6 mesi fa
Non sarei complottista. Nel senso che la diffusa singletudine è, sì, il risultato di come è cambiata la società (ovviamente parliamo di quella europea) ma non credo ci sia un disegno così elaborato. O meglio: se c'è un disegno, è solamente dettato dalla smania di profitto. Come si diceva più sopra: un mondo di single rappresentano un bacino di utenza fantastico. Se poi questi single sono pure tristi e insoddisfatti è ancora meglio meglio perché cercheranno di lenire la loro insoddisfazione acquistando beni voluttuari a compensazione.Quotato da Eroticlovesex69,...ho letto i vostri interventi e credo che si stia facendo un po' di confusione.....a parer mio la crescita della "Repubblica federale della singletudine" sia legata principalmente al fatto che nel corso degli ultimi 30 anni sia cambiato i [...]
Maggiore è l'infelicità e più forte è la spinta al consumo che comunque non porterà soddisfazione, tutt'altro e così, avanti, a comprare ancora feticci e illusioni di felicità.
Del resto, gli spot pubblicitari sono pensati per indurre un senso di insoddisfazione che solo l'acquisto di quel bene può eliminare.
Chi vende non vuole clienti felici e soddisfatti ma gente in fregola che non sa dove sbattere la testa e i soldi.
6 mesi fa
...non credo sia il mercato a plasmare la società ma bensì il contrario...le regole basilari del mercato sta nel prevedere i gusti le abitudini della massa per trarne profitto......per quanto riguarda l'infelicità diffusa credo che stiamo passando un periodo storico senza precedenti dove un po' l'insicurezza del futuro insieme all'invidia sociale (ingigantita dai vari social) regna sovrana!
6 mesi fa
Da quello che vedo, per esempio, nell'ambito musicale, direi che i gusti sono imposti e dettati da chi vende e non da chi compra. Lo stesso vale per la moda: sono gli stilisti che dicono come ci si deve vestire. Il che è delirante. Sarebbe come andare in un ristorante ed è lo chef che ti dice cosa devi mangiare e bere.Quotato da Eroticlovesex69,Le regole basilari del mercato sta nel prevedere i gusti le abitudini della massa per trarne profitto.
È più facile raggiungere e provocare l'infelicità che la felicità. Sarà anche che provare felicità fa paura perché è l'idea di perderla che spaventa.Quotato da Eroticlovesex69,L'infelicità diffusa credo che stiamo passando un periodo storico senza precedenti dove un po' l'insicurezza del futuro insieme all'invidia sociale (ingigantita dai vari social) regna sovrana!
Così è anche più facile rendere qualcuno infelice che felice. Per rendere qualcuno felice occorre spesso rinunciare a qualcosa di noi.
Ma per rendere qualcuno infelice è sufficiente agire in maniera egoistica ed egocentrica. Il che ci riesce molto facile e naturale.
Modificato dall'autore il 18-11-2025 16:49:54
6 mesi fa

“L’economia moderna non produce solo i beni, ma anche i desideri per essi.”
John Kenneth Galbraith
Sarà vero? Io di economia non ne capisco un cazzo, però mi sembra plausibile, anzi ho l'impressione che prima venga creato il bisogno, poi il prodotto appare subito dopo, come per magia 😎
Modificato dall'autore il 18-11-2025 17:35:02
6 mesi fa
da sempre esiste il profitto, i grandi imperi saccheggiavano chiunque avesse delle risorse, poi e' arrivata la macchina fotografica che e' stato per lungo tempo un veicolo pubblicitario, poi la pellicola, la tv e siamo aggrediti da ogni tipo di pubblicita', che da l input che se non compri il fuoristrada, se non fai una vacanza sulla luna, sei un povero disgraziato, ed intanto si fanno debiti su debiti per il superfluo, mi e' stato confidato che si e' speso per un pranzo di nozze 70.000 euri, ed ancora si deve sposare la sorella che avverra' a breve, piu' o meno stessa cifra, siamo al delirio?
Modificato dall'autore il 18-11-2025 17:41:35
6 mesi fa
A mio modesto avviso, siamo davanti a un processo di ulteriore inasprimento negativo del concetto primordiale di famiglia, allora giustamente attaccata dal nobile pensiero marxista, in quanto ostacolo alla formazione di una vera società basata sulla condivisione comune delle cose e di conseguenza contro l'individualismo egocentrico dell'uomo democratico capitalista.Quotato da Macy,Vi siete accorti che ormai viviamo nella Repubblica Federale della Singlitudine?
