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Play the game - 2


di Sleepy699
18.03.2024    |    6.223    |    6 9.7
"Il giorno dopo era quel fatidico venerdì..."
Avevo raccontato l’esperienza lesbo con la mia collega Nadia a mio marito.
Lo feci per complicità ma anche per sfogarmi e togliermi un peso (vedi racconto precedente, PLAY THE GAME). Abbiamo una visione aperta della coppia. Lui sa della mia bisessualità, e che qualche volta sono stata con una donna, anche da quando stiamo insieme. È una cosa che lui non può darmi, e l’accetta.
Inoltre, le sue fantasie su di me in versione lesbo lo eccitano e giovano al nostro rapporto, per lo meno a letto. Sa che il suo ruolo di marito e amante non è in discussione come compagno di vita e sotto le lenzuola.
Non riuscivo però a togliermi dalla mente l’idea di quello che avevo fatto. La follia della mia lingua sul suo clitoride e la sensazione di avere sempre il suo sapore e il suo profumo in bocca mi tennero per tre giorni in uno stato di tensione continua.
Venerdì sarebbe rimasta a casa da sola e mi aveva invitata ad andare da lei. Avevo accettato. Il solo pensiero mi inquietava. Ogni minuto che passava era un minuto in meno al venerdì sera. La sola idea di sentire il sapore della sua fica nella mia bocca mi mandava fuori di testa. L'attesa del piacere è essa stessa il piacere!
Mio marito sapeva che venerdì avrei incontrato Nadia senza di lui, il patto era che poi gli avrei raccontato tutto nei minimi dettagli.
La sera prima dell’appuntamento lui era particolarmente arrapato, continuava a chiedermi di Nadia, di cosa mi piacesse di lei, cosa lei ci trovasse in me etc.
Cominciò a mordermi sul collo, a toccarmi dappertutto, a spogliarmi.
Feci una debole resistenza, non ne avevo voglia. La mia testa era già concentrata su Nadia, ma lo lasciai fare.
Mi spogliò, mi sfilò le mutandine, mi fece aprire le gambe e mi diede una leccata di figa come non faceva da tempo. Io chiusi gli occhi immaginando che fosse Nadia a regalarmi quel piacere, che fosse la sua lingua a lambirmi il clitoride. L’illusione si interruppe quando mio marito volle essere ricambiato e me lo infilò in bocca senza tanti complimenti.
“Succhialo dai, fammi vedere se ti piace ancora o sei diventata del tutto lesbica” disse appoggiandomi una mano sulla nuca e cercando di far penetrare il cazzo sempre più a fondo nella gola e facendomi capire che era lui a dettare il ritmo e che dovevo solo essere scopata in bocca.
Rilassai i muscoli della gola per accoglierlo in profondità. Mi impose un pompino profondo, come piaceva a lui, facendomi ingoiare fino a provocarmi i primi conati per poi ritirarlo e ricominciare.
“Si dai, continua così, sto per venire!”
Si concluse con una abbondante sborrata in bocca e dovetti inghiottire i fiotti caldi di sperma da brava mogliettina.
Lui si era già addormentato da un pezzo. Io ero ancora inquieta e non del tutto soddisfatta, mi alzai dal letto e mi chiusi in bagno, dove mi masturbai selvaggiamente immaginando Nadia che mi leccava ovunque.
Il giorno dopo era quel fatidico venerdì. Il pomeriggio andai dall’estetista, mi feci depilare totalmente, anche la figa doveva essere liscia e profumata. Prima di uscire mio marito mi aiutò a scegliere gli abiti più sexy. Indossai una camicia nera che lasciai piuttosto aperta, facendo in modo che il taglio del seno si potesse vedere distintamente. Una minigonna di pelle nera, autoreggenti di nylon scuro e scarpe con tacco a spillo, aperte sul tallone. Scelsi un paio di orecchini a cerchio largo, un po' zingareschi. Fu mio marito a sceglierli e pensai che se avessero eccitato lui, avrebbero eccitato anche lei. Il rossetto rosso fuoco si intonava con le unghie delle mani e dei piedi, laccate anch’esse di un rosso della stessa intensità. Dissi a mio marito che non sapevo a che ora sarei tornata e di non aspettarmi sveglio.
Nadia mi accolse vestita con un blazer a quadretti bianchi e rosa che indossava senza nulla sotto, come un minidress con una scollatura sensuale e molto provocante. Le lunghe gambe tornite erano nude e lisce. Non indossava scarpe, solo uno smalto rosa che richiamava il colore del blazer. Una catenina con un pendaglio a forma di cuore, anch’esso rosa, le adornava il decolté. Aveva anche legato i capelli biondi, raccolti dietro alla nuca in una coda, mostrando maggiormente i lineamenti e l’ovale del suo viso. Era stupenda. Le dissi che non facevo che pensare a lei e che la desideravo.
