8 anni fa
sempre cosi per cultura generale dal sito consigliato da goodgirl
http://narrazionidifferenti.altervista.org/category/la-discriminazione-non-e-un-gioco/
poi sappiamo che esiste in altre parti del mondo l infibulazione, ma io non ho mai sentito dire a un medico : che cazzo ti curi la bronchite quando c e gente che ha l infarto!
http://narrazionidifferenti.altervista.org/category/la-discriminazione-non-e-un-gioco/
poi sappiamo che esiste in altre parti del mondo l infibulazione, ma io non ho mai sentito dire a un medico : che cazzo ti curi la bronchite quando c e gente che ha l infarto!
8 anni fa
sciocco........perchè sarebbe un sintomo di debolezza 😎Quotato da emmegei,E cosa c'entra una donna che si rimbocca le maniche a lavorare col sessismo? Perché se il suo uomo le porta le buste della spesa sei sicuro che dica no?
8 anni fa
ma non hai fretta a fare cosa? che vuoi dimostrare ? che le donne se vogliono lo stesso salario degli uomini non devono farsi portare la spesa dal compagno???Quotato da alessiocince,questoQuotato da emmegei,E cosa c'entra una donna che si rimbocca le maniche a lavorare col sessismo? Perché se il suo uomo le porta le buste della spesa sei sicuro che dica no?
Rileggi.... Con attenzione la prima parte.... Non ho fretta...
ma manco a 11 anni dicevo queste cose !
e la prossima che dirai ,che se vogliono i jeans devono fare pipi' in piedi????
perché ci tieni tanto alessio?
8 anni fa
Immagini male come sempre....Quotato da emmegei,no rileggiti te. Al maschilismo (secondo te passato) contrapponi una donna che scimmiotta i maschi, invece di starsene al suo posto di donna, immaginoQuotato da alessiocince,questoQuotato da emmegei,E cosa c'entra una donna che si rimbocca le maniche a lavorare col sessismo? Perché se il suo uomo le porta le buste della spesa sei sicuro che dica no?
Rileggi.... Con attenzione la prima parte.... Non ho fretta...
La donna non deve scimmiottare l'uomo, ma semplicemente trovare la sua via differente ....
Spero sia chiaro altrimenti ti evidenzio le parole chiave stavolta 😄
8 anni fa
Spoiler: in questo articolo le donne saranno definite sempre come lavoratrici, (per volontà prima che per necessità), perché la connotazione di donna, in quanto donna, è una connotazione che deve smettere di essere più forte delle altre, compresa quella di lavoratrice.
Al netto, infatti, delle riflessioni sullo scambio di sesso e sulla liberazione onesta e consapevole della vita sessuale e del corpo delle donne, principi nei quali credo fortemente, cosa differenzia la posizione femminile da quella maschile, nel ricatto sessuale? E cosa differenzia la posizione giuridica femminile contrattualmente, da quella maschile, sul posto di lavoro?
Precisiamo due questioni semplici e imprescindibili:
– se subisci una minaccia o un ricatto e per tale minaccia o ricatto fai sesso con una persona è una violenza, non c’è consenso.
– se poi ne ottieni benefici nessuno è autorizzato a dire o fare congetture.
– se questo avviene sul posto di lavoro, la possibilità che ci sia un ricatto sessuale, è ancora più alta.
Non è chiaro il perché?
L’ambito lavorativo non è un ambito privatistico nel quale stipulare contratti in una condizione di parità fra le parti. La configurabilità dei lavoratori come soggetti deboli (n.b. deboli giuridicamente e contrattualmente) viene in rilievo con riferimento all’affermazione costituzionale del diritto al lavoro, nella disciplina dei rapporti sussistenti tra il lavoratore ed il datore di lavoro.
Non c’è equilibrio fra le parti, perché non c’è medesima forza contrattuale fra chi offre e chi domanda lavoro. Chi domanda forza lavoro, detiene obiettivamente e incontestabilmente più forza, contrattuale ed economica, di chi offre il proprio lavoro.
Se questo è tradizionalmente confermato da una serie di pronunce della corte costituzionale e assunto in maniera inderogabile in qualunque disciplina di diritto del lavoro, questa nozione sostanziale ed empirica, evidentemente sfugge ai sommi interpreti da click-baiting.
A questo si sommino i recenti dati sul gender gap italiano e la discriminazione femminile sul luogo di lavoro, per rispondere causticamente che no, non avrebbero potuto affermare così facilmente il loro ‘no’, non avrebbero potuto rifiutarsi così sprezzantemente, non sarebbero potute così causticamente tornare alla loro vita di prima per un ordine di motivi abbastanza evidenti: il sistema stesso è infarcito ovunque di sessismo, il ricatto sessuale vige come imperativo categorico in una percentuale elevatissima di prestazioni lavorative, non solo nel mondo dello spettacolo, e nelle mentalità di chi lo pretende; la soggettività debole rilevata dalla corte costituzionale non è estirpabile con un elementare “mi rifiuto” perché intrinseca nel dinamismo di potere e nel tessuto giuridico che lo interpreta. Chi non ha potere è inesorabilmente fuori da ogni nervo della contrattazione e spesso ‘fuori’ significa ‘emarginazione’.
