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Pietrino, Gemma e don Gianni


di licio26
06.04.2024    |    7.362    |    6 8.7
"Un prete, chiamato don Gianni poiché aveva una chiesa povera, per sostenersi, con una cavalla , cominciò a portare mercanzia di qua e di là per le fiere..."
Un prete, chiamato don Gianni poiché aveva una chiesa povera, per sostenersi, con una cavalla ,cominciò a portare mercanzia di qua e di là per le fiere della Regione e a comprare e a vendere.
Nel suo andare diventò amico di un tale, che si chiamava Pietrino, che con un asino faceva il suo stesso mestiere.
Tutte le volte che Pietrino arrivava nella città di don Gianni, quest'ultimo, lo ospitava e lo onorava come poteva.
Pietrino, dal canto suo, pur essendo poverissimo e aveva una piccola casetta, appena sufficiente per lui, la sua bella e giovane moglie Gemma e il suo asino, ogni volta che don Gianni capitava in paese, lo conduceva a casa sua e lo onorava.
Purtroppo non poteva ospitarlo come avrebbe voluto perché aveva solo un lettino, nel quale dormiva con la moglie. Aveva, però, una stalletta dove veniva alloggiata, accanto all’asino, la cavalla di don Gianni, il quale, a fianco a lei, giaceva sopra un po’ di paglia.
La moglie Gemma, voleva dare a don Gianni una ospitalità migliore.
Una volta il prete le disse “ Cara Gemma, non ti preoccupare per me, perché io sto bene. Infatti, quando mi piace, faccio diventare questa cavalla una bella fanciulla e sto con lei, poi, quando voglio la faccio diventare nuovamente cavalla; per questo non mi allontanerei mai da lei”.
La donna si meravigliò ma ci credette e lo disse al marito. Aggiunse “ Se egli è amico tuo, come dici, perché non ti fai insegnare questo incantesimo, in modo da far diventare me cavalla e fare il tuo lavoro con l’asino e la cavalla? guadagneremo il doppio e poi, quando ritorneremo a casa, mi potresti far ridiventare femmina, come sono”.
Pietrino, che era un sempliciotto, le credette, fu d’accordo e, come meglio seppe, cominciò a chiedere a Don Gianni di insegnargli quella cosa.
Don Gianni, disse “ Visto che voi insistete, domani mattina ci alzeremo, come facciamo di solito, prima del giorno, e vi mostrerò come si fa.
La cosa più difficile in questo incantesimo è attaccare la coda, come tu vedrai”.
Pietrino e Gemma dormirono appena, tale era l’ansia con cui aspettavano questo fatto.
Come il giorno fu vicino, si alzarono e chiamarono don Gianni, il quale, ancora in camicia, andò nella camera di Gemma e Pietrino e disse “ Non c’è nessuna persona al mondo per cui farei questo, ma visto che a voi piace, io lo farò. Dovete, però, fare tutto ciò che vi dirò, se volete che l’incantesimo avvenga ”.
Essi promisero che avrebbero fatto tutto ciò che egli diceva.
Dunque, don Gianni, preso il lume, lo pose in mano di Pietrino e gli disse “ Guarda bene come farò e tieni bene a mente come dirò; guardati bene, se non vuoi guastare ogni cosa, dal dire una sola parola, qualunque cosa tu veda o oda. E prega Dio che la coda si attacchi bene”.
Il sempliciotto, preso il lume, promise che così avrebbe fatto.
Poco dopo, don Gianni fece spogliare nuda Gemma e la fece stare con le mani e i piedi per terra, piegata come stavano le cavalle, ammaestrandola, come aveva fatto col marito, che non dicesse una sola parola, qualunque cosa avvenisse.
Poi, toccandole con le mani il viso e la testa, cominciò a dire “ Questa sia una bella testa di cavalla” e, poi, toccandole i capelli ,disse “ Questi siano bei crini di cavalla” e, poi, toccandole le braccia, disse “ Questi siano belle gambe e bei piedi di cavalla” e ,poi, toccandole il petto e trovandolo sodo e tondo, ebbe un’erezione (si svegliò il pene senza essere chiamato) non prevista. Ritoccò per la seconda volta i seni....e poi una terza...e anche una quarta volta...si alzò e disse “ E questo sia bel petto di cavalla”. E così fece alla schiena e al ventre e alle natiche e alle cosce e alle gambe.
Infine non gli restava da fare altro che la coda. Si levò la camicia e preso il pene in erezione, controllo il retro di Gemma e con le dita provò ad aprire un pò il solco che aveva tra le gambe...., subito lo mise nel solco e disse “ E questa è una bella coda di cavalla”....."Oh mannaggia...non si attacca...proviamo di nuovo"....e cosi don Gianni inizio a stantuffare il suo pene all'interno del solco della bella Gemma...che sembrava sotto incantesimo...completamente assorta da quei movimenti!
Pietrino, che aveva, fino ad allora, guardato attentamente ogni cosa, vedendo quell’ultima e non sembrandogli fatta bene, disse “ O don Gianni, io non voglio la coda, io non voglio la coda”.
Era già fuoriuscito il liquido che fa attecchire tutte le piante, quando don Gianni, tirato indietro il suo pene, disse “Oimè, Pietrino, che hai fatto? Non ti dissi di non proferir parola ,qualunque cosa vedessi? La cavalla stava per esser fatta, ma tu parlando hai rovinato ogni cosa, e ormai non si potrà fare mai più”.
Compare Pietro di rimando “ Mi sta bene, io non volevo quella coda lì. La stavate attaccando troppo bassa...io la volevo nel solco più alto!".
Don Gianni rispose “ Perché tu, per la prima volta, non l’avresti saputa appiccicare come me”.
La giovane Gemma, udendo quelle parole, si alzò in piedi e, ingenuamente, disse al marito “ Bestia che sei, perché hai guastato tutto? Se Dio mi aiuta, tu sei povero, ma dovresti esserlo ancora di più”.
Non essendo più possibile farla diventare cavalla, per le parole che aveva detto Pietrino, ella addolorata e malinconica, si rivestì...Pietrino continuò a fare il suo mestiere, come al solito, con il suo asino. Don Gianni se ne andò e non tornò più. Mentre la cara e bella Gemma, chiedeva ad altri uomini di provare a rifarle l'incantesimo...ma non diventò mai cavalla...o lo era sempre stata?!...a voi l'ardua sentenza!
(liberamente tratto dal Decamerone)
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