Riflessi di unsogno
Il giorno dopo passai dal loro appartamento per restituire un libro che mi aveva prestato Giorgio. Alina era sola. Mi fece entrare. «Sei sempre così timido?» mi chiese sorridendo. «Dicono di sì», risposi, cercando di sembrare disinvolto. «E non hai una ragazza?» Scossi la testa. Lei rise piano, un suono breve e pieno. Si avvicinò, mi fece sedere sul divano. Si chinò un po’ verso di me, e la stoffa della camicia si aprì quel tanto che bastava perché io non sapessi più dove guardare. «Ti piacciono?» chiese, quasi divertita. Non trovai parole. Lei mi prese una mano e la tenne ferma sul bracciolo. «Allora dalle un bacino, se ti piacciono.» Il tempo smise di avere forma. Ricordo la morbidezza di quei seni, il profumo del suo collo, il calore delle sue dita, il tremore che mi attraversò il petto. Poi sentii scivolare una mano delicata sul mio membro, l’ attrazione che provavo per lei si trasformò in un desiderio insopprimibile. Ogni sua carezza era un'esplosione di sensazioni, un misto di dolore e piacere dolcezza e ardore che crescevano sempre di più. Le sue dita erano esperte e ci volle poco per far sì che un'onda di piacere mi travolgesse, portandomi a un orgasmo travolgente.
Poi un rumore, una presenza. Mi voltai. Giorgio era sulla soglia. Mi sollevai di scatto. Le guance mi bruciavano. Scappai via, inciampando quasi sulla soglia, con la sensazione di aver attraversato un sogno proibito. Mentre correvo giù per le scale, pensai che sembrava di vivere dentro un film o un romanzo di commedia sexy all’italiana — Malizia, Rimini Rimini — ma con una differenza: lì il protagonista usciva uomo, sicuro di sé, mentre io mi sentivo solo più confuso, pieno di dubbi e paure.
Il giorno dopo, quando partirono, Alina mi abbracciò. Mi diede un bacio leggero sulla guancia, troppo vicino alle labbra per essere solo affetto. Giorgio mi strinse la mano e, con un mezzo sorriso, disse soltanto: «Non aver paura di buttarti, ragazzo. Tanto… è morbido, hai sentito?» Rimasi lì, a guardarli andare via. Per anni non capii se quella fosse stata una lezione o una ferita. So solo che, da allora, l’estate non ebbe più lo stesso sapore.
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