Ma soprattutto perché ‘fuori’, ad accoglierti, ritroverai una società maschilista e patriarcale impreparata a gestire il sessismo e la discriminazione nei posti di lavoro. E lo “scandalo” delle molestie sessuali negli ambienti dello spettacolo, che di scandaloso non ha niente se non le risposte sui social, è la punta dell’iceberg di una società maschilista e sessista che si perpetra da secoli e non un’emergenza di cui non immaginavamo l’esistenza.
Si sarebbe potuta rifiutare.
Una delle critiche più ferventi, vessillo di potenti analisti e giuristi prêt-à-porter, che spopola sul web, è che le lavoratrici del mondo dello spettacolo si sarebbero potute rifiutare:
Il rifiuto, l’alternativa, il diniego, il “no” non sono competenza di chi batte sulla tastiera di un computer. Qualunque ambito lavorativo deve essere scevro da ricatti, estorsioni, e riferimenti sessuali se non strettamente e previamente previsti dalla mansione di lavoro. E’ la sessualizzazione del soggetto femminile sul posto di lavoro che deve indignare, non le vittime più o meno consapevoli di questo sistema.
Perché io non avrei accettato.
Molti sono i commenti, di uomini, che non colgono, o non accettano, la differenza fra uomo e donna sul posto di lavoro. E questo è spesso deprimente perché non è frutto di un assunto e consolidato antisessismo, ma del più occulto paternalismo patriarcale. Loro non avrebbero accettato, perché loro non si trovano doppiamente deboli giuridicamente e discriminati socialmente. L’uomo, vittima di un numero estremamente inferiore di discriminazioni nell’arco della sua vita, sul posto di lavoro, come dipendente, ne vanta un indice irrisorio. Se questo può dirsi un successo delle politiche giuslavoriste, l’insuccesso dell’altro sesso, diventa un peso e un rischio lavorativo di cui si fanno carico solo le lavoratrici. Un peso e un rischio, che spazia dall’insuccesso e l’emarginazione lavorativa, alla discriminazione e costante disparità nelle retribuzioni, nelle opportunità e nelle mansioni, alla sessualizzazione e l’oggetivizzazione sul posto di lavoro, oltre che fuori. Posto di lavoro in cui spesso si riversano le mire aspirative, i sogni e i talenti di soggetti già fortemente eterodiretti, giudicati e subordinati alle volontà di altri nell’arco della loro esistenza. E’ davvero così facile, allora, immedesimarsi e dire, dall’alto del tuo privilegio: “io non avrei accettato”? E’ così istantanea la connessione empatica, prima che economica e giuridica, fra te, e una persona vittima di discriminazione, violenza, disparità e debolezza che cede, consapevole o meno ad un ricatto o una minaccia sessuale?
Ma lei ne ha ricavato qualcosa.
Probabile, il ricatto spesso prevede un qualcosa in cambio, eppure rimane sempre un ricatto. In una sperequazione di parti, fra chi offre un posto nel mondo dello spettacolo e chi lo sogna, e lavora per ottenerlo, la prestazione sessuale è quasi sempre inserita in un rapporto di minaccia di esclusione ed emarginazione. Il consenso accordato spesso è oggetto di una sottomissione allo stra-potere di una parte, di una completa dipendenza e subordinazione. Anche qualora il ricatto sia stato artefice di un vantaggio di sorta, non chi è “stato al gioco” (espressione cara ai vari commentatori via web) il vero beneficiario, ma chi ne ha dominato il rapporto di potere, solidificando e perpetuando la sua posizione.
Una questione di valori?
No, non c’è una questione di serietà e valori. C’è una questione di minoranze e discriminazione. Spesso i commentatori (maschili) pontificano la demenziale facilità con cui queste lavoratrici avrebbero potuto rigenerare la loro carriera lavorativa trasmutandola in qualcos’altro a fronte della bieca richiesta sessuale, così da celebrare la purezza dei loro valori.
Ma la purezza dei valori di chi propone sesso per una carriera?
Non andrebbe forse impedito a questi datori di lavoro, guarda caso spesso uomini potenti, di innescare sistemi di merito al ribasso, se non solo a sfondo sessuale, piuttosto che colpevolizzare ancora una volta le donne che non rientrano in un altro, ennesimo schema: la serietà?
La serietà richiesta in un posto di lavoro è una professionalità legata alla diligenza e non un’aderenza valoriale alla privata fides del proprio datore di lavoro. Come mai viene richiesto questo, ed è richiesto alla lavoratrice?
Una questione di merito?
In un clic, il merito di queste lavoratrici è caduto in un baratro di ingiurie e diffamazioni, perché accusate di esser false, opportuniste e di aver generato una spirale deflattiva di dissenso intorno ad emeriti professionisti del cinema.
Ma il merito di aver lavorato, e di aver denunciato un sistema metodicamente discriminatorio, sessualizzato e ricattatorio?