I preamboli furono brevi, giusto una bottiglia di prosecco per brindare a noi due.
Partì un bacio, prima delicato, poi sempre più appassionato ed intenso da levare il fiato e far contorcere ogni muscolo dei nostri corpi. La baciai gustando le sue labbra e giocando con la sua lingua. Un brivido mi percorse la schiena. Fremevo dal desiderio di toccarla e strapazzarla un po’. Avevo le mani impegnate a stringerla ed accarezzare quel culo magnifico e sodo che sembrava scolpito da uno scultore di quelli bravi.
Le nostre bocche presero a divorarsi, le nostre lingue a leccarci. Facemmo scempio di quel che restava di rossetti ed ombretti, in un fremito di baci e carezze, prima dolci e leggere, poi sempre più decise e profonde, come noi donne sappiamo fare quando nella nostra intimità ci coccoliamo e lasciamo tutto il mondo fuori.
Poi sentii la sua lingua scendere sul mio collo e le sue mani sui bottoni della camicia, che fece saltare più velocemente di quanto avrei potuto fare io.
I miei capezzoli premevano contro il tessuto semitrasparente del reggiseno.
Le sue mani in un attimo arrivarono sulla mia pelle, tesa ormai come una pelle di tamburo.
Mi disse sottovoce: “rilassati e non pensare a niente”.
Poi si tuffò su di me, prendendo a leccarmi e palparmi ovunque.
Passai alcuni minuti accarezzandole i capelli mentre la sua lingua sui miei capezzoli mi stava regalando un brivido di piacere.
Mi mordicchiò, leccò e succhiò avidamente i capezzoli e i seni che erano bagnati dalla sua saliva.
Era come se tutto il mondo fosse concentrato in quella parte del mio corpo.
Mi lasciai sfuggire: “oddio, Nadia, mi piace un casino” mentre mi spompinava i capezzoli.
Gemevo senza ritegno, incitandola a continuare.
Farmi mungere dalla sua bocca era di un erotismo assoluto.
“Tesoro, se continui così mi farai fare il latte” dissi.
I versi libidinosi che facevo si mischiavano al suono del risucchio e delle leccate cui erano sottoposte le mie tette.
Lei mi prese entrambi i capezzoli tra le mani, me li strizzò forte e, guardandomi negli occhi, accompagnò il mio mugolio sussurrandomi:
“Silvia ho una voglia pazzesca di farti venire”.
Si inginocchiò e, con una delicatezza del tutto femminile, infilò le mani sotto i bordi delle mutandine, li allargò e le abbassò piano, facendo in modo che calze e reggicalze restassero dove erano.
Annusò le mutandine che mi aveva appena sfilato.
”Sanno di femmina in calore”.
“Ci credo, ho gli ormoni a mille!”
Poi si sdraiò sul divano. Mi misi sul suo viso e strusciai la mia vulva liscia sulla sua faccia.
“Adesso leccala bene” dissi
Rapidamente la sua lingua si insinuò tra le mie labbra, leccando e andando a stimolare il mio clitoride turgido, baciandolo e succhiandolo avidamente.
Godevo mentre cavalcavo la sua faccia.
Mi penetrava con la sua lingua viscida.
Mi sentivo oscenamente esplorata da quella lingua invadente e vogliosa di assaggiare. Ansimavo toccandomi i capezzoli.
Avvertivo la fica pulsare e stillare umori sulla sua bocca assetata d’amore.
I suoi gemiti soffocati mi facevano eccitare ancora di più.
Iniziai a dimenarmi, gemere e ansimare, non resistevo più, inarcai la schiena, reclinando la testa indietro, mentre dei brividi mi percorrevano la spina dorsale.
Sentii l’orgasmo invadermi il corpo e devastarmi il cervello.
“Oddio, sto per venire! Si, vengo!”. Venni nella sua bocca. Letteralmente sentii come se le stessi pisciando in bocca i miei più intimi nettari godendo di questo.
Ma non sentii l’orgasmo terminare. Per un attimo fu come se qualcuno avesse spento la luce nel mio cervello. Persi i sensi e crollai distesa sopra Nadia, come tramortita. Ci misi alcuni secondi per capire dove mi trovavo.
Quando riaprii gli occhi mi ritrovai trovai il viso di Nadia vicino al mio. Mi disse che aveva il mio gusto in bocca e che voleva farmelo assaggiare.
Baciandomi mi fece assaporare me stessa. Fu stupendo.
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