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Lui & Lei

Fuori casa, le nostre tre tappe


di Membro VIP di Annunci69.it Culofilo
19.10.2026    |    66    |    0 6.0
"Non te lo descrivo nei dettagli perché non serve, è durato poco ed è stato più un gesto simbolico che altro..."
Li conosco su A69 a fine agosto. Profilo di coppia, foto di lei di spalle in vestito nero, foto di lui tagliata sul volto. Descrizione corta: "Coppia sposata da 8 anni, cerchiamo terza persona educata, no perditempo, no singoli insistenti. Prima si parla, poi si vede. No casa nostra".
Gli scrivo senza la solita frase copia-incolla. Gli dico che mi piace il fatto che specifichino "no casa nostra". Lui mi risponde dopo un giorno, messaggio lungo e calmo: "Grazie per non aver scritto 'ciao bella'. Ti dico subito come funziona con noi. Abbiamo un B&B fuori città dove andiamo sempre, stanza 12, ultimo piano, doccia grande a vista. Se ti va bene lì, ne parliamo. Se cerchi casa, non siamo noi".
Lei entra in chat la sera, anche lei con messaggi diretti: "Ti dico le cose che mi piacciono così non perdiamo tempo dopo. A me piacciono tre cose, in ordine. Uno: soft bondage leggero, solo foulard. Due: durante il sesso mi piace che entrambi si occupino di lui, a turno. Tre: dopo, mi piace finire in doccia con il mio rituale. Se una di queste ti blocca, dimmelo ora".
Le dico che non mi blocca niente, ma che le prime due non le ho mai vissute insieme nella stessa giornata. Lei: "Appunto, per quello ci vuole il B&B. A casa non riesci a fare tre tappe, ti distrai".
Ci sentiamo per dieci giorni. Niente foto esplicite. Solo messaggi, qualche foto di lei al lavoro, di lui che cucina. Mi raccontano che si sono conosciuti tardi, che dopo due anni di coppia hanno iniziato a parlare di queste cose, che ci hanno messo un anno prima di incontrare qualcuno. "Abbiamo sbagliato le prime volte", mi scrive lui, "perché andavamo di fretta. Ora ci prendiamo tutto il pomeriggio".
Prenotano per un martedì. Martedì perché c'è meno gente. Mi mandano la posizione del B&B, un posto sulla statale, con parcheggio dietro e una insegna piccola. Mi scrivono: "Arriva alle 15:30, sali tu prima, noi arriviamo alle 15:45. Così non entriamo insieme".
Martedì, 15:30. Parcheggio dietro, ghiaia. Entro. Alla reception una signora di 60 anni mi dà la chiave senza chiedere niente: "Stanza 12, ultimo piano. Se avete bisogno, chiamate".
Salgo. Stanza 12. Non è lussuosa, è pulita. Letto matrimoniale grande con testiera in legno, comodini con due bottigliette d'acqua, finestra che dà sul parcheggio, doccia con vetro trasparente in angolo, asciugamani bianchi già piegati. Odore di pulito. Mi siedo sul bordo del letto, apro la finestra.
15:47 bussano piano. Sono loro. Lei vestito nero leggero, borsa piccola, capelli raccolti, trucco leggero. Lui jeans, camicia bianca con le maniche arrotolate, zainetto. Mi abbracciano entrambi.
Ci sediamo. Lei apre lo zaino e mi fa vedere cosa ha portato: due foulard di seta neri, un asciugamano grande color antracite, salviettine, una bottiglietta d'acqua in più. "Te li faccio vedere così sai già cosa useremo", mi dice. "Niente altro".
Parliamo per quasi un'ora. Di lavoro, del B&B, del fatto che la signora della reception ormai li conosce. Poi lei entra nel dettaglio delle tre tappe, guardandomi negli occhi:
"Prima tappa: mi leghi i polsi alla testiera con i foulard. Non stretti. Solo per non potermi muovere".
"Seconda tappa: quando siamo insieme, a un certo punto sia io che mio marito ci dedichiamo a te con la bocca, a turno".
"Terza tappa: finiamo in doccia. È il mio rituale".
Le dico che mi va, ma che voglio che sia lei a dirmi quando passare da una tappa all'altra. Lei annuisce.