L’inversione del focus dovrebbe, invece, esser quello di empatizzare verso chi è inviluppata nel sistema, per ottenere un sistema preparato e specializzato che giudichi e valuti in base ai requisiti richiesti per questa o quell’altra mansione e non in base alle prestazioni sessuali ricevute e prestate.
Non è la prestazione concessa, il problema, ma la prestazione pretesa e poi accettata.
Si è innervata una pericolosa troiofobia che oscura il vero problema: la frequente assenza di requisiti di merito nelle selezioni per determinate mansioni nel mondo dello spettacolo, non avviene per merito di chi accetta il ricatto sessuale, ma per demerito di chi lo propone. Ma se questo è il problema: chi ne è l’artefice? Chi ha sistematicamente pasciuto un ambiente dello spettacolo in queste vesti, o chi ne ha subito le conseguenze?
Non è spostando l’onere del rifiuto e il rischio della denuncia su chi subisce, anello debole di un sistema ricattatorio, che si ingenera una rivoluzione del mondo del lavoro ad alto ricatto sessuale, ma cogliendo il rapporto di potere e dominazione che si instaura fra chi domanda forza lavoro, e chi ne offre, denunciandone gli effetti e i profitti.
Cos’è, al netto, il ricavo economico e sociale di una carriera costruita su molestie, minacce e violenze sessuali, rispetto agli ingenti profitti e posizioni di potere di coloro che ne hanno usufruito?
Il consenso, anche se dato consapevolmente, in scambio di una posizione di lavoro conferma solo un arricchimento sperequativo di chi ha richiesto la prestazione, in termini di ricatto e in termini di dominio e di creazione di un legame di subordinazione con la lavoratrice. Chi è che ci ha guadagnato davvero?
E’ davvero questo, che ci indigna, indagare a fondo nella vita privata di una persona per scoprire se ha effettivamente o meno elargito un rapporto sessuale, sviscerare quanto il consenso estorto sia stato ripagato con benefici e carriere?
A me francamente indigna sapere che ci sono parti datoriali, dequalificanti e dequalificate che utilizzano il ricatto sessuale per selezionare soggetti che non sono in una posizione giuridica altrettanto forte. Che non hanno una posizione contrattuale altrettanto paritaria.
Che ne abbiano poi tratto un qualche beneficio non desterà la mia attenzione finché ci sarà una parte datoriale che, confermando il suo dominio indefesso, ne avrà tratto qualcosa a costo zero.
Al netto, infatti, delle riflessioni sullo scambio di sesso e sulla liberazione onesta e consapevole della vita sessuale e del corpo delle donne, principi nei quali credo fortemente, cosa differenzia la posizione femminile da quella maschile, nel ricatto sessuale? E cosa differenzia la posizione giuridica femminile contrattualmente, da quella maschile, sul posto di lavoro?
Precisiamo due questioni semplici e imprescindibili:
– se subisci una minaccia o un ricatto e per tale minaccia o ricatto fai sesso con una persona è una violenza, non c’è consenso.
– se poi ne ottieni benefici nessuno è autorizzato a dire o fare congetture.
– se questo avviene sul posto di lavoro, la possibilità che ci sia un ricatto sessuale, è ancora più alta.
Non è chiaro il perché?
L’ambito lavorativo non è un ambito privatistico nel quale stipulare contratti in una condizione di parità fra le parti. La configurabilità dei lavoratori come soggetti deboli (n.b. deboli giuridicamente e contrattualmente) viene in rilievo con riferimento all’affermazione costituzionale del diritto al lavoro, nella disciplina dei rapporti sussistenti tra il lavoratore ed il datore di lavoro.
Non c’è equilibrio fra le parti, perché non c’è medesima forza contrattuale fra chi offre e chi domanda lavoro. Chi domanda forza lavoro, detiene obiettivamente e incontestabilmente più forza, contrattuale ed economica, di chi offre il proprio lavoro.
Se questo è tradizionalmente confermato da una serie di pronunce della corte costituzionale e assunto in maniera inderogabile in qualunque disciplina di diritto del lavoro, questa nozione sostanziale ed empirica, evidentemente sfugge ai sommi interpreti da click-baiting.
A questo si sommino i recenti dati sul gender gap italiano e la discriminazione femminile sul luogo di lavoro, per rispondere causticamente che no, non avrebbero potuto affermare così facilmente il loro ‘no’, non avrebbero potuto rifiutarsi così sprezzantemente, non sarebbero potute così causticamente tornare alla loro vita di prima per un ordine di motivi abbastanza evidenti: il sistema stesso è infarcito ovunque di sessismo, il ricatto sessuale vige come imperativo categorico in una percentuale elevatissima di prestazioni lavorative, non solo nel mondo dello spettacolo, e nelle mentalità di chi lo pretende; la soggettività debole rilevata dalla corte costituzionale non è estirpabile con un elementare “mi rifiuto” perché intrinseca nel dinamismo di potere e nel tessuto giuridico che lo interpreta. Chi non ha potere è inesorabilmente fuori da ogni nervo della contrattazione e spesso ‘fuori’ significa ‘emarginazione’.
