tradimenti

Il vicino


di MarsyNfreddy
08.02.2024    |    6.828    |    13 9.7
"Ed è per questo che nelle mie fantasie, era spesso in ginocchio..."
Il flusso erotico non lo puoi annullare, non lo puoi fare sparire con un click.
Ed io sono una donna che sa' come e dove arrivare, irrefrenabile cacciatrice e dolce ninfa. Vado dritta al punto quando ogni parte di me mi supplica di ottenere quella cosa, quella situazione, quella persona.
E se non riesco, diventa un tarlo.

Ogni giorno mi sveglio in un comprensorio alberato che ospita tante famiglie e vivaci animaletti.
In fondo al viale, troverai la scala H e salendo di tre piani, il mio piccolo appartamento.
Alle 18, torna il mio ragazzo da lavoro ma fino a quel momento, i miei unici due amici sono il cane e il vibratore.
Questa è la superflua descrizione di una giornata di una giovane ragazza di 28 anni in Smart working e con quella che ad oggi posso definire una mia adorabile patologia.
Presunta ninfomane.
Non a caso ho scelto come "amico", il vibratore.
Se mi fossi dipinta con un pacchetto di camel in mano, avrei descritto quello di una fumatrice incallita e invece no, porto il peso della sessualizzazione di tutte le situazioni che vivo. Dalla più banale a quella più articolata.
Se non fosse per un minimo di decenza, lascerei al mio istinto il pieno controllo ma finirei ad ordinare cibo d'asporto, solo per provocare il povero rider.
Nelle mie fantasie sessuali, molteplici sono gli scenari di vita quotidiana, allegramente smantellati dalla mia perversione ed è per questo che in parte amo lavorare da casa.
Posso dedicare tutto il tempo che voglio, all'esplorazione accurata del mio sesso, infilando le mie manine dove in molti hanno immaginato di spingere il membro e più questa consapevolezza mi avvolge, più la mia carica erotica aumenta.
E credo che i miei vicini ne sappiano qualcosa.

Il vicinato è un discorso da tenere in considerazione in questo mio racconto.
Non mi sono, mai, troppo preoccupata di chi mi abitasse sopra, sotto e accanto. Non fino a quel giorno, quello in cui presi coscienza della fame che divorava la mia vagina e di come il dirimpettaio fosse il problema minore.
All'improvviso, l'appartamento alla mia sinistra, diventò l'Eden.

Mi chiusi la porta alle mie spalle, pronta all'ennesima passeggiata con il cane
"Buongiorno Signorina"
Sulla cinquantina, brizzolato, occhialetto e quel giusto quantitativo di pancia che spinge chiedersi cosa possa esserci lì sotto.
Statura possente e mani di uno che di lavoro ne sa qualcosa eppure quel modo di salutarmi non lo trovai così scontato.
Accennai un sorriso e con una mano lo invitai a prendere con me l'ascensore.
"Prego, vada Lei, io scendo a piedi"
Non capii, pensai fosse per il cane ma non poteva essere. Nel salutarmi aveva teso una mano verso di lui.
Scesi quei piani con un pensiero fisso. "Slav3"
Un pensiero incisivo che svanì con l'inizio della passeggiata e un caffè al bar.
E poi, del resto, sono fidanzata, perché stare a farsi troppe domande sul vicino?
La risposta arrivò secca 20 metri prima del portone, come una pioggia di ambrosia
"Oggi mi dò da fare per Lei"
Era sotto casa a smanettare con la macchina e mi lanciò quella frase probabilmente dopo essersi accorto del mio sguardo insistente.
"Deve essere davvero capricciosa, buona giornata"
Per lei? Lei chi? La macchina...
Che risposta stupida che diedi e pregai di trovare subito l'ascensore.
Rientrai di corsa in casa, dimenticandomi di togliere il guinzaglio al cane.
Dovevo assolutamente fare una cosa, la fretta e la voglia era tanta, così tanta che mi tolsi pantaloni e mutandine insieme, per tuffarmi in un mare di lenzuola e coccole alla mia figa grondante.
Ed ecco come è nato il mio piano e uno dei miei migliori orgasmi.

Da quel giorno non lo vidi più ma ogni mattina uscivo di casa vestita in modo provocante nella scalpitante attesa di incrociare ancora quell' uomo che secondo me, sotto sotto nascondeva un'attitudine che si sposava con la mia passione per il proibito.
Alla stessa ora, di ogni giorno, speravo di sentire la sua porta chiudersi. Il mio orecchio era metaforicamente attaccato alla porta e da lontano, lo spioncino mi sembrava un enorme galleria del piacere, molto lunga da percorrere.
Nella mia testa si alternavano botta e risposta e un immagine tutta mia del suo appartamento, dove indossavo meno vestiti e i miei movimenti apparivano più fluidi e volti al piacere.
E questa volta il mio palato sopraffino mi diceva che non avrei dovuto giocare il ruolo della cagnolina devota al suo papino ma quello della donna forte e dominante.
Ed è per questo che nelle mie fantasie, era spesso in ginocchio.
Non mi sono mai data per vinta ma le mie giornate continuarono fino al giorno fatale.