Non parlo di Annunci, dove le coppie sono davvero una minoranza rispetto ai singoli; parlo proprio della vita reale.
Quando lavoravo in Anagrafe, già il 30% di nuclei [...]
Quindi vivere da soli non è l'alternativa al concetto di famiglia bensì l'evoluzione negativa ed estrema dell'individualismo (non dimentichiamo che vivere insieme in famiglia in due, quattro o dieci, è sempre un nucleo che si esprime come una micro-unità individualista contro il resto, e quindi anti-sociale).
Questo produce senz'altro effetti positivi al capitalismo, in quanto frammenta le classi del popolo, disgrega sempre più le relazioni sociali e produce più lavoratori schiavi (vedi contratti sindacali individuali).
Di contro, neno nascite e quindi meno schiavi; di contro più produzione industriale dei beni di massa non acquistati.
Conseguenza: la fame avanza impietosa e le attuali guerre democratiche ne sono la testimonianza della crisi capitalista.
Modificato dall'autore il 18-11-2025 18:08:09
6 mesi fa
@Macy e @nuovobagdadcafe
È quello che intendevo con il mio commento più sopra: "...gli spot pubblicitari sono pensati per indurre un senso di insoddisfazione che solo l'acquisto di quel bene può eliminare. Chi vende non vuole clienti felici e soddisfatti ma gente in fregola che non sa dove sbattere la testa e i soldi."
Secondo me, già il rendersene conto potrebbe aiutare a non essere troppo coinvolti in quel vortice perverso.
È quello che intendevo con il mio commento più sopra: "...gli spot pubblicitari sono pensati per indurre un senso di insoddisfazione che solo l'acquisto di quel bene può eliminare. Chi vende non vuole clienti felici e soddisfatti ma gente in fregola che non sa dove sbattere la testa e i soldi."
Secondo me, già il rendersene conto potrebbe aiutare a non essere troppo coinvolti in quel vortice perverso.
6 mesi fa
Molti post che ho letto finora offrono davvero spunti di riflessione molto interessanti, che fanno riflettere.
Al tempo stesso, assomigliano molto a stralci di teorie molto complesse, riportate però "da terzi", nel senso che, trattano un insieme di macro temi comprendenti aspetti sociologici, antropologici, economici, politici, culturali, religiosi, comportamentali, ecc...
Per carità, tutte legittime e, come detto all'inizio, meritevoli di interessanti spunti di riflessione, ma mi sembrano (alcune) estrapolate da un'esperienza indiretta.
Ci sono articoli, libri, documentari, tutti realizzati da persone esperte che fanno questo di mestiere, da anni... analizzano per l'appunto attraverso fonti, ricerche indagini, statistiche, fatte nel medio/lungo termine, l'evoluzione del genere umano tentando di corroborare una certa tesi, che però non è detto sia universalmente valida.
È come se per ogni tesi qui riportata, ci fosse un pizzico di verità, o sarebbe meglio dire verosomiglianza, ma "il finale" rimanga sempre "aperto", giustamente.
Nel mio caso, non esercitando una professione che possa in qualche modo ritenersi vicina agli argomenti di cui sopra, e non essendo nemmeno un appassionato di sociologia, economia, et similia, mi baso su realtà per quanto possibili oggettive, che finora hanno circondato la mia esistenza.
Quindi, riprendendo alcuni argomenti già esposti nel 3d, posso dire che...
1) Semplificando molto, mi sono separato dopo 20 anni di matrimonio perché entrambi siamo cambiati (sul perché, lascio la parola agli esperti ☝🏼😁), e questo cambiamento ha fatto sì che prevalesse l'individualismo, un egocentrismo interiore, che ha portato alla rottura della relazione, quella relazione intrisa inizialmente "dall'amore" (cos'è l'amore? Anche qui lascio la parola agli esperti ☝🏼), ma che nel lungo periodo non è riuscita né a trovare un punto d'incontro, e né a scendere a "compromessi".
Ho provato in seguito ad intraprendere una nuova relazione, ma per ora non ha funzionato 🤷🏻♂️.
2) Ho due figlie (entrambe tra i 20 e i 30) che vivono entrambe una relazione stabile e duratura... per ora.
Osservandole da fuori ho notato che, per quello che sono riuscito a vedere, il modo che hanno di relazionarsi tra loro è molto diverso rispetto "allo standard" che avevamo "noi 50enni".