Ma soprattutto perché ‘fuori’, ad accoglierti, ritroverai una società maschilista e patriarcale impreparata a gestire il sessismo e la discriminazione nei posti di lavoro. E lo “scandalo” delle molestie sessuali negli ambienti dello spettacolo, che di scandaloso non ha niente se non le risposte sui social, è la punta dell’iceberg di una società maschilista e sessista che si perpetra da secoli e non un’emergenza di cui non immaginavamo l’esistenza.
Si sarebbe potuta rifiutare.
Una delle critiche più ferventi, vessillo di potenti analisti e giuristi prêt-à-porter, che spopola sul web, è che le lavoratrici del mondo dello spettacolo si sarebbero potute rifiutare:
Il rifiuto, l’alternativa, il diniego, il “no” non sono competenza di chi batte sulla tastiera di un computer. Qualunque ambito lavorativo deve essere scevro da ricatti, estorsioni, e riferimenti sessuali se non strettamente e previamente previsti dalla mansione di lavoro. E’ la sessualizzazione del soggetto femminile sul posto di lavoro che deve indignare, non le vittime più o meno consapevoli di questo sistema.
Perché io non avrei accettato.
Molti sono i commenti, di uomini, che non colgono, o non accettano, la differenza fra uomo e donna sul posto di lavoro. E questo è spesso deprimente perché non è frutto di un assunto e consolidato antisessismo, ma del più occulto paternalismo patriarcale. Loro non avrebbero accettato, perché loro non si trovano doppiamente deboli giuridicamente e discriminati socialmente. L’uomo, vittima di un numero estremamente inferiore di discriminazioni nell’arco della sua vita, sul posto di lavoro, come dipendente, ne vanta un indice irrisorio. Se questo può dirsi un successo delle politiche giuslavoriste, l’insuccesso dell’altro sesso, diventa un peso e un rischio lavorativo di cui si fanno carico solo le lavoratrici. Un peso e un rischio, che spazia dall’insuccesso e l’emarginazione lavorativa, alla discriminazione e costante disparità nelle retribuzioni, nelle opportunità e nelle mansioni, alla sessualizzazione e l’oggetivizzazione sul posto di lavoro, oltre che fuori. Posto di lavoro in cui spesso si riversano le mire aspirative, i sogni e i talenti di soggetti già fortemente eterodiretti, giudicati e subordinati alle volontà di altri nell’arco della loro esistenza. E’ davvero così facile, allora, immedesimarsi e dire, dall’alto del tuo privilegio: “io non avrei accettato”? E’ così istantanea la connessione empatica, prima che economica e giuridica, fra te, e una persona vittima di discriminazione, violenza, disparità e debolezza che cede, consapevole o meno ad un ricatto o una minaccia sessuale?
Ma lei ne ha ricavato qualcosa.
Probabile, il ricatto spesso prevede un qualcosa in cambio, eppure rimane sempre un ricatto. In una sperequazione di parti, fra chi offre un posto nel mondo dello spettacolo e chi lo sogna, e lavora per ottenerlo, la prestazione sessuale è quasi sempre inserita in un rapporto di minaccia di esclusione ed emarginazione. Il consenso accordato spesso è oggetto di una sottomissione allo stra-potere di una parte, di una completa dipendenza e subordinazione. Anche qualora il ricatto sia stato artefice di un vantaggio di sorta, non chi è “stato al gioco” (espressione cara ai vari commentatori via web) il vero beneficiario, ma chi ne ha dominato il rapporto di potere, solidificando e perpetuando la sua posizione.
Una questione di valori?
No, non c’è una questione di serietà e valori. C’è una questione di minoranze e discriminazione. Spesso i commentatori (maschili) pontificano la demenziale facilità con cui queste lavoratrici avrebbero potuto rigenerare la loro carriera lavorativa trasmutandola in qualcos’altro a fronte della bieca richiesta sessuale, così da celebrare la purezza dei loro valori.
Ma la purezza dei valori di chi propone sesso per una carriera?
Non andrebbe forse impedito a questi datori di lavoro, guarda caso spesso uomini potenti, di innescare sistemi di merito al ribasso, se non solo a sfondo sessuale, piuttosto che colpevolizzare ancora una volta le donne che non rientrano in un altro, ennesimo schema: la serietà?
La serietà richiesta in un posto di lavoro è una professionalità legata alla diligenza e non un’aderenza valoriale alla privata fides del proprio datore di lavoro. Come mai viene richiesto questo, ed è richiesto alla lavoratrice?
Una questione di merito?
In un clic, il merito di queste lavoratrici è caduto in un baratro di ingiurie e diffamazioni, perché accusate di esser false, opportuniste e di aver generato una spirale deflattiva di dissenso intorno ad emeriti professionisti del cinema.
Ma il merito di aver lavorato, e di aver denunciato un sistema metodicamente discriminatorio, sessualizzato e ricattatorio?
