato in un libro i risultati dei suoi esperimenti.
La Dottoressa infatti afferma che: “Se si chiede a un ragazzo con la t-shirt di Superman di stimare che peso può sollevare, risponderà con un numero maggiore di un ragazzo che ha una maglietta normale”. Fra gli esperimenti descritti un altro riguarda alcune donne alle prese con un test di matematica. Quelle vestite con una tuta hanno avuto risultati peggiori di quelle in maglioncino, mentre i risultati migliori si sono avuti facendo indossare un camice bianco, perché il cervello in questo caso si “convince” di avere le capacità mentali associate a un dottore. “Questi studi confermano che non solo noi siamo quello che vestiamo”, conclude Pine, “ma diventiamo quello che vestiamo”.
2 – IL LOOK è IL MIGLIOR BIGLIETTO DA VISITA. Immediato, efficace e silenzioso, ci aiuta a presentarci agli altri e a formulare giudizi. Elementi fondamentali sarebbero in tal senso: il taglio dei capelli, il colore degli abiti, il modello delle scarpe, la grandezza della borsa e, per i signori uomini, la fantasia della cravatta.
– SCARPE. Secondo l’esperta ad essere rivelatrici sarebbero soprattutto loro; infatti, le calzature rivelerebbero i pensieri segreti più di mille parole. Quindi, osservate le estremità delle vostre colleghe se volete sapere chi sono veramente. Si scopre così che chi indossa il tacco plateau, ha delle manie di controllo e punta a sovrastare gli uomini. Mentre, chi indossa scarpe comode, soprattutto in sala riunioni, è destinata a perdere nel duello con la collega dal tacco a spillo; forse perché quest’ultima dimostra di non temere il sacrificio nella scalata al potere. A parlare non sono solo le scarpe delle donne ma anche quelle degli uomini: le stringate sono scelte da chi ha una natura meticolosa, un intellettuale o uno stratega. Chi predilige il mocassino sarebbe un “maschio alfa” pigro, che non perde tempo e delega la fatica. Chi indossa gli scarponcini in camoscio preferisce aggirare le regole ma, spesso, non è destinato a fare carriera.
– CAPELLI. Sarà anche vero che gli uomini preferiscono le bionde ma se si vuole far carriera è meglio abbandonare le tonalità dorate. Le bionde sono, infatti, considerate infantili ed innocenti. Alle brune è riconosciuta più intelligenza e decisione. Ed ecco la rivalsa definitiva delle more: guadagnerebbero addirittura il 71% in più rispetto alle rivali.
Per gli uomini, a sorpresa, il tanto discusso “riportino” svela un carattere deciso, da combattente. Guai a tagliare la strada a colui che si attacca con tenacia ai pochi capelli rimasti, di certo non si avrebbe vita facile!
Anche il modo di muoversi, compresi i piccoli tic, sono rivelatori della personalità dei nostri interlocutori: toccarsi i capelli è un rito auto-consolatorio, battere ritmicamente il piede rivela impazienza, mangiucchiare una penna denuncia distrazione mentre giocare con gli occhiali rivela la tendenza ad estraniarsi.
Ma non bisogna dimenticare l’accessorio must dell’abbigliamento femminile: la borsa. La borsa, come la psicanalisi insegna, svela parecchi tratti della donna che l’indossa. Chi ne sceglie una con molte tasche, non è ben organizzata ed è vittima dello stress. La tracolla dimostra un approccio pratico alla vita mentre, chi possiede un’ordinatissima pochette, ha manie d’autodisciplina.
3 – COME DECRIPTARE IL SEMPLICE LINGUAGGIO DI UN UOMO. Ecco, dite la verità, il momento che tutte le donne aspettavano. Spesso non sappiamo come giudicare un uomo che abbiamo appena conosciuto: possiamo fidarci di lui, oppure ci mollerà senza farsi più sentire? Cercare di capire un uomo non è difficile, e se proprio non ci riuscite ecco alcuni suggerimenti che vi possono aiutare nella sua banale comprensione, in base a:
COME FA SHOPPING
-Punto a favore: fa shopping con una sua amica, mostrando così la sua apertura mentale e la sua umiltà.
-Fa acquisti con i suoi amici (caso rarissimo): mostra un buono spirito di squadra e socievolezza. Si rivelerà un fantastico padre di una famiglia numerosa.
-Si porta dietro sua sorella: simpatico, se lei lavora nel campo della moda. Lei è la sua sorella maggiore: lui è dipendente dal suo idolo di riferimento, che ostacola la sua vita sentimentale.
-Si porta dietro sua madre, passati i 30 anni: mammone o approfittatore, o si aspetta una certa generosità o è totalmente soggiogato, datevela a gambe.
COME SI VESTE
-Tirato a lucido 24 ore su 24: nasconde qualcosa, è sicuramente un parassita e un abusivo, che punta tutto sull’apparenza.
-Cravatta, polo e pantaloni sono pieni di macchie di grasso. Ora in questo caso due sono le cose: non si lava o avete di fronte un buontempone che vi farà ridere a crepapelle.
-Pantaloni da pescatore, adolescente ritardato che avrà difficoltà a impegnarsi.
-Indossa gli stessi vestiti per due sere di fila: non farà mai grandi sforzi per voi.
-Le sue scarpe non sono mai pulite: un arrogante, a cui poco importa che una donna stabilisca il suo potenziale a partire dalle sue scarpe.
–Anche il colore della sua camicia “parla”: chi la sceglie bianca merita fiducia, così come chi abbina la camicia azzurra alla cravatta bordeaux.
Inoltre anche il tipo di maglia che solitamente indossa, può aiutarvi a capirlo un po’ di più:
– Semplice con scollo a V: una maglietta dal colore neutro con un disegno stilizzato o un logo di uno stilista famoso è una sintesi perfetta tra semplicità ed eleganza. Lo scollo a V è un dettaglio fashion. Se portata sotto un completo classico ma non impegnativo, senza cintura, è uno strumento studiato per dare un’impressione di eleganza non voluta. Attente perché avete a che fare con un uomo narciso e molto attento al suo look: alla lunga la sua superficialità potrebbe stancarvi.
– Colorata con immagini astratte: sicuramente avete di fronte una persona positiva e allegra. Unico rischio è quello che lui sia allergico alle storie serie e insofferente ai legami che ostacolano la sua libertà. Se siete estremamente gelose e possessive questo non è l’uomo adatto a voi.