Parlano, tanto, palesando l'uno all'altra, e viceversa, il loro essere in quanto persone, la loro individualità, i loro bisogni. Queste dinamiche, mio parere, non tengono in considerazione, come quanto magari si faceva in passato, l'aspetto del compromesso, il "me la devo far andare bene così", e di conseguenza risulta sempre più difficile la possibilità di trovare un giusto equilibrio nel lungo periodo.
3) Ho letto di alcuni sostenere che tra le loro conoscenze ci siano più coppie separate rispetto a quelle ancora unite.
Nel mio caso, se guardo tra amici/ conoscenti miei coetanei, facciamo che prendo come esempio 10 persone, direi un 50 e 50...forse azzarderei un 60/40 a favore delle coppie ancora unite.
Ovviamente anche qui si potrebbe aprire un ampio dibattito...
Coppie ancora unite "per comodità"?
C'entra comunque il fatto che io risieda in un'area geografia tutto sommato ancora parzialmente incontaminata dalla vita metropolitana "moderna?"
C'entrano per caso anche le differenze culturali che oggettivamente ancora si riscontrano all'interno del nostro stesso Paese?
4) Concordo con chi dice che l'ingerenza della "Religione" (non mi riferisco alla spiritualità individuale), almeno per quel che riguarda il nostro Paese, e sempre per esperienze dirette a me vicine, stia ricoprendo un ruolo sempre più marginale, soprattutto nelle generazioni Millenials e Gen Z.
Personalmente dico "per fortuna", ma sono anche convinto che questa pseudo laicità abbia una grossa influenza all'interno di una relazione.
Sono consapevole che anche questa tematica possa di per sé dare spunto a tutta una serie di riflessioni più approfondite.
5) Invecchiare soli? Lo ammetto, a me un po' mi inquieta.
6) Personalmente non ritengo di rientrare all'interno di quella categoria di persone afflitte inconsapevolmente "dall'insoddisfazione", o perlomeno non in termini materialistico/consumistici.
Auto, bici, moto, cellulare, li cambio quando si rompono.
Non "devo" spendere 2,3,4,5k per andare in ferie.
I regali li faccio estemporanei, quando "ne sento la necessità", non a Natale o per il compleanno.
Vestiti ne ho già abbastanza.
Ho cercato di conseguenza di educare anche le mie figlie con questo approccio, riuscendoci solo in parte.
Forse, sempre per quel che mi riguarda, è vero che di fondo vi è comunque una sorta di insoddisfazione, ma più in termini emotivi, che si ripercuotono comunque all'interno di un'eventuale relazione di coppia.
Alla fine, tutto questo pippone (scritto di getto) per dire cosa?
Non lo so nemmeno io! 😅
Posso solo dire agli amici del 3d che sono una brava ma imperfetta persona, e che le motivazioni per le quali la Repubblica della Singletudine sia in lenta ma inesorabile espansione non le conosco nel merito, e forse non le voglio nemmeno sapere! 🙃
Imparo dal mio passato, vivo il mio presente, per migliorare il mio futuro. ✌🏼
(Czz quanto sono EgoCentrico😂).
Al tempo stesso, assomigliano molto a stralci di teorie molto complesse, riportate però "da terzi", nel senso che, trattano un insieme di macro temi comprendenti aspetti sociologici, antropologici, economici, politici, culturali, religiosi, comportamentali, ecc...
Per carità, tutte legittime e, come detto all'inizio, meritevoli di interessanti spunti di riflessione, ma mi sembrano (alcune) estrapolate da un'esperienza indiretta.
Ci sono articoli, libri, documentari, tutti realizzati da persone esperte che fanno questo di mestiere, da anni... analizzano per l'appunto attraverso fonti, ricerche indagini, statistiche, fatte nel medio/lungo termine, l'evoluzione del genere umano tentando di corroborare una certa tesi, che però non è detto sia universalmente valida.
È come se per ogni tesi qui riportata, ci fosse un pizzico di verità, o sarebbe meglio dire verosomiglianza, ma "il finale" rimanga sempre "aperto", giustamente.
Nel mio caso, non esercitando una professione che possa in qualche modo ritenersi vicina agli argomenti di cui sopra, e non essendo nemmeno un appassionato di sociologia, economia, et similia, mi baso su realtà per quanto possibili oggettive, che finora hanno circondato la mia esistenza.
Quindi, riprendendo alcuni argomenti già esposti nel 3d, posso dire che...