L’inversione del focus dovrebbe, invece, esser quello di empatizzare verso chi è inviluppata nel sistema, per ottenere un sistema preparato e specializzato che giudichi e valuti in base ai requisiti richiesti per questa o quell’altra mansione e non in base alle prestazioni sessuali ricevute e prestate.
Non è la prestazione concessa, il problema, ma la prestazione pretesa e poi accettata.
Si è innervata una pericolosa troiofobia che oscura il vero problema: la frequente assenza di requisiti di merito nelle selezioni per determinate mansioni nel mondo dello spettacolo, non avviene per merito di chi accetta il ricatto sessuale, ma per demerito di chi lo propone. Ma se questo è il problema: chi ne è l’artefice? Chi ha sistematicamente pasciuto un ambiente dello spettacolo in queste vesti, o chi ne ha subito le conseguenze?
Non è spostando l’onere del rifiuto e il rischio della denuncia su chi subisce, anello debole di un sistema ricattatorio, che si ingenera una rivoluzione del mondo del lavoro ad alto ricatto sessuale, ma cogliendo il rapporto di potere e dominazione che si instaura fra chi domanda forza lavoro, e chi ne offre, denunciandone gli effetti e i profitti.
Cos’è, al netto, il ricavo economico e sociale di una carriera costruita su molestie, minacce e violenze sessuali, rispetto agli ingenti profitti e posizioni di potere di coloro che ne hanno usufruito?
Il consenso, anche se dato consapevolmente, in scambio di una posizione di lavoro conferma solo un arricchimento sperequativo di chi ha richiesto la prestazione, in termini di ricatto e in termini di dominio e di creazione di un legame di subordinazione con la lavoratrice. Chi è che ci ha guadagnato davvero?
E’ davvero questo, che ci indigna, indagare a fondo nella vita privata di una persona per scoprire se ha effettivamente o meno elargito un rapporto sessuale, sviscerare quanto il consenso estorto sia stato ripagato con benefici e carriere?
A me francamente indigna sapere che ci sono parti datoriali, dequalificanti e dequalificate che utilizzano il ricatto sessuale per selezionare soggetti che non sono in una posizione giuridica altrettanto forte. Che non hanno una posizione contrattuale altrettanto paritaria.
Che ne abbiano poi tratto un qualche beneficio non desterà la mia attenzione finché ci sarà una parte datoriale che, confermando il suo dominio indefesso, ne avrà tratto qualcosa a costo zero.
8 anni fa
Come hai potuto leggere sopra, esiste sempre e solo UN modo di essere donna: il proprio.
Dunque non illuderti di poter essere libera se ti ostini a stirare camicie. 😎 😄
D'altra parte se sei incazzata con il marito, perché non distruggere allegramente anche la serenità dei figli e il loro benessere economico nonostante tu possa tranquillamente gestire la tua libertà anche rimanendo sposata? Eh no, parbleu! Non vorrai mica che chi ignora totalmente la complessità del ruolo genitoriale si privi dell'occasione per dire cosa farebbe nel caso in cui? Non è mica la prima volta che accade. Qui c'è un po' di tutto:
Semianalfabeti che parlano di cultura.
Uomini che parlano di gravidanza e parto.
Gay che parlano di fica e negano la discriminazione di genere
Single che parlano di vita matrimoniale e figli.
Bisogna abituarsi. Ma prima o poi passa.
[/quote]
Io mi sento donna ed al tempo stesso sono una moglie. Per me è un "piacere" farlo.
In passato mi è toccato fare cose "tipiche" da donne in quanto costretta. Adesso le faccio perché mi va di farle ed il fatto che il mio uomo (tra l'altro cresciuto in una casa di tutte donne dove , per sua stessa ammissione, non faceva un cazzo) non le pretenda ha un suo peso specifico non indifferente
8 anni fa
Il ricatto alla pari:
Il professore: -Se vuoi essere promossa, me la devi dare.
La ragazza: -Se la vuoi mi devi promuovere.
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale.
Difficile poi trovare come è successo.
Il professore: -Se vuoi essere promossa, me la devi dare.
La ragazza: -Se la vuoi mi devi promuovere.
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale.
Difficile poi trovare come è successo.
8 anni fa
Dimentichi un particolare:Quotato da coppiaestero,Il ricatto alla pari:
Il professore: -Se vuoi essere promossa, me la devi dare.
La ragazza: -Se la vuoi mi devi promuovere.
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale.
Difficile poi trovare come è successo. [...]
il professore serio, quello con la P maiuscola, neanche gliela chiede...
E se la ragazza fa la "furbetta" facendo capire che la darebbe in cambio della promozione la respingerebbe sdegnato...
8 anni fa
Va bene ti perdono.. no anzi 10 frustate prima 😄 😋Quotato da alessiocince,Ovviamente non è giusto, ma il perché non ha una sola direttrice: da un lato c'è un insopportabile maschilismo (diciamo fino 10anni fa).... Dall'altro lato però c'è un altrettanto insopportabile propensione al conformismo da parte femminile... Che si lasciano condizionare dagli uomini...Quotato da MasaHitomi,@Alessio il problema è che le donne che vogliono cambiare le cose, sono quelle che se vanno a cena con un maschio tirano fuori il portafoglio e pagano la loro parte!