– Scura con disegni metal o dark: un uomo che sfoggia simboli dark o pirateschi associati a colori scuri vuole chiaramente indicare all’altro sesso che non è un soggetto facile da domare. Spesso si tratta di tipi che, sotto la scorza dura, nascondono una grande sensibilità ma alla lunga il suo atteggiamento ribelle e insofferente potrebbe stancarti a meno che tu non sia disposta ad essere la sua crocerossina, pronta a soccorrerlo e a sopportarlo nei suoi sbalzi di umore.
– Total black girocollo: il nero è un non colore molto elegante che molti sdrammatizzano con un jeans. Chi sceglie questo look è solitamente riservato e punta ad un corteggiamento non solo fisico ma anche intellettuale. Per sedurlo non ti basterà un tacco 12.
Insomma, mentire con l’abbigliamento è altrettanto arduo che mentire con le parole. Puoi fingerti sicuramente chi non sei, un gentleman oggi, un ragazzaccio domani. Ma state attenti, il trucco così come il modo di vestire sono appunto, solo dei travestimenti. Quindi divertitevi, cambiate, giocate, lasciando però sempre una vostra precisa identità; e da oggi in poi aprite gli occhi: il vostro principe azzurro può nascondersi sotto la salopette dell’idraulico di turno.
L’abito fa il monaco – Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei was last modified: maggio 11th, 2015 by Carmen Capasso
Sai qual è il collegamento tra il modo di vestire e il carattere di una persona? Sai come decriptare lo strano codice di stoffa e colori?
Il corpo ha un linguaggio ben preciso, e se non ti è abbastanza chiaro, ci sono spesso dei modi di vestire che ti aiutano nella sua comprensione. E’ vero, l’abito non fa il monaco. Non è detto infatti che borchie e pelle nascondano un carattere strong e che fucsia, tulle e gonne frou-frou, possano essere indossati solo dalla prima svampita di turno. Ma ci sono certi modi di vestire e presentare, che difficilmente possono essere fraintesi. Se volete capirne qualcosa in più della persona che vi piace o se volete affrontare il nemico partendo dall’armadio, sappiate che dovete diventare ottimi osservatori.
Ecco quindi, perché verrò in vostro (nostro) soccorso, nella difficile lettura del linguaggio degli abiti.
1 – SUPERMAN, NON E’ SOLO IL LOGO DELLA MIA T-SHIRT. Partiamo proprio dalla psicologia spiccia. Sapevate che i vestiti che si indossano possono modificare la percezione che si ha di se stessi, al punto che una maglietta di Superman fa sentire più forti e un camice bianco migliora i risultati di un test matematico? Lo afferma Karen Pine, psicologa dell’università dell’Hertfordshire, che ha appena pubblicato in un libro i risultati dei suoi esperimenti.
La Dottoressa infatti afferma che: “Se si chiede a un ragazzo con la t-shirt di Superman di stimare che peso può sollevare, risponderà con un numero maggiore di un ragazzo che ha una maglietta normale”. Fra gli esperimenti descritti un altro riguarda alcune donne alle prese con un test di matematica. Quelle vestite con una tuta hanno avuto risultati peggiori di quelle in maglioncino, mentre i risultati migliori si sono avuti facendo indossare un camice bianco, perché il cervello in questo caso si “convince” di avere le capacità mentali associate a un dottore. “Questi studi confermano che non solo noi siamo quello che vestiamo”, conclude Pine, “ma diventiamo quello che vestiamo”.
2 – IL LOOK è IL MIGLIOR BIGLIETTO DA VISITA. Immediato, efficace e silenzioso, ci aiuta a presentarci agli altri e a formulare giudizi. Elementi fondamentali sarebbero in tal senso: il taglio dei capelli, il colore degli abiti, il modello delle scarpe, la grandezza della borsa e, per i signori uomini, la fantasia della cravatta.
– SCARPE. Secondo l’esperta ad essere rivelatrici sarebbero soprattutto loro; infatti, le calzature rivelerebbero i pensieri segreti più di mille parole. Quindi, osservate le estremità delle vostre colleghe se volete sapere chi sono veramente. Si scopre così che chi indossa il tacco plateau, ha delle manie di controllo e punta a sovrastare gli uomini. Mentre, chi indossa scarpe comode, soprattutto in sala riunioni, è destinata a perdere nel duello con la collega dal tacco a spillo; forse perché quest’ultima dimostra di non temere il sacrificio nella scalata al potere. A parlare non sono solo le scarpe delle donne ma anche quelle degli uomini: le stringate sono scelte da chi ha una natura meticolosa, un intellettuale o uno stratega. Chi predilige il mocassino sarebbe un “maschio alfa” pigro, che non perde tempo e delega la fatica. Chi indossa gli scarponcini in camoscio preferisce aggirare le regole ma, spesso, non è destinato a fare carriera.
– CAPELLI. Sarà anche vero che gli uomini preferiscono le bionde ma se si vuole far carriera è meglio abbandonare le tonalità dorate. Le bionde sono, infatti, considerate infantili ed innocenti. Alle brune è riconosciuta più intelligenza e decisione. Ed ecco la rivalsa definitiva delle more: guadagnerebbero addirittura il 71% in più rispetto alle rivali.
Per gli uomini, a sorpresa, il tanto discusso “riportino” svela un carattere deciso, da combattente. Guai a tagliare la strada a colui che si attacca con tenacia ai pochi capelli rimasti, di certo non si avrebbe vita facile!
Anche il modo di muoversi, compresi i piccoli tic, sono rivelatori della personalità dei nostri interlocutori: toccarsi i capelli è un rito auto-consolatorio, battere ritmicamente il piede rivela impazienza, mangiucchiare una penna denuncia distrazione mentre giocare con gli occhiali rivela la tendenza ad estraniarsi.
Ma non bisogna dimenticare l’accessorio must dell’abbigliamento femminile: la borsa. La borsa, come la psicanalisi insegna, svela parecchi tratti della donna che l’indossa. Chi ne sceglie una con molte tasche, non è ben organizzata ed è vittima dello stress. La tracolla dimostra un approccio pratico alla vita mentre, chi possiede un’ordinatissima pochette, ha manie d’autodisciplina.