1) Semplificando molto, mi sono separato dopo 20 anni di matrimonio perché entrambi siamo cambiati (sul perché, lascio la parola agli esperti ☝🏼😁), e questo cambiamento ha fatto sì che prevalesse l'individualismo, un egocentrismo interiore, che ha portato alla rottura della relazione, quella relazione intrisa inizialmente "dall'amore" (cos'è l'amore? Anche qui lascio la parola agli esperti ☝🏼), ma che nel lungo periodo non è riuscita né a trovare un punto d'incontro, e né a scendere a "compromessi".
Ho provato in seguito ad intraprendere una nuova relazione, ma per ora non ha funzionato 🤷🏻♂️.
2) Ho due figlie (entrambe tra i 20 e i 30) che vivono entrambe una relazione stabile e duratura... per ora.
Osservandole da fuori ho notato che, per quello che sono riuscito a vedere, il modo che hanno di relazionarsi tra loro è molto diverso rispetto "allo standard" che avevamo "noi 50enni".
Parlano, tanto, palesando l'uno all'altra, e viceversa, il loro essere in quanto persone, la loro individualità, i loro bisogni. Queste dinamiche, mio parere, non tengono in considerazione, come quanto magari si faceva in passato, l'aspetto del compromesso, il "me la devo far andare bene così", e di conseguenza risulta sempre più difficile la possibilità di trovare un giusto equilibrio nel lungo periodo.
3) Ho letto di alcuni sostenere che tra le loro conoscenze ci siano più coppie separate rispetto a quelle ancora unite.
Nel mio caso, se guardo tra amici/ conoscenti miei coetanei, facciamo che prendo come esempio 10 persone, direi un 50 e 50...forse azzarderei un 60/40 a favore delle coppie ancora unite.
Ovviamente anche qui si potrebbe aprire un ampio dibattito...
Coppie ancora unite "per comodità"?
C'entra comunque il fatto che io risieda in un'area geografia tutto sommato ancora parzialmente incontaminata dalla vita metropolitana "moderna?"
C'entrano per caso anche le differenze culturali che oggettivamente ancora si riscontrano all'interno del nostro stesso Paese?
4) Concordo con chi dice che l'ingerenza della "Religione" (non mi riferisco alla spiritualità individuale), almeno per quel che riguarda il nostro Paese, e sempre per esperienze dirette a me vicine, stia ricoprendo un ruolo sempre più marginale, soprattutto nelle generazioni Millenials e Gen Z.
Personalmente dico "per fortuna", ma sono anche convinto che questa pseudo laicità abbia una grossa influenza all'interno di una relazione.
Sono consapevole che anche questa tematica possa di per sé dare spunto a tutta una serie di riflessioni più approfondite.
5) Invecchiare soli? Lo ammetto, a me un po' mi inquieta.
6) Personalmente non ritengo di rientrare all'interno di quella categoria di persone afflitte inconsapevolmente "dall'insoddisfazione", o perlomeno non in termini materialistico/consumistici.
Auto, bici, moto, cellulare, li cambio quando si rompono.
Non "devo" spendere 2,3,4,5k per andare in ferie.
I regali li faccio estemporanei, quando "ne sento la necessità", non a Natale o per il compleanno.
Vestiti ne ho già abbastanza.
Ho cercato di conseguenza di educare anche le mie figlie con questo approccio, riuscendoci solo in parte.
Forse, sempre per quel che mi riguarda, è vero che di fondo vi è comunque una sorta di insoddisfazione, ma più in termini emotivi, che si ripercuotono comunque all'interno di un'eventuale relazione di coppia.
Alla fine, tutto questo pippone (scritto di getto) per dire cosa?
Non lo so nemmeno io! 😅
Posso solo dire agli amici del 3d che sono una brava ma imperfetta persona, e che le motivazioni per le quali la Repubblica della Singletudine sia in lenta ma inesorabile espansione non le conosco nel merito, e forse non le voglio nemmeno sapere! 🙃
Imparo dal mio passato, vivo il mio presente, per migliorare il mio futuro. ✌🏼
(Czz quanto sono EgoCentrico😂).
6 mesi fa
Insomma, sembra che questo thread abbia spostato il focus dalla singletudine alla solitudine.
Questo spostamento di attenzione è stato abbastanza spontaneo durante la discussione che ho letto, in parte. In effetti, la singletudine ti porta ad apprezzare il fatto di non dormire con nessuno, non farti preparare i pasti da nessuno e non doverti prendere cura di nessuno in maniera costante e quotidiana (salvo eccezioni). Questo ti fa risparmiare un sacco di tempo e di energie, che hai la possibilità di impiegare nel migliorare la qualità delle tue relazioni amicali, ad esempio, sempre che tu ne abbia, o semplicemente in tuoi progetti di vita.