Sono le donne che non si fanno portare le buste al centro commerciale, perchè il fid [...]
Parliamo chiaro: @black a me non è simpatica ma si è rimboccata le maniche, ha deciso di non farsi condizionare da nessuno uomo o donna che sia e sta percorrendo la sua strada infischiandosene di maschilismo femminismo e altri -ismi che legano la mente più di quanto si possa pensare....
PS. @black mi perdonerà se l'ho usata come esempio ma volevo essere il più chiaro possibile e mi è venuta in mente lei, come leggendo in giro anche in questo forum ce ne sono tante altre.
Io non vedo nulla di strano in quello che faccio.
Al ristorante non aspetto che paghi il mio compagno visto che non sono una mantenuta e non intendo esserlo. Lo stesso vale per tutte le altre spese tolti gli sfizi e hobby suoi...
Allo stesso tempo lui lava, stira, pulisce,cucina. Non ci sono compiti “femminili” e “maschili”.
Non so... Trovo facile essere alla pari nel 2018 in Europa... Dorse per questo non capisco tutte queste difficoltà di cui si parla.
@cpestero Scusa hai da ridire sul mio non volere figli parlando di “egoismo”. Sai per me una delle scelte più egoistiche è proprio fare un figlio. Come puoi vedere tante teste tante idee.
8 anni fa
black che fa a braccio di ferro con gli uomini, cince che fa il maschilista ,bixo che ci fa portare la spesa, gli spartani che si inculano tra di loro!Quotato da Cpbixo,@cince, pensi che abbiamo bisogno delle tue illuminate illuminazioni per combattere il sessismo? Quelle stesse illuminate illuminazioni che ti fanno intravedere la via della liberazione femminile proprio in un atteggiamento individualista competitivo [...]
boh, n ce sto a capi' più gnente !
ora non fatemi scrivere ...si deve asciugare lo smalto! 😋 😋 😋 😋
8 anni fa
Quotato da emmegei,pollicioni a randoma'Quotato da mishaemasha,Spoiler: in questo articolo le donne saranno definite sempre come lavoratrici, (per volontà prima che per necessità), perché la connotazione di donna, in quanto donna, è una connotazione che deve smettere di essere più forte delle altre, compresa que [...]
grazie...secondo me sei l unico che lo legge....forse bixo dopo che ha posato la spesa 😋
8 anni fa
Anche le ragazze serie non farebbero mai lo scambio.Quotato da belinone,Dimentichi un particolare:Quotato da coppiaestero,Il ricatto alla pari:
Il professore: -Se vuoi essere promossa, me la devi dare.
La ragazza: -Se la vuoi mi devi promuovere.
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale.
Difficile poi trovare come è successo. [...]
il professore serio, quello con la P maiuscola, neanche gliela chiede...
E se la ragazza fa la "furbetta" facendo capire che la darebbe in cambio della promozione la respingerebbe sdegnato...
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale (N.B. SE SI LEGA IL SESSO ALLA VITA NON SESSUALE).
Difficile poi trovare come è successo.
io sono del tuo stesso avviso, ma facevo osservare che dopo che è successo, non si sa da dove è incominciato (condanniamo il professore PORCO O SEDOTTO ma un poco anche la porchetta oppure la salviamo sempre? Oppure la preferiamo nel panino? Io la preferisco nel panino.
8 anni fa
Ma infatti in quello che fai e dici non c'é nulla di strano per me ... Mi sorprende di piú chi nel 2018 invece di fare, passa il tempo a lamentarsi 😄Quotato da BLACKADDICTED,Va bene ti perdono.. no anzi 10 frustate prima 😄 😋Quotato da alessiocince,Ovviamente non è giusto, ma il perché non ha una sola direttrice: da un lato c'è un insopportabile maschilismo (diciamo fino 10anni fa).... Dall'altro lato però c'è un altrettanto insopportabile propensione al conformismo da parte femminile... Che si lasciano condizionare dagli uomini...Quotato da MasaHitomi,@Alessio il problema è che le donne che vogliono cambiare le cose, sono quelle che se vanno a cena con un maschio tirano fuori il portafoglio e pagano la loro parte!
Sono le donne che non si fanno portare le buste al centro commerciale, perchè il fid [...]
Parliamo chiaro: @black a me non è simpatica ma si è rimboccata le maniche, ha deciso di non farsi condizionare da nessuno uomo o donna che sia e sta percorrendo la sua strada infischiandosene di maschilismo femminismo e altri -ismi che legano la mente più di quanto si possa pensare....
PS. @black mi perdonerà se l'ho usata come esempio ma volevo essere il più chiaro possibile e mi è venuta in mente lei, come leggendo in giro anche in questo forum ce ne sono tante altre.
Io non vedo nulla di strano in quello che faccio.
Al ristorante non aspetto che paghi il mio compagno visto che non sono una mantenuta e non intendo esserlo. Lo stesso vale per tutte le altre spese tolti gli sfizi e hobby suoi...