3 – COME DECRIPTARE IL SEMPLICE LINGUAGGIO DI UN UOMO. Ecco, dite la verità, il momento che tutte le donne aspettavano. Spesso non sappiamo come giudicare un uomo che abbiamo appena conosciuto: possiamo fidarci di lui, oppure ci mollerà senza farsi più sentire? Cercare di capire un uomo non è difficile, e se proprio non ci riuscite ecco alcuni suggerimenti che vi possono aiutare nella sua banale comprensione, in base a:
COME FA SHOPPING
-Punto a favore: fa shopping con una sua amica, mostrando così la sua apertura mentale e la sua umiltà.
-Fa acquisti con i suoi amici (caso rarissimo): mostra un buono spirito di squadra e socievolezza. Si rivelerà un fantastico padre di una famiglia numerosa.
-Si porta dietro sua sorella: simpatico, se lei lavora nel campo della moda. Lei è la sua sorella maggiore: lui è dipendente dal suo idolo di riferimento, che ostacola la sua vita sentimentale.
-Si porta dietro sua madre, passati i 30 anni: mammone o approfittatore, o si aspetta una certa generosità o è totalmente soggiogato, datevela a gambe.
COME SI VESTE
-Tirato a lucido 24 ore su 24: nasconde qualcosa, è sicuramente un parassita e un abusivo, che punta tutto sull’apparenza.
-Cravatta, polo e pantaloni sono pieni di macchie di grasso. Ora in questo caso due sono le cose: non si lava o avete di fronte un buontempone che vi farà ridere a crepapelle.
-Pantaloni da pescatore, adolescente ritardato che avrà difficoltà a impegnarsi.
-Indossa gli stessi vestiti per due sere di fila: non farà mai grandi sforzi per voi.
-Le sue scarpe non sono mai pulite: un arrogante, a cui poco importa che una donna stabilisca il suo potenziale a partire dalle sue scarpe.
–Anche il colore della sua camicia “parla”: chi la sceglie bianca merita fiducia, così come chi abbina la camicia azzurra alla cravatta bordeaux.
Inoltre anche il tipo di maglia che solitamente indossa, può aiutarvi a capirlo un po’ di più:
– Semplice con scollo a V: una maglietta dal colore neutro con un disegno stilizzato o un logo di uno stilista famoso è una sintesi perfetta tra semplicità ed eleganza. Lo scollo a V è un dettaglio fashion. Se portata sotto un completo classico ma non impegnativo, senza cintura, è uno strumento studiato per dare un’impressione di eleganza non voluta. Attente perché avete a che fare con un uomo narciso e molto attento al suo look: alla lunga la sua superficialità potrebbe stancarvi.
– Colorata con immagini astratte: sicuramente avete di fronte una persona positiva e allegra. Unico rischio è quello che lui sia allergico alle storie serie e insofferente ai legami che ostacolano la sua libertà. Se siete estremamente gelose e possessive questo non è l’uomo adatto a voi.
– Scura con disegni metal o dark: un uomo che sfoggia simboli dark o pirateschi associati a colori scuri vuole chiaramente indicare all’altro sesso che non è un soggetto facile da domare. Spesso si tratta di tipi che, sotto la scorza dura, nascondono una grande sensibilità ma alla lunga il suo atteggiamento ribelle e insofferente potrebbe stancarti a meno che tu non sia disposta ad essere la sua crocerossina, pronta a soccorrerlo e a sopportarlo nei suoi sbalzi di umore.
– Total black girocollo: il nero è un non colore molto elegante che molti sdrammatizzano con un jeans. Chi sceglie questo look è solitamente riservato e punta ad un corteggiamento non solo fisico ma anche intellettuale. Per sedurlo non ti basterà un tacco 12.
Insomma, mentire con l’abbigliamento è altrettanto arduo che mentire con le parole. Puoi fingerti sicuramente chi non sei, un gentleman oggi, un ragazzaccio domani. Ma state attenti, il trucco così come il modo di vestire sono appunto, solo dei travestimenti. Quindi divertitevi, cambiate, giocate, lasciando però sempre una vostra precisa identità; e da oggi in poi aprite gli occhi: il vostro principe azzurro può nascondersi sotto la salopette dell’idraulico di turno.
L’abito fa il monaco – Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei was last modified: maggio 11th, 2015 by Carmen Capasso
7 anni fa
10 cose sulla prostituzione e la sua storia
10 curiosità su quello che si dice essere il mestiere più antico del mondo (ma non lo è), dall'uomo primitivo alla legalizzazione.
1. NON È IL MESTIERE PIÙ ANTICO DEL MONDO. Il “più antico mestiere del mondo” è davvero il più antico? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”. Solo con l’introduzione dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino delle donne.
2. ROMA E IL RICHIAMO DELLA LUPA. Come i lupi alla luna, le prostitute a Roma ululavano nella notte per attirare i loro clienti. Per questo vennero soprannominate lupae e il luogo dove si prostituivano “lupanare”. Ma c’è anche chi mette in relazione le lupae con le sacerdotesse della dea Lupa, un culto legato alle origini mitiche della città. Oltre a un valore politico, questo antico rito aveva anche un valore magico, connesso con la sfera della sessualità. Non è escluso infatti che anche a Roma, come in altre città del mondo antico, si praticasse la prostituzione sacra.
3. A LUCI ROSSE. Spesso le prostitute romane tingevano i capelli di rosso, oppure indossavano parrucche rosse. Per questo tra loro era molto diffuso il soprannome Rufa (rossa). Non indossavano la stola, ma solo tuniche. Erano chiamate lupae (lupe), ma anche meretrices (da merere, guadagnare). Sotto i ponti c’erano fornicatrices (da fornix, “arco”), per strada ambulatrices (passeggiatrici), di notte le noctilucae (lucciole). La loro professione era considerata utile per l’ordine morale. L’amore a pagamento distoglieva gli uomini dall’attentare alle virtù di donne già sposate.
4. IL SESSO AD ATENE. L’istituzione delle prime case di tolleranza statali si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Erano diffuse anche le prostitute da strada che avevano uno strano modo per farsi "pubblicità". Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi).
5. IL VOCABOLARIO DELL'ALCOVA. Storicamente ci si riferisce alle prostitute con vari nomi. I più noti, nella storia - e oggi - sono: Etèra: in greco etàira (“amica”). Nel mondo greco e romano era una dama di compagnia colta e raffinata, capace anche di suonare e comporre versi. Cortigiana: letteralmente “donna di corte”. Dai primi del ’500 prese a indicare prostitute d’alto bordo. Prostituta: dal latino pro (davanti) e statuere (porre) cioè esporre al pubblico (o mettere in vendita). Meretrice: dal latino meretrix, a sua volta da merere (guadagnare). Puttana: dal francese putain, derivato dal latino putidum (puzzolente). Squillo: nella seconda metà del ’900 indicava la prostituta disponibile su chiamata telefonica. La parola è un calco dell’inglese call girls. Escort: dal francese escorte (“scorta”, nel senso di compagnia).