Razionalmente sembra che non ti manchi niente, magari stai da dio, ma se ci pensi bene, il fatto di non avere qualcuno "che ti lavi le mutande" ti provoca un sottile senso di angoscia, fosse anche solo per il fatto che sembra strano rispetto all'esperienza della famiglia in cui siamo nati.
È come sentirsi orfani: da piccoli ci siamo illusi che avremmo sempre avuto qualcuno che ci vuole bene al nostro fianco, ma poi crescendo lo stress sociale ti porta a pensare che gli altri siano "una rottura di palle", quindi meno tempo ci passi, più libero sei, meglio sembra.
Se ci pensate bene, ad esempio, molti incel non si lamentano del fatto che non scopano, ma più del fatto che non si sentono desiderati (o forse amati) dalle donne con cui lo fanno, per questo alcuni di loro escludono i rapporti con le prostitute dal pattern delle esperienze sessuali "significative".
La singletudine non è la solitudine, è vero, ma ti porta su una strada di pesante riduzione del tempo che passi con gli altri.
E questo può piacere o no, ha i suoi pro e i suoi contro, ma è il frutto di una società che ha perso coesione, perché le vecchie appartenenze erano limitanti e oppressive.
Oggi ambiamo tutti a essere degli dei dell'Olimpo, ma possiamo coltivare quest'illusione solo grazie all'apparato tecnologico-formale che ci de-personalizza e ci rende in realtà delle marionette...marionette che si credono dei, appunto, prodotti da acquistare (con denaro, regali o cene, poco importa) o da buttare (cambiando partner con la stessa frequenza con cui un trader cambia il suo portafoglio azionario). Vogliamo il massimo dagli altri e il minimo da noi stessi.
Minima spesa, massima resa, appunto.
Siamo teoricamente liberi di aggregarci con chi ci pare, ma in pratica molti di noi finiscono con il non aggregarsi affatto, per eccesso di scelta. E questo vale sia per le relazioni sentimentali, sia per quelle amicali, sia per le semplici conoscenze (comprese le cosiddette scopamicizie).
Per concludere, sembra che ci siano degli studi che mostrano correlazioni tra l'isolamento sociale prolungato e varie conseguenze negative sulla salute psico-fisica, forse dovute alla produzione cronica di cortisolo e a livelli impercettibili ma permanenti di stress che si accumulano in chi è solo o si sente solo in mezzo agli altri.
Ora, sembra strano, nel mondo di oggi è quasi impossibile stare VERAMENTE soli, come gli eremiti nel deserto, i quali stavano certamente meglio, a livello interiore, dell'uomo moderno contemporaneo.
E allora a me viene un dubbio: non è che quello che noi chiamiamo "stress sociale" in realtà è proprio lo stress che gli scienziati correlano al sentirsi soli in mezzo agli altri? Cioè, noi pensiamo di essere stressati perché abbiamo troppe relazioni, ma la verità potrebbe essere che non ne abbiamo affatto! Pensiamo di averle, ma il nostro corpo sa che quella comunicazione superficiale che abbiamo con il collega, con il capo, con la cassiera o con il conoscente molesto con cui usciamo "per disperazione" è solo una finzione. Tornati a casa, nel nostro Olimpo etero-diretto, dietro qualche congegno tecnologico, non ce ne fregherà più una sega del collega, del capo e della cassiera...anzi no, la cassiera se era bona la useremo per farci una sega, e poi dimenticheremo anche lei.
Questo il nostro corpo lo sa, anche se ci convinciamo del contrario. Il nostro corpo sa distinguere le vere relazioni dalle "rotture di palle" illusorie e superficiali, perché hanno effetti psico-fisici molto differenti, forse contrastanti.
Il problema è che oggi molti di noi conducono uno stile di vita che li porta a non dare agli altri una possibilità di conoscenza autentica e duratura. Le persone che vogliono attaccare bottone in modo gentile ci sembrano sempre più strane, puzzano di truffa, parlano di cose troppo serie, non parlano di calcio, hanno persino dei valori...sono utopisti o venditori di fumo?
Siamo tutti disillusi, abbiamo perso qualunque speranza di cambiamento della società in meglio.
Forse, come diceva qualcuno, non esiste neanche più la società, ma solo una grande gabbia che ci tiene nello stesso pollaio.