Allo stesso tempo lui lava, stira, pulisce,cucina. Non ci sono compiti “femminili” e “maschili”.
Non so... Trovo facile essere alla pari nel 2018 in Europa... Dorse per questo non capisco tutte queste difficoltà di cui si parla.
@cpestero Scusa hai da ridire sul mio non volere figli parlando di “egoismo”. Sai per me una delle scelte più egoistiche è proprio fare un figlio. Come puoi vedere tante teste tante idee.
Ps. Regalo le 10 frustate al miglior offerente singolo 😋
8 anni fa
Io sono il 7° di 8 figli, a casa dei miei ho trascorso una vita serena e felice, anche se, specie giocando al pallone con i barattoli di lamiera, stavo con le scarpe 15 giorni nuove e 15 giorni rotte. Non sono contro le famiglie numerose come tali perché spesso sono più felici di quelle con figli unici come lo aveva mio zio. Facevo notare che per non volere figli c'è il tuo punto di vista ed il mio... io preferisco il mio: non condannare altri individui all'inferno della vita (o al paradiso della vita, per alcuni), con tutti i suoi dubbi profondi e con tutte le sofferenze ed alcuni momenti felici.Quotato da BLACKADDICTED,Va bene ti perdono.. no anzi 10 frustate prima 😄 😋Quotato da alessiocince,Ovviamente non è giusto, ma il perché non ha una sola direttrice: da un lato c'è un insopportabile maschilismo (diciamo fino 10anni fa).... Dall'altro lato però c'è un altrettanto insopportabile propensione al conformismo da parte femminile... Che si lasciano condizionare dagli uomini...Quotato da MasaHitomi,@Alessio il problema è che le donne che vogliono cambiare le cose, sono quelle che se vanno a cena con un maschio tirano fuori il portafoglio e pagano la loro parte!
Sono le donne che non si fanno portare le buste al centro commerciale, perchè il fid [...]
Parliamo chiaro: @black a me non è simpatica ma si è rimboccata le maniche, ha deciso di non farsi condizionare da nessuno uomo o donna che sia e sta percorrendo la sua strada infischiandosene di maschilismo femminismo e altri -ismi che legano la mente più di quanto si possa pensare....
PS. @black mi perdonerà se l'ho usata come esempio ma volevo essere il più chiaro possibile e mi è venuta in mente lei, come leggendo in giro anche in questo forum ce ne sono tante altre.
Io non vedo nulla di strano in quello che faccio.
Al ristorante non aspetto che paghi il mio compagno visto che non sono una mantenuta e non intendo esserlo. Lo stesso vale per tutte le altre spese tolti gli sfizi e hobby suoi...
Allo stesso tempo lui lava, stira, pulisce,cucina. Non ci sono compiti “femminili” e “maschili”.
Non so... Trovo facile essere alla pari nel 2018 in Europa... Dorse per questo non capisco tutte queste difficoltà di cui si parla.
@cpestero Scusa hai da ridire sul mio non volere figli parlando di “egoismo”. Sai per me una delle scelte più egoistiche è proprio fare un figlio. Come puoi vedere tante teste tante idee.
8 anni fa
Quotato da Cpbixo,Aaaannnn ecco perché qualcuno alza sempre il pollice!!!!!
Zzarola! Voleva lo smalto. E bastava dirlo. Ho pure il bronze cat eye che è uno sballo. Prima si stende poi si fa il riflesso con la calamita....
@misha, prima di frantumarmi i menischi mi fa [...]
8 anni fa
Che bello avere tante persone qui che ti possono insegnare come stare al mondo, a come non fare le mantenute, a come darsi da fare etc.
Da domani comincerò una nuova vita, nascerà la nuova fiduciosa.
Da domani comincerò una nuova vita, nascerà la nuova fiduciosa.
8 anni fa
cioe se al supermercato io ti cedessi il passo con un sorriso e poi me ne andassi per fatti miei, tu penseresti che stronzo e poi corri a casa a prendere antidepressivi?Quotato da Goodgirl,"ma resta il garbo con il quale relazionarsi fra persone", questo mi importa, siQuotato da longlife65,Un passaggio forte che ha molte verità, alcune nascoste, altre meno, a seconda della forza caratteriale che ognuno di noi applica nella quotidianità. Si parla di galanteria scomparsa, bene, ma resta il garbo con il quale relazionarsi fra persone e se verso le donne questo garbo non nasconde nulla e nulla esclude perché non applicarlo?. Pensa come è cambiata negli anni la stretta di mano fra uomo e donna ed al suo significato.