6. PENE MEDIOEVALI. Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori. Come percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente.
7. MARCHETTE E MARCHETTARI. Nelle case chiuse fasciste il cliente, scelta la ragazza versava alla cassa il suo obolo, pagando in anticipo la prestazione e riceveva in cambio una marchetta o un gettone (v. riquadro) che in camera consegnava alla fanciulla, come nella foto. I gettoni (o ricevute) consegnati a fine giornata dalla ragazza erano la base per calcolare il suo compenso. Da allora, con il termine marchetta si è sempre fatto riferimento all’ambito della prostituzione. Nel gergo romano – sdoganato nella letteratura da Pier Paolo Pasolini – il termine “marchettaro” ha acquisito il significato di omosessuale dedito alla prostituzione. Nel gergo giornalistico, invece, la marchetta è un articolo nel quale si tratta con particolare riguardo un argomento o un prodotto caro a un inserzionista pubblicitario.
8. LO STATO E LA PROSTITUZIONE IN ITALIA. La regolamentazione del sesso a pagamento in Italia è durata parecchi decenni. Cavour nel 1859 autorizzò l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia. L'anno successivo il decreto diventa legge. Nascono le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di 3 categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe, la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree. Nel 1888, secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui il nome “case chiuse”). Il tutto fino al 1958 quando... vedi foto seguente.
9. CHIUDONO LE CASE CHIUSE. Il 20 settembre 1958, l’entrata in vigore della legge numero 75 (conosciuta come “legge Merlin”, dal nome di Lina Merlin, nella foto, deputata socialista, prima firmataria) pose fine alla regolamentazione della prostituzione in Italia, chiudendo le case di tolleranza. Settecento casini (questo era il nome) furono chiusi, lasciando senza lavoro quasi 3 mila prostitute. Oggi in Italia la prostituzione di per sé non è un reato, lo sono però il suo sfruttamento e l’istigare qualcuno a prostituirsi.
10. IN QUALI PAESI SONO LEGALI I BORDELLI? In Olanda, Svizzera, Germania e Nuova Zelanda, le case di tolleranza sono legali e possono anche farsi pubblicità. In Olanda, le prostitute devono avere almeno 18 anni e non possono avere rapporti con clienti minorenni: non c’è nessuna pena prevista, però, se la prostituta è minorenne e il cliente ha meno di 16 anni. Negli Usa, solo due Stati ammettono la presenza di case di tolleranza: Nevada e Rhode Island. Curioso è il caso del Giappone: la prostituzione è espressamente vietata solo nel caso di rapporti completi. Perfettamente legale, invece, la prostituzione limitata al sesso orale.
10 curiosità su quello che si dice essere il mestiere più antico del mondo (ma non lo è), dall'uomo primitivo alla legalizzazione.
1. NON È IL MESTIERE PIÙ ANTICO DEL MONDO. Il “più antico mestiere del mondo” è davvero il più antico? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”. Solo con l’introduzione dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino delle donne.
2. ROMA E IL RICHIAMO DELLA LUPA. Come i lupi alla luna, le prostitute a Roma ululavano nella notte per attirare i loro clienti. Per questo vennero soprannominate lupae e il luogo dove si prostituivano “lupanare”. Ma c’è anche chi mette in relazione le lupae con le sacerdotesse della dea Lupa, un culto legato alle origini mitiche della città. Oltre a un valore politico, questo antico rito aveva anche un valore magico, connesso con la sfera della sessualità. Non è escluso infatti che anche a Roma, come in altre città del mondo antico, si praticasse la prostituzione sacra.
3. A LUCI ROSSE. Spesso le prostitute romane tingevano i capelli di rosso, oppure indossavano parrucche rosse. Per questo tra loro era molto diffuso il soprannome Rufa (rossa). Non indossavano la stola, ma solo tuniche. Erano chiamate lupae (lupe), ma anche meretrices (da merere, guadagnare). Sotto i ponti c’erano fornicatrices (da fornix, “arco”), per strada ambulatrices (passeggiatrici), di notte le noctilucae (lucciole). La loro professione era considerata utile per l’ordine morale. L’amore a pagamento distoglieva gli uomini dall’attentare alle virtù di donne già sposate.
4. IL SESSO AD ATENE. L’istituzione delle prime case di tolleranza statali si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Erano diffuse anche le prostitute da strada che avevano uno strano modo per farsi "pubblicità". Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi).
5. IL VOCABOLARIO DELL'ALCOVA. Storicamente ci si riferisce alle prostitute con vari nomi. I più noti, nella storia - e oggi - sono: Etèra: in greco etàira (“amica”). Nel mondo greco e romano era una dama di compagnia colta e raffinata, capace anche di suonare e comporre versi. Cortigiana: letteralmente “donna di corte”. Dai primi del ’500 prese a indicare prostitute d’alto bordo. Prostituta: dal latino pro (davanti) e statuere (porre) cioè esporre al pubblico (o mettere in vendita). Meretrice: dal latino meretrix, a sua volta da merere (guadagnare). Puttana: dal francese putain, derivato dal latino putidum (puzzolente). Squillo: nella seconda metà del ’900 indicava la prostituta disponibile su chiamata telefonica. La parola è un calco dell’inglese call girls. Escort: dal francese escorte (“scorta”, nel senso di compagnia).
6. PENE MEDIOEVALI. Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori. Come percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente.
7. MARCHETTE E MARCHETTARI. Nelle case chiuse fasciste il cliente, scelta la ragazza versava alla cassa il suo obolo, pagando in anticipo la prestazione e riceveva in cambio una marchetta o un gettone (v. riquadro) che in camera consegnava alla fanciulla, come nella foto. I gettoni (o ricevute) consegnati a fine giornata dalla ragazza erano la base per calcolare il suo compenso. Da allora, con il termine marchetta si è sempre fatto riferimento all’ambito della prostituzione. Nel gergo romano – sdoganato nella letteratura da Pier Paolo Pasolini – il termine “marchettaro” ha acquisito il significato di omosessuale dedito alla prostituzione. Nel gergo giornalistico, invece, la marchetta è un articolo nel quale si tratta con particolare riguardo un argomento o un prodotto caro a un inserzionista pubblicitario.