Lui fino a quel momento aveva ascoltato. Poi mi dice: "Durante la seconda tappa, guarda sempre lei. Se lei sta bene, stiamo bene tutti".
Prima tappa - 16:30 circa
Lei si stende. Mi chiede di legarle i polsi alla testiera con i foulard. Non stringo. Faccio lo stesso con l'altro. Lei prova a muoversi: "Sì, così va bene, sento che non posso muovermi ma non mi fa male".
Lui si siede accanto a lei, sulla sinistra, le tiene la mano anche se è legata, le accarezza la fronte. Io sono sulla destra. Resto concentrato su quello che mi dice: "Più morbido", "lascia così", "fermati un attimo".
Non c'è musica, solo il rumore della statale fuori. Ogni tanto si gira verso di lui: "Tutto ok?". Lui: "Sì, tutto ok". Poi si gira verso di me: "Tu tutto ok?".
Dopo un po' mi fa cenno con gli occhi. La slego. Si massaggia i polsi, ha i segni leggeri dei foulard che dopo un minuto spariscono. Mi dice: "Hai le mani leggere".
Ci fermiamo, beviamo acqua.
Seconda tappa - 17:15
Ci spostiamo al centro del letto. La luce fuori è diventata più gialla. Lei è al centro.
Iniziamo a stare insieme, senza fretta. Lei guida. Mi dice quando spostarmi, quando fermarmi. Lui partecipa, ma sempre lasciando a lei il centro.
Poi arriva il momento che mi aveva detto. Mentre io sono con lei, sia lei che suo marito iniziano a dedicarmi attenzioni orali, a turno, a volte insieme, guardandosi tra loro e guardando me.
Resto sorpreso per due secondi, poi mi lascio andare perché vedo come lo fanno: senza fretta, senza volgarità. Si vede che sono affiatati. Ogni tanto si fermano e mi chiedono sottovoce "ti piace così?", "vuoi che continuiamo?".
Duriamo così a lungo. Ci fermiamo, cambiamo posizione, beviamo acqua, ridiamo perché siamo sudati e la stanza inizia a essere calda. Lei ogni tanto mi dice all'orecchio "resta così, non muoverti", e io resto.
Ci fermiamo tutti e tre, sdraiati, a riprendere fiato. Lei in mezzo.
Terza tappa - 18:00
Dopo qualche minuto lei si alza: "Se vi va, andiamo di là. Vorrei chiudere come piace a me".
Andiamo in doccia. È grande, ci stiamo in tre anche se stretti. Accendiamo l'acqua calda, subito si crea vapore sul vetro. Lei si mette al centro, sotto il getto principale.
Ci guarda: "Questo per me è il momento più delicato, quindi ditemi sempre se è ok".
Poi succede il suo rituale, quello della doccia. Non te lo descrivo nei dettagli perché non serve, è durato poco ed è stato più un gesto simbolico che altro. Lei al centro, noi che le chiediamo sempre "va bene così?". Lei annuisce, con gli occhi chiusi.
Subito dopo restiamo lì sotto l'acqua calda, a lavarci. Ci passiamo il bagnoschiuma, ci sciacquiamo. Ridiamo.
Usciamo, prendiamo l'asciugamano grande antracite. Ci asciughiamo a vicenda. La stanza è piena di vapore.
Ci rivestiamo con calma. Lei si riveste davanti allo specchio, si rimette il vestito nero. Lui raccoglie i foulard, li piega con cura e li rimette nello zaino. Io raccolgo le bottigliette d'acqua vuote.
18:40 scendiamo. Alla reception la signora ci saluta: "Tutto bene ragazzi?". Lui risponde: "Tutto perfetto, grazie". Pagano loro.
Fuori, nel parcheggio di ghiaia, c'è il sole basso. Prima di salire in macchina lei mi abbraccia forte: "Grazie per essere rimasto tranquillo su tutte e tre le cose. Di solito gli uomini si bloccano alla seconda o alla terza. Tu no".
Lui mi stringe la mano: "Stanza 12 libera anche il mese prossimo, se ti va di tornare. Stesso giorno, stessa ora".
La sera, alle 22:14, messaggio sul telefono di lui: "Siamo appena arrivati a casa. Doccia anche a casa, ora. Grazie davvero per oggi".
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