La paranoia si sta impossessando dell'intera società...
E badate che non sono affatto un tradizionalista, non sto dicendo che si stava meglio prima, anzi meno male che ci siamo liberati di una certa idea di famiglia, della cresima obbligatoria col compare per poterti sposare e di tante altre appartenenze imposte e soffocanti, che ci facevano sentire soli esattamente come oggi, ma in modo diverso, forse meno evidente (leggete Pirandello).
La vera domanda è: come mai il progresso tecnico-scientifico non si è accompagnato a un progresso umano e sociale che portasse ciascuno di noi a trasformare quella coesione artificiale di una volta in una coesione scelta e consapevole, che non cerca la perfezione ma si accontenta del fatto che ci sia rispetto, affetto e reciproca stima?
È una domanda che pongo innanzitutto a me stesso, che sono il re degli individualisti.
Questo spostamento di attenzione è stato abbastanza spontaneo durante la discussione che ho letto, in parte. In effetti, la singletudine ti porta ad apprezzare il fatto di non dormire con nessuno, non farti preparare i pasti da nessuno e non doverti prendere cura di nessuno in maniera costante e quotidiana (salvo eccezioni). Questo ti fa risparmiare un sacco di tempo e di energie, che hai la possibilità di impiegare nel migliorare la qualità delle tue relazioni amicali, ad esempio, sempre che tu ne abbia, o semplicemente in tuoi progetti di vita.
Razionalmente sembra che non ti manchi niente, magari stai da dio, ma se ci pensi bene, il fatto di non avere qualcuno "che ti lavi le mutande" ti provoca un sottile senso di angoscia, fosse anche solo per il fatto che sembra strano rispetto all'esperienza della famiglia in cui siamo nati.
È come sentirsi orfani: da piccoli ci siamo illusi che avremmo sempre avuto qualcuno che ci vuole bene al nostro fianco, ma poi crescendo lo stress sociale ti porta a pensare che gli altri siano "una rottura di palle", quindi meno tempo ci passi, più libero sei, meglio sembra.
Se ci pensate bene, ad esempio, molti incel non si lamentano del fatto che non scopano, ma più del fatto che non si sentono desiderati (o forse amati) dalle donne con cui lo fanno, per questo alcuni di loro escludono i rapporti con le prostitute dal pattern delle esperienze sessuali "significative".
La singletudine non è la solitudine, è vero, ma ti porta su una strada di pesante riduzione del tempo che passi con gli altri.
E questo può piacere o no, ha i suoi pro e i suoi contro, ma è il frutto di una società che ha perso coesione, perché le vecchie appartenenze erano limitanti e oppressive.
Oggi ambiamo tutti a essere degli dei dell'Olimpo, ma possiamo coltivare quest'illusione solo grazie all'apparato tecnologico-formale che ci de-personalizza e ci rende in realtà delle marionette...marionette che si credono dei, appunto, prodotti da acquistare (con denaro, regali o cene, poco importa) o da buttare (cambiando partner con la stessa frequenza con cui un trader cambia il suo portafoglio azionario). Vogliamo il massimo dagli altri e il minimo da noi stessi.
Minima spesa, massima resa, appunto.
Siamo teoricamente liberi di aggregarci con chi ci pare, ma in pratica molti di noi finiscono con il non aggregarsi affatto, per eccesso di scelta. E questo vale sia per le relazioni sentimentali, sia per quelle amicali, sia per le semplici conoscenze (comprese le cosiddette scopamicizie).
Per concludere, sembra che ci siano degli studi che mostrano correlazioni tra l'isolamento sociale prolungato e varie conseguenze negative sulla salute psico-fisica, forse dovute alla produzione cronica di cortisolo e a livelli impercettibili ma permanenti di stress che si accumulano in chi è solo o si sente solo in mezzo agli altri.
Ora, sembra strano, nel mondo di oggi è quasi impossibile stare VERAMENTE soli, come gli eremiti nel deserto, i quali stavano certamente meglio, a livello interiore, dell'uomo moderno contemporaneo.