8. LO STATO E LA PROSTITUZIONE IN ITALIA. La regolamentazione del sesso a pagamento in Italia è durata parecchi decenni. Cavour nel 1859 autorizzò l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia. L'anno successivo il decreto diventa legge. Nascono le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di 3 categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe, la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree. Nel 1888, secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui il nome “case chiuse”). Il tutto fino al 1958 quando... vedi foto seguente.
9. CHIUDONO LE CASE CHIUSE. Il 20 settembre 1958, l’entrata in vigore della legge numero 75 (conosciuta come “legge Merlin”, dal nome di Lina Merlin, nella foto, deputata socialista, prima firmataria) pose fine alla regolamentazione della prostituzione in Italia, chiudendo le case di tolleranza. Settecento casini (questo era il nome) furono chiusi, lasciando senza lavoro quasi 3 mila prostitute. Oggi in Italia la prostituzione di per sé non è un reato, lo sono però il suo sfruttamento e l’istigare qualcuno a prostituirsi.
10. IN QUALI PAESI SONO LEGALI I BORDELLI? In Olanda, Svizzera, Germania e Nuova Zelanda, le case di tolleranza sono legali e possono anche farsi pubblicità. In Olanda, le prostitute devono avere almeno 18 anni e non possono avere rapporti con clienti minorenni: non c’è nessuna pena prevista, però, se la prostituta è minorenne e il cliente ha meno di 16 anni. Negli Usa, solo due Stati ammettono la presenza di case di tolleranza: Nevada e Rhode Island. Curioso è il caso del Giappone: la prostituzione è espressamente vietata solo nel caso di rapporti completi. Perfettamente legale, invece, la prostituzione limitata al sesso orale.
7 anni fa
La storia della prostituzione
Il 29 gennaio 1958 la Camera approvò la cosiddetta Legge Merlin che stabiliva la chiusura delle case di tolleranza in Italia. Ma quando è nata la prostituzione? E come si è sviluppata lungo la storia?
Etèra, meretrix, cortigiana, fille galante, mantenuta, lucciola, bella di giorno, puttana... e l’elenco potrebbe continuare, fino alle escort e alle sex workers di oggi. È comunque quello che, con un eufemismo e molta maschile arroganza, chiamiamo il più antico mestiere del mondo.
Ma lo è per davvero? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo.
Osservando le nostre cugine scimmie si è portati però a credere che la prostituzione abbia, in un certo senso, basi biologiche. Fra gli scimpanzé pigmei dell’Africa Centrale, per esempio, le femmine si concedono ai maschi in cambio di frutti e altre leccornie. Perché lo fanno? Dovendo sostenere per anni il mantenimento di cuccioli, la natura impone loro di selezionare maschi che “pagano”, cioè aiutano a mantenere i piccoli. E i doni finiscono per essere desiderati da queste scimmie anche in assenza di piccoli da mantenere.
CACCIATRICE DI UOMINI. La prostituzione umana ha però radici diverse. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”.
Solo con lo sviluppo dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino sociale delle donne.
Il motivo fu in effetti soprattutto economico: per difendere e tramandare la proprietà privata (nata appunto con l’agricoltura) ai propri figli maschi, la paternità doveva essere certa. Quindi diventava necessario imbrigliare la sessualità della “moglie”, limitandone le relazioni sociali al di fuori della famiglia. È a quel punto che, per soddisfare la richiesta sessuale dei maschi non accoppiati e le “eccedenze” di sessualità di quelli già accoppiati, nacquero le prime forme di prostituzione femminile, che da una parte non mettevano a repentaglio la famiglia e dall'altra permettevano la sopravvivenza di molte donne sole.
SESSO SACRO. In origine alla prostituzione si dedicavano le schiave, le giovani sterili o le vedove senza protezione, ma c'erano anche culti che la incoraggiavano (anche quella maschile) e sacerdotesse che diventavano prostitute sacre.
L’istituzione delle prime case di tolleranza si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Nella società ateniese, la vita sessuale maschile era a due facce: una privata, orientata verso le donne, di cui però si pensava non valesse la pena di parlare; l’altra pubblica, orientata verso i ragazzi. La disparità dei prezzi fa capire che vi erano diversi mercati sessuali per clientele diverse e con funzioni sociali diverse.
Al livello più basso vi erano le pornai dei bordelli pubblici, schiave appartenenti a un custode, il pornoboskos, che era tenuto a pagare una tassa sulla rendita delle sue dipendenti a un funzionario statale che si fregiava del titolo di pornotelones. Appena un gradino più in alto vi erano le prostitute da strada: potevano essere donne libere ma povere, oppure schiave.
Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi). Le danzatrici e le suonatrici che provvedevano a procurare l’indispensabile intrattenimento durante i banchetti erano un po’ più care.
Vi erano poi le etère, collocate sul gradino più alto della scala: alcune offrivano i loro favori a chiunque, altre a clienti fissi che però tenevano nascosti uno all’altro. Anche i filosofi frequentavano le etère; molte entravano nella scuola di Epicuro, anche come studentesse, e lo stesso Socrate si intrattenne varie volte con Aspasia.
FORNICARE SOTTO GLI ARCHI. Parente dell’etèra greca era nell’antica Roma la raffinata meretrix, mentre il popolo frequentava le prostitute dei lupanari, le lupae appunto. Nei bordelli (postribula) si incontravano schiavi, artigiani, soldati e marinai. L’élite, che aveva schiave in abbondanza per i propri piaceri, disprezzava quei posti. Luoghi di prostituzione erano taverne, bagni, terme (ad stuphas), le osterie con alloggio situate lungo le grandi vie romane, e sotto gli archi (fornices, da cui deriva il nostro verbo fornicare) dei principali edifici pubblici cittadini.
Le prostitute di basso rango erano, per la maggior parte, di proprietà di un leno, padrone di schiavi, mezzano e protettore (assistito da un servo detto villicus puellarum) che rastrellava l’intero bacino del Mediterraneo alla ricerca di ragazze e bambini da vendere sulla piazza del sesso a pagamento.