Ho postato quell'articolo perchè proprio stamattina è comparso tra le notifiche di fb, dalla pagina della mia giovane e convinta femminista nipote, con cui ho discusso animatamente un giorno proprio sul termine "femminismo", visto da me come una volontà di prevaricazione, preferendo decisamente l'idea di un equilibrio armonioso tra le parti... cmq abbiamo poi concluso che il succo delle nostre idee aveva il medesimo sapore, al di la dei termini utilizzati.
tornando all'articolo, mi è piaciuto perchè mi ci sono ritrovata, sono sempre stata infastidita dall'eccesso di gentilezza e premura nei miei confronti, lo chiamo eccesso quando si manifesta prima che si evidenzi una mia reale necessità. Mi piace ricevere e dare in egual misura , così, se vedo il mio uomo carico di borse e valige, mi precipito a togliergli un peso, in base alla mia capacità di sopportarlo, oppure tengo aperta io la porta a lui, se capita di raggiungerla prima e capita spesso perchè sono precipitosa nei movimenti; a parti invertite, ovviamente ringrazio se lui mi aiuta ma solo se sono in difficoltà, altrimenti mi parte in automatico una specie di ringhio, quando va bene, altrimenti una filippica sulla mia capacità e autodetrminazione ad arrangiarmi benissimo anche da sola ehehe
Quindi si, gentilezza reciproca, dimostrazione di affetto e di premura, diversamente mi sentirei di subire un fastidio, di essere sminuita, sento un campanello di allarme, l'antico discorso per cui io uomo sono forte e mi occupo di te, fatico e lavoro, tu stai pure tranquilla in casa a sfondarti di ansiolitici e a badare alla polvere e ai mocciosi 😋
la tachipirina fa passare la febbre ma se ingoi 1 kg di paracetamolo muori.... perché parlare dell eccesso di un fenomeno senza parlare
del fenomeno?
che pensi goodgirl c e o non c e in italia una discriminazione sessista?
8 anni fa
Riflettevo tra me e me ( forse sbagliando ), io ho sempre visto è pensato all’uomo ed alla donna come due diversi che si completano. Mai uguali ma complementari. Come una serratura ed una chiave, diversi ma con la stessa funzione - aprire o chiudere una porta - entrambi utili ed importanti. Il punto ( sempre e soltanto dal mio punto dì vista) non è che l’uomo faccia ciò che farebbe una donna, o che la donna faccia ciò che farebbe l’uomo, nei loro tratti distintivi di genere. Ma che si dia la stessa importanza nelle funzioni al di là dei tratti distintivi di genere.
La donna è portata per sua natura a determinate cose e l’uomo è portato ad altre, ok non ci vedo nulla di male, come dicevo ci si completa dove non arriva l’uno arriva l’altro. Ma al di fuori di questa distinzione di genere non vi debbono essere discriminazione di nessun genere. Se facciamo lo stesso lavoro, dobbiamo avere le stesse opportunità e riconoscimenti, in qualsiasi ambito in cui uomo e donna svolgono una stessa funzione debbono avere pari opportunità e stop.
La donna è portata per sua natura a determinate cose e l’uomo è portato ad altre, ok non ci vedo nulla di male, come dicevo ci si completa dove non arriva l’uno arriva l’altro. Ma al di fuori di questa distinzione di genere non vi debbono essere discriminazione di nessun genere. Se facciamo lo stesso lavoro, dobbiamo avere le stesse opportunità e riconoscimenti, in qualsiasi ambito in cui uomo e donna svolgono una stessa funzione debbono avere pari opportunità e stop.
8 anni fa
Chi è dalla parte del potere?Quotato da coppiaestero,Anche le ragazze serie non farebbero mai lo scambio.Quotato da belinone,Dimentichi un particolare:Quotato da coppiaestero,Il ricatto alla pari:
Il professore: -Se vuoi essere promossa, me la devi dare.
La ragazza: -Se la vuoi mi devi promuovere.
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale.
Difficile poi trovare come è successo. [...]
il professore serio, quello con la P maiuscola, neanche gliela chiede...
E se la ragazza fa la "furbetta" facendo capire che la darebbe in cambio della promozione la respingerebbe sdegnato...
Sono i problemi della vita se si lega il sesso alla vita non sessuale (N.B. SE SI LEGA IL SESSO ALLA VITA NON SESSUALE).
Difficile poi trovare come è successo.
io sono del tuo stesso avviso, ma facevo osservare che dopo che è successo, non si sa da dove è incominciato (condanniamo il professore PORCO O SEDOTTO ma un poco anche la porchetta oppure la salviamo sempre? Oppure la preferiamo nel panino? Io la preferisco nel panino.
Il Professore e mi sembra ovvio...
Quindi se anche lei accettasse ha ceduto ad uno squallido ricatto e la condanna è sempre per il professore...
Se, invece, capita che sia lei a fare avances per ottenere una promozione allora possiamo parlare di colpa condivisa, perché lui dovrebbe comunque rifiutare, sa benissimo che in quel momento lei non gliela sta offrendo per il suo irresistibile fascino, ma per ottenere vantaggio...
E stai tranquillo che in quel caso lui se ne guarderebbe bene dal parlarne con chichessia...
8 anni fa
In Riviera ci sono 5-6 paesi che hanno il parcheggio-rosa per le donne in gravidanza... Ovviamente è subito sorto il problema per le non residenti che non hanno l'apposito tagliando rilasciato dai Comuni interessati...Quotato da Cpbixo,Il parcheggio....una donna incinta dovrebbe avere il parcheggio riservato come lo hanno i portatori in handicap, per esempio [...]
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