E allora a me viene un dubbio: non è che quello che noi chiamiamo "stress sociale" in realtà è proprio lo stress che gli scienziati correlano al sentirsi soli in mezzo agli altri? Cioè, noi pensiamo di essere stressati perché abbiamo troppe relazioni, ma la verità potrebbe essere che non ne abbiamo affatto! Pensiamo di averle, ma il nostro corpo sa che quella comunicazione superficiale che abbiamo con il collega, con il capo, con la cassiera o con il conoscente molesto con cui usciamo "per disperazione" è solo una finzione. Tornati a casa, nel nostro Olimpo etero-diretto, dietro qualche congegno tecnologico, non ce ne fregherà più una sega del collega, del capo e della cassiera...anzi no, la cassiera se era bona la useremo per farci una sega, e poi dimenticheremo anche lei.
Questo il nostro corpo lo sa, anche se ci convinciamo del contrario. Il nostro corpo sa distinguere le vere relazioni dalle "rotture di palle" illusorie e superficiali, perché hanno effetti psico-fisici molto differenti, forse contrastanti.
Il problema è che oggi molti di noi conducono uno stile di vita che li porta a non dare agli altri una possibilità di conoscenza autentica e duratura. Le persone che vogliono attaccare bottone in modo gentile ci sembrano sempre più strane, puzzano di truffa, parlano di cose troppo serie, non parlano di calcio, hanno persino dei valori...sono utopisti o venditori di fumo?
Siamo tutti disillusi, abbiamo perso qualunque speranza di cambiamento della società in meglio.
Forse, come diceva qualcuno, non esiste neanche più la società, ma solo una grande gabbia che ci tiene nello stesso pollaio.
La paranoia si sta impossessando dell'intera società...
E badate che non sono affatto un tradizionalista, non sto dicendo che si stava meglio prima, anzi meno male che ci siamo liberati di una certa idea di famiglia, della cresima obbligatoria col compare per poterti sposare e di tante altre appartenenze imposte e soffocanti, che ci facevano sentire soli esattamente come oggi, ma in modo diverso, forse meno evidente (leggete Pirandello).
La vera domanda è: come mai il progresso tecnico-scientifico non si è accompagnato a un progresso umano e sociale che portasse ciascuno di noi a trasformare quella coesione artificiale di una volta in una coesione scelta e consapevole, che non cerca la perfezione ma si accontenta del fatto che ci sia rispetto, affetto e reciproca stima?
È una domanda che pongo innanzitutto a me stesso, che sono il re degli individualisti.
6 mesi fa
In conclusione: nonostante la singletudine, W la figa.
6 mesi fa
@GuardoneMonello, provo a dare una risposta alla tua domanda finale, tenendo conto di quello che hai scritto nel tuo intervento...
Il progresso tecnico non ha prodotto un vero progresso umano perché la tecnologia cambia gli strumenti, non le persone.
Amplifica ciò che siamo, fragilità comprese, e la libertà individuale da sola non basta se mancano competenze relazionali, comunità, stabilità ed educazione emotiva autentica (non quella filtrata da ideologie).
Senza questi elementi, l’individualismo rischia di diventare isolamento, e la società fatica a trasformare la vecchia coesione imposta in una coesione davvero scelta e consapevole.
In parole semplici: l’essere umano può sviluppare le proprie competenze emotive solo attraverso relazioni reali con i suoi simili, senza l’intermediazione della tecnologia.
Vengo da una serata con amici, tra le tante cose, abbiamo parlato di dating app e social, tutti hanno detto che non servono a un cazzo, ma scommetto che in questo momento stanno swippando a destra su Tinder
Il progresso tecnico non ha prodotto un vero progresso umano perché la tecnologia cambia gli strumenti, non le persone.
Amplifica ciò che siamo, fragilità comprese, e la libertà individuale da sola non basta se mancano competenze relazionali, comunità, stabilità ed educazione emotiva autentica (non quella filtrata da ideologie).
Senza questi elementi, l’individualismo rischia di diventare isolamento, e la società fatica a trasformare la vecchia coesione imposta in una coesione davvero scelta e consapevole.
In parole semplici: l’essere umano può sviluppare le proprie competenze emotive solo attraverso relazioni reali con i suoi simili, senza l’intermediazione della tecnologia.
Vengo da una serata con amici, tra le tante cose, abbiamo parlato di dating app e social, tutti hanno detto che non servono a un cazzo, ma scommetto che in questo momento stanno swippando a destra su Tinder
6 mesi fa
Ma meno male che i single aumentano! Vuol dire che c’è ancora un po’ di umanità in giro. Col capitale finanziario che manda al collasso il capitale produttivo e le condizioni di vita dei lavoratori, il disastro ambientale, le guerre e il crollo verticale delle condizioni di assistenza sociale minime, restare soli è un atto di fratellanza verso gli altri infelici, che non trasciniamo nel baratro con noi, e di solidarietà nei confronti del genere umano.