Accanto alla prostituzione femminile era infatti diffusa anche quella infantile, finché non fu proibita da un editto di Domiziano (fine I sec. d. C.). «Nessuno ti impedisce di andare dai prosseneti (mezzani)», esclama un personaggio di Plauto, «a patto che tu non tocchi una donna sposata, una vedova, una vergine, una giovane o dei fanciulli di nascita libera, ama chi vuoi!»
E Catone il Censore si felicita così con un amico incontrato all’uscita di un lupanare: «Bravo! È qui che i giovani devono soddisfare i loro ardori, piuttosto che attaccarsi alle donne sposate!»
32 MILA PROSTITUTE. I Greci avevano un magistrato addetto al controllo della prostituzione, mentre a Roma esisteva un “tribunale domestico” che vegliava sulla condotta di 32 mila prostitute. Durante l’impero divennero un capro espiatorio della crisi e furono oggetto di leggi speciali. Caligola (che pure aveva fatto aprire un bordello a corte) tassò le prostitute con il vectigal (abolito in seguito da Settimio Severo), Domiziano tolse loro il diritto di successione, Teodosio il Giovane soppresse i lupanari e punì con pene severissime i genitori che costringevano le figlie a prostituirsi. Giustiniano infierì su lenoni e tenutari, mandandone a morte alcuni, e introdusse protezioni per le prostitute che intendevano cambiare vita. La sua stessa moglie,Teodora, secondo lo storico Procopio di Cesarea, avrebbe esercitato in gioventù il meretricio.
CONDANNA COL FUOCO. Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori: per esempio, percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente. A partire dalla metà del XIII sec., col fiorire delle attività mercantili, la cura dei postriboli divenne anche motivo di propaganda politica: era simbolo dell’efficienza dello Stato.
Molte prostitute si spostavano secondo il calendario di fiere, mercati, pellegrinaggi, concili. Oppure accompagnavano gli eserciti (consuetudine tramandatasi fino a epoche recenti: si pensi alle francesi putaines de regiment della Prima guerra mondiale), compresi quelli crociati. Quando re Luigi IX di Francia proibì ai suoi uomini di portarsele dietro (VI e VII crociata), essi rimediarono con schiave musulmane.
Nel 1400 la paura dello spopolamento dovuto a guerre ed epidemie fu all’origine, indirettamente, delle fortune del meretricio. Secondo le autorità civili era infatti necessario convincere molti giovani, distratti dai “crimini contro natura” (sodomia e masturbazione), a riscoprire le gioie dell’accoppiamento eterosessuale come viatico per il matrimonio e la procreazione.
Il Rinascimento vide affermarsi la cortigiana (così chiamata perché seguiva le corti), che ricalcava la figura dell’etèra greca. Le meretrices honestae possedevano un’educazione raffinata e nelle loro dimore passavano cardinali, artisti, nobili e re. Ma «per una che riesce ad acquistarsi delle terre al sole», scrisse Pietro Aretino nel 1536, «ce ne sono mille che finiscono i loro giorni in un ospizio».
LE REGOLE DI NAPOLEONE. L’atteggiamento della società verso le prostitute mutò quando in Europa si diffuse la sifilide, considerata un castigo divino, e prese avvio il vasto movimento di moralizzazione promosso da Riforma e Controriforma.
I postriboli vennero chiusi, le prostitute sottoposte a pesanti imposizioni fiscali e si tentò di relegarle in quartieri-ghetto. Tolleranza e repressione si alternarono nel corso dei secoli. Fino a Napoleone, fondatore della moderna regolamentazione delle case di tolleranza (passate sotto controllo dello Stato nel 1804; l’Italia ne seguì l’esempio col regio decreto del 15 febbraio 1860).
10 ANNI DI BATTAGLIE. Sempre nell’800 prese piede la casa d’appuntamenti, dove l’incontro fra cliente e prostituta si accompagnava a una parvenza di seduzione. È del 1904 il primo accordo internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione, del 1910 la convenzione per la repressione della cosiddetta “tratta della bianche”.
Nella Russia dei soviet la prostituzione, considerata vergognoso retaggio dello “sfruttamento capitalistico”, resiste: nel ’22 furono censite 62 mila prostitute a Pietrogrado e Mosca. Solo nel ’46 la Francia chiuse i bordelli, seguita dalla Germania.
In Italia la legge per l’abolizione delle case chiuse, presentata dalla senatrice socialista Lina Merlin nell’agosto del ’48, passò 10 anni dopo, il 4 marzo ’58, tra accese polemiche e tesi ancora oggi dibattute. È stata l'ultimo fermata di un lungo percorso di regolamentazione del sesso a pagamento nell'Italia unita. Ecco le principali tappe.
1859: Cavour approvò un decreto che autorizzava l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia.
1860: il decreto diventò legge con l’emanazione del “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”. Nacquero le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di tre categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe (da 5 lire per le case di lusso a 2 lire per quelle popolari), la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree.
1888: secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui il nome “case chiuse”).
1891: furono ridotte le tariffe in modo da limitare la prostituzione libera, che non era soggetta a controllo sanitario.
1958: fu approvata la legge Merlin, che chiuse le case di tolleranza, e fu introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione o lenocinio (favoreggiamento allo sfruttamento).
Il 29 gennaio 1958 la Camera approvò la cosiddetta Legge Merlin che stabiliva la chiusura delle case di tolleranza in Italia. Ma quando è nata la prostituzione? E come si è sviluppata lungo la storia?
Etèra, meretrix, cortigiana, fille galante, mantenuta, lucciola, bella di giorno, puttana... e l’elenco potrebbe continuare, fino alle escort e alle sex workers di oggi. È comunque quello che, con un eufemismo e molta maschile arroganza, chiamiamo il più antico mestiere del mondo.
Ma lo è per davvero? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo.
Osservando le nostre cugine scimmie si è portati però a credere che la prostituzione abbia, in un certo senso, basi biologiche. Fra gli scimpanzé pigmei dell’Africa Centrale, per esempio, le femmine si concedono ai maschi in cambio di frutti e altre leccornie. Perché lo fanno? Dovendo sostenere per anni il mantenimento di cuccioli, la natura impone loro di selezionare maschi che “pagano”, cioè aiutano a mantenere i piccoli. E i doni finiscono per essere desiderati da queste scimmie anche in assenza di piccoli da mantenere.
CACCIATRICE DI UOMINI. La prostituzione umana ha però radici diverse. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”.
Solo con lo sviluppo dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino sociale delle donne.