Erano le 8 ed io già ero pronta per affrontare la mattinata.
Pulita, nei miei leggings e nel mio top e con un paio di scarpe col tacco che mi erano arrivate la sera prima e che per capirne la comodità, avevo indossato in casa.
Ma c era anche un enorme cesta di panni che non vedeva l'ora di essere stesa.
Pazienza, del resto era anche una splendida giornata di sole, illuminata dalla mia perversione che si rifaceva viva e che stava parcheggiando proprio sotto casa.
Era giunto il momento.
Ero estremamente eccitata ma anche troppo agitata ma avevo passato troppo tempo a studiarmi quel piano, ad immaginarlo e ricamarci sopra con le mie dita bagnate di saliva e umori.
Non c'era tempo per riflettere ma solo per agire .
Presi le chiavi e una busta dell' immondizia palesemente vuota e con il cuore, esattamente all'altezza del punto G, attesi di vedere aprirsi le porte dell' ascensore, mentre le mie gambe tremavano per la carica.
"Oh ma salve Signorina"
Feci goffamente cadere le chiavi esattamente dove volevo, vicino ai suoi piedi e ripresi il pieno controllo della situazione quando lentamente mi chinai per afferrarle.
Seconda parte del piano.
Nel rialzarmi feci finta di inciampare in avanti e afferrai i suoi fianchi per tenermi.
Alzai lo sguardo verso di lui e da brava gattina, mi rialzai gattonando con le mani sul suo corpo.
"Buongiorno a te"

E presi l'ascensore.

L'uomo, dopo episodi di questo genere,ha 24h scandite da alcune fasi:
Eccitazione, rifiuto nelle prime ore.
Resa, sega e rifiuto nelle ore centrali.
Pensiero ossessivo con probabilità di mettersi in gioco che varia in base alle priorità.
Nell'80% dei casi, allo scadere delle 24h, troverà il modo per approcciare e lui aveva trovato terreno fertile.

Il giorno dopo non lo aspettai dietro la porta.
C'era già lui ad aspettare me.
Uscii per annaffiare la piantina fuori dall' appartamento e lui era lì, fermo, congelato.
Quasi ad attendere un segnale e quel segnale ero io.
"Le piacciono le piante? Ne ho alcune sul balcone, delle quali mi prendo cura"
Ecco il suo buongiorno e il modo per invitarmi a vederle.
"Fammele vedere"
Incisiva.
"S-si, prego entri"
Era proprio come me l'aspettavo.
Priva di odore, con le pareti gialline, di vecchia pittata e il suo vecchio mobilio.
Mi feci strada in quei metri quadri, scortata da quell' omone un po' imbarazzo.
Una giovane ragazza minuta, con i suoi vispi occhi verdi e i suoi lunghi capelli rossi, ti sta chiedendo di mostrarle le piante o forse vuole solo il frutto della passione.
E io sapevo che in quell' imbarazzo era più alta la percentuale di cose che avrebbe voluto provare nel mio di giardino.

"Cosa posso offrirle?"
Ancora che mi dava del lei ma ammetto che apprezzai quel modo di soppesare le parole.
Ma ora basta.
"Un uomo in ginocchio"
Eccola la selvaggia, imprudente e sfacciata.
Quella frase poteva essere ferro o essere piuma.
Mantenni lo sguardo sul suo sconcertato.
E si inginocchiò.
Dannazione, ancora una volta non mi sono sbagliata.
Ondeggiai verso di lui, quasi severa ma mantenendo quel brillare degli occhi che ha una ragazza giovane con un uomo adulto in mano. A molti piace.
La tua piccola vicina ora è nel tuo appartamento e tu sei in ginocchio mentre come una maga del travestimento, si sfila il top per lasciare spazio a un seno dolce e due capezzoli già duri.
Con una mano avvolgo il suo volto con il mio top, provandolo della vista.
"Toglimi la parte sotto"
Le sue mani tremanti si poggiano sul bordo del mio pantacollant che risaltava tutte le forme, lasciando spazio solo alla voglia di affondarci la testa.
"Non così veloce, fammi sentire quanto mi vuoi"
Le sue mani affondano nella stoffa e nella carne.
Mi toccano e afferrano senza sapere cosa ma ogni centimetro è bramato e indispensabile.
Mi stringe i glutei e tira giù e come nella prima volta in cui è entrato nella mia intimità, mi ritrovo senza nulla e bagnata.
Ma non deve saperlo anche se le sue mani hanno già cambiato modo di toccarmi e lo vedo che con la testa vorrebbe spingersi tra le coscie.
"Ora basta, smetti di toccarmi"
Gli lascio cadere dal volto il top, scoprendomi completamente nuda, fiera e tesa, come una molla che non vede l'ora di saltare.
Lo sento ansimare, chissà da quanto tempo aspettava una situazione così borderline. E io sorridevo maliziosa, contenta.
"Spogliati e fammi vedere quanto ti piace il vicinato"
Sganciò subito la cinta dei pantaloni, probabilmente fiero dell' erezione e infatti quello che si palesò, sotto la pancia, fu' proprio un bel membro largo e discretamente lungo che mi puntava come si punta un tartufo.
Questa volta ero io in ginocchio...
Continua 🍓
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