6 mesi fa
1) molte persone non si accontentano - nel bene e nel male.Quotato da GuardoneMonello,La vera domanda è: come mai il progresso tecnico-scientifico non si è accompagnato a un progresso umano e sociale che portasse ciascuno di noi a trasformare quella coesione artificiale di una volta in una coesione scelta e consapevole, che non cerca la perfezione ma si accontenta del fatto che ci sia rispetto, affetto e reciproca stima?
Nel bene perché accontentarsi può significare anche accettare condizioni sfavorevoli pur di non stare da soli
Nel male perché, riassumendo, "chi troppo vuole, nulla stringe".
2) "rispetto", "affetto" e "reciproca stima" sono faticosi da coltivare e mantenere e significano anche sacrificio, una parola che nella società consumistica, non piace.
6 mesi fa
Tutto vero quello che dite, ci hanno spinto verso una società "atomatizzata" cioè tante piccole particelle tutte distaccate, e senza identità!
6 mesi fa
Eppure leggendo il 3d Mi sto immaginando Tipo: Se nascevo prima della rivoluzione industriale, non avrei mai Trobato una ragazza fuori dal mio comune 💦 E non avrei mai visto il Mare 😄 Avrei sicuramente Lavorato in campagna dalle prime ora dell Alba al Tramonto Nei campi recintati a filo spinato... Non avrei ma oltrepassato il confine Comunale credo... Non Avrei mai guidato un auto.... Pazzescohohoho 💦 💦
6 mesi fa
Come tutte le cose di questo mondo ci sono i lati positivi e negativi, fortunato ed anche bravo a chi piace il lavoro che fa, spesso lo decide la fortuna, per molti non e' cosi
6 mesi fa
Concordo!Quotato da francescodibari,Tutto vero quello che dite, ci hanno spinto verso una società "atomatizzata" cioè tante piccole particelle tutte distaccate, e senza identità!
Divide et impera è un grande classico!
6 mesi fa
Sì, però, ripeto: secondo me non c'è un piano per "comandarci". Il piano è motivato semplicemente dalla smania di guadagno. Ormai quelli furbi hanno capito che il "cumannari è megghiu ca futtiri" è superato e che il "megghiu" di tutto è "fare tanti ma tanti soldi" con l'illusione di comprarsi il mondo.Quotato da alessiocince,Concordo!Quotato da francescodibari,Tutto vero quello che dite, ci hanno spinto verso una società "atomatizzata" cioè tante piccole particelle tutte distaccate, e senza identità!
Divide et impera è un grande classico!
Che poi tirano la gamba anche loro dopo essere riusciti a spendere un centesimo del patrimonio accumulato e che quello se lo godranno gli eredi fancazzisti. Ma Bezos non lo sa!
Modificato dall'autore il 20-11-2025 13:50:13
6 mesi fa
Su questo non sono troppo d'accordo... cummannari è anche meghiu ca futtiri e guadagnari...Quotato da Duiula_Ikseks,Sì, però, ripeto: secondo me non c'è un piano per "comandarci". Il piano è motivato semplicemente dalla smania di guadagno. Ormai quelli furbi hanno capito che il "cumannari è megghiu ca futtiri" è superato e che il "megghiu" di tutto è "fare tanti ma tanti soldi" con l'illusione di comprarsi il mondo.Quotato da alessiocince,
Concordo!
Divide et impera è un grande classico!
Che poi tirano la gamba anche loro dopo essere riusciti a spendere un centesimo del patrimonio accumulato e che quello se lo godranno gli eredi fancazzisti. Ma Bezos non lo sa! Modificato dall'autore il 20-11-2025 13:50:13
Sennò gente come Soros Gates e associati non si spiega! Ma siamo al comizio da bar... la realtà è che pochi cummannanu i futtunu divertendosi a vederci sballottati da un'idea all'altra. Quella che porta più guadagnu a loro.
Da qualche anno si è deciso che singolo è bello, proprio come qualche anno fa si diceva che coppia è bello.
Ma non decidiamo quel che è meglio e bello ne io, ne te, ne Macy, ne nessuno qua dentro. 😄 😳
6 mesi fa
Peccato.Quotato da alessiocince,Ma non decidiamo quel che è meglio e bello ne io, ne te, ne Macy, ne nessuno qua dentro.
A me sarebbe piaciuto.
Non puoi scrivere sul Forum finchè non avrai completato il tuo profilo!.