Il motivo fu in effetti soprattutto economico: per difendere e tramandare la proprietà privata (nata appunto con l’agricoltura) ai propri figli maschi, la paternità doveva essere certa. Quindi diventava necessario imbrigliare la sessualità della “moglie”, limitandone le relazioni sociali al di fuori della famiglia. È a quel punto che, per soddisfare la richiesta sessuale dei maschi non accoppiati e le “eccedenze” di sessualità di quelli già accoppiati, nacquero le prime forme di prostituzione femminile, che da una parte non mettevano a repentaglio la famiglia e dall'altra permettevano la sopravvivenza di molte donne sole.
SESSO SACRO. In origine alla prostituzione si dedicavano le schiave, le giovani sterili o le vedove senza protezione, ma c'erano anche culti che la incoraggiavano (anche quella maschile) e sacerdotesse che diventavano prostitute sacre.
L’istituzione delle prime case di tolleranza si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Nella società ateniese, la vita sessuale maschile era a due facce: una privata, orientata verso le donne, di cui però si pensava non valesse la pena di parlare; l’altra pubblica, orientata verso i ragazzi. La disparità dei prezzi fa capire che vi erano diversi mercati sessuali per clientele diverse e con funzioni sociali diverse.
Al livello più basso vi erano le pornai dei bordelli pubblici, schiave appartenenti a un custode, il pornoboskos, che era tenuto a pagare una tassa sulla rendita delle sue dipendenti a un funzionario statale che si fregiava del titolo di pornotelones. Appena un gradino più in alto vi erano le prostitute da strada: potevano essere donne libere ma povere, oppure schiave.
Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi). Le danzatrici e le suonatrici che provvedevano a procurare l’indispensabile intrattenimento durante i banchetti erano un po’ più care.
Vi erano poi le etère, collocate sul gradino più alto della scala: alcune offrivano i loro favori a chiunque, altre a clienti fissi che però tenevano nascosti uno all’altro. Anche i filosofi frequentavano le etère; molte entravano nella scuola di Epicuro, anche come studentesse, e lo stesso Socrate si intrattenne varie volte con Aspasia.
FORNICARE SOTTO GLI ARCHI. Parente dell’etèra greca era nell’antica Roma la raffinata meretrix, mentre il popolo frequentava le prostitute dei lupanari, le lupae appunto. Nei bordelli (postribula) si incontravano schiavi, artigiani, soldati e marinai. L’élite, che aveva schiave in abbondanza per i propri piaceri, disprezzava quei posti. Luoghi di prostituzione erano taverne, bagni, terme (ad stuphas), le osterie con alloggio situate lungo le grandi vie romane, e sotto gli archi (fornices, da cui deriva il nostro verbo fornicare) dei principali edifici pubblici cittadini.
Le prostitute di basso rango erano, per la maggior parte, di proprietà di un leno, padrone di schiavi, mezzano e protettore (assistito da un servo detto villicus puellarum) che rastrellava l’intero bacino del Mediterraneo alla ricerca di ragazze e bambini da vendere sulla piazza del sesso a pagamento.
Accanto alla prostituzione femminile era infatti diffusa anche quella infantile, finché non fu proibita da un editto di Domiziano (fine I sec. d. C.). «Nessuno ti impedisce di andare dai prosseneti (mezzani)», esclama un personaggio di Plauto, «a patto che tu non tocchi una donna sposata, una vedova, una vergine, una giovane o dei fanciulli di nascita libera, ama chi vuoi!»
E Catone il Censore si felicita così con un amico incontrato all’uscita di un lupanare: «Bravo! È qui che i giovani devono soddisfare i loro ardori, piuttosto che attaccarsi alle donne sposate!»
32 MILA PROSTITUTE. I Greci avevano un magistrato addetto al controllo della prostituzione, mentre a Roma esisteva un “tribunale domestico” che vegliava sulla condotta di 32 mila prostitute. Durante l’impero divennero un capro espiatorio della crisi e furono oggetto di leggi speciali. Caligola (che pure aveva fatto aprire un bordello a corte) tassò le prostitute con il vectigal (abolito in seguito da Settimio Severo), Domiziano tolse loro il diritto di successione, Teodosio il Giovane soppresse i lupanari e punì con pene severissime i genitori che costringevano le figlie a prostituirsi. Giustiniano infierì su lenoni e tenutari, mandandone a morte alcuni, e introdusse protezioni per le prostitute che intendevano cambiare vita. La sua stessa moglie,Teodora, secondo lo storico Procopio di Cesarea, avrebbe esercitato in gioventù il meretricio.
CONDANNA COL FUOCO. Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori: per esempio, percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente. A partire dalla metà del XIII sec., col fiorire delle attività mercantili, la cura dei postriboli divenne anche motivo di propaganda politica: era simbolo dell’efficienza dello Stato.
Molte prostitute si spostavano secondo il calendario di fiere, mercati, pellegrinaggi, concili. Oppure accompagnavano gli eserciti (consuetudine tramandatasi fino a epoche recenti: si pensi alle francesi putaines de regiment della Prima guerra mondiale), compresi quelli crociati. Quando re Luigi IX di Francia proibì ai suoi uomini di portarsele dietro (VI e VII crociata), essi rimediarono con schiave musulmane.
Nel 1400 la paura dello spopolamento dovuto a guerre ed epidemie fu all’origine, indirettamente, delle fortune del meretricio. Secondo le autorità civili era infatti necessario convincere molti giovani, distratti dai “crimini contro natura” (sodomia e masturbazione), a riscoprire le gioie dell’accoppiamento eterosessuale come viatico per il matrimonio e la procreazione.
Il Rinascimento vide affermarsi la cortigiana (così chiamata perché seguiva le corti), che ricalcava la figura dell’etèra greca. Le meretrices honestae possedevano un’educazione raffinata e nelle loro dimore passavano cardinali, artisti, nobili e re. Ma «per una che riesce ad acquistarsi delle terre al sole», scrisse Pietro Aretino nel 1536, «ce ne sono mille che finiscono i loro giorni in un ospizio».
LE REGOLE DI NAPOLEONE. L’atteggiamento della società verso le prostitute mutò quando in Europa si diffuse la sifilide, considerata un castigo divino, e prese avvio il vasto movimento di moralizzazione promosso da Riforma e Controriforma.
I postriboli vennero chiusi, le prostitute sottoposte a pesanti imposizioni fiscali e si tentò di relegarle in quartieri-ghetto. Tolleranza e repressione si alternarono nel corso dei secoli. Fino a Napoleone, fondatore della moderna regolamentazione delle case di tolleranza (passate sotto controllo dello Stato nel 1804; l’Italia ne seguì l’esempio col regio decreto del 15 febbraio 1860).
10 ANNI DI BATTAGLIE. Sempre nell’800 prese piede la casa d’appuntamenti, dove l’incontro fra cliente e prostituta si accompagnava a una parvenza di seduzione. È del 1904 il primo accordo internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione, del 1910 la convenzione per la repressione della cosiddetta “tratta della bianche”.
Nella Russia dei soviet la prostituzione, considerata vergognoso retaggio dello “sfruttamento capitalistico”, resiste: nel ’22 furono censite 62 mila prostitute a Pietrogrado e Mosca. Solo nel ’46 la Francia chiuse i bordelli, seguita dalla Germania.
In Italia la legge per l’abolizione delle case chiuse, presentata dalla senatrice socialista Lina Merlin nell’agosto del ’48, passò 10 anni dopo, il 4 marzo ’58, tra accese polemiche e tesi ancora oggi dibattute. È stata l'ultimo fermata di un lungo percorso di regolamentazione del sesso a pagamento nell'Italia unita. Ecco le principali tappe.
1859: Cavour approvò un decreto che autorizzava l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia.
1860: il decreto diventò legge con l’emanazione del “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”. Nacquero le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di tre categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe (da 5 lire per le case di lusso a 2 lire per quelle popolari), la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree.
1888: secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui il nome “case chiuse”).
1891: furono ridotte le tariffe in modo da limitare la prostituzione libera, che non era soggetta a controllo sanitario.
1958: fu approvata la legge Merlin, che chiuse le case di tolleranza, e fu introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione o lenocinio (favoreggiamento allo sfruttamento).
7 anni fa
Forse dico una cavolata, però ogni tanto ci penso, siccome non mi candideró mai in politica, faccio questa riflessione :
L'impulso sessuale parte dal cervello, quindi tutti lo abbiamo, uomini ed animali.
Non Saprei nella preistoria, ma probabilmente esiste da moltissimo anche se non documentata.
Se c'è la procreazione c'è anche istinto sessuale nell'uomo e nella donna.
Uomini orso o maschi più brutali ci sono sempre stati e si conseguenza donne con più propensione al sesso, che sia di natura mercenaria o meno.
In Italia sono state abolite le case chiuse con conseguente ripopolamento nella strada, oggi nei siti di annunci di incontri a pagamento in abitazioni private ce ne sono migliaia e facilmente rintracciabili in molte località italiane dal nord al sud, ma cosa manca? La regolamentazione.
Ora non conosco la motivazione che abbia portato a questo risultato, ma probabilmente é stata una ristrettezza o una non curanza dei bisogni di parecchi, che hanno scelto il silenzio per continuare a soddisfarli.
L'impulso sessuale parte dal cervello, quindi tutti lo abbiamo, uomini ed animali.
Non Saprei nella preistoria, ma probabilmente esiste da moltissimo anche se non documentata.
Se c'è la procreazione c'è anche istinto sessuale nell'uomo e nella donna.
Uomini orso o maschi più brutali ci sono sempre stati e si conseguenza donne con più propensione al sesso, che sia di natura mercenaria o meno.
In Italia sono state abolite le case chiuse con conseguente ripopolamento nella strada, oggi nei siti di annunci di incontri a pagamento in abitazioni private ce ne sono migliaia e facilmente rintracciabili in molte località italiane dal nord al sud, ma cosa manca? La regolamentazione.
Ora non conosco la motivazione che abbia portato a questo risultato, ma probabilmente é stata una ristrettezza o una non curanza dei bisogni di parecchi, che hanno scelto il silenzio per continuare a soddisfarli.
7 anni fa
Il legislatore, all’apparenza del suo elettorato vuole “imporre” la sua morale ( e del ser pur piccolo suo elettorato), introducendo divieti e sanzioni al fine di recintare ed etichettare ciò che moralmente e in modo del tutto personale ritiene malato.
Salvo poi nel privato fare esattamente ( se non peggio ) ciò che deplora in pubblico.
Se non ricordo male ( nel caso mi scuso ) vi è un esempio molto calzante, quando il parlamento approvo una legge che permetteva alle compagne nei parlamentari ( non sposate ) di usufruire delle pensione del compagno, Salvo poi vietarlo al popolo.
O le leggi sulla famiglia fatte da divorziati 🙂 che non orendeno in considerazione le coppie di fatto, cosa ovviamente di cui sono esclusi i politici.
Salvo poi nel privato fare esattamente ( se non peggio ) ciò che deplora in pubblico.
Se non ricordo male ( nel caso mi scuso ) vi è un esempio molto calzante, quando il parlamento approvo una legge che permetteva alle compagne nei parlamentari ( non sposate ) di usufruire delle pensione del compagno, Salvo poi vietarlo al popolo.
O le leggi sulla famiglia fatte da divorziati 🙂 che non orendeno in considerazione le coppie di fatto, cosa ovviamente di cui sono esclusi i politici.
7 anni fa
Che poi elettorato ... Come se conoscessero tutto di tutti, specialmente chi legifera in questo campo....Quotato da Ade-69,Il legislatore, all’apparenza del suo elettorato vuole “imporre” la sua morale ( e del ser pur piccolo suo elettorato), introducendo divieti e sanzioni al fine di recintare ed etichettare ciò che moralmente e in modo del tutto personale ritiene malat [...]
Finora ne ho conosciuto solo uno, di politico, che ne sapeva di queste cose, ma ha legiferato su altro 😋
7 anni fa
Era il giorno dei controlli alle ore degli autisti....Quotato da esperanzadescobar,in questo pais ognuno regarde i propri interessi,per cui perchè le politicant dovrebbero essere da meno,mi è capitato circa una 20ina di giorni fà,vado in un posto carsex,mi son fermato per accendere il telefono e poi ripartire per andare altrove,un [...]
Se si fermava a trombare, ma stava in pausa mica lo controllavano!
7 anni fa
Quotato da EmmaKantDiabolik,La prostituzione dovrebbe essere legale e regolamentata... ovunque! Ma in Italia...si sa..è utopia...l'ipocrisia e il finto perbenismo regnano sovrane e coloro che fanno in pubblico i moralisti ed i censori sono quelli che poi a mio parere v [...]
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